Tutta la storia della
metafisica classica – dice Heidegger- si snoda nel rapporto tra Essere e
Divenire. A cominciare dalla contrapposizione storiografica tra Parmenide ed
Eraclito, poi con Platone che assimila l’Essere al mondo delle idee e coglie il
divenire nella realtà sensibile, per continuare con Aristotele che riduce
essere e divenire a potenza ed atto, per finire con Hegel che afferma che il
puro essere è come il puro nulla. Così, andando in cerca dell’Essere, si sono
trovati solo enti. Con il "Che cos'è" ( ti esti ) di Socrate, nel tentativo impossibile di definire
il bene, il male, il giusto, l’ingiusto etc… si va caccia di enti assoluti
scambiandoli per l’Essere: Dio, Natura, Assoluto, Spirito e altro ancora.
Già nella
conclusione del saggio del 1946 Heidegger esprime il legame tra
Anassimandro, Eraclito e Parmenide. Scrive Heidegger in maniera ripetitiva ma
efficace: Il λόγος, che Eraclito concepisce come il tratto fondamentale
dell’esser-presente; la Μοίρα, che Parmenide concepisce come il tratto
fondamentale dell’esser-presente; il χρεών che Anassimandro concepisce come
l’essenza dell’esser-presente, designano tutti il Medesimo.
Secondo Heidegger, la
presunta "lotta" tra Parmenide ed Eraclito è un mito storiografico.
In realtà, entrambi stavano dicendo la stessa cosa da due prospettive
diverse. Parmenide sottolinea la costanza della presenza
[C’è sempre qualcosa: l’Essere]. Eraclito sottolinea
il conflitto (Polemos) necessario affinché tale presenza emerga dall'oscurità.
Per Heidegger, l'Essere non "è" semplicemente, ma si manifesta (svela) in un ente
mentre simultaneamente si nasconde (occultamento). Il divenire, quindi, non è solo il mutamento fisico, ma il
movimento intrinseco dell'Essere che si mostra nella "Radura" (Lichtung)
e si sottrae allo stesso tempo. Nella metafisica classica
(onto-teologia), Dio è concepito come l'ente sommo, causa prima che
"crea" gli enti dal nulla. Per Heidegger, l'Essere (Sein) non è un ente, non
è un Dio, né una causa, né una sostanza, né una persona. L'Essere è Ereignis (Evento/Evento
di appropriazione), un "dono" che si dà nel tempo e
nella "Radura" (Lichtung). Detto altrimenti, l'Essere "dà" l'ente nel senso
che lo lascia apparire.






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