giovedì 19 marzo 2026

R E F E R E N D U M : Sì o No




Domenica 22 e Lunedì 23 marzo 2026, cioè ormai tra qualche giorno, gli italiani saranno chiamati alle urne per decidere se confermare con un Sì la legge sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri oppure se respingerla con un No. È bene a questo proposito una informazione esauriente che tenga conto:

 

1)    Del contesto storico italiano, cioè di riassumere brevemente lo stato del potere giudiziario in Italia dall’unificazione sino alle modifiche introdotte con il fascismo..

2)    Di verificare quale in sostanza fu, su questo punto specifico, la riforma del ministro Rocco, durante gli ultimi anni del regime fascista.

3)    Quali furono le posizioni dei partiti politici sulla questione – separazione sì, separazione no –  dalla proclamazione della Repubblica Italiana in poi, anche al fine di valutarne la coerenza.

4)    Uno sguardo ai  paesi dell’Unione Europea, di cui facciamo parte, per capire come abbiano risolto la questione della carriera dei magistrati. Lo stesso sguardo su paesi che non fanno parte dell’Unione, come Inghilterra, USA, Russia, Cina e Giappone.

 

 

         1. IL CONTESTO STORICO ITALIANO SINO ALLA COSIDDETTA RIFORMA ROCCO

 

Il R.D. 13 novembre 1859, n. 3781 (noto come Legge Rattazzi) che era parte dell’ordinamento dello stato sabaudo fu esteso a tutta Italia, prevedendo che la magistratura fosse un Ordine Unico ma dipendente dal Ministero della Giustizia.

 

Il R.D. n. 2626 del 1865 definì l'organizzazione giudiziaria post-unitaria, prevedendo una distinzione funzionale tra  giudici e inquirenti, pur mantenendo l'appartenenza a un corpo unico. Nella sostanza i pubblici ministeri erano considerati rappresentanti del potere esecutivo presso l’autorità giudiziaria, mentre i soli giudici erano esponenti del cosiddetto terzo potere: il potere giudiziario che, com’è noto in un Paese di democrazia liberale, insieme al potere legislativo e a quello esecutivo costituisce la struttura stessa dello Stato.

 

                 2.  LA RIFORMA ROCCO NEGLI ULTIMI ANNI DEL FASCISMO

 

È vero in un certo senso che il fascismo – contrariamente a quello che si è sentito dire nel corso della campagna elettorale – non introdusse l’unificazione delle carriere dei magistrati (giudici e pubblici ministeri), perché tale unità, come si è visto sopra, vigeva già nell’Italia liberale. Resta però evidente che il R.D. 30 gennaio 1941 n.12 introdusse misure che esasperarono ancora di più la confusione tra funzione inquirente e funzione giudicante, in più facendole di fatto entrambe dipendere dal Ministero della Giustizia.

 

3.     LA POSIZIONE DEI PARTITI POLITICI DOPO IL 1948

 

La Costituzione del gennaio del 1948 ha inserito i magistrati, sia giudici che pubblici ministeri, in un unico ordine autonomo e indipendente governato dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura). Il principio dell’unità delle carriere e della totale indipendenza della magistratura – che per tanti anni permise ai magistrati di passare liberamente tra funzioni inquirenti e giudicanti – fu sostenuto soprattutto dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista Italiano (unitamente ai partiti laici di centro) al fine che non si ripetesse quanto era avvenuto durante il fascismo, cioè la gestione del potere giudiziario da parte del potere esecutivo. La Destra non sembrò mai veramente interessata al dibattito. A sinistra, radicali e socialisti sostenevano invece la necessità della separazione delle carriere per l’esigenza di un giudice “terzo”, di un giudice cioè che non facesse parte dello stesso Corpo del pubblico ministero accusatore. Le posizioni si vennero tuttavia modificando col tempo, e l’esigenza di una riforma della materia fu posta trasversalmente tra i partiti.

Dopo l’introduzione del nuovo codice di procedura penale accusatorio (1988), parte della sinistra e dell'area socialista  e radicale sostenne che la separazione fosse il necessario completamento del processo per una sostanziale pariteticità tra accusa e difesa. Con la cosiddetta Bicamerale D'Alema del 1997 il centrosinistra aprì concretamente alla distinzione tra carriere giudicante e requirente. Ancora nel 2019 esponenti di spicco del PD (come Maurizio Martina) definivano la riforma "urgente e ineludibile". Insomma, se un referendum confermativo su una legge di separazione delle carriere tra giudici e inquirenti si fosse svolto allora, i partiti della sinistra avrebbero dato con ogni probabilità e per la maggior parte l’indicazione di votare Sì. Nel 2022 si giunge infine con la cosiddetta riforma Cartabia  alla separazione parziale delle funzioni dei magistrati, non delle carriere, che restano rigidamente governate e disciplinate dal CSM, sia per i magistrati giudici che per i magistrati inquirenti.

,

                     4. CHE ACCADE IN EUROPA E IN ALCUNI PAESI DEL MONDO?

La separazione è netta tra chi è chiamato a giudicare e chi è tenuto ad indagare e ad accusare in: Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna, Svezia, Ungheria.

I soli paesi dell’Unione Europea dove vige l’unificazione delle carriere dei magistrati, cioè una sola corporazione che comprende tanto giudici che inquirenti, sono Italia e Grecia. Ciò può dipendere dal fatto che entrambi i paesi abbiano sperimentato dittature in cui il potere esecutivo aveva finito col fagocitare il potere giudiziario. Preoccupazione che non dovrebbe esistere in democrazia, tant’ è che in alcuni dei paesi sopra elencati, dove vige l’unificazione della carriere (Belgio, Francia, Germania e Spagna), la funzione inquirente dei Pubblici Ministeri è addirittura regolata dall’esecutivo, così come, mutatis mutandis, avveniva nell’Italia liberale, giacché si ritiene che in un paese democratico a rappresentare il potere giudiziario, e a garantire dunque la celebre distinzione dei tre poteri voluta da Montesquieu, sia più che sufficiente la magistratura giudicante. Tanto più che se si esagera in senso contrario, se cioè il potere giudiziario (ma anche l’esecutivo e/o il legislativo) finisce col prevalere sugli altri due, lo sbilanciamento che si viene a creare può degenerare in un conflitto che rischia di rendere ingovernabile un paese.

Nel resto d’Europa e del mondo, la posizione più radicale, nel senso della separazione tra chi accusa e chi giudica, è quella dell’Inghilterra e degli Stati Uniti, nel senso che nel diritto anglosassone è addirittura inconcepibile che chi giudica appartenga alla stessa corporazione di chi accusa. La separazione è inoltre presente in Giappone, sul modello occidentale, mentre in Russia il sistema presenta una distinzione formale tra giudici e inquirenti ma una sostanziale interdipendenza tra di loro. In Cina, infine, sia le Corti del Popolo (Giudici), sia le Procure del Popolo (Inquirenti) sono unite entrambe sotto la direzione del Partito Comunista.

 

 

sergio magaldi

 

Nessun commento:

Posta un commento