lunedì 28 settembre 2020

IL PUNTO SUL CAMPIONATO 2020-2021 (N°.1)


 

 

 Il Campionato di Serie A è appena ripartito e, mentre non è ancora terminata la campagna acquisti e cessioni, dopo due sole giornate si può osservare che la lotta per lo scudetto e per le posizioni utili per le coppe europee è già in corso. Napoli e Milan in vetta alla classifica con due vittorie, Lazio e Atalanta, entrambe con una vittoria, si sfideranno mercoledì prossimo nel recupero della prima giornata, l’Inter si appresta ad andare a punteggio pieno nel recupero contro il Benevento, dopo il “regalo” ricevuto da  Ceccherini (autogol che porta l’Inter sul 2-1), da Vlahovic che fallisce incredibilmente il 4-2 per la Fiorentina e soprattutto da Iachini che come di consueto fa uscire anticipatamente dal campo i suoi due giocatori migliori: Chiesa, seguito poco dopo da Ribéry, vero mattatore dell’incontro, nella vana speranza di conservare il vantaggio per 3-2, arroccandosi in difesa ma di fatto impedendosi le ripartenze e subendo di conseguenza l’assedio vincente dell’Inter.

 

Tutto ciò, mentre la Juve del “predestinato” si schiera con una formazione a dir poco incredibile, con Kulusevski terzino destro e Cuadrado terzino sinistro, uno schieramento bloccato con tanto spazio tra le linee dove si sono infilati i veloci cursori giallorossi. Con il nuovo acquisto Mckennie al centro del centrocampo che nella partita contro la Sampdoria (dopo la sconfitta con la Juve i blucerchiati hanno perso anche la successiva sfida in casa contro la matricola Benevento) era stato salutato come il nuovo Davids bianconero e che ieri sera ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Formazione ideata da Pirlo – è stato detto – per far posto al ritorno di Alvaro Morata che non ha quasi toccato palla.

 

Dopo averci a lungo pensato, infatti, la sostituzione di Higuain (che ha comportato per la Società una perdita secca di 20 milioni) è caduta sullo spagnolo dell’Atletico Madrid che era già stato a Torino nelle stagioni 2014-2015 e 2015-2016 segnando in campionato solo 8 goal nella prima e 7 nella seconda stagione, ma ben figurando in Champions con 7 reti complessive nei due anni. Era un Morata giovane che correva molto ma che non è mai stato una punta da infiltrare stabilmente nell’area di rigore avversaria, l’attaccante di cui avrebbe avuto bisogno la Juve di quest’anno. Inoltre, i “ritorni” non portano mai molta fortuna, naturalmente spero di sbagliarmi. Resta il fatto che senza il solito Ronaldo e senza i tre goal divorati dalla Roma, i bianconeri avrebbero registrato la prima sconfitta del Campionato già alla seconda giornata. E la prossima sfida non sarà uno scherzo: domenica arriva a Torino il Napoli, reduce dalla vittoria per 6-0 contro il Genova. Per la Juve non resta che sperare in Dybala e soprattutto che i nuovi esperimenti di Pirlo (intendiamoci: grande campione sul campo ma ignoto come allenatore) non facciano crollare già alla terza di campionato le ambizioni del popolo bianconero di fregiarsi del decimo scudetto consecutivo.

 

sergio magaldi 


venerdì 25 settembre 2020

C’ è una legge per tutti anche per la Chiesa di Roma


 

Esiste  una legge universale che indica al punto più alto di verità,  i  comportamenti nell’ambito del cosmo.

 

di Alberto Zei

 

In  natura

Si può immaginare che lo stesso Demiurgo dell’universo abbia inteso imporre alla sua opera una legge  che non è difficile intuire. Una delle sue sfaccettature è quella dello spazio esistenziale.  

Con questo concetto vogliamo  riferirci al fatto che ogni aggregazione di materia necessita del  proprio spazio dove si sviluppa la crescita, la vita, la sopravvivenza con la continuità della specie, fino alla morte.

Per dare maggiore  rappresentazione a questa legge, ricorriamo a qualche esempio nei regni della natura, ossia nel regno minerale, vegetale e animale per constatare quali sono le necessità del loro sviluppo, cioè del nutrimento di cui hanno bisogno.

 

Nei regni delle specie

I minerali si accrescono scegliendo tra i vari elementi che li circondano, quelli della loro specie con  i quali si aggregano e si accrescono secondo la cosiddetta “costanza degli angoli diedri”, ossia secondo le caratteristiche geometriche che sono proprie di ciascun minerale. Per questo provvedono autonomamente a crearsi un proprio spazio senza il quale la crescita non sarebbe possibile.

Nel regno vegetale si assiste ad un comportamento simile. La legge della sopravvivenza anche in questo caso non prescinde da quella superficie intorno alle piante che deve essere disponibile alla crescita e alla riproduzione. Un esempio per tutti: il pino. Nella pineta infatti, dove i pini convivono insieme,  nessuna vegetazione dovrà crescere nell’area occupata. Infatti il pino lascia cadere dalla chioma gli aghi che sono tossici per gli altri insediamenti vegetali;  in caso contrario,  è la stessa vita  compromessa,  come quando l’edera uccide il proprio albero ospite.

 

 


Nel regno animale, sia dei microrganismi che degli animali superiori, ci si attende qualche cambiamento. Ma anche qui la legge è la medesima. Le colonie batteriche si organizzano alla difesa attiva del terreno sul quale si insediano,  con la  consueta  “astuzia” della  difesa di gruppo.  Il  territorio è tipico delle varie specie, le quali occupano e si espandono dove trovano nutrimento. Per far questo incorrono spesso in conflitti nell’ area contesa, dove il sistema organico originario invaso  soccombe o reagisce riappropriandosi dello spazio perduto.

Sempre nel contesto animale, all’apice della catena evolutiva, esiste il genere umano dove vale la medesima legge intrinseca nel  DNA di ciascuno e che, tutto sommato, ha consentito di far evolvere l’Umanità dalle barbarie, attraverso il cammino della civiltà, nella prospettiva del benessere e della felicità individuale e collettiva.

 

La territorialità

Il territorio è  lo spazio  che consente alle specie viventi sulla Terra di sostenersi in collaborazione nell’ambito del proprio contesto,  secondo le insopprimibili leggi della natura.

Questo è dunque un imperativo categorico  per tutto ciò che esiste nell’universo. Si tratta di una  condizione di  compatibilità nel  medesimo ambito esistenziale  per assicurare  l’integrità collettiva del  sistema, in cui anche i  corpi celesti  sopravvivono,  occupando la propria orbita senza per questo mettere in  pericolo  lo spazio collettivo.

Lo stesso sistema solare è uno tra gli infiniti esempi di questo tipo  in cui  una decina di corpi  planetari maggiori e una  miriadi di altri più piccoli convivono armonicamente, ognuno nella propria orbita.

Qualcuno  alzando gli occhi al cielo per contemplare  il firmamento  che nelle notti stellate ispira poesia, potrebbe  pensare che se la legge cosmica sulla Terra è la medesima dell’ universo, allora non si spiega come là vi sia spazio per tutto ciò che esiste.

 

La legge dell’universo

Il concetto sarebbe giusto se così stessero  le cose. Ma l’universo è tutt’altro che pacifico. L’universo è violento ed  è  il luogo dove i corpi celesti, ossia, le stelle, i pianeti,  le galassie, gli  ammassi di galassie  nascono, vivono e muoiono anche precocemente  quando, per questioni di insufficiente spazio esistenziale, occupano a vicenda in modo distruttivo lo spazio di altri corpi.             

 

 


Si tratta  quindi,  della medesima legge  universale che vige sulla Terra dove, attraverso i tanti conflitti della storia,  si sono formate  le comunità demografiche del mondo, ossia gli Stati e le Nazioni; tutte con proprie organizzazioni che possono anche essere aiutate dalle altre per  progredire  in pacifica collaborazione, senza però occupare  lo spazio altrui.

Ma  la Città del Vaticano, forse per esercitare un dominio spirituale su quante più persone possibili tra gli oltre sette miliardi di individui che attualmente popolano il mondo, non tiene conto che anche per gli uomini vale la legge universale di cui sopra. Infatti, gettando di continuo “nuovi ponti” per favorire la cosiddetta accoglienza di massa, prepara un disastroso collasso generale, generato dal sovraffollamento dei territori.

 

Oltre se stessa

L’Umanità ha superato ormai quella soglia di timore reverenziale, che subordinava la sopravvivenza  per grazia ricevuta da altri uomini. Infatti, non è mai stato un risultato portatore  di  benessere elemosinare con continuità ciò che invece un territorio avrebbe potuto produrre in abbondanza e senza problemi. La responsabilità, certo, grava su chi avrebbe dovuto insegnare senza secondi fini a quelle popolazioni il da farsi. In tale caso, tuttavia, sarebbe venuto meno quello stato di sudditanza verso il vero potere che, chi lo detiene, non si lascia sfuggire.

Non è però in questo modo che, ora, quella parte di umanità, che pur non senza problemi è arrivata all’autosufficienza, debba lasciare impigrire l’intelligenza umana nel dare, nel dare e nel dare, non insegnando ai propri simili come provvedere a se stessi ed anche ad altri, in caso di improvviso bisogno.

Per quale malinteso tornaconto, a fronte degli aiuti ai bisognosi, resi tali dal divario culturale,  economico e sociale, generato da secoli di colonialismo, si è fatto ricorso ad una politica  dell’accoglienza indiscriminata? Nel nome di una nuova uguaglianza?

Ma di quale uguaglianza si tratta? Di quella che in nome di valori falsi ed ipocriti, si dovrebbe ottenere  con uno schiacciamento culturale e sociale indifferenziato verso il basso? Di quella che ripristina il traffico degli schiavi e la mercificazione umana?

 

Le vicissitudini  del bisogno

Le lobby del potere per ottenere questa sudditanza si avvalgono dello stato di necessità del prossimo, ostentando la loro pelosa generosità, soprattutto avvalendosi del  portafoglio altrui, come in Italia continuamente avviene, attraverso  pubblici appelli di ogni tipo.

Il sistema  attualmente adottato per meglio esercitare la sudditanza è innanzitutto quello di appiattire le attuali differenze socioculturali tra la gente; sistema che, a prescindere dai metodi usati, ricorda un po’ per analogia le vicende dei Khmer rossi in Cambogia (1975-1979) che, per mantenere il potere, considerarono dissidenti e che, come tali, eliminarono coloro che portavano gli occhiali, ritenendo che non servissero per coltivare la terra ma per cospirare contro il regime.

Ora più che mai si rende necessario  prendere coscienza  che soltanto  con l’ apprendimento e la conoscenza, utili alle comunità in cui ognuno opera,  tutti gli Uomini della Terra, “pari tra i pari” nei mestieri e nelle arti, potranno contribuire alla felicità esistenziale dell’umanità in questo piccolo, grande mondo.


martedì 22 settembre 2020

IL VOTO ITALIANO AI TEMPI DEL COVID-19


 

 Niente di nuovo sotto il sole. Tutto è andato come era facile prevedere secondo una lettura neppure complessa dei tempi che stiamo vivendo da un anno a questa parte: il Sì al taglio dei parlamentari vince con circa il 70% dei consensi e raggiunge le percentuali più alte nel Mezzogiorno dove è più forte – giusta o sbagliata che sia – la percezione di rappresentanti del popolo spesso assenteisti e che tutto fanno tranne che occuparsi dei propri rappresentati. E nelle elezioni regionali non c’è stato il 6-0 o il 5-1 del Centrodestra astutamente temuto e sbandierato dal PD e ingenuamente sostenuto dalla coppia Meloni-Salvini. Il pareggio per 3 a 3 (Toscana, Campania e Puglia ai candidati del PD; Veneto, Liguria e Marche al Centrodestra) segna così, dal punto di vista mediatico che fa opinione, la vittoria di Zingaretti e la sconfitta di Salvini, nonostante l’acquisizione di una regione in più (Marche) da parte del Centrodestra rispetto alle precedenti elezioni regionali.

Tutto si spiega a partire da un anno fa, quando il leader della Lega con motivazioni che parvero anche plausibili (l’impossibilità di realizzare le riforme per l’immobilismo dei Cinquestelle, l’ostilità dell’Europa ai piani di spesa e il malumore dei suoi) decise di gettare la spugna ritenendo possibile andare a nuove lezioni senza tener conto (quanto ingenuamente?!) del Capo dello Stato, della volontà di sopravvivere dei parlamentari Cinquestelle, della inaspettata e fortunosa opportunità per il PD di tornare al governo, sapendosi poco attrezzato per fare opposizione. L’ostentata ingenuità di Salvini nascondeva comunque la convinzione che un eventuale governo giallorosso poco avrebbe combinato e che la via delle elezioni sarebbe stata alla fine l’unica soluzione possibile per il Paese. È a questo punto che entra in scena il Covid-19 e che si allargano di necessità i cordoni della borsa dell’Unione Europea. Tutta la strategia del leader leghista ne risulta sconvolta: i Cinquestelle ad un passo dall’estinzione si riprendono grazie alle trasfusioni di Conte e preparano l’arma del taglio dei parlamentari con cui sopravvivere e addirittura gridare vittoria, come ieri ha fatto Di Maio; il PD boccheggiante dopo le elezioni politiche si rianima e si ricompatta nell’alleanza Zingaretti-Renzi-Franceschini; Fratelli d’Italia cresce del 50% grazie ai delusi della Lega e ai fuoriusciti di Berlusconi; l’opinione pubblica terrorizzata dal virus si rifugia sotto l’ala di un governo e di un Presidente del Consiglio che si auto-elogia di continuo in TV per come combatte la battaglia contro la pandemia e un’altra convinzione si fa strada presto fra la gente: l’Europa finalmente si dimostra madre e non matrigna mettendoci a disposizione centinaia di miliardi e tutto questo per merito del governo, anzi di Conte, anzi del PD. Ed ecco arrivare “il compagno Boh”, quel Nicola Zingaretti cresciuto alla scuola di un partito vero, maestro nell’arte di temporeggiare ma anche di tessere la tela delle strategie e delle alleanze. Il segretario del PD conosce i suoi: sa che le figure più illustri del passato e del presente del suo partito sono le vestali della democrazia rappresentativa e che voteranno No al taglio dei parlamentari, ma sa che il governo ha bisogno del Sì per sopravvivere e che comunque il Sì stravincerà e allora dice ufficialmente Sì solo negli ultimi giorni e gli elettori del suo partito, se non i dirigenti, lo seguono, mentre continua a tessere la rete delle alleanze che lo inducono a sostenere che il PD è forse già il primo partito del Paese.

Dal canto suo, il Centrodestra cerca ora di usare il voto referendario, che modifica almeno quantitativamente la nostra Istituzione più importante (riducendo il numero dei parlamentari da 945 a 600), per chiedere lo scioglimento anticipato delle Camere e le sempre auspicate elezioni politiche, nella convinzione di essere ancora maggioranza nel Paese. Attenzione, però, perché non tener conto dei timori dei cittadini, d’après il Coronavirus, potrebbe rivelarsi un boomerang per i partiti del Centrodestra. E, ad ogni modo, è poco probabile che Zingaretti si lasci illudere dalla sirena elettorale rischiando di togliere al suo partito l’opportunità di gestire gli ingenti prestiti europei. Quanto a Salvini, al quale va riconosciuto in ogni caso il merito di aver portato la Lega dal 4 a oltre il 30% dei consensi, consiglierei di rivedere la strategia di un’alleanza strettissima con Fratelli d’Italia e Forza Italia che ha significato: 1) rinunciare a quella relativa autonomia dal Centrodestra che gli aveva fatto toccare percentuali persino del 35% 2) registrare un travaso di voti a favore di Fratelli d’Italia 3) assistere alla manovre non sempre limpide dei superstiti di Berlusconi, ora disponibili per un’alleanza di centrodestra, ora adescabili, come per il passato, a supportare un governo di cosiddetto centrosinistra.

 sergio magaldi


mercoledì 16 settembre 2020

GLENN COOPER E LA PANDEMIA



 

In epoca di coronavirus è abbastanza scontato tornare alla letteratura classica sulle epidemie: “Il Decamerone” di Boccaccio, “I Promessi Sposi” di Manzoni, “La Peste” di Camus, “Cecità” di Saramago, “Contagion” di Steven Soderbergh, solo per citare alcuni dei romanzi più noti, hanno conosciuto una nuova primavera, proprio mentre, non ancora usciti dall’inverno, siamo stati costretti dal lockdown a restarcene a casa per gran parte della bella stagione. Non stupisce, dunque, che si vada diffondendo, oltre che una ricca saggistica, anche una narrativa che faccia del covid-19 lo scenario di riferimento o che prendendo spunto dalla pandemia tuttora in corso finisca con l’alimentare le nostre paure, senza neppure più il filtro della fantasia ma con fondate ipotesi di realtà. Così, Glenn Cooper nel suo nuovo romanzo CLEAN Tabula rasa ci racconta come possa nascere e diffondersi un virus con conseguenze drammatiche per l’intera umanità. Nell’edizione italiana, il libro è dedicato al dottor Roberto Stella di Busto Arsizio che ha perso la vita combattendo contro il coronavirus.

Il professor Roger Steadman, uno dei cosiddetti baroni del Baltimore Medical Center, sperimenta una terapia genica a base di un composto terapeutico e un vettore virale, su un’anziana donna giapponese malata di Alzheimer. Mentre è sottoposta al trattamento, la paziente è isolata, ma un’infermiera incauta lascia entrare il nipote nella stanza dove la donna è ricoverata in isolamento:

Lui si chinò su di lei e la baciò sulla fronte: quando lo fece, tossì di nuovo. «Scusa.» Si rimise la mascherina.

Le goccioline di saliva fuoriuscite dalla bocca di Ken si muovevano a una velocità di quindici metri al secondo, una nebbiolina lievissima che coprì le palpebre della donna. Le particelle del virus che lui aveva portato con sé dal Giappone si posarono sulla congiuntiva, rosa e scintillante. E prima che lui avesse lasciato la stanza, erano già entrate nel flusso sanguigno.

La mattina dopo, il virus del nipote aveva sopraffatto le difese immunitarie della donna, superando la barriera emato-encefalica. All’interno del suo cervello, milioni di particelle virali infettarono milioni di neuroni, e alcuni di loro entrarono in contatto col virus iniettato per la terapia genica. Quando s’incontrarono, i due virus si avvinghiarono l’uno all’altro, come fossero incollati. E fusero le loro membrane. Subito, il loro materiale genetico iniziò a combinarsi

Dal loro incontro nacque un nuovo virus, ancora senza nome”. [op.cit., pp.15-16]

Chi è infettato dal nuovo virus – e presto i contagiati si contano a milioni in tutto il mondo – è privato completamente della memoria del passato e il suo comportamento è dettato unicamente dagli istinti basici: fame, sete, sesso e aggressività. Il malato non ha un codice etico e cadrà presto vittima della morale di chi, rimasto sano, se ne servirà per operazioni di dominio e di potere. Così, mentre il dottor Jamie Abbott, specialista in Biologia Molecolare e Neuroscienze Cognitive, percorre l’America da Boston a Indianapolis nel tentativo di mettere a punto un vaccino per fermare la pandemia che sta per fare della civiltà una tabula rasa, ovunque nel Paese domina l’anarchia: ammalati e decaduti il Presidente e il Vicepresidente, sospeso a tempo indeterminato il Congresso, venuto meno un sistema giudiziario funzionante, chiusi i negozi, cessati del tutto i servizi sociali, non resta che la lotta per sopravvivere. Una sorta di inferno, simile a quello descritto da Cooper nel primo volume della trilogia dei Dannati [leggi il post DANNATI. Il male non muore mai… di Glenn Cooper, cliccando sul titolo].

In questo clima di violenza e di sopraffazione Jamie fa purtroppo la conoscenza di due personaggi emblematici: l’uno, Edison che ha costituito un esercito di infetti pronti al suo comando a uccidere e derubare, l’altro, Holland che insieme alla moglie vagheggia una nuova società: «Il punto – sostiene Holland – è che esiste una filosofia morale basata sugli insegnamenti giudaico-cristiani, e noi ci siamo resi conto che potevamo usarla come nuovo programma di studi, un nuovo software per riprogrammare la tabula rasa che sono le loro menti. Avremmo insegnato le nozioni di bene e di male, di giusto e sbagliato, di peccato e salvezza.» [pp.484-485]

Nella finzione romanzesca, Glenn Cooper è andato ben al di là dei pur giustificati timori che sembrano scuotere almeno una parte dell’opinione pubblica mondiale ancora alla prese con il coronavirus e di cui Robert Kennedy Junior s’è fatto portavoce nel recente discorso di Berlino:  «I governi amano le pandemie per lo stesso motivo per cui amano la guerra, perché permettono loro di imporre un controllo della popolazione che in altre circostanze non sarebbero mai permesse […] importati persone come Bill Gates ed Anthony Fauci hanno pianificato questa pandemia da decenni […] ». Vero o non vero l’assunto è nel romanzo di Cooper paradossalmente rovesciato: la pandemia ha distrutto ogni forma di potere legale e senza un rimedio, cioè senza un vaccino efficace, della civiltà non resterà che tabula rasa e l’avvento dell’homo homini lupus presto sarà realtà. Due facce della stessa medaglia, in fondo, perché entrambe ci invitano a riflettere sulla natura del potere e sulle modalità di controllo delle coscienze.

 sergio magaldi


domenica 30 agosto 2020

Referendum costituzionale: tagliare o non tagliare?


 

 Il referendum costituzionale della seconda metà di settembre non sembra presentare reali incognite quanto al suo esito. Molte invece le implicazioni di carattere politico. Gli ultimi sondaggi, anche se con il No al taglio dei parlamentari in rimonta, assegnano il 66% al e il 34% al No. Percentuali che non lasciano adito al dubbio, anche se le sorprese sono sempre possibili soprattutto quando - come in questo caso - le posizioni dei partiti che influenzano il voto dei cittadini sono strumentali.

 

I Cinquestelle che hanno la paternità dell’iniziativa del “taglio” si schierano tutti per il . È la loro posizione di sempre e lo è tanto più oggi che il loro consenso si è dimezzato. È una modalità per sopravvivere facendo leva sul sentimento di antipolitica diffuso nell’opinione pubblica per l’inconcludenza dei parlamentari, le loro prebende, le tante corruzioni. C’è di più: è anche un mezzo per evitare la fine anticipata della legislatura o addirittura per posticiparla: la vittoria del determina infatti la necessità di riformare i collegi e successivamente di varare una nuova legge elettorale. Templi biblici per chiunque abbia una conoscenza anche soltanto superficiale della politica italiana.

 

Il Partito Democratico dichiara ufficialmente di doversi schierare per il nel rispetto dell’accordo di governo con i Cinquestelle, ma lascia intendere chiaramente che preferirebbe il No. E in effetti i neodemocristiani sono gli unici a trarre vantaggi qualunque sia l’esito del referendum: il assicura la continuità di governo e il varo di una legge elettorale proporzionale, il No una definitiva supremazia sui Cinquestelle e il loro inevitabile assorbimento, nonché una ritrovata verginità come paladini della democrazia rappresentativa così com’è concepita oggi, e cioè con la scelta dei parlamentari da parte delle segreterie politiche dei partiti.

 

La Lega appare divisa e paradossalmente ha una posizione simile al PD. Ufficialmente è per il con Salvini che, convinto com’è dai sondaggi, teme di schierarsi con gli sconfitti, ma che lascia libertà di coscienza, tant’è che Borghi ha fatto sapere qualche giorno fa le motivazioni che lo inducono a votare No.

 

Tutto qui il significato del voto referendario: nelle manovre politiche che faranno seguito al voto. Nulla di ciò che viene contrabbandato come il senso della votazione dai paladini della democrazia formale – per i quali l’Italia risulterebbe gravemente danneggiata dal non essere più il paese europeo con il maggior numero di parlamentari - e dai sostenitori del “taglio”, fatto per risparmiare e portare acqua al mulino della democrazia diretta. Conservatori i primi, senza proporre riforme per far fronte alla crisi della democrazia rappresentativa; velleitari i secondi, incapaci di realizzare le tanto strombazzate riforme di democrazia sostanziale.

 

sergio magaldi


domenica 16 agosto 2020

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XII (Giove e il monoteismo)

 


SEGUE DA (clicca sui titoli per leggere):

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte II(astrologia e mitologia)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte III (Plutone e il mito)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IV (Plutone e i Misteri Eleusini)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte V (i doni di Plutone)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte VI (Plutone e l’inconscio)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte VII (Saturno e il mito)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte VIII (Saturno: croce, mezzaluna e falce)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IX (ambivalenza di Saturno)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte X  (Giove e Saturno)

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XI (Giove padre di uomini e dei)


I significati di Giove

 Pur rappresentando la continuità con il principio maschile dei suoi avi, tutte divinità indoeuropee di società patriarcali, Zeus-Giove ha il merito di ridestare il principio femminile e matriarcale, mostrandone l’importanza per la civilizzazione e il miglioramento della condizione umana. Lo fa quasi senza volerlo e nel modo più piacevole per lui: attraverso le tante nozze e le unioni libere con dee, ninfe e donne mortali e la vasta prole di dei e semidei che con le loro attività gratificano il genere umano.

La saggezza l’apprende da Metis, la prima moglie, la giustizia e l’equilibrio nel diritto e nella natura da Temi, la seconda moglie, e da lei nasceranno le Stagioni per scandire con ordine il Tempo e le leggi della natura, e le Moire a ricordare la precarietà della vita umana contro ogni ubris o presunzione: Cloto che fila lo stame della vita, Lachesi che lo avvolge al fuso e Atropo che lo recide al momento giudicato opportuno. Dall’unione con la ninfa Eurinome genera le Grazie: Aglaia o dell’ornamento e dello splendore, Eufrosine, la gioia, Talia, portatrice di fiori e di prosperità. Dalle nozze con Mnemosine, la dea che presiede alla memoria del mondo, senza la quale gli esseri umani vagherebbero alla cieca finendo con l’impazzire, genera le nove Muse per rallegrare l’umanità: Calliope dalla bella voce che protegge l’Epica, Clio che rende celebri e presiede alla Storia, Erato che provoca il desiderio e cura la Poesia amorosa e il suono della lita, Euterpe che allieta lo spirito con la Poesia lirica e al suono del flauto, Melpomene, colei che canta e presiede alla Tragedia, con maschera, spada, e bastone di Eracle, Polimnia, che ha a cuore gli inni e si occupa dei Mimi, Talia, la musa della Commedia, Tersicore che protegge la Danza e infine Urania che punta un bastone verso il cielo e sostiene l’Astronomia.

E via via, passando di unione in unione, di figli in figli, Zeus-Giove mostra la dimensione progressiva del reale. Con Era-Giunone, l’ultima moglie, non certo l’ultima amante, il “padre degli uomini e degli dei” annuncia al genere umano il ruolo e il valore dell’istituzione matrimoniale, ancorché – come testimonia la sua lunga convivenza con la dea – la vita coniugale si riveli spesso fonte di incomprensioni, di conflitti e tradimenti. Il fatto è che l’anelito del dio è sempre proiettato verso una totalità che non sarà mai raggiunta ma solo costantemente accresciuta nel bene e nel male, all’insegna di un potere non incondizionato ma mediato dalle molteplici figure di cui si circonda. Ciò che lo avvicina e allo stesso tempo lo allontana dalla visione del divino propria del monoteismo.

Non a caso, il suo regno nell’universo – peraltro condiviso con i fratelli Hades-Plutone e Poseidone-Nettuno – durerà sino alla nascita di una nuova concezione che assegna al divino l’onnipotenza, l’onniscienza e la totalità del bene, e all’umano, sua creatura, la perfettibilità e la responsabilità delle proprie azioni e, dunque, la sovranità del male. D’altra parte, Zeus-Giove è consapevole di non essere il creatore del genere umano ma proprio come il Dio del Vecchio Testamento che invece ne è l’artefice, diffida dell’umanità e pensa di distruggerla con il diluvio universale, ma poi concede agli esseri umani ancora una possibilità: come Noè, Deucalione e Pirra ripopoleranno la Terra della razza umana:

«Quando avvenne il cataclisma che noi chiamiamo diluvio oppure inondazione, tutta la razza umana perì ad eccezione di Deucalione e Pirra che si rifugiarono sull’Etna, il monte più alto (si dice) che sorga in Sicilia. Essi non potendo sopravvivere per la solitudine, chiesero a Giove di concedere loro degli uomini oppure di annientarli come era successo agli altri. Allora Giove ordinò di gettare delle pietre dietro la schiena: quelle gettate da Deucalione divennero uomini, quelle da Pirra donne. Questa è l’origine della parola laos (“popolo”), poiché in greco Laas significa pietra.»  (Igino Astronomo, Fabulae, 153).

Pur disperando del genere umano, di cui a differenza del Dio biblico non è responsabile, e temendo addirittura di esserne spodestato (come poi avverrà, con l’affermazione del monoteismo), Zeus-Giove mostra nell’occasione – così come nell’episodio di Prometeo che gli ruba il potere del fuoco per darlo ai mortali – la capacità di perdonare e l’infinita benevolenza di cui è portatore.

 sergio magaldi

 


lunedì 10 agosto 2020

JUVE RISCHIATUTTO

 

 Durante tutto l’anno non ho mancato di portare la mia critica a Sarri, dando addirittura per probabile che non avrebbe vinto trofei. E invece è arrivato il nono scudetto consecutivo anche se poi seguito dall’eliminazione negli ottavi di Champions. Sorte che la Juve condivide con il Real Madrid di Zidane, vincente in Liga ma eliminata con due sconfitte negli ottavi di Champions. Anzi, i bianconeri hanno fatto addirittura meglio dei madridisti perché a Torino hanno battuto il Lione (2-1) anche se all’andata avevano perso per 1-0. Eliminati dunque per aver subito un goal in casa, secondo un regolamento europeo che non ha tenuto conto che l’esigenza dettata dal covid 19 di giocare senza pubblico rendeva nullo il vantaggio di giocare in casa, tanto più che la partita di andata, invece, era stata giocata regolarmente davanti al pubblico francese. Si aggiunga a ciò l’arbitro olandese, famoso per il suo atteggiamento sempre poco benevolo nei confronti delle squadre italiane: un rigore per parte, entrambi inesistenti, ma il primo concesso al Lione, per di più dopo un fallo da giallo non punito su Higuain, ha determinato il passaggio del turno. Diversamente ci sarebbero stati almeno i tempi supplementari e la Juve dell’ultima mezz’ora sembrava occupare il campo meglio degli avversari…

 Tutto ciò premesso, la dirigenza juventina fa sapere che l’esonero di Sarri non è dipeso dall’ultima partita ma è il risultato di una riflessione compiuta sull’intera stagione. Riflessione breve, perché presa nel giro di poche ore dal termine della partita. Decisione che scarica sull’allenatore le responsabilità di un mercato a dir poco da dilettanti. Non solo l’ultimo ma anche il precedente, quando arriva Ronaldo al suono di trombe e centinaia di milioni, ma viene cacciato Higuain, determinante nella vittoria dello scudetto di quell’anno proprio contro il bel Napoli di Sarri e che con l’asso portoghese avrebbe ricomposto il tandem vincente del Real Madrid. E soprattutto il mercato di quest’anno, che ha visto il ritorno di Higuain – peraltro osteggiato sino all’ultimo, con l’umiliazione del giocatore, privato del numero 9 sulla maglia – ma anche la messa in vendita di pezzi pregiati della rosa bianconera, in parte fortunatamente respinta dagli interessanti e dallo stesso mercato Così, la Juve si è presentata quest’anno al via con tre soli esterni bassi di ruolo: Danilo, De Sciglio (!) e Alex Sandro, con centrocampisti giudicati veri e propri “colpi di mercato”, perché presi a parametro zero, ma il cui rendimento è stato ben al di sotto della propaganda che aveva salutato il loro arrivo, mentre in attacco se ne andavano Moise Kean e Mario Mandžukić. Restavano: Bernardeschi, impiegato spesso da Sarri come “trequartista del nulla” e il fantasma  funambolico di Douglas Costa. Tant’è che per sostituire Dybala nella partita decisiva per la qualificazione ai quarti di Champions s’è fatto ricorso a Marco Olivieri.

 Naturalmente Sarri non è esente da responsabilità, come per esempio quella di aver preteso da Cuadrato di portare la croce: costringendolo a correre in su e in giù per tutto il campo per difendere e contemporaneamente rilanciare la manovra offensiva. Cuadrado che anche nella Juve di Allegri è sempre stato determinante, da esterno alto, con i suoi assist per gli attaccanti. Sarebbe tuttavia sbagliato –  ripeto quanto detto più volte –  attribuire a Sarri la colpa di non essere riuscito a dare ai bianconeri il gioco scintillante che aveva saputo dare al Napoli. A Torino ha trovato una squadra già strutturata, da cinque anni educata al credo calcistico di Allegri, credo vincente ma per nulla spettacolare. In circa sette mesi (considerando la pausa del coronavirus), forse nessuno avrebbe potuto fare di più. Sarri non ha modificato in meglio il gioco della Juve, brutta ma vincente di Allegri, ha però il merito di aver spostato in avanti il baricentro della squadra e di aver riportato in attacco e rivalutato Dybala, costretto da Allegri per anni a fare il mediano


 E soprattutto Sarri ha il merito di aver vinto lo scudetto al termine di una stagione che, per la prima volta dopo diversi anni, ha visto dei contendenti organizzati, quali sono stati l'Inter di Conte, la Lazio e l'Atalanta. E ora Sarri ha anche il primato in serie A di essere stato licenziato non tanto dopo la conquista di uno scudetto (ciò che era capitato l’anno scorso anche ad Allegri) ma dopo averlo vinto al primo tentativo. Una riflessione degna di questo nome avrebbe fatto propendere per concedergli ancora un anno, dando così a Pirlo, nuovo tecnico bianconero, la possibilità di fare esperienza con la Under 23. Grande campione Pirlo, ma anche futuro grande allenatore? Evocare i casi di Trapattoni e di Zidane, i quali peraltro avevano già qualche esperienza come allenatori in seconda, non serve a molto e rischia di essere fuorviante, gettando persino ombre sul vero significato della nomina di Pirlo: impossibilità oggettiva di fare mercato? È arrivato invece l’esonero di Sarri con un comunicato stringato della società in cui si ringrazia il tecnico per lo scudetto conquistato ma si lascia intravedere un giudizio sulla modestia della sua carriera e forse delle sue ambizioni. Sarri aveva detto che lo scudetto era l’obiettivo, la Champions il sogno, Agnelli replica ora dicendo che la Juve ha smesso da tempo di considerare la Champions un sogno e di considerarla un obiettivo. Bene su questo punto il presidente bianconero al quale tuttavia va ricordato che con questa rosa a disposizione – nonostante la presenza di un super campione come Ronaldo – difficilmente la Juve potrà raggiungere il suo obiettivo principe.

 

sergio magaldi