sabato 27 febbraio 2021

IL PUNTO SUL CAMPIONATO PRIMA DELLA 24.ma GIORNATA (N.5)

 Oggi ha inizio la 24.ma giornata della Serie A, ma si può dire che la gara tra le milanesi (da me annunciata un paio di mesi fa) per la conquista dello scudetto si sia ormai conclusa a favore dell’Inter che, dopo la vittoria nel derby e senza impegni nelle coppe europee, si avvia a vincere il suo 19.mo scudetto (compreso quello sottratto alla Juve nel 2006 per discutibile decisione federale), dopo l’ultimo vinto con Mourinho nel 2010. Non sono tanto i 4 punti di distacco del Milan ad essere decisivi, ma il fatto che i rossoneri nelle ultime uscite siano apparsi in crisi di gioco e di risultati, tant’è che a stento si qualificano per gli ottavi di Europa League dopo i due pareggi con la Stella Rossa di Belgrado.

E le altre squadre? La Juventus si gioca oggi a Verona le ultime possibilità di rientrare nella lotta scudetto, ma sono chances puramente teoriche perché, anche vincendo questa sera e nel recupero di cui non è stata ancora fissata la data, i campioni d’Italia in carica resterebbero comunque a 5 punti di distacco dall’Inter. E non solo. Dopo le sconfitte con Napoli e Porto, in cui i bianconeri hanno evidenziato mancanza di idee e carente organizzazione di gioco, fatta di possesso palla nella propria metà campo, lanci orizzontali, reiterati passaggi indietro al portiere (da uno dei quali scaturisce il primo goal del Porto), e complicate rotazioni che provocano ridicoli scontri tra gli stessi giocatori, c’è infatti poco da sperare. Del resto, anche l’ultima vittoria in Campionato contro il Crotone, si deve al solo Ronaldo, dopo circa quaranta minuti di gioco come sempre stucchevole. Non tutte le responsabilità, tuttavia, sono da attribuire al “predestinato”. La rosa della Juve, benché sopravvalutata dai media, non ha alternative paragonabili a quelle della rosa dell’Inter e la squadra soffre in questo momento le assenze di qualità, soprattutto quella di Cuadrado – il solo capace di saltare gli avversari e uno dei pochi a correre e fornire assist per gli attaccanti – oltre a quelle di Dybala e di Arthur. In più: Morata, unica punta, peraltro in prestito, è da tempo in calo di forma, forse per motivi fisici, e questa sera non ci sarà a Verona, ma va anche detto che dopo lo straordinario inizio, lo spagnolo è rientrato nel suo standard abituale, segnando poco in Campionato, così come è sempre stato e come era lecito attendersi. I centrocampisti presi a parametro zero non stanno rendendo per quello che sono pagati e persino tra i difensori ci sono problemi per i ripetuti infortuni e la mancanza di alternative. Se sei “costretto” a servire, con tutto il rispetto, Frabotta con Fagioli, non puoi competere per lo scudetto e tantomeno per la Champions. E pensare che sono stati ceduti giocatori come Romero, Cancelo, Spinazzola e Kean che stanno facendo la fortuna delle squadre in cui giocano.

Anche la Roma ha i suoi problemi, con la difesa praticamente fuori gioco per infortuni, e con l’ostinazione dell’allenatore a non voler vedere che, insieme alla Lazio, ha forse il miglior centrocampo del Campionato (Villar, Veretout e Diawara), che invece si limita a far giocare solo in Europa League, peraltro con ottimi risultati. Comunque, se la Roma domani dovesse battere il Milan (purtroppo in 7 partite con le altre sei del vertice della classifica ha ottenuto solo 3 punti), recuperare presto la difesa titolare e convincersi finalmente a schierare tutti e tre i centrocampisti anche in Serie A, forse potrebbe ancora dire la sua, se non altro per il gioco brillante che spesso mette in mostra. Troppe le condizioni, però, prima fra tutte la vittoria sul Milan: per quanto i rossoneri siano in leggero declino, Cristante e Fazio (probabili centrali di difesa con Mancini) riusciranno a fermare Ibrahimovic?

Poco da dire sulle altre: il Napoli, con molti infortuni, è già troppo attardato in classifica, la Lazio non ha alternative valide con cui sostituire i pur bravi titolari. Resta l’Atalanta, ma per la sua incostanza, difficilmente sarà in condizione di lottare per la vetta della classifica, anche se negli scontri diretti con le altre sei (Le prime quattro andranno in Champions, le restanti tre in Europa League), su sette partite giocate vanta 14 punti, preceduta solo dall’Inter che ne ha 15 ma in otto partite giocate (seguono in questa speciale classifica: la Lazio con 11 punti in otto partite, il Milan con 10 in sette partite, il Napoli e la Juve con 9 in sette partite e infine la Roma con soli 3 punti in sette partite).

La mia impressione è che tra oggi e domani il Campionato pronuncerà altri verdetti, forse definitivi e qualche squadra che ha sempre annunciato di voler lottare per lo scudetto dovrà cominciare a pensare di battersi per raggiungere almeno il quarto posto utile per partecipare alla Champions dell’anno prossimo.

 sergio magaldi


lunedì 22 febbraio 2021

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XIV (spagnola e covid-19)


 

SEGUE DA (clicca sui titoli per leggere):

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte II(astrologia e mitologia)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte III (Plutone e il mito)


GRANDI CONGIUNZIONIPLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IV (Plutone e i Misteri Eleusini)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte V

(i doni di Plutone)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte VI (Plutone e l’inconscio)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte VII (Saturno e il mito)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte VIII (Saturno: croce, mezzaluna e falce)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte IX (ambivalenza di Saturno)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte X  (Giove e Saturno)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XI

(Giove padre di uomini e dei)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XII

(Giove e il monoteismo)


GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XIII

(Giove, Saturno e Plutone)

 

 Per concludere questa lunga disamina sulla relazione esistente tra grandi congiunzioni planetarie e coronavirus (è questo il quattordicesimo e ultimo post sull’argomento), non sarà inutile cercare analogie con gli eventi del passato, in particolare con la pandemia di “spagnola”[1], una delle varianti del virus dell'influenza A sottotipo H1N1[2] che colpì circa mezzo miliardo di persone e fu letale per oltre cinquanta milioni di loro, soprattutto a causa delle condizioni igienico-sanitarie in cui versavano le popolazioni, già denutrite e sofferenti per via della guerra. La pandemia, infatti, scoppiò nell’ultimo anno della I Guerra Mondiale (28 luglio 1914-11 novembre 1918), per trascinarsi poi con diverse ondate sin oltre l’autunno del 1920, anche se già dall’estate dello stesso anno la diffusione del virus si era notevolmente affievolita. Tornata la pace, anche allora si ricorse ad una sorta di lockdown e alla disinfezione generalizzata degli ambienti e pare che negli Stati Uniti farsi trovare in giro senza la mascherina comportasse un’ammenda di 100 dollari, una cifra in realtà troppo alta nel 1919 per essere vera. Comunque sia, la fine della pandemia si realizzò per effetto della cosiddetta immunità di gregge.

La congiunzione Saturno-Plutone, ancora abbastanza larga, ebbe inizio verso la fine di maggio del 1914 (la stessa che, nel segno del Capricorno, già dalla tarda estate del 2019 vide comparire la prima diffusione del Coronavirus), quando Saturno si trovava al 19° grado dei Gemelli e Plutone al 29° grado dello stesso segno zodiacale, proseguì poi in segni diversi (Saturno ancora in Gemelli, Plutone nel Cancro), per farsi poi sempre più stretta e nello stesso segno del Cancro, in concomitanza, prima dell’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e di sua moglie Sophie, del 28 giugno 1914, poi dell’inizio della I Guerra Mondiale, esattamente un mese più tardi. Dalla fine di agosto del 1915 e nel periodo in cui la guerra divampa, interessando un numero sempre crescente di nazioni, alla congiunzione Saturno-Plutone si unisce per qualche tempo anche Marte (In analogia con quanto è accaduto nel marzo del 2020, quando alla triplice congiunzione Giove-Saturno-Plutone si unisce anche Marte e la pandemia divampa). La congiunzione Saturno-Plutone si protrae sino a giugno del 1916, ma contestualmente si inaugurano altre congiunzioni dei cosiddetti pianeti lenti: prima quella tra Saturno e Nettuno che terminerà nell’agosto del 1918, poi quella tra Giove e Plutone che, iniziata sin dalla fine di giugno del 1918, durerà per circa un anno. Le due congiunzioni “presiedono” entrambe alle ultime fasi della guerra nonché all’inizio e allo sviluppo dell’epidemia di “spagnola”, di cui si comincia a parlare già dal gennaio del 1918. Infine, l’ultima congiunzione “lunga” si avrà tra Giove e Nettuno. Iniziata sin dall’agosto del 1919 si protrarrà sino a metà luglio del 1920, in rapporto con il lento e progressivo estinguersi della pandemia.

Questi i dati delle congiunzioni planetarie, relativamente alla concomitanza della I Guerra Mondiale e della pandemia di “spagnola”, con una osservazione che può valere anche oggi per il coronavirus: Saturno e Plutone congiunti, sono i messaggeri di una crisi di proporzioni planetarie (si tratti di guerra, epidemia o altro), mentre Giove, in congiunzione con i pianeti “lenti”, entra in gioco quando si tratta di diffondere gli eventi drammatici che annunciano un profondo mutamento della realtà, per poi riportare la pace sia pure in un’altra cornice.

Valga qui quanto già osservavo nei post precedenti, in riferimento a Plutone e Saturno mitologici. Quando Hades-Plutone e Crono-Saturno si incontrano, il significato è chiaro: la crisi è giunta ad un punto tale che c’è bisogno di un profondo rinnovamento e a questo scopo occorre innanzi tutto eliminare ciò che è vecchio, debole e malato. E non è tutto, perché quando le due divinità si ritrovano insieme un ulteriore messaggio è lanciato all’umanità nel caso l’avesse dimenticato: la morte non solo è parte della nostra natura sin dalla nascita, ma è anche il progetto finale di ogni essere vivente. Signore della vita e della morte, distruttore di tutto ciò che esiste, ma anche rigeneratore ciclico di ogni forma di esistenza, Hades-Plutone lascia alla falce del padre Crono-Saturno – dio del tempo – il compito della “mietitura”, ma per ottenere il miglior risultato nel più breve tempo possibile occorre anche diffondere “la raccolta” contemporaneamente su tutto il pianeta. Ed ecco Giove – padre degli uomini e degli dei secondo Omero – il diffusore per eccellenza, ma anche il benevolo. Pur nutrendo una giustificata diffidenza verso l’umanità – di cui peraltro non è il creatore – Giove finirà col mostrare, come sempre, la sua naturale benevolenza verso il genere umano, ripristinando la cosiddetta “normalità” su un’ottava diversa.

Della triplice congiunzione Giove-Saturno-Plutone, oggi resta solo la congiunzione in Acquario tra Giove e Saturno che andrà progressivamente esaurendosi tra poco più di un mese (fine marzo). Se vale l’analogia del covid-19 con la “spagnola”, dal punto di vista astrologico si può ragionevolmente supporre che la diffusione della pandemia di covid-19 dovrebbe regredire nel giro di alcuni mesi dalla fine della congiunzione planetaria, così come accadde per la “spagnola” quando, terminata l’ultima della lunga serie di congiunzioni di cui si è parlato sopra, il virus fu ufficialmente dichiarato estinto a distanza di 4-5 mesi, anche se già in precedenza si era fortemente indebolito.

In conclusione, dunque, la diffusione del coronavirus dovrebbe concludersi con la fine dell’estate o poco dopo (o addirittura poco prima), quali che ne siano le cause: vaccini, immunità di gregge o quant’altro. È tuttavia probabile che alla quadratura, già in corso, tra Urano nel segno del Toro e Saturno in Acquario si accompagni, anche dopo la fine della pandemia e sino a Marzo del 2023, una situazione difficile da vivere sotto il profilo economico e sociale.

Tutto ciò vale naturalmente per le leggi dell’astrologia, a prescindere dal fatto che si creda o no nell’antichissima arte dei Caldei.

 sergio magaldi 



[1] Fu detta “spagnola”, perché denunciata per la prima volta in Spagna che non era in guerra. Negli altri Paesi impegnati nella conflitto mondiale, i mezzi di informazione erano sottoposti alla censura di guerra e si limitarono a parlare di un’epidemia circoscritta alla Spagna. Circa la sua origine e diffusione, le versioni postume furono tante, proprio come oggi avviene per il Covid-19.

[2] Sebbene più gravi di quelli del Coronavirus, i principali sintomi della Spagnola non furono molto diversi: mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, spossatezza, tosse, irritazione della gola, febbre alta, diarrea, polmonite, crisi respiratoria per mancanza di ossigeno.


giovedì 18 febbraio 2021

La più efficace difesa contro il coronavirus


 

E’ il sistema immunitario trascurato dalla medicina ufficiale  che  costituisce l’unica struttura naturale in grado di prevenire le malattie, ripristinando a nostra insaputa lo stato di salute

di Alberto Zei


Un baluardo della difesa - Non è questa la sede per spiegare che cosa sia il sistema immunitario, come si componga e come funzioni, anche perché è  abbastanza noto a tutti. E’ infatti certo che questo baluardo naturale di difesa della nostra salute non dovrebbe essere trascurato né dai medici né dai politici né dai responsabili della salute pubblica, a maggior ragione in questo periodo in cui ancora nessun farmaco specifico è stato individuato contro il coronavirus. E non parliamo dei vaccini, perché i vaccini sono un'altra cosa.

C’è però un fattore importante che non può essere ignorato senza la consapevolezza di volerlo  negare per ragioni differenti da quelli della tutela della salute pubblica.

Si tratta delle sostanze che fanno più o meno parte della nostra nutrizione giornaliera ma non in modo sufficiente per alimentare le risorse del sistema immunitario, in particolare in questo momento. Sono degli ingredienti reperibili in natura, quali la vitamina C e la vitamina D, che dovrebbero essere assunti in quantità più consistenti di quelle necessarie al fabbisogno giornaliero in condizione normale di salute. Infatti, le quantità devono essere ben maggiori, quando il sistema immunitario è chiamato a produrre adeguate difese contro gli agenti patogeni, ma nulla è stato fatto in questo senso, perché gli interessi industriali, economici, farmaceutici e politici da sempre sono rivolti in tutt’altre direzioni.







Integrare ciò che manca -  D’altra parte, l’organismo generalmente non dispone di una quantità sufficiente di queste vitamine. È vero che la vitamina D si forma anche all’interno dell’organismo quando il corpo è esposto al sole e alla luce; ma in inverno l’illuminazione naturale scarseggia e le vesti ricoprono gran parte della persona. Per quanto riguarda la vitamina C – indispensabile per l’efficienza del sistema immunitario e quindi per la difesa naturale di quasi tutte le malattie – sarebbe molto più breve indicare le condizioni biologiche in cui non interviene. Ma dell’una e dell’altra vitamina, per chi è interessato alla questione sarà sufficiente acquisire qualche nozione alla luce delle ultime ricerche scientifiche sulle notevoli capacità biologiche di questi due potenti difensori dell’organismo.




Il castello di cristallo – E’ vero che se non si verifica un contagio non ci si può ammalare di coronavirus e che quindi stando chiusi in casa un contagio potrà difficilmente avvenire. Resta però il problema della vulnerabilità allorquando si è all’aperto, dove certamente nell’aria i virus sono presenti e più minacciosi proprio per chi si è sottratto completamente a questa convivenza con il virus, chiamata immunità di gregge.

Ma a parte questi casi estremi, si può dire che la popolazione nella sua generalità, alla luce dei dati che si conoscono, è colpita dal coronavirus in una percentuale approssimata intorno al 10%. Escludendo anche in questo caso gli eccessi di imprudenza di chi non si preoccupa del coronavirus, frequentando temerariamente ambienti molto inquinati senza adottare le adeguate precauzioni, si può dire che il virus si trovi ormai in modo più o meno evidente in quasi tutti gli addensamenti demografici, dalle grandi città alle campagne. Tutti quanti da circa un anno abbiamo respirato abbondantemente aria contenente coronavirus ma il 90% degli italiani non si è ammalato.


PREVENZIONE

L’operosa autonomia – L’ attuale condizione di salute della stragrande maggioranza dei cittadini è dovuta alle difese immunitarie del formidabile sistema biologico di cui tutti disponiamo anche se non sempre ce ne rendiamo conto. La medicina ufficiale nel nostro Paese ha fatto passi da gigante per il ripristino dello stato di salute anche rispetto a malattie fino a poco tempo fa considerate incurabili, ma niente viene prodotto per prevenire i mali che affliggono la popolazione, in quanto l’unica sostanziale prevenzione in Italia è quella di intervenire prima dell’aggravamento della patologia, una volta che questa si manifesti. Così, per esempio, la cura delle tipiche malattie tumorali che – precocemente scoperte, vengono trattate spesso con efficacia – è soltanto  diagnostica. Ed è anche lecito attendersi la risposta ovvia: “Ma come si potrebbe intervenire prima, se neppure attraverso i più accurati screening risulta alcunché di anomalo?”

 Non è questo il modo di fare prevenzione: prevenire significa evitare quanto più possibile  di incorrere in malattie, e non curarle dopo che queste si manifestano.

 Ciò non significa volersi assicurare l’eternità (si fa per dire…) in quanto è pur vero che alla fine vecchiaia e morte reclameranno i propri diritti. Ma la prevenzione di cui si parla potrebbe evitare diverse patologie anche in giovane età, evitando la spirale perversa della loro cronicizzazione, nonostante e talora anche a causa dei tanti farmaci somministrati.


giovedì 11 febbraio 2021

domenica 7 febbraio 2021

LA RIVINCITA DI RENZI E SALVINI

thesocialpost.it

 

 Potendo contare, almeno sulla carta, della sola maggioranza del suo partito, stimata in circa il 20%, contro tutti gli altri partiti, compresa la minoranza del suo, Matteo Renzi il 4 dicembre 2016 andava a sbattere contro la volontà  maggioritaria degli italiani che – ubbidiente come sempre ai richiami della propria fazione – bocciava il Referendum Costituzionale con il 60% dei no e il 40% dei sì e lo disarcionava dal potere, un cavallo sul quale sino a quel momento l’ex sindaco di Firenze aveva viaggiato velocissimo. Inutile era stato l’appello dei radicali a “spacchettare” il Referendum per salvaguardare alcune riforme senza accollarsi la responsabilità di una sconfitta annunciata. Ingenuità e presunzione, secondo la narrativa comune, furono alla base della sua caduta e della sua “resistibile ascesa”.

 Neanche tre anni dopo, tuttavia, Renzi è di nuovo protagonista della scena politica, prima spingendo il PD al varo del II governo Conte insieme ai Cinquestelle, poi provocando una scissione all’interno del suo partito con la formazione di Italia Viva. Si disse allora per avere quella visibilità politica che all’interno del PD non avrebbe avuto, ma più probabilmente per essere determinante nelle scelte politiche, come poi in effetti accadrà. Ingenui, questa volta, i maggiorenti del PD a non averlo capito sin dall’inizio o, più semplicemente, troppo avidi di tornare al potere, nonostante la sconfitta elettorale, e con la speranza  nemmeno tanto segreta di lucrare sull’elettorato grillino in evidente calo di consensi, almeno a giudicare dai sondaggi.

 Nemmeno un anno e mezzo dopo, e siamo ormai all'attualità, Renzi si rende conto di come sia impossibile, con quel Presidente del Consiglio e quei ministri, governare un Paese ormai sull’orlo dell’abisso per la crisi pandemica, economica, sociale e non solo. Fa delle proposte, anche se sa bene che – nonostante le tante promesse di mediazione – gli verranno respinte dall’intransigenza inerziale dei grillini e dalla viscosità curiale dei suoi ex compagni di partito. Ciò che puntualmente avviene e che offre a Renzi il destro per separarsi definitivamente dalla maggioranza che sostiene il governo. Le manovre del solito trasformismo parlamentare – che pure vanta solide radici nazionali – questa volta non riescono, o meglio, nasce una nuova formazione e un nuovo gruppo al Senato, ma i numeri non sono sufficienti e saggiamente Mattarella convoca al Quirinale  Mario Draghi per la formazione di un governo di unità nazionale. Media e opinione pubblica, a questo punto si dividono tra i sostenitori del “Renzi che mirava soltanto a liberarsi di Conte” (un pensiero più semplice delle nostre possibilità di pensiero, direbbe Immanuel Kant) e quanti lasciano intendere che Renzi sia stato la longa manus dei cosiddetti poteri forti (un pensiero più grande delle nostre capacità di verfica, direbbe ancora Kant), tant’è che, a differenza di altre volte, non è stato trovato un numero sufficiente di “responsabili” o “costruttori”per puntellare il Conte bis e/o per varare il Conte ter.   

 Sia come sia, occorre prendere atto che Matteo Renzi, nonostante il masochismo che ne ha determinato la caduta postreferendaria, continua a dettare l’agenda della politica italiana. Si ha come la sensazione che non riuscendo a cambiare questo Paese a propria immagine e somiglianza, per le molte resistenze di notabili, burocrati, mafie e corporazioni, egli abbia voluto di proposito forzare la situazione, prima con il Referendum, ora con l’astuzia della ragione. Mutatis Mutandis, c’è più di un’affinità con quanto occorso al leader della Lega. Nell’estate del 2019, mentre viaggiava su un treno in corsa, Matteo Salvini improvvisamente tirava il freno a mano. Era allora al massimo della popolarità e dei consensi (proprio come Renzi di prima del Referendum), per quale motivo lasciò un governo in cui lui e la Lega avevano, almeno formalmente, un ruolo determinante? Anche in questo caso si parlò di ingenuità e di presunzione. Allora Salvini confessò che con quei compagni di viaggio non si riusciva a combinare niente e che preferiva scendere dal treno. Oggi Renzi ha detto più o meno la stessa cosa e ha permesso l’avvento non dell’uomo della provvidenza, ma dell’italiano che, per la stima di cui gode in Europa, sembra il più titolato a spendere gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund e non solo.

 La prima reazione di Salvini è stata quella ingenua e inutile di circa un anno e mezzo fa, quando decise di scendere dal treno, chiedendo elezioni. Poi, dopo graduali tappe di avvicinamento, ha fatto quella che è stata definita “la mossa del cavallo”: incondizionato al governo Draghi anche con la partecipazione di ministri della Lega, dicendo di aver constatato nel colloquio con il Presidente incaricato numerosi punti di convergenza con lui. Le parole più belle tuttavia Salvini le ha pronunciate, affermando (unico tra i capi delegazione) che in un governo di unità nazionale non si può stare a guardare se con il tuo partito entrano a farne parte anche forze avversarie. Non lo fecero De Gasperi e Togliatti all’indomani della liberazione, salvo poi a dividersi quando ce ne furono le condizioni. L’Italia viene prima del partito ha detto ancora Salvini, dando una lezione ai tanti “distinguo” degli altri, a cominciare dal PD, all’interno del quale sono circolate voci – poi smentite ufficialmente – di “appoggio esterno” o addirittura di astensione, motivate dalla contemporanea presenza della Lega nella maggioranza di governo, per continuare con i Cinquestelle e le loro tante titubanze, forse spazzate via almeno per la maggior parte dei quadri, dalla opportuna presenza di Grillo al tavolo delle trattative, per finire con Leu e le sue pregiudiziali di pseudosinistra, e soprattutto con la Meloni che, autoescludendosi e rievocando inconsciamente per la propria fazione le vecchie formule del cosiddetto arco costituzionale, pensa in cuor suo di lucrare sull’opposizione e che invece rischia di tornare a quel 4% che aveva prima che i nuovi sondaggi le attribuissero un 17% progressivamente maturato per la delusione di parte del ceto medio nei confronti, prima di Forza Italia, poi di Salvini.

 sergio magaldi