domenica 8 dicembre 2019

UNA JUVE SBAGLIATA




 Crolla la Juve di Sarri sotto i fari dello stadio olimpico di Roma. Una Lazio arrembante, forte anche di decisioni arbitrali perlomeno discutibili, prima rimonta lo svantaggio poi segna tre goal e sbaglia un rigore. La sconfitta dei bianconeri era nell’aria, dopo le striminzite e talora fortunose vittorie dell’ultimo momento anche con squadre modeste che l’hanno tenuta a lungo sulla vetta della classifica del campionato. L’ultimo avvertimento è stato il pareggio casalingo con il Sassuolo della settimana scorsa.

 

La verità è che la Juventus non è così forte come si vuole far credere e la “famosa” ricchezza della rosa è un’altra favola. Sbagliati completamente gli ultimi due mercati. Quello dell’anno passato, quando arriva Ronaldo al suono di trombe e centinaia di milioni, ma viene cacciato Higuain che con l’asso portoghese avrebbe ricomposto il tandem vincente del Real Madrid. Quello di quest’anno, che ha visto il ritorno di Higuain – peraltro osteggiato sino all’ultimo, con l’umiliazione del giocatore, privato del numero 9 sulla maglia – ma anche la messa in vendita praticamente di gran parte dei suoi campioni, fortunatamente respinta dagli interessanti e dal mercato stesso. Se ne vanno però Spinazzola, un’alternativa ad Alex Sandro, Cancelo è scambiato con il modesto Danilo, Moise Kean, più che una giovane promessa, è venduto all’Everton senza neppure la clausola della ricompra, Mario Mandžukić è inspiegabilmente accantonato. Per contro ci si bea dei “grandi” centrocampisti, presi a parametro zero ma che non giocano o sono una delusione. E Sarri ci mette del suo: indebolisce la tradizionale organizzazione della difesa juventina nonostante l’arrivo di Matthijs de Ligt – il giovane centrale difensivo della nazionale olandese che con L’Aiax fu determinante nell’uscita della Juve dalla Champions dello scorso anno – e che se anche può giustamente appellarsi all’infortunio che tiene fuori Chiellini, si ostina a far giocare terzino Cuadrado. Il quale se la cava abbastanza bene (com’è possibile che rimanga, come è accaduto ieri notte, ultimo uomo del contropiede avversario?), ma è costretto ad un lavoro massacrante che gli fa perdere di lucidità e toglie alla squadra la possibilità che questo straordinario e sottovalutato esterno alto, nel contrattacco e nei cross sia determinante, come per il passato, per le punte juventine (il Callejón del Napoli di Sarri).

 

Sarri non ha modificato in meglio il gioco della Juve, brutta ma vincente con Allegri, ha però il merito di aver spostato in avanti di una decina di metri il baricentro della squadra e di aver riportato in attacco e rivalutato Dybala, costretto da Allegri per anni a fare il centrocampista, ma i difensori continuano con i troppi passaggi orizzontali, gli attaccanti segnano poco e tirano ancor meno nella porta avversaria, Ronaldo non è già più quello dello scorso anno, Douglas Costa è un fantasma bellissimo e, ciliegina sulla torta, Sarri ha creato Bernardeschi – sempre fischiato a Torino – trequartista del nulla. Probabilmente quest’anno la Juve non vincerà né scudetto né Champions e forse neppure altro, speriamo almeno che i mesi che restano sino al termine della stagione calcistica servano a Sarri per rivedere alcune idee e ai dirigenti per non sbagliare ancora il mercato. Amen

 

sergio magaldi

mercoledì 27 novembre 2019

Sergio Magaldi presenta il suo ultimo libro: La regione sconosciuta

martedì 26 novembre 2019

25 NOVEMBRE GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE




ESSERE DONNA E' TERRIBILMENTE DIFFICILE, PERCHE' CONSISTE SOPRATTUTTO NELL'AVERE A CHE FARE CON GLI UOMINI  (Joseph Conrad, Fortuna)



lunedì 25 novembre 2019

ROMA CAPITALE E IL II MUNICIPIO CHIUDONO IL PARCO NEMORENSE DI ROMA




 Quindici giorni fa i frequentatori del Parco Nemorense del quartiere Trieste di Roma hanno trovato i cancelli chiusi. Solo all’entrata principale (ce ne sono diverse) era appeso un cartello con la scritta “LAVORI IN CORSO”. Restavano aperti l’angolo riservato ai cani e la piccola area delle giostre a pagamento per i bambini. L’anello più esterno, sul quale la gente fa ginnastica, correndo o camminando speditamente, era invece chiuso così come il bar e tutto il resto del parco.


Il Parco Virgiliano, oggi conosciuto come Parco Nemorense, fu realizzato nel 1930 dall’architetto Raffaele De Vico e dedicato al grande poeta latino Virgilio – la guida di Dante nell’Inferno e nel Purgatorio – in occasione del bimillenario della sua nascita.

Solo una settimana dopo la chiusura, senza che si scorgesse ancora traccia di lavori all’interno del parco, veniva affisso all’entrata un cartello gigante in cui si portava a conoscenza dei cittadini che Roma Capitale e il II Municipio, nell’ambito di un progetto di riqualifica del verde a Roma, disponevano la chiusura del parco per 180 giorni, a datare dal giorno 11 novembre, per non meglio precisati lavori di restauro. Veniva invece riportato l’elenco dei nomi dei dirigenti (oltre 15) responsabili-osservatori del progetto, nonché il costo dell’opera, la ditta appaltatrice etc…

In rete, tuttavia, si apprende che i suddetti lavori consistono: 1) nel taglio degli alberi 2) nell’apposizione di nuovi cestini per i rifiuti 3) nella cura delle aiuole 4) nella riparazione del sistema idraulico del laghetto 5) nella sistemazione delle panchine e poco altro.

La pur lodevole iniziativa lascia comunque perplessi i cittadini per una serie di motivi. Il primo dei quali è che in luogo di stanziare fondi per la riparazione delle malridotte strade del quartiere, per rimuovere i grandi rami degli alberi, tagliati o schiantati a terra ormai da diversi mesi e lasciati marcire sui marciapiedi, bonificare i cassonetti stracolmi di immondizia maleodorante che si rovescia sulla strada e installarne di nuovi, si sia preferito intervenire per “restaurare” un’area che versa in condizioni relativamente migliori rispetto allo stato generale dell’intero quartiere. Il secondo motivo è che il periodo di sei mesi di chiusura del parco non è giustificato dalla mole delle opere annunciate, anche considerando che le panchine sono state già tutte restaurate ad opera d’arte dall’associazione privata per la cura e la manutenzione del parco che ha provveduto di recente alla sostituzione di tutto il legno marcio. Il terzo motivo è che i 180 giorni sono sicuramente da intendersi come lavorativi, escludendo quindi le festività e i giorni in cui sarà impossibile lavorare per il maltempo. E considerando che dopo 15 giorni di inutile chiusura i lavori non sono ancora iniziati, si può ragionevolmente prevedere che il Parco Nemorense non sarà riaperto tra 165 giorni, come pure annunciato, calcolando i 180 giorni dalla data di chiusura (11 novembre). Il quarto motivo è che nel progetto non si dica nulla sull’area del parco prospiciente la via Martignano dove vengono custoditi i camion della nettezza urbana che rendono impossibile in qualsiasi periodo dell’anno sostare in quella parte sovrastante del parco per la presenza di mosche e zanzare.

Alla luce di quanto sopra, si rivolge un appello alle forze politiche che governano Roma Capitale e il II Municipio (rispettivamente Cinquestelle e PD) per accelerare i progettati lavori di restauro e – mediante apposita recinzione – consentire a chi viene a correre nel parco di usufruire almeno dell’anello più esterno.

sergio magaldi

domenica 17 novembre 2019

LE PADRONE DI CASA





 Ciò che colpisce di questo romanzo non è tanto la storia in sé, la trama di cui è intessuto per farne – come si annuncia di solito prima della narrazione –un’opera di fantasia, dove nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono il prodotto dell’immaginazione dell’autore. La sorpresa non è tanto la criminalità organizzata raccontata al femminile, quanto il modo di raccontarla. Storie di donne, sorelle così diverse ma accomunate da un solo giuramento che quasi non le distingui più le une dalle altre, in un turbinio di parole dove hai come l’impressione che il verbo s’è fatto carne di una città intera.

 Sin dalle prime pagine mi è venuto in mente La Pelle di Curzio Malaparte, cui ho subito affiancato il ricordo di Napoli milionaria che il grande Eduardo scrive nel ’45, quando l’Italia del nord è ancora nelle mani dei tedeschi e nei vicoli napoletani tutti si arrangiano per sopravvivere.

Annota Grazia Fresu in un articolo di tre anni fa:
«Quella stessa città durante la lotta contro il Nazifascismo si era trovata compatta e eroica di fronte  al nemico, quel nemico da cui  si era  liberata, prima dell’arrivo degli Alleati, con una ribellione strenua e coraggiosa in cui persino i bambini avevano fatto la loro parte. Ma ora al contatto col liberatore si degrada, per salvare a tutti i costi, non più dalla morte ma dalla miseria, quella pelle di cui si parla nel titolo del romanzo […] Tutto è feroce scambio in questa Napoli stordita dal bisogno, dove l’unica legge è quella della sopravvivenza e dove per salvare la pelle bisogna modellarsi sull’immagine del liberatore, ma solo per recita, per il gioco crudele che la Storia ha imposto a vincitori e vinti» [CinquecolonneMagazine, “La Napoli di Curzio Malaparte”, Grazia Fresu, docente di letteratura italiana nell'Università Nazionale di Cuyo a Mendoza (Argentina) 08/11/2016].

 Il romanzo di Maria Pia Selvaggio si scompone e si ricompone di due parti: l’una scritta in corsivo, cronaca ma anche confessione, sfogo e pensieri riposti di protagonisti, l’altra che più che di letteratura sa di pittura alla maniera di Bosch, dei suoi epigoni ed eredi, come Pieter van der Heyden e le riproduzioni del grande maestro, come Bruegel il vecchio, con “I pesci grossi che mangiano i pesci piccoli”, o come Füssli con il suo “Incubo”.

«Altro che fantasie, altro che incubi […] la realtà nuda e cruda che gli stava davanti […] Io dissi: “Capisco […] Tornerà sempre a suo merito, di Bosch, l’aver dato una forma completa a quei fantasmi… Però lei non mi dirà che quegli esseri orrendi, rettili antropomorfi, osceni meccanismi, utensili trasformati in membra, gnomi e insetti abominevoli, lui li vedesse veramente […] “Non li vedeva?” fece lui arrogante: “Non giravano per le nostre strade? Oh, non mi faccia parlare!” […] Confessò che pure lui, non tutti i giorni ma abbastanza spesso, ‘vedeva’ il mondo come Bosch: quel pomeriggio, per esempio. Parecchie di quelle amorevoli mammine venute con la carrozzella del neonato non erano – mi garantì – che laidi uccelli dal becco adunco, lucertoloni neri gonfi d’odio, avidi cercopitechi sdentati, vesciche infami con gambe di ragno. Tra i bambini stessi aveva visto qualche ributtante esemplare di ornitorinco e di gnomo, armato di uncini sanguinolenti» [L’opera completa di Bosch, presentazione di Dino Buzzati, Rizzoli, 1966, pp.6-7].




                 




 Né mancano nelle pagine del romanzo lampi di poesia, lumi che di tanto in tanto si accendono nella notte delle anime e dei corpi. Siamo sullo scorcio del XX Secolo e le donne di Maria Pia Selvaggio, eroine al negativo di un mondo “altro”, raccontano la propria storia dove tutto è scandito dalla ricerca del potere, del denaro e del piacere, senza i veli,  gli infingimenti e le ipocrisie degli altri, di tutti quelli che hanno gli stessi desideri ma hanno imparato a nasconderli perché hanno perso la forza e la capacità di realizzarli. Un mondo dove il contratto sociale è stracciato perché ha fallito miseramente e la gente comune è impotente a pretenderne un altro. Così, patto e regole devono essere riscritti ma in un codice diverso.

 Maria, la prima a parlare, si annuncia con un’innocenza che non le appartiene ma che sa ancora riconoscere, perché anche se il suo universo è altrove, è pur vero che tutti i mondi alla fine sono contigui:

«Napoli non sa nulla di me e forse se ne infischia. Se sapesse avrebbe paura! La città è splendida e fiorita e si diverte. Sulle spiagge di Santa Lucia, Chiaia e Mergellina gruppi di scugnizzi e ragazzine s’arrostiscono beati, avvolti dagli odori di salsedine e cipolla provenienti dai banchetti ambulanti. Ostricari veloci spaccano conchiglie con i coltellacci ricurvi e strizzano gocce di limone su cozze, fasolari e cannolicchi, che arrivano fino ai miei occhi, pungendomi. Seduta ai tavolini dei bar, molta gente: leccano gelati monumentali e sughi alla panna. Sugo di pesca, menta,ciliegio e caffè mischiato all’anice: un sogno! Dietro Castel dell’Ovo i primi sbuffi di un grecale gentile. I gabbiani impennano nel cielo azzurro, girano in cerchio, sorvolano la rotonda. È come se, camminando, perdessi la strada, mi confondessi. Forse avrei voluto vivere qui, e non nel lusso statico e preciso, nella continua voglia di essere “meglio” degli altri» [p.34]

 D’altra parte, come dirà Maria Luisa, tra le donne della nuova generazione, quei mondi che sembrano così distanti tra di loro si avvicinano sempre più che quasi ormai si confondono:

 «Si sono spente delle lampade della violenza suggestiva, ma altre si sono accese, e nessuno se ne è reso conto. Il problema: le mafie? No, non più, o almeno non solo. Potenti gruppi economico-finanziari e aggregati politico-amministrativi, con a capo “donne di potere”, hanno affinato la competenza tecnica, trasformando i problemi in emergenze e le emergenze in affari» [p.97]

 L’autrice mostra una rara abilità nel far parlare tutte le “sue” donne, come immedesimata in loro, come se indossasse la loro pelle, quasi realizzando l’ideale conoscitivo dei filosofi antichi: la perfetta identità tra soggetto e oggetto. E la cosa riesce perché avviene senza la prospettiva di un distacco, di un giudizio morale persino superfluo, perché non avrebbe altro esito che allentare la presa di una narrazione che ti prende alla gola e s’insinua nei meandri del corpo e ti immalinconisce l’anima. Salvo che in Elisa, la donna che parla per ultima.


sergio magaldi

venerdì 15 novembre 2019

DIALOGO su LA REGIONE SCONOSCIUTA e... dintorni







Francesca Rita Rombolà di PoesiaeLetteratura.it mi ha rivolto alcune domande, a cominciare dal romanzo La Regione Sconosciuta – il sequel de L’Amore Consapevole in libreria da pochi giorni – per continuare sugli altri miei romanzi, sul rapporto tra poesia e filosofia, sul senso del divino, sulla gnosi e sul destino dell’uomo come animale politico.
D – Professor Magaldi, iniziamo questo dialogo col parlare del suo ultimo libro “La Regione Sconosciuta”.
R – “La Regione Sconosciuta”, in libreria da pochi giorni, presuppone la lettura de “L’Amore Consapevole” di cui appunto costituisce il sequel. Naturalmente può essere letto in modo del tutto autonomo, anche perché nel nuovo romanzo non mancano i riferimenti al precedente che è di un anno fa. Nel corso di una presentazione del libro appena uscito si è posto l’accento sulla diversità di ritmo dei due romanzi che non dipende soltanto dalla mole del primo(472 pagine) rispetto al secondo(264), ma dal differente approccio: più emozionale e articolato nella sua struttura “L’Amore Consapevole”, più razionale e stringato nel suo ritmo incalzante “La Regione Sconosciuta”. Il protagonista in entrambi i romanzi è lo stesso, ma qui egli abbandona i luoghi consueti e le alterne vicende di un’esistenza in cui ha creduto, forse ingenuamente, che l’amore, tanto quello vissuto personalmente, quanto quello inteso come eros universale, avesse il potere di rivoluzionare le coscienze persino più di una rivoluzione politica. Ora, invece, è misteriosamente invitato a compiere un viaggio in una dimensione sconosciuta dove non esiste il tempo o, per meglio dire, dove il divenire si manifesta nello spazio. Scoprirà ben presto che la sorte degli esseri umani dipende proprio da questo mondo sconosciuto in cui sta viaggiando, da coloro che lo abitano e che non sono migliori né peggiori degli uomini e delle donne della dimensione da cui proviene, ma che di loro hanno infinitamente più potere. Grazie alla guida che indirizza i suoi passi in questo mondo “altro”, il protagonista si rende finalmente conto che l’eros universale da solo è insufficiente a trasformare l’umanità e che c’è invece bisogno di una nuova presa di coscienza: la consapevolezza che la libertà e la pace del mondo da cui proviene è continuamente minacciata proprio dall’ignorare che esiste una regione sconosciuta. Solo nel finale si riaccende la speranza per un’autentica liberazione del genere umano, ma su questo non voglio aggiungere nulla per lasciare, a chi vorrà leggere il libro, il piacere della scoperta.
D – Gli altri tre romanzi che ha pubblicato hanno dei titoli, a mio parere, davvero particolari e intriganti. Ne vuole parlare un po’?
R – Sì, il primo, “TIPHERETH sentieri d’armonia”, ha effettivamente un titolo particolare e di nicchia. Qui l’io narrante è un giornalista che racconta il viaggio iniziatico di Michele, psicanalista di professione e intellettuale onnivoro, lungo nove sentieri dell’Albero della Vita o Albero delle Sephiroth, a cominciare dal più basso fino a raggiungere Tiphereth che è il centro e il cuore dell’Albero. In realtà, su ciascuno dei sentieri percorsi, Michele trova tracce del proprio passato e crede di ricevere, per così dire, le chiavi per comprenderlo. Infine, una volta in Tiphereth, per eccellenza luogo di armonia, Michele si domanda se quella ottenuta sia una condizione di stabilità o se la stessa convinzione di essere sulla giusta via non diventi superbia… In apertura del libro, tra gli altri ringraziamenti, c’è in particolare quello rivolto ad Alberto Bevilacqua che aveva letto il libro e ne era rimasto colpito favorevolmente, ma che mi aveva consigliato di rimuovere dalla stesura tutta la parte cosiddetta teorica (la Qabbalah), lasciando solo “la polpa romanzesca”. Io non gli ho dato retta e, in seguito, me ne sono pentito. Di tutt’altro genere il secondo libro, “La tinozza di rame”, anche perché nasce dall’esigenza reale di scrivere la sceneggiatura per un film sulle figure di papa Innocenzo X e di sua cognata Olimpia Maidalchini Pamphili. In realtà si tratta di un romanzo storico solo in apparenza perché è incentrato sulla vita di un frate agostiniano che si trova al centro degli eventi narrati e che, condannato ingiustamente, riuscirà infine a ribaltare il proprio infelice destino. Il terzo libro, pubblicato un anno fa, è “L’Amore Consapevole” cui accennavo sopra […]


D - La sua formazione filosofica è stata molto importante nella sua vita, vero?


R - Non c’è dubbio e questo già a cominciare dal liceo classico, dove potevo ingenuamente vantarmi di riportare in pagella un 10 in Filosofia. La scintilla della mia passione per gli studi filosofici si è accesa con i gli antichi pensatori greci e con la conoscenza di Kant, di Hegel e di Marx. Non meno importanti nella mia formazione sono stati KierkegaardNietzsche, Husserl, Heidegger e soprattutto Jean Paul Sartre. Devo molto anche a Franco Lombardi che per breve tratto ho seguito nella cattedra di Filosofia Morale dell’Università di Roma presso cui sono stato ricercatore retribuito. Il suo concetto di “libertà pesante” che coniuga la libertà dell’uomo con i condizionamenti della storia, della natura e della società mi ha sempre affascinato. Peccato solo che oggi non se ne parli più [...]

Vedi il testo integrale dell’intervista cliccando su 
www.poesiaeletteratura.it 


LA REGIONE SCONOSCIUTA

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mercoledì 6 novembre 2019

Presentazione de LA REGIONE SCONOSCIUTA





VENERDI’ 8 NOVEMBRE p.v.  ORE 17  PRESENTAZIONE de LA REGIONE SCONOSCIUTA

presso il TEATRO LO SPAZIO di via LOCRI 42-44 (San Giovanni) a Roma.











  La narrazione si profila come la continuazione ideale di L’Amore Consapevole – il romanzo pubblicato un anno fa e definito “avvincente come un thriller e sfumato nelle tinte rosa”,– anche perché, oltre al direttore editoriale, ritroviamo qui, sia pure in una prospettiva diversa, alcuni dei personaggi che già conoscevamo, a cominciare proprio dalla ragazza della libreria.




 Nel nuovo romanzo, reintegrato nel suo ufficio, il direttore editoriale della Chiaroscuro decide di accettare il misterioso invito a recarsi nella cosiddetta Regione Sconosciuta, dove a fargli da guida sarà una bellissima creatura dai poteri indecifrabili. Forse non può rifiutare l’invito, forse è spinto a compiere il viaggio per lasciarsi alle spalle la delusione del suo amore per Virginia, la ragazzina conosciuta tanti anni prima in libreria, persa, ritrovata, e nuovamente persa.
Questa volta, però, il protagonista non dovrà combattere contro se stesso o contro invisibili poteri occulti, peraltro facilmente identificabili nella realtà quotidiana, ma vivrà un’esperienza del tutto fuori dell’ordinario e la sua nuova consapevolezza sarà nello scoprire che nulla avviene a caso nell’universo dal quale proviene e che la libertà degli esseri umani è continuamente minacciata proprio dall’ignorare che esiste una Regione Sconosciuta.

martedì 29 ottobre 2019

SALVINI O DELLA DEMONIZZAZIONE VINCENTE




 La Lega e i suoi alleati conquistano l’Umbria con oltre 20 punti percentuali in più rispetto alla coalizione PD-LEU-M5S. Il dato, dal punto di vista numerico, si spiega con il crollo dei pentastellati che dimezzano il già modesto risultato delle ultime elezioni europee nella regione (dal 14% a poco più del 7%). Sotto il profilo politico si spiega invece con diversi fattori [gli scandali recenti del PD umbro, il successo che la Lega aveva già riportato in diverse città della regione, l’ostilità di una parte dell’elettorato grillino all’alleanza con i Dem etc…], non ultimo quello della quotidiana demonizzazione di Matteo Salvini, che imperversa sui media ormai dalle elezioni politiche di marzo 2018 e che è diventato un vero e proprio spot elettorale in suo favore. Demonizzazione che si è venuta arricchendo di valutazioni ossessive e sarcastiche circa il comportamento ingenuo del capo della Lega che in un giorno di agosto – si è detto – sotto l’effetto di un mojito di troppo, ha tolto la fiducia al governo nazionale per poi pentirsi qualche giorno dopo e offrire la presidenza del Consiglio dei ministri a Di Maio.

Sulla sfiducia di Salvini al governo gialloverde ho già avuto modo in un precedente post (vedi, nel blog,  Matteo Salvini tra Lega e Lega Nord, cliccando sul titolo per leggere) di chiarire il mio punto di vista, aggiungo ora che quello che si è attribuito alla debolezza e al pentimento del leader leghista altro non era che l’estremo tentativo di convincere Di Maio a sottrarsi all’egemonia di Conte e a continuare con il programma riformista sancito in un contratto al momento di formare il governo.

Senonché, nell’illusione di riguadagnare il consenso perduto tra le politiche di marzo 2018 e le europee di maggio 2019 – la cui responsabilità è stata attribuita allo strapotere di Salvini e mai ad una riflessione sulla propria inconcludenza, di cui la vergogna di Roma è purtroppo l’emblema – il Movimento Cinquestelle è caduto nella trappola dell’altro Matteo (Renzi) e con la benedizione del suo capo storico e della cosiddetta sinistra del Movimento si è infilato giulivo in un governo di coalizione con il PD e LEU. Senza radici storiche, autodefinendosi né di destra né di sinistra, movimento di opinione che aveva sfondato nell’elettorato con la promessa di cambiare tutto, i pentastellati si sono di fatto rassegnati a fare la ruota di scorta del PD, cioè di una sinistra scialba e incolore che ha perso a sua volta e da tempo la propria ragion d’essere.

D’altra parte, l’ipotesi che il ritrovato centrodestra, passando di vittoria in vittoria nelle elezioni regionali, giunga infine ad impossessarsi democraticamente del governo nazionale non può non essere riguardato con qualche inquietudine. Dalle élite sarebbe infatti considerato un governo di estrema destra con tutte le prevedibili ritorsioni sul piano interno, europeo e internazionale. Ancorché la Lega storicamente non sia mai stato un partito di estrema destra. Prima di tutto perché la sua origine, che data ormai da quarant’anni, nasce prevalentemente da militanti e/o simpatizzanti del vecchio PC ed è solo al contatto con la Liga Veneta che si viene radicalizzando su posizioni secessionistiche e talora destrorze che tuttavia nulla hanno a che fare con l’estrema destra nostalgica, tant’è che Berlusconi farà alleanze separate: al nord con la Lega e al sud con il Movimento Sociale, per l’incompatibilità dichiarata tra i suoi alleati.  Poi perché, se è vero che la Lega di Bossi ha fatto parte dei governi Berlusconi, occorre ricordare che in più di una occasione è stata alleata della sinistra:

«Correva l’anno 1995. Dopo essersi alleata con Berlusconi ed un Fini appena “depurato” grazie all’acqua di Fiuggi (ma con la fiamma ancora nel logo ed i missini hardcore nel partito), la Lega mandò a casa il primo governo di destra della Seconda Repubblica. Tanto bastò a tutto l’allora campo progressista a considerala un referente affidabile ed a compiere forti aperture sul suo tema più gettonato: il federalismo. D’Alema si spinse oltre. Intervistato da Il Manifesto, il 30 novembre 1995 disse: «La Lega c’entra moltissimo con la sinistra, non è una bestemmia. Tra la Lega e la sinistra c’è forte contiguità sociale. Il maggior partito operaio del Nord è la Lega, piaccia o non piaccia. È una nostra costola, è stato il sintomo più evidente e robusto della crisi del nostro sistema politico e si esprime attraverso un anti-statalismo democratico e anche antifascista che non ha nulla a vedere con un blocco organico di destra».
La Lega, quindi, “costola della sinistra” e “partito operaio”.
Il Pds (che poi divenne Ds e quindi Pd) non fu l’unico a subire il fascino del “celodurismo” bossiano. Rifondazione Comunista non si fece troppi problemi ad individuare nel Carroccio un compagno di viaggio. A quel tempo dentro il Prc ci stavano tutti, ma proprio tutti: Bertinotti, Cossutta, Vendola, Diliberto, Ferrero, Grassi, Rizzo, Acerbo, Turigliatto e Ferrando.
E non si registrarono un grande dibattito ed aspre opposizioni quando si trattò di correre assieme alla Lega alle elezioni regionali ed amministrative. Tali alleanze “contro natura” si materializzarono in importanti regioni del Centro e del Sud. Nel Lazio, dove la Lega non aveva il potenziale elettorale odierno ed ottenne un misero 0,48% (Rifondazione conseguì il 9,22%), comunque determinante per far vincere il presidente indicato dal centrosinistra, Piero Badaloni. Pds, Prc e Lega corsero insieme perfino in Puglia, quella che sarebbe diventata la roccaforte di Nichi Vendola. Comunisti e leghisti diedero vita a delle giunte rossoverdi in diversi comuni del Nord, pure di una certa entità, anche negli anni successivi, quando il dialogo nazionale tra Bossi e la dirigenza del centrosinistra si interruppe» [Omar Minniti, https://www.lantidiplomatico.it/].

Il governo Cinquestelle-Lega aveva in programma diverse riforme e soprattutto nasceva da una giusta intuizione: rompere con le tradizionali e fallimentari politiche del centrodestra e del centrosinistra, bilanciando istanze tradizionali della sinistra (reddito di cittadinanza, salario minimo, lotta all’evasione fiscale, giustizia sociale) con quelle considerate auspicabili da un elettorato di centrodestra e non solo (riduzione delle tasse, quota 100, politiche per contenere l’immigrazione e per rilanciare gli investimenti produttivi). L’esito elettorale delle europee ha spaventato i Cinquestelle che si sono precipitati a fare marcia indietro, bloccando ogni iniziativa riformistica e costringendo la Lega di Salvini a trarne tutte le conseguenze. Con il risultato di spaccare il Paese in due:  da una parte una sinistra nominalistica e impotente formata di tante correnti (compresi i Cinquestelle), dall’altra un centrodestra condizionato fortemente dagli eredi del Movimento Sociale che diventerebbero l’ago della bilancia di un governo nazionale a conduzione leghista. Il governo gialloverde, se avesse continuato a funzionare dopo l’approvazione delle prime riforme, avrebbe impedito una polarizzazione che non porterà bene al Paese comunque vada a finire, sia che a prevalere sia il centrodestra, sia che l’armata Brancaleone delle cosiddette sinistre in un modo o nell’altro riesca a conservare il potere.


sergio magaldi

martedì 22 ottobre 2019

MUSSOLINI e LA REGIONE SCONOSCIUTA




 Il frammento che segue  è tratto da una pagina [p.114] del capitolo A colloquio con il Duce contenuto nel romanzo La Regione Sconosciuta, sequel de L’Amore Consapevole, uscito di recente in libreria:

 […]«Hai sempre saputo cosa ti riservasse il destino?», chiesi a Mussolini
«Ne ebbi il presentimento quando fui arrestato, il sospetto nei giorni di Salò – quando in balia dei tedeschi già mi sentivo cadavere –, la certezza nel sapere che la guerra era perduta irrimediabilmente»
«Mi hai detto di esserti inteso con la voce di Margherita Sarfatti, con chi altri l’hai fatto? Con Hitler hai mai parlato?»
«Un po’ alla volta mi sono incontrato con molti di quelli che conoscevo, con Hitler subito, poi non ho più voluto saperne. Da vivo non mi era mai piaciuto e meno ancora mi piaceva ora quello che ne era rimasto. Comunque sia, non avrei più potuto, perché mi dissero che se n’era andato»
«Che vi siede detti?»
«Che potevamo, ormai, disincarnati come eravamo?! La prima cosa che ci siamo detti è che di noi restavano solo voci perdute nel buio. Poi ognuno ha chiesto all’altro se sapeva dove ci trovassimo: ‘È questo l’inferno?’, ci domandammo»[…]


Cos’è la Regione Sconosciuta? Un luogo dove ci si imbatte negli spiriti disincarnati e magari si può avere uno scambio di idee con Benito Mussolini? Oppure è il luogo della memoria e del rimpianto, dove il tempo cancella ogni distinzione tra passato e futuro, per l’affermazione di un eterno presente? O, ancora, è un mondo parallelo al nostro di cui nulla si conosce?

La narrazione si profila come la continuazione ideale di L’Amore Consapevole – il precedente romanzo dell’autore – anche perché, oltre al direttore editoriale, ritroviamo qui, sia pure in una prospettiva diversa, alcuni dei personaggi che già conoscevamo, a cominciare da Virginia, la ragazza della libreria. Questa volta, però, il protagonista non dovrà combattere contro se stesso o contro invisibili poteri occulti, peraltro facilmente identificabili nella realtà quotidiana, ma vivrà un’esperienza del tutto fuori dell’ordinario e la sua nuova consapevolezza sarà nello scoprire che nulla avviene a caso nell’universo dal quale proviene e che la libertà degli esseri umani è continuamente minacciata proprio dall’ignorare che esiste una Regione Sconosciuta. 


Se L’Amore Consapevole è stato giustamente definito un romanzo “avvincente come un thriller e sfumato nelle tinte rosa”, La Regione Sconosciuta si presenta a buon diritto come un thriller metafisico ambientato in un mondo dove le coordinate del reale si sfaldano inesorabilmente e dove lo spazio e il tempo sono inganni illusori.

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lunedì 14 ottobre 2019

LA REGIONE SCONOSCIUTA




 A distanza di di un anno, esce oggi in libreria La Regione Sconosciuta, il sequel de L’Amore Consapevole. Un thriller metafisico, ambientato in un mondo dove le coordinate del reale si sfaldano inesorabilmente e dove lo spazio e il tempo sono inganni illusori.

Cos’è la Regione Sconosciuta? Un luogo dove ci si imbatte negli spiriti disincarnati e magari si può avere uno scambio di idee con Benito Mussolini? Oppure è il luogo della memoria e del rimpianto, dove il tempo cancella ogni distinzione tra passato e futuro, per l’affermazione di un eterno presente? O, ancora, è un mondo parallelo al nostro di cui nulla si conosce?

Reintegrato nel suo ufficio, il direttore editoriale della Chiaroscuro decide di accettare il misterioso invito a recarsi nella Regione Sconosciuta, dove a fargli da guida sarà una bellissima creatura femminile dai poteri indecifrabili. Forse non può rifiutare l’invito, forse è spinto a compiere il viaggio per lasciarsi alle spalle la delusione del suo amore per Virginia, la ragazzina conosciuta tanti anni prima in libreria, persa, ritrovata, e nuovamente persa.

La narrazione si profila come la continuazione ideale di L’Amore Consapevole – il precedente romanzo dell’autore – anche perché, oltre al direttore editoriale, ritroviamo qui, sia pure in una prospettiva diversa, alcuni dei personaggi che già conoscevamo, a cominciare proprio dalla ragazza della libreria. Questa volta, però, il protagonista non dovrà combattere contro se stesso o contro invisibili poteri occulti, peraltro facilmente identificabili nella realtà quotidiana, ma vivrà un’esperienza del tutto fuori dell’ordinario e la sua nuova consapevolezza sarà nello scoprire che nulla avviene a caso nell’universo dal quale proviene e che la libertà degli esseri umani è continuamente minacciata proprio dall’ignorare che esiste una Regione Sconosciuta. 

Se L’Amore Consapevole è stato giustamente definito un romanzo “avvincente come un thriller e sfumato nelle tinte rosa”, La Regione Sconosciuta si presenta a buon diritto come un thriller metafisico che, con il suo ritmo incalzante e il suo stile scorrevole, tiene occupato il lettore dall’inizio alla fine per gli interrogativi che suscita e che solo nelle ultime pagine trovano risposta.




mercoledì 2 ottobre 2019

IN USCITA IL SEQUEL DE L'AMORE CONSAPEVOLE






  Il prossimo 14 ottobre esce in libreria il sequel de L’Amore Consapevole, il romanzo definito “avvincente come un thriller e sfumato nelle tinte rosa”, pubblicato un anno fa e di cui di seguito si ricorda la sinossi:

Un ricco collezionista italoamericano, massone e fervente cattolico, muore lasciando alla casa editrice romana da lui fondata - perché lo divulghi - un documento di duemila anni prima che egli ha custodito in segreto per quasi settant’anni e che ha a che fare con la vita di Gesù. Non si tratta del solito manoscritto probabilmente contraffatto e di rilevanza regionale, ma di un reperto in grado di modificare la visione del mondo da parte di milioni di fedeli e di cui nel tempo è stata ripetutamente comprovata l’autenticità con il metodo della spettrometria di massa e del radiocarbonio.
 L’originalità del documento sta soprattutto nel contenere al suo interno la fonte di scritti posteriori della tradizione ebraica che riguardano la presenza di Dio nel mondo [Shekinah] e la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna. L’argomento, grazie all’intuizione del direttore della casa editrice fondata dall’italoamericano, diventa materia per una nuova pubblicazione di grande successo. L’arrivo di una mail da parte di una sedicente Shekinah, suggerisce all’intraprendente direttore editoriale il progetto per una serie di romanzi che abbiano per tema la formula del cosiddetto amore consapevole, concepito come una sorta di sincretismo tra le concezioni occidentali e quelle orientali sull’amore. Una sintesi che gli viene in mente grazie anche alla pratica taoista del Ling-hsiou alla quale egli si sottopone sotto la guida di una graziosa ragazza cinese. Al di là del probabile scoop editoriale, il direttore crede veramente che il mutamento di prospettiva nella relazione amorosa, sia in grado di produrre una rivoluzione nei rapporti umani senza precedenti, ben superiore alla rivoluzione politica vagheggiata in gioventù. Chi si nasconde dietro Shekinah? La ricerca per scoprire l’identità di chi continua a inviargli messaggi d’amore, dichiarando che gli si rivelerà soltanto quando lui si sarà reso degno di lei, si fa ossessiva da parte del direttore, senza che, tra coloro che lo circondano, egli sia in grado di identificare il misterioso personaggio che si cela dietro mail e sms.
 La crisi che attanaglia l’ordine massonico cui appartiene il direttore e che lo costringe a prendere coscienza di una sorta di “tipologia del massone” non propriamente edificante, non intacca la sua fiducia nel ritenere di poter contare sull’appoggio dei fratelli americani allorché egli si reca a New York per ottenere l’approvazione dell’Assemblea degli azionisti della casa editrice al progetto dell’amore consapevole. La realtà gli rivela piuttosto l’esistenza di un complotto di cui probabilmente organizzazioni parallele alla Chiesa e gruppi massonici tirano le file, per impedire la realizzazione del piano editoriale.
 La questione si complica allorché il direttore si vede recapitare minacciosi avvertimenti, a firma di Azrael, l’angelo della morte della tradizione abramitica, che gli intimano di non pubblicare il romanzo di Shekinah. Mentre un investigatore americano segue la pista del complotto internazionale per smascherare chi si nasconda dietro le minacce di morte di Azrael, il direttore è sfiorato dal sospetto che l’angelo della morte e la donna che gli invia i messaggi d’amore siano in realtà la stessa persona. La confusione in lui si fa totale quando, dopo vent’anni, torna a farsi viva con una mail, Virginia, la ragazzina che aveva conosciuto nella libreria del nonno e con la quale aveva intrecciato una storia d’amore da lei bruscamente interrotta. Infine, la scoperta di tutto l’intrigo da parte dell’investigatore americano – massone anche lui, come il direttore editoriale, come il defunto collezionista – getta il direttore in una nuova condizione esistenziale, dove anche il rapporto con Virginia si fa problematico.

 Nel nuovo romanzo in uscita il 14 ottobre, reintegrato nel suo ufficio, il direttore editoriale della Chiaroscuro decide di accettare il misterioso invito a recarsi nella cosiddetta Regione Sconosciuta, dove a fargli da guida sarà una bellissima creatura femminile dai poteri indecifrabili. Forse non può rifiutare l’invito, forse è spinto a compiere il viaggio per lasciarsi alle spalle la delusione del suo amore per Virginia, la ragazzina conosciuta tanti anni prima in libreria, persa, ritrovata, e nuovamente persa.
 La narrazione si profila come la continuazione ideale di L’Amore Consapevole – il precedente romanzo dell’autore – anche perché, oltre al direttore editoriale, ritroviamo qui, sia pure in una prospettiva diversa, alcuni dei personaggi che già conoscevamo, a cominciare proprio dalla ragazza della libreria. Questa volta, però, il protagonista non dovrà combattere contro se stesso o contro invisibili poteri occulti, peraltro facilmente identificabili nella realtà quotidiana, ma vivrà un’esperienza del tutto fuori dell’ordinario e la sua nuova consapevolezza sarà nello scoprire che nulla avviene a caso nell’universo dal quale proviene e che la libertà degli esseri umani è continuamente minacciata proprio dall’ignorare che esiste una Regione Sconosciuta. 

 Il nuovo romanzo si può già prenotare al prezzo scontato di euro 13,60 (invece che 16,00) su ibs 



mercoledì 25 settembre 2019

L'EBRAISMO DI KAFKA, parte II








 C’è di più: chi prenderebbe le righe iniziali del piccolo racconto “Il nuovo avvocato” [13] per la trasposizione romanzesca del “Libro della trasmigrazione delle anime” della scuola di Luria [14], chi crederebbe seriamente che qui si stia parlando della dottrina del ghilghul ? [15] Altri racconti, come “Un incrocio”, “Una relazione accademica” o “Il cacciatore Gracco” lo testimoniano espressamente. Ecco allora la grande comicità di Kafka, messa giustamente in luce da Thomas Mann, la sua geniale capacità di fare incursione nel sacro per trarne argomento di riso. Ma Kafka non dissacra, al contrario! Ci mostra invece che il grottesco finisce spesso per essere, fatalmente, la dimensione umana di vivere il sacro.

 Poco importa allora sapere se il riso sia il sigillo che Kafka appone sulla tradizione o se, come sostiene Walter Benjamin, ‘troverebbe la chiave per comprendere Kafka chi riuscisse a individuare gli aspetti comici della teologia ebraica’ [16]. Prendiamo i romanzi e si vedrà subito, come già si è visto a proposito del ghilghul, come siano rivisitate da Kafka alcune tradizionali dottrine della Qabbalah. La fisiognomica, per esempio, o arte di leggere i segni del viso e del corpo, è oggetto di specifici trattati cabbalistici (come il Sefer Chokhmat haParzuf) e costituisce una importante sezione dello Zohar. L’esito di un processo, dice il commerciante Block a Josef K., può spesso dipendere dal viso dell’accusato, specialmente dalla linea delle sue labbra.

 Ecco un modo per sorridere di un’antica dottrina e portarla dal cielo alla terra. Persino quando si parla del ‘posto’ che la Torah riserva ad ogni ebreo non muta la modalità kafkiana di sorridere in faccia al destino. Nel breve racconto “Davanti alla legge”, ripreso anche nelle ultime pagine del Processo, rivive la leggenda del ‘guardiano della soglia’: «Davanti alla Legge sta un usciere. A lui si rivolge un campagnolo e chiede di entrare nella Legge. Ma l’usciere dice che per il momento non gli può consentire l’accesso. L’uomo riflette, poi chiede se potrà entrare più tardi. ‘Forse’, dice l’usciere, ‘ma non ora’ (…) L’usciere gli offre uno sgabello e la fa sedere vicino alla porta. Lì quello siede, giorni e anni. Compie parecchi tentativi per essere ammesso nell’interno, stanca l’usciere con le sue preghiere (…) L’uomo, che per il viaggio s’era provvisto d’un gran corredo, ricorre a tutto, non importa se sono cose di valore, per corrompere l’usciere. Quello non respinge i doni, ma dice: ‘Accetto solo perché tu non creda di avere lasciato qualcosa d’intentato’. Per anni e anni, l’uomo non cessa d’osservare l’usciere (…) Infine la sua vista s’indebolisce (…) Non ha più molto da vivere. Prima della morte, tutte le vicende degli ultimi tempi, concentrate nella sua testa, si traducono in una domanda che ancora non ha rivolto all’usciere (…) ‘Se tutti aspirano alla Legge’, dice l’uomo, ‘come mai, in tanti anni, nessuno, oltre me, ha chiesto di entrare?’.  Il guardiano capisce che l’uomo è agli estremi e per farsi intendere ruggisce contro il suo orecchio ormai chiuso: ‘Qui nessuno poteva entrare, la porta era destinata solo a te. Ora me ne vado e la chiudo»[17].

 Dove ha fallito l’uomo di campagna? La risposta è nel Talmud ci ricorda Groezinger [18]. ‘Uomo di campagna’ è definito nel Talmud chi non studia e non conosce la Torah. Ma c’è un’altra risposta possibile: quest’uomo s’è messo in fila, ha sperato, ha pregato, ha lottato sino all’ultimo cercando di passare con ogni mezzo, lecito e illecito, senza accorgersi che il “posto” cui aspirava gli era stato già riservato.

 Il cabbalista teurgo fa di tutto pur di attrarre la Shekinah nel mondo. Lo Zohar e gran parte dei libri della tradizione assegnano simbolicamente alla Shekinah la figura femminile. Naturalmente, ciò non significa che ogni donna rappresenti la Shekinah, oltre tutto perché la donna nella tradizione ebraico-cabbalista è vista anche come immagine di Lilith [19]. Sulla scia di altri autori, Groezinger coglie la stessa ambivalenza nelle donne dei romanzi di Kafka, ma non può fare a meno di notare che da loro deriva spesso un grande aiuto ai protagonisti.

 Sappiamo già cosa Kafka pensi di questi aiuti. Neppure l’avvocato Huld, che in ebraico significa grazia, con riferimento alla sephirah Chesed, sembra in grado di salvare Josef K. nel Processo. Sin dal primo approccio traspare qualche difficoltà. L’avvocato abita in una casa scura e ciò che fa subito dire è di essere ammalato. Quando finalmente appare a Josef K. e a suo zio, l’avvocato Huld giace sofferente di cuore in un letto e Leni, la segretaria-amante dice che egli, per le condizioni di salute, non può trattare nessun affare. La cosa in apparenza più paradossale è che l’avvocato quando si avvede della presenza di Josef K. e capisce che il vecchio amico non è venuto ‘per fare visita ad un malato, ma per affari’, si rianima come per incanto e, con grande sorpresa di Josef K., mostra di conoscere già tutto sul processo. Ma l’impressione più interessante che si ricava da questo primo incontro con Huld-grazia è che l’avvocato potrà fare ben poco per Josef K. e che se un aiuto verrà, questo sarà opera di Leni-Shekinah. Dunque l’aiuto femminile si rivela come un aiuto speciale che, se non conduce a salvezza, è tuttavia di gran conforto.

 Anche Frida nel Castello si rivela un aiuto speciale e una presenza soccorritrice. Anche lei, come Leni, è in contatto con l’Alto e per certo tempo si propone come efficace intermediario tra l’agrimensore K. e il suo diretto superiore, l’ invisibile signor Klamm. L’amore di Frida è ricambiato dall’agrimensore con riluttanza e senza abbandono e benché si avveda che in lei ‘c’è qualcosa di allegro, di libero’, egli ha come l’impressione di smarrirsi nell’abbraccio della donna e teme che le sue speranze di ascesa vadano in fumo [20].

 Tutto ciò ha una implicazione metafisica: la sephirah Chesed-grazia si rivela inefficace in un mondo creato e mantenuto con Ghevurah, la sephirah del potere, del giudizio e del terrore. Ne sanno qualcosa i cabbalisti dello Zohar che nel commentare la risposta di Dio ad Abramo [21] concordano nel ritenere che la discendenza viene ad Abramo dal 'segreto del Nome', perché è dal fuoco di Ghevurah [22] che nel mondo nascono i frutti e ogni prodotto, non dall'orizzonte inferiore delle stelle e delle costellazioni. Ne sa qualcosa il cabbalista Eliya de Vidas che in Reshit Chokhmà parla di un “tribunale sempre presente, che in ogni momento può intervenire nella vita umana concreta con malattie e sofferenze di ogni tipo e il cui verdetto può essere rinviato, ma può anche portare subito a morte” [23]. In siffatto universo, dunque, la Grazia (la sephirah Chesed) si rivela troppo distante e periferica per mitigare il Giudizio (la sephirah Ghevurah), questo compito sembra più che altro appartenere alla Shekinah  che, in sembianze femminili, quando discende, dell’Alto mantiene intatta la divina presenza.


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13 “Abbiamo un nuovo avvocato, il dottor Bucefalo. Esteriormente poco rammenta il tempo in cui era ancora cavallo di battaglia di Alessandro di Macedonia. Certo chi conosce bene le circostanze, nota alcuni particolari. Eppure vidi ultimamente sulla scalinata esterna persino un semplicissimo usciere del Tribunale ammirare l’avvocato con lo sguardo professionale del piccolo frequentatore delle corse, mentre costui, tirando su i piedi con un passo che risonava sul marmo, saliva di gradino in gradino”. (F. Kafka, I Racconti di Kafka, p.145)
14 Su Ytzchàq Luria Ashkenazi (1534-1572), figura centrale della nuova Qabbalah, cfr.G.G.Scholem, La Cabala, trad.it., Roma 1989, pp.80-86 e dello stesso autore, Le grandi correnti della mistica ebraica, Il saggiatore, Mondadori, Milano 1965, cap.VII.
15 Ghilghul  l w g l g = 72, come i nomi di Dio e come Chesed  d s j grazia, quarta sephirah dell’Albero. Il Ghilghul è insieme lo strumento divino della misericordia e del giudizio. Essere nel Ghilghul significa aver subito la condanna del tribunale celeste ma trovarsi anche nella condizione di poter emendare le proprie colpe. Per tale scopo, uno spirito può incarnarsi di nuovo nei figli o nei familiari, ma anche in corpi di esseri a lui estranei, umani o di animali. Con una differenza rispetto alla tradizionale concezione della reincarnazione: qui lo spirito non si dà necessariamente un corpo nuovo ma può coabitare con altri spiriti in corpi che spesso gli sono congeniali per affinità genetica.
16 Cfr. W. Benjamin, Lettere 1913-1940, trad. it., Milano 1978, p.380
17 Cfr. F. Kafka, Racconti, trad. it., di G. Zampa, Feltrinelli, VI Ediz., Milano 1965, pp. 137-139.
18 Cfr. K. E. Groezinger, op.cit., p.59
19 Secondo la tradizione, Lilith fu creata da Dio per far compagnia ad Adamo, prima ancora di Eva. Senonché Adamo e Lilith non ebbero mai pace insieme, perché quando egli voleva giacere con lei, la donna si offendeva per la posizione impostale: ‘Perché mai devo stendermi sotto di te?’ chiese. ‘Anch’io sono stata fatta di polvere e quindi sono tua uguale’. Poiché Adamo voleva ottenere la sua ubbidienza con la forza, Lilith irata mormorò il sacro nome di Dio, si librò nell’aria e lo abbandonò” (Cfr. R. Graves – R. Patai, I miti ebraici, trad. it., TEA, Milano 1998, p. 79). Da Lilith, divenuta prostituta del diavolo, nacquero i lilim. Sull’intera tradizione di Lilith e sulle fonti che la ispirano cfr., op.cit., pp. 11, 78-84, 124, 127; e inoltre G. Busi, Simboli del pensiero ebraico, cit., pp.145-149. Si osservi che una ghematria di Lilith  t y l y l  è  Pot  t p  con lo stesso valore numerico di 480 e che in ebraico è l’organo sessuale femminile, quasi a indicare l’alienazione demoniaca del rappresentare la donna come vagina.
20 “Così passarono ore, ore di palpito comune e di comune respiro; ore durante le quali K. ebbe l’impressione costante di smarrirsi, o di essersi tanto addentrato in un paese straniero come nessun uomo prima di lui aveva mai osato. In una terra ignota dove l’aria stessa non aveva nessuno degli elementi dell’aria nativa, dove pareva di soffocare tanto ci si sentiva estranei, e tuttavia non si poteva fare altro in mezzo a quegli insani allettamenti che inoltrarsi ancora, continuare a smarrirsi (…) era troppo felice di tenere Frida tra le mani, troppo ansiosamente felice anche perché gli sembrava che se Frida lo abbandonava, tutto quello che possedeva al mondo l’avrebbe abbandonato (…) ma K. si alzò, si inginocchiò accanto a Frida e si guardò intorno nella mezza luce grigiastra che precedeva l’alba. Che cosa era accaduto? Dov’erano le sue speranze? Che cosa poteva aspettarsi da Frida, poiché tutto era svelato?” (cfr. F. Kafka, Il castello, cit., pp.73-74)
21 Abramo aveva visto sul proprio zodiaco che non avrebbe avuto figli. Venne il Signore e disse: ‘Guarda verso il cielo e conta le stelle, se pure riesci a contarle tutte, così sarà la tua progenie’ (Genesi XV, 5)
22 Ghevurah o Din o Pachad (Potenza, Giudizio e Terrore) sono gli attributi della quinta sephirah dell’Albero
23 Cfr. in K.E. Groezinger, op. cit., p.28. In proposito e per ciò che si riferisce alla nota precedente, si veda ancora il libro di Giobbe: ‘Dio onnipotente mi ha colpito con le sue frecce, e io sono pieno del loro veleno. Egli mi assale e mi terrorizza’(6:4) e ancora: ‘Tu, o Dio, mi terrorizzi con gli incubi e mi spaventi con le visioni’ (7:14) e infine: ‘Signore, perché dai importanza all’uomo? Perché lo controlli ogni giorno e ogni momento lo metti alla prova?’ (7:17-18)

sergio magaldi