giovedì 17 giugno 2021

L’ALBERO della VITA: Massoneria On Air - Puntata 59 (17-06-2021)

domenica 6 giugno 2021

RECENSIONE: LA REGIONE SCONOSCIUTA


 

La Regione Sconosciuta di Sergio Magaldi: il senso misterioso dell’esistenza

di Francesca Rombola

 

SCIENZA & DINTORNI

Blog di divulgazione storica e scientifica

 http://nataleseremia.com/2021/06/04/la-regione-sconosciuta/

 

E’ il sequel di un altro romanzo dal titolo “L’Amore Consapevole”, è lo stesso io narrante che parla in prima persona, si tratta dell’ultima fatica letteraria di Sergio Magaldi il cui titolo, “La Regione Sconosciuta“, è forse tutto un programma.

Il protagonista, il direttore editoriale della casa editrice Chiaroscuro, compie un viaggio strano e per molti versi incredibile; lo accompagna una donna bellissima, e forse non del tutto umana, di nome Florence (che è anche il nome della città di Firenze in inglese). Egli lascerà la terra, o meglio, la dimensione spazio – temporale di questo pianeta e, insieme a Florence, vivrà situazioni paradossali, difficili, gioiose e dolorose allo stesso tempo, incontrerà esseri di dimensioni altre e attraverserà dimensioni altre, sorta di non – luoghi, o super – luoghi, abitati da presenze, entità, talvolta soltanto da voci di trapassati con i quali parlerà e ai quali domanderà del passato e del futuro, della vita e della morte: gli interrogativi e i dubbi che assillano, in fondo, gli uomini fin dalle più remote civiltà. 

Perché questo viaggio, quasi in un Aldilà dei nostri tempi? A che scopo e a qual fine? E’ difficile rispondere a queste domande, difficile in quanto è un pò come chiedere all’autore della Divina Commedia, quel Dante Alighieri di Firenze che tutto il mondo ha conosciuto, conosce, apprezza, ama, o anche disprezza, comprende e forse ci invidia, perché ha immaginato di compiere un viaggio nei regni ultraterreni che attendono l’uomo dopo la morte insieme ad una guida come il poeta latino Virgilio.

In un dato momento della propria esistenza lo scrittore, il poeta, il pensatore, l’uomo di ingegno, il sapiente “deve” compiere questo viaggio (astrale, immaginario e immaginifico, materiale o meno) per se stesso, in primis, per dare coronamento, e completezza, o il “battesimo del fuoco“, se si preferisce, alla sua iniziazione alla vita e alla morte unite e poi per donare agli altri (in teoria a tutti, in pratica a chi voglia seguire, con coraggio e abnegazione, i suoi insegnamenti e le sue idee) lo scrigno prezioso che contiene la Conoscenza, indicando la via che la sublima.

Forse con “La Regione Sconosciuta” Sergio Magaldi vuole dirci che ancora oggi, in questo ventunesimo secolo così caotico, confuso, avulso alla cultura, alla creatività, al senso del mistero e del divino, è possibile per l’uomo compiere il viaggio iniziatico di sempre che lo porterà alla meta finale dove si acquieta ogni soffrire e si azzera ogni faustiano cercare e ricercare.

L’io narrante, alla fine del romanzo, giungerà esattamente nella Regione Sconosciuta, cioè ha superato bene tutte le prove che il cammino gli ha parato dinnanzi. Scritto in uno stile superbo e insuperabile, profondo e tuttavia semplice e lineare, “La Regione Sconosciuta” di Sergio Magaldi è un libro denso eppure di una levità sorprendente, che si legge tutto d’un fiato.

Si compone di tanti capitoletti, ciascuno con un titolo emblematico e pertinente, ha una bellissima e impeccabile veste grafica e una copertina piuttosto simbolica che parla da sé con i suoi molti sottintesi. L’ultimo capitoletto del libro ha come titolo “Zero”, che è poi il nome – metafora della capitale della Regione Sconosciuta – del luogo che il protagonista e nuovo iniziato raggiungerà, insieme a Florence, precisamente nelle ultimissime battute del romanzo: “Florence si distese davanti all’apertura del cono e l’arcobaleno si fermò sul suo corpo di luce. << Vieni – sussurrò languida – non hai ancora capito che qui a Zero ogni legge si annulla? Presto sarai di ritorno a casa e scoprirai che il tuo lungo viaggio ha avuto in realtà la durata di una sola notte umana! >>”.

Allora, forse, dopotutto e alla fine di tutto, proprio queste parole riescono a rispondere alle domande che ci si è posti inizialmente: al di là del tempo e dello spazio, al di là dell’Assoluto, del Tutto, al di là del Principio e della Fine là il senso misterico del vero esistere.



 


 



Lo Zibaldone on line N. 5 Qabbalah. Parte Prima. Di Sergio Magaldi.

venerdì 4 giugno 2021

L’ITALIA DEL CALCIO AGLI EUROPEI E L’OTTIMISMO MEDIATICO


 

  I media hanno creato un clima di fiduciosa aspettativa attorno alla nazionale di calcio in procinto di partecipare ai prossimi campionati europei. Ottimismo giustificato dai risultati ottenuti dal commissario tecnico Roberto Mancini che in 31 partite ha ottenuto 22 vittorie, 7 pareggi e 2 sole sconfitte. Un bilancio superiore a quello di qualsiasi altro selezionatore azzurro. Ciò su cui si sorvola, tuttavia, è il contesto nel quale sono avvenuti i tanti risultati positivi. Gli avversari sconfitti – tra amichevoli, UEFA Nations League, Qualificazioni europee e Qualificazioni ai mondiali del prossimo anno – si chiamano: Arabia Saudita, USA, Moldova, Estonia, San Marino, Bosnia, Ucraina, Finlandia, Armenia, Liechtenstein, Grecia, Irlanda, Bulgaria. Ci sono poi le vittorie contro Olanda e Polonia, con le quali però abbiamo anche pareggiato due volte. Gli altri 3 pareggi (oltre ai 4 già citati) sono avvenuti con Portogallo, Bosnia e Ucraina. Le due sconfitte contro Francia e Portogallo. Insomma, abbiamo perso con tutte e due le nazionali tra le maggiori del panorama europeo e con Olanda e Polonia, di livello medio, su tre partite disputate contro di loro, ne abbiamo vinto soltanto una. Nel girone A del Campionato Europeo incontreremo nell’ordine: Turchia, Svizzera e Galles, nazionali di livello mediamente superiore a quelle sin qui sconfitte (ad eccezione di Olanda e Polonia con le quali, come dicevo, abbiamo vinto una volta su tre). In ogni caso, dovremmo qualificarci agli Ottavi, tenendo anche conto che passano prima e seconda di ogni girone e persino le 4 migliori terze. Primi o secondi del girone (se addirittura arrivassimo terzi, con molta probabilità troveremmo Germania o Francia) dovremmo incrociare nazionali come Russia o Ucraina o Olanda o Danimarca, tutte comunque alla nostra portata. Giunti nei Quarti di finale, l’avversario meno proibitivo sembra essere, almeno sulla carta, la Croazia, una nazionale forte ma sempre imprevedibile con la quale, tuttavia, dei 5 incontri disputati tra il 2002 e il 2015  ne abbiamo persi 2 casalinghi e pareggiato 3, di cui uno solo esterno.

Insomma, la realtà del nostro calcio non induce ad eccessivo ottimismo. Non si discute l’abilità del commissario tecnico, ma la mediocrità dei nostri calciatori, fatta salva qualche eccezione. Valutazione realistica che rimanda ad una vecchia questione: quanti giocatori italiani scendono in campo nelle formazioni di maggior livello della Serie A? Giungere sino alle Semifinali sarebbe per gli azzurri già un risultato prestigioso. Finale e vittoria rappresenterebbero il miracolo. Nel calcio, però nulla si può escludere. Quanti avevano pronosticato la vittoria dell’Italia ai mondiali del 2006? Certo, la qualità dei giocatori allora era diversa…

Poco da dire sulle scelte di Mancini, se non forse aver lasciato a casa il ventunenne italiano di colore Moise Kean che quest’anno ha realizzato 20 goal con il Paris Saint-Germain, (la squadra ribattezzata ripetutamente, da alcuni presentatori e cronisti TV, Sangermàn), pur non avendo giocato tutte le partite per la concorrenza di attaccanti come Neymar, Mbappé e Icardi, e che è stato giudicato non per l’ottimo passato nella Juventus e nella Nazionale ma in base allo scialbo primo tempo contro il San Marino! Kean oggetto per di più – nella serata di gala di Rai 1 in cui è stata presentata la nazionale – di una battuta infelice, se non addirittura peggio, da parte del comico (si fa per dire) e celebrato conduttore televisivo Bonolis: Stava per andare Kean agli Europei, allora perché non portare Paolo Conti? Questo più o meno quello che gli è uscito di bocca nell’intento di far ridere (!) gli ospiti in TV (che infatti hanno riso, con l’eccezione di Mancini e forse di qualche altro) e il pubblico a casa.

Si può discutere sull’opportunità di portare agli Europei ben nove difensori: un difensore in meno e un attaccante in più, nel settore di maggiore fragilità della squadra azzurra, forse avrebbe fatto comodo. Resta comunque il coraggio di Mancini, e forse la sua buona intuizione, di convocare il giovane attaccante del Sassuolo e dell’Italia-Under21, Giacomo Raspadori. La speranza del commissario tecnico è che il ventunenne romagnolo possa rinnovare le gesta di Paolo Rossi ai Mondiali del 1982 o magari quelle di Totò Schillaci ai Mondiali del ‘90. Vedremo, anche se è molto raro che le leggende si ripetano.

 sergio magaldi