The Secret of Secrets di Dan Brown, edito di recente da Rizzoli con il
titolo L’Ultimo segreto, unitamente
al romanzo del 2009 Il Simbolo perduto,
si collegano, tramite il personaggio di Katherine Solomon – esperta delle
cosiddette scienze noetiche e compagna di Robert Langdon, professore di
simbologia ad Harward e protagonista assoluto di gran parte dei romanzi di Dan
Brown – ad una concezione della coscienza sostenuta dal panpsichismo di Federico
Faggin e ispirata alle analisi del matematico e fisico Sir Roger Penrose,
premio Nobel per la Fisica nel 2020 per lo studio sulla formazione dei “buchi
neri” come conseguenza della relatività generale diAlbert Einstein.
Roger Penrose
dopo aver pubblicato nel 1994 Shadows of
the Mind (“Ombre della Mente”), annunciò insieme a Stuart Hameroff – medico
e professore universitario noto per gli studi sulla coscienza – la teoria
“Orch-OR” (Orchestrated Objective Reduction) secondo cui la coscienza emerge da
processi quantistici ed è indipendente dal cervello.
In
questa puntata, oltre alle analisi di alcune pagine dei due romanzi di Dan
Brown, si parlerà delle concezioni classiche della coscienza, precedenti il concetto
di intenzionalità introdotto dalla fenomenologia di Husserl e delle moderne
teorie sulla coscienza.
Tutta la storia della metafisica classica – dice Heidegger- si snoda nel rapporto tra Essere e Divenire.
A cominciare dalla contrapposizione storiografica tra Parmenide ed Eraclito,
poi con Platone che assimila l’Essere al mondo delle idee e coglie il divenire
nella realtà sensibile, per continuare con Aristotele che riduce essere e divenire
a potenza ed atto, per finire con Hegel che afferma che il puro essere è
come il puro nulla. Così, andando in cerca dell’Essere,
si sono trovati solo enti. Con il "Che cos'è" ( ti esti ) di Socrate, nel tentativo impossibile di definire
il bene, il male, il giusto, l’ingiusto etc… si va caccia di enti assoluti
scambiandoli per l’Essere: Dio, Natura, Assoluto, Spirito e altro ancora.
Già nella conclusione del saggio del 1946 Heidegger esprime il legame tra Anassimandro,
Eraclito e Parmenide. Scrive Heidegger in maniera ripetitiva ma efficace: Il
λόγος, che Eraclito concepisce come il tratto fondamentale dell’esser-presente;
la Μοίρα, che Parmenide concepisce come il tratto fondamentale
dell’esser-presente;il χρεών che Anassimandro concepisce come
l’essenza dell’esser-presente, designano tutti il Medesimo.
Secondo Heidegger, la presunta "lotta" tra Parmenide ed Eraclito è un mito storiografico. In realtà, entrambi stavano dicendo la stessa cosa da due prospettive diverse. Parmenide sottolinea la costanza della presenza [C’è sempre qualcosa: l’Essere].Eraclito sottolinea il conflitto (Polemos) necessario affinché tale presenza emerga dall'oscurità. Per Heidegger, l'Essere non "è" semplicemente, ma si manifesta (svela) in un ente mentre simultaneamente si nasconde (occultamento). Il divenire, quindi, non è solo il mutamento fisico, ma il movimento intrinseco dell'Essere che si mostra nella "Radura" (Lichtung) e si sottrae allo stesso tempo. Nella metafisica classica (onto-teologia), Dio è concepito come l'ente sommo, causa prima che "crea" gli enti dal nulla. Per Heidegger, l'Essere (Sein) non è un ente, non è un Dio, né una causa, né una sostanza, né una persona. L'Essere è Ereignis(Evento/Evento di appropriazione), un "dono" che si dà nel tempo e nella "Radura" (Lichtung). Detto altrimenti, l'Essere "dà" l'ente nel senso che lo lascia apparire.
In questa seconda puntata, "L'eterno ritorno dell'eguale", nell'interpretazione che Heidegger dà di Nietzsche, viene collocato nel suo contesto: non un'idea isolata, ma il vertice di una triade che comprende la Volontà di potenza e il Superuomo. È la nuova metafisica che Nietzsche inaugura dopo aver demolito quella classica. Il tema della "differenza ontologica" - la indistinzione tra essere ed ente che attraversa tutta la filosofia del Novecento - permane così anche dopo Nietzsche, a giudizio di Heidegger.
Cosa ha fatto Nietzsche? Demolendo la
metafisica con i suoi valori tradizionali ha inteso tuttavia mettere d’accordo,
con l’eterno ritorno dell’eguale,
Parmenide ed Eraclito, l’Essere e il divenire, la stabilità e la
presenza (rappresentazione). Per di più con la volontà di potenza come apertura al
dominio umano della tecnica che - dopo la morte di Dio annunciata da
Zarathustra, il profeta di Nietzsche - conduce al nihilismo del pensiero
occidentale e al definitivo oblio della domanda sull’Essere.
490 visualizzazioniPremière trasmessa il giorno 19 gen 2026
"L'eterno ritorno dell'eguale" è forse l'idea più enigmatica di Friedrich Nietzsche: non un semplice ciclo temporale, ma una sfida radicale al modo in cui viviamo ogni istante.
La lettura di Martin Heidegger, che vede in Nietzsche il compimento della metafisica occidentale, iniziata con Platone e portata a compimento nella stretta interdipendenza tra "Eterno ritorno dell'eguale", "Volontà di potenza" e "Superuomo".
piccolo ot: si sente molto la mancanza di una lettura alternativa degli accadimenti dell'attualità, in questi tempi così veloci, come spesso ci ha dato in passato Gioele
Vi ringrazio di cuore per il tema trattato e per la vostra preparazione (unico neo la pubblicità continua). Secondo me quando Nietzsche annuncia la morte di DIO, sta annunciando la fine di un mondo perché a prescindere che ci si possa credere o No in Dio (per me se qualcuno muore è perché è esistito). Nel medioevo Dio faceva MONDO perché era al centro di tutto. Nietzsche capisce in anticipo che la morte di DIO lascia spazio/sostituito dal DIO DENARO. Infatti ne annuncia la morte al MERCATO. Nietzsche è un grande profeta perché capisce in anticipo il NICHILISMO UMANO dei nostri giorni dove l'essere umano trasformato in ruolo/persona (tre Metamorfosi Nietzschiana) non è più un FINE ma bensì un MEZZO. Con questo non è che nel medioevo erano tutti dei santi, ma capisce che la natura umana sta lasciando il posto al denaro e poi alla TECNICA che è l'anima della scienza (Gunther Handers spiega benissimo questo passaggio nel suo libro L'uomo è antiquato). Che dire, VI RINGRAZIO nuovamente PER QUESTI SPUNTI DI RIFLESSIONE
Inoltre penso che Nietzsche come lo stesso Giordano Bruno avesse una sapienza che va' OLTRE l'umana Comprensione. Lui è la prova provata della MELANCHOLIA DI DURER e del quadrato magico di saturno
Terzo romanzo di una trilogia che Ottavio Plini inizia a scrivere quando non ha ancora compiuto i trent’anni ("La costruzione a venire") e che prosegue poco dopo, pubblicando nel 2022 "Lo specchio tra i mondi" e, infine, questo "Un’ombra che si inseguiva".
Una cerchia di esoteristi – spesso in disaccordo tra loro e di cui qualcuno fa parte a vario titolo di logge per il controllo dell’universo – sembra soprattutto alla ricerca di una insostenibile stabilità del reale, ma la realtà sfugge da tutte le parti lasciando piuttosto intravedere dimensioni alternative e universi paralleli.
Dal realismo magico al ‘fantastico visionario’ – come nella definizione di Italo Calvino – o genere 'fantasy', lo stile narrativo di Ottavio Plini si lascia apprezzare per la freschezza delle immagini e la garbata ironia nel disegnare un multiverso di ricchissime sfaccettature.
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Eros e Logos. Mondi paralleli. Dal visibile all'invisibile, dall'amore tradito all'amore catartico. Sergio Magaldi e Gioele Magaldi chiudono il ciclo orwelliano esplorando gli incroci narrativi tra '1984' di George Orwell, 'Julia' di Sandra Newman e '1Q84' di Murakami Haruki: due coppie di amanti, realtà ambigue, coscienze scisse. Un denso e affascinante viaggio attraverso le simbologie potenti ed evocative che si intrecciano nei tre romanzi.
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Puntate precedenti:
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"1984" – George Orwell: distopia o realtà? – 1ª puntata
• "1984" – George Orwell: distopia o realtà?...
In questa puntata sono messi a confronto i romanzi “1984” di Orwell,“1984 – Julia” di Sandra Newman e “1Q84” di
Murakami Haruki. Innanzi tutto la realtà con cui si apre la narrazione: dallo
squallore del paesaggio, Orwell ci introduce poco a poco, con maestria
letteraria, alla vita squallida degli abitanti di Londra. Operazione inversa
per Sandra Newman che inizia col parlare della vita angusta dei personaggi per
approdare solo dopo alcune pagine a descrivere la realtà in cui s’innalza
l’edificio del Ministero dell’Amore: tra “una mescolanza di rovine e di casette
basse”, o la realtà del quartiere dei prolet: “Un mondo fatto di case diroccate
e malmesse, puntellate da pezzi di legno alla rinfusa”. Del tutto diverso
l’approccio di Murakami: un paesaggio da autostrada dei nostri giorni visto con
gli occhi di una giovane donna che quell’autostrada sta percorrendo in un taxi
in cui alla radio risuona un brano di musica classica. Dope poche pagine,
apprendiamo però che quella realtà non è stabile e che può trasformarsi
facilmente in un multiverso.
Interessante poi il confronto tra i personaggi principali
dei tre romanzi. Un uomo e una donna legati da una relazione d’amore: Winston e
Julia, gli stessi in Orwell e Newman. Aomame e Tengo nel romanzo di Murakami.
Hanno tutti qualcosa in comune ma anche qualcosa che li differenzia in funzione
di una prospettiva disuguale, di un’indole che forse favorisce una diversa
presa di coscienza, oltre che della
realtà di cui sono espressione.
E ancora: O’Brien, il potente dirigente del Partito
Interno ha un comportamento che riflette gli obiettivi differenti di Orwell e
Sandra Newman la quale, com’è noto, con l’approvazione della Fondazione Orwell,
ha riproposto di recente “1984”,
in una riscrittura al femminile, dove Julia si sostituisce a Winston nel ruolo
principale. Molto più complesso trovare un equivalente di O’Brien in “1Q84” di
Murakami, ma con una certa liberalità lo si può assimilare al leader della
setta “Chiesa dell’Egalitarismo Assoluto”.
Da ultimo, il finale dei tre romanzi ci pone di fronte a
tre diverse “filosofie di vita”, a tre modalità della coscienza umana di
comprendere e di comportarsi di conseguenza, pur in presenza di accadimenti
simili.