Dopo
tre puntate sulla natura della coscienza (i 3 link), lo Zibaldone prende ora in
esame la memoria che dell’attività della coscienza è parte integrante e
fondamentale.
La
perfetta identità di Memoria e Coscienza è un dono divino, come afferma Platone
(428-347) nell’ultima parte del X Libro della Repubblica narrando il mito di Er, il guerriero al quale gli dei
concedono una memoria tanto potente da ricordare le vite precedenti. Il tema
della memoria è affrontato ancora da Platone nel Fedro (274c-276a), allorché si narra di Theut, inventore della
scrittura, che si presenta a Thamus, re dell’Alto Egitto, per magnificare la
sua invenzione dell’alfabeto come una grande medicina per la memoria. Il grande
filosofo greco parla ancora della memoria nel Fedone (72-78) e nel Menone
(81b, d) ma solo per chiarire la dottrina della Reminiscenza o Anamnesi
collegata alla tradizione orfico-pitagorica della trasmigrazione delle anime:
l’anima viene dal mondo delle idee, conoscere è solo ricordare. E la memoria,
dunque, “scorre” tra cielo e terra perché, come afferma Esiodo (776 a.C -?) nella sua Teogonia, Mnemosyne (Memoria) è figlia
di Urano (Cielo) e di Gea (Terra) e madre delle nove Muse, concepite da Zeus
nei nove giorni in cui si intrattenne con lui.
Tanto
era importante la memoria nel mondo antico che divenne presto oggetto di
insegnamento. Furono forse i Sofisti (contemporanei di Platone) – i primi
docenti a pagamento della storia – a fare sfoggio di grande memoria e ad
insegnare ai propri alunni le tecniche per ricordare. Tra i più noti in questo
campo furono Prodico di Ceo (465 -395
a. C.) e soprattutto Ippia di Elide (443 a.C. - ?). Si deve
tuttavia ad un altro greco, il poeta Simonide di Ceo vissuto ben prima dei
Sofisti (556-467 a.C.)
– a quanto racconta Cicerone nel De
Oratore e nelle Tuscolane –a utilizzare per primo una tecnica per
la memoria artificiale che avrà fortuna nei secoli successivi e che verrà detta
dei “Palazzi della memoria”.
Federico Faggin nella trilogia in cui espone la propria teoria, cita più volte Giordano Bruno.
Nella prima, “Silicio”, l’opera autobiografica del 2019, egli riconosce al Nolano il merito di aver parlato dell’universo come di un organismo vivo, sempre in movimento e senziente.
Nell’ultima delle tre opere, “Oltre l’Invisibile” del 2024 – scritta in forma dialogica – sottolinea come la fisica quantistica apra ad una realtà infinita di mondi e di probabilità proprio come aveva fatto Giordano Bruno. Non basta, perché Faggin si sforza di dimostrare, così come – egli dice – era per Bruno, che c’è un primato del pensiero sulla materia e che le Seity (Faggin) sono assimilabili alle Monadi (Bruno). Vedremo in realtà come questi concetti, dietro una apparente convergenza, si discostino notevolmente nel significato, gli uni dagli altri.
È però soprattutto nell’opera mediana tra le altre due, “Irriducibile” del 2022, che Giordano Bruno viene citato più volte. Qui, dove Faggin presenta, insieme al fisico Giacomo Mauro D’Ariano, la sua teoria di un Panpsichismo Quantistico (QIP: Quantum Information-based Panpsychism). Per quanto Faggin sostituisca “coscienza” con “psiche” nel denominare la propria teoria, per la mancanza di un termine più appropriato nel greco antico o forse sulla scia degli studi paterni su Plotino (Giuseppe Faggin 1906-1995, fu storico della filosofia e autore, tra l’altro, di una monografia su Plotino e della prima traduzione italiana delle “Enneadi” di Plotino tra il 1947 e il 1948), appare chiaro il riferimento alla coscienza dotata di libero arbitrio e considerata esistente in natura al pari di “massa” e “carica elettrica”. Questa idea di una animazione universale nonché le tante citazioni di Bruno – talora neppure puntuali – hanno fatto parlare di un “accostamento” al Nolano da parte di Federico Faggin ma, a guardar bene, si vedrà nel corso della puntata come si tratti spesso di un fraintendimento già evidente dall’analisi di pochi brani di alcune opere di Giordano Bruno, come soprattutto “De monade, numero et figura”, “De la causa, principio et uno”, “De l’Infinito, universo e mondi”, “Lo Spaccio della bestia trionfante” etc… dove gli stessi termini utilizzati dai due autori non hanno lo stesso significato. A cominciare dall’idea stessa di Uno – per Faggin a metà strada, per così dire, tra Plotino e le religioni monoteistiche – per continuare sul concetto di materia, sulle monadi, sull’infinito, sulla morte e reincarnazione.