venerdì 27 gennaio 2023

IL GIORNO DELLA MEMORIA 27 gennaio 2023


 

 Parafrasando simbolicamente alcuni versetti dello Shemah Israel… (Shemà Israel Adonai Elohenu Adonai Echad, dha hwhw wnyhla hwhy larcy umcAscolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno…”;), Primo Levi (1919-1987), probabilmente nel gennaio del 1946, subito dopo la liberazione da Auschwitz, scrisse una poesia che descrive la miserabile condizione dei detenuti nei campi di sterminio nazisti. Pochi versi per ricordare fino a che punto si possano calpestare i diritti umani e che suonano come un ammonimento per la coscienza di tutti.

 

Shemah Israel... “…E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai per separare i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte…”

 

“Shemah” di Primo Levi   (Da “Se questo è un uomo”, Editore Da Silva 1947, Einaudi 1956)

 

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

considerate se questo è un uomo

 

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna

 

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

 

vi comando queste parole

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa e andando per via,

coricandovi alzandovi;

ripetetele ai vostri figli.

 

O vi si sfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.


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