mercoledì 12 febbraio 2020

MAZAL TOV, parte VI (L'astrologia e gli autori)




SEGUE DA: (clicca sul titolo per leggere)







 La rassegna che segue prende succintamente in esame alcuni tra gli autori e/o pensatori che si occuparono di astrologia ebraica. Inizia con Filone alessandrino e termina con Maimonide, più o meno in coincidenza col diffondersi della Qabbalah storica, alla quale dedicherò, per ciò che si riferisce all’astrologia, le successive e ultime parti di questo scritto.

Filone, vissuto tra il 13 a.C. e il 54 d.C. nell’ambiente ebraico ellenizzante di Alessandria, coglie il significato simbolico della “doppia” migrazione di Abramo: una prima volta dalla Caldea, una seconda da Haràn che significa “caverna”. L’uscita dalla Caldea con riferimento al Genesi significa l’abbandono dell’astrologia. «Infatti – scrive Filone – i Caldei, più degli altri popoli, sembrano aver praticato l’astronomia e l’arte di fare oroscopi, connettendo i fenomeni terrestri con quelli atmosferici e i fenomeni celesti con quelli che riguardano la superficie della Terra. In tal modo hanno dimostrato, attraverso rapporti musicali, la perfetta armonia del tutto, in forza del (principio della) comunanza reciproca e della simpatia delle parti […] Costoro hanno ipotizzato che il nostro mondo di fenomeni sia il solo essere che è veramente, ossia che esso è Dio, oppure che in sé include Dio (inteso) come l’anima del tutto. E (per ciò stesso), avendo divinizzato il fato e la necessità, hanno riempito la vita umana di una molteplice empietà, insegnando che al di fuori dei fenomeni non c’è nulla, che non c’è alcuna causa, ma che sono i movimenti del Sole, della Luna e di tutti gli altri astri a dispensare a ciascuno degli esseri i beni e i loro opposti» [1].

La maggiore polemica di Filone è però diretta, nel De Providentia, contro la Genetliologia (anticipazione della cosiddetta astrologia giudiziaria). Più che mai – osserva Filone – il giudizio degli astri nei confronti dei singoli non si addice al popolo ebraico: la circoncisione, l’osservanza della Legge, lo Shabbat, l’alimentazione kasher e tanto altro ancora sono la scelta comune di tutto un popolo, come ciò – egli si domanda – può interferire con i differenti destini individuali proposti dalle tecniche genetliologiche?

Un medievalista insigne come Emile Bréhier osserva, tuttavia, che Filone tratta l’astrologia con molta benevolenza tanto da sembrare di averla addirittura praticata lui stesso e un altro studioso, il Wendland, sottolinea l’interesse di Filone per l’astrologia allorché si tratta di interpretare le undici stelle del sogno di Giuseppe in analogia con altrettanti segni zodiacali e del dodicesimo (cioè il segno dei Pesci) simbolicamente rappresentato dallo stesso Giuseppe [2].

La verità è che Filone nega agli astri di essere “cause prime” ma gli riconosce il merito, in quanto opera di Dio, di fungere da segnali dotati di quel certo potere che Dio stesso gli ha concesso. E’ da escludere comunque che gli astri siano divinità e che godano di una qualche autonomia [3]. E’ abbastanza comprensibile che la concezione degli astri come segni della volontà di Dio abbia poi avuto fortuna in ambiente cristiano e talora goduto di qualche apprezzamento persino tra i maghi-filosofi del Rinascimento.

Il primo vero grande astrologo ebreo, sia pure di nome e di lingua araba, fu Mashallah vissuto nel secolo ottavo e all’inizio del nono, autore di numerosi trattati tra cui un De significatione Planetorum in Nativitatibus e un commentario del famoso Tetrabiblos di Tolomeo [4], nonché di un trattato sulle Grandi Congiunzioni planetarie che fece molto discutere. Mashallah, il cui nome ebraico pare fosse Gioele o Giobbe, fu chiamato a decidere insieme all’astrologo arabo Al–Naubacht, sul momento migliore per fondare la grande città di Bagdad (anno 762). Nel suo trattato sulle congiunzioni, egli sostiene che gli eventi del mondo sono scanditi dalle congiunzioni tra i pianeti, in particolare dalla congiunzione Saturno-Giove ( o congiunzione maggiore), Saturno-Marte (media) e Giove-Marte (minore).

In particolare, la venuta di un profeta, sarebbe annunciata da un intero ciclo di congiunzioni attraverso le quattro triplicità (cioè tre segni zodiacali per ognuno dei quattro elementi della tradizione empedoclea). Nell’ambito della congiunzione cosiddetta maggiore (Saturno-Giove) si hanno poi ulteriori distinzioni in piccole, medie e grandi congiunzioni: l’incontro di Saturno con Giove, che si verifica ogni venti anni (piccola congiunzione), produce la congiunzione media ogni 240 anni circa allorché si passa da una triplicità all’altra e la grande congiunzione ogni 953 anni, nel momento del ritorno di Saturno e di Giove sullo stesso grado dello zodiaco [5].

Sulla questione conviene ascoltare Abraham bar Hiyya, astrologo e studioso di Torah (già ricordato a proposito dell’astrologia oraria), che in Meguilat Hamegalé o Sefer Haqtzim riprende il tema delle congiunzioni planetarie di Mashallah e del suo discepolo arabo Abu Mashar: dalla congiunzione Saturno-Giove nel segno di Ariete e dal momento del suo passaggio nelle quattro triplicità: del Fuoco (Ariete, Leone, Sagittario), della Terra: (Toro, Vergine, Capricorno), dell’Aria (Gemelli, Bilancia, Acquario) e dell’Acqua (Cancro, Scorpione, Pesci), trascorrono 953 anni e il tempo di 48 congiunzioni. Dopo tale periodo, caratterizzato dunque da 953 anni e 48 congiunzioni (12 per ciascuno dei 4 elementi), la congiunzione si ripresenta nel fuoco secondo del Leone e dopo altrettanto nel fuoco terzo del Sagittario. Perché la congiunzione Saturno-Giove ‘esaurisca’ la triplicità di fuoco occorrono in tutto 2859 anni (953 x 3) e 144 congiunzioni (48 x 3).

In riferimento alla storia ebraica, con l’anno 2365 del calendario ebraico e la prima congiunzione Saturno-Giove nella triplicità d’acqua (segno zodiacale dei Pesci), si ha la nascita di Aronne e tre anni dopo quella di Mosé e tutto questo periodo dei segni d’acqua corrisponde all’esodo e ai 40 anni trascorsi nel deserto. L’entrata della congiunzione nella triplicità del fuoco corrisponde al periodo dei Giudici. La triplicità d’aria inizia nel 2841 e nel 2854 nasce David. La distruzione del I Tempio sarà opera dei babilonesi, all’epoca del ripresentarsi della congiunzione Saturno-Giove nella triplicità di acqua [6].

sergio magaldi

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[1] Filone di Alessandria, De Migrat. Abr.XXXII: pp.178 e ss., Rusconi, Milano, 1988. Circa il significato della ‘seconda’ migrazione di Abramo da Haran (caverna), che non è oggetto di questa specifica trattazione, mi limito a osservare che, secondo Filone, si tratta di uscire dalla propria interiorità sensibile per accedere, mediante l’intelletto, alla chiara visione dell’intellegibile (Ibid., da XXXIV a XXXIX, pp.397-405).

[2] Cfr., J. Halbronn, op.cit.parte I., p.266. Come si ricorderà, il sogno di Giuseppe si riferisce a Genesi 37:9. Circa l’attribuzione dei dodici segni zodiacali ai dodici figli di Giacobbe e alle dodici tribù di Israele, esiste un’abbondante letteratura in merito e le differenti attribuzioni si basano su criteri diversi e non sempre attendibili. Sulla questione cfr. J. Halbronn, cit., pp.74 e ss.

[3] Cfr.,O. Pompeo Faracovi, op.cit.parte I.,  pp.164-166

[4] Claudio Tolomeo, vissuto nel II secolo d.C., forse nativo di Alessandria, fu il più grande astronomo-astrologo dell’antichità. Le sue opere principali sono l’Almagesto, nome arabo di un trattato di astronomia chiamato Sistema matematico o Massimo sistema, e il Tetabiblos o Apotelesmatikà un’opera di astrologia che ebbe grande fortuna e che ancora oggi esercita la sua influenza tra gli studiosi del campo.

[5] Cfr. J. Halbronn, cit., pp.139 e ss.

[6] Cit. ibid., pp. 141-142

lunedì 10 febbraio 2020

LAZIO E INTER IN CARROZZA




 Lazio e Inter in carrozza, guidate dalla buona sorte e dai favori degli dei del calcio (che tutto faranno pur di impedire il nono scudetto consecutivo della stessa squadra) piombano su una Juve che continua a camminare a piedi. Due sconfitte nelle prime quattro partite del girone di ritorno (quattro negli ultimi due mesi, compresa la sconfitta in Supercoppa del 22 dicembre contro la Lazio) – quando la prima e unica sconfitta dell’andata risale alla quindicesima giornata (sempre contro la Lazio) – mostrano l’involuzione dei bianconeri nel gioco e nei risultati, nonostante Ronaldo sia in gran forma, andando a segno ininterrottamente nelle ultime dieci giornate di Campionato.

Si diceva (e si sperava da parte dei tifosi) che la maestria di Sarri, anche se lentamente assimilata, avrebbe portato la Juventus prima o poi a fare il salto di qualità nel gioco e, invece, stanno persino mancando le striminzite e talora fortunose vittorie del girone d’andata (se si escludono le belle vittorie di Torino contro il Napoli e di Milano contro l’Inter e poco altro) che la tengono ancora al vertice della classifica insieme all’Inter e con un punto di vantaggio sulla Lazio. Nove punti (63 contro 54) in meno rispetto all’anno passato, 20 vittorie e 3 pareggi contro le 17 vittorie, i 3 pareggi e le 3 sconfitte di quest’anno, 49 goal fatti e 15 subiti contro i 44 goal fatti e i 23 subiti del campionato in corso sono le cifre che narrano di una Juve che continua a giocare male come la squadra di Allegri ma che di quella non ottiene gli stessi risultati.

L’ultimo mercato della Juve non è stato all’altezza dei precedenti e continua l’illusione dei “grandi centrocampisti” presi a parametro zero ma che non giocano o sono una delusione, senza contare che tutta la rosa è sopravvalutata e si ha come l’impressione che le alternative reali siano davvero poche. Scrivevo in un post di poco più di un mese fa: «Sarri non ha modificato in meglio il gioco della Juve, brutta ma vincente con Allegri, ha però il merito di aver spostato in avanti di una decina di metri il baricentro della squadra e di aver riportato in attacco e rivalutato Dybala, costretto da Allegri per anni a fare il mediano, ma i difensori continuano con i troppi passaggi orizzontali, gli attaccanti segnano poco e tirano ancor meno nella porta avversaria […] Douglas Costa è un fantasma bellissimo e, ciliegina sulla torta, Sarri ha creato Bernardeschi – sempre fischiato a Torino – trequartista del nulla».

Resta vero che Sarri ci metta del suo nel:

1) …continuare a pretendere che Cuadrado faccia insieme l’esterno basso e l’esterno alto, costringendolo a un “tour de force” che gli fa perdere di lucidità sia in fase difensiva che offensiva, tanto più considerando che il colombiano è sempre stato, ed è tuttora, determinante nel gioco offensivo della Juve. Non si vede perché Sarri non lo debba utilizzare come faceva con Callejón nel Napoli, impiegando invece Danilo come esterno basso.

2) …non domandarsi perché Higuain e Dybala abbiano segnato 10 goal in due, anche se utilizzati alternativamente. Come non rendersi conto che vengono cercati poco dai centrocampisti?

3) …sembrare non porsi il problema del perché la squadra tiri così poco nella porta avversaria.

4) …essere contrario alle verticalizzazioni (che fanno invece la fortuna di squadre come Lazio e Atalanta, ma anche di Verona e Bologna, e in parte dell’Inter) e prediligere uno sterile e stucchevole possesso palla a velocità ridotta che finisce col favorire le difese avversarie.

5) …non riuscire a cambiare la mentalità dei difensori, troppo bassi e portati agli scambi orizzontali e ai passaggi all’indietro come nei cinque anni di Allegri, quando almeno in questo modo si riusciva a blindare la difesa.

In definitiva, se si guarda al prossimo futuro in Campionato, a giudicare dal presente, le previsioni non sono ottimistiche. Al momento, Lazio e soprattutto Inter sembrano più attrezzate per la vittoria finale e, se non si sveglia al più presto, la Juve rischia addirittura di non andare oltre il terzo posto. Quanto alla Champions – Lione a parte che pure darà filo da torcere ma che non dovrebbe rappresentare un ostacolo insormontabile – resta l’incognita di cosa accadrà quando i bianconeri troveranno sulla loro strada squadre ben più forti di quelle sin qui assegnate da un sorteggio benevolo. Pessimismo dell’intelligenza a parte, la speranza e l’augurio è che la Juve si riprenda in fretta.

 

sergio magaldi


venerdì 7 febbraio 2020

MAZAL TOV, parte V (L'astrologia nel Talmud, 2)



SEGUE DA:






 La recita dello Shemà, l’osservanza della Torah o la pratica della carità, come si racconta nel Talmud, in un altro aneddoto, possono modificare il destino sfavorevole indicato dagli astri: «Due discepoli di R.Channina uscirono a tagliar legna. Un astrologo li vide e disse: ‘Ecco due uomini che sono usciti ma che non rientreranno’. Mentre erano in cammino, incontrarono un vecchio, che disse loro: ‘fatemi la carità, chè da tre giorni non mangio’. Avevano un pezzo di pane, lo tagliarono in due parti e gliene dettero una. Quegli mangiò e pregò per loro, dicendo: ‘Possiate salvarvi oggi la vita, come oggi avete salvato la mia’. Andarono in pace e tornarono in pace. Si trovarono per caso colà alcuni che avevano udito la predizione dell’astrologo, al quale allora domandarono: ‘Non avevi detto che questi due uomini sarebbero andati ma non sarebbero tornati?’ ‘C’è qui un mentitore (alludendo a se stesso) – egli rispose – poiché le sue previsioni sono false’. Perciò andarono e investigarono sulla questione; e trovarono un serpente tagliato in due, mezzo nel carico di legna di uno, mezzo nel carico di legno dell’altro discepolo. La gente chiese loro: ‘Che vi è capitato oggi?’ Quelli riferirono l’incidente e l’astrologo esclamò: ‘Che cosa posso fare io se il Dio degli Ebrei si placa con la metà di un pezzo di pane?’ » [1]

I dotti del Talmud discutono spesso tra loro se, ad influenzare la vita degli individui, sia il pianeta del giorno o piuttosto quello dell’ora di nascita. Le preferenze vanno al pianeta dell’ora e le interpretazioni sono quelle tradizionali della mitologia greca e dell’astrologia classica. Così, chi nasce nell’ora del Sole sarà indipendente, agiato e di carattere aperto e chiaro, chi nasce nell’ora di Venere sarà di natura sensuale, chi in quella di Mercurio sarà saggio e di buona memoria e così via… [2]

E’ proprio il discorso sull’astrologia oraria che mi induce a riprendere la tesi cui ho già accennato nelle pagine iniziali di questo scritto e cioè quella del comune atteggiamento dell’ermetismo e della tradizione ebraica nei confronti dell’astrologia. Tuttavia, l’accettazione delle tecniche di interrogazione e di elezione dell’astrologia oraria, proprie dell’ermetismo, da parte di autorevoli Rabbi della comunità di Babilonia non modifica, a mio giudizio, le similitudini e le differenze esistenti tra le due concezioni [3]. Al più, induce l’ebreo ad accostarsi all’astrologia senza tema di peccato. Intanto perché, come osserva Abraham bar Hiyya [4] solo all’ebreo in stato di purità è dato emanciparsi dal fato e poi perché solo a lui è dato legittimamente interrogare le stelle per conoscere ore favorevoli e ore nefaste [5].

C’è anche chi attribuisce notevole importanza al giorno della nascita, ma qui l’influsso favorevole o sfavorevole non dipende più dai pianeti, bensì dai giorni della creazione: “Chi nasce di Domenica sarà interamente buono o interamente cattivo, perché in quel giorno furono create la luce e l’oscurità. Chi nasce di Lunedì sarà di cattivo carattere perché in quel giorno furono divise le acque [6]Chi nasce di Martedì sarà ricco e sensuale perché in quel giorno furono create le piante. Chi nasce di Mercoledì sarà saggio e dotato di buona memoria, perché in quel giorno furono sospesi gli astri nel firmamento. Chi nasce di Giovedì sarà benefico, perché in quel giorno furono sospesi gli astri nel firmamento. Chi nasce di Venerdì sarà attivo, o secondo un’altra versione, zelante nell’adempiere i precetti (mitzvoth). Chi nasce di Shabbat morirà di Shabbat perché per causa sua fu profanato il giorno sacro” [7]. C’è infine (Shabbat, 156a) chi aggiunge che il nato di Shabbat, sarà colmo di zelo religioso (Rabbi Nachman ben Ytzchak) e che sarà chiamato uomo grande e santo (Rabbi bar Shila).

Il dibattito infinito sulla legittimità dell’astrologia, sulla possibilità che l’ebreo ha di conciliarla con la Torah, porta qualcuno a chiedersi: Dio avrebbe creato gli astri se questi rappresentassero davvero un rischio per la fede? [8]. A questa domanda, per così dire, conciliativa, si danno spesso risposte in chiave umoristica, come quella contenuta nel Midrash Rabba (Genesi X:3-4): «Questo si può comparare a un re che è entrato in una provincia ed è stato sedotto dall’entusiasmo con cui gli abitanti lo hanno accolto. Per ringraziarli, egli decise di farli divertire con la corsa dei carri. Ecco perché c’è un pianeta che percorre la sua orbita in dodici mesi ed è il Sole, un altro in dodici anni ed è Giove, un altro in trenta giorni ed è la Luna, un altro ancora in trenta anni ed è Saturno etc…» [9]. Fuori del suo contesto, la risposta del Midrash fa venire in mente Piero Pomponazzi e la sua concezione dell’astrologia come ‘gioco di Dio’ [10]


sergio magaldi

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[1] P. Shabbat, 8d in op.cit., p. 334

[2] Cfr.Shabbat, 156a

[3] «Alle prospettive dell’ermetismo si riallaccia la strutturazione delle tecniche dell’astrologia oraria, volte nella pratica delle interrogazioni, a predire l’esito delle azioni intraprese, e, in quella delle elezioni, a individuare il momento propizio per le nuove iniziative. In correlazione con queste tecniche, riemerge, come già nell’ermetismo antico, il motivo del superamento o, quanto meno, del ridimensionamento, del destino. Da una parte, infatti, l’universo materiale appare governato da una necessità che non tollera eccezioni; dall’altra, si lascia spazio a un’emancipazione dal fato, riservata alle anime che, superando una difficile iniziazione, divengono capaci di elevarsi fino all’unione con il divino. Con questa ricerca di emancipazione possono far nodo le tecniche dell’astrologia oraria, che predicendo il corso cui gli eventi sarebbero sottoposti per effetto della necessità naturale, aprono spazi a una iniziativa consapevolmente volta alla liberazione dalla fatalità».
E’ sulla base di questo assunto che le tecniche delle interrogazioni e delle elezioni sono legittimate dai dotti ebrei, che discutono le pagine del Talmud babilonese, dedicate al tema dell’immunità di Israele dall’influsso astrale. Particolare importanza rivestono, alle radici del dibattito medievale sul talmudico Ein Mazal le Israel, i responsi di rabbi Sherira (906-1006), gaon dell’Accademia babilonese di Pumbedita, e del suo successore e figlio Hayy ben Sherira (939-1038). In essi si afferma infatti formalmente che l’uomo nella sua sapienza fa cose che non sono gli astri a determinare, e che, con la sua competenza, egli può modificare quel che gli astri hanno determinato’ [Cfr., Ornella Pompeo Faracovi Scritto negli astri. L’astrologia nella cultura dell’Occidente, Marsilio, Milano, 1996, pp.176-177]

[4] Ebreo barcellonese, astrologo e studioso di Torah, vissuto nella prima metà del XII secolo, autore, tra l’altro, di una lettera sull’astrologia in risposta a quella inviatagli dal rabbi di Barcellona, Yeudah ben Barzilai, che lo rimproverava di aver consigliato un amico di rinviare il momento delle nozze in attesa di un tempo migliore (cfr. J.Halbronn,cit., p.122)

[5] O.Pompeo Faracovi, cit., p.177.

[6] E’ il secondo giorno della creazione, l’unico del quale Dio non dice che fu ‘cosa buona’ (cfr. Genesi)

[7] Shabbat, 156a in op. cit., pp.335-336

[8] J. Halbronn, op.cit., p.252

[9] ibid., p.253

[10] Cfr. Supra, parte I