Ieri, nel suo editoriale su il Giornale, Vittorio Feltri dava il benvenuto a coloro che entrano a far parte della squadra degli euroscettici. Tra costoro ci sarebbe anche Monti che avrebbe espresso più di una perplessità sulla nascita effettiva di un’Europa politica. Non mi sembra, quest’ultima, una grande novità, dal momento che il Presidente del consiglio e senatore a vita [“per meriti futuri”, parrebbe l’unica giustificazione della sua nomina da parte di Napolitano] ha sempre manifestato di avere a cuore l’Europa economica, gestita a Bruxelles e a Francoforte, nel solco dell’egemonia tedesca e secondo i parametri dell’alta finanza, piuttosto che l’Europa dei popoli.
La cosa più interessante, tuttavia, è costatare che in base ai soliti sondaggi, gli italiani sarebbero passati dal primo posto come europeisti, al primo come euroscettici. Facile comprenderne la ragione, sempre che il sondaggio sia attendibile. Occorre tuttavia riflettere che non tutti gli europeisti sono uguali e non tutti gli euroscettici la pensano allo stesso modo.
Infatti, si può essere europeisti al modo in cui lo fu Prodi, che fece pagare agli italiani persino un obolo per entrare nel paradiso dell’euro, che accettò il cambio umiliante della lira con l’euro, che magnificò, nel plauso della stragrande maggioranza dei media, degli esperti accademici e dei politici, l’ingresso del nostro Paese in un’Europa economica, dove era sin troppo chiaro che le regole le avrebbero dettate i più forti [tra cui non certo l’Italia] a danno dei più deboli [tra i quali si faceva credere non vi fosse l’Italia], con il risultato che è sotto gli occhi di tutti.
Europeisti sono Draghi e company, con i tecnocrati o politici loro delegati al governo europeo e/o delle singole nazioni, preoccupati di proteggere il nuovo verbo dettato dal mercato globale e dalla finanza internazionale, che consiste essenzialmente nello speculare, facendo finta di punire giustamente i Pigs, “il ventre molle dell’Europa”, colpevole del generale malessere che attraversa attualmente l'intero continente.
In tale contesto, un ruolo strategico fondamentale lo esercita la Francia [di Sarkozy o di Hollande poco importa] e il suo mai sopito sogno di grandeur. Vero spartiacque tra cicale e formiche, tra i Pigs e i cosiddetti paesi virtuosi, la Francia, almeno per il momento, non sarà attaccata dai Panzer a colpi di spread. Mentre alla Germania è concesso ancora una volta d’intonare il canto di sempre, quel Deutshland, Deutshland Über Alles, über alles in der Welt… scritto da August Heinrich Hoffmann von Fallersleben, sull’inno (1797) di Joseph Haydn per l'imperatore del Sacro Romano Impero. Nato per esaltare un nobile spirito patriottico, finisce con l’essere il canto di guerra di chi pretende egemonizzare l’Europa e il mondo intero. Lo canteranno i teutonici, come sempre, per un certo tratto della Storia, finché gli si spegnerà sulle labbra, come è già avvenuto e come avverrà quando sarà chiaro per tutti che il fine di questa vera e propria terza guerra mondiale è la caduta dell’euro e la proletarizzazione dell’Europa, Francia e Germania comprese.
La cosa più interessante, tuttavia, è costatare che in base ai soliti sondaggi, gli italiani sarebbero passati dal primo posto come europeisti, al primo come euroscettici. Facile comprenderne la ragione, sempre che il sondaggio sia attendibile. Occorre tuttavia riflettere che non tutti gli europeisti sono uguali e non tutti gli euroscettici la pensano allo stesso modo.
Infatti, si può essere europeisti al modo in cui lo fu Prodi, che fece pagare agli italiani persino un obolo per entrare nel paradiso dell’euro, che accettò il cambio umiliante della lira con l’euro, che magnificò, nel plauso della stragrande maggioranza dei media, degli esperti accademici e dei politici, l’ingresso del nostro Paese in un’Europa economica, dove era sin troppo chiaro che le regole le avrebbero dettate i più forti [tra cui non certo l’Italia] a danno dei più deboli [tra i quali si faceva credere non vi fosse l’Italia], con il risultato che è sotto gli occhi di tutti.
Europeisti sono Draghi e company, con i tecnocrati o politici loro delegati al governo europeo e/o delle singole nazioni, preoccupati di proteggere il nuovo verbo dettato dal mercato globale e dalla finanza internazionale, che consiste essenzialmente nello speculare, facendo finta di punire giustamente i Pigs, “il ventre molle dell’Europa”, colpevole del generale malessere che attraversa attualmente l'intero continente.
In tale contesto, un ruolo strategico fondamentale lo esercita la Francia [di Sarkozy o di Hollande poco importa] e il suo mai sopito sogno di grandeur. Vero spartiacque tra cicale e formiche, tra i Pigs e i cosiddetti paesi virtuosi, la Francia, almeno per il momento, non sarà attaccata dai Panzer a colpi di spread. Mentre alla Germania è concesso ancora una volta d’intonare il canto di sempre, quel Deutshland, Deutshland Über Alles, über alles in der Welt… scritto da August Heinrich Hoffmann von Fallersleben, sull’inno (1797) di Joseph Haydn per l'imperatore del Sacro Romano Impero. Nato per esaltare un nobile spirito patriottico, finisce con l’essere il canto di guerra di chi pretende egemonizzare l’Europa e il mondo intero. Lo canteranno i teutonici, come sempre, per un certo tratto della Storia, finché gli si spegnerà sulle labbra, come è già avvenuto e come avverrà quando sarà chiaro per tutti che il fine di questa vera e propria terza guerra mondiale è la caduta dell’euro e la proletarizzazione dell’Europa, Francia e Germania comprese.
Ci sono poi, tra gli europeisti, i “pinguini impazziti”, come li definisce acutamente Sergio Di Cori Modigliani nel post del 22 Luglio del suo blog. Pionieri che credono sia venuto il momento di cercare altri spazi pur di salvare la specie. Sono coloro che credono e si battono con tutte le forze per dimostrare che è possibile mutare rotta, fuggire da questa Europa moribonda per far nascere gli Stati Uniti d’Europa, con una sola politica, un solo popolo, una sola legge, un solo P.I.L. e un identico prelievo fiscale.
Agli uni e agli altri rispondono gli euroscettici. Quelli dell’ultima ora, e del piccolo cabotaggio, che in passato hanno sbagliato i propri conti e che oggi si pentono e quelli di sempre che oppongono un ragionamento semplice nella sua banale evidenza: il paragone con gli Stati Uniti d’America non regge. Innanzi tutto perché il popolo americano, pur con tutte le successive e molteplici integrazioni, conserva da sempre l’unità linguistica e culturale degli anglosassoni, ceppo fondamentale di riferimento.
In secondo luogo, ed è un po’ il rovescio della medaglia, perché l’Europa è formata da troppi popoli, lingue, costumi e tradizioni diverse, da paesi che per secoli hanno egemonizzato l’intero pianeta, facendosi guerra l’uno con l’altro.
La cosiddetta Europa cristiana è un’invenzione religiosa. Schiava sotto Roma, proprio come l’Italia cantata da Goffredo Mameli, succube delle orde germaniche e delle scorribande arabe, l’Europa una all’insegna del trono e dell’altare, sotto Carlo Magno e il Sacro Romano Impero dei tedeschi, resta un continente in cui predominano gli egoismi nazionali e l’inimicizia dei popoli, di là dei tanti proclami.
Agli uni e agli altri rispondono gli euroscettici. Quelli dell’ultima ora, e del piccolo cabotaggio, che in passato hanno sbagliato i propri conti e che oggi si pentono e quelli di sempre che oppongono un ragionamento semplice nella sua banale evidenza: il paragone con gli Stati Uniti d’America non regge. Innanzi tutto perché il popolo americano, pur con tutte le successive e molteplici integrazioni, conserva da sempre l’unità linguistica e culturale degli anglosassoni, ceppo fondamentale di riferimento.
In secondo luogo, ed è un po’ il rovescio della medaglia, perché l’Europa è formata da troppi popoli, lingue, costumi e tradizioni diverse, da paesi che per secoli hanno egemonizzato l’intero pianeta, facendosi guerra l’uno con l’altro.
La cosiddetta Europa cristiana è un’invenzione religiosa. Schiava sotto Roma, proprio come l’Italia cantata da Goffredo Mameli, succube delle orde germaniche e delle scorribande arabe, l’Europa una all’insegna del trono e dell’altare, sotto Carlo Magno e il Sacro Romano Impero dei tedeschi, resta un continente in cui predominano gli egoismi nazionali e l’inimicizia dei popoli, di là dei tanti proclami.
Disponibile ancora l’Europa, come una nobile decaduta, a rappresentare l’Occidente, fulcro della storia del mondo, ma nel complesso imbelle e incapace di una politica unitaria, come si è ben visto, quando solo poco più di sessant’anni fa, senza l’aiuto degli americani, stava per cadere sotto la schiavitù del nazismo.
Pure, la Storia è dalla parte dei “pinguini impazziti”. Gli euroscettici di sempre [non gli opportunisti] non hanno torto nell’immediato, ma il futuro del continente è nelle mani dei pionieri, perché “l’astuzia della ragione” non può non volere per il domani, quello che oggi appare ancora un’utopia: gli Stati Uniti d’Europa.
sergio magaldi
Pure, la Storia è dalla parte dei “pinguini impazziti”. Gli euroscettici di sempre [non gli opportunisti] non hanno torto nell’immediato, ma il futuro del continente è nelle mani dei pionieri, perché “l’astuzia della ragione” non può non volere per il domani, quello che oggi appare ancora un’utopia: gli Stati Uniti d’Europa.
sergio magaldi















