martedì 20 febbraio 2018

NOTE SULLA QABBALAH: parte VIII, albero della vita e albero della conoscenza




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NOTE SULLA QABBALAH: parte I, la teurgia  (clicca sul titolo per leggere)


Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew


  Non meno intrigante è la questione che riguarda l’albero. Tra i tanti alberi, nel giardino ci sono l'Albero della vita e l'Albero della conoscenza (del bene e del male): Genesi, II, 8: “E il Signore Dio piantò un giardino in Eden a oriente, e vi pose l’uomo che aveva formato, 9: E il Signore Dio fece spuntare dal suolo tutti gli alberi belli a vedersi, dai frutti soavi al gusto. Fece crescereEtz Chayyim betrok gan’ (l'albero della vita in mezzo al giardino) e l'albero della conoscenza del bene e del male”. Albero della vita: \ y y j   { u Etz Chayyim  (70+90+8+10+10+40=228)=12=3. Diverso invece il valore dell’albero della conoscenza: t u d   {  u  Etz Daat (70+90+4+70+400=634)=13=4. I due alberi sono dunque distinti anche nel loro minore valore numerico [rispettivamente 3 e 4], ma l’unità dei due alberi, cioè la loro somma, produce il 7, lo stesso numero della riduzione teosofica di Nachash, Mashiach, Choshen e Eden, mentre la loro moltiplicazione il 12 o il 3, cioè lo stesso valore dell’albero della vita, fa scomparire l’albero della conoscenza.

Gli studiosi della Torah s'interrogarono a lungo su che Albero fosse quello della conoscenza del bene e del male e dunque sul frutto che Eva dette ad Adamo. Furono sempre indecisi tra quattro frutti: il grano, l’uva, il cedro e il fico. Alcuni dissero:

 “È  il grano” [lo Zohar riporta l’opinione di Shemaya il kadosh per il quale si trattava proprio del grano], altri risposero: “anche se la conoscenza ci viene dal grano, è scritto albero e non esiste un albero del grano”. Rabbi Jehudah b. Ilaj disse che era uva perché in Deuteronomio è scritto: “la loro uva è uva velenosa ed i grappoli sono grappoli amari”. Quell’uva, infatti, fu amara al mondo esiliato da Dio. Qualcuno si alzò e disse: “non è l’uva perché da lei viene il vino che è il simbolo della vera conoscenza della Torah e della sua dolcezza.  E la vite da cui l’uva viene è come Israele che si appoggia alla Torah”. Rabbi Abbà di Akko disse: “era un cedro, come sta scritto in Genesi: la donna vide che era buono l’albero da mangiarsi”. E spiegò: “l’unico albero che si mangia come il frutto è il cedro, non ci nutriamo forse dei suoi germogli freschi?”. “No – disse Rabbi José – è il fico”. E chiarì prima i motivi per cui non era il cedro.
  Com’è noto, Il cedro è  nella tradizione ebraica un albero di bell’aspetto: Perì ’Etz Hadar, simbolo di forza, di bellezza e di sapienza e Dio stesso chiama Casa di cedro il Tempio di Salomone. Il cedro è anche simbolo di Abramo, del Sinedrio, del popolo ebraico, del cuore dell’uomo. Il frutto del cedro fa parte del Lulav per la mitzwah di Sukkoth o festa delle Capanne. E dunque non poteva essere il cedro.
 “L’albero della conoscenza del bene e del male – aveva concluso Rabbi José – è dunque il fico, perché fu l’unico albero ad accogliere Adamo ed Eva dopo il peccato; cioè, l’albero di cui mangiarono il frutto che provocò la malattia, fu anche l’unico ad offrire le foglie del farmaco temporaneo”.  Ma anche Rabbi José trovò i suoi oppositori e qualcuno disse che non era il fico, il frutto della caduta, perché il fico è come la Torah.
 L’albero del fico ha radici morbide e che, tuttavia, s’infiltrano anche nella roccia più dura, proprio come la Torah, osservò chi era di parere contrario. E questo è un albero i cui frutti si raccolgono un po’ per volta, come solo un po’ alla volta è possibile studiare la Torah. E come il fico è un albero che fin tanto che lo frughi trovi frutti, così è la Torah che più si studia, più se ne traggono insegnamenti. Insomma il vero frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male non fu mai trovato [cfr.Talmud, Midrash Rabbah etc…].

  Così continua Genesi II, 10: “Dall’Eden sgorgava ad irrigare il paradiso, un fiume che dal paradiso si sprigionava in 4 fiumi diversi; II,15: Il Signore Dio perciò prese l'uomo e lo pose ad abitare nel giardino di Eden affinché lo coltivasse e lo custodisse; II,16: Gli diede questo comandamento: ‘mangia pure di ogni albero del giardino; II,17: ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno in cui ne avrai mangiato certamente morirai’; III,1 Il serpente [...] disse alla donna: ‘Perché Dio vi ha comandato di non mangiare del frutto di tutte le piante del giardino?’; III,2-3: la donna disse al serpente: ‘Dei frutti di qualunque albero del giardino noi possiamo mangiare, ma del frutto dell'albero che stabetrok gan’, (in mezzo al giardino), Dio ha detto: ‘Non ne mangiate, anzi non lo toccate altrimenti morirete’; III,4-5: ma il serpente disse alla donna: ‘No, voi non morrete. Anzi, Dio sa bene che in qualunque giorno ne mangerete, si apriranno i vostri occhi e sarete come lui, conoscitori del bene e del male’.

 Dopo di che (III,6), la donna tocca e mangia e ne dà ad Adamo. Da parte sua, il serpente non dice una bugia, ma omette di dire che mangiando di quel frutto perderanno il dono dell’immortalità che Dio aveva riservato per loro. Che si tratti di un solo albero non c’è dubbio. La stessa Eva, nel rispondere al serpente, non nomina l'albero della vita né lo distingue da quello della conoscenza, ma chiarisce al serpente che l'albero di cui è proibito toccare e mangiare i frutti è quello che si trova in mezzo all giardino. Esattamente quel che è detto con Etz Chayyim betrok gan  (l’albero della vita che sta in mezzo al giardino) del versetto II,9. L'albero della vita distinto da quello della conoscenza lo incontriamo di nuovo solo alla fine della vicenda, quando Adamo ed Eva hanno già consumato il frutto. Se gli alberi fossero stati due e i frutti dell'albero della vita non fossero stati proibiti, l'uomo avrebbe potuto mangiarne e rendersi immortale prima ancora di assaggiare i frutti dell'albero della conoscenza. E se erano proibiti anche i frutti dell'albero della vita, allora gli alberi da cui era vietato mangiare sarebbero stati due e non soltanto uno come più volte si ribadisce. Da tutto ciò si deduce che nel Gan Eden si trova un solo Albero, l'albero della vita che diviene albero della conoscenza del bene e del male, allorché Adamo ed Eva lo toccano e ne mangiano il frutto proibito. In altri termini, l'albero della conoscenza sta all'albero della vita, come l’occulta e misteriosa Daat, che peraltro non è una Sephirah, sta all'albero delle Sephiroth. E Daat non è una Sephirah perché in origine non appartiene all'Albero, analogamente la conoscenza diventa un progetto umano ma non è parte originaria del progetto divino.

 Del resto, “il segreto dell'albero della vita collegato a quello della conoscenza”, come in Sha 'aré Orah (le Porte della Luce) afferma Joseph Gikatila [1248-1345], è ben noto ai cabbalisti. Già il Sepher Bahir  si mostra convinto che non ci sia che un solo albero. Qui è Dio a parlare in veste di agricoltore archetipico (22, 14b): "Io sono colui che ha piantato quest'albero affinché tutto il mondo ne tragga diletto; ho fissato tutto in esso e l'ho chiamato tutto, giacché da esso tutto dipende e da esso tutto deriva".  Cos'è quest'albero? Lo dice ancora il Sepher bahir (119): "Le forze del Santo, sia Egli benedetto, sono poste una entro l'altra, e assomigliano a un albero. Come l'albero dà frutti grazie all'acqua, così il Santo, sia Egli benedetto, accresce le forze dell'albero per mezzo dell'acqua. E che cos’è l’acqua del Santo, sia Egli benedetto? È la sapienza [...] "

[S E G U E]

sergio magaldi

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