sabato 30 maggio 2026

GIORDANO BRUNO tra mnemotecnica, ermetismo, sigilli e quadrati magici L’ARTE DELLA MEMORIA [parte 3.a]




Erede della mnemotecnica studiata e praticata dai domenicani, Giordano Bruno elabora una concezione dell’arte della memoria che tiene insieme la “Rhetorica ad Herennium” – che egli continua ad attribuire a Cicerone – , l’Ars combinatoria delle ruote di Raimondo Lullo e il Teatro della memoria di Giulio Camillo.

Nel suo primo vero e proprio trattato sulla memoria, il “De Umbris Idearum” dedicato nel 1582 al re di Francia Enrico III [Così come Giulio Camillo nel 1530 aveva dedicato il suo ligneo Teatro della Memoria al re francese Francesco I], Giordano Bruno pone a confronto Ermete che parla del nuovo libro, Filotimo, alter ego di Bruno e Logifero, contrario all’arte della memoria.

Nell’opera, Bruno passa dalle 9 lettere di Raimondo Lullo a 30 lettere o luoghi delle sfere rotanti dove depositare le immagini: 23 dell’alfabeto latino, 4 dell’alfabeto greco e 3 di quello ebraico. Frances A. Yates, nella sua opera “L’arte della memoria” cerca di spiegare il perché del numero 30, formulando varie ipotesi.

Nella ruota centrale – che secondo la Yates costituisce la centrale dell’energia astrale – Bruno pone le immagini dei 36 decani dei pianeti, 49 immagini planetarie (7 per ogni pianeta), 28 immagini delle stazioni della luna, 36 immagine delle case astrologiche (3 per ogni casa) oltre all’immagine del Drago Lunare. Solo le immagini delle case astrologiche sono originarie di Bruno (settori ed eventi dell’esistenza), le altre in gran parte riprese da Teucro Babilonese (astrologo greco di Babilonia deI I sec. d. C.) e dal “De Occulta Philosophia” di Cornelio Agrippa (1486-1535). Le altre ruote  vengono riempite con immagini che si riferiscono al mondo animale, vegetale e minerale, agli inventori di tutte le arti, comprese le magiche e demoniche,  degli strumenti della tecnica, delle religioni, della scrittura, dell’architettura, dell’astronomia e astrologia, della filosofia, della poesia e infine della mnemotecnica, dove accanto a Simonide di Ceo e a Raimondo Lullo, Bruno pone anche se stesso.

Certamente per Giordano Bruno la mnemotecnica non è fine a se stessa: non solo è inscindibile dall’ermetismo - che per lui rappresenta la filosofia e la religione degli antichi Egizi - ma, grazie all’ausilio di sigilli, forme geometriche e numeri cosiddetti sacri, diagrammi e quadrati magici, l’arte della memoria diventa lo strumento per percorrere l’intera scala della natura sino al vertice.





martedì 26 maggio 2026

EVVIVA L' EUROPA LEAGUE


 


Dai discorsi di fine gara e di fine campionato – dei quali spesso lui sembra il solo a  detenere la chiave – Spalletti lascia intendere che non ha intenzione di dimettersi e che comunque la Juve è approdata all’Europa league. Spalletti parla così forse perché confortato dagli addetti ai lavori (anche media e giornali) che non hanno mai smesso di apprezzarne il lavoro e di segnalare che dal suo arrivo la Juventus sarebbe come risorta. Faccio presente che Spalletti occupa con la Juve il 6° posto della classifica finale, nell’esatta posizione in cui l’aveva lasciata Tudor. Ciò dà diritto a partecipare all’Europa League ma non alla Champions, ben più remunerativa e ambita, alla quale proprio Tudor aveva portato la Juventus lo scorso anno.

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C’è da sperare che gli ultimi risultati della squadra – come è stato detto più volte – dipendano dalla mancanza di personalità di alcuni giocatori e da due campagne acquisti a dir poco fallimentari. Resta il fatto che, a mio giudizio, certe scelte dell’allenatore bianconero risultano incomprensibili:

 

1)Aver lasciato costantemente in panchina Gatti, preferendogli Kelly che in più di un’occasione si è fatto saltare dagli avversari andati poi in goal, e senza contare che proprio Gatti, col pareggio acciuffato negli ultimi minuti contro la Roma, aveva rimesso la Juve nelle condizioni di andare abbastanza agevolmente in Champions.

 

2)Utilizzare Yildiz come terzino alto ed esterno di sinistra, sulla falsariga di Conceição, lui sì esterno di destra. Yildiz è un numero 10 naturale, secondo me, come Del Piero e come Dybala. Quando arriva a tirare Yildiz è già stanco e i suoi tiri sono deboli o fanno fuori dello specchio della porta.

 

3)Utilizzare un centrocampo a due, mai a tre, come pure sarebbe opportuno in questa Juve, fidando troppo sul capitano Locatelli, ottimo davanti alla difesa, ma inadatto a suscitare una manovra offensiva, tant’è che  gran parte degli attacchi bianconeri nascono dalla velocità e dalla gamba di Conceição. Non a caso, quando Spalletti sostituisce il portoghese (e questo avviene sempre piuttosto presto durante la partita) l’attacco juventino si spegne.

 

4)Curare troppo le manovre di passaggio e poco i tiri a rete. La Juve tira pochissimo e spesso fuori o debolmente.

 

5)Non essere stato capace di vincere neppure il derby dopo essersi trovato in vantaggio di due reti. Assurdo insistere con David al posto di Vlahovic poco dopo l’inizio del secondo tempo e poi togliere tutti i migliori: con quei cambi il pareggio era annunciato.

 

Tutto ciò premesso, se Spalletti deve restare, la speranza è che la squadra sia almeno rafforzata, anche se sono del parere che con questo allenatore si avranno magari sprazzi di bel gioco ma forse non quello che i tifosi si aspettano.

 

Sergio Magaldi    


martedì 12 maggio 2026

Le sfere ruotanti di Lullo e il teatro della memoria ermetica - L'ARTE DELLA MEMORIA [parte 2.a ]




 Lungo tutto il Medioevo le tecniche per incentivare la memoria artificiale si basarono sul trattato “Rhetorica ad Herennium” impropriamente attribuito a Cicerone (106-43 a.C). Sostanzialmente ispirato al poeta greco Simonide di Ceo (556-467 a. C.) - secondo la narrazione che Cicerone ne fa nel terzo libro del suo “De Oratore” - il metodo si basava sull’individuazione di luoghi (o stanze o palazzi della memoria) e di immagini dove deporre mentalmente le cose e, talora, anche le parole da ricordare. In alternativa, sulla scia della “Institutio Oratoria” di Quintiliano (35-96 d.C.), si tende a privilegiare il rafforzamento della memoria naturale. Così, per esempio nel dialogo “Sulla Retorica e le Virtù, lo storico Alcuino (740-804) risponde a Carlo Magno (748-814)  che lo aveva interrogato su come acquistare e accrescere la memoria, ritenuta la parte più nobile della retorica: “Non abbiamo altre regole riguardo ad essa, tranne l’esercizio nell’apprendere a memoria, la pratica dello scrivere, l’applicazione allo studio e evitare l’ubriachezza…”.

 

Più tardi, con Alberto Magno (1200-1280) e con Tommaso d’Aquino (1224-1274), si rafforza la tradizione del coltivare la memoria artificiale tramite i cosiddetti palazzi della memoria di cui entrano a far parte anche chiese, monasteri, interi quartieri delle città, ma le regole di mnemotecnica sono ormai destinate ad essere usate per ricordare i vizi e le virtù, e divengono parte dell’Etica più che della Retorica.

Nello stesso periodo, tuttavia, si introduce un notevole cambiamento con le sfere rotanti di Raimondo Lullo (1235-1316) che, ideate al fine di promuovere la conversione di ebrei e musulmani al Cristianesimo, finirono con l’essere di notevole ausilio per l’arte della memoria. Con Lullo nasce la cosiddetta “Ars combinatoria”  che ricorda la Qabbalah e che godrà di notevole fortuna lungo tutto il Rinascimento.

 

Con la traduzione in latino del “Corpus Hermeticum” da parte di Marsilio Ficino (1433-1499) una “Prisca theologia”, che attraversa tutte le religioni e tutte le culture, si diffonde in Occidente e il “Teatro della memoria” di Giulio Camillo (1480-1544) si presenterà come una vera e propria enciclopedia del nuovo sapere.