Si può osservare la nascita e lo sviluppo delle civiltà e delle culture da molteplici punti di vista: sotto quello della lotta per il possesso dei mezzi di produzione, o magari sotto quello dell’evolversi dello spirito umano in un ambito idealistico che assegna alla coscienza un ruolo fondamentale nel fare storia quasi in contrapposizione alla natura. O ancora: si può pensare che sia l’eros la chiave per aprire la porta della comprensione della realtà, della società e del grado di civiltà raggiunto, come capitò a Marcuse nel suo notissimo saggio – oggi ormai desueto e forse persino sconosciuto alle nuove generazioni. Mi riferisco a Eros e Civiltà (1955), che il filosofo tedesco scrisse riprendendo le analisi freudiane de Il disagio della civiltà (1930) e dove il cosiddetto “Principio del piacere” si contrappone al “Principio di realtà” per dimostrare che senza repressione una civiltà in quanto tale non esisterebbe neppure.
Si può continuare in questa ricerca, peraltro fruttuosa e stimolante, di trovare un principio che giustifichi l’evoluzione umana, ma difficilmente ci si allontanerà dalla periferia della comprensione se non si parte da un presupposto che sottenda tutti gli altri e che soprattutto smetta di considerare la Storia in contrapposizione alla Natura. Perché è la Natura che offre alla Storia gli strumenti utili alla nascita e al cammino della civiltà. E per quanto gli esseri umani si sforzino nel dimostrare che la Natura va piegata con la forza perché riveli i suoi segreti, la verità è che i doni della Natura sono a portata di mano solo che si sappia e si voglia riconoscerli, comprenderli e utilizzarli.
E il dono più grande della Natura è quello che si collega alle Fonti di Energia. L’energia che è alla base di ogni azione umana. Il mito di Prometeo ci aiuta forse a comprendere qual è stato ed è attualmente l’atteggiamento umano nei confronti delle fonti di energia. La dea Atena offre spontaneamente al titano la prima fonte di energia: il fuoco, ma cosa fa Prometeo? La offre all’umanità, però nello stesso momento in cui vuole ingannare gli dei che della natura sono i custodi. Zeus consente al titano e agli uomini l’uso del fuoco e la cottura delle carni ma ne pretende le parti migliori e Prometeo lo inganna inducendolo a scegliere le carni in apparenza più belle ma che in realtà, sotto la strato di grasso superficiale, contengono solo le ossa dell’animale sacrificato.
Con il dono del fuoco nasce il primo stadio di civiltà e
cultura, non tanto perché gli esseri umani possono ora riscaldarsi ma
soprattutto perché cambia la loro alimentazione: dal crudo al cotto, il cibo
diviene ora lo strumento di un’autentica rivoluzione, persino fisica, come ben
vide e analizzò l’antropologo Claude Lévi Strauss nel suo saggio, appunto Il crudo e il cotto, pubblicato nel
1966, lo stesso anno in cui appare con gran successo la seconda edizione di Eros e Civiltà di Marcuse.
L’inganno di Prometeo a Zeus comporta che il fuoco venga sottratto all’umanità, ma Prometeo lo ruba e lo consegna di nuovo agli umani. Cosa insegna il mito? Che d’ora in avanti l’accaparramento delle fonti di energia sarà il frutto di inganno e rapina. E che la storia della civiltà sia scandita dalla storia dell’energia lo propone ancora un altro saggio, questa volta più recente, del 2021: Energia e Società. Una Storia, Hoepli 2021, di Vaclav Smil, un ambientalista ceco naturalizzato canadese, docente emerito presso la Facoltà di Scienze ambientali dell'Università di Manitoba a Winnipeg.
Se è vero che costi di produzione e innovazioni tecnologiche servono a spiegare il prevalere di una fonte su tutte le altre, è altrettanto vero che dovremmo interrogarci sul perché è stato fatto così poco per esplorare sino in fondo altre fonti di energia, oltre a quelle ricavate da fossili e terre rare. La penuria crescente delle fonti energetiche tradizionali – come giustamente ebbe ad osservare Jean Paul Sartre – costituisce tuttavia uno stimolo alla ricerca di nuove organizzazioni del campo materiale. Ed ecco le fonti di energia rinnovabili, cosiddette perché si reintegrano naturalmente in base a processi fisici ricorrenti. Sole, vento e soprattutto acqua, risorsa rinnovabile per eccellenza almeno sino a quando riusciremo a contenere l’inquinamento, salvaguardando l’ambiente. D’altra parte eolico e fotovoltaico hanno problemi relativi alla propria natura: rinnovabili, perché sempre presenti in natura, conoscono tuttavia una penuria intrinseca causata dalla notte e dalla mancanza di vento. Inoltre, se per catturare la forza del vento è necessario riempire lo spazio di ingombranti aerogeneratori simili ai vecchi mulini, per strano paradosso i pannelli fotovoltaici sui tetti possono essere travolti proprio dalla forza del vento. Senza contare le difficoltà e i costi relativi alla loro conservazione, allo stoccaggio dell’energia prodotta e alla distribuzione.
Da
questa parte cadde giù dal cielo;
e la
terra, che pria di qua si sporse,
per
paura di lui fé del mar velo.
Vista dagli astronauti da notevole distanza la Terra non è che un puntino azzurro, perché la terra non è che concrezione dell’acqua, ed è il principale elemento del corpo umano. Non a caso l’alfabeto ebraico ha tre consonanti, dette lettere madri, ciascuna rappresentativa di un elemento della tradizione: Shin per il fuoco, Alef per l’aria e Mem per l’acqua, e l’elemento terra non è rappresentato o meglio è rappresentato dalla Mem, cioè dall’acqua. Acqua in ebraico è MAIM (מַיִם) e una delle sue ghematrie (aventi cioè lo stesso valore numerico delle lettere, cioè 90) è MAN (מָן), la Manna che, apprendiamo dalla Bibbia, salva la vita di un popolo smarrito nel deserto.
E nell’idrogeno si è visto
giustamente il futuro dell’umanità, come energia pulita a zero emissioni
nocive. Isolato per la prima volta dall’alchimista, medico e mago Paracelso
(1493-1541), mescolando metalli e acidi forti, ma solo come gas infiammabile,
non riconosciuto neppure più tardi (1766) dal chimico inglese Henry Cavendish
che riprese l’esperimento di Paracelso, descrivendo tuttavia con precisione
quella che a lui parve “aria infiammabile”, l’idrogeno fu infine riconosciuto
come elemento autonomo e generatore di acqua da Lavoisier nel 1783 (Þdwr
gšnoj).
Il venir meno della penuria, nel reperimento dell’energia necessaria alla vita, porrebbe fine, forse definitivamente, ai conflitti tra Paese e Paese e la conseguente riduzione delle spese militari in tutte le regioni del globo gioverebbe forse a combattere la povertà, tenuto conto che ancora oggi più di 100 milioni di individui sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno. Non si tratta tanto di cavalcare l’utopia, perché se, nella prospettiva della penuria, i rapporti umani sono stati sin qui caratterizzati dalla logica dell’antagonismo e della lotta, si può ragionevolmente pensare che i conflitti cesserebbero o comunque finirebbero progressivamente con l’attenuarsi in un mondo che, per la prima volta nella Storia, ci mettesse di fronte alla scomparsa della penuria nel reperimento e nell’utilizzo, in ogni area del mondo, della più importante e durevole fonte di energia non inquinante.
Insomma, la “rivoluzione idrogeno” può significare che la vita avrebbe più durata e sapore, con l’acquisizione di beni e prodotti culturali alla portata del maggior numero di persone.