martedì 28 aprile 2020

ATTENZIONE AL VACCINO PROMESSO...




Attenzione al  vaccino promesso

“La gatta  frettolosa  fece  i gattini ciechi”  recita un vecchio proverbio italiano



di Alberto Zei 


Ci vogliono più di dieci anni  per realizzare  un farmaco. Da qualche tempo,  l’industria farmaceutica è in crisi finanziaria ed economica a causa dell’investimento e dello sviluppo necessari per la realizzazione di prodotti finiti.  Questi, per  la loro collocazione in commercio vengono preventivamente sottoposti all’approvazione degli enti competenti, i quali non sono molto prodighi di  concessioni per la più o meno evidente tossicità farmacologica di tali farmaci. Si tratta dei così detti effetti indesiderati che si verificano in tutto il mondo rispetto alla mortalità generale, compresa quella degli incidenti stradali: circa il 10% di decessi per malattie dette iatrogene, ossia per quelle malattie che subentrano a causa degli effetti collaterali dei farmaci assunti, dei farmaci sbagliati e degli stessi errori medici di qualsiasi altra natura che si riflettono sulla salute dei pazienti.
Per tale  ragione, le industrie farmaceutiche del pianeta, per ragioni di convenienza commerciale, sono piuttosto orientate verso la  produzione di vaccini che  possono essere somministrati, per diversi tipi di malattie, a livello di massa.

La depenalizzazione 
Negli anni passati del secolo scorso si sono verificati diversi tragici eventi per gli effetti collaterali provocati dai vaccini. A seguito dei ricorsi ai tribunali, soprattutto attraverso il ricorso collettivo, il così detto class action, queste industrie sono state condannate ad ingentissimi risarcimenti provocati dai loro vaccini. Ciò  è avvenuto  soprattutto negli Stati Uniti, ma anche in molti paesi dove il consumo  di medicinali è altrettanto importante.
Le industrie farmaceutiche, con le loro potenti lobby, sono però riuscite a farsi approvare la legge che le depenalizza dalle eventuali conseguenze  accidentali dovute all’ effetto dei vaccini.
Così, molte industrie farmaceutiche, riconvertite in parte in industrie di ricerca di vaccini, non corrono più alcun rischio legale per le eventuali conseguenze di esiti invalidanti o mortali. Sono dunque soprattutto queste le ragioni per le quali adesso hanno intrapreso l’attività di ricerca dei vaccini più disparati. Il fine è quello di ottenere, possibilmente in senso obbligatorio come sta avvenendo in Italia, l’ acquisto  delle loro specializzazioni per sottoporre tutti quanti a prevenzione vaccinale. Ecco l’importanza del fattore economico che prescinde – anche per l’affermarsi dell’impunità legale – dagli effetti diretti di efficacia o da quelli collaterali indesiderati e soprattutto, dall’eventualità di richieste risarcitorie come nel passato.

Le difese naturali
Quando il  sistema di difesa dell’organismo è compromesso, significa che non può lavorare  in modo adeguato. Se la  risposta alle aggressioni virali,  batteriche o altro a cui questo  è preposto, è eccessivamente gravosa, ecco che allora intervengono in misura maggiore certe sostanze interne dette citochine. Le citochine sono delle piccole proteine, che informano e stimolano il grado di  risposta del sistema immunitario verso le cellule infettate; cellule  sulle  quali pertanto, il sistema concentrerà  la sua reazione. Se questo è sbilanciato, come un motore che “zoppica”, anche la sua risposta non sarà  equilibrata,  così che la reazione verrà indirizzata non soltanto contro i virus ma anche contro le cellule organiche infettate. Avviene un po’ come quando subentra la disperazione contro un nemico  troppo forte:  “Muoia Sansone con tutti i filistei”. Quindi il corpo attacca se stesso per  distruggere gli antigeni con le  rimanenti  forze.
Ma che cosa indebolisce il sistema immunitario? Oltre le malattie, sicuramente una esistenza  non sana, il logorio nervoso, le droghe, il tenore di vita di chi non intende privarsi di niente e che mangia zuccheri in abbondanza durante l’ intera giornata nonché alimenti ricchi di  carboidrati.

Aiutare chi ci aiuta
Quando, come  nella maggior parte dei casi, si tratta  di  una deficienza immunitaria acquisita,  tra le varie cause quasi sempre si evidenziano, carenza di vitamina C e di vitamina D rispetto al bisogno organico; vitamine che dovrebbero essere reintegrate per consentire al sistema stesso una  migliore  funzionalità.  Ne va di conseguenza che se queste sostanze vengono assunte in dose adeguata, l’efficienza dell’ intero sistema aumenta e quindi meglio contrasta l’aggressione degli antigeni, siano virus o batteri o altro. In particolare la vitamina D che di inverno – considerata la  capacità di essere generata nell’organismo dalla luce e dal sole – è  di solito carente mentre in questo periodo di chiusura nelle case, il fabbisogno è ancora più sentito.




La più importante risorsa
Per una sorta di risveglio delle  conoscenze mediche rimaste alquanto trascurate, si assiste ora ad opera di diversi medici  e di insigni ricercatori, tra cui Luc Montagner, premio Nobel per la medicina, ad una rinnovata attenzione verso le nostre stesse risorse naturali. Queste si rafforzano anche sensibilmente  integrando l’alimentazione quotidiana con la vitamina C e la vitamina D in dosi adeguate al proprio stato di salute.  Il messaggio è che tutti devono essere consapevoli che il primo baluardo contro l’insorgenza delle malattie è il sistema immunitario. La maggioranza delle persone, come si può constatare dal relativo modesto   numero dei contagiati da coronavirus,  rimane immune dalla attuale pandemia non soltanto perché non incorre nella contaminazione del virus grazie all’isolamento, ma anche perché il proprio sistema immunitario consente di non essere preda di infezione.

La natura artificiale del virus
Potremmo sperare, anche tra breve, che  il coronavirus, essendo  stato artificialmente composto con l’inserimento di uno specifico  segmento del codice genetico di un altro  virus (covid-19), perda progressivamente durante le repliche ciò che di artificiale è stato introdotto. Questo  perché la natura in generale  non tollera ciò che non è armonico con sé stessa: un  virus poco sopporta la sequenza  artificiale del codice  di un altro virus.  In altri termini, il tratto  patogeno inserito è destinato a mutare molto più velocemente del resto durante le repliche, facendo così via via perdere al coronavirus la sua  aggressività patogena.


E’ vero però che per ora dobbiamo affrontare in una maniera o nell’altra l’aggressione di questo dannato virus con il nostro stato di salute, in quanto ognuno ha  uno stile di vita differente, possiede una resistenza immunitaria diversa e un indice di sofferenza ineguale.
Riuscire però a prevenire con le difese naturali dell’organismo i vari agenti patogeni che provengono dall’esterno, non corrisponde a  mangiare ciò e quanto si vuole, pur conducendo poi una vita sana all’ aperto.
Anche le sostanze alimentari che nutrono e integrano progressivamente quelle del  corpo,  provengono dall’ esterno e quindi rientrano tra le scelte e le precauzioni che  dovremmo adottare  per migliorare  la nostra salute, in attesa ………del vaccino.


domenica 26 aprile 2020

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte V (i doni di Plutone)





SEGUE DA (clicca sui titoli per leggere):






I significati di Plutone

Volendo fare un primo bilancio su quando detto sin qui a proposito di Hades-Plutone, sui suoi poteri e sui doni che egli è in grado di offrire, si può osservare lo schema seguente:










   La vita ha in sé il germe della morte ma la morte ha
in sé il seme della rigenerazione, come insegna la vicenda di Hades-Plutone, Demetra e Persefone: uno dei miti più noti e importanti dell'antichità classica, tanto da essere rivissuto dagli iniziati dei Grandi Misteri Eleusini. Attenzione, però, che cosa in realtà si rigenera? Non certo l'individuo, come si è cercato invano di mostrare attraverso i miti collegati al ciclo degli eroi morti e risorti e divenuti immortali. Prometeo, Dioniso ed Eracle sono forse a questo riguardo le figure più significative del politeismo greco.

Prometeo è un titano, figlio di due divinità: Giapeto, dio dell'Ovest - figlio di Urano e Gea - e Climene, una delle cinquanta Oceanine. Egli fa parte della schiera dei Proteroi Theoi, gli "antichi dei", spodestati, ma pur sempre dei. E' Zeus-Giove a privare Prometeo dell'immortalità, precipitandolo nel regno di Hades-Plutone per punirlo della colpa di aver donato il fuoco agli uomini. Successivamente, però, sarà lo stesso Signore dell'Olimpo ad accettare la sua liberazione e a renderlo immortale. Chirone ferito da una freccia di Eracle sceglie di rinunciare all'immortalità pur di porre fine alle proprie sofferenze e Zeus dona "il posto vacante" a Prometeo per ringraziarlo di avergli rivelato un vaticinio delle Moire, secondo il quale sarebbe stato detronizzato da un semidio.

L'origine di Dioniso è al centro di diverse e talora contrastanti narrazioni. Una versione del mito è che egli sia una giovane divinità maschile e ctonia, figlio di Zeus e di Demetra o addirittura di Persefone e che sarebbe stato fatto a pezzi dai Titani. Un'altra versione, la più seguita in assoluto, ne fa un semidio, quindi mortale, figlio dell'amore tra il Signore dell'Olimpo e Semele, che è una donna e non una dea. In questa versione del mito, Dioniso è fatto a pezzi dalle Menadi, ma suo padre Zeus lo resuscita, rendendolo immortale.

Eracle, un altro figlio di Zeus e di una donna mortale, Alcmena, figlia del re di Micene, muore tra le fiamme ma suo padre lo resuscita e lo porta con sé nell'Olimpo per ricompensarlo delle dodici fatiche.

Nell'età del monoteismo, il morto e risorto per eccellenza è Gesù Cristo, ma anche lui non è un semplice mortale. A parte le somiglianze tra il mito di Eracle e la figura di Cristo, messe in evidenza da più di uno studioso, resta la questione che non di vero "indiamento" e conseguente immortalità si tratta perché, come tutti gli altri morti e risorti, Cristo partecipa già della natura divina del suo vero padre. 
Insomma, gli individui, esseri umani, animali, piante, muoiono, ma la vita nella sua sacralità è eterna e si rigenera in sempre nuovi esemplari.

Di dove la vita trae l'energia che la rende immortale? E' l'eros di cui è portatore il nuovo dio ctonio che rende possibile "il miracolo". Hades-Plutone, infatti, non è soltanto l'erede della Magna Mater, ma anche di Eros, principio animatore dell'universo e unica forza in grado di fecondare la materia, da inerte rendendola animata. In questo senso, Eros, vita, è forte come Thanatos, morte, come recita il Cantico dei Cantici (1). In questo stesso senso, Eros e Thanatos si corrispondono. Non a caso Esiodo (700 a.C.)  parla di Eros nella Teogonia come della quarta divinità primigenia, dopo Caos, Gaia (Terra) e Tartaro e lo dice il più bello degli dei immortali, perché è in forza del desiderio che da lui si sprigiona che si accende la scintilla della vita che sempre si rigenera. Insomma, Eros è «L’amor che move il sole e l’altre stelle», come dice Dante Alighieri concludendo la Divina Commedia, o  «il legame più potente di tutti», come annota Giordano Bruno in più di una sua opera.


Nulla a che vedere con Eros-Cupido, il divino e alato fanciullo che scaglia la freccia dell’innamoramento, figlio di Venere-Afrodite e di padre incerto (Ermes-Mercurio o Ares-Marte?), quando di Eros primigenio non si parla già più perché i suoi poteri sono stati usurpati da Hades-Plutone. Nulla a che vedere anche con l’Eros di cui parla Platone, il dáimōn che ha molto da dare eppure è sempre bisognoso, come insegna la sua origine che lo vuole figlio di Poros (abbondanza) e di Penìa (povertà). E meno ancora ha a che vedere con Eros Agape di età medievale e cristiana, simbolo insieme di amore per l’Assoluto e per l’umanità.

L’Eros plutonico è ben altro, e se è vero che il Signore del sottosuolo a livello conscio lascia che ad occuparsene siano i suoi giovani nipoti, Marte e Venere, che rappresentano la forza e la bellezza, è a livello inconscio e segreto che egli custodisce i poteri e gli istinti di Eros primigenio. 

sergio magaldi


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(1)Mettimi come un sigillo sul tuo cuore,
      come un sigillo sul tuo braccio,
      perché forte come la morte
è l'amore
      e la passione è irresistibile
      come il mondo dei morti [...]
       (CANTICO DEI CANTICI, cap. 8, 6)

   

sabato 25 aprile 2020

UN ROMANZO SULLA RESISTENZA





Di “Una questione privata”, il libro che ho scelto per ricordare il 25 Aprile del 2020, Italo Calvino parlò come di uno dei migliori romanzi sulla Resistenza, come del “romanzo che la nostra generazione voleva fare, di una storia che è stata capace di dipingere con realismo la Resistenza, senza quasi mai parlarne direttamente.

La storia d’amore tra Fulvia e Milton, partigiano di Badoglio, si insinua, delicata e inquietante, nella vicenda partigiana delle Langhe narrata da Beppe Fenoglio [lui stesso all'inizio del ‘44 partigiano di un raggruppamento comunista della Brigata Garibadi e successivamente delle Formazioni Autonome Militari], sino ad assumere una posizione centrale che sposta gradatamente l’attenzione del lettore dalla coralità della lotta antifascista, al dramma esistenziale del protagonista; da quando l’anziana custode della villa dove abitava Fulvia ha operato la trasformazione nel vissuto di coscienza del ragazzo. Gli ha rivelato gli incontri serali e notturni di Fulvia con Giorgio, nell’estate del ’43, quando lui era soldato. Giorgio Clerici, il ragazzo più ricco, più bello ed elegante di Alba, divenuto compagno di lotta partigiana.




Da quel momento, Milton non ha che un pensiero: raggiungere Giorgio per conoscere la verità, e quando viene a sapere che il suo amico, e forse rivale in amore, è stato catturato dai fascisti, cerca con ogni mezzo di proporre uno scambio tra prigionieri. L’ambiguità esistenziale di Milton è tutta nella scelta di salvare disperatamente la vita di Giorgio, senza sapere se il suo non è che un tentativo egoistico di placare la propria gelosia o piuttosto il gesto eroico di chi vuole salvare un compagno di lotta.

sergio magaldi







martedì 21 aprile 2020

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IV (Plutone e i Misteri Eleusini)





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I significati di Plutone

 Di dove viene il potere assoluto di Hades-Plutone, il solo tra gli dei che assiste impassibile al sorgere e al tramonto di ogni altra divinità? Che si fa beffe di eroi e semidei illudendoli di poterlo vincere? Ricco (Ploutos) padrone del sottosuolo, capace di annidarsi ovunque sopra la terra senza essere visto (Hades), egli è il Signore della vita e della morte, distruttore di tutto ciò che esiste, ma anche rigeneratore ciclico di ogni forma di esistenza. Divinità maschile, Hades-Plutone è nondimeno l’erede della Grande Madre, la divinità primordiale di ogni tradizione, che si tratti della dea sumera Ereškigal, della dea Kālī della tradizione hindu, della dea atzeca Coatlicue o della Magna Mater Cibele, la dea onorata dai Romani. D’altra parte, sembra certo che l’archetipo del femminile preceda ogni altra rappresentazione del divino, come attestano le tante sculture della Grande Madre dell’età della pietra ritrovate un po’ ovunque. Neppure era infrequente nelle culture più arcaiche l’attribuzione ad un’unica divinità delle prerogative maschili e femminili insieme. Così, per esempio, Cibele è in realtà, in origine, la dea ittita Kubaba che dalle sponde dell'Eufrate trascorre in Asia Minore e in Frigia col nome di Kubebe e Kybele. In nessun caso, Cibele può essere assimilata a Rea come fecero i Greci e i Romani, la sua peculiarità, infatti, è di non essere soltanto la Grande Madre degli dei e degli uomini, ma di incarnare un principio più arcaico e primordiale. Cibele è la natura naturante nel momento del Caos, l'unità indifferenziata di maschio e femmina, allorché il principio creativo che è in lei non ha ancora operato la trasformazione in natura naturata. Cibele aveva il suo culto più noto in Frigia, nei pressi di Pessinunte, su una scogliera deserta chiamata Agdos. Era simboleggiata da una pietra nera, rappresentando la totalità primordiale della Natura, l’unità indistinta e caotica di maschio e femmina. In questa forma, pare fosse caduta dal cielo e il suo culto segreto si celebrava nelle viscere delle montagne, in grotte o nicchie scavate nella roccia. Senza rappresentare le profondità ctonie di una dea come Ereškigal, Cibele simboleggia l’utero terrestre che ognuno deve attraversare nell’ultimo viaggio.

Hades-Plutone è l’erede della Grande Madre da quando in Occidente i nuovi dei si affermano contro i vecchi e scelgono nell’Olimpo una dimora opposta a quella delle divinità arcaiche e ctonie, da quando tra gli esseri umani si vanno spegnendo le ultime forme di matriarcato regolate dalla natura e ovunque si afferma il patriarcato con le sue ferree leggi. Non a caso, il nuovo sovrano esercita i poteri rigeneranti attraverso Persefone, la fanciulla rapita, stuprata e fatta sua sposa, e per il resto si affida alle divinità primordiali di sempre: Ananke, (necessità, fato o destino) su tutte e poi soprattutto le Moire e le Erinni. È questa eredità lo rende inviso agli dei con cui ha conquistato e diviso il potere, e terribile agli esseri umani che, pure, di lui apprezzano i doni  effimeri dell’eros, della vita e della ricchezza ma di cui aborrono gli eterni decreti della natura di cui è custode: la morte, l’inconscio, il karma.

La morte

Che c’è di così tremendo nella morte, che invece festeggiamo con la nascita? Il non voler vedere il nostro essere più vero: l’essere per la morte. Scrive Heidegger:

«Così la morte si rivela come la possibilità più propria, incondizionata e insuperabile […]. La constatazione che in linea di fatto molti uomini, innanzitutto e per lo più, non sanno nulla della morte, non può essere addotta a prova che l’essere-per-la-morte non ci appartenga ”universalmente”[…]. Il mondo pubblico dell’essere-assieme quotidiano “conosce” la morte come un evento che accade continuamente, come “un caso di morte”. Questo o quel conoscente, vicino o lontano “muore”. Degli sconosciuti muoiono ogni giorno e ad ogni ora. “La morte” è considerata un evento intramondano noto a tutti […]. Ciò che si dice a questo proposito, in modo esplicito o “sfuggente”, come per lo più accade, è questo: una volta o l’altra si morirà, ma, per ora, si è ancora vivi.
L’analisi del “si muore” svela inequivocabilmente il modo di essere dell’essere-quotidiano-per-la-morte. In un discorso del genere la morte è concepita come qualcosa di indeterminato che, certamente un giorno o l’altro, finirà per accadere, ma che, per intanto, non è ancora presente e quindi non ci minaccia. Il “si muore” diffonde la convinzione che la morte riguarda il Sì anonimo[…]. Mai come in questo discorso intorno alla morte si fa chiaro che alla chiacchiera si accompagna sempre l’equivoco. Il morire, che è mio in modo assolutamente insostituibile, è confuso con un fatto di comune accadimento che capita al Sì […]. Il Sì si prende cura di una costante tranquillizzazione nei confronti della morte. In realtà ciò non vale solo per il “morente”, ma altrettanto per i “consolanti”. E anche in caso di decesso, il pubblico non deve essere turbato nella sua tranquillità e nel suo prendersi cura incurante. Non raramente si vede nella morte degli Altri un disturbo sociale o addirittura una mancanza di tatto, nei confronti della quale la vita pubblica deve prendere le sue misure […]. Già il “pensare alla morte” è considerato pubblicamente un timore pusillanime […]. Il Sì non ha il coraggio dell’angoscia davanti alla morte[…]. L’angoscia banalizzata equivocamente in paura, è presentata come una debolezza […]. Ciò che si addice, secondo il tacito decreto del Sì è la tranquillità indifferente di fronte al “fatto” che si muore»[1]

Insomma la morte non solo è parte della nostra natura sin dalla nascita, ma è anche il progetto finale di ogni essere vivente e Hades-Plutone ci svela senza infingimenti la nostra rimozione più grande: l’essere per la morte. Tutti sappiamo di dover morire, ma prendere davvero coscienza del nostro essere più autentico, anzi unico, è un compito arduo che sfugge alla banalità del “Si dice” ed è purtroppo riservato a pochi. Proviamo soltanto a pensare come cambierebbe l’esistenza degli esseri umani, come sarebbero diverse e meno inique le società in cui viviamo se la presa di coscienza di questa fondamentale rimozione riguardasse tutti.  Signore di tutto ciò che è segreto e in particolare del segreto iniziatico,  non a caso Hades-Plutone governava i Grandi Misteri Eleusini ai quali, come ricorda Aristotele si andava non per apprendere, ma per provare, attraverso un'esperienza mistica vissuta attraverso il rito, una profonda emozione. Ad Eleusi gli era dedicato un Tempio e sembra che in quei luoghi l'iniziato rivivesse l’esperienza del rapimento di Persefone. Con molta probabilità, anche i Misteri di Eleusi, sono un’eredità che il dio greco riceve dalla Grande Madre: il ciclo madre-figlia, come nella leggenda di Demetra e Kore o Persefone, mostra infatti, secondo gli studiosi, la continuità di un potere al femminile presente in ogni zona del mondo, la cui ritualità si trasmette di dea in dea secondo un preciso schema parentale.

Che cosa si andava a fare ad Eleusi? Osserva in proposito Albert Hofmann:

«Ad Eleusi non veniva annunciata una vera  propria nuova religione rivolta ad una cerchia ristretta, poiché gli iniziati, una volta tornati dai Misteri nei loro luoghi nativi, rimanevano fedeli al culto della religione locale.
Doveva trattarsi piuttosto di rivelazioni circa la natura dell’esistenza umana circa il significato della vita e della morte che gli iniziati là ricevevano. Siamo a conoscenza delle preghiere che i mystai, gli iniziati, rivolgevano alla dea della memoria Mnemosyne, affinché questa potesse risvegliare e mantenere vivo il ricordo della sacra visione, che una volta impresso nelle loro vite avrebbe potuto trasformarle radicalmente» [2]

Chi poteva recarsi ad Eleusi e partecipare ai Misteri? Tutti potevano: greci e barbari, uomini e donne, liberi e schiavi purché non avessero peccato contro natura mediante hubris, disprezzo degli dei o versando il sangue dei propri familiari, secondo una legge imposta allo stesso Hades-Plutone dalle arcaiche divinità matriarcali e ctonie che lo circondavano.

(S E G U E)

sergio magaldi



[1]Martin Heidegger, Essere e Tempo,a cura di Pietro Chiodi,trad.it.,Utet, Torino, 1969,Parte I, sez.II, cap.I §§ 50-51.
[2]Albert Hofmann, Alla riscoperta del misteri eleusini, trad.it., Feltrinelli, 1989, p.5

martedì 14 aprile 2020

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte III (Plutone e il mito)





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I significati di Plutone

I decreti di Hades-Plutone sono dunque irrevocabili, di qui la supremazia che egli vanta nei confronti di tutti gli altri dei dell’Olimpo, Zeus-Giove compreso. Pure, il mito ci offre l’esempio di alcuni eroi che scesi e/o precipitati nel mondo sotterraneo riescono a fare ritorno sulla terra grazie non solo al loro coraggio ma all’intercessione di altri dei. È il caso di Sisifo che, almeno finché gode della protezione di Zeus e dell’aiuto di Persefone, scenderà più volte negli Inferi per ritornare ogni volta alla luce, ma che infine sarà costretto a rimanere del regno di Hades, condannato in eterno a far rotolare un masso con la testa e con le mani nel vano tentativo di spingerlo in alto, ogni volta ricominciando da capo. È soprattutto il caso di Eracle  di cui l’Iliade narra che riuscì persino a ferire Hades, costringendolo ad abbandonare il suo regno per farsi curare:

«Di una saetta acuta, soffrì tra gli altri Hades,
quando  Eracle, l’eroe figlio di Zeus dal possente scudo,
in Pilo lo colpì tra i morti recandogli grande dolore
e lo costrinse a salire alla casa di Zeus,
nel vasto Olimpo,afflitto nell’animo e sofferente:
la freccia conficcata nella robusta spalla
atterriva il suo cuore,finché Peone,
il medico degli dei, lo guarì
con giusti farmachi […]
(Omero, Iliade, V, 395-402)

E, ancora Eracle, che nella sua dodicesima e ultima fatica scende nel regno sotterraneo per liberare Prometeo. Hades-Plutone si finge tollerante e dice all’eroe che potrà riportare Prometeo alla luce del sole, a condizione che sottometta Cerbero, il guardiano che incontrerà sulla sua strada e che nessuno ancora è riuscito a domare. Eracle, il semidio, riesce nell’impresa. Attenzione, però, chi ha veramente ingannato l’eroe, Hades-Plutone o un’altra divinità? Eracle non è immortale, egli ha solo differito il tempo in cui sarà costretto a restare per sempre nel regno sotterraneo. Come Sisifo, come tanti altri, Eracle ha sconfitto Crono-Saturno non Hades-Plutone.
Né maggiore fortuna arride ad Orfeo ed Euridice. Quando il prediletto di Apollo scende sottoterra per liberare la sposa, non solo convince Cerbero e le altre creature infernali a lasciarlo passare ma riesce persino a commuovere le Erinni. Supplici per il grande Orfeo gli dei dell’Olimpo, Hades-Plutone, come sempre si mostra conciliante, ma si tratta della solita illusione: Orfeo potrà ricondurre Euridice sopra la terra, tenendola per mano ma a condizione di non voltarsi mai a guardarla. Il re del mondo sotterraneo sa quello che fa, egli conosce l’ansia che i mortali hanno per il mondo delle ombre: temendo di trascinare alla luce un’ombra e non la vera Euridice, Orfeo vuole accertarsene e si volta a guardare, causando la definitiva scomparsa della sposa.
Neppure Zeus-Giove, nel momento più alto del suo potere, riesce a spuntarla contro Hades-Plutone. Al massimo, ottiene un compromesso, che è poi ciò che il signore delle ombre vuole: un regno della morte non avrebbe senso se ovunque si spegnesse la vita sulla terra. È il mito legato a Demetra, la dea che rappresenta l’aspetto nutritivo e protettivo della Grande Madre. L’antichità classica conosceva bene la storia di Persefone, la figlia di Demetra. La fanciulla china su di un prato a cogliere fiori, è ghermita da Hades-Plutone, trascinata sotto terra e stuprata. Demetra si dispera, poi si vendica, impedendo alla vegetazione di crescere. Interviene Zeus e manda Ermete con un messaggio per il fratello perché lasci libera Persefone di tornare alla luce del sole. Il dio del mondo sotterraneo si dichiara pronto a restituirla, ma c'è una legge di Necessità (Ananke) che non può essere violata neppure dagli dei: se la fanciulla ha già gustato del cibo dei morti, non può più riprendere la vita di prima. Persefone pare non aver toccato cibo, può quindi risalire sulla terra, ma ecco che Ascalafo, giardiniere di Hades-Plutone e spia, rivela di aver visto Persefone raccogliere una melagrana nell'orto e assaggiarne sette chicchi. Alla fanciulla è cosi preclusa la via del ritorno e Demetra si vendica tramutando Ascalafo in barbagianni. Con “ascalafo” i Greci indicavano sia il gufo che il barbagianni. Ovidio nelle “Metamorfosi” ricorda l'episodio che giustifica la cattiva fama di questo uccello. Si giunge infine al compromesso tra Zeus e Hades: per sette mesi (i sette chicchi di melagrana, cibo  dei morti, di cui s'è nutrita la figlia di Demetra) Persefone sarà la sposa di Hades-Plutone, per i restanti cinque mesi tornerà sulla terra, da sua madre e la vegetazione tornerà a crescere.

Insomma, nonostante le illusioni che è capace di generare nei viventi e persino negli dei, Hades-Plutone gode di una volontà incrollabile e di un potere che non si lascia scalfire e di cui concede solo qualche briciola al padre Crono-Saturno, il dio del tempo di cui è ancora il carceriere. Egli sorride beffardo quando eroi e semidei credono di averlo ingannato vincendo la morte. Di quell’apparente, momentaneo insuccesso egli sembra astutamente burlarsi e lascia che Saturno per un po’ si diverta a sua volta, prolungando l’esistenza mortale tra affanni, malattie e vecchiaia. E insieme al padre, di cui dirige la volontà, Hades-Plutone, si diverte a cacciare nella tomba persino gli dei antichi e quelli sempre risorgenti. Dov’è Zeus se il suo potere sulla terra e nel cielo – come diceva l’antica profezia – sarà abbattuto da un semidio, da un essere che ha insieme natura umana e divina? Si avvicendano gli dei, ma Hades-Plutone è sempre lo stesso perché il suo regno è invincibile e viene da molto lontano... 
(S E G U E )  

sergio magaldi 

lunedì 13 aprile 2020

Coronavirus. Il nuovo rimedio del vecchio vaccino antitubercolare



di Alberto Zei  


Il vaccino antitubercolare
Gira in rete ma anche su giornali nazionali ed esteri di grande tiratura, la notizia che sia stato ipotizzato il rimedio contro il coronavirus, Covid-19,  identificato nel vecchio vaccino antitubercolare già largamente usato ad iniziare dalla fine del 1800. Si tratta però di una notizia riportata in modo distorto in quanto, se è vero che questo vaccino viene adesso sperimentato in Olanda, in Germania e in Australia  per tentare di arginare il  coronavirus, è altrettanto vero che la sperimentazione non può riguardare e infatti non riguarda, la diretta applicazione di un vaccino antibatterico per una patologia virale.
Un vaccino antibatterico come quello della tubercolosi non può intervenire direttamente di fronte a un’aggressione da virus  anche per  la sproporzione dimensionale superiore di 1 a 1000 tra il Covid-19 e il batterio tubercolare. Questo è tanto vero, che fonti competenti negano addirittura che possa avvenire una sperimentazione di  tal genere; tuttavia questa è la notizia.
Si tratterebbe, mettiamola al condizionale, di una sperimentazione ancora in fase iniziale per accertarsi se il vaccino antitubercolare possa  in qualche modo favorire il rafforzamento del sistema immunitario al fine di meglio prevenire ed eventualmente affrontare, la contaminazione anche del  Covid-19 e delle sue complicazioni.
E’ quindi una questione molto differente da quella dello  specifico  vaccino anti coronavirus che è ancora una chimera a tempo indeterminato.
Dunque le prove  di risposta dell’ organismo umano  con vaccino  antitubercolare avrebbero lo scopo di testare la possibilità di un rafforzamento del sistema immunitario in senso generale: tanto per una ferita, quanto per il coronavirus.




 La novità a  tempo differito
D’ altra parte, la ricerca su questo vaccino non è una novità degli ultimi  giorni. Le notizie mediatiche in questo periodo di tensione collettiva che anche l’ Australia stia sperimentando il vaccino antitubercolare  riguardano la medesima informazione riportata in tempo differito.
Ammesso  che il vaccino antitubercolare   possa dare un contributo al rafforzamento del sistema immunitario delle popolazioni del mondo, ai fini pratici si dovrà attendere la fine della sperimentazione, l' approvazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms),  la produzione industriale, la  distribuzione agli enti pubblici autorizzati e la somministrazione alla popolazione a scopo differenziato della profilassi  antitubercolare.
Siamo quindi fuori portata delle nostre attuali necessità di difesa dal Covid-19. Ma chi, stando ancora bene, vorrà sottoporsi al rischi reattivi anche se minimi, di questo  vaccino? Per quanto riguarda invece le persone già infettate, la reazione  vaccinale  potrebbe essere tragica.

Osservando gli immigrati
Probabilmente il motivo di una accresciuta attenzione a questo genere di sperimentazione è dovuta al fatto che gli immigranti non risultano particolarmente contagiati dal coronavirus in quanto secondo alcune fonti  di informazione, avendo fatto la profilassi antitubercolare avrebbero ottenuto questa immunità. La qualcosa non regge in quanto il vaccino antitubercolare che viene somministrato nell’infanzia, ha una durata media di cinque anni e al massimo può arrivare ai dieci. Per essere ancora protetti occorrerebbe procedere ai richiami. Ora risulta abbastanza inverosimile, considerata l’età degli immigrati arrivati in Italia e le loro condizioni  esistenziali, che questi si siano sottoposti,  prima della partenza per l’Europa, a richiamo antitubercolare.
Quindi, se questi sono i presupposti, le speranze riposte nell’immediato  di disporre  di un rimedio efficace per opporsi all’infezione virale del Covid-19 non trovano, almeno al momento, alcun supporto reale.

Le difese personali
E’ sotto gli occhi di tutti  il risultato statistico di come le persone reagiscono di fronte alle epidemie.  Chi guarisce  senza cure eccezionali deve il successo all’efficacia  del proprio sistema immunitario.
A maggior ragione ciò vale  per coloro che riescono immediatamente a neutralizzare il contagio, che sono la maggioranza e che neanche incorrono nella malattia. Tutto ciò dipende dalla capacità reattiva del loro sistema non indebolito da droghe o da  altre patologie in atto.  Questo al contatto con il virus,   forma all’interno dell’organismo  gli  stessi anticorpi che dovrebbe formare il vaccino anti Covid-19 , qualora ci fosse. La  ragione per cui si devono proteggere e rafforzare per quanto possibile, le nostre difese naturali è proprio questo. Ma senza ricorrere alla chimera delle nuove sperimentazioni sul vaccino antitubercolare, vi sono  altri mezzi  semplici e immediati per rafforzare le nostre difese immunitarie  tra le  quali,  quelle del  bisogno giornaliero di vitamina C e di vitamina D. Quest’ ultima in particolare, che si forma in modo naturale  nel corpo con la luce e con l’illuminazione  del  sole, è sensibilmente  carente durante il soggiorno forzato  in casa. Le due   sostanze contribuirebbero al ripristino delle attività reattive affievolite dell’organismo, aumentando pertanto, la capacità di meglio esprimere  con gli anticorpi naturali   il  più valido baluardo nei confronti dell’aggressione virale, come appunto, nel caso del coronavirus.





“Questo matrimonio non s’ha da fare”
A favore dell’uso delle due vitamine per invigorire  il sistema immunitario di fronte all’aggressione del Covid-19 si sono espressi molti medici, compreso  Luc Montagnier,  premio Nobel per la medicina. Quest’ ultimo in una recente  intervista sostiene infatti - ma come detto, non è il solo -  che una buona difesa dell’ organismo utile anche contro il coronavirus, si ha assumendo vitamina C e D e in generale, tutto ciò che combatte i processi ossidativi che mandano in crisi il sistema immunitario. D’altra parte la mancanza della prova scientifica della efficacia delle due vitamine sul sistema immunitario come molti sostengono, non può impedire il buon uso di  queste. Vi sono tante cose che la scienza non sa spiegare ma che funzionano lo stesso. Ad esempio, malgrado gli enormi passi avanti fatti dalla fisica, la scienza che domina l’ universo, nessuno scienziato al mondo è attualmente in grado di dimostrare scientificamente in che modo la forza di gravità crea attrazione. Quando però, cadiamo per terra tutti ci accorgiamo come funziona.
Ma allora per quale motivo queste due vitamine vengono così osteggiate da chi invece dovrebbe proporle? Al limite, lascerebbero il tempo che trovano. Ma se il pretesto di questa avversione  è quello dell’eccesso, allora tutto in eccesso diviene negativo. Anche l’acqua potabile in eccesso provoca intossicazione nonché  la morte.

La risposta a tanta ostilità  si può trovare rivedendo attraverso Internet, il video di una delle trasmissioni del mese scorso nella rubrica di TV7,  “Non è l’arena”, dove invece nell’ “arena” della sala di regia  sono emersi i pretestuosi  motivi  per cui la vitamina C e la vitamina D non debbono  essere utilizzate.


venerdì 10 aprile 2020

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte II (astrologia e mitologia)


SEGUE DA:


 In un precedente post sull’argomento si è visto come l’astrologia cosiddetta storica abbia utilizzato la teoria delle congiunzioni planetarie soprattutto per conoscere la sorte delle antiche dinastie e prevedere i grandi eventi della storia del mondo.

La verifica sperimentale della coincidenza tra determinate congiunzioni di pianeti e cambiamenti significativi della realtà ha finito col dare credito ad una antica teoria basata sullo stretto collegamento tra astronomia e astrologia. Tuttavia, se il dato sperimentale fornito dall’astronomia mostra come i nodi cruciali della storia siano sempre stati annunciati dalle grandi congiunzioni tra pianeti lenti, resta da sapere – e qui la parola passa all’astrologia storica – quale significato debba essere attribuito a tali congiunzioni e perché. 

 Com’è noto, l’astrologia che prende in esame eventi collettivi (storica) trae i suoi significati soprattutto dalla mitologia, poco indulgendo alla psicologia classica, allo spiritualismo e a certo esoterismo di maniera, a differenza di quanto oggi avviene sempre più con l’astrologia giudiziaria che si occupa di oroscopi individuali. Nell’uno come nell’altro caso, d’altra parte, l’intuizione gioca un ruolo fondamentale. Se infatti la mitologia di riferimento è quella greca, come reclamano i nomi dei pianeti collegati agli dei olimpici, non è possibile trascurare altre tradizioni: sarà al contrario fondamentale il confronto per scoprire similitudini, parallelismi e l’origine antica di miti solo in apparenza diversi e più recenti.

Non basta, la ricchezza del mito potrebbe essere fuorviante, talora contraddittoria. Quale narrazione sarà bene utilizzare – per esempio –  per costruire il significato astrologico di Giove, vista la mole dei miti che lo riguardano? E ancora, come districarsi quando lo stesso mito è attribuito a divinità diverse? La scelta, a questo punto, appartiene all’astrologo e la sua intuizione sarà efficace se egli avrà saputo non solo prevedere l’evento ma soprattutto renderne conto.

La triplice congiunzione tra Plutone, Saturno e Giove presente attualmente nel nostro sistema solare e che ci accompagnerà per tutto l’anno e anche un po’ dopo è forse l’immagine di quanto sta avvenendo sulla Terra, alle prese con la pandemia di coronavirus? “Come in alto, così in basso”, secondo l’antica massima di Ermete Trismegisto? L’astronomia ci dice soltanto che siamo in presenza di grandi cambiamenti, così come per il passato hanno sottolineato le grandi congiunzioni planetarie, ma spetta all’astrologia storica cogliere tutto il significato di questo raro incontro tra pianeti.

L’astronomia scandisce i tempi di questa triplice grande congiunzione. Già nel 2019 il pianeta Saturno si avvicina a Plutone, il pianeta orbitante all’estremo del sistema solare che si trova alla fine del Capricorno procedendo con un passo quasi impercettibile. Dopo l’estate, Saturno gli si avvicina ancora e dalla fine del 2019 si trova a poco più di un grado di distanza. Che significato ha questo incontro? Per saperlo cominciamo a scoprire il Plutone mitologico con l’aiuto e il filtro dell’astrologia storica, sarà poi opportuno con lo stesso metodo occuparci anche di Saturno e infine di Giove per giungere infine a prospettare qualche conclusione sulla natura e sui significati di questo triplice incontro.

PLUTONE
Fratello di Zeus-Giove, Hades “l’invisibile” collabora con lui e con Poseidone-Nettuno ad abbattere il dominio del padre comune Crono-Saturno e delle divinità più antiche. Del genitore – rinchiuso nel Tartaro, il luogo delle ombre e dei morti descritto da Esiodo nella Teogonia – Hades diviene il carceriere, finché con la spartizione dei tre regni fra gli dei nuovi (cielo e terra a Zeus, mare a Poseidone), egli ottiene definitivamente il dominio del mondo sotterraneo.

Come signore delle immense ricchezze del sottosuolo Hades è presto identificato anche con Plutos “ricco” che in realtà era un’altra divinità della mitologia greca. Tant’è che Aristofane  (450 - 385 a.C circa), nella celebre commedia “Pluto”, parla di lui prima che Hades e Pluto siano identificati con una sola divinità. Nella commedia, tale Scaracchia si adopera al fine di ridare la vista a Pluto per modo che il dio, disubbidendo a Zeus, dispensi le proprie ricchezze solo agli onesti, fuggendo i bricconi che sino ad allora aveva arricchito.

Interessante è nella commedia di Aristofane l’affermazione di Scaracchia circa il potere di Pluto considerato persino più grande di quello di Zeus-Giove[1]. Una osservazione che varrà a maggior ragione anche per Hades-Plutone. Infatti, se i decreti di Giove possono essere mutati, quelli di Plutone sono immutabili perché espressione di Ananke, cioè Necessità, fato o destino, una divinità della cosmogonia orfica, con la quale, come vedremo in seguito, Plutone ha mantenuto più di un legame. (S E G U E)
 
sergio magaldi



[1] SCARACCHIA:
   Zitto!
   Io ti provo che tu sei piú potente
   di Giove, assai.
PLUTO:
   Tu, me?
SCARACCHIA:
   Io te, pel cielo!
   (Si volge a Nocciola)
   Per che cosa comanda agli altri Numi,
   Giove?
NOCCIOLA:
   Per i quattrini: ce n'ha tanti!
SCARACCHIA:
   Avanti! E a Giove chi glie li procaccia?
NOCCIOLA (Indica Pluto):
   Questo!
SCARACCHIA:
   E perché gli fanno sacrifizi?
   Non è per lui?
NOCCIOLA:
   Di certo! E a faccia tosta
   lo pregan di arricchirli.
SCARACCHIA:
   Oh, non è questo
   la cagione di tutto? E se volesse,
   non ci porrebbe fine come nulla?
PLUTO:
   E perché, dunque?
SCARACCHIA:
   Perché piú nessuno
   né bove né focaccia immolerebbe,
   né checchessia, se tu non lo volessi.
PLUTO:
   E come?
SCARACCHIA:
   Come? Non avrebbe mezzo
   di comperare, se non fossi tu
   a fornirgli i quattrini. Onde, se Giove
   ti secca, puoi da solo rovesciare
   il suo potere. (Aristofane, Pluto,trad. Ettore Romagnoli)

venerdì 3 aprile 2020

MAZAL TOV, parte IX (L'astrologia nella Qabbalah)



SEGUE DA:











 L’interesse per l’astrologia fu presente anche nelle prime scuole di Qabbalah storica, che si diffusero in età medievale tra le fiorenti comunità ebraiche delle rive del Mediterraneo. Alcuni scolari del grande Isacco [1] se ne occuparono in particolare: Azriel di Girona [2], Nachmanide suo discepolo, e i meno noti Ezra di Girona, forse fratello di Azriel, e Jacob ben Sheshet.

Nei suoi commentari, Azriel sviluppa la tesi che l’uomo saggio e pio può correggere ciò che nel suo destino è sfavorevole, mentre l’uomo malvagio finisce con l’annullare ciò che il destino gli ha riservato di favorevole. Egli sottolinea l’interrelazione dei destini umani e ritiene che per coloro che si siano pentiti durante lo Yom Kippur, o giorno di espiazione e di purificazione, si diano due possibilità: se, dopo il pentimento, cadono nuovamente nel peccato, ciò che di positivo c’era nel loro destino si realizza ugualmente senza tuttavia che possano approfittarne. Se, invece, non si sono pentiti nel giorno stabilito (Yom Kippur) ma lo fanno successivamente, ciò che di negativo c’era nel loro destino si verifica ma per loro non produce effetti malefici.
Il discepolo di Azriel, Nachmanide si occupa di astrologia nel Commentario del Deuteronomio, 18:9, riconoscendo che per volontà divina gli astri esercitano la loro influenza sugli uomini e che agli angeli è assegnato il compito di regolare tale influenza. Egli raccomanda comunque di tener conto delle indicazioni di astri e costellazioni e soprattutto di fare penitenza nei giorni cosiddetti sfavorevoli. Di un anonimo cabbalista è il Sepher Halevana o ‘Libro della Luna’, citato da Nachmanide e dove sono esaminate le 28 dimore della Luna, quelle favorevoli e quelle sfavorevoli, nonché i relativi talismani.

Il rapporto angeli-astri è invece ripreso da Jacob ben Sheshet il quale sostiene che il destino di ognuno è simbolicamente descritto nel suo tema natale e che gli angeli eseguono il volere di Dio, scritto negli astri sin dai giorni della Creazione. Gli angeli, tuttavia, nell’eseguire la volontà divina, scritta negli astri, possono sfumare i significati del destino perché se gli astri garantiscono l’ordine dell’universo e rappresentano, usando il linguaggio aristotelico, la ‘Potenza’ di ciò che deve accadere, gli angeli sono gli strumenti della Provvidenza e gli artefici del passaggio dalla ‘Potenza all’Atto’. Nel commentario al trattato talmudico Moed Katan, Jacob ben Sheshet sostiene che se il giusto può annullare o modificare il decreto degli astri, su tre cose gli riesce difficilmente intervenire: sul numero dei figli, sulla lunghezza della vita e sulla ricchezza. Può solo sperare di modificarle supplicando e moltiplicando le sue preghiere, in aggiunta all’osservanza dei  Mitzvoth (precetti) e al merito personale. [3]

sergio magaldi

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[1] Isacco(1160-1235), detto il Cieco, paradossalmente, perché possedeva un’altra luce in eccesso (era un ‘illuminato’), fu il primo grande maestro delle scuole storiche di Qabbalah che operarono in Provenza e in Catalogna in un clima di grande sviluppo culturale e sociale delle comunità ebraiche. Si occupò di indagini sul nome di Dio, di preghiere, di luce e di tenebre, delle Sephiroth dell’Albero della vita e dei 32 Sentieri, di Kavanah (meditazione) e di Deveqùth (communio), della catena degli esseri, di simpatia universale. Assai prima della Qabbalah luriana, sembra abbia parlato di trasmigrazione delle anime, limitandola a tre ritorni, come si annuncia in Giobbe 33:29: ‘Tutto ciò Dio la fa tre volte in un uomo:ricondurre l’anima dalla sua putrefazione, affinché essa brilli nella luce della vita’. Isacco anticipò, inoltre, il tema dei cicli cosmici o shemittoth del Sepher Temunah (con riferimento anche alla trasmigrazione animale) e il tema della luce del Sepher Iyyùn.Tra le sue opere: un commento del Sepher Yetzirah, circa 70 frammenti sulla mistica della luce e sui segreti (sodot) della Torah, e qualcuno gli attribuì anche il Sepher Bahir. Sotto la spinta di Isacco il cieco, nel 1230 sorge il gruppo cabbalistico di Girona: la Chaburah qedoshah o ‘Associazione Sacra’, vero e proprio punto di riferimento per la diffusione dell’ebraismo e della Qabbalah in tutto il Mediterraneo.

[2] Azriel visse a Girona nella I metà del XIII secolo. Le sue opere più importanti sono diversi commentari: Commento al Libro della FormazioneCommentario sull’unificazione del nomeCommentario sulle leggende talmudiche etc…, e soprattutto Il Portico dell’interrogante nel quale si pone domande sulle sephiroth, sull’infinito En Soph, sulla creazione dal nulla, sul tempo, sull’Uno, sui colori, sull’anima e sul corpo. A lui è attribuito anche il libro Le 18 benedizioni, più che altro un testo di preghiere ma anche di contemplazione e di meditazione sull’acqua e sui colori, sulla postura durante le preghiere e sul significato dello Shemà Israel.

[3] Cfr. sull’intera questione, J. Halbronn, cit., pp.294 e ss.