Erede
della mnemotecnica studiata e praticata dai domenicani, Giordano Bruno elabora
una concezione dell’arte della memoria che tiene insieme la “Rhetorica ad
Herennium” – che egli continua ad attribuire a Cicerone – , l’Ars combinatoria
delle ruote di Raimondo Lullo e il Teatro della memoria di Giulio Camillo.
Nel
suo primo vero e proprio trattato sulla memoria, il “De Umbris Idearum”
dedicato nel 1582 al re di Francia Enrico III [Così come Giulio Camillo nel
1530 aveva dedicato il suo ligneo Teatro della Memoria al re francese Francesco
I], Giordano Bruno pone a confronto Ermete che parla del nuovo libro, Filotimo,
alter ego di Bruno e Logifero, contrario all’arte della memoria.
Nell’opera,
Bruno passa dalle 9 lettere di Raimondo Lullo a 30 lettere o luoghi delle sfere
rotanti dove depositare le immagini: 23 dell’alfabeto latino, 4 dell’alfabeto
greco e 3 di quello ebraico. Frances A. Yates, nella sua opera “L’arte della
memoria” cerca di spiegare il perché del numero 30, formulando varie ipotesi.
Nella
ruota centrale – che secondo la Yates costituisce la centrale dell’energia
astrale – Bruno pone le immagini dei 36 decani dei pianeti, 49 immagini planetarie
(7 per ogni pianeta), 28 immagini delle stazioni della luna, 36 immagine delle
case astrologiche (3 per ogni casa) oltre all’immagine del Drago Lunare. Solo
le immagini delle case astrologiche sono originarie di Bruno (settori ed eventi
dell’esistenza), le altre in gran parte riprese da Teucro Babilonese (astrologo
greco di Babilonia deI I sec. d. C.) e dal “De Occulta Philosophia” di Cornelio
Agrippa (1486-1535). Le altre ruote
vengono riempite con immagini che si riferiscono al mondo animale, vegetale
e minerale, agli inventori di tutte le arti, comprese le magiche e
demoniche, degli strumenti della
tecnica, delle religioni, della scrittura, dell’architettura, dell’astronomia e
astrologia, della filosofia, della poesia e infine della mnemotecnica, dove
accanto a Simonide di Ceo e a Raimondo Lullo, Bruno pone anche se stesso.
Certamente per Giordano Bruno la mnemotecnica non è fine a se stessa: non solo è inscindibile dall’ermetismo - che per lui rappresenta la filosofia e la religione degli antichi Egizi - ma, grazie all’ausilio di sigilli, forme geometriche e numeri cosiddetti sacri, diagrammi e quadrati magici, l’arte della memoria diventa lo strumento per percorrere l’intera scala della natura sino al vertice.






Nessun commento:
Posta un commento