sabato 6 luglio 2013

IL COMPORTAMENTO UMANO SEGUE LE LEGGI DELLA FISICA QUANTISTICA?



LA  “RIDUZIONE” DELL’ ENTANGLEMENT  PSICHICO  NEL MOMENTO
 DELLA DECISIONE
Di Alberto Zei

SOMMARIO  -  L’analogia dell’entanglement  della fisica quantistica e il comportamento umano in quanto espressione comune delle medesime leggi fisiche dell’ universo.

La coerenza delle leggi dell’universo
 Con questo post si riprendono i concetti espressi in quello precedente che si addentrava con l’entanglement  quantistico negli spazi siderali; spazi  dove particelle,  generate  con caratteristiche comuni, assumevano  contemporaneamente le medesime qualità  quando una di queste a causa della  “osservazione”,  cambiava di stato (carica, spin, ecc).




 E’ vero che il libero arbitrio è la più grande espressione dell’ atto volitivo quando  ciascuno di noi è chiamato ad esprimere il libero pensiero su ciò che effettivamente  intende e vuole. Quale è però, il  grado di libertà che effettivamente ci appartiene? Ad libitum?  Potrebbe anche essere. Ma vediamo prima se vi sono delle leggi universali che in qualche modo  accomunano gli eventi.




  Prendendo in prestito, per meglio sintetizzare l’idea, termini informatici, come  il “software di base” riferendolo alla intrinseca natura umana e il “software operativo” che simbolicamente renderebbe efficace l’ espressione della volontà,  non si può fare a meno di pensare  che l’ umana natura  si è  sviluppata  nell’ ambito del medesimo  insieme,  che in senso estensivo si potrebbe dire,   nell’ ambito  delle stesse leggi dell’ universo.

 Questa è una proposizione alla quale varrebbe la pena tentare almeno,  qualche timido  approccio di risposta razionale. 

 Risaliamo dunque, a quegli  aspetti umani che in qualche modo rimarcano  situazioni di sovrapposizioni comportamentali in   analogia   con le leggi cosmiche che, come abbiamo  visto in precedenza con l’ entanglement,  regolano il modo di reagire della materia o dell’energia allorquando  viene  misurata o solo “osservata”.

 Quando una persona “parla”, “va” o  “fa”  non esprime  che il risultato del  senso compiuto del termine; esprime un fatto concluso, in accordo con uno dei principi fondamentali della logica:  “Ciò che è non può non essere”.

L’ entanglement psichico
 Come prima accennato, l’intento di comprendere  qualcosa in più  sul nostro stesso modo di essere  in condizioni comportamentali che  richiamano per analogia l’entanglement, dà anche un senso più pragmatico alle decisioni che siamo indotti ad assumere nel corso della vita quotidiana.

 Non sempre infatti, anzi molto raramente, le azioni sono determinate da un atto di volontà pura, priva di conflittualità.

 La sovrapposizione di stati emotivi presenti  in tali condizioni conflittuali – circa l’atteggiamento da assumere come risposta a situazioni usuali quanto ripetitive con le quali abbiamo che fare nell’intero corso della  vita – potrà,  ad esempio, essere: “aggressione” o “acquiescenza” o “fuga” o altro ancora.    

 Quando  ci rendiamo conto di  essere anche astrattamente  osservati (nel senso che l’ atto mentale in fieri, in qualche modo, è divenuto noto), la contraddizione del comportamento da assumere che alberga nella natura umana improvvisamente si delinea, proprio a causa dell’“osservazione”, costringendoci  a prendere una decisione.

Il limite della sovrapposizione
Si generano a questo punto circostanze di natura comune con un altro partner per le quali si formano situazioni emotive (nel senso più ampio del termine) la cui risposta consiste nella  scelta decisionale da adottare.

 Dopo l’iniziale ambiguità e sovrapposizione di intenti contrari  sul fare o non fare,  arriva il preciso momento  in cui si opta  per una linea comportamentale. Tra le contraddizioni  che si frappongono nei nostri pensieri, soprattutto quando si avverte la consapevolezza che le risposte emotive vengono osservate, è proprio  allora che, rompendo ogni indugio, arriva, per l’improvvisa necessità di assumere un atteggiamento,  una risposta  univoca.

 Si tratta di un comportamento  specularmente simmetrico a quello dell’antagonista, anche se  vengono più spesso sacrificati gli aspetti logici e  consequenziali per lasciare spazio a quelli  più convenienti. Questo non cambia, però, il concetto.

 Difficilmente la sovrapposizione  degli stati emotivi e razionali nell’  “entanglement” psichico può  far prevedere quale sarebbe la conclusione; ma una volta presa la decisione anche l’ altro,   l’antagonista, assume immediatamente il medesimo atteggiamento sia pure manifestandolo con caratteristiche specularmente opposte. E’un caso?

La “riduzione” nell’ entanglement psichico
Per quanto  riguarda il momento della “riduzione”, cioè dell’uscita  dallo stato di sovrapposizione  di volontà contrastanti, improvvisamente  si concretizza  un preciso indirizzo volitivo, in quanto l’intima verità viene, per così dire, allo scoperto, ossia viene resa percepibile – non importa da chi –  come nell’entanglement particellare. È  infatti, la consapevolezza di ognuno di essere osservato che determina la “riduzione”, con il relativo cambiamento  di stato.

 Si tratta anche qui di sovrapposizioni  di condizioni  emotive, dell’essere e del non essere che si districano dall’ entanglement  in cui erano imbrigliati.  Contemporaneamente anche   l’altro partner   assume  una condizione univoca e specularmente opposta.

Il corollario del teorema
 Continuando ad applicare questo concetto matematico, si può notare che, come nella reciprocità della condizione “entangled”, valga anche qui la stessa legge che si determina nel momento in cui si realizza il “controllo”. Si tratta  della necessità di assumere univocità di atteggiamento psichico e comportamentale, quando viene introdotto all’interno della coscienza un elemento conflittuale esterno  che corrisponde alla rivelazione di uno degli stati di coscienza  sovrapposti.

 L’applicazione di questo principio, anche se in modo non scientifico, viene adottato  dalla Pubblica sicurezza di quasi tutti i Paesi civili nei quali, per far confessare i colpevoli di delitti, è stata abolita la tortura. La forza coercitiva usata nei confronti degli indiziati di reato da parte della polizia,  consiste nel mettere il colpevole di fronte alla contraddizione della sua innocenza. La reazione coattiva  che si sprigiona dalla rivelazione (entanglement dall’ esterno) di uno degli  stati mentali di sovrapposizioni antagonistiche ne “riduce” la molteplicità, l’eventuale colpevole preferendo,  all’improvviso e insopportabile disagio psichico, la pace dell’univocità  emotiva  che non può prescindere dalla   confessione.


Spazio e  soluzione di continuità
 Si ricorda dal precedente post da cui questo  trae spunto,  che il cosiddetto “effetto di non località” dell’ entanglement quantistico  si realizzava   quando una delle  due entità particellari entangled fosse stata “esaminata” (con l’idonea strumentazione). L’altra assumeva  immediatamente in modo speculare la medesime caratteristiche  di carica o di spin anche se si fosse trovata   agli antipodi dell’ universo. Il parallelismo anche  nel comportamento  psichico  dei   rapporti interpersonali  è  di meno immediata interpretazione, ma non per questo non si verifica. Tutto avviene, infatti,  come se si instaurasse tra le due entità emotive, un collegamento diretto senza  soluzione di continuità,  malgrado la  distanza interposta. 

 Viene tuttavia a supporto  la gestalt o “psicologia della forma”  a chiarire come la percezione  dell’evento possa essere avvertita a livello  di coscienza, a prescindere da una separazione  spazio-temporale. Infatti, anche un evento  che si verifica a ragguardevole  distanza, può essere  percepito  telepaticamene dalla mente del partner nello stesso modo di  un’informazione a tempo reale.


Radin  Dean, Menti interconnesse, Mediterranee, Roma, 2013, pp.275


  Si tratta quasi sempre  di una  rivelazione emotiva piuttosto che  razionale. In genere si avverte  soltanto la sensazione di ciò che avviene attraverso la percezione  nel momento in cui si crea  un collegamento di  pensiero. In questo senso si esprime anche  G. Jung  nelle considerazioni sulla sincronicità. Un altro piccolo esempio eloquente  nella quotidianità  di ognuno,  lo si ha quando ci si accinge a telefonare a qualcuno e ci vediamo precedere  dalla stessa persona o viceversa!


Massimo Teodorani, Sincronicità, Macro Edizioni, 3.a rist., 2011,pp.160



Al di là dello spazio-tempo
 Sarebbe interessante penetrare ulteriormente il comportamento umano, in un confronto comparato tra psicologia, antropologia e fisica quantistica. E’ infatti  più che plausibile ritenere che  leggi del cosmo che dominano la materia, non soltanto non siano avulse dall’apparente libertà dei comportamenti umani,  ma che siano le medesime che governano le energie psichiche dell’Uomo,  posto  al  centro  sapienziale di tutto  l’Universo, dove aleggia lo spirito della grande creazione.

              

           -----------------------------------------


 Come Rodin Dean, Massimo Teodorani e tanti altri, l’autore del post ritiene che una medesima legge valga per la materia di cui è fatto l’universo e per il comportamento umano. Tesi di tutto rispetto. Io non nascondo, tuttavia, di avere qualche perplessità in proposito. Perché – anche se in qualche caso l’esperienza crede di poter accertare l’analogia tra fenomeni fisico-cosmici e comportamenti psichici di individui umani di un piccolo pianeta di una sola galassia, tra cento miliardi di galassie – questa weltanshaaung mi sembra più che altro espressione dell’esigenza della mente umana di ridurre tutto ad unità, secondo una visione meccanicistica e deterministica della natura umana o, paradossalmente, in virtù di una concezione misteriosofica e religiosa che, dimenticando la lezione di Giordano Bruno degli “infiniti mondi in infiniti spazi”, fa dell’Uomo e della Terra il centro dell’Universo, salvo poi a considerare l’individuo umano alla stregua di un automa. Ciò che lo scientismo metafisico e/o teologico non riesce a comprendere è che il senso dell’esistenza umana, posto che questa abbia un senso, sta proprio nel risveglio della coscienza e nell’acquisizione della libertà di contro alla “necessità” della natura.

sergio magaldi 

Nessun commento:

Posta un commento