lunedì 20 giugno 2022

MRTV- ZIBALDONE ONLINE N°31 – 20/06/2022. IL SOPRANNATURALE NEL ROMANZO,...

domenica 12 giugno 2022

CALCIOMERCATO JUVE: VIA ANCHE CUADRADO?!


 

 Dopo l’addio al grande Chiellini (per ragioni anagrafiche), a Bernardeschi (con poco rimpianto… anzi!) e a Dybala, il cui mancato rinnovo a 8-10 milioni ci sta tutto, ma non quello a 6 milioni che percepirà dall’Inter, rivale bianconera di sempre, ora sul piede di partenza sembra anche Cuadrato, il giocatore cui la Juve e Allegri in particolare devono una buona fetta degli ultimi scudetti e gran parte dei pochi risultati positivi in Champions. Il colombiano ha rappresentato per anni, sia da esterno basso che alto, l’alibi juventino per dimostrare che la squadra di Allegri aveva anche un gioco offensivo, con i suoi tanti assist, con la qualità di essere uno dei pochi, se non forse l’unico juventino, a saltare gli avversari, con le sue capacità di proporsi come regista dopo l’abbandono di Pirlo. Non solo per gratitudine, ma soprattutto per il suo valore attuale la Juve avrebbe dovuto proporgli un rinnovo di almeno 2 anni, invece decide di lasciarlo andare. Del resto, questo stava già per succedere nel 2017 quando fu proposto alla Roma! Tanto poco deve piacere Cuadrado ad Allegri (così come sempre poco gli è piaciuto Dybala) che non vede l’ora di disfarsene! Posso solo dire che il tecnico livornese, se Cuadrado dovesse partire già da quest’anno, senza attendere la scadenza del 2023, si accorgerà ben presto di quanto debba essere grato al colombiano per le sue vittorie del passato. E, intanto, l’ineffabile allenatore bianconero si gode il rinnovo del suo pupillo di sempre, quel De Sciglio che nel prossimo Campionato avrà trent’anni e che è giustamente ignorato da Mancini per la nazionale.

Il problema sarà invece disfarsi di qualcuno dei cosiddetti “grandi” centrocampisti presi a parametro zero. Ma chi arriverà? Bene Gatti, tornato alla Juve dopo il prestito al Frosinone. Il centrale difensivo è stato ieri tra i migliori in campo dell’Italia contro l’Inghilterra, pur avendo di fronte attaccanti come Abraham e Kane, e si spera che rimanga a Torino.

Tante le voci di mercato in entrata: a cominciare da Pogba, il cui contratto costerà alla Juve molto di più di quanto sarebbe costato il rinnovo di Dybala a 6 milioni a stagione, con l’osservazione che l’argentino nell’ultimo anno ha segnato 10 goal e Pogba uno solo, che l’ex juventino e neointerista è più giovane, che il francese ha avuto uno scarso rendimento negli ultimi tre anni al Manchester UTD, e che, a mio giudizio, Pogba non è il centrocampista che serve alla Juve e, infine, che i “ritorni” sono raramente proficui. Il massimo sarebbe stato puntare su Milinkovic-Savic o quantomeno su qualche altro vero  e grande centrocampista.

Diverso il discorso per De Maria, intrigante il suo possibile arrivo a Torino, se non fosse che l’ingaggio richiesto per pochi mesi (prima e dopo il mondiale) è addirittura assurdo (nove milioni di euro). Di gran lunga da preferire l’acquisto di Berardi, anche se i ruoli non sono proprio gli stessi.

Tante le voci, ma per ora solo voci, appunto, e c’è da considerare che la Juve attualmente ha problemi in tutti e tre i reparti, a cominciare già dal pacchetto difensivo (soprattutto i terzini). Se non li risolve, difficilmente può competere per lo scudetto con le milanesi (specie con un Inter che l’ex Marotta impreziosisce sempre di più, facendo anche guadagnare la Società) e forse persino per il quarto posto, considerando che la Roma di Mourinho si rafforzerà e che a lottare per i restanti due posti in Champions saranno in tante: Napoli, Lazio, Roma, Atalanta e Fiorentina e forse persino qualche altra squadra.

 

sergio magaldi

 


domenica 5 giugno 2022

MRTV- ZIBALDONE ONLINE N°30 – 06/06/2022. IL SOPRANNATURALE NEL ROMANZO,...

sabato 4 giugno 2022

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte VII


 

SEGUE DA:

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte I

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte II

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte III

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte IV

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte V

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte VI

 

 

 

Come ho già detto la Luna, unico satellite della Terra, non può essere chiamata a rappresentare simbolicamente l’inconscio – come pure si è tentato di fare –  neppure per il suo lato oscuro, la cosiddetta Luna Nera o Lilith. La sua relativa vicinanza alla Terra (382.000 km), il suo ruotarle attorno, il fatto di esserne il corpo celeste più vicino e di costituirne la dimensione complementare (Sistema astronomico Terra-Luna), nonché l’effetto prodotto dalla sua apparizione notturna, sono tutti aspetti che hanno favorito l’interpretazione astrologica della Luna nella prospettiva di una corrispondenza tra giorno (conscio) e notte (inconscio). È invece il suo fluttuare nello spazio ad una velocità superiore a quella di tutti i pianeti del sistema solare che ne determina, dal punto di vista simbolico, oltre che l’instabilità e il mutamento, l’immaginazione e la fantasia come le facoltà in cui il pensiero è più mutevole e corre più forte.

 

In tale contesto simbolico la Luna Nera, se positiva nel cielo di nascita, ha la funzione di sublimare l’immaginazione, favorendo le creazioni artistiche e letterarie. Al contrario, se negativa, la Luna Nera può stimolare le fantasie perverse. Neppure è raro il caso in cui sublimazione e perversione si ritrovino insieme nello stesso individuo.

 

Ciò premesso, l’idea di poter rappresentare simbolicamente l’inconscio attraverso il satellite della Terra denota non soltanto l’aspirazione a limitare fortemente il pensiero immaginativo e il sogno, ma induce anche alla tentazione di sottomettere o redimere l’inconscio. Operazione quanto mai ardua e pericolosa. Tentazione più che mai presente nel santo, nell'eroe, nell'ini­ziato. I quali tutti, per “mestiere” sono portati a rifiutare l'inconscio oppure a costruirse­ne uno di comodo cui relazionarsi con lo scopo sublime di sottometterlo o di razionalizzarlo. Queste anime belle spesso si coprono gli occhi per non vedere e si turano il naso per non sentire il fetore che viene dalla “stanza accanto” della propria coscienza illuminata.

 

Insomma, tra Alto e Basso, bisogna trovare - come già auspicava Marsilio Ficino - un luogo intermedio dove sia possibile incontrare il cosiddetto mondo interiore. 

 

Che c'è, in realtà, di così difficile e inquietante nel tentare di sottomettere o redimere l'inconscio? L'ener­gia che sprigiona da questa forza invisibile è talmente grande che l'esigua energia della coscienza rischia di esserne travolta. La coscienza può uscirne mutilata nel suo processo di individuazione che presuppone, appunto, il coraggio del confronto con l'inconscio non la sua sottomissione o redenzione. Il dialogo può essere spiacevole, doloroso, forse pericoloso, ma è l'unico mezzo che abbiamo per rompere le cristal­lizzazioni saturnine, allargando progressivamente le frontiere della coscienza.

 

Non è un caso che all'inizio del secolo, proprio quando appare “L’interpretazione dei sogni” di Freud, l'astronomo Percival Lowel, per spiegare le perturbazioni del­l'orbita di Urano, calcoli la posizione di un invisibile pianeta, all'estremo del siste­ma solare. Neppure è un caso che Jung nel 1929 congedi il suo saggio di commento al “Segreto del fiore d'oro”, antico testo di alchimia taoista, prospettando una visione dell'inconscio che riprende e amplia la stessa concezione freudiana e che, pochi mesi più tardi, con l'ingresso del Sole in Acquario (febbraio 1930), un astrono­mo americano riesca per la prima volta a fotografare il pianeta “invisibile”. È  Plutone, il corpo celeste più lontano dal Sole e il meno illuminato per il fatto di trovarsi su un’orbita distante dall’astro circa 6000 milioni di km. Plutone, posto all’estremo confine dell’intero sistema solare, compie la propria rivoluzione siderale (torna cioè nella stessa posizione di partenza dopo aver descritto un’orbita) in oltre 248 anni terrestri. Simbolicamente il corpo del sistema solare più lontano dalla luce della coscienza e dunque il più adatto a rappresentare l’inconscio, ancorché oggi tra gli studiosi si continui a discutere sulla sua piccolezza o se sia addirittura un pianeta.

 

Per la verità, Rudhyar attribuisce la rappresentazione simbolica dell’inconscio a tutti e tre i pianeti trans-saturnini: Urano, scoperto nel 1781, poco prima della Rivoluzione francese, Nettuno scoperto nel 1846 e Plutone scoperto esatta­mente 84 anni dopo Nettuno, a distanza di un ciclo completo di Urano. Ai tre pianeti, egli assegna tre diverse funzioni simboliche: Urano rappresenta la forza “proiettiva” dell'inconscio, Nettuno quella “dissolvente”, e Plutone quella “rigenerante” ([1])

 

In conclusione, dunque, il concetto più compiuto e al tempo stesso più produttivo con cui siamo oggi in grado di rappresentare l'inconscio, nella sua dinamica spazio-temporale, è Plutone.

 

sergio magaldi



[1] Dane Rudhyar, Astrologia della personalità, trad.it., Roma, 1986, pp.209-220

 


martedì 24 maggio 2022

BILANCIO SERIE A 2021/2022 E PRIMATO DELLA JUVENTUS


 

Il Milan vince il suo diciannovesimo scudetto, conteso sino all’ultima giornata con l’Inter che avrebbe potuto bissare il successo della stagione 2020/2021 se non fosse capitolata nella partita di recupero a Bologna, dove pure si era trovata in vantaggio, così come pure in vantaggio era stata nell’ultimo scontro diretto con i rossoneri. Vince il Milan meritatamente, ancorché nella prima parte del Campionato abbia incontrato lo sguardo favorevole degli dei del calcio: non per i rigori ricevuti, decisamente in numero inferiore (8) rispetto a quelli dell’anno scorso (20!), ma per via di un atteggiamento genericamente benigno di cui ha potuto usufruire, tranne forse in una partita soltanto! Lo vince grazie al suo collettivo e ad una organizzazione di gioco che ha fatto della velocità, dell’agonismo e delle verticalizzazioni il suo punto di forza. Perde lo scudetto l’Inter che aveva forse l’organico migliore del Campionato, ma Inzaghi si consola con gli altri due titoli a disposizione: Super Coppa e Coppa Italia. Gli stessi titoli vinti l’anno passato dalla Juventus e che non sono stati sufficienti a Pirlo, al suo primo anno da allenatore, per evitare l’esonero, così come l’anno precedente non era stato sufficiente a Sarri vincere lo scudetto. Già, perché la Juve – non tanto il popolo bianconero quanto i suoi dirigenti – anelava il ritorno di Allegri, vincitore di 5 scudetti con i bianconeri negli anni in cui Milan e Inter non erano più competitivi al massimo livello.

Dal canto suo, la Juventus del “nuovo” ciclo, per la prima volta dopo 11 anni non si assicura almeno un titolo, ma consegue certamente un primato: quello di aver espresso il peggior calcio di tutta la Serie A ancorché, grazie al crollo dell’Atalanta, sia riuscita qualificarsi per la Champions del prossimo anno. Una squadra inguardabile anche quando ha inanellato una serie di risultati utili quanto striminziti nel punteggio. Perché tutto si può dire di Allegri ma non che non sia capace di vincere. Alla sua maniera, si capisce, divenuta ormai inattuale per continuare a primeggiare in un Campionato, sia pure mediocre, come la Serie A. Se il Milan (come in passato l’Atalanta) si è mostrata la più forte nel verticalizzare, la Juventus vanta il primato di stucchevoli passaggi orizzontali dei difensori ai centrocampisti e viceversa, con la difesa sempre bassa e senza avere un gioco vero e proprio, affidandosi  per andare in goal alle ripartenze dei singoli, mancando del tutto la visione di una strategia offensiva degna di questo nome. Nonostante il gesto apprezzabile dei dirigenti bianconeri di portare Dusan Vlahovic a Torino nel mese di gennaio, si spiega così il diverso numero di reti realizzate dalla punta serba nella Juve rispetto ai goal segnati con la Fiorentina nella prima parte del Campionato. E c’è da scommettere che prima o poi Allegri farà anche di Vlahovic un centrocampista e/o un difensore, così come in passato ha fatto con Dybala che, guarda caso e incidenti a parte, ha avuto l’anno migliore –  di questi ultimi – con Sarri che l’aveva riproposto nel suo ruolo naturale. Dopo l’addio al grande Giorgio Chiellini, purtroppo neppure l’argentino sarà più della Juve, non me la sento però di criticare la dirigenza della Juventus per almeno 4 motivi: 1) Il contratto lungo e oneroso - quasi come quello di Allegri - chiesto dal giocatore 2) La scarsa disponibilità di Dybala ad accettare cessioni mentre ha un contratto in corso, come nel caso che riguardò lo scambio con Lukaku 3) I frequenti incidenti di gioco degli ultimi anni 4) L’allenatore che l’avrebbe diretto. 

Ad ogni buon conto, se Dybala non avrà incidenti, dovunque vada sentiremo ancora parlare di lui, sempre che sia riproposto come attaccante vero.

Il Napoli con il terzo posto ha fatto il suo, ma avrebbe potuto fare meglio e lottare per lo scudetto sino all’ultimo, ma sembra proprio che – come già avvenuto con la Roma – manchi a Spalletti la fortuna o non so che altro per vincere il suo primo scudetto in Serie A.

La Lazio di Sarri raggiunge il quinto posto e la qualificazione all’Europa League con una rosa di 14-15 giocatori, in più di una occasione mostrando il miglior calcio della Serie A.

Deludente l’Atalanta, giunta non tanto alla fine di un ciclo ma forse solo alla necessità di una ripartenza  che ridefinisca i propri obiettivi.

Bene la Fiorentina che, priva di Vlahovic da gennaio e  quasi rischiando la retrocessione lo scorso anno, raggiunge la qualificazione per una Coppa europea.

Sospeso il giudizio sulla Roma di Mourinho in vista della finale di Conference League di domani. Se i giallorossi giocheranno come nell’ultima partita a Torino potrebbero finalmente alzare al cielo una Coppa europea, dopo la discussa Coppa delle Fiere vinta, nella stagione 1960/1961, in finale contro il Birmingham; se saranno quelli visti a Firenze o all’Olimpico contro il Venezia difficilmente riusciranno a non perdere. Resta comunque il fatto positivo della qualificazione all’Europa League e di essere – unica squadra italiana – tra le sei finaliste delle Coppe europee.  

 sergio magaldi       


domenica 22 maggio 2022

venerdì 20 maggio 2022

Massoneria On Air 19-05-22 N°18 Compassione e Virilità

lunedì 16 maggio 2022

ZIBALDONE ONLINE N° 28 – 16/05/22. IL NOACHISMO

domenica 8 maggio 2022

ZIBALDONE ONLINE N° 27 – 09/05/22: L’EVOLUZIONE STRATEGICA DELLA NATO

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte VI


 

SEGUE DA:

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte I

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte II

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte III

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte IV

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte V

 

 

 Ciò che dicevo a proposito di Venere vale per ogni altro corpo celeste e direi in modo ancora più manifesto per la Luna. Il luminare della notte dovette subito imporsi alla fantasia degli antichi per il candore della sua veste fisica, suscettibile tuttavia di cambiare velocemente nel colore e nella forma, determinando così una vasta scala di immagini cromatiche, ricche di significato. Né ci volle molto perché la mente primitiva proiettasse su altrettante divinità il fluttuare perenne dell’astro così simile al flusso della vita: nascita, crescita, pienezza, decadenza e morte. Unico satellite della Terra, chi coltiva i campi ne scopre subito l’influenza per la semina, chi naviga ne coglie la corrispondenza con le maree e l’intero ciclo femminile appare cadenzato su quello della Luna.

 

È interessante osservare come per secoli l'astrologia giudiziaria abbia considerato simboli privilegiati per l'ascolto dell'inconscio il luminare della Luna e, in particolare, Lilith, la sua zona oscura, talora identificata con la Luna Nera. Né, d'altra parte, erano noti altri simboli spazio-temporali per descrivere l'inconscio. In proposito, occorre appena accennare che sulla stessa esistenza fisica della Luna Nera si continua ancora a dubitare, tanto che è stata spesso diversamente interpretata: 1. Come Luna non visibile o Luna nuova al momento della sua congiunzione col Sole (Ecate o Artemide dei Greci); 2. Come secondo satellite della Terra, scoperto nel XVII Secolo dal gesuita Giovanni Battista Riccioli e con un passo giornaliero di 3 gradi, ma di cui l'esistenza non è stata ancora accertata; 3. Come un punto fittizio dell'orbita lunare.

 

Che la Luna rappresenti simbolicamente il femminile, la fantasia, il sogno, l'immaginazione è perfettamente accettabile; che l'inconscio possa essere identificato col simbolismo lunare è altamente improbabile. Dane Rudhyar ha chiaramente dimostrato che è proprio la dinamica Saturno (l'io, la forma) - Luna (l'energia vitale) a rendere conto del nostro io cosciente. Inoltre, la Luna è talmente veloce nello spazio che male rappresenta un contenuto psichico così fortemente cristallizza­to quale l'inconscio, la cui trasformazione richiede un processo lentissimo, addirittura generazionale, prima che si possa avvertire un significativo mutamento. 

 

Occorre tuttavia riconoscere che la figura di Lilith-Ecate è presente tanto nella mitologia ebraica che in quella greco-romana con la funzione di rappresentare gli istinti più riposti della personalità, ma a parte il dubbio sul potersi giovare di un suo corrispettivo fisico nello spazio, questo simbolo resta, anche solo come concetto, un po' troppo angusto per una reale connotazione dell'incon­scio, e semmai può essere chiamato a rappresentare lo strato immediatamente al di sotto della coscienza, ciò che Freud definiva preconscio. Né, d’altra parte, appare convincente l'idea di un inconscio limitato al ruolo di controparte di polarità sessuale. Tale  ruolo sembra più che altro spettare all'Anima per l'uomo e all’Animus per la donna. E “anima” e “animus” appartengono alla coscienza o tutt’al più al subconscio (o preconscio) e forse è proprio questo il regno di Lilith.

 

La Luna  è la casta Artemide (o Diana) al suo candido e primo apparire, protettrice delle partorienti e al tempo stesso custode del principio femminile che deve essere mantenuto intatto per essere preservato. Pronta ad uccidere e/o a generare la follia nelle menti di chi attenti all’equilibrio della natura (Orione colpito da uno scorpione, Atteone mutato in cervo e via dicendo). Così, tra i vari significati, l’astrologia attribuisce ad una certa configurazione del luminare nel cielo di nascita le morti improvvise e/o l’insorgere della follia.

 

È Selene nella pienezza del suo fulgido splendore, a simboleggiare la bellezza delle forme femminili, che protegge le donne in gravidanza, favorisce la fecondazione; è Atena o Minerva dagli occhi di civetta che vede nel buio della notte ciò che altri non vedono e nella sua sapienza conosce ogni segreto; è Ecate la terribile, quando nel cielo scompare alla vista e si lega alle ombre degli spiriti e alle pratiche di magia nera. Insomma è il principio femminile nella varietà delle sue sfumature positive e negative. In qualche raro caso è però anche divinità maschile (è il caso di Shin, il dio assiro-babilonese), perché non più considerata per rapporto al Sole dal quale riceve la luce, ma in relazione alla Terra da fecondare. Sotto il femmineo e bianco manto l’astro cela infatti il rosso dardo della passione, per cui talora fu anche identificato con Venere-Afrodite. 

 

Gli dei rappresentano in forma personalizzata le forze gravitanti nell’universo e nella psiche umana, i miti raccontano di questi dei, attribuendo loro fatti reali e accadimenti umani. L’astrologo traduce miti e simboli in un universo di significato che differisce non solo in funzione di una molteplicità di variabili, ma in ragione di una complessità di cui è l’interprete e, in definitiva, il solo responsabile. Giacché, per quanto egli si sforzi di considerare con oggettività le diverse energie dei corpi celesti presenti nel tema di nascita considerato, spetta sempre a lui ricomporre in sintesi ciò che a prima vista appare contraddittorio. Tanto per fare qualche esempio: la nascita con Luna nuova, crescente, calante o piena, al primo quarto, all’ultimo, in domicilio, in esilio, in esaltazione o caduta, in questo o quel segno, in questa o quella casa, armonica o disarmonica col Sole e con i pianeti ecc… assumerà significati diversi potendo idealmente richiamarsi a questa o quella divinità del mito lunare. Così, se congiunta a Marte, l’interprete non avrà difficoltà a identificare la Luna con Artemide e i suoi significati guerrieri, se congiunta a Venere con la stessa Afrodite e la dolcezza venusina, se a Giove con Selene, cioè la possibilità di successo, l’immaginazione benefica, ma anche il rischio di ingrassare...

 

S E G U E

 

sergio magaldi


domenica 1 maggio 2022

ZIBALDONE ONLINE N° 26 – 02/05/22 – I SOFISTI

giovedì 28 aprile 2022

Massoneria On Air N°16 28-04-22 La Resurrezione Alchemico Pasquale

mercoledì 27 aprile 2022

COSTA CONCORDIA cento anni dopo l'affondamento del Titanic


 

 

Le molteplici e straordinarie coincidenze tra i due tragici sinistri nella storia delle grandi navi passeggeri lascia pensare che il riferimento ai “corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico potrebbe aiutarci ad avvalerci dell’inconscio collettivo per attingere dall’ esperienza altrui,  ivi conservata.

 

di Alberto Zei

 

La storia si ripete

A seguito dell’ articolo pubblicato ieri,  riguardante le circostanze che hanno determinato l’ inabissamento del Titanic, ecco che la Concordia con la sua tragedia avvenuta esattamente 100 anni dopo, si presenta come un simbolico riferimento ai “corsi e ricorsi storici” dei grandi eventi, ritenuti da molti più unici che rari per la loro particolarità, ma che  prima o poi si ripetono, anche negli avvenimenti dove la partecipata emotività pubblica  genera un effetto moltiplicatore della loro importanza, senza essere noi riusciti  a trarre da questi,  esperienza e conoscenza sufficiente per evitarli. 

Si può  semplicemente rilevare per i due colossi del mare che gli stessi criteri innovativi di costruzione, i servizi previsti per l’emergenza, gli errori  di navigazione, la insufficienza delle imbarcazioni di soccorso e l’ essere ritenuti al di sopra di ogni possibile naufragio, traccino un interessante  confronto con gli eventi che hanno causato il loro affondamento. Vediamo il probabile e significativo parallelo.

 

Compartimenti  stagni

La Concordia, così come il Titanic, era normalmente dotata di compartimenti stagni  che avrebbero contenuto l’allagamento anche con il coinvolgimento di tre settori adiacenti danneggiati. Nel  caso della Concordia il cedimento delle pareti di contenimento hanno creato l’allagamento dell’intera nave.

 

La lamiera di costruzione

Per le moderne navi da crociera di grande stazza, è prevista una lamiera acciaiosa di adeguato spessore e composizione chimica. Il criterio di scelta sta nella possibilità di superare eventuali impatti senza subire lacerazioni, Infatti la lamiera utilizzata che viene denominata “navale”, oltre alla necessaria consistenza, possiede la caratteristica della flessibilità e dello stiramento all’urto, in modo che possa deformarsi ma non lacerarsi evitando le pericolosissime falle sotto il livello di galleggiamento.

La Concordia però, così come sembra il Titanic, per lo sfregamento della fiancata sullo scoglio è stata tagliata e accartocciata per la lunghezza per 70 m che l’ha aperta come si trattasse di una scatoletta. Ma di quale tipo di acciaio era costruito lo scafo della Concordia? Del  medesimo acciaio dello scafo della gemella Serena, ancora in servizio.

 

Imprudenza di navigazione  

Anche per la Concordia, come mutatis mutandis per il Titanic, non era prevista la rotta imprudente verso l’isola del Giglio che invece la nave percorse incorrendo nella collisione con uno scoglio imprevisto, davanti alle isolette delle Scole.

 

Tardivo avvistamento dell’ostacolo

La Concordia, così come il Titanic, pare non avesse predisposto la vedetta e i sistemi di rilevazione delle ecoscandaglio e della marca radar di sicurezza sembra fossero stati disattivati.

 

Ufficiale di guardia in luogo del comandante

Così come il Comandante del Titanic, anche il Comandante della Concordia in quella notte – in base alla relazione tecnica dei consulenti nominati dal Gip del Tribunale di Grosseto – era assente dal ponte di comando, subentrando in un secondo tempo, quando la nave ormai significativamente fuori rotta gli fu consegnata qualche minuto prima della collisione.

 

Errore del timoniere

Com’era accaduto con il timoniere del Titanic, anche il timoniere della Concordia – stando alle registrazioni della scatola nera – pur avendo ancora tempo sufficiente per evitare lo scoglio, mentre riceveva l’ordine dal Comandante: “20° a sinistra”, portò la barra a 20° a dritta. E solo dopo, ma troppo tardi, prima ha riportato la barra al centro per qualche secondo e poi ha eseguito il giusto comando a sinistra. Il risultato è stato un assurdo impatto sulla roccia emergente dall’acqua con tutta la tragedia che ne è seguita.

 

Lance di salvataggio

La stessa fatalità accomuna Titanic e Concordia riguardo alla mancanza delle scialuppe di salvataggio. Quantunque la Concordia ne fosse dotata. La causa fu l’impossibilità del personale di bordo di sganciare dai supporti di ancoraggio ben tre delle 12 lance di dotazione del ponte  sinistro che avrebbero consentito l’evacuazione di tutto il personale presente in quello stesso lato del transatlantico. Il risultato fu quello di dover necessariamente lasciare a bordo centinaia di persone, 32 delle quali perite  a causa del ribaltamento della nave. 

Da ultimo, a titolo simbolico della concomitanza degli eventi: il tempo di galleggiamento del Titanic, prima di affondare nel gelido oceano di quella notte, fu di circa due ore e 40 minuti; quello della Concordia, prima del suo ribaltamento in quella fredda notte d’inverno, esattamente cent’anni più tardi, fu di circa due ore e 57 minuti.

 

 

 


martedì 26 aprile 2022

TITANIC E CONCORDIA: lo stesso destino cento anni dopo


 

    

Nel fatidico centenario di ricorrenza tra i due più eclatanti eventi di affondamento dei transatlantici Titanic e Concordia con migliaia di passeggeri a bordo, i fatti avvenuti rievocano l’assurdo gioco del destino quando l’eccesso di sicurezza trascura l’eterno agguato dell’ “imprevisto “.

 

di Alberto Zei

 

Il presente articolo prende in considerazione le cause della collisione e dell’ inabissamento del Titanic. Nel  secondo articolo che sarà pubblicato domani verrà  trattata la sorprendente analogia con le condizioni del Titanic, le tragiche sequenze del tutto simili degli eventi e delle responsabilità dell’affondamento della Concordia.

 

  Corsi e ricorsi

Ancora una volta la intuizione del noto filosofo napoletano Giambattista Vico sui corsi e ricorsi delle grandi catastrofi storiche può in un certo modo, accordarsi con sorprendente  ripetizione e anche  in  eventi di minor spessore quando questi incidono  emotivamente sulla coscienza di un grande numero di persone. Si tratta di  situazioni che per la loro singolarità sembravano irripetibili ma che si ripresentano invece con caratteristiche del tutto simili a quelle dell’evento precedente.

Ciò significa che non abbiamo imparato niente di quanto è accaduto prima, oppure si crede che certi  fatti siano correlati dal caso, tanto da lasciare scandire gli eventi umani dalla ineluttabilità del destino.

Il 14 aprile scorso[1] ricorreva il giorno, ovvero la fatidica notte, in cui il  Titanic – il più innovativo transatlantico della sua epoca, per giunta  ritenuto inaffondabile – durante il suo viaggio inaugurale nel 1912 incontrò lungo la rotta al largo della Groenlandia  un iceberg alla deriva con il quale ebbe una grave collisione che ne determinò il tragico affondamento in meno di tre ore.

 

L’inaffondabilità

Si trattava di una nave concepita già da allora con i compartimenti stagni che avrebbero consentito, anche in caso di gravi danni, di mantenere con il loro vuoto la nave in linea di galleggiamento.

Ecco che già questo particolare avrebbe garantito la sua inaffondabilità quando invece il destino decretò al contrario, il suo tragico inabissamento.

Un’altra caratteristica della robustezza del Titanic consisteva nella fortissima resistenza del corpo nave agli urti anche più violenti, in quanto lo spessore e la durezza di quel tipo di acciaio utilizzato nella costruzione dello scafo avrebbe resistito anche alle massime sollecitazioni previste. Per quanto riguarda la saldatura delle lamiere tra loro, come nel caso della Torre Eiffel, questa operazione fu sostituita con milioni di ribattini di acciaio per la relativa congiunzione delle varie parti che avrebbero contenuto con pari o ancora maggiore tenacia la struttura dello scafo nella sua interezza.

Cos’altro ancora per rendere il transatlantico invulnerabile, il cui nome rappresentava la mitologica figura attribuita ad un invincibile gigante?

 

La prevedibilità….. dell’ imprevisto

Eppure c’è sempre l’imprevisto ossia un agguato con la sua catena degli eventi che come per volontà del destino o per errore umano  si mettono tutti insieme per intervenire uno dopo l’altro, nel modo peggiore da causare un improbabile risultato che però solo dopo ci si accorge con “ con il senno del poi“, che si sarebbe potuto evitare.

Per quanto riguarda la navigazione non possono sfuggire la sequenza degli  errori comuni probabilmente determinati dall’eccessiva sicurezza sotto tutti i punti di vista.

In primo luogo va detto che il Titanic ha attraversato un arco di Atlantico in cui in primavera inoltrata, eravamo infatti alla fine di aprile, si incontravano iceberg provenienti dalla calotta polare nella via delle correnti fredde dirette verso l’altra sponda dell’oceano che si allargavano con la loro presenza anche nel tratto di mare dove il transatlantico percorreva la rotta tracciata per quel viaggio.

Il Titanic  essendo  dotato di potenti motori avrebbe potuto allargare il percorso più a sud, senza il pericolo di incontri pericolosi come purtroppo in quella notte avvenne ma per questioni di emulazione di pubblicità per il record della traversata, preferì non allargare la rotta e non solo.

Infatti un’altra  concausa  che si  deve imputare alla negligenza del personale di bordo è che gli addetti alle comunicazioni radio, quantunque fossero stati in condizioni di ricevere la segnalazione di iceberg da parte di altre navi in transito, non erano presenti in tempo utile nella sala radio per ascoltare i messaggi, oppure, non hanno riferito al comandante o all’ufficiale di guardia, le informazioni ricevute. Questo è stato accertato dall’indagine dopo il disastro. Ma dove era il comandante durante il tempo in cui il Titanic transitava nel tratto di mare in presenza di iceberg?

Sempre nel campo operativo della rotta seguita dal Titanic, la responsabilità maggiore si deve forse imputare  all’equipaggio di vedetta che, durante la navigazione, pare non avesse a disposizione i binocoli di dotazione perché chiusi a chiave in un armadietto; binocoli che avrebbero consentito di avvistare in tempo idoneo il pericolo dell’iceberg sulla rotta della nave. Non solo, nonostante il tardivo avvistamento, sarebbe stato sufficiente ad evitare la collisione una manovra di allargamento dal  ghiaccio  eseguita nella giusta direzione. Ecco che qui entra pesantemente in campo la fatalità, oppure l’errore umano che rende ancora più difficile accettare l’affondamento del Titanic e le sue luttuose conseguenze.

 

L’ equivoco del timone

Quantunque la grande innovazione del motore avesse modificato tanto le modalità di navigazione, quanto gli ordini del comandante al timoniere, rispetto alla tipologia delle imbarcazioni  a vela  del passato, il retaggio dei tempi della tradizione avevano mantenuto i vecchi concetti della cibernetica dei bastimenti. Ossia il timone concepito come una superficie immersa nell’acqua e munita di una barra di comando a dritta e a sinistra.

Il termine di barra a dritta significava che il timoniere doveva eseguire questa operazione senza ulteriori interpretazioni, mentre l’imbarcazione girava dalla parte opposta, ossia a sinistra. Con l’avvento dei timoni più sofisticati collegati con cavi e pulegge alla ruota in mano al timoniere, il termine di barra a dritta si doveva intendere nel senso che la nave dovesse girare da quella parte e non dalla parte opposta.

Questo è stato il primo equivoco in cui è forse caduto il timoniere, posizionando su comando il timone come fosse una barra a mano dalla parte opposta a quella che avrebbe dovuto scansare l’iceberg. Così che invece di allontanarsi, il Titanic si avvicinò ulteriormente alla montagna di ghiaccio che emergeva dall’acqua. Invano fu il tentativo successivo di porre la barra nella giusta posizione, in quanto la nave non riuscì a riprendere il largo dal bordo dell’iceberg finendone contro  di struscio alla velocità di circa 30 km l’ora. Sarebbe bastato che il timoniere avesse eseguito in modo corretto il comando ricevuto che la nave si sarebbe allontanata sufficientemente, evitando il contatto.

 

Le vere cause dell’ affondamento

Ciò che di vero si è saputo, dopo il ritrovamento del relitto a circa 3000 m nel fondo dell’oceano, è stato accertato dall’ indagine sulle cause effettive di un affondamento così rapido, assolutamente non previsto anche nella peggiore delle ipotesi.

Si è infatti appreso che i rivetti di congiunzione delle lamiere erano di acciaio ricco di zolfo e che alle basse temperature dell’acqua oceanica gli stessi rivetti assumevano delle caratteristiche di fragilità allo strappo.

Questa è stata la ragione per cui la collisione avvenuta tra la fiancata della nave e l’ iceberg, ha praticamente strappato gli assi dei ribattini aprendo la lamiera come se questi non ci fossero mai stati. Ciò che ne è conseguito è stata una lunga apertura della paratia per diverse decine di metri sotto il livello del mare. Da qui l’acqua è entrata a dismisura come mai nessun altro tipo di collisione ipotizzata avrebbe potuto causare se le lamiere fossero state saldate o mantenute a contatto con ribattini di acciaio di qualità idonea alla deformazione plastica, ossia all’allungamento senza causare frattura.

Per quanto riguarda i compartimenti stagni, vera e propria innovazione nel sistema di sicurezza navale, questi avrebbero dovuto mantenere l’acqua penetrata all’interno della loro capienza, impedendo l’ulteriore allagamento del transatlantico. La ragione che gli scompartimenti non funzionarono come avrebbero dovuto, è imputabile alla incompleta ermeticità dei settori in quanto, nella  parte alta delle pareti vicino al soffitto, queste avevano un varco di areazione tra i vari locali. Così che l’acqua traboccando da uno scompartimento all’altro fuoriuscì, allagando la nave e rendendo vano lo stesso concetto vantato della sua inaffondabilità.

 

La beffa del…… destino?

Non finisce qui la serie delle perfide matriosche,  perché anche la qualità dell’acciaio con il quale è stato costruito il Titanic,  prevedeva la durezza alla compressione cioè all’urto, ma non alla flessione perché forse non era neanche concepibile un incidente che comportasse sollecitazioni di questo genere. Invece le cose sono andate diversamente in quanto il tipo d’acciaio utilizzato era reso ancor di più rigido e fragile (come ad esempio  il vetro); cosicché per la eccessiva e nociva presenza di zolfo  nelle lamiere, quando la nave cominciò ad affondare con la prua e la poppa si sollevò dall’acqua, l’acciaio non tenne il peso e, di lì a pochi minuti, il Titanic si spezzò in due parti, inabissandosi rapidissimamente.

 

Il capro  espiatorio

In considerazione della enorme gravità del naufragio non poteva mancare l’immediato capro espiatorio della situazione, individuato in Bruce Ysmay, Direttore Generale della Compagnia navale White Star, dello stesso Titanic, imbarcatosi in quel viaggio inaugurale. Questi si sarebbe macchiato di disonore per essere salito a bordo di un scialuppa di salvataggio quando  altre persone del suo stesso rango, oltre che  molte donne,  erano rimaste  sulla nave. Ha soprattutto suscitato  sdegno l’ accusa di aver vergognosamente  preso la prima canoa  per fuggir via. Egli fu riabilitato  soltanto in seguito, in virtù di testimoni che lo videro adoperarsi fino all’ estremo, nel far salire i passeggeri sulle imbarcazioni. Fu giustificato per  essere salito sull’ ultima canoa,  su richiesta delle stesse donne che si trovavano a bordo; canoa che partì con 40 persone mentre la capienza era di 47. Per quanto riguarda le imbarcazioni di salvataggio, i progettisti ritenevano che il numero delle lance di dotazione fosse sufficiente per qualsiasi evenienza, stante sempre la presunta inaffondabilità del transatlantico, sennonché l’evento catastrofico rivelò di quanto ci si potesse ingannare nelle previsioni.

Con l’ articolo di domani sarà tracciata la sequenza dei fatti che, a distanza di cento anni, sostanzialmente ripetono le analoghe circostanze del caso Concordia; circostanze che, nel loro insieme, ricordano come l’ eccesso di sicurezza aumenti sempre la gravità della tragedia, quando questa si verifica.

 



[1] Tra le ultime ore del 14 e le prime ore del 15 aprile 1912 naufragò il Titanic a causa della collisione con un iceberg. Cento anni dopo, il 13 gennaio 2012, la stessa sorte toccò al Concordia, per essersi andato a infrangere sugli scogli. Nella notte dello scorso 14 aprile ricorreva il centodecimo anniversario dell’affondamento del Titanic, a dieci anni di distanza da quello del Concordia.

 


lunedì 25 aprile 2022

25 Aprile 2022


 

 Per ricordare il 25 Aprile scelgo due brani: l’uno tratto da Sul Fascismo di Antonio Gramsci che, sebbene scritto addirittura prima dell’avvento del fascismo in Italia e dopo la fine della Prima Guerra Mondiale (L'Ordine Nuovo, 11 marzo 1921), appare quanto mai attuale sul fascismo e sulla guerra in generale.

 

Il secondo brano è tratto dalla prefazione che Italo Calvino antepose in un momento successivo alla pubblicazione del suo primo romanzo: Il sentiero dei nidi di ragno, edito da Einaudi nel 1947 e considerato uno dei libri più belli scritti sulla Resistenza.

 

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«Cos'è il fascismo, osservato su scala internazionale? È il tentativo di risolvere i problemi di produzione e di scambio con le mitragliatrici e le revolverate. Le forze produttive sono state rovinate e sperperate nella guerra imperialista: venti milioni di uomini nel fiore dell'età e dell'energia sono stati uccisi; altri venti milioni sono stati resi invalidi; le migliaia e migliaia di legami che univano i diversi mercati mondiali sono stati violentemente strappati; i rapporti tra città e campagna, tra metropoli e colonie, sono stati capovolti; le correnti d'emigrazione, che ristabilivano periodicamente gli squilibri tra l'eccedenza di popolazione e la potenzialità dei mezzi produttivi nelle singole nazioni, sono state profondamente turbate e non funzionano più normalmente. Si è creata un'unità e simultaneità di crisi nazionali che rende appunto asprissima e irremovibile la crisi generale. Ma esiste uno strato della popolazione in tutti i paesi — la piccola e media borghesia — che ritiene di poter risolvere questi problemi giganteschi con le mitragliatrici e le revolverate, e questo strato alimenta il fascismo, dà gli effettivi al fascismo»

 

(Antonio Gramsci, Sul Fascismo, a cura di Enzo Santarelli,Editori riuniti, Roma, 1973, p.95)

 

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“[…]Questo romanzo è il primo che ho scritto. Come posso definirlo, ora, a riesaminarlo tanti anni dopo? (Devo ricominciare da capo. M'ero cacciato in una direzione sbagliata: finivo per dimostrare che questo libro era nato da un'astuzia per sfuggire all'impegno; mentre invece, al contrario...) Posso definirlo un esempio di « letteratura impegnata ». nel senso più ricco e pieno della parola. Oggi, in genere, quando si parla di « letteratura impegnata » ci se ne fa un'idea sbagliata, come d'una letteratura che serve da illustrazione a una tesi già definita a priori, indipendentemente dall'espressione poetica. Invece, quello che si chiamava l'« engagement », l'impegno, può saltar fuori a tutti i livelli; qui vuole innanzitutto essere immagini e parola, scatto, piglio, stile, sprezzatura, sfida.

Già nella scelta del tema c'è un'ostentazione di spavalderia quasi provocatoria. Contro chi? Direi che volevo combattere contemporaneamente su due fronti, lanciare una sfida ai detrattori della Resistenza e nello stesso tempo ai sacerdoti d'una Resistenza agiografia ed edulcorata. Primo fronte: a poco più d'un anno dalla Liberazione già la « rispettabilità ben pensante » era in piena riscossa, e approfittava d'ogni aspetto contingente di quell'epoca - gli sbandamenti della gioventù postbellica, la recrudescenza della delinquenza, la difficoltà di stabilire una nuova legalità -per esclamare: « Ecco, noi l'avevamo sempre detto, questi partigiani, tutti cosi, non ci vengano a parlare di Resistenza, sappiamo bene che razza d'ideali... » Fu in questo clima che io scrissi il mio libro, con cui intendevo paradossalmente rispondere ai ben pensanti: D'accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tatto composto di tipi un po' storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un'elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere! » Il senso di questa polemica, di questa sfida è ormai lontano: e anche allora, devo dire, il libro fu letto semplicemente come romanzo, e non come elemento di discussione su di un giudizio storico. Eppure, se ancora vi si sente frizzare quel tanto d'aria provocatoria, proviene dalla polemica d'allora…”

 S.M.


sabato 23 aprile 2022

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte V


 

SEGUE DA:

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte I

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte II

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte III

 

ASTROLOGIA E ASTRONOMIA  Parte IV

 

 

 

 Il grafico astrologico di Venere-Afrodite, formato di un cerchio che sovrasta una croce, sul piano meramente figurativo fa pensare ad uno specchio e/o ad una chiave. È lo specchio con cui la dea rimira la propria bellezza e si compiace di sé. “Chi è la più bella del reame?”. Quale la dea che a buon diritto può fregiarsi del titolo di regina dell’Olimpo? Di sicuro è lei, Venere-Afrodite, che si vide assegnare da Paride la mela d’oro della più bella fra le dee.


 Com’è noto, nell’universo dei Greci, i miti sono tutti collegati tra loro. La mela – seconda per fama solo a quella che il serpente offre ad Eva nell’Eden – colta dal giardino delle Esperidi (e a questo punto si dovrebbe parlare della dodicesima e ultima fatica di Ercole), fu gettata al banchetto nuziale di Peleo e Teti da Eris, dea della discordia e sorella del dio della guerra (Marte) per vendicarsi di non essere stata invitata alle nozze. Eris accompagnò il lancio con la dichiarazione che dovesse essere assegnata alla più bella tra tutte le dee convenute al banchetto. Il risultato fu l’immediata contesa fra: Era-Giunone, Atena-Minerva ed Afrodite-Venere. Arbitro del giudizio fu designato il troiano Paride che assegnò il pomo a Venere. Scelta che avrebbe provocato più tardi la guerra di Troia, per la ricompensa accordatagli dalla dea che lo premiò con l’amore di Elena, considerata la donna più bella dell’epoca sua, moglie di Menelao e cognata del re greco Agamennone.

 

Significati astrologici collegati al glifo dello specchio di Venere si trovano nei due domicili del pianeta e cioè la terra prima del Toro e l’aria seconda di Bilancia, ma anche una Venere dominante nel tema di nascita rimanda agli stessi significati. 

 

Per DOMINANTE s’intende in astrologia quell’elemento (pianeta, casa o segno) particolarmente forte nell’oroscopo, come per esempio può esserlo un pianeta che posto in una casa angolare, e particolarmente al Medio Cielo o all’Ascendente, intrattenga rapporti (con aspetti più o meno benefici) con tutti gli altri pianeti o con la maggior parte di essi. I significati sono quelli del fascino, della socievolezza, della buona fortuna, dell’amabilità, del talento artistico, del buon eloquio etc… in positivo (qualora cioè non sia collocata in posizione disarmonica con gli altri pianeti), ma anche: narcisismo, pigrizia, futilità, infedeltà, lussuria, dilapidazione di beni o denaro etc… in negativo.


Quanto all’altra immagine della chiave, non c’è dubbio trattarsi della “chiave di vita” dell’immortalità, perché dall’amore che Venere rappresenta nasce e si riproduce di continuo la vita nel nostro universo.


Se guardiamo poi ai significati che hanno ispirato la costruzione del glifo di Venere, notiamo subito che il cerchio che sovrasta la croce (impugnatura dello specchio, ma anche simbolo del quaternario, dei quattro elementi: fuoco-aria-acqua-terra, del sesso femminile, tratto orizzontale, e di quello maschile, tratto verticale) può rappresentare il Sole cioè lo spirito che sovrasta la materia oppure il cerchio della Luna che si lascia dominare da passione, emotività e accidia.


Sul piano astrologico valgano qui le stesse considerazioni fatte sopra. Quando i luminari (Sole-Luna) sono in aspetto armonico con Venere è lecito parlare di longevità, giusto equilibrio di materia e spirito, di emozioni e ragione etc…, quando non lo sono, può essere vero il contrario...

 S E G U E

sergio magaldi