giovedì 1 luglio 2021
lunedì 28 giugno 2021
IL CAMMINO DELL'ITALIA AGLI EUROPEI DI CALCIO
Dopo le vittorie contro la Turchia, la Svizzera
e il Galles nel girone eliminatorio delle fasi finali del Campionato Europeo,
l’Italia del calcio si è trovata di fronte l’Austria per accedere ai Quarti di
Finale. Sulla carta si trattava di un avversario alla sua portata, del genere
di quelli contro i quali gli azzurri hanno quasi sempre vinto e comunque non hanno
mai perso: durante la gestione Mancini e prima di Euro 20, le squadre più “importanti” - secondo il Ranking Mondiale
Fifa, dove l’Italia è al 7° posto - che abbiamo incontrato sono state l’Olanda
(al 16°posto) e la Polonia (21°posto) con cui abbiamo vinto una volta e
pareggiato due; tutte le altre nazionali contro cui abbiamo giocato e per lo
più vinto e mai perso, si trovano ben oltre il 50° posto FIFA (Finlandia 54°,
Arabia Saudita 65°, Bulgaria 71° e così via), con l’eccezione degli USA (20°
posto) che abbiamo battuto di misura (1-0).
Comunque
sia, le tante partite vinte sono state un ottimo “ricostituente” per l’Italia
che aveva subito l’umiliazione di essere esclusa dagli ultimi Mondiali di
Russia. Poca attenzione si è prestata al fatto che le due uniche sconfitte
della squadra di Mancini sono state quelle con la Francia (2°posto Ranking) e
con il Portogallo (5°posto). Inoltre, il Covid c’è servito da alibi per non
incontrare, prima della fase finale degli Europei, nazionali più forti di
quelle che sono state utili per ridarci la fiducia nei nostri mezzi.
Le
recenti vittorie contro Turchia (29°), Svizzera (13°) e Galles (17°) hanno
accresciuto a dismisura l’ottimismo dei media,
già così forte alla vigilia, circa il buon esito della spedizione europea. Poi
è arrivata l’Austria (23° posto Ranking) e abbiamo rischiato di andare a casa.
Salvati in extremis da una prodezza di Chiesa nei tempi supplementari, ci
giocheremo ora l’accesso alle semifinali contro il Belgio, la prima
classificata nel Ranking Fifa.
Le
difficoltà incontrate contro gli austriaci hanno “raffreddato” l’entusiasmo che
circondava la squadra azzurra. Ma solo in parte, perché si sostiene che questa
prova ci abbia temprati (?!). Può darsi, resta il fatto che venerdì prossimo
conosceremo il vero valore di questa nazionale. La differenza con il Belgio nel
Ranking Fifa (noi settimi, loro primi) non può essere un alibi: negli Ottavi, la
Repubblica Ceca, al quarantesimo posto, ha eliminato l’Olanda, sedicesima nella
stessa classifica.
Circa
la formazione da mandare in campo contro il Belgio - primo al mondo secondo la
Fifa, ma che non ha mai vinto né un titolo europeo né un titolo mondiale
(contro quattro titoli mondiali e uno europeo vinti dagli azzurri) - si invoca
da più parti l’impiego di Chiesa sin dal primo minuto al posto di Berardi, così
come prima della partita contro l’Austria si faceva con Locatelli invocato al
posto di Verratti per la doppietta realizzata contro la Svizzera.
Fortunatamente Mancini ascolta tutti, ma poi decide con la sua testa. Deve aver
capito che Chiesa, proprio per le sue caratteristiche, è più utile in corso
d’opera che dall’inizio della partita. Quanto a Verratti, parla in suo favore
la classe e l’esperienza internazionale, ciò non significa che il giovane
Locatelli, con i suoi tiri da lontano e il suo fisico non possa tornare utile,
così come lo è stato sin qui. In difesa, se ristabilito, tornerà Chiellini che
ha già marcato efficacemente Lukaku, mentre la coppia dei terzini dovrebbe
essere formata, a sinistra da Spinazzola che per ben due volte su quattro ha
ottenuto il premio del migliore in campo, da Di Lorenzo o da Toloi a destra
(preferibilmente da quest’ultimo che ritengo più adatto a contenere i diavoli
rossi del Belgio), tenuto conto che la sorte ci sta privando per infortunio
dell’apporto in quel ruolo di Florenzi, un pallino di Mancini che non ho mai
capito.
Se
batteremo il Belgio, significherà che l’Italia ha colmato il gap che da tempo la separa dalle
nazionali più forti di Europa e del Mondo, altrimenti, se saremo eliminati
vorrà dire che la squadra azzurra ha solo confermato sin qui il buon cammino intrapreso con Mancini alla
guida della nazionale: tante vittorie ma solo con squadre oggettivamente più
deboli e senza una tradizione di prestigio come la nostra. Una eventualità del
genere (sulla carta, purtroppo, anche probabile) non significherà demerito né
per il selezionatore azzurro né per i calciatori. Sarà, invece, un punto dal
quale ripartire per presentarci ai Mondiali del prossimo anno con maggiore
consapevolezza. Ritrovata una squadra degno di questo nome, dove tutti si
prodigano con generosità e anche con discreto talento, per ritornare tra le
grandi del calcio non ci resta che attendere il campione capace di rinnovare le
gesta del compianto Paolo Rossi, di Baggio, di Del Piero, di Totti e di tanti
altri.
Certo,
non sarà facile, finché le squadre più forti della nostra Serie A continueranno
a giocare con uno o due italiani soltanto, né potremo usufruire, così come alcune
nazionali europee (vedi soprattutto la Francia degli Afrofranchi, campione del mondo in carica e principale candidata
alla vittoria di Euro20, ma anche il
Belgio, l’Inghilterra e non solo) dell’apporto di tanti campioni di altri
continenti, naturalizzati europei da una o più generazioni.
sergio
magaldi
domenica 20 giugno 2021
giovedì 17 giugno 2021
domenica 6 giugno 2021
RECENSIONE: LA REGIONE SCONOSCIUTA
La Regione
Sconosciuta di Sergio Magaldi: il senso misterioso dell’esistenza
di Francesca Rombola
Blog di
divulgazione storica e scientifica
http://nataleseremia.com/2021/06/04/la-regione-sconosciuta/
E’ il sequel di un altro
romanzo dal titolo “L’Amore
Consapevole”, è lo stesso io narrante che parla in prima
persona, si tratta dell’ultima fatica letteraria di Sergio Magaldi il cui titolo, “La Regione Sconosciuta“, è forse
tutto un programma.
Il protagonista, il direttore editoriale della casa editrice
Chiaroscuro, compie un viaggio strano e per molti versi
incredibile; lo accompagna una donna bellissima, e forse non del tutto umana, di nome Florence (che è anche il
nome della città di Firenze in inglese). Egli lascerà la terra, o meglio, la
dimensione spazio – temporale di questo pianeta e, insieme a Florence, vivrà situazioni paradossali, difficili, gioiose e
dolorose allo stesso tempo, incontrerà esseri di dimensioni
altre e attraverserà dimensioni altre, sorta di non – luoghi, o super – luoghi,
abitati da presenze, entità, talvolta soltanto da voci di trapassati con i
quali parlerà e ai quali domanderà del passato e del futuro, della vita e della
morte: gli interrogativi e i dubbi che assillano, in fondo, gli uomini fin
dalle più remote civiltà.
Perché
questo viaggio, quasi in un Aldilà dei nostri tempi? A che scopo e a qual fine? E’ difficile rispondere a queste
domande, difficile in quanto è un pò come chiedere all’autore della Divina Commedia, quel Dante Alighieri di Firenze che
tutto il mondo ha conosciuto, conosce, apprezza, ama, o anche disprezza,
comprende e forse ci invidia, perché ha immaginato di compiere un viaggio nei
regni ultraterreni che attendono l’uomo dopo la morte insieme ad una guida come
il poeta latino Virgilio.
In un dato momento della
propria esistenza lo scrittore, il poeta, il pensatore, l’uomo di ingegno, il
sapiente “deve” compiere questo viaggio (astrale, immaginario e immaginifico,
materiale o meno) per se stesso, in primis, per dare coronamento, e
completezza, o il “battesimo del fuoco“,
se si preferisce, alla sua iniziazione alla vita e alla morte unite e poi per
donare agli altri (in teoria a tutti, in pratica a chi voglia seguire, con
coraggio e abnegazione, i suoi insegnamenti e le sue idee) lo scrigno prezioso che contiene la Conoscenza,
indicando la via che la sublima.
Forse con “La Regione Sconosciuta” Sergio Magaldi vuole dirci che
ancora oggi, in questo ventunesimo secolo così caotico, confuso, avulso alla
cultura, alla creatività, al senso del mistero e del divino, è possibile per l’uomo compiere il viaggio
iniziatico di sempre che lo porterà alla meta finale dove
si acquieta ogni soffrire e si azzera ogni faustiano cercare e ricercare.
L’io narrante, alla fine del
romanzo, giungerà esattamente nella Regione Sconosciuta, cioè
ha superato bene tutte le prove che il cammino gli ha parato
dinnanzi. Scritto in uno stile superbo e insuperabile, profondo e tuttavia
semplice e lineare, “La Regione
Sconosciuta” di Sergio Magaldi è un libro denso eppure di una
levità sorprendente, che si legge tutto d’un fiato.
Si compone di tanti
capitoletti, ciascuno con un titolo emblematico e pertinente, ha una bellissima
e impeccabile veste grafica e una copertina piuttosto simbolica che parla da sé
con i suoi molti sottintesi. L’ultimo
capitoletto del libro ha come titolo “Zero”, che è poi il nome
– metafora della capitale della Regione Sconosciuta – del luogo che il protagonista e nuovo iniziato raggiungerà, insieme a Florence, precisamente nelle ultimissime
battute del romanzo: “Florence si distese
davanti all’apertura del cono e l’arcobaleno si fermò sul suo corpo di luce.
<< Vieni – sussurrò languida – non hai ancora capito che qui a Zero ogni
legge si annulla? Presto sarai di ritorno a casa e scoprirai che il tuo lungo
viaggio ha avuto in realtà la durata di una sola notte umana! >>”.
Allora,
forse, dopotutto e alla fine di tutto, proprio queste parole riescono a
rispondere alle domande che ci si è posti inizialmente: al di là del tempo e
dello spazio, al di là
dell’Assoluto, del Tutto, al di là del Principio e della Fine là il senso
misterico del vero esistere.
venerdì 4 giugno 2021
L’ITALIA DEL CALCIO AGLI EUROPEI E L’OTTIMISMO MEDIATICO
Insomma, la realtà del nostro calcio non induce ad eccessivo ottimismo. Non si discute l’abilità del commissario tecnico, ma la mediocrità dei nostri calciatori, fatta salva qualche eccezione. Valutazione realistica che rimanda ad una vecchia questione: quanti giocatori italiani scendono in campo nelle formazioni di maggior livello della Serie A? Giungere sino alle Semifinali sarebbe per gli azzurri già un risultato prestigioso. Finale e vittoria rappresenterebbero il miracolo. Nel calcio, però nulla si può escludere. Quanti avevano pronosticato la vittoria dell’Italia ai mondiali del 2006? Certo, la qualità dei giocatori allora era diversa…
Poco da dire sulle scelte di Mancini, se non forse aver
lasciato a casa il ventunenne italiano di colore Moise Kean che quest’anno ha
realizzato 20 goal con il Paris Saint-Germain, (la squadra ribattezzata
ripetutamente, da alcuni presentatori e cronisti TV, Sangermàn), pur non avendo giocato tutte le partite per la
concorrenza di attaccanti come Neymar, Mbappé e Icardi, e che è stato giudicato
non per l’ottimo passato nella Juventus e nella Nazionale ma in base allo
scialbo primo tempo contro il San Marino! Kean oggetto per di più – nella
serata di gala di Rai
Si può discutere sull’opportunità di portare agli Europei ben nove difensori: un difensore in meno e un attaccante in più, nel settore di maggiore fragilità della squadra azzurra, forse avrebbe fatto comodo. Resta comunque il coraggio di Mancini, e forse la sua buona intuizione, di convocare il giovane attaccante del Sassuolo e dell’Italia-Under21, Giacomo Raspadori. La speranza del commissario tecnico è che il ventunenne romagnolo possa rinnovare le gesta di Paolo Rossi ai Mondiali del 1982 o magari quelle di Totò Schillaci ai Mondiali del ‘90. Vedremo, anche se è molto raro che le leggende si ripetano.










