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martedì 26 maggio 2026

EVVIVA L' EUROPA LEAGUE


 


Dai discorsi di fine gara e di fine campionato – dei quali spesso lui sembra il solo a  detenere la chiave – Spalletti lascia intendere che non ha intenzione di dimettersi e che comunque la Juve è approdata all’Europa league. Spalletti parla così forse perché confortato dagli addetti ai lavori (anche media e giornali) che non hanno mai smesso di apprezzarne il lavoro e di segnalare che dal suo arrivo la Juventus sarebbe come risorta. Faccio presente che Spalletti occupa con la Juve il 6° posto della classifica finale, nell’esatta posizione in cui l’aveva lasciata Tudor. Ciò dà diritto a partecipare all’Europa League ma non alla Champions, ben più remunerativa e ambita, alla quale proprio Tudor aveva portato la Juventus lo scorso anno.

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C’è da sperare che gli ultimi risultati della squadra – come è stato detto più volte – dipendano dalla mancanza di personalità di alcuni giocatori e da due campagne acquisti a dir poco fallimentari. Resta il fatto che, a mio giudizio, certe scelte dell’allenatore bianconero risultano incomprensibili:

 

1)Aver lasciato costantemente in panchina Gatti, preferendogli Kelly che in più di un’occasione si è fatto saltare dagli avversari andati poi in goal, e senza contare che proprio Gatti, col pareggio acciuffato negli ultimi minuti contro la Roma, aveva rimesso la Juve nelle condizioni di andare abbastanza agevolmente in Champions.

 

2)Utilizzare Yildiz come terzino alto ed esterno di sinistra, sulla falsariga di Conceição, lui sì esterno di destra. Yildiz è un numero 10 naturale, secondo me, come Del Piero e come Dybala. Quando arriva a tirare Yildiz è già stanco e i suoi tiri sono deboli o fanno fuori dello specchio della porta.

 

3)Utilizzare un centrocampo a due, mai a tre, come pure sarebbe opportuno in questa Juve, fidando troppo sul capitano Locatelli, ottimo davanti alla difesa, ma inadatto a suscitare una manovra offensiva, tant’è che  gran parte degli attacchi bianconeri nascono dalla velocità e dalla gamba di Conceição. Non a caso, quando Spalletti sostituisce il portoghese (e questo avviene sempre piuttosto presto durante la partita) l’attacco juventino si spegne.

 

4)Curare troppo le manovre di passaggio e poco i tiri a rete. La Juve tira pochissimo e spesso fuori o debolmente.

 

5)Non essere stato capace di vincere neppure il derby dopo essersi trovato in vantaggio di due reti. Assurdo insistere con David al posto di Vlahovic poco dopo l’inizio del secondo tempo e poi togliere tutti i migliori: con quei cambi il pareggio era annunciato.

 

Tutto ciò premesso, se Spalletti deve restare, la speranza è che la squadra sia almeno rafforzata, anche se sono del parere che con questo allenatore si avranno magari sprazzi di bel gioco ma forse non quello che i tifosi si aspettano.

 

Sergio Magaldi    


venerdì 21 marzo 2025

LA NAZIONALE DI SPALLETTI E DI LORENZO


 


 I commenti degli addetti ai lavori su Italia vs Germania di ieri sera oscillano tra il sostenere che le due nazionali si equivalgono, che l’Italia ha disputato una buona partita e che comunque si tratta di una competizione minore, praticamente un’amichevole, dimenticando l’albo d’oro di questa Nations League che nelle tre precedenti edizioni ha visto rispettivamente le vittorie di Portogallo, Francia e Spagna.  

 

Chiuso il primo tempo con fortunoso vantaggio, dopo che i tedeschi ci avevano quasi preso a pallonate, era abbastanza chiaro ciò che sarebbe successo nel secondo tempo, lasciando in campo quel pacchetto difensivo: Di Lorenzo (vero e proprio “tallone di Achille” di Spalletti che lo ritiene inamovibile)) – che in nazionale potrebbe giocare al massimo in una difesa a quattro o come quinto in una difesa a tre – come difensore a destra di una difesa a tre, ha già dato in passato prova dei propri limiti. Bastoni non ha mai brillato in nazionale, tant’è che nell’Inter, nella posizione di difensore centrale, Inzaghi gli preferisce Acerbi. Quanto a Calafiori, ieri sera il migliore dei tre, sembra evidente più la sua vocazione offensiva che difensiva. E dire che non mancano le alternative: Gatti, Buongiorno e, perché no, lo stesso Acerbi che, nonostante i suoi 37 anni, nelle partite importanti è sempre decisivo.

 

Il fatto è che a risentire delle carenze del pacchetto difensivo è innanzi tutto il centrocampo –  l’unico reparto sicuramente valido di questa nazionale – costretto più a indietreggiare per difendere che a costruire. Quanto all’attacco, Kean, lasciato praticamente da solo, rischia di essere più quello che giocava nella Juve che quello che gioca ora con la Fiorentina. Raspadori dimostra ancora una volta la propria fragilità e si divora un goal che i cronisti nostrani si affrettano ad attribuire alla bravura del portiere tedesco. Maldini, con il suo gioco scolastico e a sprazzi, non è certo un’alternativa, e Politano, tatticamente apparso tra le soluzioni migliori del primo tempo, viene inspiegabilmente fatto uscire nella ripresa, poco prima che L’Italia subisca il goal del pareggio, che è insieme l'annuncio della sconfitta imminente.

 

Continuando così, questa nazionale non ribalterà certo la situazione, domenica prossima, andando a vincere a Dortmund nella gara di ritorno contro la Germania per l’accesso alle semifinali di Nations League e, cosa ben più grave, potrebbe addirittura rischiare la terza consecutiva eliminazione dalla fase finale dei mondiali 2026.


sergio magaldi


lunedì 17 marzo 2025

JUVE ALLA DERIVA


 

Nell’unico post dedicato sin qui all’attuale allenatore della Juventus, poco dopo l’inizio del Campionato di Serie A (cfr. su questo blog: La ragnatela di Thiago Motta del 25/09/2024) sono stato sin troppo ottimista. “Il maestro delle ragnatele calcistiche”, fatte per imbrigliare gli avversari, dava l’impressione, già agli inizi di questo Campionato, di voler continuare sulla falsariga dell’anno precedente (quando a Bologna pur con tanti pareggi ha sorpreso tutti per aver portato i felsinei in Champions mostrando anche un gioco convincente e a tratti persino scintillante), alternando diversi pareggi a vittorie di “corto muso” che, comunque, facevano della Juve la squadra meno battuta in difesa, tant’è che il  suo primato, italiano ed europeo, di imbattibilità in Campionato ha resistito per diverso tempo. Poi è venuta la sconfitta di Napoli, i pareggi sono diminuiti e sono arrivate vittorie striminzite ma anche la vittoria esaltante, dopo il bel secondo tempo, contro l’Inter.

 

Insomma: caduta la ragnatela per scelta consapevole che alla lunga avrebbe portato non tanto di più di un punto a partita, Thiago Motta si è messo a navigare in mare aperto, lasciando il più possibile da parte la sterilità del suo gioco lento e orizzontale e riportando qualche vittoria in Campionato, ma subendo molte delusioni come l’eliminazione dalla Coppa Italia, a Torino per mano dell’Empoli e il mancato raggiungimento degli ottavi di Champions ad opera di una squadra altrettanto modesta come il PSV Eindhoven che nella successiva partita avrebbe preso ben sette goal dall’Arsenal. Sette goal, appunto, gli stessi rifilati alla Juve nelle due ultime giornate di Campionato: quattro a Torino dall’Atalanta, tre a Firenze dalla Fiorentina, sette goal senza segnarne neppure uno.

 

Per quanto paradossale possa sembrare non sono neppure le due umilianti disfatte in sequenza a stupire, quanto l’atteggiamento dell’allenatore, sempre incline alla singolarità delle scelte e alla permalosità non appena qualcuno degli addetti ai lavori (pochi in verità!) si azzardi a fargli qualche domanda che alle sue orecchie risuoni come una critica. Quanto all’autocritica, dopo l’eliminazione dalla Coppa Italia egli si detto responsabile, ma unicamente di “non aver saputo instillare nei suoi giocatori lo spirito Juve”, con ciò addossando implicitamente  alla squadra tutta la colpa della sconfitta. Allegri (allenatore che nonostante le tante vittorie non mi ha mai entusiasmato per il suo modo di far giocare la squadra) anche nei momenti peggiori non dava mai la colpa ai suoi giocatori, Thiago Motta li chiama tutti amichevolmente e pubblicamente col nome di battesimo (generando più di una confusione  persino tra i tifosi, soprattutto tenendo conto dei molti calciatori subentrati di recente nella squadra), ma talora suscita l’impressione di utilizzarli più secondo un suo schema mentale che secondo le loro caratteristiche. Sorprende altresì che dopo il primo tempo di ieri, quando la squadra era già sotto di 2 goal, egli non abbia operato dei cambi in attacco già all’inizio della ripresa, limitandosi e solo tardivamente a far entrare Alberto Costa e Cambiaso, dando alla squadra l’impressione di voler solo limitare i danni.  Perché, per esempio, non provare a giocare con due punte? Non però come ha già fatto una volta in passato. Per supportare insieme Vlahovic e Kolo Muani dovrebbe infatti schierare il 3-5-2, ma questo non rientra evidentemente nella sua idea di calcio. Senza neppure voler parlare della formazione iniziale schierata contro la Fiorentina, privata dei due soli fantasisti che la squadra possiede: Yildiz e Conceição.

 

Tutto ciò premesso, Thiago Motta non può essere considerato il solo responsabile dell’attuale deriva bianconera. Eppure la proprietà ha messo a disposizione per il mercato estivo una somma considerevole. Per l’acquisto di soli tre giocatori sono stati spesi circa 150 milioni. Tanto sono costati Koopmeiners, Douglas Luiz e Nico Gonzales. Il risultato di queste operazioni è sotto gli occhi di tutti. Con disinvoltura sono stati ceduti giovani come Miretti, Fagioli e Nicolussi Caviglia, che oggi risultano tra i migliori giocatori delle rispettive squadre in cui militano. Ci si è privati dell’esperienza di un giocatore come Rugani nonostante la scarsità di difensori a disposizione, a prescindere poi dal grave infortunio di Bremer. Si è restati per tanta parte del Campionato con una sola punta, cedendo Kean che sta facendo la fortuna della Fiorentina e oggi, dopo l’arrivo di Kolo Muani, si è di fatto tornati ad un sola punta perché Vlahovic, il giocatore più pagato della Serie A, è tenuto in panchina come in punizione.

 

In conclusione direi che, se fosse possibile, la società dovrebbe intervenire prima che sia troppo tardi, prima che sfumino anche gli ultimi obiettivi: la qualificazione alla prossima Champions e la partecipazione dignitosa ai Mondiali per club.   

 

 sergio magaldi  

 

 


venerdì 11 ottobre 2024

Nations League: il Belgio pareggia con Pellegrini e Di Lorenzo


 

 

 Mancano poco più di cinque minuti alla fine del primo tempo e l’Italia del pallone va a gonfie vele contro il Belgio: Cambiaso e Retegui, i due marcatori, che, insieme a Di Marco, saranno anche i migliori in campo per l’Italia, hanno rifilato già due goal alla squadra che ci precede di quattro posti nel Ranking Fifa (loro sesti, noi decimi) e si ha l’impressione che presto arriverà anche il terzo goal. Gli azzurri corrono a tutto campo e si scambiano la palla ad una velocità forse mai vista prima, Ricci fa il regista con una maestria da veterano e tutti gli uomini del centrocampo si muovono con disinvoltura avanti e indietro.

 

Poi avviene l’impensabile: Bastoni (oggi non al suo livello standard) rinvia corto e Pellegrini stende con un piede a martello Theate per evitare che s’impossessi pericolosamente della palla. Cartellino rosso e l’Italia rimane in 10. Da quel momento gli azzurri perdono la testa e, come scioccati dall’idea di dover giocare il resto della partita in inferiorità numerica, prendono già goal su punizione conseguente al grave fallo di Pellegrini. Non si spiega altrimenti l’improvviso crollo di rendimento della nazionale italiana, passata dal dominio degli avversari a doverne subire l’iniziativa rischiando addirittura la sconfitta.

 

 Nella ripresa, così come negli ultimi minuti del primo tempo, la partita si trasforma in un costante attacco del Belgio contro la difesa bassa dell’Italia e, così, dopo un calcio d’angolo, da un tocco di testa di Di Lorenzo all’indietro – un vero e proprio assist a Trossard a qualche passo dalla rete di Donnarumma – arriva la rete del pareggio belga.

 

 Come la sua squadra, anche Spalletti rimane scioccato dal fatto di dover giocare con un uomo in meno e invece di dare animo ai suoi, mutando il 3-5-2 iniziale, in un 4-3-2 e sostituendo Di Lorenzo con Raspadori o Maldini in appoggio a Retegui, lascia tutto inalterato dando così alla squadra il messaggio di doversi difendere ad oltranza dalle folate dei belgi. Pure, il caso della Juve di Lipsia avrebbe dovuto far riflettere il nostro commissario tecnico. Tanto più che il suo pupillo “napoletano” ha “ballato” per tutta la partita, salvato più di una volta da Cambiaso prima e da Frattesi poi, di suo inanellando la solita serie di dribbling persi o di palle gettate in calcio d’angolo, anche quando non ce n’era necessità. A questo riguardo, sarebbe importante che il selezionatore azzurro rivedesse tutte le partite giocate di recente con la nazionale dal “suo” Di Lorenzo. Forse non servirebbe a nulla, visto quanto dichiarato in passato da Spalletti e che si sostanzia nel proposito di dare la maglia azzurra prima a Di Lorenzo, poi a tutti gli altri. D’altra parte, Il Corriere dello Sport sembra d’accordo con il tecnico di Certaldo dando a Di Lorenzo addirittura un 7 in pagella per la prestazione di ieri! Incredulo per ciò che leggevo, ho poi tratto conforto da Repubblica e dal Corriere della Sera che assai benevolmente gli attribuiscono rispettivamente un 5,5 e un 5.

 

 Neppure felice l’idea di dare la maglia n.10 a Pellegrini, non tanto perché questa fu la maglia di Rivera e di Baggio, di Del Piero e di Totti, quanto perché il romanista non sembra attraversare un buon periodo di forma, come testimoniano purtroppo anche i tanti fischi con cui, di questi tempi, il suo stesso pubblico lo accoglie allo stadio Olimpico di Roma.

 

 Ancora un’osservazione: si minimizza da parte della critica sportiva, soprattutto italiana, l’importanza della Nations League, ma occorre ricordare che vale per il Ranking e per la designazione delle teste di serie delle massime competizioni internazionali, e che le finaliste del torneo hanno la chance, qualora fallissero nei rispettivi gironi di qualificazione, di poter essere ripescate per i prossimi mondiali, ai quali l’Italia non prende parte ormai da più di una edizione. C’è inoltre da considerare l’albo d’oro di questo torneo: nel 2019 vinse il Portogallo,  nel 2021 la Francia e la Spagna nel 2023.

 

sergio magaldi


mercoledì 25 settembre 2024

LA RAGNATELA DI THIAGO MOTTA


  

 

 Alla 5.a di Campionato, prima vittoria di Bologna, Fiorentina e Roma (oltre a Venezia e Como), appaiate ora in classifica a sei punti. Il Milan vince il derby raggiungendo a otto punti un Inter che sembra avere ancora la testa a Manchester. L’Atalanta, reduce di Champions, perde la testa in casa contro il Como. La Lazio è fermata da arbitro e Var con due rigori contro abbastanza discutibili, soprattutto il secondo, mentre un rigore a favore le viene commutato in una punizione dal limite, con la motivazione che il fallo ai suoi danni inizia fuori dell’area di rigore, senza tener conto che poi si concretizza al suo interno.

 

Degna di nota la vittoria dei giallorossi (3-0 contro l’Udinese prima in classifica), trascinati da Ivan Jurić, nuovo allenatore capitolino, in uno stadio in cui la curva è rimasta deserta per la prima mezz’ora di partita, come forma di protesta contro l’esonero di Daniele De Rossi. Si è detto da più parti che il licenziamento del campione ed ex giocatore della Roma è ingiusto e incomprensibile, dopo appena quattro partite e con un contratto triennale da 3 milioni a stagione. Comprensibile il dispiacere dei tifosi, ma occorre ricordare che la squadra allenata da De Rossi nelle ultime 9 partite (le ultime 5 del campionato scorso, le prime 4 di quello in corso) conta una sola vittoria (19 maggio 2024:1-0 in casa contro il Genoa). Per la verità, la Roma aveva dimostrato notevoli progressi nelle due ultime uscite, a Torino pareggiando con la Juve e a Genova, dove un rigore non fischiato le ha forse scippato la vittoria, ma bisogna anche tener presente che, nella sua unica esperienza da allenatore, De Rossi è stato esonerato dalla Spal dopo solo 13 giornate del campionato di serie B. Allora perché fargli  firmare un contratto così lungo e oneroso? È ciò che si chiedono i tifosi. Per fare da parafulmine all’esonero di Mourinho era sufficiente anche un solo anno di contratto. È vero, ma perché criticare la proprietà che ha voluto offrirgli questa opportunità che ora le costa circa 18 milioni (tra stipendio netto e lordo)? Diciamo che aveva creduto in lui e che a un certo punto non ci ha creduto più. Diciamo allora che la proprietà ha sbagliato, ma anche che Daniele De Rossi non ha saputo o potuto approfittare della grande occasione che gli era stata offerta.

 

L’altra grande partita di cartello (oltre al derby milanese) della 5.a di Campionato è stata Juventus-Napoli, terminata 0-0, che è anche il terzo pareggio consecutivo dei bianconeri a reti bianche, dopo quelli con la Roma in casa e l’Empoli fuori, con l’unica consolazione di non avere ancora preso goal nelle prime cinque giornate di Serie A. I tre pareggi consecutivi non sorprendono più di tanto: non solo sono in linea con il percorso compiuto l’anno passato dal Bologna di Thiago Motta, ma si iscrivono senza soluzione di continuità nell’ultimo anno della Juve di Allegri. Infatti, se guardiamo la classifica finale del Campionato 2023/2024, ci si accorge che i numeri di Bologna e Juventus sono abbastanza simili, se si escludono i 3 punti in più che sono valsi ai bianconeri il terzo posto in classifica rispetto al quinto dei felsinei. La Juve chiude con 19 vittorie 14 pareggi e 5 sconfitte, il Bologna con 18 vittorie, 14 pareggi e 6 sconfitte. Da notare che tra le prime otto squadre della classifica con accesso alle coppe europee, Bologna e Juve hanno il primato con lo stesso numero di pareggi (14), mentre Fiorentina, Milan e Roma ne hanno 9, Inter e Lazio 7, Atalanta 6. C’è di più se si guarda ai goal fatti e subiti: Juve 54 fatti e 31 subiti, Bologna 54 fatti e 32 subiti!

Da questa analisi sembra evidente, non tanto che la Juve fatichi a “liberarsi” dagli schemi di Allegri, quanto che Thiago Motta e Allegri abbiano una organizzazione di gioco abbastanza simile.

L’anno scorso, vedendo giocare il Bologna, ebbi subito l’impressione che il suo splendido ruolino di marcia in campionato, nonostante una rosa non eccelsa, dipendesse da una sorta di ragnatela con cui riusciva a imbrigliare il gioco degli avversari. La stessa ragnatela che Thiago Motta sta proponendo quest’anno alla Juve e che, quando i bianconeri sono nella propria area, molto ricorda la difesa bassa e ad oltranza di Allegri. Appena però il baricentro della Juve si sposta in avanti, allora si ha l’impressione di un’altra squadra rispetto a quella del passato, proprio perché la ragnatela si estende ora a tutto il campo imbrigliando gli avversari. Il vantaggio per chi sa gettare questa rete ha però delle controindicazioni: la corsa è rallentata, la verticalizzazione sminuita, con scarsa propensione a tirare nella porta avversaria e a cercare profondità e punta centrale. In questa situazione, il rischio è di finire prigionieri della propria ragnatela, a meno di non trovare un’improvvisa via di uscita, con un colpo da campione, come Yildiz nella prima partita di Champions League.

In conclusione, se Thiago Motta riuscirà a liberarsi della propria ragnatela negli ultimi venti metri di campo, la Juve potrà lottare per lo scudetto, altrimenti dovrà accontentarsi al massimo di ripetere l’ultimo piazzamento di Allegri.

 

Sergio Magaldi  

 


domenica 30 giugno 2024

GLI AZZURRI AGLI EUROPEI E IL SENSO DEL RIDICOLO


 

 

 

 Ieri, alla vigilia di Svizzera-Italia, avevo parlato di mancanza di senso della realtà da parte di chi, vista l’apparente facilità del Tabellone in cui era finita Italia, vagheggiava già l’approdo in finale. Oggi parlo piuttosto di senso del ridicolo dei protagonisti fuori e dentro il campo.

Per la verità, nei primi venti minuti dell’incontro, qualcosa sembrava cambiato rispetto alle precedenti esibizioni degli azzurri, ma forse era solo il timore reverenziale degli avversari di fronte ai campioni d’Europa in carica. Quando gli elvetici si sono resi conto di che pasta era fatta la nostra nazionale hanno preso in mano il pallino della partita (si fa per dire) senza più mollarlo: Di Lorenzo letteralmente saltato ha dato il via al primo goal degli svizzeri, quando subito dopo è partito un tiro intercettato a rete da uno stordito ancorché incolpevole Mancini; buchi al centro della difesa e ampio spazio lasciato libero all’altro marcatore svizzero per segnare da lontano appena all’inizio del secondo tempo, proprio quando si sperava in una reazione degli azzurri dopo la delusione dell’ultima mezzora del primo tempo. Una squadra quella italiana che camminava e non indovinava due passaggi di fila e che nelle rare occasioni in cui ha tirato in porta, lo ha fatto per così dire con delle incredibili mezze “ciabattate”; giocatori che allargavano le braccia non sapendo cosa fare con la palla, nessuna carica agonistica tanto da far pensare ai maligni che c’era tra i nostri un solo desiderio: andare in vacanza al più presto! Su questo non sono d’accordo, perché il peggio si era già visto contro la Spagna e nessuno può ragionevolmente pensare che gli azzurri pensassero al ritorno a casa già alla seconda partita degli Europei! Parlerei dunque più di senso del ridicolo che di senso della vergogna. Ma è tutta colpa dei giocatori (escludendo il solo Donnarumma)?

Non direi, perché è vero che Spalletti ha cambiato qualcosa in questa partita decisiva, ma sembra averlo fatto a caso e senza avere in mente un’organizzazione di gioco appena plausibile. Testardo come sempre nel riproporre “suo figlio” Di Lorenzo che ha puntualmente confermato il rendimento delle tre precedenti prestazioni e quelle di tutto l’anno nel Napoli; dietro ha giocato a quattro, con un incerto Darmian terzino a sinistra (?!), un Mancini apparso spossato già nelle ultime di Campionato al posto di Calafiori (non Gatti come sarebbe stato auspicabile) e con Bastoni che alla vigilia aveva avuto la febbre. A centrocampo l’unica vera novità è stata aver lasciato (finalmente?) fuori Jorginho ma non poteva bastare, nonostante l’impegno mostrato da Fagioli, vista la lentezza di Cristante, l’eccessivo individualismo di Barella, dolente anche per un infortunio subito nella prima parte della gara, e lo scarso rendimento complessivo della difesa. Il capolavoro Spalletti l’ha poi perfezionato in attacco rinunciando a Zaccagni e schierando per la prima volta Al Shaarawy (peraltro, si è saputo dopo, poco in condizione) però non in sostituzione di Chiesa a sinistra, magari nel secondo tempo, quando il bianconero fosse stato stanco come spesso gli accade, ma sin dall’inizio.

Perché cambiare ancora modulo? Perché le idee sono state così poche e confuse? Perché non giocare a tre dietro come nella precedente partita contro la Croazia, mettendo finalmente da parte “suo figlio” e con due esterni veri come Bellanova e Di Marco o Cambiaso? Perché far fuori Zaccagni che pure Spalletti aveva abbracciato e baciato dopo il goal salvezza contro i croati? Perché insistere per la quarta volta con Chiesa a destra? Interrogativi che resteranno senza risposta, ma che lasciano l’amaro in bocca e più di una inquietudine in vista delle prossime qualificazioni ai mondiali, dove sarebbe clamorosa la terza esclusione di fila degli azzurri.

Inutile ripetere i discorsi di sempre, forse però vale la pena di ricordarne le tematiche ancora una volta: pochi anzi pochissimi i giocatori italiani impiegati nel Campionato di serie A e persino di B, scarso o nullo in particolare lo spazio lasciato ai giovani, nessuna politica per integrare nel calcio le minoranze etniche, africane e non, ciò che pure è avvenuto per l’atletica dove non è necessario, come nel calcio, frequentare costose scuole per farsi notare.

 

sergio magaldi


venerdì 28 giugno 2024

Europei di calcio 2024: gli azzurri e il senso della realtà


 


 

 

 Dopo la qualificazione agli ottavi grazie al goal segnato al settimo di otto minuti di recupero nella partita contro la Croazia, l’ottimismo è diventato contagioso, soprattutto tra gli addetti ai lavori della Rai (con l’eccezione di Tony Damascelli, giornalista di rango, e tuttavia anche lui meno pessimista del solito), nel ritenere possibile che l’Italia disputi addirittura la finale. Si fanno calcoli guardando il Tabellone nel quale gli azzurri sono finiti dalla parte considerata più facile dal momento che – si dice –  comprende sette squadre che sono alla nostra portata: Svizzera (che incontreremo subito), Inghilterra (probabilmente nei quarti di finale), Austria (forse in semifinale), Turchia, Slovacchia, Olanda e Romania, mentre dall’altro lato del Tabellone se la vedranno Spagna, Georgia, Belgio, Francia, Portogallo, Slovenia, Germania e Danimarca.

Una lettura questa, forse in altri tempi possibile, non oggi dopo aver visto la squadra azzurra all’opera, prima contro l’Albania dove subisce un goal dopo 24 secondi e con un pareggio evitato all’ultimo minuto, poi contro la Spagna perdendo senza nemmeno giocare, infine con la Croazia in una partita mal giocata e fortunosamente recuperata all’ultimo minuto con il pareggio di Zaccardi su assist di Calafiori, celebrato come un grande campione, lui che pure aveva rischiato l’autogol del pareggio contro l’Albania, sventato da una prodezza di Donnarumma, e che l’autogol della sconfitta l’ha fatto nella partita successiva contro la Spagna.

L’unico rammarico sembra proprio la squalifica di Calafiori – un calciatore che, per il gioco complessivamente espresso e per l’assist che ha evitato di buttarci fuori dagli Europei già prima degli ottavi, considero anch’io una risorsa per la nazionale del futuro – mentre sale forte l’interrogativo su chi sia in grado di sostituirlo: Mancini o Buongiorno? Nessuno pensa a Gatti che pure è quello che per caratteristiche: carica agonistica, velocità, attacco all’area avversaria (e paradossalmente persino per goal e autogol!), più somiglia all’azzurro squalificato anche se di lui è meno elegante. Eppure di un giocatore così c’è bisogno in campo dove tutti o quasi tutti viaggiano a velocità ridotta e con scarso vigore. Spalletti, però, Gatti non lo vede neppure, tant’è che l’ha portato in Germania solo all’ultimo minuto in sostituzione dell’infortunato Acerbi.

Purtroppo altre cose non vede il nostro commissario tecnico e di sicuro negli ottavi contro la Svizzera schiererà ancora, dopo tre partite inguardabili, “suo figlio” Di Lorenzo, ignorando Bellanova utile soprattutto come esterno se dietro, come sembrerebbe più logico, si dovesse giocare a tre. Per inciso, stento a credere che la nuova Juve scambierebbe Chiesa (27 anni a ottobre) con un difensore che il 4 agosto avrà 31 anni e che ha alle spalle un campionato di serie A a dir poco sconcertante! Fortuna, pare, che Conte lo consideri incedibile. Ecco, ci lavori lui per farlo tornare quello dello scudetto!

A centrocampo Spalletti riproporrà Jorginho, il “suo regista” in campo, che poco ha giocato quest’anno nell’Arsenal e che purtroppo appare sempre più lento. Si guarderà bene dall’utilizzare Fagioli prima degli ultimi minuti, visto che lo considera il vice di Jorginho, laddove secondo me l’alternativa all’italo brasiliano è Cristante, neanche lui velocissimo ma almeno dotato di potenza fisica e talora pericoloso per l’area avversaria. Né farà giocare di sicuro Folorunsho l’altro centrocampista veloce che vedrei bene in coppia con Fagioli per dare maggiore dinamismo. E neppure farà scendere in campo El Shaarawy, l’unico degli attaccanti sin qui mai utilizzato, che è un’ottima alternativa a Chiesa (se il bianconero giocasse nel suo ruolo naturale!) nell’ultima mezzora di partita quando lo juventino è ormai stanco. E molto probabilmente all’inizio vedremo di nuovo Pellegrini e non Zaccagni. Insomma la solita nazionale senza capo né coda con giocatori fuori ruolo e che tanto ha ben meritato nelle tre partite sin qui disputate!

Tutto ciò premesso, spero invece che Spalletti consideri tutte le alternative possibili per il riscatto di questa nazionale, perché senza qualche improvvisa illuminazione del nostro tecnico, il ritorno a casa degli azzurri si può dare per scontato già da domenica.

Forse è persino superfluo aggiungere che l’augurio è quello di sbagliarmi!

 

sergio magaldi       


lunedì 24 giugno 2024

ITALIA FLOP AGLI EUROPEI DI CALCIO




 Sperando che il flop non sia definitivo, dopo l’incredibile partita contro la Spagna in cui raramente siamo usciti dalla nostra metà campo, abbiamo conquistato un corner a pochi minuti dalla fine e fatto un solo tiro sbilenco fuori della porta degli iberici. Eppure, ci sono tutte le premesse perché questa sera le cose non migliorino contro la Croazia:

 

1)   Non abbiamo mai battuto questa nazionale: 8 partite con 3 sconfitte e 5 pareggi.

2) L’insistenza nello schierare  Di Lorenzo, sistematicamente scavalcato in campo da Williams, semisconosciuto ai più e tuttavia apparso come un gigante, e che Spalletti farà giocare terzino destro anche contro i croati, dichiarando che per lui è “un figlio”, con ciò facendo pensare che lo ritenga intoccabile in questa formazione!

3) Tenere fuori Fagioli e Folorunsho, gli unici della rosa di centrocampo portata in Germania, che sembrano capaci di correre e di verticalizzare.

4)  Schierare sempre a centrocampo giocatori lenti come Cristante e Jorginho e magari Pellegrini, più lento di tutti e due e considerato dal selezionatore azzurro un centrocampista.

5)  Insistere con Calafiori centrale difensivo, il quale avrà pure giocato meno peggio di altri come si sente ripetere ma che, forse anche per inesperienza, stava per farci pareggiare al 95’ contro l’Albania e che con l’autogol ha dato alla Spagna l’unica rete della vittoria, grazie alle tante parate di Donnarumma. Due prove fanno un indizio, ma Spalletti non sembra farci caso e, a quanto pare, terrà fede sino alla fine al suo sin qui velleitario progetto di calcio per la nazionale.

È vero d’altra parte che per andare agli ottavi all’Italia basta un pareggio ma è altrettanto vero che ai croati serve una vittoria. Si spera che Spalletti riveda almeno la posizione di Chiesa in campo, schierandolo finalmente a sinistra e che porti qualche altra correzione ai suoi tanti errori che per la verità iniziano già dalla scelta dei 26 da portare in Germania, non tenendo conto del rendimento tenuto in campo da alcuni giocatori durante tutto l’anno. Tanto per fare solo un esempio, dei suoi dello scudetto ha portato Di Lorenzo e Raspadori e tenuto fuori Politano!

In caso di sconfitta contro la Croazia, resta la speranza che la Spagna, già qualificata come prima per gli ottavi, faccia il suo contro l’Albania, ma anche qui nulla è scontato, intanto perché gli albanesi potrebbero fare il pieno contro una Spagna ampiamente rimaneggiata e poi perché l’eventuale terzo posto a 3 punti potrebbe non bastare per il ripescaggio delle quattro terze su sei.

Comunque vadano le cose, le prospettive italiane di andare avanti in questi Europei sono tutt’altro che rosee dopo aver visto gli azzurri completamente in balia degli spagnoli, in quella che può essere definita in assoluto la più brutta partita giocata dalla nostra nazionale, persino peggiore di quella che determinò la storica sconfitta contro la Corea.

 

sergio magaldi   

 




 

domenica 19 maggio 2024

LO STILE JUVENTUS


 

  Lo stile Juventus non è compatibile con il comportamento di un allenatore che si è lasciato andare, magari forse esagerando, in una polemica con i giudici di gara dopo l’ennesimo torto subito. Perché, a parte il rigore, punizioni e calci d’angolo non concessi, a parte il goal annullato a Vlahovic che aveva un piede assolutamente indietro rispetto a quello del difendente ma teneva un braccio più avanti e forse un ginocchio che fino a prova contraria è tutt’uno con  gamba e  piede; tutto l’arbitraggio della finale di Coppa Italia 2024, Var compreso, deve essere sembrato all’allenatore della Juve sbilanciato e di parte.

Nulla di nuovo sotto il sole per quanto si è già visto sui campi di calcio anche da parte di nomi illustri tra gli allenatori e infatti la gravità della protesta, più che altro appariscente e teatrale, è stata sanzionata con due sole giornate di squalifica.

Lo stile Juventus non è compatibile con il battibecco che ne è seguito in campo e che poi è proseguito nei corridoi dello stadio nei confronti di giornalisti e addetti ai lavori, con cui peraltro risulta che Allegri si sia scusato.

C’ è di più: a leggere le poche righe del comunicato del licenziamento si resta di sasso: una stringata cronologia del lungo rapporto di Allegri con la Juve, senza parlare dei trofei vinti e per annunciare soltanto che la sua attività con la squadra cessa con la finale di Coppa Italia 2024, senza neanche menzionare la vittoria. E’ questo lo stile Juventus? 

Ma qual è lo stile Juventus? Quello dell’avvocato Agnelli? Siamo certi che lui avrebbe – non semplicemente esonerato a fine campionato e senza tanto clamore – licenziato in tronco un allenatore che ha vinto 5 scudetti 5 coppe Italia, 2 supercoppe e che per ben due volte ha portato la Juve alla finale di Champions?!

Corre voce da più parti – ma forse si tratta solo di malignità – che il cosiddetto stile Juventus abbia trovato nel “licenziamento in tronco” dell’allenatore, che insieme a Trapattoni e Lippi è tra i più vincenti della storia bianconera, un espediente per risparmiare sull’ultimo anno di contratto di Allegri.

Tutto ciò premesso, devo aggiungere che non sono mai stato un ammiratore del tecnico livornese [vedi di seguito il post  del 21 novembre 2021 dal titolo “La filosofia di Allegri”, cliccando sul link seguente: https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2021/11/l-filosofia-di-allegri.html  ] anche se gli sono stato grato per i tanti trofei. Ho spesso pensato – e non sono il solo – che negli ultimi tre anni, nonostante le numerose vittorie di “corto muso”, il gioco espresso dalla Juve fosse il più brutto della Serie A, ma occorre riflettere che anche in questi anni della “seconda volta” di Allegri alla Juve gli obiettivi sono stati sempre raggiunti e che, in particolare lo scorso anno,  l’allenatore  ha saputo mantenere dritta la barra delle squadra nell’infuriare di una crisi societaria non indifferente, raggiungendo ugualmente il 3° posto nella classifica, utile per partecipare alla Champions, salvo poi la penalizzazione nel punteggio e la squalifica UEFA che ha estromesso la squadra dalle competizioni europee per i noti fatti di bilancio. Realizzati tutti gli obiettivi anche quest’anno, con l’ultimo raggiunto proprio nel giorno del licenziamento in tronco: qualificazione alla Champions 2024-2025, al primo Mondiale per Club, e vittoria della Coppa Italia contro una squadra come l’Atalanta, prossima finalista di  Europa League e che, alla vigilia, davano tutti per favorita.

 sergio magaldi


martedì 16 gennaio 2024

L'ESONERO DI MOURINHO: si lotta per la Champions o per non retrocedere?


 

 Già lo scorso ottobre, prima della trasferta della Roma a  Cagliari, il Corriere dello Sport annunciò a tutta pagina il probabile esonero di Mourinho in caso di sconfitta. Scrivevo allora: «C’è da chiedersi come la proprietà non si renda conto che la squadra risulta notevolmente indebolita rispetto all’anno scorso (…) alla luce di quanto sopra, come è possibile imputare a Mourinho il calo di rendimento della squadra? Probabilmente la proprietà non conosce in modo approfondito il mondo del calcio, ma perché ha consentito la politica del “Vorrei ma non posso” che ha portato all’ingaggio di giocatori più o meno considerati importanti o addirittura campioni, liberi sul mercato e dunque a parametro zero perché reduci da infortuni anche gravi? Non sarebbe stato meglio qualche acquisto mirato di giocatori sani, magari utilizzando una parte degli oltre 60 milioni ricavati dalla vendita di Ibañez  e di giovani promettenti come Volpato, Tahirovic e Missori?»

 

Poi i giallorossi vinsero 4-1 a Cagliari e il licenziamento fu rimandato. Sino a questa mattina. Va via Mourinho, licenziato come si suole dire su due piedi e arriva De Rossi. L’allenatore più amato dai tifosi lascia il posto ad un romano, all’ex giocatore, forse il più amato, dopo Totti dagli stessi tifosi, ma con la sola esperienza della panchina della Spal in serie B, conclusasi con un esonero. La proprietà, che da tempo voleva liberarsi di Mourinho, ha certamente agito con astuzia ma poco preoccupata del destino della società giallorossa. Considerando infatti l’attuale rosa della Roma – tra giocatori fragili, infortunati e/o modesti – viene da chiedersi se non fosse proprio Mourinho, con il suo carisma, l’unico allenatore capace di portare la squadra fuori dalla crisi, tentando ancora la scalata al quarto posto della classifica (utile per accedere alla Champions) che del resto la Roma ricopriva solo poco tempo fa. Per paradossale che possa sembrare, pur con tutti gli auguri che si devono a De Rossi, emerge la preoccupazione che la squadra non si ritrovi improvvisamente a lottare per non retrocedere. Facciamo pure tutti gli scongiuri di rito, ma la preoccupazione resta!

 

sergio magaldi


lunedì 8 gennaio 2024

SERIE A AL GIRO DI BOA


 

 

 

Il girone di andata della Serie A termina assegnando l’effimero titolo di “Campione d’inverno” all’Inter che con 48 punti precede la Juventus con 46.

 

Per la verità, all’Inter andrebbe assegnato il titolo per il miglior gioco sin qui mostrato tra tutte le 20 squadre del Campionato, ma non quello per il miglior punteggio che, senza i mancati interventi del VAR, spetterebbe probabilmente ai bianconeri. Mancano infatti alla Juve i 2 punti per un rigore solare non assegnato nella trasferta di Genoa, mentre all’Inter, nella partita di ieri, sono stati concessi 2 punti in più grazie al goal della vittoria realizzato contro il Verona, giudicato regolare da arbitro e VAR, nonostante il vistoso fallo di Bastoni sul difendente avversario. È vero che i rigori bisogna segnarli, ma anche nell’ipotesi che la Juve avesse sbagliato il suo contro il Genoa, il punteggio reale alla fine del girone di andata sarebbe stato di 46 punti sia per i bianconeri che per i neroazzurri.

 

Il 3° posto della classifica finale del girone di andata è occupato dal Milan con i suoi 39 punti che – al netto delle magie realizzate dal diavolo, tra agosto e ottobre che valsero ai rossoneri un bonus di 6 punti in più (cfr. post del 09 ottobre 2023 cliccando su https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2023/10/serie-le-magie-dei-diavoli-rossoneri.html ), nonché della gara pareggiata l’11 novembre u.s. contro il Lecce, a cui fu annullato un goal bellissimo e regolare di Piccoli – in realtà sarebbero 32 (39-6-1=32).

 

Dal 4° al 10° posto troviamo ben sette squadre (e in realtà dovrebbero essere otto tra i 33 e i 27 punti!) divise soltanto da sei punti e cioè Fiorentina 33, Bologna 32, Atalanta e Lazio 30, Roma 29, Napoli 28 e Torino 27. Sono queste le candidate ad occupare l’ultimo posto disponibile in Champions, nonché a partecipare alle minori competizioni europee. Quattro in tutto, cinque è poco probabile. Gli accoppiamenti delle squadre italiane negli ottavi di Champions, infatti, non lasciano molto sperare in un risultato che serva a scalare i primi due posti del ranking europeo, maturando così il diritto alla partecipazione di una quinta squadra in Champions.

 

Tutto ciò premesso, si può prevedere con una certa attendibilità quale sarà l’esito del Campionato, almeno per quanto attiene l’assegnazione dello scudetto e la partecipazione alla Champions, la sola coppa che in realtà faccia gola per via degli ingenti premi in denaro. Sempre che naturalmente il girone di ritorno ricalchi quello di andata nel gioco (mediocre) e nelle valutazioni di arbitri e VAR (più che mediocri). 

 

L’ Inter vincerà lo scudetto e l’altra milanese si piazzerà al 3° posto e non è da escludere neppure il 2°. La Juve, dal canto suo, non potrà essere estromessa dalla Champions, almeno in base al punteggio. La lotta per il 4° posto utile per la Champions sarà in realtà più limitata di quanto non dica oggi la classifica: due o al massimo tre le squadre che se lo contenderanno e tra queste non ci sarà di sicuro la Roma, poco gradita negli ambienti che contano.

 

Più complicata la lotta per non retrocedere, ma anche qui si può già intuire qualcosa.

 

sergio magaldi


lunedì 9 ottobre 2023

SERIE A: LE MAGIE DEI DIAVOLI ROSSONERI


 

 

 

 Alla seconda sosta del Campionato per le qualificazioni nazionali agli Europei del 2024, il Milan si ritrova in testa alla classifica con 21 punti dopo 8 partite disputate, di cui 7 vinte e una persa clamorosamente per 5-1.

 

Ebbene sì, i diavoli rossoneri sono riusciti a vincere anche sabato scorso a Marassi contro il Genoa con una rete di Pulisic che, realizzata grazie all’apporto dell’avambraccio visibile anche ad occhio nudo, ha ingannato non solo l’arbitro ma anche i giudici del VAR. E non soltanto loro, dal momento che l’esperto di Dazn, l’ex arbitro Luca Marelli, ha commentato l’episodio citando il regolamento il quale dispone che senza certezze il goal non possa essere annullato! Il bello è che mentre l’ex arbitro ripeteva più volte la norma regolamentare ai suoi interlocutori, Dazn faceva scorrere opportunamente le immagini dove era visibile in tutta evidenza il pallone che Pulisic prima controlla con l’avambraccio, poi sfiora col braccio per indirizzarlo infine sul piede e battere a rete. Per la verità, Parolo e gli altri ex calciatori chiamati a commentare l’episodio con Marelli – evidentemente  meno suscettibili degli altri alle “magie” – facevano inutilmente notare, non solo per la loro esperienza di campo ma soprattutto in ossequio alla fisica, che se il pallone fosse stato aggiustato solo col petto non sarebbe ricaduto sul piede di Pulisic in linea retta come invece è accaduto.

 

Da notare poi che l’episodio clamoroso del goal segnato grazie all’aiuto dell’avambraccio è passato nei commenti di gran parte dei media in seconda linea, preceduto dalla narrazione/visione del rocambolesco finale di partita, dove Giroud s’improvvisa grande portiere in sostituzione di Maignan, espulso (non per l’intervento diretto dell’arbitro, ma grazie al VAR che questa volta non si è lasciato ingannare!) per aver involontariamente affondato un ginocchio sulla gola di un avversario.

 

Così, i diavoli rossoneri mettono in cascina 2 punti in più che si aggiungono agli altri 2+2, frutto di tre rigori inesistenti delle gare contro Torino e Roma, tutti evidentemente prodotti da altrettante “magie”. D’altra parte, il Milan per la grande mole di gioco che produce ha una notevole capacità di procurarsi rigori, tant’è che ne detiene il record della serie A con i 20 ottenuti nel Campionato 2020/2021. C’è da dire, tuttavia, che i rossoneri – a differenza della gara contro il Genoa – disputarono a Roma una grande partita meritando certo sul piano del gioco la vittoria che, tuttavia, non sarebbe arrivata senza il “rigore magico”. In totale fanno 6 punti che sottratti ai 21 porterebbero a 15 il punteggio reale del Milan. Punti che non gli consentirebbero oggi lo scavalcamento dell’Inter (con cui ha perso di recente per 5-1) e il relativo primato in classifica.

 

Del resto, anche l’Inter nella stessa giornata di sabato 7 ottobre ha goduto della sua piccola “magia”: ha evitato l’espulsione di Lautaro Martinez ammonito per un fallo al 58’, ma non per quello precedente al 19’ quando cinturava platealmente Ferguson in piena area di rigore. La verifica del VAR portava al sacrosanto rigore a favore del Bologna ma a nessuna ammonizione! Anche in questo caso c’entra il regolamento?!

 

Subito dopo la sosta il Milan attende la Juventus a San Siro. Da sportivo mi auguro che i bianconeri abbiano gli occhi ben aperti nell’eventualità di nuove “insidie magiche” e che altrettanto facciano tutti i giudici di gara. 

 

sergio magaldi


domenica 8 ottobre 2023

M O U R I N H O E S O N E R A T O ?!


 

 

 La notizia apparsa ieri a tutta pagina sul “Corriere dello Sport”, secondo cui José Mourinho sarebbe esonerato in caso di sconfitta di oggi a Cagliari, offre l’opportunità per una riflessione sull’operato della proprietà nonché su quella del direttore sportivo e dell’allenatore della società giallorossa.

Innanzi tutto è implicita una domanda: in caso di vittoria della Roma a Cagliari la questione si ripresenterebbe all’indomani della sosta per le partite della nazionale, con la sfida casalinga contro il Monza? Per quanto nell’articolo nulla si dica in proposito, tutto lascia pensare che la risposta sia affermativa se è vera l’altra notizia e cioè che il sostituto di Mourinho sarebbe stato già individuato nella persona di Hans-Dieter Flick, noto soprattutto per il Sextuple, cioè per la vittoria in sei competizioni nella stessa stagione (2020) e per la successiva nomina a direttore tecnico della nazionale tedesca (2021-2023), sino al recente esonero dopo la sconfitta casalinga per 4-1 della Germania contro il Giappone.

Per la verità la società giallorossa ha subito respinto come “fake” la notizia e, d’altra parte, che una società che non ha speso un soldo per il mercato di quest’anno (e solo 7 in quello di un anno fa), in ossequio alle norme europee riguardanti le squadre indebitate, possa licenziare Mourinho pagandogli stipendio e penale e poi pagare un altro allenatore costoso come Flick era sembrato subito poco credibile. Nondimeno resta valida la necessità di qualche chiarimento in merito.

Il ventilato esonero di Mourinho sarebbe motivato dal rendimento della squadra nelle nove partite ufficiali fin qui disputate tra Campionato ed Europa League, con 4 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte, ma soprattutto dal magro bottino raccolto in Campionato con 2 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte. Nulla invece da rimproverare all’allenatore portoghese per i due anni precedenti, al contrario! Con la vittoria nella Conference League e la finale dell’ultima edizione dell’Europa League, tenendo soprattutto conto che la Roma non vinceva e/o non disputava una finale europea da tempo quasi immemorabile!

Tutto ciò premesso, c’è da chiedersi come la proprietà non si renda conto che la squadra risulta notevolmente indebolita rispetto all’anno scorso. Forse ingannata da chi ha parlato addirittura di un mercato da 8 in pagella! Vediamo: In difesa mancano Ibañez venduto per circa 30 milioni e Smalling che, infortunato, sin qui non ha praticamente mai giocato. L’arrivo di Ndicka non può aver compensato le mancanze, anche tenendo conto del recente infortunio di Llorente, peraltro solo confermato rispetto all’anno scorso. Sulle fasce, l’unica novità è l’acquisto di Kristensen, sin qui apparso solo un’alternativa a Karsdop. A centrocampo vanno via Matic, Wijnaldum, Darboe e Camara e arrivano Paredes, Renato Sanchez e Aouar. Il primo deludente nella Juventus dell’anno scorso, il secondo e il terzo reduci da infortuni, nuovamente infortunati e quindi poco utilizzati, soprattutto un campione come Renato Sanchez per il quale il direttore sportivo ha parlato di una scommessa! In attacco invece l’unico grande vero colpo di mercato: l’arrivo di Lukaku (in sostituzione di Abraham infortunato e, peraltro, per un anno soltanto, senza garanzie in assoluto per il futuro), giunto a Roma per merito esclusivo di Dan Friedkin, che con un colpo di teatro è andato a prelevarlo a Londra guidando personalmente il proprio aereo. Infine, l’altro attaccante giunto al posto del partente Solbakken, è l’iraniano Azmoun, in 9 partite visto in campo più o meno e in tutto per circa mezz’ora!

Alla luce di quanto sopra, come è possibile imputare a Mourinho il calo di rendimento della squadra? Probabilmente la proprietà non conosce in modo approfondito il mondo del calcio, ma perché ha consentito la politica del “Vorrei ma non posso” che ha portato all’ingaggio di giocatori più o meno considerati importanti o addirittura campioni, liberi sul mercato e dunque a parametro zero perché reduci da infortuni anche gravi? Non sarebbe stato meglio qualche acquisto mirato di giocatori sani, magari utilizzando una parte degli oltre 60 milioni ricavati dalla vendita di Ibañez  e di giovani promettenti come Volpato, Tahirovic e Missori?

In definitiva, se proprio qualcosa si vuole rimproverare a Mourinho, riguarda il suo primo anno alla Roma quando mise fuori rosa, tra gli altri, giocatori come Pedro e Kluivert. Troppo poco per chiedere oggi l’esonero di un allenatore che non solo ha la fiducia della squadra e del pubblico (sempre più numeroso all’Olimpico, con relativi maggiori incassi), ma che soprattutto ha dimostrato di saper vincere pur tra tante difficoltà e sviste arbitrali.

 

sergio magaldi


sabato 18 marzo 2023

Sorteggio UEFA equo, intelligente ed etico!


 

 Forse per la prima volta il sorteggio UEFA, per determinare l’abbinamento delle squadre europee per quarti e semifinali, ha fatto ricorso non solo alla consueta intelligenza ma ha utilizzato criteri di equità per la Champions e, limitatamente all’Europa League, persino un principio etico!

 

Dell’equità, profusa a piene mani in Champions, traggono finalmente vantaggio anche le squadre italiane che hanno conquistato sul campo il diritto a disputare i quarti di finale. Sul tabellone uscito per tracciare il cammino sino alla finalissima, l’alea del sorteggio ha infatti recepito un principio di giustizia anche ad evitare che le protagoniste delle fasi finali siano quasi sempre le stesse: da una parte il Napoli emergente che non solo non ha mai vinto ma che neppure nell’era del grande Maradona aveva raggiunto i quarti di finale di Champions. E con il Napoli, il Milan che pur con le sue 7 coppe non vince dal 2006/2007, l’Inter che con 3 coppe non vince dal 2009/2010 e infine il Benfica che conta 2 vittorie di cui l’ultima risale addirittura al 1961/1962. Dall’altra parte del tabellone invece il sorteggio equanime schiera il Real Madrid, campione in carica con ben 14 coppe, il Bayern Monaco con 6 vittorie di cui l’ultima nel 2019/2020, il Chelsea con 2 coppe di cui l’ultima conquistata nel 2020/2021 e che nell’ultima edizione ha disputato la finalissima perdendo contro il Real Madrid, e infine il Manchester City, squadra allenata da Guardiola, ormai emergente da anni e finalista dell’edizione del 2020/2021.

 

Pertanto, la finalissima di Champions del 10 giugno, allo stadio Atatürk di Istambul, vedrà di fronte una squadra del gruppo che non ha mai vinto o non vince da tempo (le probabilità che sia una squadra italiana, Benfica permettendo, sono a questo punto del 75%) e una squadra che ha vinto tanto e anche di recente o comunque, come nel caso del Manchester City, che è stata protagonista nelle ultime edizioni e che ha disputato la finale nel 2021.

 

Diversamente, il criterio usato dall’intelligenza del sorteggio per l’Europa League sembra rifarsi più all’osservanza di un principio etico. Per associazione e strana coincidenza, infatti, viene in mente un concetto enunciato dal Procuratore della FIGC in Corte d’Appello nel chiedere la penalizzazione di 9 punti della Juventus nel processo per presunte false plusvalenze (punti di penalizzazione con sentenza portati poi addirittura a 15!), al fine di determinare la sua collocazione alle spalle della Roma (allora al 4°posto) cioè in posizione penalizzante e non utile per accedere alla Champions 2023/24.

 

Quale il cammino tracciato dal sorteggio per Roma e Juventus, le due squadre italiane qualificate per i quarti? La Roma per raggiungere  la finale deve vincere contro il Feyenoord (la squadra olandese già battuta dai giallorossi lo scorso anno a Tirana nella finale di Conference League) e una delle due tra Bayern Leverkusen o Union SG. Alla Juve, per raggiungere lo stesso traguardo, occorre battere lo Sporting Lisbona che ha eliminato l’Arsenal (attualmente al vertice della Premier League, il campionato inglese) e poi una tra le squadre giudicate tra le più forti, rimaste nella competizione dopo l’Arsenal, e cioè Manchester United o Siviglia.

 

Tutto ciò non significa d’altra parte che a vincere la Champions di quest’anno sarà una squadra che non ha mai vinto o che non vince da tanto tempo, né che la Roma avrà vita facile in Europa League. Significa però che ad una soltanto delle squadre che in questi ultimi anni sono state tra le protagoniste del torneo di calcio per club più prestigioso del continente, e forse del mondo, è data la possibilità di vincere, così come significa che il percorso della Juventus in Europa League per raggiungere la finale  di Budapest del 31 maggio si è fatto improvvisamente molto difficile. Certo però non impossibile! E proprio in questo consiste la sapienza del sorteggio: inclina ma non determina, proprio come gli intellettuali del Rinascimento dicevano degli astri: “inclinano però non determinano!”.

 

sergio magaldi

 


domenica 22 gennaio 2023

JUVE PENALIZZATA DI 15 PUNTI


 

 La decisione della Corte d’appello della Figc di penalizzare la Juventus di 15 punti in classifica per la vicenda delle cosiddette plusvalenze fittizie sta suscitando l’ira dei tifosi bianconeri e il giubilo di tutti gli antijuventini, da sempre pronti a scagliarsi contro la squadra di calcio più titolata d’Italia. Il tifo, però, rischia di non essere sereno nel valutare, in un senso o nell’altro, i fatti che hanno portato il procuratore della Figc, Giuseppe Chiné, a chiedere in appello la riapertura del processo - archiviato in prima istanza - e la penalizzazione di 9 punti per la Juve che la Corte ha poi addirittura portato a 15.

Vediamo sia pure in breve sintesi i fatti, punto per punto:

1)Tutto ha inizio con le indagini di Consob (Commissione Nazionale per le Società e la Borsa) e Covisoc (Commissione di vigilanza della Federazione Italiana Gioco Calcio-Figc sulle società di calcio professionistiche) sulle operazioni di mercato delle squadre di Serie A. Essendo la Juve quotata in borsa, il Codacons (Coordinamento delle associazioni per la difesa dell'ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori) chiede alla Procura di Torino se nelle operazioni di mercato della Juventus e nei bilanci vi siano state misure a danno degli azionisti.

2)La Procura di Torino dispone immediatamente l’indagine. Di rimbalzo interviene con una inchiesta anche l’organo giudiziario della Figc che pur sospettando anomalie del mercato, per presunte plusvalenze fittizie, assolve in prima istanza la Juve e le altre squadre con cui la società piemontese dal 2018 ha concluso operazioni di mercato. E la ragione è molto semplice: in mancanza di regole sui criteri delle plusvalenze, la giustizia sportiva non può entrare nel merito della valutazione di singoli calciatori, appurando così se siano gonfiate o “fittizie”,  e determinando in tal modo l’aggiramento del cosiddetto Fair Play finanziario, misura introdotta dall’UEFA per limitare, attraverso il sistema delle plusvalenze, l’indebitamento  delle società di calcio. Com’è noto, il mancato rispetto del Fair Play comporta l’esclusione temporanea o definitiva dalle competizioni europee (Champions, Europa League, Conference League).

3) Dalle indagini della Procura di Torino emergono però nuovi elementi che consentono al procuratore della Figc di chiedere la riapertura del processo e la penalizzazione di 9 punti della Juventus, nonché la sospensione temporanea dei suoi dirigenti e dei dirigenti delle altre squadre con cui la Juventus ha concluso operazioni di mercato basate sul sistema delle plusvalenze nello scambio di giocatori.

4) La Corte d’appello della Figc decide infine, nella tarda serata dello scorso Giovedì 20 gennaio di penalizzare di 15 punti la Juventus in classifica e di sospendere con varie tempistiche i suoi dirigenti, mentre assolve tutte le altre squadre e i loro dirigenti.

5) Di qui, la rabbia del popolo juventino, ma anche la domanda (solo ingenua?) di molti addetti ai lavori: “Com’è possibile che venga penalizzata solo la Juve, se le plusvalenze fittizie o meno si realizzano sempre almeno tra due squadre?”.

6) La domanda che a prima vista sembra legittima non tiene conto delle INTERCETTAZIONI: i dirigenti della Juve – secondo notizie rese pubbliche dai media – si sarebbero lasciati andare nelle conversazioni telefoniche intercettate dalla Procura di Torino a dover ammettere di aver fatto ricorso a plusvalenze fittizie per far quadrare i bilanci. Il motivo per cui tutte le squadre con cui la Juventus ha fatto operazioni di mercato con “presunte” plusvalenze fittizie siano state assolte dipenderebbe dal fatto che l’ammissione di “colpevolezza” nelle intercettazioni non riguarderebbe questo o quel giocatore, questa o quella società in particolare, ma un intero sistema di scambio. E proprio questo, tuttavia, rappresenta a mio giudizio il lato debole della sentenza della Corte d’appello della Figc. Bisognerà comunque attendere le motivazioni della sentenza, prima di poter far ricorso alla Giunta del Coni che funziona come Cassazione e/o terzo grado di giudizio e che, com’è noto, non può intervenire sul merito, ma solo cancellare la sentenza per vizio di forma e/o per riscontrata lesione dei diritti della difesa e rinviare il tutto alla Figc per l’eventualità di un nuovo procedimento.

7) Dal che risulta almeno parzialmente giustificato lo sfogo dei tifosi che si può così riassumere: “Perché solo noi? Perché solo i dirigenti juventini sono intercettati? Se si facessero indagini accurate su tutti gli altri club della Serie A, a cominciare dalle società altrettanto prestigiose del Campionato, si giungerebbe allo stesso risultato che ha portato alla penalizzazione della Juve”. Può darsi, ma può darsi anche di no, per due ragioni: a) intercettazioni su altre squadre non possono essere usate dalla Figc semplicemente perché NON CI SONO: le procure di altre città, a differenza della Procura di Torino, non hanno aperto indagini sulle squadre cittadine e dunque chiesto al Gip l’autorizzazione ad intercettare b) anche in presenza di intercettazioni, non è detto che i dirigenti di queste altre società abbiano mai ammesso, durante le conversazioni telefoniche, di essere ricorsi al sistema delle plusvalenze fittizie.

Tutto ciò premesso, non resta alla Juve che affidarsi alla nuova dirigenza e al nuovo Presidente che ha parlato di “difesa senza arroganza”. Ai tifosi cosiddetti antijuventini l’invito a domandarsi: “Che succederebbe se anche la mia squadra fosse indagata seriamente?”. Ai tifosi juventini il dovere di sostenere la squadra in tutto e per tutto, soprattutto sui campi di gioco, a cominciare dalla difficile partita di questa sera a Torino contro l’Atalanta. Ricordando altresì ciò che di buono è stato fatto dalla Presidenza e dal C.D. dimissionari: i 9 scudetti, le due finali di Champions e i tanti acquisti di calciatori che hanno dato prestigio alla squadra, tutti successi che non possono essere dimenticati per ciò che avviene oggi sul piano amministrativo-giuridico (personalmente ritengo sbagliata se non addirittura controproducente la misura delle plusvalenze adottata dall’UEFA sia pure al fine di limitare i debiti delle squadre di calcio: un’indagine puntuale su tutte le principali società calcistiche europee – con l’eccezione forse solo di quelle della Premier League dotate di risorse quasi illimitate – metterebbe probabilmente in luce il fenomeno pervasivo delle cosiddette plusvalenze fittizie), nonché sul piano meramente sportivo, dove la Juve da circa un anno e mezzo, alternando vittorie “di corto muso” a disfatte impensabili (vedi le tre sconfitte sulle quattro partite di Champions e il recente 5-1 subito contro il Napoli), mostra ormai, forse, il gioco peggiore della Serie A.

 sergio magaldi