Dovrei
fare pubblica ammenda per aver sostenuto [peraltro augurandomi di sbagliare]
in un precedente post, alla vigilia di Italia-Spagna, che difficilmente
la squadra azzurra sarebbe riuscita nell’impresa di battere o almeno pareggiare
con gli iberici. Ma non lo farò o, meglio, lo farò in seguito, sperando di
essere smentito ancora dalla partita, forse decisiva per restare in Europa, che
tra poche ore vedrà l’Italia del pallone scendere in campo contro la Croazia.
L’euforia del pari ottenuto con i campioni
d’Europa e del Mondo in carica [non dimenticando che l’Italia è la squadra
ex-campione del mondo], alla vigilia dell’incontro con la Croazia, va fortunatamente
scemando, anche tra i più ottimisti, e si spera che consenta agli italiani di
scendere in campo con maggiore concentrazione ed equilibrio tattico.
Quel gran signore di Prandelli per realizzare
“l’impresa” contro la Spagna è tornato al calcio all’italiana, con il blocco
Juve composto di 6 giocatori, con la sola innovazione di De Rossi nel ruolo
inedito, almeno in nazionale, di centrale di difesa [idea suggeritagli
dall’asturiano Louis Enrique] e della difesa a tre [organizzazione difensiva
ispirata a Conte che l’ha utilizzata, peraltro, solo in alcune partite del
recente campionato vinto con la Juve], con il debutto di Giaccherini non nella
posizione abituale, ma in quella di esterno basso. Ciò che nel secondo tempo ha
consentito a Navas di scavalcarlo sistematicamente sulla fascia, mentre sulla
fascia opposta imperversava il fantastico Iniesta mai ostacolato da Maggio, che Prandelli si
ostina a schierare in campo nonostante le reiterate prove negative. In queste
condizioni, il merito della “tenuta” della difesa azzurra si deve ai soliti
Chiellini e Buffon, nonché a De Rossi, a tratti persino sorprendente.
De Rossi, infatti, è stato superlativo,
finché ha dovuto vedersela con i piccoli e geniali centrocampisti iberici,
riscattando almeno tre anni di prove modeste fornite nella Roma, ma ha
rischiato grosso quando è entrato Torres, vera punta centrale, fisicamente
attrezzata. Buon per noi che Buffon e la sorte abbiano evitato agli azzurri la quarta
sconfitta consecutiva. Quanto al goal che ha fatto fremere gli italiani davanti
alla TV e che ha portato la squadra azzurra insperabilmente in vantaggio [anche
se il pareggio iberico è arrivato dopo appena tre minuti] e che interrompe un
digiuno di goal di oltre 300 minuti, bisogna ringraziare Di Natale [sulle cui
qualità di realizzatore non ho mai dubitato, dubitavo invece del modo in cui è
sempre stato impiegato in nazionale] ma più ancora Pirlo che, disubbidendo
forse alle consegne di Prandelli, s’è messo a giocare a tratti da regista, come
gioca nella Juve, e che gli ha fornito un assist per un pallone che era più
difficile sbagliare che scaraventare nella rete avversaria.
Nel complesso, insomma, il pareggio non è
stato demeritato, ma le azioni del contropiede azzurro si contano sulle dita di
una mano, anche se con maggiore accortezza si poteva vincere e con minore
fortuna si poteva perdere. È bastato questo risultato per scatenare, come
sempre l’euforia e la retorica nazionale, con gli elogi sperticati degli
ineffabili e inossidabili super-dirigenti del pallone e dello sport tutto nei confronti di
Prandelli, con la visita del Presidente della Repubblica negli spogliatoi a
rallegrarsi per lo scampato pericolo e ad osservare acutamente nel colloquio
con il capitano azzurro “Che noi riusciamo a dare il meglio proprio nelle
difficoltà!”.
Bene, ora ci attende la Croazia e non esito a
sostenere che sarebbe un suicidio giocare contro di loro con il modulo
impiegato contro la Spagna. I croati hanno due punte di un metro e novanta,
fisicità in tutti i reparti, maggiore velocità degli italiani, discreta tecnica
e, per quello che può contare, una tradizione favorevole contro di noi.
Pretendere di fermarli con la difesa a tre e con tanti giocatori fuori ruolo,
come si è visto contro la Spagna, sarebbe assurdo. Sperare che Prandelli
indovini le mosse giuste è lecito, crederci è meno probabile, almeno per me. Un
nuovo pareggio sarebbe inutile, Croazia e Spagna [che dovrebbe avere vita
facile contro l’Irlanda di Trapattoni, ma non si può mai dire, perché questa
Spagna non mi è apparsa irresistibile] nello scontro diretto, che è anche
l’ultimo per le qualificazioni al turno successivo, si troverebbero con due
punti di vantaggio sull’Italia… con conseguenze che tutti sono in grado di
intuire. L’ultima conferenza stampa di Prandelli preoccupa. Ha detto di avere
un solo dubbio. Il che lascia pensare che cambierà pochissimo rispetto alla
gara con la Spagna. Se così fosse, non avremmo certo vita facile. Mi auguro,
naturalmente, di sbagliarmi ancora.
sergio
magaldi
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