Lo zibaldone di Sergio Magaldi
lunedì 6 aprile 2026
Giordano Bruno e il Panpsichismo Quantistico di Federico Faggin - La natura della coscienza [parte 3.a]
sabato 21 marzo 2026
Dalla Fenomenologia a Federico Faggin - La natura della coscienza [2.a parte]
La fenomenologia riconosce alla coscienza una funzione privilegiata. Utilizzando il concetto di intenzionalità che lo psicologo Franz Brentano (1838-1917) aveva mediato dalla scolastica, Edmund Husserl (1859-1938) assegna alla coscienza la funzione di “intenzionare” i soli dati di realtà che ci è dato cogliere – i fenomeni – una volta operata l’EPOCHE’, cioè la messa in parentesi delle cose del mondo (oggetti) che noi crediamo di vedere solo grazie alla matematizzazione della realtà e ai dati di fatto della natura. La riduzione fenomenologica riguarda anche il corpo e l’io psicologico: restano solo la coscienza, sempre come “coscienza di qualche cosa” (un fenomeno alla volta) e l’io trascendentale come centro unificante della coscienza stessa. Io trascendentale che verrà cancellato dalle successive concezioni della fenomenologia (in particolare Sartre e Heidegger). La fenomenologia, o scienza dei fenomeni basata sull’esperienza, realizza così una priorità ontologica per la coscienza: non può essere il cervello a causare la coscienza, perché il cervello appare alla coscienza come un fenomeno.
Analogamente, diverse teorie contemporanee, da una prospettiva diversa e con esiti divergenti, assegnano alla coscienza completa autonomia dalla materia o addirittura un primato su di essa. È il caso del Panpsichismo Quantistico di Federico Faggin, secondo il quale la coscienza è dotata di libero arbitrio ed è irriducibile, cioè non deriva da proprietà più semplici ma esiste in natura come la massa e la carica elettrica e persino spazio-tempo e materia-energia sono spiegabili solo grazie alla coscienza e al libero arbitrio.
Resta il fatto che per la Fenomenologia – almeno per quella originale di Husserl – come per la teoria QIP (Quantum Information-based Panpsychism) di Federico Faggin e del fisico Giacomo Mauro D’Ariano, c’è il rischio di aver creato una nuova metafisica.
giovedì 19 marzo 2026
R E F E R E N D U M : Sì o No
Domenica
22 e Lunedì 23 marzo 2026, cioè ormai tra qualche giorno, gli italiani saranno
chiamati alle urne per decidere se confermare
con un Sì la legge sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici
ministeri oppure se respingerla con un No. È bene a questo proposito una
informazione esauriente che tenga conto:
1) Del contesto storico italiano, cioè di riassumere
brevemente lo stato del potere giudiziario in Italia dall’unificazione sino alle
modifiche introdotte con il fascismo..
2) Di verificare quale in sostanza fu, su questo punto
specifico, la riforma del ministro Rocco, durante gli ultimi anni del regime
fascista.
3) Quali furono le posizioni dei partiti politici sulla
questione – separazione sì, separazione no –
dalla proclamazione della Repubblica Italiana in poi, anche al fine di
valutarne la coerenza.
4) Uno sguardo ai
paesi dell’Unione Europea, di cui facciamo parte, per capire come
abbiano risolto la questione della carriera dei magistrati. Lo stesso sguardo
su paesi che non fanno parte dell’Unione, come Inghilterra, USA, Russia, Cina e
Giappone.
1. IL CONTESTO STORICO ITALIANO SINO
ALLA COSIDDETTA RIFORMA ROCCO
Il R.D. 13 novembre 1859, n. 3781 (noto come Legge Rattazzi) che
era parte dell’ordinamento dello stato sabaudo fu esteso a tutta Italia,
prevedendo che la magistratura fosse un Ordine Unico ma dipendente dal
Ministero della Giustizia.
Il
R.D. n. 2626 del 1865 definì l'organizzazione giudiziaria
post-unitaria, prevedendo una distinzione funzionale tra giudici e inquirenti, pur mantenendo
l'appartenenza a un corpo unico. Nella sostanza i pubblici ministeri erano considerati
rappresentanti del potere esecutivo presso l’autorità giudiziaria, mentre i
soli giudici erano esponenti del cosiddetto terzo potere: il potere giudiziario
che, com’è noto in un Paese di democrazia liberale, insieme al potere
legislativo e a quello esecutivo costituisce la struttura stessa dello Stato.
2. LA RIFORMA ROCCO NEGLI ULTIMI ANNI DEL
FASCISMO
È
vero in un certo senso che il fascismo – contrariamente a quello che si è
sentito dire nel corso della campagna elettorale – non introdusse
l’unificazione delle carriere dei magistrati (giudici e pubblici ministeri),
perché tale unità, come si è visto sopra, vigeva già nell’Italia liberale.
Resta però evidente che il R.D. 30
gennaio 1941 n.12 introdusse misure che esasperarono ancora di più la
confusione tra funzione inquirente e funzione giudicante, in più facendole di
fatto entrambe dipendere dal Ministero della Giustizia.
3.
LA POSIZIONE DEI PARTITI POLITICI DOPO IL 1948
La Costituzione del gennaio del
Dopo l’introduzione del nuovo codice di procedura penale
accusatorio (1988), parte della sinistra e dell'area socialista e radicale sostenne che la
separazione fosse il necessario completamento del processo per una sostanziale
pariteticità tra accusa e difesa. Con la
cosiddetta Bicamerale D'Alema del 1997 il centrosinistra aprì concretamente
alla distinzione tra carriere giudicante e requirente. Ancora nel 2019 esponenti di spicco
del PD (come Maurizio Martina) definivano la riforma "urgente e
ineludibile". Insomma, se un referendum confermativo su una legge di
separazione delle carriere tra giudici e inquirenti si fosse svolto allora, i
partiti della sinistra avrebbero dato con ogni probabilità e per la maggior
parte l’indicazione di votare Sì. Nel
2022 si giunge infine con la cosiddetta riforma Cartabia alla separazione
parziale delle funzioni dei
magistrati, non delle carriere, che restano rigidamente governate e
disciplinate dal CSM, sia per i magistrati giudici che per i magistrati inquirenti.
,
4. CHE ACCADE IN EUROPA E IN ALCUNI PAESI DEL
MONDO?
La
separazione è netta tra chi è chiamato a giudicare e chi è tenuto ad indagare e
ad accusare in: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca,
Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania,
Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia,
Spagna, Svezia, Ungheria.
I
soli paesi dell’Unione Europea dove vige l’unificazione delle carriere dei
magistrati, cioè una sola corporazione che comprende tanto giudici che
inquirenti, sono Italia e Grecia. Ciò può dipendere dal fatto che entrambi i paesi
abbiano sperimentato dittature in cui il potere esecutivo aveva finito col
fagocitare il potere giudiziario. Preoccupazione che non dovrebbe esistere in
democrazia, tant’ è che in alcuni dei paesi sopra elencati, dove vige
l’unificazione della carriere (Belgio, Francia, Germania e Spagna), la funzione
inquirente dei Pubblici Ministeri è addirittura regolata dall’esecutivo, così
come, mutatis mutandis, avveniva
nell’Italia liberale, giacché si ritiene che in un paese democratico a
rappresentare il potere giudiziario, e a garantire dunque la celebre
distinzione dei tre poteri voluta da Montesquieu, sia più che sufficiente la
magistratura giudicante. Tanto più che se si esagera in senso contrario, se
cioè il potere giudiziario (ma anche l’esecutivo e/o il legislativo) finisce
col prevalere sugli altri due, lo sbilanciamento che si viene a creare può
degenerare in un conflitto che rischia di rendere ingovernabile un paese.
Nel
resto d’Europa e del mondo, la posizione più radicale, nel senso della
separazione tra chi accusa e chi giudica, è quella dell’Inghilterra e degli Stati
Uniti, nel senso che nel diritto anglosassone è addirittura inconcepibile
che chi giudica appartenga alla stessa corporazione di chi accusa. La
separazione è inoltre presente in Giappone,
sul modello occidentale, mentre in Russia
il sistema presenta una distinzione formale tra giudici e inquirenti ma una
sostanziale interdipendenza tra di loro. In Cina, infine, sia le Corti del Popolo (Giudici), sia le Procure del
Popolo (Inquirenti) sono unite entrambe sotto la direzione del Partito
Comunista.
sergio
magaldi
mercoledì 18 marzo 2026
Dan Brown: L'Ultimo Segreto - La natura della coscienza [1.a parte]
The Secret of Secrets di Dan Brown,
edito di recente da Rizzoli con il titolo L’Ultimo segreto,
unitamente al romanzo del 2009 Il Simbolo perduto, si collegano,
tramite il personaggio di Katherine Solomon – esperta delle cosiddette scienze
noetiche e compagna di Robert Langdon, professore di simbologia ad Harward e
protagonista assoluto di gran parte dei romanzi di Dan Brown – ad una
concezione della coscienza sostenuta dal panpsichismo di Federico Faggin e
ispirata alle analisi del matematico e fisico Sir Roger Penrose, premio Nobel
per la Fisica nel 2020 per lo studio sulla formazione dei “buchi neri” come
conseguenza della relatività generale di Albert Einstein.
Roger Penrose dopo aver pubblicato nel
1994 Shadows of the Mind (“Ombre della Mente”), annunciò
insieme a Stuart Hameroff – medico e professore universitario noto per gli
studi sulla coscienza – la teoria “Orch-OR” (Orchestrated Objective Reduction)
secondo cui la coscienza emerge da processi quantistici ed è indipendente dal
cervello.
In questa puntata, oltre alle analisi di
alcune pagine dei due romanzi di Dan Brown, si parlerà delle concezioni
classiche della coscienza, precedenti il concetto di intenzionalità introdotto
dalla fenomenologia di Husserl e delle moderne teorie sulla coscienza.
Essere e Divenire. L'eterno ritorno dell'eguale [3.a parte]
Tutta la storia della
metafisica classica – dice Heidegger- si snoda nel rapporto tra Essere e
Divenire. A cominciare dalla contrapposizione storiografica tra Parmenide ed
Eraclito, poi con Platone che assimila l’Essere al mondo delle idee e coglie il
divenire nella realtà sensibile, per continuare con Aristotele che riduce
essere e divenire a potenza ed atto, per finire con Hegel che afferma che il
puro essere è come il puro nulla. Così, andando in cerca dell’Essere, si sono
trovati solo enti. Con il "Che cos'è" ( ti esti ) di Socrate, nel tentativo impossibile di definire
il bene, il male, il giusto, l’ingiusto etc… si va caccia di enti assoluti
scambiandoli per l’Essere: Dio, Natura, Assoluto, Spirito e altro ancora.
Già nella
conclusione del saggio del 1946 Heidegger esprime il legame tra
Anassimandro, Eraclito e Parmenide. Scrive Heidegger in maniera ripetitiva ma
efficace: Il λόγος, che Eraclito concepisce come il tratto fondamentale
dell’esser-presente; la Μοίρα, che Parmenide concepisce come il tratto
fondamentale dell’esser-presente; il χρεών che Anassimandro concepisce come
l’essenza dell’esser-presente, designano tutti il Medesimo.
Secondo Heidegger, la
presunta "lotta" tra Parmenide ed Eraclito è un mito storiografico.
In realtà, entrambi stavano dicendo la stessa cosa da due prospettive
diverse. Parmenide sottolinea la costanza della presenza
[C’è sempre qualcosa: l’Essere]. Eraclito sottolinea
il conflitto (Polemos) necessario affinché tale presenza emerga dall'oscurità.
Per Heidegger, l'Essere non "è" semplicemente, ma si manifesta (svela) in un ente
mentre simultaneamente si nasconde (occultamento). Il divenire, quindi, non è solo il mutamento fisico, ma il
movimento intrinseco dell'Essere che si mostra nella "Radura" (Lichtung)
e si sottrae allo stesso tempo. Nella metafisica classica
(onto-teologia), Dio è concepito come l'ente sommo, causa prima che
"crea" gli enti dal nulla. Per Heidegger, l'Essere (Sein) non è un ente, non
è un Dio, né una causa, né una sostanza, né una persona. L'Essere è Ereignis (Evento/Evento
di appropriazione), un "dono" che si dà nel tempo e
nella "Radura" (Lichtung). Detto altrimenti, l'Essere "dà" l'ente nel senso
che lo lascia apparire.
martedì 17 febbraio 2026
L'oblio dell'Essere – Il Peso più grande [2ª parte]
venerdì 30 gennaio 2026
Il Peso più grande – L'eterno ritorno dell'eguale. [1ª parte]
). Nel medioevo Dio faceva MONDO perché era al centro di tutto. Nietzsche capisce in anticipo che la morte di DIO lascia spazio/sostituito dal DIO DENARO. Infatti ne annuncia la morte al MERCATO. Nietzsche è un grande profeta perché capisce in anticipo il NICHILISMO UMANO dei nostri giorni dove l'essere umano trasformato in ruolo/persona (tre Metamorfosi Nietzschiana) non è più un FINE ma bensì un MEZZO. Con questo non è che nel medioevo erano tutti dei santi, ma capisce che la natura umana sta lasciando il posto al denaro e poi alla TECNICA che è l'anima della scienza (Gunther Handers spiega benissimo questo passaggio nel suo libro L'uomo è antiquato). Che dire, VI RINGRAZIO nuovamente PER QUESTI SPUNTI DI RIFLESSIONE





