martedì 20 ottobre 2020

LA NOSTRA DIFESA DAL CORONAVIRUS


 

La miglior difesa contro il coronavirus non potrà mai prescindere dal corretto  atteggiamento mentale che non è quello dell’estrema cautela

 

Di Alberto Zei

 

Il pensiero positivo

Il vecchio adagio  di “volere è  potere“, ripetuto da generazioni in virtù dei risultati empirici ottenuti con questa impostazione mentale, poggia su concetti profondi della nostra coscienza, ossia sull’inconscio.

Il pensiero positivo contro la malattia che crea un atteggiamento biologico consapevole o inconsapevole, percorre due differenti virtuali direzioni. La prima che agli occhi della maggior parte delle persone appare la più importante, è quella del comportamento prudenziale assunto nel contesto sociale per ottenere il risultato che si desidera. Ma questo soltanto potrebbe non bastare per il successo sperato se manca il convincimento del volere veramente, ossia del “voler  volere“.

 



Un esempio

 Quando si desidera di smettere di fumare, il desiderio autentico non è rivolto all’abbandono delle sigarette ma solo al non voler provare più desiderio di fumare per poi comodamente lasciare le sigarette senza sacrificio. Un atteggiamento di questo genere, che riguarda la prima impostazione conflittuale del pensiero, non risolve il problema.  Non lo risolve  in quanto la creazione di contraddizioni della volontà nelle quali il piacere della nicotina e degli  arabeschi azzurri del fumo a cui si rinuncerebbe  e che fanno da protagonisti per ore ed ore, indeboliscono il risultato dei settori psicobiologici interessati, in conflitto tra loro. 

Emblematico in questo periodo è  il timore del coronavirus a cui si pensa per gran parte del tempo. Tutto infatti deve essere visto con i piedi per terra, in quanto la forza del pensiero prevalente per la salute, nel corso della giornata, rappresenta sempre una situazione di interferenza con gli eventi futuri. L’impostazione mentale di ciò che realmente si vuole, come è facile accorgersi, porta quasi sempre a conclusioni positive. Ma se tutto il pensiero volitivo e il risultato desiderato è formato di elucubrazioni mentali, ossia del continuo ripetere proprio di ciò che si teme, ecco che allora il meccanismo psichico della forza del pensiero, prodotta e protratta  nel tempo, rinforza quella stessa idea. Ma quale idea? L’ idea dominante che è quella che con un “non” o un altro tipo di negazione, si vorrebbe invertire.

Per analogia

Si ricorda per analogia l’efficacia del pensiero ricorrente espresso in un vecchio detto popolare che rende bene il concetto del risultato che si ottiene quando ci si preoccupa troppo dello stesso argomento: “Ma quello  dai e dai, se l’è  proprio tirata!“

Questo non significa che non vi siano dei limiti prudenziali da adottare, allorché gli eventi lo richiedano. L’obiettività dei pericoli, quando i fatti lo dimostrano, non può essere sottovalutata perché in tal caso il vecchio adagio di cui sopra, potrebbe trasformarsi: “Ma allora se l’è proprio voluta!“

Manzoni racconta nei Promessi Sposi che, durante l’imperversare della peste del 1600 a Milano, Don Ferrante si fosse convinto che il contagio non potesse propagarsi tra una persona e l’altra; di conseguenza non adottava alcuna precauzione. Andò tra gli appestati e morì di peste.

L’ estrema difesa

Pensare di dover fuggire dall’aggressione del coronavirus assumendo un atteggiamento mentale di estrema difesa, indebolisce proprio quelle stesse differenze psichiche del convincimento che si riflettono nel sistema biologico prima accennato. Alla lunga, la riflessione dei pericoli incombenti continuamente evocati,  passano e ripassano per la mente lasciando il segno. Non sarà quindi quella semplice convenzione grammaticale della particella negativa a ribaltare le immagini mentali dei pericoli o delle contrarietà lungamente evocate proprio nel modo in cui si temono. Nella psiche, ovvero nell’inconscio, si crea in tal caso quella presenza mentale degli eventi che influenzano le risposte biologiche del sistema immunitario, predisponendo il relativo risultato.

La  convenzione  del “non”

Si  deve  convenire  che il pensiero nella quotidianità esistenziale si è evoluto nel linguaggio comunicativo fino a rappresentare per economia  discorsiva di una stessa frase  il diritto e il rovescio dell’ atteggiamento opposto  che poggia su “non“, mentre la intera struttura della frase e quindi del pensiero, rimane identica. Ma l’ energia psichica ogni volta prodotta, proprio per esprimere quello stesso concetto con l’ aggiunta di una negazione, mantiene per differenza il livello di intensità per tutto il  tempo dedicato all’intero concetto. Per dare un’idea della condivisione dell’efficacia del pensiero che raggiunge un risultato, non importa quale, si riporta un aforisma indiano riguardante la credenza religiosa induistica. “A colui che ama Dio occorrono sette incarnazioni per raggiungere la perfezione, a colui che lo odia ne bastano tre, perché colui che lo odia penserà a lui più di colui che lo ama “.

Il saper volere

Questo deve farci riflettere. Non serve approfondire l’argomento per comprendere la forza dell’idea temuta del coronavirus e per di più, ripetuta mentalmente durante la giornata, possa cambiare in virtù di una semplice negazione.

Così il flusso creativo della mente realizza una sorta di contenitore chiamato, “forma di pensiero“. Questa è alimentata dal continuo ragionamento il quale, ripetendo l’idea temuta,  esprime l’effetto nella direzione opposta a quella voluta.

Ecco che il timore conduce proprio all’evento che si intende evitare, mentre l’atteggiamento mentale opposto, consapevole delle proprie capacità di difesa, naturalmente entro ragionevoli limiti, favorisce l’ottenimento del successo che prima o poi arriverà, se si comprende che cosa significa effettivamente saper volere.


lunedì 5 ottobre 2020

Uno spot della politica per il nuovo lockdown?


 

 In un breve post di ieri mattina sull’argomento, auspicavo l’intervento dei ministri della Salute e dello Sport per permettere in serata il regolare svolgimento della partita tra Juventus e Napoli, nel rispetto del protocollo  a suo tempo concordato tra governo, FIGC e LEGA Calcio e ribadito solo qualche giorno fa. Il quale protocollo prevede, tra l’altro, per ogni componente della squadra, tamponi periodici nell’arco della settimana sino a 48 ore prima della partita. I calciatori che risultano negativi a tutti i tamponi possono giocare. In caso di positività, il contagiato anche asintomatico deve essere messo in quarantena. Terminata la quale, per tornare a far parte della squadra, il giocatore deve avere la negatività in due tamponi successivi. Su tutti gli altri, calciatori e non, risultati sino a quel momento negativi, si eseguono tamponi ogni 24 ore per 14 giorni consecutivi e, se persiste la negatività, il gruppo-squadra è autorizzato ad uscire dal ritiro solo per andare a giocare.

E, in effetti entrambi i ministri sono intervenuti: il ministro Speranza per dire che “dovremmo occuparci meno di calcio e più di scuola” – pensiero che nel suo populistico raffronto, non tiene conto che “il calcio vale oltre il 7% del PIL italiano e che  l'industria calcistica fornisce lavoro a circa 250 mila italiani e porta nelle tasche dei lavoratori oltre 22,5 miliardi di Euro”(FIGC, settembre 2019), senza contare, aggiungerei, il denaro che lascia al fisco – e il ministro Spadafora per dire che alla Asl regionale spetta l’ultima parola in fatto di vigilanza sulla salute pubblica, mentre alle autorità calcistiche compete l’applicazione dei regolamenti di propria competenza. Al di là dell’apparente “pilatismo”, le parole del ministro dello Sport potrebbero significare: 1)Che la Lega Calcio, secondo regolamento, darà la vittoria a tavolino alla Juventus per 3-0 e infliggerà al Napoli un punto di penalizzazione in classifica, 2)Che il Tar della Campania annullerà il provvedimento, riconoscendo la maggiore competenza della Asl regionale rispetto alle autorità sportive.

Se così fosse, il Campionato di calcio potrebbe già considerarsi concluso, perché si sarebbe creato il precedente per rinviare all’infinito le partite tra squadre che presentano anche due sole positività al Covid-19, come nel caso del Napoli (tante almeno ne presentava la squadra alla vigilia del match con la Juve). Del resto, già da fonti governative si parla di cambiare il protocollo esistente alla luce dell’aumentato numero di contagi. In merito alla vicenda, tuttavia, c’è ancora da osservare che la Asl della Campania – a quanto si dice – non avrebbe vietato ai giocatori del Napoli calcio di partire per Torino, ma ne avrebbe solo sconsigliato la partenza a fronte di una precisa richiesta della Società partenopea, tant’è che il giorno prima i giocatori della Salernitana, anche loro con due positività, si erano recati tranquillamente a Verona per disputare la partita del Campionato di Serie B contro il Chievo. Senza contare che sarebbe interessante sapere se nel nostro Paese un divieto regionale abbia il potere di bloccare un evento nazionale, anche alla luce del fatto che solo poche ore prima che si disputasse il match tra Juventus e Napoli, si erano giocate le partite Atalanta – Cagliari (con i bergamaschi che avevano un giocatore in isolamento per il contagio) e Milan – Spezia (con due giocatori del Milan in quarantena). In ogni caso,  se la notizia è vera – come sembra – e non siamo di fronte a un divieto della Asl regionale ma solo ad un “consiglio su richiesta”, il Tar non potrà intervenire e c’è il rischio che l’eventuale penalizzazione del Napoli calcio, stante il regolamento vigente, non possa essere cancellata .

Resta da chiedersi che interesse aveva la Società partenopea a non disputare la partita, oltretutto in un momento della stagione calcistica che sembrava più favorevole agli azzurri piuttosto che ai bianconeri. L’unica spiegazione possibile sembra legata a quanto accaduto dopo la vittoriosa partita per 6-0 del Napoli contro il Genoa, quando nel corso della settimana, a seguito dei ripetuti tamponi, è stata resa nota la progressiva positività sino a ben 22 genovesi, tra calciatori e accompagnatori, tant’è che in questo caso – come prevede il suddetto protocollo – la partita Genoa-Torino è stata giustamente rinviata. In tal caso, tuttavia, il comprensibile disagio della Società e dei calciatori napoletani – per l’eventualità di portare a Torino calciatori la cui positività non si era ancora manifestata – doveva essere fatto presente alla Lega Calcio. Diversamente, i malevoli potrebbero pensare che ci sia voluti uniformare al “giro di vite” della Regione Campania, la più sollecita e rigorosa da sempre nel dettare norme anticovid-19, ma attualmente anche la più colpita per numero di contagi.

 sergio magaldi


sabato 3 ottobre 2020

RIQUALIFICATO IL PARCO NEMORENSE DI ROMA?


  Dopo circa 9 mesi - giusto il tempo di una gestazione -  il Parco Nemorense o Virgiliano alla fine di luglio ha riaperto i suoi cancelli, mentre il bar all’interno del parco ha ripreso a funzionare solo da pochi giorni ma con prezzi di vendita al pubblico almeno raddoppiati. In un post dello scorso 25 novembre (il parco era stato chiuso già dal giorno 11), che invito a rileggere cliccando di seguito sul titolo: Roma capitale e il II Municipio chiudono il Parco Nemorense di Roma, ero stato facile profeta nel prevedere che i lavori non sarebbero terminati nei previsti 180 giorni (ancorché persino i lavori annunciati ne richiedessero molti di meno). Naturalmente il Coronavirus è l’alibi che ne giustifica la prolungata chiusura. 

La cerimonia di riapertura è avvenuta in pompa magna alla presenza della sindaca di Roma, Virginia Raggi. Nell’occasione, dopo aver fatto a lungo attendere i cittadini presenti per i suoi innumerevoli impegni a beneficio della popolazione romana, la sindaca ha detto tra l’altro:

 

«I lavori appena conclusi hanno permesso di riqualificare un’area verde molto frequentata da cittadini e residenti del quartiere migliorandone la fruibilità. Un restyling ampio, effettuato nel rispetto delle caratteristiche naturalistiche e dell’alto valore storico di questo luogo. Siamo felici di poter restituire ai cittadini questo spazio, ora molto più bello, vivibile e decoroso»

 

Chi abita nel quartiere Trieste e conosce bene il Parco Nemorense si è subito reso conto dell’entità dei lavori eseguiti: la copertura del calpestabile con ghiaia bianca piccola è stata fatta solo per circa il 50%, lasciando la restante parte facile preda del fango già alle prime piogge. E ciò è tanto più sorprendente perché si trattava di una superficie relativamente piccola da coprire, considerando le numerose aiuole e l’esiguità dell’area del parco nel suo complesso.

 

 

 



Quanto al muro che circonda le parti scoscese prospicienti la via Martignano, nella foto che segue si può vedere come tutto sia rimasto esattamente come prima

 

 






Rispetto alle altre opere annunciate si può osservare che la potatura e il taglio degli alberi fa parte della manutenzione ordinaria, il ripristino delle panchine era già stato fatto ad opera dell’associazione privata del parco e la ripulitura “una tantum” del laghetto, mostra già l’accumulo di foglie e terriccio sul fondo dell’acqua. Insomma, una “riqualificazione” costata ai contribuenti 470.000 euro che evidentemente non sono neanche bastati per coprire al 100% di ghiaia la superficie calpestabile del parco e a mettere in sicurezza il muretto che trattiene le parti scoscese del terreno lungo la via Martignano, dove ad un metro di distanza, lungo il marciapiede, sono parcheggiate le auto e dove transitano a piedi di continuo adolescenti usciti dal plesso scolastico Giuseppe Mazzini di piazza Volsinio, proprio di fronte al Parco Nemorense.


sergio magaldi

 



 


lunedì 28 settembre 2020

IL PUNTO SUL CAMPIONATO 2020-2021 (N°.1)


 

 

 Il Campionato di Serie A è appena ripartito e, mentre non è ancora terminata la campagna acquisti e cessioni, dopo due sole giornate si può osservare che la lotta per lo scudetto e per le posizioni utili per le coppe europee è già in corso. Napoli e Milan in vetta alla classifica con due vittorie, Lazio e Atalanta, entrambe con una vittoria, si sfideranno mercoledì prossimo nel recupero della prima giornata, l’Inter si appresta ad andare a punteggio pieno nel recupero contro il Benevento, dopo il “regalo” ricevuto da  Ceccherini (autogol che porta l’Inter sul 2-1), da Vlahovic che fallisce incredibilmente il 4-2 per la Fiorentina e soprattutto da Iachini che come di consueto fa uscire anticipatamente dal campo i suoi due giocatori migliori: Chiesa, seguito poco dopo da Ribéry, vero mattatore dell’incontro, nella vana speranza di conservare il vantaggio per 3-2, arroccandosi in difesa ma di fatto impedendosi le ripartenze e subendo di conseguenza l’assedio vincente dell’Inter.

 

Tutto ciò, mentre la Juve del “predestinato” si schiera con una formazione a dir poco incredibile, con Kulusevski terzino destro e Cuadrado terzino sinistro, uno schieramento bloccato con tanto spazio tra le linee dove si sono infilati i veloci cursori giallorossi. Con il nuovo acquisto Mckennie al centro del centrocampo che nella partita contro la Sampdoria (dopo la sconfitta con la Juve i blucerchiati hanno perso anche la successiva sfida in casa contro la matricola Benevento) era stato salutato come il nuovo Davids bianconero e che ieri sera ha sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare. Formazione ideata da Pirlo – è stato detto – per far posto al ritorno di Alvaro Morata che non ha quasi toccato palla.

 

Dopo averci a lungo pensato, infatti, la sostituzione di Higuain (che ha comportato per la Società una perdita secca di 20 milioni) è caduta sullo spagnolo dell’Atletico Madrid che era già stato a Torino nelle stagioni 2014-2015 e 2015-2016 segnando in campionato solo 8 goal nella prima e 7 nella seconda stagione, ma ben figurando in Champions con 7 reti complessive nei due anni. Era un Morata giovane che correva molto ma che non è mai stato una punta da infiltrare stabilmente nell’area di rigore avversaria, l’attaccante di cui avrebbe avuto bisogno la Juve di quest’anno. Inoltre, i “ritorni” non portano mai molta fortuna, naturalmente spero di sbagliarmi. Resta il fatto che senza il solito Ronaldo e senza i tre goal divorati dalla Roma, i bianconeri avrebbero registrato la prima sconfitta del Campionato già alla seconda giornata. E la prossima sfida non sarà uno scherzo: domenica arriva a Torino il Napoli, reduce dalla vittoria per 6-0 contro il Genova. Per la Juve non resta che sperare in Dybala e soprattutto che i nuovi esperimenti di Pirlo (intendiamoci: grande campione sul campo ma ignoto come allenatore) non facciano crollare già alla terza di campionato le ambizioni del popolo bianconero di fregiarsi del decimo scudetto consecutivo.

 

sergio magaldi 


venerdì 25 settembre 2020

C’ è una legge per tutti anche per la Chiesa di Roma


 

Esiste  una legge universale che indica al punto più alto di verità,  i  comportamenti nell’ambito del cosmo.

 

di Alberto Zei

 

In  natura

Si può immaginare che lo stesso Demiurgo dell’universo abbia inteso imporre alla sua opera una legge  che non è difficile intuire. Una delle sue sfaccettature è quella dello spazio esistenziale.  

Con questo concetto vogliamo  riferirci al fatto che ogni aggregazione di materia necessita del  proprio spazio dove si sviluppa la crescita, la vita, la sopravvivenza con la continuità della specie, fino alla morte.

Per dare maggiore  rappresentazione a questa legge, ricorriamo a qualche esempio nei regni della natura, ossia nel regno minerale, vegetale e animale per constatare quali sono le necessità del loro sviluppo, cioè del nutrimento di cui hanno bisogno.

 

Nei regni delle specie

I minerali si accrescono scegliendo tra i vari elementi che li circondano, quelli della loro specie con  i quali si aggregano e si accrescono secondo la cosiddetta “costanza degli angoli diedri”, ossia secondo le caratteristiche geometriche che sono proprie di ciascun minerale. Per questo provvedono autonomamente a crearsi un proprio spazio senza il quale la crescita non sarebbe possibile.

Nel regno vegetale si assiste ad un comportamento simile. La legge della sopravvivenza anche in questo caso non prescinde da quella superficie intorno alle piante che deve essere disponibile alla crescita e alla riproduzione. Un esempio per tutti: il pino. Nella pineta infatti, dove i pini convivono insieme,  nessuna vegetazione dovrà crescere nell’area occupata. Infatti il pino lascia cadere dalla chioma gli aghi che sono tossici per gli altri insediamenti vegetali;  in caso contrario,  è la stessa vita  compromessa,  come quando l’edera uccide il proprio albero ospite.

 

 


Nel regno animale, sia dei microrganismi che degli animali superiori, ci si attende qualche cambiamento. Ma anche qui la legge è la medesima. Le colonie batteriche si organizzano alla difesa attiva del terreno sul quale si insediano,  con la  consueta  “astuzia” della  difesa di gruppo.  Il  territorio è tipico delle varie specie, le quali occupano e si espandono dove trovano nutrimento. Per far questo incorrono spesso in conflitti nell’ area contesa, dove il sistema organico originario invaso  soccombe o reagisce riappropriandosi dello spazio perduto.

Sempre nel contesto animale, all’apice della catena evolutiva, esiste il genere umano dove vale la medesima legge intrinseca nel  DNA di ciascuno e che, tutto sommato, ha consentito di far evolvere l’Umanità dalle barbarie, attraverso il cammino della civiltà, nella prospettiva del benessere e della felicità individuale e collettiva.

 

La territorialità

Il territorio è  lo spazio  che consente alle specie viventi sulla Terra di sostenersi in collaborazione nell’ambito del proprio contesto,  secondo le insopprimibili leggi della natura.

Questo è dunque un imperativo categorico  per tutto ciò che esiste nell’universo. Si tratta di una  condizione di  compatibilità nel  medesimo ambito esistenziale  per assicurare  l’integrità collettiva del  sistema, in cui anche i  corpi celesti  sopravvivono,  occupando la propria orbita senza per questo mettere in  pericolo  lo spazio collettivo.

Lo stesso sistema solare è uno tra gli infiniti esempi di questo tipo  in cui  una decina di corpi  planetari maggiori e una  miriadi di altri più piccoli convivono armonicamente, ognuno nella propria orbita.

Qualcuno  alzando gli occhi al cielo per contemplare  il firmamento  che nelle notti stellate ispira poesia, potrebbe  pensare che se la legge cosmica sulla Terra è la medesima dell’ universo, allora non si spiega come là vi sia spazio per tutto ciò che esiste.

 

La legge dell’universo

Il concetto sarebbe giusto se così stessero  le cose. Ma l’universo è tutt’altro che pacifico. L’universo è violento ed  è  il luogo dove i corpi celesti, ossia, le stelle, i pianeti,  le galassie, gli  ammassi di galassie  nascono, vivono e muoiono anche precocemente  quando, per questioni di insufficiente spazio esistenziale, occupano a vicenda in modo distruttivo lo spazio di altri corpi.             

 

 


Si tratta  quindi,  della medesima legge  universale che vige sulla Terra dove, attraverso i tanti conflitti della storia,  si sono formate  le comunità demografiche del mondo, ossia gli Stati e le Nazioni; tutte con proprie organizzazioni che possono anche essere aiutate dalle altre per  progredire  in pacifica collaborazione, senza però occupare  lo spazio altrui.

Ma  la Città del Vaticano, forse per esercitare un dominio spirituale su quante più persone possibili tra gli oltre sette miliardi di individui che attualmente popolano il mondo, non tiene conto che anche per gli uomini vale la legge universale di cui sopra. Infatti, gettando di continuo “nuovi ponti” per favorire la cosiddetta accoglienza di massa, prepara un disastroso collasso generale, generato dal sovraffollamento dei territori.

 

Oltre se stessa

L’Umanità ha superato ormai quella soglia di timore reverenziale, che subordinava la sopravvivenza  per grazia ricevuta da altri uomini. Infatti, non è mai stato un risultato portatore  di  benessere elemosinare con continuità ciò che invece un territorio avrebbe potuto produrre in abbondanza e senza problemi. La responsabilità, certo, grava su chi avrebbe dovuto insegnare senza secondi fini a quelle popolazioni il da farsi. In tale caso, tuttavia, sarebbe venuto meno quello stato di sudditanza verso il vero potere che, chi lo detiene, non si lascia sfuggire.

Non è però in questo modo che, ora, quella parte di umanità, che pur non senza problemi è arrivata all’autosufficienza, debba lasciare impigrire l’intelligenza umana nel dare, nel dare e nel dare, non insegnando ai propri simili come provvedere a se stessi ed anche ad altri, in caso di improvviso bisogno.

Per quale malinteso tornaconto, a fronte degli aiuti ai bisognosi, resi tali dal divario culturale,  economico e sociale, generato da secoli di colonialismo, si è fatto ricorso ad una politica  dell’accoglienza indiscriminata? Nel nome di una nuova uguaglianza?

Ma di quale uguaglianza si tratta? Di quella che in nome di valori falsi ed ipocriti, si dovrebbe ottenere  con uno schiacciamento culturale e sociale indifferenziato verso il basso? Di quella che ripristina il traffico degli schiavi e la mercificazione umana?

 

Le vicissitudini  del bisogno

Le lobby del potere per ottenere questa sudditanza si avvalgono dello stato di necessità del prossimo, ostentando la loro pelosa generosità, soprattutto avvalendosi del  portafoglio altrui, come in Italia continuamente avviene, attraverso  pubblici appelli di ogni tipo.

Il sistema  attualmente adottato per meglio esercitare la sudditanza è innanzitutto quello di appiattire le attuali differenze socioculturali tra la gente; sistema che, a prescindere dai metodi usati, ricorda un po’ per analogia le vicende dei Khmer rossi in Cambogia (1975-1979) che, per mantenere il potere, considerarono dissidenti e che, come tali, eliminarono coloro che portavano gli occhiali, ritenendo che non servissero per coltivare la terra ma per cospirare contro il regime.

Ora più che mai si rende necessario  prendere coscienza  che soltanto  con l’ apprendimento e la conoscenza, utili alle comunità in cui ognuno opera,  tutti gli Uomini della Terra, “pari tra i pari” nei mestieri e nelle arti, potranno contribuire alla felicità esistenziale dell’umanità in questo piccolo, grande mondo.


martedì 22 settembre 2020

IL VOTO ITALIANO AI TEMPI DEL COVID-19


 

 Niente di nuovo sotto il sole. Tutto è andato come era facile prevedere secondo una lettura neppure complessa dei tempi che stiamo vivendo da un anno a questa parte: il Sì al taglio dei parlamentari vince con circa il 70% dei consensi e raggiunge le percentuali più alte nel Mezzogiorno dove è più forte – giusta o sbagliata che sia – la percezione di rappresentanti del popolo spesso assenteisti e che tutto fanno tranne che occuparsi dei propri rappresentati. E nelle elezioni regionali non c’è stato il 6-0 o il 5-1 del Centrodestra astutamente temuto e sbandierato dal PD e ingenuamente sostenuto dalla coppia Meloni-Salvini. Il pareggio per 3 a 3 (Toscana, Campania e Puglia ai candidati del PD; Veneto, Liguria e Marche al Centrodestra) segna così, dal punto di vista mediatico che fa opinione, la vittoria di Zingaretti e la sconfitta di Salvini, nonostante l’acquisizione di una regione in più (Marche) da parte del Centrodestra rispetto alle precedenti elezioni regionali.

Tutto si spiega a partire da un anno fa, quando il leader della Lega con motivazioni che parvero anche plausibili (l’impossibilità di realizzare le riforme per l’immobilismo dei Cinquestelle, l’ostilità dell’Europa ai piani di spesa e il malumore dei suoi) decise di gettare la spugna ritenendo possibile andare a nuove lezioni senza tener conto (quanto ingenuamente?!) del Capo dello Stato, della volontà di sopravvivere dei parlamentari Cinquestelle, della inaspettata e fortunosa opportunità per il PD di tornare al governo, sapendosi poco attrezzato per fare opposizione. L’ostentata ingenuità di Salvini nascondeva comunque la convinzione che un eventuale governo giallorosso poco avrebbe combinato e che la via delle elezioni sarebbe stata alla fine l’unica soluzione possibile per il Paese. È a questo punto che entra in scena il Covid-19 e che si allargano di necessità i cordoni della borsa dell’Unione Europea. Tutta la strategia del leader leghista ne risulta sconvolta: i Cinquestelle ad un passo dall’estinzione si riprendono grazie alle trasfusioni di Conte e preparano l’arma del taglio dei parlamentari con cui sopravvivere e addirittura gridare vittoria, come ieri ha fatto Di Maio; il PD boccheggiante dopo le elezioni politiche si rianima e si ricompatta nell’alleanza Zingaretti-Renzi-Franceschini; Fratelli d’Italia cresce del 50% grazie ai delusi della Lega e ai fuoriusciti di Berlusconi; l’opinione pubblica terrorizzata dal virus si rifugia sotto l’ala di un governo e di un Presidente del Consiglio che si auto-elogia di continuo in TV per come combatte la battaglia contro la pandemia e un’altra convinzione si fa strada presto fra la gente: l’Europa finalmente si dimostra madre e non matrigna mettendoci a disposizione centinaia di miliardi e tutto questo per merito del governo, anzi di Conte, anzi del PD. Ed ecco arrivare “il compagno Boh”, quel Nicola Zingaretti cresciuto alla scuola di un partito vero, maestro nell’arte di temporeggiare ma anche di tessere la tela delle strategie e delle alleanze. Il segretario del PD conosce i suoi: sa che le figure più illustri del passato e del presente del suo partito sono le vestali della democrazia rappresentativa e che voteranno No al taglio dei parlamentari, ma sa che il governo ha bisogno del Sì per sopravvivere e che comunque il Sì stravincerà e allora dice ufficialmente Sì solo negli ultimi giorni e gli elettori del suo partito, se non i dirigenti, lo seguono, mentre continua a tessere la rete delle alleanze che lo inducono a sostenere che il PD è forse già il primo partito del Paese.

Dal canto suo, il Centrodestra cerca ora di usare il voto referendario, che modifica almeno quantitativamente la nostra Istituzione più importante (riducendo il numero dei parlamentari da 945 a 600), per chiedere lo scioglimento anticipato delle Camere e le sempre auspicate elezioni politiche, nella convinzione di essere ancora maggioranza nel Paese. Attenzione, però, perché non tener conto dei timori dei cittadini, d’après il Coronavirus, potrebbe rivelarsi un boomerang per i partiti del Centrodestra. E, ad ogni modo, è poco probabile che Zingaretti si lasci illudere dalla sirena elettorale rischiando di togliere al suo partito l’opportunità di gestire gli ingenti prestiti europei. Quanto a Salvini, al quale va riconosciuto in ogni caso il merito di aver portato la Lega dal 4 a oltre il 30% dei consensi, consiglierei di rivedere la strategia di un’alleanza strettissima con Fratelli d’Italia e Forza Italia che ha significato: 1) rinunciare a quella relativa autonomia dal Centrodestra che gli aveva fatto toccare percentuali persino del 35% 2) registrare un travaso di voti a favore di Fratelli d’Italia 3) assistere alla manovre non sempre limpide dei superstiti di Berlusconi, ora disponibili per un’alleanza di centrodestra, ora adescabili, come per il passato, a supportare un governo di cosiddetto centrosinistra.

 sergio magaldi


mercoledì 16 settembre 2020

GLENN COOPER E LA PANDEMIA



 

In epoca di coronavirus è abbastanza scontato tornare alla letteratura classica sulle epidemie: “Il Decamerone” di Boccaccio, “I Promessi Sposi” di Manzoni, “La Peste” di Camus, “Cecità” di Saramago, “Contagion” di Steven Soderbergh, solo per citare alcuni dei romanzi più noti, hanno conosciuto una nuova primavera, proprio mentre, non ancora usciti dall’inverno, siamo stati costretti dal lockdown a restarcene a casa per gran parte della bella stagione. Non stupisce, dunque, che si vada diffondendo, oltre che una ricca saggistica, anche una narrativa che faccia del covid-19 lo scenario di riferimento o che prendendo spunto dalla pandemia tuttora in corso finisca con l’alimentare le nostre paure, senza neppure più il filtro della fantasia ma con fondate ipotesi di realtà. Così, Glenn Cooper nel suo nuovo romanzo CLEAN Tabula rasa ci racconta come possa nascere e diffondersi un virus con conseguenze drammatiche per l’intera umanità. Nell’edizione italiana, il libro è dedicato al dottor Roberto Stella di Busto Arsizio che ha perso la vita combattendo contro il coronavirus.

Il professor Roger Steadman, uno dei cosiddetti baroni del Baltimore Medical Center, sperimenta una terapia genica a base di un composto terapeutico e un vettore virale, su un’anziana donna giapponese malata di Alzheimer. Mentre è sottoposta al trattamento, la paziente è isolata, ma un’infermiera incauta lascia entrare il nipote nella stanza dove la donna è ricoverata in isolamento:

Lui si chinò su di lei e la baciò sulla fronte: quando lo fece, tossì di nuovo. «Scusa.» Si rimise la mascherina.

Le goccioline di saliva fuoriuscite dalla bocca di Ken si muovevano a una velocità di quindici metri al secondo, una nebbiolina lievissima che coprì le palpebre della donna. Le particelle del virus che lui aveva portato con sé dal Giappone si posarono sulla congiuntiva, rosa e scintillante. E prima che lui avesse lasciato la stanza, erano già entrate nel flusso sanguigno.

La mattina dopo, il virus del nipote aveva sopraffatto le difese immunitarie della donna, superando la barriera emato-encefalica. All’interno del suo cervello, milioni di particelle virali infettarono milioni di neuroni, e alcuni di loro entrarono in contatto col virus iniettato per la terapia genica. Quando s’incontrarono, i due virus si avvinghiarono l’uno all’altro, come fossero incollati. E fusero le loro membrane. Subito, il loro materiale genetico iniziò a combinarsi

Dal loro incontro nacque un nuovo virus, ancora senza nome”. [op.cit., pp.15-16]

Chi è infettato dal nuovo virus – e presto i contagiati si contano a milioni in tutto il mondo – è privato completamente della memoria del passato e il suo comportamento è dettato unicamente dagli istinti basici: fame, sete, sesso e aggressività. Il malato non ha un codice etico e cadrà presto vittima della morale di chi, rimasto sano, se ne servirà per operazioni di dominio e di potere. Così, mentre il dottor Jamie Abbott, specialista in Biologia Molecolare e Neuroscienze Cognitive, percorre l’America da Boston a Indianapolis nel tentativo di mettere a punto un vaccino per fermare la pandemia che sta per fare della civiltà una tabula rasa, ovunque nel Paese domina l’anarchia: ammalati e decaduti il Presidente e il Vicepresidente, sospeso a tempo indeterminato il Congresso, venuto meno un sistema giudiziario funzionante, chiusi i negozi, cessati del tutto i servizi sociali, non resta che la lotta per sopravvivere. Una sorta di inferno, simile a quello descritto da Cooper nel primo volume della trilogia dei Dannati [leggi il post DANNATI. Il male non muore mai… di Glenn Cooper, cliccando sul titolo].

In questo clima di violenza e di sopraffazione Jamie fa purtroppo la conoscenza di due personaggi emblematici: l’uno, Edison che ha costituito un esercito di infetti pronti al suo comando a uccidere e derubare, l’altro, Holland che insieme alla moglie vagheggia una nuova società: «Il punto – sostiene Holland – è che esiste una filosofia morale basata sugli insegnamenti giudaico-cristiani, e noi ci siamo resi conto che potevamo usarla come nuovo programma di studi, un nuovo software per riprogrammare la tabula rasa che sono le loro menti. Avremmo insegnato le nozioni di bene e di male, di giusto e sbagliato, di peccato e salvezza.» [pp.484-485]

Nella finzione romanzesca, Glenn Cooper è andato ben al di là dei pur giustificati timori che sembrano scuotere almeno una parte dell’opinione pubblica mondiale ancora alla prese con il coronavirus e di cui Robert Kennedy Junior s’è fatto portavoce nel recente discorso di Berlino:  «I governi amano le pandemie per lo stesso motivo per cui amano la guerra, perché permettono loro di imporre un controllo della popolazione che in altre circostanze non sarebbero mai permesse […] importati persone come Bill Gates ed Anthony Fauci hanno pianificato questa pandemia da decenni […] ». Vero o non vero l’assunto è nel romanzo di Cooper paradossalmente rovesciato: la pandemia ha distrutto ogni forma di potere legale e senza un rimedio, cioè senza un vaccino efficace, della civiltà non resterà che tabula rasa e l’avvento dell’homo homini lupus presto sarà realtà. Due facce della stessa medaglia, in fondo, perché entrambe ci invitano a riflettere sulla natura del potere e sulle modalità di controllo delle coscienze.

 sergio magaldi