lunedì 30 novembre 2020

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XIII (Giove, Saturno e Plutone)


 

SEGUE DA (clicca sui titoli per leggere):

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte II 

(astrologia e mitologia)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte III 

(Plutone e il mito)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IV 

(Plutone e i Misteri Eleusini)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte V 

(i doni di Plutone)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte VI 

(Plutone e l’inconscio)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte VII 

(Saturno e il mito)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte VIII 

(Saturno: croce, mezzaluna e falce)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IX 

(ambivalenza di Saturno)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte X  

(Giove e Saturno)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XI

(Giove padre di uomini e dei)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XII

(Giove e il monoteismo)

 

 Nei precedenti dodici post sull’argomento si è tentato di ricostruire i significati che la tradizione mitologica attribuisce ai pianeti del sistema solare, al fine di cogliere un nesso – naturalmente da un punto di vista strettamente astronomico e astrologico – tra pandemie e grandi congiunzioni planetarie. Nello specifico, segnalavo come già dall’estate del 2019, per via della congiunzione tra Saturno e Plutone, il coronavirus dovesse essersi già diffuso sul pianeta Terra, senza peraltro che fosse possibile accertare se si trattasse di fatto naturale, incidente di laboratorio o guerra batteriologica. L’evidenza del virus, tuttavia, si manifestò ai primi di gennaio del 2020 con l’ulteriore avvicinamento di Saturno e Plutone e si diffuse ulteriormente nel mese di febbraio quando anche Giove si univa alla congiunzione, per esplodere, infine – nel senso di essere riconoscibile come vera e propria pandemia – ai primi di marzo, quando Marte si aggiungeva alla triplice congiunzione Giove-Saturno-Plutone.

Hades-Plutone è l’erede della Grande Madre. E questa eredità lo rende inviso agli esseri umani che, pure, di lui apprezzano i doni  effimeri dell’eros, della vita e della ricchezza  ma di cui aborrono gli eterni decreti della natura di cui è custode: la morte, l’inconscio, il karma. «Con l’intervento di Hades – annota lo psicoanalista junghiano James Hillman –, il mondo è capovolto. Il punto di vista della vita cessa di valere. Ora i fenomeni sono visti non solo attraverso gli occhi di Eros, della vita umana e dell’amore, ma anche attraverso quelli di Thanatos, le cui fredde immote profondità non hanno legame con la vita» [James Hillman, Il Sogno e il Mondo infero (“The Dream and the Underwold”),trad.it.di A.Bottini, Adelphi,2003,pp.65-66.]

Hades-Plutone gode di una volontà incrollabile e di un potere che non si lascia scalfire. Egli lascia che Crono-Saturno, dio del tempo, per un po’ si diverta, prolungando l’esistenza mortale tra affanni, malattie e vecchiaia oppure recidendola già nel fiore degli anni. Saturno, d’altra parte, si caratterizza per la presentazione di un tempo altro rispetto al tempo della realtà, che sia quello rappresentato dall’utopia dei Saturnali oppure quello del fine vita. Già nel glifo, ђ, Saturno astrologico mostra la sua ambivalenza, con i simboli della croce, della mezzaluna o luna crescente e della falce. Il simbolismo della croce rappresenta tra l’altro la dualità del reale e l’unione del maschio e della femmina, intesa soltanto come genitale o, al contrario, indice di una spiritualità elevata come quella che gli assegna Dante facendo del pianeta il settimo cielo del Paradiso, dove per una scala d’oro salgono e scendono gli spiriti contemplativi: con Saturno è necessario abituarsi ai contrasti!

La luna crescente indica la progressiva formazione del corpo, a cominciare da ossa, scheletro e muscoli, sino alla nascita dell’Io e all’unità di spirito e corpo. La falce è insieme simbolo di vita, di castrazione e di morte: è lo strumento per mietere il grano ed è lo stesso strumento con cui Saturno recide i genitali di suo padre Urano e la vita degli individui (piante, animali, esseri umani). Quando Plutone e Saturno si incontrano, il significato è chiaro: c’è bisogno di rinnovamento e a questo scopo occorre innanzi tutto eliminare ciò che è vecchio, debole, malato. Ma per ottenere il miglior risultato nel più breve tempo possibile occorre anche diffondere “la raccolta” contemporaneamente su tutto il pianeta. Ed ecco Giove, il diffusore per eccellenza, unirsi agli altri due. Per largo tratto “il padre degli uomini e degli dei” accompagnerà il padre e il fratello, ma poi se ne separerà. Pur nutrendo una giustificata diffidenza verso l’umanità – di cui peraltro non è il creatore – Giove finirà col mostrare, come sempre, la sua naturale benevolenza verso il genere umano.

 [SEGUE]

sergio magaldi


sabato 28 novembre 2020

La seconda ondata del coronavirus e la forza di gruppo


 

Non sono pochi coloro che si meravigliano di come la pandemia del Covid-19 dopo il declino estivo sia ritornata con rinnovato vigore a imperversare un po’ ovunque ma… 

 

di Alberto Zei


Le ondate di pandemia sono  manifestazioni  tipiche di molte specie in natura che hanno luogo nella nostra quotidianità. Queste iniziano, crescono e declinano in modo molto analogo a tanti altri eventi ripetitivi da non farci neppure caso. Merita però attenzione il fatto che i virus sono delle colonie formate da un numero sterminato di unità ma il loro comportamento è analogo ad altri gruppi di animali che vivono in modo organizzato da una sorta di volontà collettiva da cui dipendono.

 

Il coronavirus -  E’ bene precisare che, quando si parla di virulenza, si tratta quasi immancabilmente  di un  percorso ad onde, ossia  di addensamenti e rarefazioni in vaste zone di contagio ed in particolare in quelle più demograficamente popolate.

Per rendere l’ idea, si può dire che tutto avviene come se questi minuscoli corpi oscillassero  in modo coerente tra di loro, non solo con la medesima frequenza ma anche con la medesima  fase entrando così in risonanza come un unico insieme, come avviene in un corpo di ballo. Ecco quindi che in quanto tale, non c’è distanza più grande o più piccola che possa causare differenze di risultato, perché tutto avviene istantaneamente, sia che si tratti di  individui  a distanza di qualche decina di metri, sia che questi si trovino in luoghi  diversi,  perché la risonanza è quella del “corpo unico”.

Questa caratteristica dell’oscillazione coerente è piuttosto una prerogativa della fisica quantistica in cui i corpi considerati, quantunque numerosi nell'ordine di miliardi e miliardi, sono di dimensioni estremamente ridotte. Non per questo la loro interazione può essere considerata trascurabile per il fatto che la materia di cui si tratta ha un rapporto insignificante con le dimensioni degli oggetti della nostra quotidianità.

 

Un esempio nella natura

Per dare una maggiore rappresentazione di immagine a quanto detto, si può ricorrere per analogia con l’ ondata virale dell’ attuale pandemia a quella di un gruppo di stormi che probabilmente ciascuno ha  ammirato nelle evoluzioni nel cielo novembrino delle grandi città, al calar della sera. Esiste una sottile naturale sensibilità di gruppo negli stormi che occupano nel cielo uno spazio notevole,  esibendosi in evoluzioni in cui tutti si comportano come capi e gregari, ubbidendo ad una strategia di insieme  per riposarsi sugli alberi.

Esistono, infatti, aree maggiormente addensate di stormi sopra l’ orizzonte che si diradano  e si allungano; poi si  ammassano annerendo per il gran numero il cielo che occupano. Ma anche quelli più lontani risentono di questa variazione, ora aumentando la loro presenza stringendosi, ora allontanandosi. È certo che gli storni si comportano come corpo unico che oscilla in modo coerente e con fluidità quando intende occupare con molta cautela un territorio.

Dopo di che, anche in questa manifestazione di insieme, qualche sottogruppo riprende il volo, dando impulso ad evoluzioni sempre più piccole e meno frequenti fino alla scomparsa della presenza in aria.












La volontà di gruppo -  I coronavirus  occupano soprattutto  gli spazi abitati dove più facilmente si riproducono. Ma in considerazione della loro presenza nell' aria, vengono trasportati un po’ ovunque nel territorio in cui si addensano, si assottigliano e si disperdono in maniera estremamente lenta. Quando si compattano, aumentano di virulenza per la riproduzione della specie, obbedendo  ad una sorta di volontà collettiva determinata dalla medesima fase di oscillazione che impone il ritmo vitale della coerenza, come se vi fosse  un direttore di orchestra che trasmette a distanza il comando di sintonia; sintonia di addensamenti di miliardi e miliardi di corpuscoli che incrementano le condizioni  di risonanza e così la loro  aggressività di gruppo.

 

La forza della coerenza

Gli organismi viventi composti da numerosissime unità di per sé insignificanti, per sopravvivere e per riprodursi, acquisiscono l’apporto di potenza come corpo unico: Avvalendosi  dalla volontà  collettiva,  riescono a mantenere la coesione proprio attraverso un comportamento sincronizzato per sopravvivere, riproducendosi a discapito degli organismi ospiti. Questo è il problema.

Ora vediamo come un insieme di individui separati tra loro, possano entrare in sintonia comportandosi allo stesso modo.

Le vibrazioni naturali tipiche di una moltitudine, inizialmente autonome e caotiche, sostanzialmente dipendono  dalle dimensioni dei componenti. Essendo questi  pressoché identici, è uguale anche la loro frequenza di oscillazione ma non la fase, ossia il ritmo oscillatorio. Ma una moltitudine di unità separate attraverso lo spazio che hanno una radice comune per loro natura di gruppo e che inizialmente oscillano alla stessa frequenza in modo indipendente, non appena possibile entrano tutti in risonanza. Perché in risonanza? Perché questa condizione esprime lo stato di più basso livello di energia, come fosse un avvallamento dove è facile entrare e restare, poiché per uscirne occorrerebbe un maggior sforzo. Anche se può sembrare un paradosso è scientificamente dimostrato in fisica quantistica che  il maggior risparmio energetico non si trova nello stato di quiete ma in quello di risonanza dove i corpi particellari non solo non disperdono energia ma la accumulano.

 

Un esempio

Per rendere l’idea, il concetto di oscillazione può essere concepito in diversi modi, dal macrocosmo al microcosmo, dal pendolo di un orologio a cuccù, al sincronismo dei pianeti nelle loro orbite. L’ esempio dell’evoluzione dei branchi di  stormi fa capire che non è detto che il primo si muova come l’ultimo, in modo tale che ad un avvicinamento di microrganismi debba necessariamente corrispondere per ciascuno un comando di addensamento. Tutti però si muovono in modo ordinato guidato dalla fase, ossia, dal sincronismo.

Per quale motivo un insieme di unità, dove in origine ciascuna, pur con la stessa frequenza, oscillava con una fase qualsiasi, alla fine sincronizza  il ritmo come un corpo di ballo, entra cioè  in oscillazione coerente con tutto l’ insieme di cui fa parte?

I componenti che hanno accordato la frequenza tra di loro non reagiscono più in modo distinto ma come un corpo unico che acquista potenza e movimento in modo sincronizzato pur trovandosi anche  a considerevole distanza.

 

Il vantaggio dell’ oscillazione

Secondo la dimostrazione della fisica quantistica un insieme di particelle, ma non solo di particelle, quando oscillano in modo coerente tra di loro, ossia alla stessa frequenza e alla stessa fase, come detto, risparmiano energia e questo è il modo naturale del minor impegno energetico. Infatti, oscillando alla stessa frequenza prima o poi sintonizzano anche il ritmo ed entrano così in risonanza; condizione in cui le  particelle o gli stessi virus singolarmente si adagiano, trovando però, in virtù dell’ energia non spesa, maggiore  virulenza di gruppo.

 

Le condizioni vitali di  gruppo

Gli organismi viventi si riuniscono tra di loro  in vista di condizioni  vitali; circostanze queste che  si riassumono in aggressione, fuga, riproduzione o anche riposo che fa parte delle attività vitali delle specie.

Infatti, mentre gli  stormi si muovono in modo sincronizzato ma autonomo, i virus non hanno possibilità di movimento;  il  loro spostamento è dovuto alle correnti dell’ aria in cui sono presenti. Pertanto, le  loro oscillazioni coerenti non sono quelle del trasferimento ma quelle infinitesimali  della loro appartenenza di gruppo.

I virus seguono però le stesse leggi istintuali dei gruppi più evoluti, concentrando per la  riproduzione le loro unità nelle zone che più si prestano, con picchi di infittimento e valli da rarefazione, alla stregua  di quelli degli stormi, come nella figura soprastante. I sottogruppi che si formano agiscono anch’essi in coerenza,  aumentando la forza collettiva  e quindi, la virulenza con la quale aggrediscono i loro ospiti per riprodursi, per quanto è possibile.

Quando vengono spinti dalle correnti d’aria in zone relativamente diverse, i vari sottogruppi presenti se non perdono la loro coerenza, mantengono o rinforzano la  virulenza di insieme. Se ciò non avviene, la iniziale  forza collettiva comincia a decrescere.  In questo caso, quando  le unità sono al di sotto di una soglia numerica critica, la coerenza inizia a dissolversi fino a rendere impossibile una ripresa di gruppo, in modo analogo ad una stazione radio che vada fuori sintonia. Cosa questa che con il tempo diverrà inevitabile quando  i sottogruppi si assottiglieranno, riducendo rapidamente la coerenza e con questa  l’ aggressività infettiva e  la loro capacità riproduttiva. Infatti, se i sottosistemi virali, a causa dell’ assottigliarsi del numero, perdono la coerenza, allora viene meno anche il loro legame al gruppo pandemico e non sono più in grado di riprodursi.

 

Oscillazioni  smorzate

Le così dette oscillazioni  smorzate sono  il processo con il quale la pandemia, perdendo progressivamente la coerenza di insieme, riduce nel tempo l’aggressività infettiva. Ma come avviene nella maggior parte dei casi, la fine dell’ infezione non si realizza con la totale eliminazione virale poiché prima di estinguersi,  il sistema subisce alcune oscillazioni di ripresa, pochissime per fortuna che, come detto, ricordano l’ andamento delle  oscillazioni smorzate.

Al momento la curva dei contagi  sta ancora aumentando la sua altezza ma la tendenza nelle prossime settimane  raffigurabile nella leggera flessione verso il basso, lascerebbe intendere che il numero dei virus presenti nei vari ambienti si sta assottigliando.

 

Questo consente di ipotizzare che l’andamento della pandemia, quantunque differente specie virale rispetto a quella della asiatica del 2019, abbia un simile andamento  naturale, composto da curve infettive di minimo e massimo, così come accadde per la cosiddetta spagnola. Certamente lo stato della conoscenza medica e delle disponibilità tecnologiche e professionali odierne consentono di minimizzare l’infezione tra la popolazione, ma la tendenza del contagio delle due pandemie non può essere, poi, tanto  dissimile.




Molti potrebbero pensare che  trattandosi di un numero sterminato di questi virus, anche riducendo la loro presenza ne rimangano a sufficienza per infettare il mondo intero. In linea teorica potrebbe forse essere  vero ma in pratica le cose non stanno proprio così.  Per rendere l’ idea della imminente perdita di virulenza del corona virus a causa della  riduzione numerica nell’ ambiente,  si ricorda che nella riproduzione del genere umano per un ovulo, è sufficiente un solo spermatozoo. Ma gli spermatozoi occorrenti alla fecondazione naturale, necessitano di centinaia di milioni di presenze contemporanee  per consentire a uno solo, non necessariamente il primo, di arrivare e di penetrare nell’ ovulo.

Diversamente si nasce ……soltanto in provetta; ma non si muore neppure per un   limitato numero di virus,  a meno che questi non trovino il  sistema immunitario in disordine e in condizioni anomale  per reagire  quanto basta ed in modo efficace. E’ infatti il sistema immunitario la migliore difesa naturale a cui non si dovrebbe far mancare la nostra attenzione.


giovedì 19 novembre 2020

LA TEORIA DEL COMPLOTTO


 

 Un passo del videomessaggio che l’arcivescovo Carlo Maria Viganò ha rivolto ai cattolici, qualche giorno prima dell’inizio della Conferenza per l’Identità Cattolica (23-25 Ottobre 2020), mi ha fatto tornare alla mente un romanzo di Umberto Eco, scritto dieci anni fa e da me a suo tempo recensito su questo blog [ IL CIMITERO DI PRAGA di Umberto Eco”. Clicca sul titolo per leggere il post ].

Viganò parla in inglese (con sottotitoli in italiano e castigliano) da Pittsburg in Pennsylvania e, ad un certo punto, dichiara testualmente:

 «Sappiamo che il progetto del Nuovo Ordine Mondiale consiste nella costituzione di una tirannia della Massoneria: è un progetto che risale indietro sino alla rivoluzione francese, al Secolo dei Lumi, alla fine delle monarchie cattoliche e alla dichiarazione di guerra alla Chiesa»

 

 

L’ascolto di queste parole ha avuto l’effetto di rievocare in me il ricordo del protagonista de IL CIMITERO DI PRAGA, quel Simonino Simonini (personaggio immaginario ancorché simbolica espressione di un soggetto collettivo che opera nella storia a più riprese e che è sempre attuale) vissuto con il nonno, tale Giovan Battista Simonini, personaggio vero quest’ultimo, ufficiale dell’esercito sabaudo e nostalgico dell’Ancien Régime, ricordato per una lettera all’abate Barruel, autore dei Mémoires pour servir à l’histoire du jacobinisme, dove si sostiene che la rivoluzione francese è stato il più recente capitolo di una cospirazione universale condotta dai templari (intendi massoni) contro il trono e l’altare. Nella lettera che il nonno rilegge ossessivamente al nipote c’è però dell’altro: « […] Oh! Quanto bene avete smascherato queste sette infami che preparano le vie dell’Anticristo […] Ve ne è una però che voi non avete toccato che leggermente […]. Voi ben capite, Signore, che io parlo della setta giudaica. Essa sembra del tutto separata e nemica delle altre sette; ma realmente non l’è. Infatti, basta che una di queste si mostri nemica del nome cristiano perché essa la favorisca, la stipendi, la protegga. E non l’abbiamo noi vista, e non la vediamo prodigare il suo oro e il suo argento per sostenere e guidare i moderni sofisti, i framassoni, i Giacobini, gl’Illuminati? Gli ebrei, dunque, con tutti gli altri settari, non formano che una sola fazione, per distruggere, se è possibile, il nome cristiano. E non crediate, Signore, che tutto questo sia una mia esagerazione. Io non espongo alcuna cosa che non mi sia stata detta dagli ebrei stessi…» [Umberto Eco, Il cimitero di Praga, Bompiani, Milano 2010, pp.64-65]

La lettera del nonno ha germogliato nell’animo di Simonino sino a fargli concepire una filosofia di vita semplice ma irrinunciabile, un odio feroce ancorché vissuto con lucida e spietata ironia: «Ci vuole sempre qualcuno da odiare per sentirsi giustificati nella propria miseria. L’odio è la vera passione primordiale. È l’amore che è una situazione anomala» [op.cit. p.400].  

Molti sono i nemici da odiare per Simonino, ma il primato spetta ai gesuiti e ai massoni, loro fratelli carnali [“I gesuiti sono massoni vestiti da donna”, cit. p.20] e naturalmente agli ebrei.

Il richiamo agli ebrei e implicitamente ai gesuiti non manca neppure nelle parole di Viganò. L’attuale Chiesa cattolica  che l’arcivescovo chiama “Antichiesa” e “Deep Church” potrà fregiarsi ancora del titolo di Chiesa Cattolica solo sottomettendosi al Nuovo Ordine Mondiale voluto dalla grande cospirazione massonica e finanziaria, cioè alla condizione di essere ridotta in schiavitù, alla stregua di ciò che avvenne agli Ebrei “che negarono la regalità di Cristo dinanzi a Pilato e furono ridotti in schiavitù” (GV, 19,15: ma quelli gridarono: «Via, via, crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i sommi sacerdoti: «Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare»). Quanto ai gesuiti, palese il richiamo al gesuita Papa Bergoglio, definito “metastasi del cancro generato dal Concilio Vaticano II” e artefice di una Chiesa ormai asservita al Nuovo Ordine Mondiale, al novello Cesare – continua Viganò – che “oggi ci comanda di tenere chiuse le chiese, indossare una mascherina, sospendere le celebrazioni sotto il pretesto di una pseudo-pandemia”. Per questa crociata contro la “dittatura sanitaria”, filiazione diretta e parte integrante della “cospirazione globale contro Dio e contro l’umanità” (come scrive Viganò nella lettera a Trump del 25 ottobre) si offre ora di dare una mano anche padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, che in un recente intervento dichiara: «Vi dico come la penso: questa epidemia è un progetto per colpire l'Occidente… Io l'ho sempre attribuito al demonio, che agisce attraverso gli uomini e quindi delle menti criminali, che l’hanno realizzato con uno scopo ben preciso: creare un passaggio repentino per attuare una specie di colpo di Stato sanitario», e ancora: «C'erano tutti i presupposti per creare un colpo di Stato sanitario. Un progetto volto a fiaccare l'umanità, metterla in ginocchio, per poi instaurare una dittatura sanitaria, cybernetica. Creare un mondo nuovo. È un progetto criminale portato avanti dalle elite mondiali per costruire un mondo nuovo senza Dio. È un passaggio fondamentale, quello di mettere in ginocchio l'umanità, spogliandola di tutto, senza più il lavoro e risorse economiche, in balia del potere. E poi eliminare tutti quelli che non stanno a questo gioco, per realizzare questo mondo nuovo che è il mondo di Satana, dove noi saremo tutti degli zombie».

Mi sono sempre chiesto quale sia il fondamento delle teorie del complotto. Che un complotto serva a tenere desta la fantasia di alcuni contro i propri nemici, come aleggia nel romanzo di Umberto Eco, è un’ipotesi possibile che però non mi ha mai convinto del tutto. La “voce” di un complotto in essere nasce soprattutto – io credo – dalla giustificata diffidenza verso il Potere che ha sempre mostrato la preferenza ad agire nell’ombra e nel segreto, anche nei regimi democratici, perché dopo tutto, d’après  Winston Churchill, sappiamo che “la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora”. Il problema però è un altro: come si distingue un “complotto vero” da un “complotto falso”? Come le trame del Potere dal complottismo? Non si distinge, appunto, perché il complotto che si dimostri “vero” in realtà non è un vero complotto dal momento che viene smascherato. Resta allora il cosiddetto complottismo che di sicuro è la misura più efficace che il Potere conosce per difendere un segreto. Perché si basa sul divide et impera, sulla proliferazione di tanti possibili disegni di trame occulte agitate dalle minoranze e che finiscono col distruggersi a vicenda agli occhi della maggioranza più o meno silenziosa dell’opinione pubblica che è poi quella che conta. Il covid-19 non si sottrae a questa regola. Senza neppure prendere in considerazione le tante ipotesi di complotto oggi in circolazione, basti osservare che il complotto di cui parlano i due prelati, Viganò e il direttore di Radio Maria, non è lo stesso, pur sembrandolo. L’arcivescovo vede nella dittatura sanitaria, con le vaccinazioni che arricchiranno Bill Gates e i gruppi farmaceutici, l’instrumentum regni di una cospirazione massonica e finanziaria che ha inizio con l’Illuminismo e con la rivoluzione francese e che grazie al Deep State, alla Deep Church e al Great Reset è ormai prossima ad instaurare il Nuovo Ordine Mondiale. Dal canto suo, il direttore di Radio Maria vede nella pandemia e nelle misure autoritarie adottate per combatterla niente altro che “un progetto per colpire l’Occidente”. Amen.

 sergio magaldi


giovedì 5 novembre 2020