domenica 9 maggio 2021

Zibaldone on Line N.3: Gnosi. Di Sergio Magaldi

venerdì 7 maggio 2021

Autoritarismo Temporale e Potere spirituale: Massoneria On Air - Puntata...

sabato 1 maggio 2021

IL PUNTO SUL CAMPIONATO DOPO IL FALLIMENTO DELLA SUPERLEGA (N.7)


 

 Alla vigilia della 34.a giornata della Serie A, la lotta per partecipare alla Champions del prossimo anno si fa serrata. Dei quattro posti disponibili, uno è già praticamente assegnato all’Inter che vince lo scudetto con largo anticipo. Un altro, con ogni probabilità, andrà all’Atalanta che ha due punti di vantaggio sulle altre e che soprattutto si trova in evidente stato di forma. Ne restano, perciò, forse soltanto due, e la lotta per il 3° e 4° posto  della classifica del Campionato vede in lizza Milan, Juventus e Napoli, tutte con 66 punti, e anche la Lazio che virtualmente di punti ne ha 64, dovendo recuperare la partita casalinga con il Torino. Delle quattro squadre, sulla carta il Napoli ha il calendario migliore, dovendo incontrare nell’ordine Cagliari, Spezia, Udinese, Fiorentina e Verona. Gli ostacoli potrebbero venire dai due primi incontri, perché Cagliari e Spezia lottano per non retrocedere in serie B. Superati questi, i partenopei troverebbero poi la strada spianata, anche perché la Fiorentina a quel punto potrebbe essere già salva. Il calendario della Lazio presenta qualche incognita, non solo perché giocherà una partita in più delle altre ma anche perché, dopo la prossima in casa contro il Genoa, deve giocare con la Fiorentina, il Torino (in piena lotta per non retrocedere), nel derby con la Roma e infine col Sassuolo che ambisce al 7° posto della classifica. Milan e Juventus hanno la sfida diretta e un calendario per nulla tranquillo. Prima di andare a Torino contro la Juve, il Milan deve vedersela questa sera con il Benevento che fa parte delle squadre in lotta per non retrocedere, dopo la Juve nuovamente a Torino contro i granata, quindi in casa contro il Cagliari e da ultimo a Bergamo contro l’Atalanta. Infine la Juventus che gioca una partita già decisiva domenica contro l’Udinese, ha la sfida diretta col Milan e nell’ordine gli incontri con Sassuolo, Inter e Bologna. Solo battendo Udinese e Milan, i bianconeri potrebbero forse evitare la beffa di giocare il prossimo anno in l’Europa League invece che in Champions. D’altra parte, delle quattro squadre in lizza per la massima competizione europea, la Juve in questo momento ha il gioco peggiore, anzi non ha addirittura un gioco. Basti vedere il primo tempo con la Fiorentina, partita che, dopo lo 0-3 dell’andata, ha rischiato ancora di perdere senza Cuadrado uomo-assist e senza la prodezza di Morata, entrato a sostituire nel secondo tempo un inguardabile Dybala. Passaggi orizzontali a non finire tra Bonucci, Chiellini e De Ligt, scarso il filtro di centrocampo, nessuna profondità di gioco, un solo tiro nello specchio della porta avversaria, un Ronaldo poco servito dai compagni, che non segna da oltre un mese e che appare sempre meno convinto di continuare a giocare in questa squadra. Dato a Pirlo quel che è di Pirlo, bisogna riconoscere che questa Juve è stata costruita male, nonostante i tanti soldi spesi. La squadra manca soprattutto di una punta centrale da 15-20 goal a stagione. Senza le 25 reti di Ronaldo, ancora capocannoniere della Serie A, la Juve navigherebbe al centro della classifica. Altro che decimo scudetto consecutivo, altro che lotta per vincere finalmente una Champions! Morata e Dybala (anche se quest’anno ha giocato poco tra covid e infortuni) sono grandi giocatori, belli da vedere quando sono in forma, ma Morata non è un goleador (non a caso non ha mai giocato titolare nel Real Madrid, nel Chelsea e nell’Atletico Madrid) e Dybala lo è stato solo a tratti (record con la Juve: 22 goal nella stagione 2017-2018), soprattutto prima che Allegri lo trasformasse in un mediano. Lo scorso anno, grazie a Sarri che lo riportò in avanti, riuscì a segnare 11 goal in Serie A, comunque ancora pochi per la punta che servirebbe alla Juve accanto a Ronaldo (si pensi alla coppia Lukaku-Lautaro dell’Inter).

La Juve in Europa League invece che in Champions sarebbe una beffa anche alla luce delle note vicende della Superlega. La dirigenza bianconera è stata tra le protagoniste dell’annunciata manifestazione che il conformismo imperante ha condannato come una competizione riservata ai grandi club e senza meriti sportivi. Dove c’è almeno una contraddizione in termini: se sono grandi club, lo sono per le tante vittorie, quindi il merito sportivo non può essere messo in dubbio, semmai il problema è quello di giustificare la nascita di una nuova Lega calcistica, definita appunto Superlega, in grado di assicurare uno spettacolo calcistico degno di questo nome, gestendo in proprio le risorse che deriverebbero da una crescita di qualità collegata ad una formula nuova, quale sarebbe un vero e proprio campionato europeo. E la giustificazione è in linea con lo spirito capitalistico, è cioè legata al denaro. Le società di calcio sono imprese che rischiano in proprio, ma i profitti che sono in grado di generare sono gestiti da Fifa e Uefa che non rischiano nulla. I bilanci delle grandi squadre sono in rosso e non certo per il covid che ha imposto la chiusura degli stadi, ma per le spese crescenti determinate da acquisti ed ingaggi faraonici non solo di grandi campioni ma anche di giocatori mediocri, per le esose tangenti imposte dai tanti intermediari, e infine per l’impossibilità di rivendere i calciatori senza il loro consenso, rischiando così di vederli andar via a parametro zero. Si è detto che la colpa è delle società che non devono fare il passo più lungo della gamba, ma come si diventa competitivi (ecco il tanto declamato merito sportivo!) senza l’acquisto dei grandi campioni?! La verità è che, proprio in omaggio ad uno pseudo spirito capitalistico, Fifa ed Uefa si sono guardate bene dal porre un tetto di spesa ad acquisti, ingaggi e tangenti, mentre – rovescio della medaglia – i sindacati dei calciatori sono diventati di fatto i proprietari dei cartellini dei giocatori. D’altra parte, se l’opinione pubblica – segnatamente quella che guarda al gioco del pallone, opportunamente manipolata attraverso i media da corporazioni, istituzioni politiche e non – ha respinto con sdegno l’annunciata Superlega, ciò si deve all’ingenuità di chi se ne è fatto promotore: 1)senza chiarirne efficacemente in pubblico le ragioni costitutive, 2)senza collegarla ad una formula più sostenibile, 3)mostrando la scarsa coesione tra le squadre che si erano impegnate a farne parte e che ai primi “rumori” si sono sfilate una ad una con l’eccezione, naturalmente, delle sei inglesi. Non sarebbe stato più credibile concepire la Superlega come un torneo riservato alle vincenti di tutte le edizioni della Champions? In tutto sono 22 ma, togliendo almeno 8 squadre che da tempo non fanno più parte dell’élite calcistica, ne restano 14, alle quali aggiungere le più meritevoli degli ultimi anni, anche guardando ai campionati nazionali, sino ad un totale di 20-25 squadre, pensando anche ad eventuali spareggi per entrare a far parte della Superlega. Certo, Fifa ed Uefa ne sarebbero danneggiate e la Champions sicuramente perderebbe il suo fascino. Ciò è abbastanza comprensibile, ma allora perché non studiare una formula nuova da parte delle istituzioni che gestiscono (male) il calcio e i suoi profitti senza rischiare nulla in proprio? La nuova Champions a più squadre che dovrebbe iniziare dal 2024 non è la soluzione, forse è persino un rimedio peggiore del male. Il tetto agli acquisti, agli ingaggi e alle tangenti sarebbe molto più efficace, concorrendo a risanare i bilanci e restituendo anche maggiore competitività alle squadre del vecchio continente.

 

sergio magaldi