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martedì 30 settembre 2025

Il fantasma della carta di identità elettronica


 


 Attualmente è più facile prenotare una visita specialistica col sistema sanitario nazionale (!) che chiedere il rinnovo della carta di identità cartacea che, com’è noto, ormai avviene solo con il rilascio della carta di identità elettronica. Questo almeno vale per Roma, per le altre città non so, ma temo che sia la stessa cosa. Provare per credere.

Fortunatamente io non ho questo problema, perché la mia carta di identità elettronica, rilasciata nel 2019, scadrà solo nel 2030, ma dovendo aiutare un’altra persona che non ha lo SPID, sono entrato nel sito del Ministero dell’Interno chiedendo il fatidico appuntamento. Nemmeno a parlarne: la formula che si legge per ogni circoscrizione della città è sempre la stessa e cioè che non c’è disponibilità.

Però i sudditi possono provare nei comuni vicini a Roma: dei tanti che vengono proposti solo un paio concedono una limitata disponibilità tra maggio e agosto del 2026. Sembra incredibile ma è la pura realtà.

Qualcuno maligna  che non tutti i posti disponibili per gli appuntamenti siano resi pubblici, ma si tratta probabilmente di voci incontrollate messe in giro dalle agenzie di certificati!

Mi chiedo in ogni caso se il Ministro dell’Interno sia a conoscenza di un fenomeno che al grande Kafka ispirerebbe almeno un racconto.

S.M.

venerdì 1 luglio 2022

NUOVA FONTE DI ENERGIA A PORTATA DI MANO...

 




Nuova fonte di energia a portata di mano in Italia

Quando tutto sembra a portata di mano, sono sempre gli ultimi scalini i più difficili da superare

 di Alberto Zei 

Un occasione da non perdere -  È stato recentemente riconfermato un forte interesse verso una   nuova fonte di energia proveniente dai nuclei della  materia,  a basso costo, praticamente priva di  immissioni radioattive, ipotizzata dalla fusione di coppie  di atomi di Idrogeno avvalendoci di specifici reticoli cristallini individuati in leghe a base di Nichel-Rame, come la costantana (il filo  incandescente delle stufe elettriche).

Si tratta degli ultimi sviluppi di nuove fonti energetiche che in questo particolare periodo di crisi mondiale da combustibili fossili potrebbe portare il nostro Paese e l’intera umanità a quel balzo di qualità sulle fonti di energia non inquinanti che le lobby internazionali dei predetti combustibili hanno finora  ostacolato per non compromettere i loro enormi profitti.

Tali tipologie di ricerche sono generalmente note come “Fusione Fredda”. Da oltre 10 anni il nome è stato modificato in LENR, cioè Low Energy Nuclear Reaction che meglio descrive il fenomeno.  Alcune delle più “moderne” reazioni LENR possono operare anche a temperature prossime a 1000 °C, quindi di immediato utilizzo tecnologico.

Tutto sembra dunque a portata di mano, stante la conoscenza e l’esperienza di ricercatori di tutto il mondo di questa fonte di energia, ma i finanziamenti per il perfezionamento e conclusione di tal genere di ricerca sono stati finora esclusi (a parte notevoli eccezioni, principalmente il Giappone) sotto il pretesto che se prima non viene dato modo di verificare la teoria e la ripetibilità degli esperimenti, la Fusione Fredda viene esclusa dai sostegni economici dello Stato.


DISPOSITIVO LENR








Mille teorie non valgano un fatto - La pretestuosità utilizzata per escludere la concorrenza LENR dal monopolio dei carburanti fossili, rappresentata da una nuova fonte di energia a basso costo e  “a volontà”, si basa come detto, sulla insufficiente dimostrazione teorica LENR per ottenere il funzionamento della ricerca.

Un atteggiamento del genere ricorda la avversione degli scienziati di inizio secolo scorso nei confronti di Guglielmo Marconi che dovette lasciare l’Italia e rivolgersi all’Inghilterra per sperimentare la propria invenzione. Ma anche là non riuscì a liberarsi completamente dall’ostilità del mondo. Tra gli Scienziati più in voga che avversavano le varie scoperte di Marconi  c’ era  Henri Poincaré che chiedeva se Marconi sapesse che la Terra è tonda    e  l’olandese Hendrik Lorenz, uno delle eminenze dell’elettromagnetismo. Quest’ ultimo  era addirittura insofferente nei confronti del giovane Marconi che proponeva la trasmissione a lunga e lunghissima distanza (tipo Londra-New York) di onde elettromagnetiche. Una idiozia di questo tipo faceva infuriare Lorenz, ben sapendo e scientificamente provando che le onde elettromagnetiche si propagano in linea retta e che quindi non potevano seguire la curvatura terrestre.

 

Il fatto… - Marconi non fu da meno, dimostrando al mondo intero in modo eclatante e folkloristico come da Londra egli potesse accendere attraverso la sua radio la pubblica illuminazione in America a Baltimora. L’esperimento riuscì perfettamente e la storia lo ricorda come un trionfo. Chi aveva ragione? Né Marconi né Lorenz sapevano che le onde elettromagnetiche si propagavano anche a zig-zag, “rimbalzando” tra la Terra e lo strato ionizzato dell’atmosfera. Ma l’esperimento funzionò a prescindere dalla conoscenza scientifica dell’epoca. La teoria venne dopo.








La storia si ripete – Anche la ricerca LENR è stata finora oggetto di contestazione con privazione di fondi pubblici. Ciò fa piuttosto evincere che l’avversione non consista nella insufficiente dimostrazione teorica ma nel reale pericolo che con un adeguato supporto economico ai vari Laboratori di ricerca (tollerati appena), si realizzi il temuto successo. Unicamente per dare l’idea della molteplicità dei differenti criteri di ricerca, si accennano alcuni metodologie LENR. Tra questi si ricorda: quello elettrolitico; quello che utilizza l’effetto piezoelettrico dei materiali; il sistema ad ultrasuoni; quello al plasma localizzato; altri ancora ve ne sono, così come altri saranno ulteriormente escogitati.

 

Di cosa si tratta -  Il sistema intrapreso in Italia da Ricercatori afferenti all’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Frascati (INFN-LNF) è quello dell’utilizzo di particolari fili di Costantana, una lega di basso costo a base di Rame e Nichel. Riassumendo, tale materiale viene sottoposto ad una serie di trattamenti superficiali per renderlo di dimensioni sub-micrometriche, tale superficie spugnosa viene ricoperta di altri materiali aventi una elevata facilità ad emettere elettroni a temperature medio-alte (600-1000 °C). Il tutto viene opportunamente “sagomato” a forma di bobina ed immesso in piccolo recipiente chiuso (“core” del reattore) in cui viene immesso l’Idrogeno. Il tutto viene opportunamente riscaldato tramite passaggio di corrente elettrica lungo il filo (ben noto effetto Joule).

 

Un’occasione da non perdere -  La crisi energetica determinata soprattutto nel nostro Paese dalla cronica dipendenza di carburanti fossili di provenienza estera, dovrebbe far cambiare almeno adesso, l’impostazione politica contraria a questo tipo di ricerca. Il primo atto dovrebbe essere quello di sovvenzionare massicciamente questa soluzione, peraltro a basso costo, all’interno di Istituzioni dello Stato dando nel modo più efficace e più immediato possibile il supporto necessario ai Laboratori dello INFN in cui il Dott. Celani, illustre Scienziato di fama internazionale, sta cercando di ultimare con limitate risorse economiche dedicate, la conclusione sperimentale di questa nuova fonte di energia.


mercoledì 27 aprile 2022

COSTA CONCORDIA cento anni dopo l'affondamento del Titanic


 

 

Le molteplici e straordinarie coincidenze tra i due tragici sinistri nella storia delle grandi navi passeggeri lascia pensare che il riferimento ai “corsi e ricorsi storici” di Giambattista Vico potrebbe aiutarci ad avvalerci dell’inconscio collettivo per attingere dall’ esperienza altrui,  ivi conservata.

 

di Alberto Zei

 

La storia si ripete

A seguito dell’ articolo pubblicato ieri,  riguardante le circostanze che hanno determinato l’ inabissamento del Titanic, ecco che la Concordia con la sua tragedia avvenuta esattamente 100 anni dopo, si presenta come un simbolico riferimento ai “corsi e ricorsi storici” dei grandi eventi, ritenuti da molti più unici che rari per la loro particolarità, ma che  prima o poi si ripetono, anche negli avvenimenti dove la partecipata emotività pubblica  genera un effetto moltiplicatore della loro importanza, senza essere noi riusciti  a trarre da questi,  esperienza e conoscenza sufficiente per evitarli. 

Si può  semplicemente rilevare per i due colossi del mare che gli stessi criteri innovativi di costruzione, i servizi previsti per l’emergenza, gli errori  di navigazione, la insufficienza delle imbarcazioni di soccorso e l’ essere ritenuti al di sopra di ogni possibile naufragio, traccino un interessante  confronto con gli eventi che hanno causato il loro affondamento. Vediamo il probabile e significativo parallelo.

 

Compartimenti  stagni

La Concordia, così come il Titanic, era normalmente dotata di compartimenti stagni  che avrebbero contenuto l’allagamento anche con il coinvolgimento di tre settori adiacenti danneggiati. Nel  caso della Concordia il cedimento delle pareti di contenimento hanno creato l’allagamento dell’intera nave.

 

La lamiera di costruzione

Per le moderne navi da crociera di grande stazza, è prevista una lamiera acciaiosa di adeguato spessore e composizione chimica. Il criterio di scelta sta nella possibilità di superare eventuali impatti senza subire lacerazioni, Infatti la lamiera utilizzata che viene denominata “navale”, oltre alla necessaria consistenza, possiede la caratteristica della flessibilità e dello stiramento all’urto, in modo che possa deformarsi ma non lacerarsi evitando le pericolosissime falle sotto il livello di galleggiamento.

La Concordia però, così come sembra il Titanic, per lo sfregamento della fiancata sullo scoglio è stata tagliata e accartocciata per la lunghezza per 70 m che l’ha aperta come si trattasse di una scatoletta. Ma di quale tipo di acciaio era costruito lo scafo della Concordia? Del  medesimo acciaio dello scafo della gemella Serena, ancora in servizio.

 

Imprudenza di navigazione  

Anche per la Concordia, come mutatis mutandis per il Titanic, non era prevista la rotta imprudente verso l’isola del Giglio che invece la nave percorse incorrendo nella collisione con uno scoglio imprevisto, davanti alle isolette delle Scole.

 

Tardivo avvistamento dell’ostacolo

La Concordia, così come il Titanic, pare non avesse predisposto la vedetta e i sistemi di rilevazione delle ecoscandaglio e della marca radar di sicurezza sembra fossero stati disattivati.

 

Ufficiale di guardia in luogo del comandante

Così come il Comandante del Titanic, anche il Comandante della Concordia in quella notte – in base alla relazione tecnica dei consulenti nominati dal Gip del Tribunale di Grosseto – era assente dal ponte di comando, subentrando in un secondo tempo, quando la nave ormai significativamente fuori rotta gli fu consegnata qualche minuto prima della collisione.

 

Errore del timoniere

Com’era accaduto con il timoniere del Titanic, anche il timoniere della Concordia – stando alle registrazioni della scatola nera – pur avendo ancora tempo sufficiente per evitare lo scoglio, mentre riceveva l’ordine dal Comandante: “20° a sinistra”, portò la barra a 20° a dritta. E solo dopo, ma troppo tardi, prima ha riportato la barra al centro per qualche secondo e poi ha eseguito il giusto comando a sinistra. Il risultato è stato un assurdo impatto sulla roccia emergente dall’acqua con tutta la tragedia che ne è seguita.

 

Lance di salvataggio

La stessa fatalità accomuna Titanic e Concordia riguardo alla mancanza delle scialuppe di salvataggio. Quantunque la Concordia ne fosse dotata. La causa fu l’impossibilità del personale di bordo di sganciare dai supporti di ancoraggio ben tre delle 12 lance di dotazione del ponte  sinistro che avrebbero consentito l’evacuazione di tutto il personale presente in quello stesso lato del transatlantico. Il risultato fu quello di dover necessariamente lasciare a bordo centinaia di persone, 32 delle quali perite  a causa del ribaltamento della nave. 

Da ultimo, a titolo simbolico della concomitanza degli eventi: il tempo di galleggiamento del Titanic, prima di affondare nel gelido oceano di quella notte, fu di circa due ore e 40 minuti; quello della Concordia, prima del suo ribaltamento in quella fredda notte d’inverno, esattamente cent’anni più tardi, fu di circa due ore e 57 minuti.

 

 

 


martedì 26 aprile 2022

TITANIC E CONCORDIA: lo stesso destino cento anni dopo


 

    

Nel fatidico centenario di ricorrenza tra i due più eclatanti eventi di affondamento dei transatlantici Titanic e Concordia con migliaia di passeggeri a bordo, i fatti avvenuti rievocano l’assurdo gioco del destino quando l’eccesso di sicurezza trascura l’eterno agguato dell’ “imprevisto “.

 

di Alberto Zei

 

Il presente articolo prende in considerazione le cause della collisione e dell’ inabissamento del Titanic. Nel  secondo articolo che sarà pubblicato domani verrà  trattata la sorprendente analogia con le condizioni del Titanic, le tragiche sequenze del tutto simili degli eventi e delle responsabilità dell’affondamento della Concordia.

 

  Corsi e ricorsi

Ancora una volta la intuizione del noto filosofo napoletano Giambattista Vico sui corsi e ricorsi delle grandi catastrofi storiche può in un certo modo, accordarsi con sorprendente  ripetizione e anche  in  eventi di minor spessore quando questi incidono  emotivamente sulla coscienza di un grande numero di persone. Si tratta di  situazioni che per la loro singolarità sembravano irripetibili ma che si ripresentano invece con caratteristiche del tutto simili a quelle dell’evento precedente.

Ciò significa che non abbiamo imparato niente di quanto è accaduto prima, oppure si crede che certi  fatti siano correlati dal caso, tanto da lasciare scandire gli eventi umani dalla ineluttabilità del destino.

Il 14 aprile scorso[1] ricorreva il giorno, ovvero la fatidica notte, in cui il  Titanic – il più innovativo transatlantico della sua epoca, per giunta  ritenuto inaffondabile – durante il suo viaggio inaugurale nel 1912 incontrò lungo la rotta al largo della Groenlandia  un iceberg alla deriva con il quale ebbe una grave collisione che ne determinò il tragico affondamento in meno di tre ore.

 

L’inaffondabilità

Si trattava di una nave concepita già da allora con i compartimenti stagni che avrebbero consentito, anche in caso di gravi danni, di mantenere con il loro vuoto la nave in linea di galleggiamento.

Ecco che già questo particolare avrebbe garantito la sua inaffondabilità quando invece il destino decretò al contrario, il suo tragico inabissamento.

Un’altra caratteristica della robustezza del Titanic consisteva nella fortissima resistenza del corpo nave agli urti anche più violenti, in quanto lo spessore e la durezza di quel tipo di acciaio utilizzato nella costruzione dello scafo avrebbe resistito anche alle massime sollecitazioni previste. Per quanto riguarda la saldatura delle lamiere tra loro, come nel caso della Torre Eiffel, questa operazione fu sostituita con milioni di ribattini di acciaio per la relativa congiunzione delle varie parti che avrebbero contenuto con pari o ancora maggiore tenacia la struttura dello scafo nella sua interezza.

Cos’altro ancora per rendere il transatlantico invulnerabile, il cui nome rappresentava la mitologica figura attribuita ad un invincibile gigante?

 

La prevedibilità….. dell’ imprevisto

Eppure c’è sempre l’imprevisto ossia un agguato con la sua catena degli eventi che come per volontà del destino o per errore umano  si mettono tutti insieme per intervenire uno dopo l’altro, nel modo peggiore da causare un improbabile risultato che però solo dopo ci si accorge con “ con il senno del poi“, che si sarebbe potuto evitare.

Per quanto riguarda la navigazione non possono sfuggire la sequenza degli  errori comuni probabilmente determinati dall’eccessiva sicurezza sotto tutti i punti di vista.

In primo luogo va detto che il Titanic ha attraversato un arco di Atlantico in cui in primavera inoltrata, eravamo infatti alla fine di aprile, si incontravano iceberg provenienti dalla calotta polare nella via delle correnti fredde dirette verso l’altra sponda dell’oceano che si allargavano con la loro presenza anche nel tratto di mare dove il transatlantico percorreva la rotta tracciata per quel viaggio.

Il Titanic  essendo  dotato di potenti motori avrebbe potuto allargare il percorso più a sud, senza il pericolo di incontri pericolosi come purtroppo in quella notte avvenne ma per questioni di emulazione di pubblicità per il record della traversata, preferì non allargare la rotta e non solo.

Infatti un’altra  concausa  che si  deve imputare alla negligenza del personale di bordo è che gli addetti alle comunicazioni radio, quantunque fossero stati in condizioni di ricevere la segnalazione di iceberg da parte di altre navi in transito, non erano presenti in tempo utile nella sala radio per ascoltare i messaggi, oppure, non hanno riferito al comandante o all’ufficiale di guardia, le informazioni ricevute. Questo è stato accertato dall’indagine dopo il disastro. Ma dove era il comandante durante il tempo in cui il Titanic transitava nel tratto di mare in presenza di iceberg?

Sempre nel campo operativo della rotta seguita dal Titanic, la responsabilità maggiore si deve forse imputare  all’equipaggio di vedetta che, durante la navigazione, pare non avesse a disposizione i binocoli di dotazione perché chiusi a chiave in un armadietto; binocoli che avrebbero consentito di avvistare in tempo idoneo il pericolo dell’iceberg sulla rotta della nave. Non solo, nonostante il tardivo avvistamento, sarebbe stato sufficiente ad evitare la collisione una manovra di allargamento dal  ghiaccio  eseguita nella giusta direzione. Ecco che qui entra pesantemente in campo la fatalità, oppure l’errore umano che rende ancora più difficile accettare l’affondamento del Titanic e le sue luttuose conseguenze.

 

L’ equivoco del timone

Quantunque la grande innovazione del motore avesse modificato tanto le modalità di navigazione, quanto gli ordini del comandante al timoniere, rispetto alla tipologia delle imbarcazioni  a vela  del passato, il retaggio dei tempi della tradizione avevano mantenuto i vecchi concetti della cibernetica dei bastimenti. Ossia il timone concepito come una superficie immersa nell’acqua e munita di una barra di comando a dritta e a sinistra.

Il termine di barra a dritta significava che il timoniere doveva eseguire questa operazione senza ulteriori interpretazioni, mentre l’imbarcazione girava dalla parte opposta, ossia a sinistra. Con l’avvento dei timoni più sofisticati collegati con cavi e pulegge alla ruota in mano al timoniere, il termine di barra a dritta si doveva intendere nel senso che la nave dovesse girare da quella parte e non dalla parte opposta.

Questo è stato il primo equivoco in cui è forse caduto il timoniere, posizionando su comando il timone come fosse una barra a mano dalla parte opposta a quella che avrebbe dovuto scansare l’iceberg. Così che invece di allontanarsi, il Titanic si avvicinò ulteriormente alla montagna di ghiaccio che emergeva dall’acqua. Invano fu il tentativo successivo di porre la barra nella giusta posizione, in quanto la nave non riuscì a riprendere il largo dal bordo dell’iceberg finendone contro  di struscio alla velocità di circa 30 km l’ora. Sarebbe bastato che il timoniere avesse eseguito in modo corretto il comando ricevuto che la nave si sarebbe allontanata sufficientemente, evitando il contatto.

 

Le vere cause dell’ affondamento

Ciò che di vero si è saputo, dopo il ritrovamento del relitto a circa 3000 m nel fondo dell’oceano, è stato accertato dall’ indagine sulle cause effettive di un affondamento così rapido, assolutamente non previsto anche nella peggiore delle ipotesi.

Si è infatti appreso che i rivetti di congiunzione delle lamiere erano di acciaio ricco di zolfo e che alle basse temperature dell’acqua oceanica gli stessi rivetti assumevano delle caratteristiche di fragilità allo strappo.

Questa è stata la ragione per cui la collisione avvenuta tra la fiancata della nave e l’ iceberg, ha praticamente strappato gli assi dei ribattini aprendo la lamiera come se questi non ci fossero mai stati. Ciò che ne è conseguito è stata una lunga apertura della paratia per diverse decine di metri sotto il livello del mare. Da qui l’acqua è entrata a dismisura come mai nessun altro tipo di collisione ipotizzata avrebbe potuto causare se le lamiere fossero state saldate o mantenute a contatto con ribattini di acciaio di qualità idonea alla deformazione plastica, ossia all’allungamento senza causare frattura.

Per quanto riguarda i compartimenti stagni, vera e propria innovazione nel sistema di sicurezza navale, questi avrebbero dovuto mantenere l’acqua penetrata all’interno della loro capienza, impedendo l’ulteriore allagamento del transatlantico. La ragione che gli scompartimenti non funzionarono come avrebbero dovuto, è imputabile alla incompleta ermeticità dei settori in quanto, nella  parte alta delle pareti vicino al soffitto, queste avevano un varco di areazione tra i vari locali. Così che l’acqua traboccando da uno scompartimento all’altro fuoriuscì, allagando la nave e rendendo vano lo stesso concetto vantato della sua inaffondabilità.

 

La beffa del…… destino?

Non finisce qui la serie delle perfide matriosche,  perché anche la qualità dell’acciaio con il quale è stato costruito il Titanic,  prevedeva la durezza alla compressione cioè all’urto, ma non alla flessione perché forse non era neanche concepibile un incidente che comportasse sollecitazioni di questo genere. Invece le cose sono andate diversamente in quanto il tipo d’acciaio utilizzato era reso ancor di più rigido e fragile (come ad esempio  il vetro); cosicché per la eccessiva e nociva presenza di zolfo  nelle lamiere, quando la nave cominciò ad affondare con la prua e la poppa si sollevò dall’acqua, l’acciaio non tenne il peso e, di lì a pochi minuti, il Titanic si spezzò in due parti, inabissandosi rapidissimamente.

 

Il capro  espiatorio

In considerazione della enorme gravità del naufragio non poteva mancare l’immediato capro espiatorio della situazione, individuato in Bruce Ysmay, Direttore Generale della Compagnia navale White Star, dello stesso Titanic, imbarcatosi in quel viaggio inaugurale. Questi si sarebbe macchiato di disonore per essere salito a bordo di un scialuppa di salvataggio quando  altre persone del suo stesso rango, oltre che  molte donne,  erano rimaste  sulla nave. Ha soprattutto suscitato  sdegno l’ accusa di aver vergognosamente  preso la prima canoa  per fuggir via. Egli fu riabilitato  soltanto in seguito, in virtù di testimoni che lo videro adoperarsi fino all’ estremo, nel far salire i passeggeri sulle imbarcazioni. Fu giustificato per  essere salito sull’ ultima canoa,  su richiesta delle stesse donne che si trovavano a bordo; canoa che partì con 40 persone mentre la capienza era di 47. Per quanto riguarda le imbarcazioni di salvataggio, i progettisti ritenevano che il numero delle lance di dotazione fosse sufficiente per qualsiasi evenienza, stante sempre la presunta inaffondabilità del transatlantico, sennonché l’evento catastrofico rivelò di quanto ci si potesse ingannare nelle previsioni.

Con l’ articolo di domani sarà tracciata la sequenza dei fatti che, a distanza di cento anni, sostanzialmente ripetono le analoghe circostanze del caso Concordia; circostanze che, nel loro insieme, ricordano come l’ eccesso di sicurezza aumenti sempre la gravità della tragedia, quando questa si verifica.

 



[1] Tra le ultime ore del 14 e le prime ore del 15 aprile 1912 naufragò il Titanic a causa della collisione con un iceberg. Cento anni dopo, il 13 gennaio 2012, la stessa sorte toccò al Concordia, per essersi andato a infrangere sugli scogli. Nella notte dello scorso 14 aprile ricorreva il centodecimo anniversario dell’affondamento del Titanic, a dieci anni di distanza da quello del Concordia.

 


mercoledì 9 febbraio 2022

IL PRIMATO EUROPEO DELL’ITALIA: IL BASTONE E LA CAROTA


 

 Interessante osservare come ciascun governo europeo stia risolvendo attualmente la questione del contenimento del Covid-19. Come prevedibile, le misure adottate, con qualche sorprendente eccezione soprattutto di segno liberale (vedi Spagna e Portogallo), rispecchiano la storia dei paesi che le hanno poste in essere, la loro vocazione autoritaria e/o la prevalente tendenza ad una democrazia soltanto formale.

 

Italia, Francia, Germania, Austria e Grecia con sfumature diverse, hanno introdotto l’obbligo vaccinale per i lavoratori. Tutti gli altri paesi europei non hanno l’obbligo indiscriminato per tutti i lavoratori (limitandolo solo al settore sanitario e/o a pochi altri) ma utilizzano criteri diversi che vanno dalla mancanza di regole (Spagna, Portogallo, Danimarca e Inghilterra) a raccomandazioni generiche o alla sussistenza del lavoro da remoto (Belgio, Olanda etc…).

 

Come si vede, soltanto la Francia sembra in contraddizione con la tradizione autenticamente libertaria del suo popolo, ancorché la vocazione statalistica sia sempre stata una caratteristica dei governi transalpini. Occorre tuttavia aggiungere che la Francia (come pure la Germania) non ha ancora raggiunto una percentuale di vaccinati pari allo 80% della popolazione, così come avviene in Italia che può vantare oltre lo 83% di cittadini vaccinati con ciclo completo e oltre il 90% con almeno una dose vaccinale.

 

L’Italia, tuttavia, vanta un primato in Europa, condiviso in parte solo con la Grecia: l’introduzione dell’obbligo vaccinale indiscriminato per tutti gli over 50 e la multa per i trasgressori (in Grecia gli over 60). Il paradosso più grande però è che l’adozione di certe misure restrittive, se potevano trovare una giustificazione nelle fasi più acute della pandemia, oggi sono inconcepibili proprio alla luce delle “liberalità” che il governo si accinge a introdurre, quali: l’abolizione delle mascherine all’aperto (forse l’unica misura realmente efficace di contenimento del virus), la riduzione del numero di giorni della quarantena, nonché la riapertura delle discoteche a partire da venerdì prossimo. Tutto ciò, mentre ai cittadini non vaccinati di età superiore ai cinquant’anni (non necessariamente novax per principio) è vietato pagare le bollette, recarsi in banca, versare le tasse, comprare le sigarette, salire su un autobus urbano. Tutte misure che non sono state in vigore neppure nel periodo peggiore di diffusione del contagio e che, introdotte oggi, hanno il sapore di un “premio” per i buoni e di una “punizione” per i cattivi, secondo l’ottica di uno stato totalitario.

 

sergio magaldi


venerdì 17 settembre 2021

VACCINO OBBLIGATORIO


 

 

 Si continua a discutere, direi abbastanza impropriamente, se rendere obbligatorio il vaccino anti-covid e in particolare la sua filiazione burocratica, rappresentata dal Green Pass che, attualmente, viene rilasciato per 48 ore anche a chi, non vaccinato, si sottoponga ad un tampone con esito negativo, senza tuttavia calcolare che il tempo burocratico che intercorre tra l’effettuazione del tampone e il rilascio del Green Pass supera spesso di gran lunga il termine di validità  di due giorni, rendendo perciò vano il suddetto tampone ai fini della possibilità di partecipare a un evento, prendere un treno, recarsi al cinema, in palestra, al ristorante o ad una qualsiasi altra seduta effettuata al chiuso. D’altra parte, anche chi si vaccina è spesso costretto ad attendere giorni e giorni prima di poter mettere le mani su questo passaporto verso la libertà condizionata.

 

Ciò premesso, la questione dell’obbligo vaccinale – dicevo – è posta in modo improprio perché, per un verso, l’obbligo esiste già dal momento che solo il cittadino italiano che si limiti alla pura sopravvivenza (standosene in casa ed uscendo solo per comprare da mangiare) ne è escluso, mentre tutti gli altri, per obbligo professionale o semplicemente per vivere (prendendo un treno, andando al cinema etc…) sono costretti a vaccinarsi. La discussione sull’obbligo è impropria altresì, per altro verso, perché questo obbligo di fatto non si configura ancora, almeno formalmente, come una violazione del Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio n. 2021/953 del 14.06.2021, il quale recita al punto 36 che:


È necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate, per esempio per motivi medici, perché non rientrano nel gruppo di destinatari per cui il vaccino anti COVID-19 è attualmente somministrato o consentito, come i bambini, o perché non hanno ancora avuto l'opportunità di essere vaccinate. Pertanto il possesso di un certificato di vaccinazione, o di un certificato di vaccinazione che attesti l'uso di uno specifico vaccino anti COVID-19, non dovrebbe costituire una condizione preliminare per l'esercizio del diritto di libera circolazione o per l'utilizzo di servizi di trasporto passeggeri transfrontalieri quali linee aeree, treni, pullman, traghetti o qualsiasi altro mezzo di trasporto. Inoltre, il presente regolamento non può essere interpretato nel senso che istituisce un diritto o un obbligo a essere vaccinati.

 

Il governo sta dunque rispettando la normativa europea e credo voglia continuare a rispettarla, anche perché c’è chi dice che se fosse introdotto l’obbligo vaccinale per tutti i cittadini, lo Stato incorrerebbe nel rischio di dover risarcire tutti coloro che, per effetto della relativa somministrazione coercitiva, ne fossero danneggiati in modo irreversibile. Aspetto, quest’ultimo, negato di recente da autorevoli fonti governative secondo cui la sentenza 118/2020 della Corte Costituzionale ha già esteso il diritto di indennizzo anche per i danneggiati da vaccino non obbligatorio ma soltanto raccomandato. Dunque, secondo le suddette fonti, dell’introduzione dell’obbligo vaccinale anti-covid, è lecito discutere e farne legge, nel pieno rispetto degli articoli 32 (diritto alla salute) e  2 (solidarietà sociale) della Costituzione, senza preoccuparsi della questione dell’indennizzo dei “danneggiati permanenti”, già garantito anche nei confronti di chi si sottoponga alla somministrazione di un vaccino anche solo raccomandato.

 

Il fatto è che le sentenze della Corte Costituzionale in passato sono state disattese dai governi soprattutto quando riguardavano questioni finanziare a vantaggio dei cittadini e dei lavoratori e così accadrebbe anche in questo caso. Infatti, la sola normativa che conta nello specifico è la legge 210/92 che riconosce l’indennizzo solo in caso di danno irreversibile derivante da vaccino obbligatorio. Per inciso, ne discende dunque che nulla spetti a chi subisca un danno irreversibile per effetto di un vaccino solo raccomandato e neppure a chi ne subisca uno non irreversibile a seguito di un vaccino obbligatorio che magari condizioni la qualità della sua vita per qualche anno, costringendolo anche a spese impreviste. E la morte? Può essere considerata una “menomazione permanente”?

 

Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati.

(G.U. Serie Generale , n. 55 del 06 marzo 1992)

                                                              
                              

 

                                              Art.1

1. Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazione obbligatoria per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente dell’integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge…

 

La mia personale impressione è dunque che, più che il rispetto della normativa del Consiglio Europeo, sia proprio il timore di un contenzioso ad oltranza tra Stato e cittadini ad aver impedito, almeno per ora, l’introduzione del vaccino obbligatorio per tutti, ricorrendo invece all’obbligo indiretto per una sempre crescente platea di cittadini, attraverso il Green Pass. D’altra parte, non solo il rispetto delle libertà democratiche, richiamate anche dal Parlamento e dal Consiglio Europeo nello scorso mese di giugno, ma anche il buon senso avrebbero dovuto sconsigliare l’introduzione di uno strumento come il Green Pass, almeno nella forma burocratica e contraddittoria con cui è stato istituito. Ci stava di rendere obbligatoria la vaccinazione per gran parte delle categorie professionali, ma bastava la certificazione dell’avvenuta vaccinazione senza ricorrere ad uno strumento burocratico come il Green Pass, con la scusa che si presta meno alle falsificazioni, il che è dimostrato non essere vero! Non ci stava poi renderlo obbligatorio per i docenti ma non per gli studenti, per i treni ad alta velocità, dove è possibile il distanziamento tra i viaggiatori, e non per i treni locali dei pendolari, per la metropolitana e il trasporto cittadino dove per l’affluenza saltano tutte le misure di sicurezza. Non ci stava renderlo obbligatorio per entrare in un cinema o in un teatro, tenendo conto che in questi casi il ricorso al distanziamento e alla mascherina sarebbero stati sufficienti, così come avveniva anche quando tutto o quasi tutto era chiuso! La verità è che si è passati deliberatamente da un’impostazione conservatrice e autoritaria da Basso Medioevo, che chiudeva tutto senza preoccuparsi della crisi economica in cui precipitava il Paese, ad una in apparenza liberale di stampo neocapitalistico in cui tutto è aperto ma tutto è controllato con il pretesto di tutelare la vita dei cittadini, nei quali si favorisce il convincimento che, grazie al Green Pass, sia ormai possibile addossarsi tranquillamente gli uni agli altri senza mascherina, come avviene oggi negli stadi, nelle riunioni di condominio et similia. Una cosiddetta terza via è stata sempre possibile ma volutamente ignorata, a cominciare dall’elaborazione di un protocollo serio e diffuso per combattere il virus, per finire con l’utilizzo ragionato dell’impiego dei vaccini, nonché delle aperture e delle chiusure.

 

sergio magaldi


mercoledì 17 marzo 2021

ANNIVERSARI E ASTRAZENEKA


  

 Ricorre oggi il centosessantesimo anniversario dell’unità d’Italia (17 marzo 1861-17 marzo 2021) e i media ci fanno sapere che l’intero Paese è in trepidante attesa per sapere se il vaccino AstraZeneca potrà continuare ad essere somministrato. Da un momento all’altro, infatti, si attendono le superiori decisioni di EMA che non è il nome di una autorevole gentildonna ma l’acronimo di European Medicines Agency, l’agenzia europea per i medicinali che protegge e promuove la salute dei cittadini e degli animali valutando e monitorando i medicinali all'interno dell'Unione europea (UE) e dello Spazio economico europeo (SEE).

Com’è noto, da qualche giorno, dopo le supposte reazioni allergiche provocate dal vaccino anglo-svedese, sette paesi europei hanno deciso di sospenderne la somministrazione. Non l’Italia, però, che si è limitata ad indagare i medici responsabili della vaccinazione che - peraltro senza un rapporto comprovato di causa ed effetto - avrebbe determinato la risposta letale in alcuni pazienti. Salvo poi interrompere la somministrazione di AstraZeneka quando l’ha deciso anche la Germania.

C’è da giurare che EMA non farà attendere troppo una dichiarazione per tranquillizzare i cittadini che potranno, così, in piena fiducia continuare a vaccinarsi con AstraZeneca, un anti-covid che in un primo tempo era stato dichiarato efficace sino ai 55 anni, poi sino a 65 e infine anche dopo i 100, senza che fossero comunicate le eventuali modifiche apportate per renderlo improvvisamente efficace per tutti. Cosa rappresentano inoltre i pochi casi di morte, neppure con certezza attribuibili al vaccino, rispetto ai tanti milioni di vaccinati, cosa gli oltre 200.000 casi accertati di reazione allergica sui 21 milioni di sudditi inglesi che hanno usufruito di AstraZeneca?

E dire che AstraZeneca sembra addirittura il più innocuo rispetto agli altri due,  Pfizer e Moderna, che circolano nell’Unione Europea, perché si basa su una formula tradizionale, già sperimentata in passato per altri vaccini e che consiste in questo caso nello sfruttare un vettore virale di scimpanzé per stimolare il nostro sistema immunitario. Diversamente, gli altri due non sono vaccini veri e propri ma tecniche genetiche mRna. Il Rna dipende dal Dna  che, com’è noto, contiene il patrimonio genetico degli organismi viventi.

Preoccupata sui rischi di una somministrazione di vaccini e/o di terapie geniche con un iter di sperimentazione affrettato, la professoressa Maria Rita Gismondo - direttrice del Laboratorio di Microbiologia clinica, Virologia e Diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano - si domandava in una intervista di alcuni mesi fa: "Sono anni che non accettiamo di manipolare il Dna degli ortaggi perché c'è chi teme che mangiare un Ogm costituisca un pericolo, e adesso d'un tratto ci va bene diventare noi stessi degli organismi geneticamente modificati?".

Resta la domanda circa il perché, insieme alla realizzazione di vaccini anti-covid 19, da parte delle massime autorità sanitarie europee e mondiali non si sia studiato e approntato anche un protocollo per prevenire e/o curare in modo efficace l’insorgenza e la diffusione del virus.

 sergio magaldi 


sabato 12 dicembre 2020

Tra timori e temerarietà di fronte al coronavirus


 

La consapevolezza di ciò che accade durante questa pandemia    la possibilità di decidere per il meglio

 

di Alberto Zei 


Atteggiamenti differenti di fronte alla pandemia

La casistica  dell’ infezione -  Escludendo le persone che non contraggono il coronavirus, che sono la maggior parte e che pertanto non possono venire contagiate, è interessante invece prendere atto delle diverse risposte alla infezione di chi si imbatte in un ambiente in cui il virus  è presente.

Esiste una differente risposta alla malattia quasi per quante sono le persone interessate, ma per rendere sintetica la casistica, si può dire che la maggior parte non contrae alcun contagio. Vi sono poi alcuni che risultano positivi al virus ma che non avvertono un particolare disagio. Altri invece risentono dell’infezione con un leggero malessere che tuttavia non comporta una conseguenza apprezzabile.

C’è gente che contrae la malattia con sintomi febbrili e con disturbi che, dopo un certo tempo, si risolvono spontaneamente; c’è chi invece si ammala in modo serio con bisogno di cure che sono però sufficienti a ristabilire, dopo un certo tempo, lo stato di salute. Altre persone, invece, contraggono la malattia in modo severo e hanno bisogno di ricovero in ospedale; tra queste c’è chi, dopo aver ricevuto le giuste cure, guarisce e c’è chi deve essere sottoposto a terapia intensiva. Soprattutto quest’ultimi divenendo soggetti ad alto rischio, incorrono nel pericolo più grande che spesso si trasforma in decesso.

Tra teoria e pratica - Anche se un solo virus è in teoria sufficiente a infettare un organismo a mezzo della replicazione virale di cellula in cellula fino all’infezione eclatante, in pratica questo non accade perché quando si tratta di infezioni causate da gruppi virali di miliardi e miliardi di unità, è la contemporanea massiva presenza che consente l’infezione.

Esistono poi anche parametri più oggettivi, relativi alla presenza dei virus che solo in certi casi possono innescare la malattia. Uno è quello riguardante il numero di microrganismi presenti nell’ambiente, giacché è la quantità che aumenta la probabilità statistica di incorrere nell’infezione.

Infatti, vi sono molti esempi di corpuscoli capaci di penetrare all’interno degli organismi di ogni genere, compreso quello umano.

Nel regno vegetale si ricorda la enorme quantità di pollini che staziona nell’ aria durante la primavera, anche se alla fine sarà soltanto uno di loro a fecondare il fiore.


Nube di polline

Anche nella riproduzione del genere umano, per un  ovulo è sufficiente un solo spermatozoo. Ma gli spermatozoi occorrenti alla fecondazione naturale, necessitano di centinaia di milioni di individui contemporaneamente presenti per consentire a uno solo, non necessariamente il primo ad arrivare, di penetrare nell’ovulo.

La forza dell’ accumulo - Un altro aspetto della possibilità di infezione che compensa il numero non sufficiente di virus presenti nell’ambiente è quello dell’’accumulo virale nell’organismo che si moltiplica per infettare nel tempo in cui si rimane nell’ambiente ostile, respirandone l’ aria.

Il tempo infatti è un parametro moltiplicativo anche in senso generale del nostro vivere quotidiano. C’è anche un detto popolare che esprime il concetto e che dice: “dai e dai, prima o poi si verifica “.

Va da sé che se si frequenta un ambiente pericoloso, il tempo di permanenza  comporta una moltiplicazione del rischio.

Merita ricordare che anche l’impostazione mentale costante di ciò che si teme crea nel pensiero un atteggiamento di paura che paradossalmente porta, attraverso l’indebolimento delle difese psichiche, verso il male che si intende evitare.

Il pericolo dell’ eccesso – Non giova avere un atteggiamento spavaldo e temerario per evitare il contagio, ritenendo di essere tra coloro che non si possono ammalare. E’ soprattutto la risposta immunitaria che determina l’esito della malattia: è lo stato in cui l’organismo si trova che permette di respingere fin dall’origine l’aggressione,  o contrastare la malattia. Questo significa che solo in pochi casi il virus trova le sue vittime perché, nella maggior parte delle circostanze le persone, come già detto, riescono a  superare più o meno autonomamente l’aggravarsi della patologia. Ciò non significa però che il coronavirus non possa avere conseguenze letali, ma non ci si può neppure sottrarre alla vita sociale e in certi casi anche a quella lavorativa per la mera eventualità di ammalarsi.

Certamente c’ è chi la malattia è come se la cercasse, rinunciando ad  ogni precauzione, anche quando sarebbe più facile essere prudenti e soprattutto quando la sicurezza, basata sul fatto che finora non è accaduto niente, diviene il motivo per osare oltre, pensando di essere divenuti più immuni e più forti degli altri.

Mettere in atto, invece, le accortezze che in termini di sacrificio in questa particolare situazione, non costano poi tanto, risponde ad un atto di  amore verso di sé e verso gli altri. 

L’alimentazione -  Senza entrare nei particolari della qualità dell’alimentazione quotidiana e delle sostanze para-farmacologiche che vengono consigliate per ottenere determinati risultati sul sistema immunitario, giova ricordare che il più grande baluardo della nostra salute è proprio il sistema immunitario. Soltanto ultimamente si parla a sufficienza di questa risorsa naturale tanto che quasi tutti ormai conoscono come agisce e come, alla luce delle nuove  conoscenze biologiche, va trattato per opporre un’efficace barriera alle malattie. 




Giova comunque ricordare che il sistema immunitario per avere ben equilibrati i due sottosistemi TH1 e TH2, a tutela dell’intero organismo, necessita di una corretta alimentazione che si compone anche di sostanze naturali integrate con quanto manca, nonché di una vita sana non sedentaria e di un atteggiamento mentale aperto e costruttivo.


sabato 28 novembre 2020

La seconda ondata del coronavirus e la forza di gruppo


 

Non sono pochi coloro che si meravigliano di come la pandemia del Covid-19 dopo il declino estivo sia ritornata con rinnovato vigore a imperversare un po’ ovunque ma… 

 

di Alberto Zei


Le ondate di pandemia sono  manifestazioni  tipiche di molte specie in natura che hanno luogo nella nostra quotidianità. Queste iniziano, crescono e declinano in modo molto analogo a tanti altri eventi ripetitivi da non farci neppure caso. Merita però attenzione il fatto che i virus sono delle colonie formate da un numero sterminato di unità ma il loro comportamento è analogo ad altri gruppi di animali che vivono in modo organizzato da una sorta di volontà collettiva da cui dipendono.

 

Il coronavirus -  E’ bene precisare che, quando si parla di virulenza, si tratta quasi immancabilmente  di un  percorso ad onde, ossia  di addensamenti e rarefazioni in vaste zone di contagio ed in particolare in quelle più demograficamente popolate.

Per rendere l’ idea, si può dire che tutto avviene come se questi minuscoli corpi oscillassero  in modo coerente tra di loro, non solo con la medesima frequenza ma anche con la medesima  fase entrando così in risonanza come un unico insieme, come avviene in un corpo di ballo. Ecco quindi che in quanto tale, non c’è distanza più grande o più piccola che possa causare differenze di risultato, perché tutto avviene istantaneamente, sia che si tratti di  individui  a distanza di qualche decina di metri, sia che questi si trovino in luoghi  diversi,  perché la risonanza è quella del “corpo unico”.

Questa caratteristica dell’oscillazione coerente è piuttosto una prerogativa della fisica quantistica in cui i corpi considerati, quantunque numerosi nell'ordine di miliardi e miliardi, sono di dimensioni estremamente ridotte. Non per questo la loro interazione può essere considerata trascurabile per il fatto che la materia di cui si tratta ha un rapporto insignificante con le dimensioni degli oggetti della nostra quotidianità.

 

Un esempio nella natura

Per dare una maggiore rappresentazione di immagine a quanto detto, si può ricorrere per analogia con l’ ondata virale dell’ attuale pandemia a quella di un gruppo di stormi che probabilmente ciascuno ha  ammirato nelle evoluzioni nel cielo novembrino delle grandi città, al calar della sera. Esiste una sottile naturale sensibilità di gruppo negli stormi che occupano nel cielo uno spazio notevole,  esibendosi in evoluzioni in cui tutti si comportano come capi e gregari, ubbidendo ad una strategia di insieme  per riposarsi sugli alberi.

Esistono, infatti, aree maggiormente addensate di stormi sopra l’ orizzonte che si diradano  e si allungano; poi si  ammassano annerendo per il gran numero il cielo che occupano. Ma anche quelli più lontani risentono di questa variazione, ora aumentando la loro presenza stringendosi, ora allontanandosi. È certo che gli storni si comportano come corpo unico che oscilla in modo coerente e con fluidità quando intende occupare con molta cautela un territorio.

Dopo di che, anche in questa manifestazione di insieme, qualche sottogruppo riprende il volo, dando impulso ad evoluzioni sempre più piccole e meno frequenti fino alla scomparsa della presenza in aria.












La volontà di gruppo -  I coronavirus  occupano soprattutto  gli spazi abitati dove più facilmente si riproducono. Ma in considerazione della loro presenza nell' aria, vengono trasportati un po’ ovunque nel territorio in cui si addensano, si assottigliano e si disperdono in maniera estremamente lenta. Quando si compattano, aumentano di virulenza per la riproduzione della specie, obbedendo  ad una sorta di volontà collettiva determinata dalla medesima fase di oscillazione che impone il ritmo vitale della coerenza, come se vi fosse  un direttore di orchestra che trasmette a distanza il comando di sintonia; sintonia di addensamenti di miliardi e miliardi di corpuscoli che incrementano le condizioni  di risonanza e così la loro  aggressività di gruppo.

 

La forza della coerenza

Gli organismi viventi composti da numerosissime unità di per sé insignificanti, per sopravvivere e per riprodursi, acquisiscono l’apporto di potenza come corpo unico: Avvalendosi  dalla volontà  collettiva,  riescono a mantenere la coesione proprio attraverso un comportamento sincronizzato per sopravvivere, riproducendosi a discapito degli organismi ospiti. Questo è il problema.

Ora vediamo come un insieme di individui separati tra loro, possano entrare in sintonia comportandosi allo stesso modo.

Le vibrazioni naturali tipiche di una moltitudine, inizialmente autonome e caotiche, sostanzialmente dipendono  dalle dimensioni dei componenti. Essendo questi  pressoché identici, è uguale anche la loro frequenza di oscillazione ma non la fase, ossia il ritmo oscillatorio. Ma una moltitudine di unità separate attraverso lo spazio che hanno una radice comune per loro natura di gruppo e che inizialmente oscillano alla stessa frequenza in modo indipendente, non appena possibile entrano tutti in risonanza. Perché in risonanza? Perché questa condizione esprime lo stato di più basso livello di energia, come fosse un avvallamento dove è facile entrare e restare, poiché per uscirne occorrerebbe un maggior sforzo. Anche se può sembrare un paradosso è scientificamente dimostrato in fisica quantistica che  il maggior risparmio energetico non si trova nello stato di quiete ma in quello di risonanza dove i corpi particellari non solo non disperdono energia ma la accumulano.

 

Un esempio

Per rendere l’idea, il concetto di oscillazione può essere concepito in diversi modi, dal macrocosmo al microcosmo, dal pendolo di un orologio a cuccù, al sincronismo dei pianeti nelle loro orbite. L’ esempio dell’evoluzione dei branchi di  stormi fa capire che non è detto che il primo si muova come l’ultimo, in modo tale che ad un avvicinamento di microrganismi debba necessariamente corrispondere per ciascuno un comando di addensamento. Tutti però si muovono in modo ordinato guidato dalla fase, ossia, dal sincronismo.

Per quale motivo un insieme di unità, dove in origine ciascuna, pur con la stessa frequenza, oscillava con una fase qualsiasi, alla fine sincronizza  il ritmo come un corpo di ballo, entra cioè  in oscillazione coerente con tutto l’ insieme di cui fa parte?

I componenti che hanno accordato la frequenza tra di loro non reagiscono più in modo distinto ma come un corpo unico che acquista potenza e movimento in modo sincronizzato pur trovandosi anche  a considerevole distanza.

 

Il vantaggio dell’ oscillazione

Secondo la dimostrazione della fisica quantistica un insieme di particelle, ma non solo di particelle, quando oscillano in modo coerente tra di loro, ossia alla stessa frequenza e alla stessa fase, come detto, risparmiano energia e questo è il modo naturale del minor impegno energetico. Infatti, oscillando alla stessa frequenza prima o poi sintonizzano anche il ritmo ed entrano così in risonanza; condizione in cui le  particelle o gli stessi virus singolarmente si adagiano, trovando però, in virtù dell’ energia non spesa, maggiore  virulenza di gruppo.

 

Le condizioni vitali di  gruppo

Gli organismi viventi si riuniscono tra di loro  in vista di condizioni  vitali; circostanze queste che  si riassumono in aggressione, fuga, riproduzione o anche riposo che fa parte delle attività vitali delle specie.

Infatti, mentre gli  stormi si muovono in modo sincronizzato ma autonomo, i virus non hanno possibilità di movimento;  il  loro spostamento è dovuto alle correnti dell’ aria in cui sono presenti. Pertanto, le  loro oscillazioni coerenti non sono quelle del trasferimento ma quelle infinitesimali  della loro appartenenza di gruppo.

I virus seguono però le stesse leggi istintuali dei gruppi più evoluti, concentrando per la  riproduzione le loro unità nelle zone che più si prestano, con picchi di infittimento e valli da rarefazione, alla stregua  di quelli degli stormi, come nella figura soprastante. I sottogruppi che si formano agiscono anch’essi in coerenza,  aumentando la forza collettiva  e quindi, la virulenza con la quale aggrediscono i loro ospiti per riprodursi, per quanto è possibile.

Quando vengono spinti dalle correnti d’aria in zone relativamente diverse, i vari sottogruppi presenti se non perdono la loro coerenza, mantengono o rinforzano la  virulenza di insieme. Se ciò non avviene, la iniziale  forza collettiva comincia a decrescere.  In questo caso, quando  le unità sono al di sotto di una soglia numerica critica, la coerenza inizia a dissolversi fino a rendere impossibile una ripresa di gruppo, in modo analogo ad una stazione radio che vada fuori sintonia. Cosa questa che con il tempo diverrà inevitabile quando  i sottogruppi si assottiglieranno, riducendo rapidamente la coerenza e con questa  l’ aggressività infettiva e  la loro capacità riproduttiva. Infatti, se i sottosistemi virali, a causa dell’ assottigliarsi del numero, perdono la coerenza, allora viene meno anche il loro legame al gruppo pandemico e non sono più in grado di riprodursi.

 

Oscillazioni  smorzate

Le così dette oscillazioni  smorzate sono  il processo con il quale la pandemia, perdendo progressivamente la coerenza di insieme, riduce nel tempo l’aggressività infettiva. Ma come avviene nella maggior parte dei casi, la fine dell’ infezione non si realizza con la totale eliminazione virale poiché prima di estinguersi,  il sistema subisce alcune oscillazioni di ripresa, pochissime per fortuna che, come detto, ricordano l’ andamento delle  oscillazioni smorzate.

Al momento la curva dei contagi  sta ancora aumentando la sua altezza ma la tendenza nelle prossime settimane  raffigurabile nella leggera flessione verso il basso, lascerebbe intendere che il numero dei virus presenti nei vari ambienti si sta assottigliando.

 

Questo consente di ipotizzare che l’andamento della pandemia, quantunque differente specie virale rispetto a quella della asiatica del 2019, abbia un simile andamento  naturale, composto da curve infettive di minimo e massimo, così come accadde per la cosiddetta spagnola. Certamente lo stato della conoscenza medica e delle disponibilità tecnologiche e professionali odierne consentono di minimizzare l’infezione tra la popolazione, ma la tendenza del contagio delle due pandemie non può essere, poi, tanto  dissimile.




Molti potrebbero pensare che  trattandosi di un numero sterminato di questi virus, anche riducendo la loro presenza ne rimangano a sufficienza per infettare il mondo intero. In linea teorica potrebbe forse essere  vero ma in pratica le cose non stanno proprio così.  Per rendere l’ idea della imminente perdita di virulenza del corona virus a causa della  riduzione numerica nell’ ambiente,  si ricorda che nella riproduzione del genere umano per un ovulo, è sufficiente un solo spermatozoo. Ma gli spermatozoi occorrenti alla fecondazione naturale, necessitano di centinaia di milioni di presenze contemporanee  per consentire a uno solo, non necessariamente il primo, di arrivare e di penetrare nell’ ovulo.

Diversamente si nasce ……soltanto in provetta; ma non si muore neppure per un   limitato numero di virus,  a meno che questi non trovino il  sistema immunitario in disordine e in condizioni anomale  per reagire  quanto basta ed in modo efficace. E’ infatti il sistema immunitario la migliore difesa naturale a cui non si dovrebbe far mancare la nostra attenzione.