Domenica
22 e Lunedì 23 marzo 2026, cioè ormai tra qualche giorno, gli italiani saranno
chiamati alle urne per decidere se confermare
con un Sì la legge sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici
ministeri oppure se respingerla con un No. È bene a questo proposito una
informazione esauriente che tenga conto:
1) Del contesto storico italiano, cioè di riassumere
brevemente lo stato del potere giudiziario in Italia dall’unificazione sino alle
modifiche introdotte con il fascismo..
2) Di verificare quale in sostanza fu, su questo punto
specifico, la riforma del ministro Rocco, durante gli ultimi anni del regime
fascista.
3) Quali furono le posizioni dei partiti politici sulla
questione – separazione sì, separazione no –
dalla proclamazione della Repubblica Italiana in poi, anche al fine di
valutarne la coerenza.
4) Uno sguardo ai
paesi dell’Unione Europea, di cui facciamo parte, per capire come
abbiano risolto la questione della carriera dei magistrati. Lo stesso sguardo
su paesi che non fanno parte dell’Unione, come Inghilterra, USA, Russia, Cina e
Giappone.
1. IL CONTESTO STORICO ITALIANO SINO
ALLA COSIDDETTA RIFORMA ROCCO
Il R.D. 13 novembre 1859, n. 3781 (noto come Legge Rattazzi) che
era parte dell’ordinamento dello stato sabaudo fu esteso a tutta Italia,
prevedendo che la magistratura fosse un Ordine Unico ma dipendente dal
Ministero della Giustizia.
Il
R.D. n. 2626 del 1865 definì l'organizzazione giudiziaria
post-unitaria, prevedendo una distinzione funzionale tra giudici e inquirenti, pur mantenendo
l'appartenenza a un corpo unico. Nella sostanza i pubblici ministeri erano considerati
rappresentanti del potere esecutivo presso l’autorità giudiziaria, mentre i
soli giudici erano esponenti del cosiddetto terzo potere: il potere giudiziario
che, com’è noto in un Paese di democrazia liberale, insieme al potere
legislativo e a quello esecutivo costituisce la struttura stessa dello Stato.
2. LA RIFORMA ROCCO NEGLI ULTIMI ANNI DEL
FASCISMO
È
vero in un certo senso che il fascismo – contrariamente a quello che si è
sentito dire nel corso della campagna elettorale – non introdusse
l’unificazione delle carriere dei magistrati (giudici e pubblici ministeri),
perché tale unità, come si è visto sopra, vigeva già nell’Italia liberale.
Resta però evidente che il R.D. 30
gennaio 1941 n.12 introdusse misure che esasperarono ancora di più la
confusione tra funzione inquirente e funzione giudicante, in più facendole di
fatto entrambe dipendere dal Ministero della Giustizia.
3.
LA POSIZIONE DEI PARTITI POLITICI DOPO IL 1948
La Costituzione del gennaio del 1948 ha inserito i
magistrati, sia giudici che pubblici ministeri, in un unico ordine autonomo e
indipendente governato dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura). Il
principio dell’unità
delle carriere e della totale indipendenza della magistratura – che per tanti
anni permise ai magistrati di passare liberamente tra funzioni inquirenti e
giudicanti – fu sostenuto soprattutto dalla Democrazia Cristiana e dal Partito
Comunista Italiano (unitamente ai partiti laici di centro) al fine che non si
ripetesse quanto era avvenuto durante il fascismo, cioè la gestione del potere
giudiziario da parte del potere esecutivo. La Destra non sembrò mai veramente
interessata al dibattito. A sinistra, radicali e socialisti sostenevano invece
la necessità della separazione delle carriere per l’esigenza di un giudice
“terzo”, di un giudice cioè che non facesse parte dello stesso Corpo del pubblico
ministero accusatore. Le posizioni si vennero tuttavia modificando col tempo, e
l’esigenza di una riforma della materia fu posta trasversalmente tra i partiti.
Dopo l’introduzione del nuovo codice di procedura penale
accusatorio (1988), parte della sinistra e dell'area socialista e radicale sostenne che la
separazione fosse il necessario completamento del processo per una sostanziale
pariteticità tra accusa e difesa. Con la
cosiddetta Bicamerale D'Alema del 1997 il centrosinistra aprì concretamente
alla distinzione tra carriere giudicante e requirente. Ancora nel 2019 esponenti di spicco
del PD (come Maurizio Martina) definivano la riforma "urgente e
ineludibile". Insomma, se un referendum confermativo su una legge di
separazione delle carriere tra giudici e inquirenti si fosse svolto allora, i
partiti della sinistra avrebbero dato con ogni probabilità e per la maggior
parte l’indicazione di votare Sì. Nel
2022 si giunge infine con la cosiddetta riforma Cartabia alla separazione
parziale delle funzioni dei
magistrati, non delle carriere, che restano rigidamente governate e
disciplinate dal CSM, sia per i magistrati giudici che per i magistrati inquirenti.
,
4. CHE ACCADE IN EUROPA E IN ALCUNI PAESI DEL
MONDO?
La
separazione è netta tra chi è chiamato a giudicare e chi è tenuto ad indagare e
ad accusare in: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca,
Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania,
Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia,
Spagna, Svezia, Ungheria.
I
soli paesi dell’Unione Europea dove vige l’unificazione delle carriere dei
magistrati, cioè una sola corporazione che comprende tanto giudici che
inquirenti, sono Italia e Grecia. Ciò può dipendere dal fatto che entrambi i paesi
abbiano sperimentato dittature in cui il potere esecutivo aveva finito col
fagocitare il potere giudiziario. Preoccupazione che non dovrebbe esistere in
democrazia, tant’ è che in alcuni dei paesi sopra elencati, dove vige
l’unificazione della carriere (Belgio, Francia, Germania e Spagna), la funzione
inquirente dei Pubblici Ministeri è addirittura regolata dall’esecutivo, così
come, mutatis mutandis, avveniva
nell’Italia liberale, giacché si ritiene che in un paese democratico a
rappresentare il potere giudiziario, e a garantire dunque la celebre
distinzione dei tre poteri voluta da Montesquieu, sia più che sufficiente la
magistratura giudicante. Tanto più che se si esagera in senso contrario, se
cioè il potere giudiziario (ma anche l’esecutivo e/o il legislativo) finisce
col prevalere sugli altri due, lo sbilanciamento che si viene a creare può
degenerare in un conflitto che rischia di rendere ingovernabile un paese.
Nel
resto d’Europa e del mondo, la posizione più radicale, nel senso della
separazione tra chi accusa e chi giudica, è quella dell’Inghilterra e degli Stati
Uniti, nel senso che nel diritto anglosassone è addirittura inconcepibile
che chi giudica appartenga alla stessa corporazione di chi accusa. La
separazione è inoltre presente in Giappone,
sul modello occidentale, mentre in Russia
il sistema presenta una distinzione formale tra giudici e inquirenti ma una
sostanziale interdipendenza tra di loro. In Cina, infine, sia le Corti del Popolo (Giudici), sia le Procure del
Popolo (Inquirenti) sono unite entrambe sotto la direzione del Partito
Comunista.
sergio
magaldi