giovedì 3 maggio 2012

VOTARE SCHEDA BIANCA IN DEMOCRAZIA E' REATO? L'interrogativo in "Saggio sulla lucidità" di J.Saramago



 Sembrerebbe proprio un reato votare scheda bianca, agli occhi di chi gestisce il potere nel paese democratico immaginario, descritto dal premio Nobel, José Saramago, in Ensajo sobre a lucidez [Saggio sulla lucidità], il romanzo del 2004 ripubblicato nell’Universale Economica Feltrinelli alcuni mesi fa [Milano, 2011, pp.302, euro 9,50].

 Il segno che qualcosa di grave stia per accadere è già nella pioggia torrenziale che si abbatte sulla capitale all’alba del giorno fissato per le elezioni. I rappresentanti dei tre partiti in lizza, presenti nel seggio elettorale quattordici, si scambiano le proprie opinioni in merito:

Sarebbe stato preferibile rinviare le elezioni” è l’osservazione del rappresentante del p.d.m. [Partito di mezzo o di centro], mentre il rappresentante del p.d.d. [Partito di destra] si limita ad annuire e quello del p.d.s. [Partito di sinistra], se non fosse stato trattenuto dall’improvviso arrivo di un membro del seggio, “c’è da presumere – osserva Saramago – che non avrebbe mancato di esprimersi sulla linea di un chiaro ottimismo storico, con una frase come questa, per esempio, I votanti del mio partito sono persone che non si intimoriscono per così poco, non è gente da restarsene a casa per quattro misere gocce d’acqua che cadono dalle nuvole”.[pp.11-12]

 La pioggia passa, gli elettori sia pure in misura ridotta cominciano a recarsi ai seggi ma, al termine dello scrutinio il risultato è imbarazzante, con meno del 25% di voti validi così ripartiti: 13% alla destra, 9% al centro, 2,5% alla sinistra. Pochi i voti nulli e le astensioni, tutto il resto, più del 70% al fantomatico partito della scheda bianca.

 La ripetizione della tornata elettorale non ha miglior esito, al contrario: destra 8%, centro 8%, sinistra 1%, zero nulli e astenuti, 83% schede bianche.

“Il primo ministro riconobbe che la gravità della situazione era estrema, che la patria era stata vittima di un infame attentato contro i fondamenti basilari della democrazia rappresentativa”[p.39].

  A nulla era valso ricorrere allo stadio d’assedio, con l’esercito ad occupare strade, stazioni e aeroporti per impedire la diffusione del contagio, il diffondersi della propaganda a favore del partito della scheda bianca. Il convincimento del presidente della repubblica, del primo ministro e del governo fu quello di ricorrere ad altri metodi meno appariscenti e più utili. Primo fra tutti, quello di infiltrare agenti dei servizi speciali in seno alle masse e nei gangli più sensibili della società. Inutile sperare, come aveva fatto sino ad allora il ministro della difesa, di convincere “i degenerati, i delinquenti, i sovversivi della scheda bianca a riconoscere i propri errori e implorare la misericordia, al pari della penitenza, di una nuova tornata elettorale alla quale, nel momento designato sarebbero accorsi in massa a purgare i peccati di un delirio che avrebbero giurato di non ripetere mai più”[p.57].

 La questione posta da Saramago, per quanto paradossale possa sembrare, pone inquietanti interrogativi sull’esercizio del potere in una democrazia rappresentativa. Un partito delle schede bianche del 70-80% forse non è ipotizzabile perché, se lo fosse, significherebbe che la maggioranza dei cittadini ha preso coscienza che la democrazia si è trasformata in partitocrazia, il regime democratico in una dittatura oligarchica e tirannica, e tale presa di coscienza sarebbe forse già l’anticamera di una rivoluzione. Situazione paradossale quella prospettata da Saramago ma pur sempre possibile. La questione che interessa è però un’altra: in simili circostanze qual è la risposta che uno stato democratico deve dare per evitare che il partito delle schede bianche impedisca il retto funzionamento delle istituzioni democratiche, gettando il paese nell’anarchia e nel caos? La risposta non è certo quella che Saramago, descrive nel libro con ironia e pungente sarcasmo, anche se non è difficile immaginare che in una situazione concreta sarebbe l’unica ad essere adottata nelle nostre democrazie occidentali, più rispettose delle forme che della sostanza della democrazia. Chi ricorda più “il contratto sociale”? Chi lo spirito liberale che è alla base della rinuncia alla sovranità individuale? L’unica risposta possibile di fronte ad una forma così vasta di dissenso, sarebbe quella che il potere si facesse da parte per riscrivere da capo le regole del patto tra i cittadini. 

La vera soluzione del problema lo scrittore portoghese la testimonia attraverso le figure che resistono, che si oppongono, non importa con quali risultati, allo scempio della democrazia, alla sua trasformazione in dittatura oppressiva e terroristica di chi controlla il potere e non intende lasciarlo. La strategia sarà a questo punto quella di sempre: scioperi ad oltranza gestiti da agenti al servizio del governo per rendere più difficile la vita dei cittadini, stragi di stato con centinaia di morti e feriti per imputarne la responsabilità agli “amici della scheda bianca”, limitazioni delle libertà, ”caccia alle streghe” nei confronti di chiunque sia sospettato di diffondere il verbo dei sovversivi, incitamento alla delazione e stato di polizia. Quindi il tocco finale, con l’individuazione di una persona fisica responsabile di tutti i mali del paese. E la trovata di Saramago si fa qui amara e intrigante.



 













                   

                                        


 In un romanzo precedente, Cecità [Universale Economica Feltrinelli, 2010, pp.276], da cui nel 2008 fu tratto un film per la regia di Fernando Meirelles, lo stesso paese qualunque di cui si parla oggi a proposito delle schede bianche, fu colpito da una terribile epidemia che consegnò all’improvvisa e temporanea cecità bianca [non la notte fonda ma una coltre di nebbia caratterizzò questa forma di cecità] tutti i suoi abitanti, tranne una donna, moglie di un oculista. Non potrebbe esserci un nesso tra quanto avvenne quattro anni prima e quanto avviene oggi? È la tesi che un cittadino, testimone dei fatti, espone in una lettera inviata al presidente della repubblica:

 “[…] Avendo letto con la dovuta attenzione il manifesto che ella ha indirizzato al popolo […]credo, come lei, signor presidente, che un qualche nesso dovrà esserci fra la recente cecità di votare scheda bianca e quell’altra cecità bianca che, per alcune settimane che non sarà possibile dimenticare, ci ha estromessi da tutto il mondo. Voglio dire, signor presidente della repubblica, che la cecità attuale potrebbe forse spiegarsi con la prima, e tutte e due, forse, con l’esistenza, non so se pure con l’intervento, di una stessa persona[…]” [p.173].

 Appena superfluo aggiungere che da questo momento il potere cercherà con ogni mezzo di costruire le prove della “colpevolezza” della donna, l’unica rimasta a “vedere” in un paese di ciechi, l’unica che era stata capace di aiutare gli altri.

 I due romanzi di Saramago mi sembrano quanto mai attuali, mentre in Italia siamo alla vigilia di una competizione elettorale che vede la maggior parte dei partiti alla caccia di voti, gli stessi partiti che da decenni fanno scempio di denaro pubblico e che nella loro cecità hanno permesso che il paese precipitasse in una crisi economica, politica e di costume dalla quale non sarà tanto facile uscire.

sergio magaldi


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