lunedì 25 novembre 2019

ROMA CAPITALE E IL II MUNICIPIO CHIUDONO IL PARCO NEMORENSE DI ROMA




 Quindici giorni fa i frequentatori del Parco Nemorense del quartiere Trieste di Roma hanno trovato i cancelli chiusi. Solo all’entrata principale (ce ne sono diverse) era appeso un cartello con la scritta “LAVORI IN CORSO”. Restavano aperti l’angolo riservato ai cani e la piccola area delle giostre a pagamento per i bambini. L’anello più esterno, sul quale la gente fa ginnastica, correndo o camminando speditamente, era invece chiuso così come il bar e tutto il resto del parco.


Il Parco Virgiliano, oggi conosciuto come Parco Nemorense, fu realizzato nel 1930 dall’architetto Raffaele De Vico e dedicato al grande poeta latino Virgilio – la guida di Dante nell’Inferno e nel Purgatorio – in occasione del bimillenario della sua nascita.

Solo una settimana dopo la chiusura, senza che si scorgesse ancora traccia di lavori all’interno del parco, veniva affisso all’entrata un cartello gigante in cui si portava a conoscenza dei cittadini che Roma Capitale e il II Municipio, nell’ambito di un progetto di riqualifica del verde a Roma, disponevano la chiusura del parco per 180 giorni, a datare dal giorno 11 novembre, per non meglio precisati lavori di restauro. Veniva invece riportato l’elenco dei nomi dei dirigenti (oltre 15) responsabili-osservatori del progetto, nonché il costo dell’opera, la ditta appaltatrice etc…

In rete, tuttavia, si apprende che i suddetti lavori consistono: 1) nel taglio degli alberi 2) nell’apposizione di nuovi cestini per i rifiuti 3) nella cura delle aiuole 4) nella riparazione del sistema idraulico del laghetto 5) nella sistemazione delle panchine e poco altro.

La pur lodevole iniziativa lascia comunque perplessi i cittadini per una serie di motivi. Il primo dei quali è che in luogo di stanziare fondi per la riparazione delle malridotte strade del quartiere, per rimuovere i grandi rami degli alberi, tagliati o schiantati a terra ormai da diversi mesi e lasciati marcire sui marciapiedi, bonificare i cassonetti stracolmi di immondizia maleodorante che si rovescia sulla strada e installarne di nuovi, si sia preferito intervenire per “restaurare” un’area che versa in condizioni relativamente migliori rispetto allo stato generale dell’intero quartiere. Il secondo motivo è che il periodo di sei mesi di chiusura del parco non è giustificato dalla mole delle opere annunciate, anche considerando che le panchine sono state già tutte restaurate ad opera d’arte dall’associazione privata per la cura e la manutenzione del parco che ha provveduto di recente alla sostituzione di tutto il legno marcio. Il terzo motivo è che i 180 giorni sono sicuramente da intendersi come lavorativi, escludendo quindi le festività e i giorni in cui sarà impossibile lavorare per il maltempo. E considerando che dopo 15 giorni di inutile chiusura i lavori non sono ancora iniziati, si può ragionevolmente prevedere che il Parco Nemorense non sarà riaperto tra 165 giorni, come pure annunciato, calcolando i 180 giorni dalla data di chiusura (11 novembre). Il quarto motivo è che nel progetto non si dica nulla sull’area del parco prospiciente la via Martignano dove vengono custoditi i camion della nettezza urbana che rendono impossibile in qualsiasi periodo dell’anno sostare in quella parte sovrastante del parco per la presenza di mosche e zanzare.

Alla luce di quanto sopra, si rivolge un appello alle forze politiche che governano Roma Capitale e il II Municipio (rispettivamente Cinquestelle e PD) per accelerare i progettati lavori di restauro e – mediante apposita recinzione – consentire a chi viene a correre nel parco di usufruire almeno dell’anello più esterno.

sergio magaldi

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