martedì 17 settembre 2019

REPUBBLICA PARLAMENTARE FONDATA SULLA TRANSUMANZA







 Si è detto e ripetuto giustamente che la nuova maggioranza che ha permesso la formazione del governo giallorosa è più che legittima perché l’Italia è una repubblica parlamentare, uno stato cioè dove i governi si formano in virtù di alleanze tra i partiti,  espressi dai loro rappresentanti eletti periodicamente dai cittadini. Episodi di trasformismo ci sono sempre stati nella storia del parlamento italiano e forse nella storia di tutti i parlamenti dove non è contemplato il vincolo di mandato di deputati e senatori, un conto però è la “transumanza” a titolo individuale, un’altra è la formazione di un nuovo partito con tanto di gruppi parlamentari formati da rappresentanti eletti in un altro partito, tanto più se questo partito ha appena concluso un’alleanza di governo. Si dirà che anche in questo caso, se la nuova formazione politica dichiara di voler far parte della medesima maggioranza, non c’è violazione della costituzione e dei principi della repubblica parlamentare. C’è però un problema ed è la crisi, forse ormai irreversibile, dei concetti di democrazia rappresentativa e di sovranità popolare: la loro degenerazione mostra il volto dell’oligarchia. Il cittadino diventa sempre più consapevole che anche l’unica occasione che ha di esercitare periodicamente la propria sovranità (il voto) gli viene tolta per i giochi di palazzo. Che senso ha allora andare a votare, scegliere questo o quel partito?

 Il presidente del Consiglio pare si sia dichiarato perplesso di fronte alla decisione che Renzi gli ha annunciato con una telefonata: a differenza di Salvini che un mese fa gli comunicava l’intenzione di sfiduciare il governo, il senatore fiorentino gli confermava la fiducia ma per conto di un altro partito formato coi deputati e i senatori del vecchio PD. L’obiezione ingenua di Conte sembra sia stata: perché annunciarlo solo oggi e non prima che si giungesse alla formazione del nuovo esecutivo?

 Persino Conte, sempre che  siano vere le voci diffuse, ha avvertito il disagio di essere costretto a dirigere una maggioranza – lui che pure è passato con disinvoltura dalla guida di un esecutivo con la Lega ad uno con il PD e LEU – dove il nuovo partito di Renzi diventa determinante per la vita stessa del governo.

 D’altra parte, tutto si può dire tranne che Renzi non avesse già fatto capire le proprie intenzioni, né si può dire che i dirigenti del PD non avessero inteso: nell’aprire ai Cinquestelle, Renzi palesava apertamente il suo interesse a perpetuare una legislatura dove controllava i gruppi parlamentari del PD [vedi in proposito il post I due Matteo e lo scambio di favori, cliccando sopra per leggere]. Con il fiuto politico e la spregiudicatezza che lo caratterizzano, il senatore fiorentino ha preso le misure della debolezza della dirigenza del suo partito e ha fatto doppiamente centro: determinante per formare la nuova maggioranza, determinante ora nel mantenere in vita il governo. Una tattica vincente non c’è dubbio, altro e tutto da verificare il discorso strategico circa la costituzione di una nuova formazione centrista, la nuova Democrazia Cristiana dell’era della globalizzazione.

 Eppure, ci sarebbe ancora un modo per fermare Renzi, basterebbe farlo subito. Viste le mutate condizioni all’interno di uno dei partiti di maggioranza, la parola definitiva è lasciata al voto dei cittadini. Ma Renzi ha già previsto tutto: sa che i suoi ex compagni di partito non hanno fegato per osare tanto!

sergio magaldi

  

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