Lungo tutto il Medioevo le tecniche per incentivare la
memoria artificiale si basarono sul trattato “Rhetorica ad Herennium”
impropriamente attribuito a Cicerone (106-
Più tardi, con Alberto Magno (1200-1280) e con Tommaso
d’Aquino (1224-1274), si rafforza la tradizione del coltivare la memoria
artificiale tramite i cosiddetti palazzi della memoria di cui entrano a far
parte anche chiese, monasteri, interi quartieri delle città, ma le regole di
mnemotecnica sono ormai destinate ad essere usate per ricordare i vizi e le
virtù, e divengono parte dell’Etica più che della Retorica.
Nello stesso periodo, tuttavia, si introduce un notevole cambiamento
con le sfere rotanti di Raimondo Lullo (1235-1316) che, ideate al fine di
promuovere la conversione di ebrei e musulmani al Cristianesimo, finirono con
l’essere di notevole ausilio per l’arte della memoria. Con Lullo nasce la
cosiddetta “Ars combinatoria” che
ricorda la Qabbalah e che godrà di notevole fortuna lungo tutto il
Rinascimento.
Con la traduzione in latino del “Corpus Hermeticum” da parte
di Marsilio Ficino (1433-1499) una “Prisca theologia”, che attraversa tutte le
religioni e tutte le culture, si diffonde in Occidente e il “Teatro della
memoria” di Giulio Camillo (1480-1544) si presenterà come una vera e propria
enciclopedia del nuovo sapere.






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