mercoledì 27 marzo 2024

Le quattro libertà fondamentali – Per un Mondo come ‘dovrebbe essere’




Le quattro libertà sono quelle proclamate il 6 gennaio 1941 dal 32° Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt ai membri del Settantasettesimo Congresso appena costituitosi. Sono le stesse libertà che saranno fatte proprie dalla Costituzione Italiana sette anni dopo (1 gennaio 1948). Intervenendo, mentre in Europa infuria la Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Roosevelt - dopo aver rassicurato le democrazie occidentali che gli americani impiegheranno tutte le proprie energie e tutti i propri mezzi per riconquistare e mantenere le libertà perdute - annuncia per l’immediato futuro “un mondo fondato su quattro libertà umane essenziali”: libertà di parola e di espressione, libertà religiosa, libertà dal bisogno e libertà dalla paura, intesa quest’ultima non solo come impegno a combattere la violenza all’interno di uno stato ma come il fermo proposito di ridurre gli armamenti in tutto il mondo a un tale punto da scoraggiare atti di aggressione di una nazione sulle altre.

domenica 24 marzo 2024

RILEGGERE SARTRE (P.6a: Sartre e il maggio francese)


 

Circa un anno fa, Riccardo De Benedetti su Avvenire si poneva un interrogativo a cui dava subito una risposta: “Che cosa resta di Sartre? Poco, ma decisivo”.

Sartre – osserva l’autore dell’articolo – è sempre stato in “situazione”, con ciò intendendo dire che egli ha quasi ininterrottamente inteso rappresentare il proprio tempo e quello della società e del mondo in cui viveva. È  certamente vero, almeno sino al maggio francese. E proprio per questo – continua l’autore – Sartre ha finito col pagare con la dimenticanza o addirittura con l’oblio. Vero anche questo, ma bisogna tener conto del fallimento politico della rivoluzione che avrebbe dovuto portare “l’immaginazione al potere” e che invece ha realizzato il successo di quanti speravano di sbarazzarsi una volta per tutte della lotta politica, limitandola al terrorismo più o meno compiacente e preparando, attraverso la liberazione del costume e dei consumi, l’avvento della globalizzazione, del cosiddetto capitalismo della sorveglianza e dell’era tecnologica.

A questo punto, conviene chiedersi con De Benedetti se non sia venuto il momento di rileggere Sartre, tenuto conto che, come dice, “alla sovrabbondanza della tecnica corrisponde un diminuire, sin quasi alla scomparsa, dell’uomo”.

Il “poco” che resta di Sartre è dunque una riflessione sul significato dell’esistenza in un mondo che ha finito per relegare l’essere umano ai margini della Storia. L’occasione è offerta, e direi non solo, da una nuova edizione de L’essere e il nulla proposta di recente dal Saggiatore per festeggiare gli ottanta anni dalla sua pubblicazione (1943-2023).

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Per una rilettura, il più possibile completa, di Sartre ripropongo di seguito in sette post la relazione, con opportune modifiche, a suo tempo presentata per un convegno di filosofia.

Per quanto si riferisce “all’ultimo Sartre” e alle polemiche accese dai suoi scritti più recenti, suggerisco il post: 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2019/08/le-ultime-interviste-di-sartre-lespoir.html

 

Si vedano ancora, su Sartre in generale, i video youtube seguenti:

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2022/03/zibaldone-online-n-23-280322-sartre.html

 

https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2022/04/zibaldone-online-n-24-04-04-22-sartre.html

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2022/04/zibaldone-online-n-25-11-04-22-sartre.html

 

 

RASSEGNA STAMPA sulla nuova edizione di  L’essere e il nulla, pubblicato da Il Saggiatore il 19 febbraio 2023

 

La riscossa esistenzialista

il manifesto

07 maggio 2023

 

Un'esistenza che precede l'essenza

Il Sole 24 Ore

05 marzo 2023

 

Che cosa resta di Sartre? Poco, ma decisivo

Avvenire

19 febbraio 2023

 

Una nuova veste per "L' essere e il nulla" di Jean-Paul Sartre

Critica Letteraria

18 febbraio 2023

 

Siamo condannati alla libertà.

la Repubblica

25 gennaio 2023

 

 SEGUE DA:

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/02/rileggere-sartre-p5a-sartre-nella.html

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p4a-sartre-nella.html

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p3a-sartre-nel-teatro.html


https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p2a-sarte-filosofo.html


https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p-1a-sartre-narratore.html



Sartre e il Maggio francese

Come è stato giustamente osservato, né «dai rapporti di produzione assunti solo come ambito oggettivo di relazioni» né «dalla negazione della temporizzazione sembra possibile giungere alla spiegazione di un evento la cui dinamica è risultata sostanzial­mente fondata sopra la interiorizzazione del futuro»[1]

Althusserismo e strutturalismo — benché quest'ultimo si pro­ponga soltanto come una metodologia delle scienze umane — ap­paiono inadeguati come discorso complessivo a reggere il confronto con la nuova Weltanschauung che il maggio, come affermazione dialettica della lotta di classe, imprevedibile secondo una pura analisi strutturale, è in grado di offrire. In questo senso taluni han­no parlato della rivoluzione di maggio come di una rivoluzione sartriana.

Ciò che, forse, non è nelle intenzioni e nelle dichiarazioni degli studenti [2], ma se si può parlare di una filosofia» del maggio, questa — si è osservato — è la filosofia di Sartre; per spiegare l'esplosione rivoluzionaria del maggio non c'è bisogno di ricorrere a Marx o a Marcuse. Una filosofia che lo strutturalismo si era affrettato a sotterrare aveva profetizzato il maggio francese otto anni prima, e questa era la filosofia di Jean Paul Sartre [3]:

«Sartre ha descritto dap­prima nel suo libro le forme passive, anonime dove gli individui sono alienati — è cioè che egli chiama il «pratico inerte» — poi egli ha mostrato come un gruppo introduce la negazione della storia e si forgia da se stesso invece di essere forgiato, s'inventa in rottura con questa società passiva ed anonima, che un sociologo americano chiamava nelle medesime circostanze «la folla solitaria». Gli studenti che hanno fatto scoppiare la rivoluzione della primavera del '68 erano formati, se non a questa seconda filosofia sartriana, almeno a un pensiero dialettico della storia. Maggio '68, è l’insur­rezione d'una negazione «selvaggia» nella storia. L'incursione della libertà «sartriana», non della libertà dell'individuo isolato, ma la libertà creatrice dei gruppi [4].

Così, non si tratta tanto di riconoscere a Sartre il merito di moralizzatore della lotta politica rivoluzionaria, come pure osserva efficacemente Rossana Rossanda: «L'impegno politico di Sartre è una lezione di moralità politica rivoluzionaria. La sola che a un intellet­tuale, nelle condizioni di separatezza e negli anni vissuti da Sartre, fosse consentito di sperimentare e trasmettere. Ogni altra scelta sarebbe ricaduta nell'opportunismo: o quello di chi, con vari alibi, s'è venuto staccando da un rapporto diretto, per disperato che fosse, col movimento operaio, o quello di chi si sente assolto dal pensare e ripensare per avere aderito al partito comunista. Sartre insegna a non contentarsi: la sua intransigenza si esprime nel bisogno inacquietato di verificare volta a volta quale è, dove si trova il fronte di classe, e là collocarsi, insieme libero e solidale. Nel rifiutare dele­ghe o discipline, ma nel cercare uno schieramento, intendere i bisogni e i doveri. Nel rifiutare i tatticismi, ma nel cercare una unità. Nell'intendere insomma il fare politico come una rimessa in questione permanente di sé, saper ricominciare daccapo, ricostruire a ogni passo senza residui un im­pegno. Difficile separare le sue "impasses" e i suoi fallimenti da quelli di tutta la sinistra rivoluzionaria da quarant'anni a questa parte; speranze e sconfitte della rivoluzione occidentale hanno in lui, come in pochi altri, non un testimone o uno storico, ma un punto singolare di precipitazione, sono diventate una vita che tempestosamente le ha precorse e riflesse»[5].

Si tratta piuttosto quanto, senza che si possa parlare di identificazione tra ideologia sartriana e ideologia dei «gruppi», di sottolineare come il pensiero sartriano — in quanto tentativo storicamente fondato di «soggettivizzare» il marxismo — rappresenti, per entro il materialismo dialettico, l'unica alternativa al marxismo ortodosso, sia in pro­spettiva rivoluzionaria, sia per la critica del potere socialista nelle forme storicamente esistenti.

S E G U E

 

sergio magaldi



[1] Cfr. P.A. Rovatti, Sartre e il marxismo strutturalistico, in Aut Aut n.136-137, luglio-ottobre 1973.



[2] Cfr. Les animateurs parlent in La Révolte étudiante, Seuil, Parìs, 1968.

 

[3]  Cfr. Epistemon, Ces idées qui ont ébranlé la France, Fayard, Paris, 1968, p. 76.

 

[4] Le. Monde, 30 novembre 1968.

[5]R. Rossanda, Sartre e la pratica politica, in Aut Aut n. cit., p. 40

domenica 10 marzo 2024

Viaggio nella Qabbalah – Sephiroth e Campi Quantici (p.9ª)




Un viaggio nella Qabbalah non poteva che avvenire osservando innanzitutto l’Albero della Vita, a cominciare dalla riflessione sul versetto di Genesi II, 9: «Adonai Elohim fece germogliare dal terreno tutti gli alberi dall’aspetto piacevole e dal frutto buono a mangiarsi, l’Albero della vita in mezzo al giardino e l’Albero della conoscenza del bene e del male». Con questo spirito abbiamo compiuto un’ascesa virtuale (perché altra cosa è un vero e proprio cammino iniziatico) lungo l’Albero a partire da Malkuth al fine di mostrare che solo attraverso la rettificazione personale è possibile il Tiqqun Haolam, la rettificazione del mondo intero. Di Sephirah in Sephirah siamo giunti infine a Tiphereth che come “Cuore dell’Albero” ha una funzione riparatrice delle Sephiroth cosiddette emotive, i cui recipienti di luce subirono una frantumazione con la dispersione di 288 scintille di santità, divenute preda del male. È la “Rottura dei vasi” la Shevirat haKelim causata dagli eventi biblici o più probabilmente dallo Tzimtzum e dal primo raggio di luce che si diffonde appena un istante dopo lo Tzimtzum, balenando nel vuoto e cominciando a creare mondi. Luce troppo forte per essere trattenuta oltre le Sephiroth superne: Kether-Chokmah-Binah. Ed è proprio da Kether che tutto ha inizio, con i suoi 620 pilatri di luce che discendono prima in Chokmah, la cui energia si trasforma in materia e poi in Binah, la matrice che è forma dei mondi e di tutto ciò che esiste. In questa ottica, le Sephiroth dell’Albero della vita anticipano incredibilmente i cosiddetti campi quantici della fisica contemporanea perché, così come le Sephiroth, i Campi quantici si propagano nello spazio-tempo generando onde/particelle di luce e creando l'Universo di energia pulsante, in cui tutto è invisibilmente interconnesso. --------------------------------------------------------- Per vedere le precedenti puntate del 'Viaggio nella Qabbalah' vai alla Playlist:    • Lo Zibaldone