giovedì 13 settembre 2018

NOTE SULLA QABBALAH: parte XV, i recipienti di luce



SEGUE DA:



NOTE SULLA QABBALAH: parte I, la teurgia  (clicca sul titolo per leggere)


NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo per leggere)

NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)




(clicca sul titolo per leggere)









Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew




 Nell’evolversi degli studi di Qabbalah, le Sephiroth diventano sempre più veri e propri recipienti di luce e ogni recipiente o vaso o Kli, che è anche uno dei 72 nomi di Dio, permette le visioni dello spirito. Il valore numerico di Kli è infatti 60:  y l k   [20+30+10], come h z j m  [40+8+7+5] Machazeh, visione, e contiene la luce divina che si trasmette di Sephirah in Sephirah e in ciascuno dei quattro mondi, secondo una digressione di velato sapore gnostico: Atzilut o mondo dell’emanazione [dopo il restringimento operato con lo Tzimtzum], che si identifica con lo stesso Emanatore attraverso l’archetipo dei Partzufim, Briah o mondo della creazione dal nulla [“yesh mi Ayn”], dove trova posto il Trono di Gloria [“kissè ha-Cavod”], Yetzirah o mondo della formazione di qualcosa da qualcosa di altro che già esiste [“yesh mi-yesh”], popolato di angeli e dove è già presente il principio del male, Assiah o mondo del fare che corrisponde al nostro universo e dove il male e il bene si mescolano tra di loro e si bilanciano.

 I cosiddetti quattro mondi si possono vedere in analogia con le quattro lettere del Tetragramma, dove lo Yud rappresenta il momento emanativo, la prima He quello creativo, la Waw quello formativo e la seconda He l’atto terminale della manifestazione divina. Altrimenti detto, la luce delle tre Sephiroth superne fu troppo intensa per  essere assorbita dalle Sephiroth cosiddette emotive, determinando la rottura dei vasi [shevirah] e il permanere in basso dei loro frammenti, che sono dunque la vera ragione della presenza del male nel mondo. L’azione di tiqqun diventa così il compito e il fine autentico di ogni essere umano: riportare in alto le scintille della luce divina - quasi fossero gocce d’olio rimaste attaccate ai frammenti dei vasi - determinando infine la riparazione, la redenzione e la restaurazione dell’ordine cosmico stabilito originariamente da Dio.

 La Qabbalah di Luria spiega tecnicamente, per così dire, la presenza del male nel nostro mondo, facendola derivare dalla shevirah o “rottura dei vasi”, ma evita di entrare nel merito della teodicea, laddove teologi, filosofi, rabbini e cabbalisti hanno versato fiumi di inchiostro nel tentativo di giustificare la bontà e l’onnipotenza divina con la presenza del male nell’universo. Tante le spiegazioni: dal peccato originale alla sua necessità per la libertà dell’uomo, dalla frattura e/o dall’oblio del vero nome di Dio, alle scorze emanate dal cosiddetto “albero esterno” e sino alla rottura dei vasi, ma ciò che non è stato chiarito è perché il progetto divino del mondo si riveli ad un certo punto così difettoso da determinare eventi drammatici e imprevisti sia nei mondi superni sia nel mondo degli uomini, e soprattutto perché Dio rimanga così spesso spettatore impassibile di fronte al male e alle ingiustizie.

[S E G U E ]

sergio magaldi

venerdì 31 agosto 2018

NOTE SULLA QABBALAH: parte XIV, creazione o esistenza "ab aeterno" del mondo?





SEGUE DA:




NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo per leggere)

NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)










Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew


CREAZIONE O ESISTENZA ab aeterno  DEL MONDO?

 Se il male entrò nel nostro universo, spiega lo Zohar, fu proprio a causa di questi mondi distrutti e non bilanciati, [perché emanati solo dal lato sinistro dell’albero] di cui è ancora rimasta traccia. È questa la cosiddetta corteccia [qliphah] dell’albero dell’emanazione  e questi gusci o scorze [qliphoth] si trasformano nel regno del male fisico, morale e metafisico senza tuttavia formare una realtà assoluta ma soltanto relativa. Questa concezione presente nello Zohar, anche con diverse accentuazioni, è già alla base della qabbalah luriana e delle sue più importanti dottrine, quali lo tzimtzum o “contrazione”, la shevirah o “rottura dei vasi”, il tiqqun o “restaurazione”.

 L’esilio di Safed, dopo l’espulsione degli ebrei dalla Spagna, determinò un clima di grande spiritualità tra gli studiosi di Qabbalah, con l’intensificarsi della diffusione dello Zohar e in particolare con la riflessione sul tema della creazione, sul male, sulla restaurazione dell’ordine divino che la colpa di Adamo e la contemporanea emanazione dal lato sinistro dell’albero sephirotico avevano contribuito ad esiliare dal mondo.  Yitzhak Luria [1534-1572], che insieme a Mosheh Cordovero [1522-1570] fu tra i più noti cabbalisti di Safed, tornò su un tema che aveva a lungo occupato la speculazione della Qabbalah storica e che riguardava i primi versetti del Bereshit e la questione sulla quale, prima ancora dei cabbalisti provenzali e sefarditi, si era a lungo intrattenuto Maimonide (1135-1168),[1] rivendicando la creazione ex nihilo in polemica con Aristotele che aveva sostenuto l’esistenza ab aeterno del mondo.[2] Luria, per la verità, lo fa alla sua maniera, senza intervenire nella polemica, ma introducendo un concetto che avrà molta fortuna nella Qabbalah. La creazione – a suo giudizio – non rappresentò l’ingresso di Dio nel mondo ma esattamente il suo contrario, con una contrazione [Tzimtzum] che lasciava libero un punto di sé come Totalità e che da quel momento sarebbe divenuto l’universo abitato. L’esigenza di Luria consisteva nel conciliare l’infinito col finito e implicitamente spegneva ogni polemica circa una creazione ex nihilo o ab aeterno, in quanto, se per un verso lo spazio-tempo lasciato libero era ciò che prima non esisteva, e dunque  in un certo senso è generato ex nihilo, per altro verso quello stesso punto è l’infinito esistente ab aeterno, divenuto altro da sé. Per quanto finito, infatti, l’universo generatosi da quel punto reca in sé la primitiva luce divina che in cerchi concentrici si va diffondendo nella manifestazione.




[1] Mosheh  Maimonide,  cordovese, medico e filosofo di grande fama. La sua maggiore opera è La Guida degli smarriti, terminata di scrivere in arabo nel 1190 e tradotta in ebraico nel 1204. La sua vasta opera è in realtà l’interpretazione della legge ebraica (Halakhah) e dei fondamentali concetti biblici secondo il metodo aristotelico, anche se egli non concorda con Aristotele circa l’esistenza ab aeterno del mondo. Nella maggior parte dei casi –dice Maimonide- non c’è contraddizione tra fede e ragione, in altri casi anche se la ragione non è in grado di provare alcune verità di fede, può almeno provare l’infondatezza delle tesi opposte. “Io credo –dice Maimonide- (Guida, I, 71) che il vero metodo che elimina il dubbio consiste nello stabilire l’esistenza di Dio, la sua unità e la sua incorporeità coi procedimenti dei filosofi, procedimenti fondati sull’eternità del mondo. Ciò non perché io creda all’eternità del mondo o faccia a questo proposito qualche concessione; ma perché soltanto con questo metodo la dimostrazione diventa sicura e si ottiene certezza su tre punti: 1) che Dio esiste 2) che è uno 3) che è incorporeo, senza che importi decidere nulla rispetto al mondo cioè se esso sia eterno o creato…” Più avanti, tuttavia (Guida II, 19), Maimonide nega la necessità dell’Essere e dunque l’eternità del mondo dicendo che il mondo avrebbe potuto essere diverso da quello che è e se, dunque, è quello che è, ciò è dovuto ad una libera scelta di Dio, una scelta creatrice:“Se al di sotto della sfera celeste vi è tanta disparità di cose, nonostante la materia sia una, tu puoi dire che tale disparità è dovuta all’influenza delle sfere celesti e alle posizioni differenti che la materia assume di fronte ad esse, come ha insegnato Aristotele. Ma la diversità che esiste tra le sfere stesse, chi ha potuto determinarla, se non Dio?(…) Dio ha determinato la direzione e la rapidità del movimento di ciascuna sfera, ma noi ignoriamo il modo in cui, nella sua saggezza egli ha effettuata la cosa”.

[2]Si è osservato da più parti che “barà”, tradotto quasi sempre nel primo versetto del Genesi con “creò”, nei testi preesilici dell’Antico Testamento si riferisce al gesto di operare qualcosa di straordinario a partire da qualcosa che già c’è. In Ancient Hebrew Research Center è presente un articolo di Jeff Barner nel quale si sostiene che il termine “barà” non significa “creò”, ma “riempì”, nel senso che in principio Dio riempie di vita il cielo e la terra. Avraham Israel, biblista ed esperto di ebraismo, sostiene il medesimo concetto [cioè che Dio non creò], ma attribuisce a “barà” il significato di dividere, separare, per cui il primo versetto va così riscritto: “In principio Elohim separò il cielo e la terra”. Egli indica alcuni versetti biblici [soprattutto Genesi] in cui “barà” è utilizzato con questo stesso significato:

Il Cielo e la Terra (Gen 1:1) בראשית ברא אלהים את השמים ואת הארץ

I grandi rettili/dinosauri (Gen 1:21) ויברא אלהים את התנינם הגדלים

L'uomo (Gen 1:27) ויברא אלהים את האדם

Il sesso (Gen 1:27) זכר ונקבה ברא אתם
    
    I corpi celesti (Isaia 40:26) מי ברא אלה המוציא במספר צבאם



 [ S E G U E ]

sergio magaldi

lunedì 20 agosto 2018

SHEKINAH nel romanzo L'AMORE CONSAPEVOLE




 Con Shekinah si fa riferimento alla presenza divina nel mondo. L’infinita lontananza tra l’uomo e Dio della religione ebraica, e quella tra gli esseri umani ed Ein Soph Aur della Qabbalah, giustificano la presenza di un concetto – meglio sarebbe dire di una intuizione e/o di una emozione fondamentale – capace di mediare il rapporto tra il relativo e l’assoluto. Così per esempio nel romanzo L’amore consapevole:

p.32
Stolto è l’uomo che non vede la Shekinah
quando si unisce alla sua donna! Anche se il seme gli
genera figli, la sua goccia sarà stata sparsa per niente, egli
sarà più lontano dal regno dei cieli e noi con lui! [Lettera
sulla Santità, cap. II]. Ma per colui che la guarda in viso
[la Shekinah], e per noi tutti, sarà come se Terra e Cielo
si unissero e l’uomo e la donna saranno santi perché il Padre
è Santo [Levitico, 20,26; Lettera sulla Santità, cap. I].


Per quanto la Shekinah si leghi in modo indissolubile con Israele e con il suo Dio, può ben dirsi universale in quanto manifesta l’anelito umano verso la trascendenza. Così, ogni comportamento come del resto ogni sentimento – l’amore in particolare – può essere concepito come fine a se stesso o come altro da sé, più precisamente come un tentativo di cogliere l’assoluto nella manifestazione. Da questo punto di vista la Shekinah sembra comprendere insieme il concetto cristiano di Grazia e quello di Illuminazione che caratterizza un po’ tutte le tradizioni orientali. Così in L’amore consapevole:

p.111
Cosa lo turba veramente?
Sa che Shekinah è la presenza di Dio nel mondo, l’unico collegamento capace di accorciare l’infinita distanza tra l’uomo e
il suo creatore, il simbolo della figura femminile che dall’Alto
intercede per l’uomo. L’archetipo celeste ha il suo corrispettivo
terrestre nell’amore e il direttore coltiva l’illusione che la
Shekinah che gli invia i messaggi sia una donna e che sia sincera.
Una voce, un volto, un corpo che lo avvicini all’Assoluto.
Ma qualcosa nella coscienza lo agita, e non è tanto l’impossibilità di conoscere la vera identità della donna che continua a inviargli messaggi, neppure è l’alone di sacralità che circonda la creatura che Dio ha scelto per l’uomo.


Di peculiare, tuttavia, la Shekinah tende sempre più ad assumere immagini terrene e/o antropomorfiche e, per strano paradosso, questo proprio all’interno di una tradizione che esclude categoricamente ogni rappresentazione del divino. Ciò è vero non soltanto nella Qabbalah – dove Shekinah è spesso identificata con la Sephirah Malkhut [ il Regno, la Terra] – ma persino nei testi della tradizione rabbinica dove si parla “dell’incontro dei singoli con il volto della Shekinah”. E sebbene questo volto non possa essere rappresentato, né la luce emanata sostenuta da occhio umano, la percezione di Shekinah si viene sempre più delineando in forme umane femminili, capaci di intercedere tra Dio e l’uomo, proprio come è detto in L’amore consapevole:

p.73
Caro direttore, vedo bene che mi dai la caccia, ma io non sono
nessuna delle donne che frequenti abitualmente. Perché mi fai
questo? Perché non ti avvicini a me lieto e paziente, facendo
volentieri quello che ti chiedo? Ti agiti e sei in preda all’angoscia nel desiderio di dare un volto alla tua Shekinah, avido di possedere il suo corpo, di trattenere il suo spirito. Io sono già tua, né mai potrò essere di altri

p.196
Ben‘Azzay guardò e morì. Contemplò il volto raggiante della
Shekinah, come un uomo debole di vista che contempla direttamente
la piena luce del sole e i suoi occhi si offuscano, tanto da
essere accecati dall’intensità della luce che si effonde su di lui.

p.282
In particolare quando lo sentì affermare che la donna nei romanzi
di Kafka ha l’insostituibile funzione di Aiuto, cosi come
la Shekinah nella tradizione ebraica si pone come la figura
femminile che dall’Alto intercede per l’uomo.

Oppure come scrive Virginia in una lettera dello stesso romanzo:

p.327
“(…)ricordi quando mi parlavi di Kafka e della Shekinah e poi,
quando hai cominciato a studiare il tedesco, la frase che ripetevi
spesso? Io me l’ero appuntata sul diario che allora tenevo e che
ancora conservo: “Das Ewig-Weibliche, Zieht uns hinau”, forse
perché speravo davvero di essere per te “L’eterno femminino che
ci attira in alto”, proprio come dice Göethe. Allora però non facevi sul serio… c’era tanto scetticismo nel tuo sguardo quando
pronunciavi quella frase e io vi leggevo solo il gusto di una bella citazione! Oggi si direbbe che tu la prenda sul serio, che credi davvero nell’esistenza di una donna che somigli a Shekinah (…)”.

 La rappresentazione antropomorfica della Shekinah è anche alimentata dallo sdoppiamento che il suo concetto assume nello Zohar: da una parte la Shekinah superiore identificata con la Sephirah Binah, dall’altra quella inferiore rappresentata da Malkhut, nonché dal suo carattere unitivo e insieme conoscitivo che l’avvicina a Da’at-Consapevolezza che, senza essere una Sephirah, si trova sull’Albero della vita celata tra le Sephirot Binah e Hokmah. Così in L’amore consapevole:

p.68
Gli tornò in mente Il Vangelo di Lazzaro. Anche
Yeshu aveva praticato l’alchimia, quella egizia di Ermete
Trismegisto, al tempo in cui frequentava ad Alessandria
la comunità di Apollodoro. E anche dopo, in Israele,
con le sorelle della propria comunità, almeno a giudicare
dalle parole di Salomé: “Chi sei veramente tu che hai preso
posto nel mio giaciglio?…”. Finché non aveva incontrato lei,
Myriam o Maddalena, la sua Shekinah, e con lei era diventato
uno.

p.194
un’angoscia sottile e densa come nebbia lo pervade di giorno e di
notte, nell’impossibilità di dare un volto alla fidanzata informatica che lo sollecita di continuo a fare anima. Lei conosce
le sue azioni, ne indovina i pensieri più reconditi, parendo
cosi poco una creatura terrestre, e sempre più somigliando
al suo modello celeste: la Shekinah divina, senza la
cui presenza il mondo è una landa desolata e sanguinante.

p.203
Shekinah conosce i suoi pensieri e le sue azioni. Lo blandisce, lo rimprovera,lo eccita. Lo fa vergognare delle proprie debolezze
e lo consola. Ormai confida unicamente in lei e non pensa
più che si tratti di una burla. Di tanto in tanto si chiede:
come fa a sapere? E la risposta non e più il tentativo di scoprire
quale donna tra quelle di cui si circonda si nasconda
dietro Shekinah. Sa che nessuna donna di carne e sangue
conosce il suo animo come a lei è concesso.

p.206
La luce di Shekinah annientò Ben‘Azzay ed egli la contemplò
per il suo desiderio di unirsi a lei e goderne senza fine. Dopo essersi unito a lei, Ben‘Azzay non volle più separarsi da quell’irradiazione dolce e rimase immerso e occultato entro di lei. La sua anima fu incoronata e adornata da quella stessa irradiazione, da quello splendore che nessun uomo può raggiungere senza poi morire, com’è scritto in Esodo 33,20: “Perché nessun uomo Mi vedrà e vivrà”…

 La Shekinah ha, per così dire, anche una funzione “morale e didascalica” che dispensa premi e castighi: la sua presenza rende fruttuose le azioni degli esseri umani e, in particolare, felice l’unione sessuale, la sua assenza produce inevitabilmente il contrario. Così nel romanzo:

pp.41-42
“Nel possedere una donna – e scritto nella Lettera sulla Santità – non farlo contro la volontà di lei, e non usarle violenza, giacché
se l’unione carnale avviene senza tanta passione, senza amore né desiderio, la Shekinah non vi assiste…”.

p.208 
Dell’amore consapevole la Shekinah era la fonte, la fanciulla
che intercedeva dall’Alto per portare agli uomini la buona novella: un modo diverso di intendere e di fare l’amore
che avrebbe d’ora in avanti rivoluzionato la relazione
uomo-donna e la stessa convivenza umana.

pp.204-205
dopo l’ultimo breve Avvertimento di Azrael che,
nell’occasione, aveva utilizzato le parole di Dio contenute
nel I libro dello Zohar:
“IO UCCIDO CON LA MIA SHEKINAH CHI E’
COLPEVOLE E FACCIO VIVERE INVECE CHI LO MERITA"













sabato 18 agosto 2018

CALCIO IN TV E MISTIFICAZIONI




 Tra poche ore inizia il campionato di calcio con Chievo-Juventus e, a seguire, con Lazio-Napoli, ma per chi acquista il calcio in TV – si limitano a sottolineare i media – molte sono “le novità”. Più che di novità si tratta di un “piano” incredibile che sembra studiato a danno dei consumatori. L’anno passato, infatti, Sky trasmetteva in TV, via satellite, tutte le partite della Serie A, mentre l’abbonato a Mediaset Premium poteva vedere le partite delle squadre più “importanti” e senza parabola: Juve, Napoli, Roma, Inter, Lazio, Milan, Fiorentina e molte altre. Quest’anno, Mediaset Premium rinuncia a trasmettere il pallone e la Lega Calciosenza che nessuna autorità governativa intervenga a difesa del cittadino consumatore per chiarire come realmente stiano le cose – dà "lezioni di libero mercato", impedendo che una sola azienda abbia il monopolio delle trasmissioni calcistiche. 

 Il “piano” a danno dei consumatori prende vita a giugno con i mondiali di calcio che Mediaset annuncia trionfalmente di trasmettere in esclusiva e in chiaro! La Rai-TV si fa da parte, con la scusa che l’Italia non si è qualificata per la fase finale di Russia e comunque già paga degli abbonamenti “forzosi” alla televisione di Stato, voluti da Renzi per chiunque disponga in casa di energia elettrica! Sky concede a Mediaset l’esclusiva della prestigiosa rassegna mondiale del calcio e la grossa fetta di pubblicità che ne deriva, ma in cambio si appresta a moltiplicare il numero dei suoi abbonati, entrando parzialmente nel digitale. Cosa accade infatti subito dopo i mondiali? Gli abbonati di Mediaset Premium recedono legalmente e in massa dal contratto per aderire al pacchetto offerto da Sky che comprende, senza neppure bisogno di cambiare tessera, la visione digitale in Tv di Sky Sport, Sky Calcio e di Cinema e serie TV di Premium, sui quali ultimi – è lecito presumere – anche Mediaset Premium parteciperà degli utili. Intanto, naturalmente, il prezzo lievita: rispetto all’anno precedente, con un minor numero di canali cinema e meno partite di calcio di serie A da vedere, passando da Mediaset Premium a Sky, il costo della tessera per usufruire della TV digitale aumenta di circa il 30%. Con la scusa di evitare il monopolio, infatti, è entrata in scena una nuova (almeno per l’Italia) azienda, DAZN, che trasmette – si badi bene non sulla TV satellitare o digitale ma su streaming – le partite non acquistate da Sky. Un ottimo affare per tutti: Sky offre il 30% delle partite che non trasmette ad un prezzo speciale DAZN, e Mediaset Premium, sperando di trattenere qualcuno dei suoi ex abbonati, aggiunge al proprio pacchetto cinema le stesse 3 partite settimanali DAZN che, naturalmente, si possono vedere su internet o su altre piattaforme ma non in TV. Un bell’accordo non c’è che dire! Dal quale Sky, Mediaset Premium e Dazn traggono cospicui vantaggi a tutto danno dei consumatori, con in più la considerazione non banale che il 30% del campionato italiano non sarà accessibile sulle TV a pagamento. La Lega Calcio gode di autonomia, benissimo! Ma il calcio è lo sport nazionale di tutti gli italiani, è possibile che il “governo del cambiamento” non abbia nulla da dire in proposito?! La cosa non sorprende né molto né poco, qualcosa di simile è già avvenuto per i cellulari: tempo fa l’autority intervenne per ripristinare il prelievo mensile impedendo quello basato sulle 4 settimane, deciso unilateralmente dalle aziende telefoniche. Risultato? Ripristino del prelievo mensile ma aumento immediato delle tariffe, al quale [Vodafone e altri], farà seguito un secondo aumento dal 3 settembre prossimo. Evviva il libero mercato all’italiana!


sergio magaldi     


venerdì 10 agosto 2018

NOTE SULLA QABBALAH: parte XIII, natura dell’Uno e delle Sephirot





 SEGUE DA:




NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo perleggere)
NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)








Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew


NATURA DELL’UNO E DELLE SEPHIROT

Altrove, Recanati vede nelle sephiroth altrettanti “specchi” che via via degradano dalla luce suprema sino a Malkut, definita “specchio opaco” perché è la più distante “dalla grande fonte” e racchiude in sé “gocce di oscurità” che manifestano “l’attributo del rigore” [Ibid.]. Ormai, come si vede, le sephiroth sono diventate altro da quello che erano nel Sepher Yetzirah: 1) Non si identificano con l’Uno, ma partecipano della sua stessa natura e sono da lui emanate. 2) Sono ordinate in modo gerarchico. 3) La decima sephirah, ormai lontana dalla luce primordiale, lascia intravedere “gocce di oscurità” che preludono al male e al rigore.

 Riferendosi alle sephiroth, lo Zohar le definisce spesso come sitrin (aspetti) o come levushim (vesti) di Dio. In un brano del Tikunei ha-Zohar è detto tra l’altro: “Ti nascondi in esse, e fin quando rimani in esse, il loro equilibrio non ha modificazione, chiunque separi una di queste dieci dall’altra, sarà come se dividesse la tua Unità […] Hai preparato per loro delle vesti che servono alla anime umane […] tutte queste cose (sono dette da Te) per fare conoscere all’uomo la tua forza e la tua onnipotenza, per mostrare come l’universo è governato tramite il Rigore (din) e la Misericordia (rachamim), che sono la giustizia (zedeq) ed il diritto (mishpat), secondo le azioni degli uomini. Insomma, nella letteratura zoharica, le sephiroth, da forme pure trascendentali che erano nel Sepher Yetzirah, si sono trasformate in strumenti e/o contenitori dove la luce è sempre la stessa, ma riflessa in modo diverso e dove la loro collocazione sull’Albero dell’emanazione si dispone in una destra, un centro e  una sinistra. Di qui, l’apparizione di  nuovi concetti quali: l’emanazione delle forze del male dalla colonna di sinistra, l’assimilazione dell’intero albero con il corpo umano dove si fronteggiano le energie maschili e femminili, e l’equilibrio della bilancia [matkela] tra queste  due forze  come elemento imprescindibile per la sopravvivenza dell’universo che diversamente non potrebbe sussistere, come dimostra la caduta dei mondi precedenti: i sette re di Edom che perirono tutti perché non conobbero la femmina, mentre solo l’ottavo, che prese moglie, sopravvisse. Ai passi di Genesi 36,31-39 e di I Cronache1,43-50, si richiamano espressamente tre dei cosiddetti “capitoli parassiti” dello Zohar: Aesh mezareph [capitoli I e VII],  Siphra de-Ẓeni’uta o Libro del Mistero Nascosto [all’inizio del I capitolo] e  Idra Rabba Qadusha [Maggiore Santa Assemblea], capitolo XXVI, paragrafi da 513 a 535.

 Si è già vista, a proposito del Cantico dei Cantici  e di alcuni passi dello Zohar, l’importanza dell’unione dell’uomo e della donna per cogliere l’Uno nella sola forma possibile che è quella dell’unificato, emerge ora l’esigenza, perché l’universo possa sussistere, di un universo bilanciato tra il principio maschile e quello femminile, tant’è che nel Genesi, che è la narrazione di un mondo finalmente equilibrato, è detto che Dio creò l'uomo a propria immagine e somiglianza e che lo creò maschio e femmina (Genesi, I:26-27). Questi due versetti hanno spesso generato l’equivoco di un Grande Androgino primordiale dotato insieme della capacità di generare [principio femminile] e di fecondare [principio maschile]. L’esigenza di conciliare i due princìpi conduce numerose tradizioni ad assumere una concezione di tal genere, anche se la tradizione egizia e la maggior parte delle tradizioni orientali, eliminando il ruolo determinante della vagina e dell'utero fanno nascere tutto da un gesto solitario del Dio primordiale. Ciò non esclude, d'altra parte, la presenza nel pantheon egizio di divinità androgine. Una è Hapi, dio del Nilo, le cui acque celano il fuoco fecondatore, raffigurato come un uomo pingue e dotato di mammelle; l'altra è Mut, grande madre, dotata insieme di organi sessuali maschili e femminili, rappresentazione della natura naturans e per molti versi assimilabile, nella mitologia greca, alla dea Cibele. Le due divinità, tuttavia, rinviano ad un primordiale dio solare che, mediante masturbazione o semplicemente sputando, crea la prima coppia dell'Enneade, alla quale appartengono, tra l'altro, Nut e Geb, cielo e terra, Osiride e Iside, sole e luna. Greca d'importazione, Cibele è in realtà, in origine, la dea ittita Kubaba che dalle sponde dell'Eufrate trascorre in Asia Minore e in Frigia col nome di Kubebe e Kybele. In nessun caso, Cibele può essere assimilata a Rea come fecero i Greci e i Romani, la sua peculiarità, infatti, è di non essere soltanto la Grande Madre degli dei e degli uomini, ma di incarnare un principio più arcaico e primordiale. Cibele è la natura naturante nel momento del Caos, l'unità indifferenziata di maschio e femmina, allorché il principio creativo che è in lei non ha ancora operato la trasformazione in natura naturata. In Frigia, nei pressi di Pessinunte, su una scogliera deserta, Cibele si manifestava come roccia o pietra nera (Agdos). Attis o Atti, discendente da seme divino caduto sulla pietra, tentò invano di vivere la propria sessualità maschile, unendosi in nozze con Atta, la figlia del re Mida di Pessinunte. Ad impedire le nozze, sopraggiunse Cibele nella sua veste maschile  e violenta di Agdistis. Al suono della siringa di Pan, Cibele-Agdistis provocò la follia dei convitati e dello stesso Attis che si evirò sotto un pino, assumendone poi la forma e tornando così all'androginia originaria e primordiale.

 "Questa concezione di Dio dotato di doppia natura – scrive B.Maria Todini Portogalli – femminile e maschile, è molto comune […] si ritrova nei neoplatonici, negli gnostici, nell'orfismo e ripetutamente negli scritti ermetici ... ed è strettamente connessa con l'altra concezione, per cui la natura propria e peculiare di Dio è il generare...".[1] Nella tradizione ebraica i pareri sono discordi: "Il fatto che uomo e donna, insieme, siano creati a immagine di Dio sottintende che Dio sia un'entità maschile/femminile, e non solo maschile", scrive G. Dreifuss in Maschio e femmina li creò. L'amore e i suoi simboli nelle scritture ebraiche (La Giuntina, Firenze, 1996, p. 30). Tesi, questa, condivisa da autori come Kaplan e Moshe Idel. Dreifuss, tuttavia, osserva che “nel giudaismo normativo questa immagine di un'entità divina maschile/femminile non trova espressione” (Ibid.,p.31), mentre è presente nella letteratura midrashica (Genesi Rabbah 8:1 e 17:6, Levitico Rabbah, 14:1, Midrash Salmi, 139, bEruvim, 18a ), contrariamente a ciò che sostiene E. Zolla (The Androgyne. Fusion of the Sexes, trad.it., Incontro con l'androgino, red edizioni, Como, 1995, p. 57), un autore che, per la verità, non sembra avere molta dimestichezza con “la tradizione esoterica ebraica” cui, pure, dedica un paragrafo di questo suo libello. L'immagine maschile/femminile della divinità è anche ben presente nella Qabbalah dello Zohar e, soprattutto, nella qabbalah luriana dei Partzufim, dove il carattere antropomorfico della divinità è addirittura esaltato. Fa tuttavia notare Moshe Idel che in nessun caso l'unione del maschio e della femmina è funzionale all’emergere di una divinità androgina, ma è piuttosto “l'insistenza per l'ottenimento di una relazione armoniosa tra principi opposti, la cui esistenza separata è indispensabile per il benessere dell'intero universo. O per dirla con altre parole: la cabala teosofica non ha cercato una ristrutturazione drastica dell'esistenza, sia attraverso la trasformazione del femminile in maschile, sia attraverso la loro fusione finale in un'entità bisessuata o asessuata [...] Nella concezione gnostica, il mondo inferiore deve sforzarsi di copiare la regola superiore dell'androginia o della asessualità. L'attitudine gnostica risulta essere a certo riguardo simile all'attitudine cristiana di fronte alla sessualità, esse costituiscono un aspetto importante del loro più generale rigetto di questo mondo; le escatologie gnostiche e cristiane propongono una salvezza spirituale che riguarda sia la restaurazione dell'androginia paradisiaca sia uno statuto di asessualità per il credente.”[2] Più avanti, in nota, Moshe Idel riporta, condividendolo, il pensiero del Meeks (The image of the Androgyne, p. 186): "Nell'ebraismo, il mito dell'androgino serve a risolvere un dilemma esegetico e a consolidare la monogamia". E Moshe Idel osserva: "In ogni caso, la cabala estatica utilizza a volte una produzione di immagini androginiche, sotto l'influenza della filosofia greca, e attraverso la mediazione delle opere di Maimonide [...] Un'altra differenza cruciale tra le concezioni ebraiche e greche dell'androginia è la visione ebraica positiva della separazione tra il maschio e la femmina, mentre in Platone la separazione è vista come una punizione..."[3]


S E G U E

sergio magaldi






1 Cfr. B.Maria Todini Portogalli in una nota del Pimandro, Discorsi di Ermete Trismegisto, Boringhieri, I Ed.,1965, p. 31, nota 5.
[2] cfr. M. Idel, Cabala ed erotismo, Mimesis, Milano, 1993, pp. 35 - 36.
[3]  M. Idel, op.cit., nota 84, p. 55.

sabato 28 luglio 2018

UNA LETTURA PER L'ESTATE:L'AMORE CONSAPEVOLE (Trama del romanzo e recensioni)

LUCIA TOTO (foto e testo): Addentratevi nel fitto mistero della vita e dell' amore.........


Sergio Magaldi, L’AMORE CONSAPEVOLE, romanzo, pp.472
10-14 MAGGIO 2018
31° SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO
 La copertina del libro mostra un'architettura opprimente che sale a tagliare il cielo quasi a voler nascondere lo spazio. Chi si nasconde dietro i messaggi anonimi di amore e di morte che stravolgono la vita del protagonista? Quali vere intenzioni celano in realtà le parole di Shekinah - simbolo della presenza di Dio nel mondo - e quelle di Azrael, l'angelo della morte della tradizione abramitica?
 Un ricco collezionista italoamericano, massone e fervente cattolico, muore lasciando alla casa editrice romana da lui fondata - perché lo divulghi - un documento di duemila anni prima che egli ha custodito in segreto per quasi settant’anni e che ha a che fare con la vita di Gesù. Non si tratta del solito manoscritto probabilmente contraffatto e di rilevanza regionale, ma di un reperto in grado di modificare la visione del mondo da parte di milioni di fedeli e di cui nel tempo è stata ripetutamente comprovata l’autenticità con il metodo della spettrometria di massa e del radiocarbonio. L’originalità del documento sta soprattutto nel contenere al suo interno la fonte di scritti posteriori della tradizione ebraica che riguardano la presenza di Dio nel mondo [Shekinah] e la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna. L’argomento, grazie all’intuizione del direttore della casa editrice fondata dall’italoamericano, diventa materia per una nuova pubblicazione di grande successo. L’arrivo di una mail da parte di una sedicente Shekinah, suggerisce all’intraprendente direttore editoriale il progetto per una serie di romanzi che abbiano per tema la formula del cosiddetto amore consapevole, concepito come una sorta di sincretismo tra le concezioni occidentali e quelle orientali sull’amore. Una sintesi che gli viene in mente grazie anche alla pratica taoista del Ling-hsiou alla quale egli si sottopone sotto la guida di una graziosa ragazza cinese. Al di là del probabile scoop editoriale, il direttore, dalla militanza politica giovanile approdato infine alla Massoneria, crede veramente che il mutamento di prospettiva nella relazione amorosa, sia in grado di produrre una rivoluzione nei rapporti umani senza precedenti, ben superiore alla rivoluzione politica vagheggiata in gioventù. Chi si nasconde dietro Shekinah? La ricerca per scoprire l’identità di chi continua a inviargli messaggi d’amore, dichiarando che gli si rivelerà soltanto quando lui si sarà reso degno di lei, si fa ossessiva da parte del direttore, senza che, tra coloro che lo circondano, egli sia in grado di identificare il misterioso personaggio che si cela dietro mail e sms.

 La crisi che attanaglia l’ordine massonico cui appartiene il direttore e che lo costringe a prendere coscienza di una sorta di “tipologia del massone” non intacca la sua fiducia nel ritenere di poter contare sull’appoggio dei fratelli americani allorché egli si reca a New York per ottenere l’approvazione dell’Assemblea degli azionisti della casa editrice al progetto dell’amore consapevole. La realtà gli rivela piuttosto l’esistenza di un complotto di cui probabilmente organizzazioni parallele alla Chiesa tirano le file, per impedire la realizzazione del piano editoriale. La questione si complica allorché il direttore si vede recapitare minacciosi avvertimenti, a firma di Azrael, l’angelo della morte della tradizione abramitica, che gli intimano di non pubblicare il romanzo di Shekinah. Mentre un investigatore americano segue la pista del complotto internazionale per smascherare chi si nasconda dietro le minacce di morte di Azrael, il direttore è sfiorato dal sospetto che l’angelo della morte e la donna che gli invia i messaggi d’amore siano in realtà la stessa persona. La confusione in lui si fa totale quando, dopo vent’anni, torna a farsi viva con una mail, Virginia, la ragazzina che aveva conosciuto nella libreria del nonno e con la quale aveva intrecciato una storia d’amore da lei bruscamente interrotta. Infine, la scoperta di tutto l’intrigo da parte dell’investigatore americano - massone anche lui, come il direttore editoriale, come il defunto collezionista - getta il direttore in una nuova condizione esistenziale, dove anche il rapporto con Virginia si fa problematico.

R E C E N S I O N E:

L'Amore Consapevole di Sergio Magaldi è più di un semplice romanzo, classificarlo come letteratura erotica (come taluni hanno fatto) è una valutazione estremamente riduttiva e persino banale. Ci troviamo davanti ad un saggio travestito da romanzo, o meglio ad un romanzo a tre dimensioni perché a partire dalla copertina presenta interessanti elementi strutturali. Un insieme di grattacieli, raffigurati nella copertina, dall'aspetto freddo e opprimente, sembrano voler offuscare la vista e togliere luce e respiro, ma anche invitare il lettore ad una introspezione segreta. Tale immagine troverà in alcuni passi del libro una riproduzione fedele di questa sensazione visiva. Altro elemento che sembra avvalorare l'ipotesi di un libro a tre dimensioni è l'inizio del testo che comincia dalla pagina "7" e non dalla pagina "1" come sarebbe stato per un qualsiasi altro libro... la cosa non sembra casuale, ma forse rimanda alla mistica esoterica legata al numero 7: le 7 armature, o i 7 chakra, o i 7 pianeti coinvolti nel processo alchemico? Forse è un richiamo al concetto di Risveglio? Da notare inoltre che nel testo si parla del Vangelo di Lazzaro che se vogliamo è il "Risvegliato" dal verbo incarnato di Gesù. Un'altra cosa interessante (che avvalorerebbe l'ipotesi della struttura tridimensionale del libro) sono i riferimenti bibliografici ai vangeli che parlano del Cristo storico e che terminano proprio a pag.33 cioè agli anni in cui Gesù sarebbe morto sulla croce.

Al di là degli aspetti strutturali del testo decisamente interessanti, il vero protagonista del romanzo è l'Amore che si affaccia nel "chiaroscuro" dell'esistenza di un editore in procinto di pubblicare un libro rivoluzionario e pericoloso per alcuni, che parla del Vangelo di Lazzaro e dell'Amore consapevole. Un amore consapevole che lo stesso editore insegue senza mai riuscire a raggiungerlo, trascinandosi in congiunzioni carnali di vario tipo, passando persino per la rigorosa disciplina del Dao di cui però sembra non aver bisogno. Molto intenso è di sicuro lo scambio epistolare del protagonista della storia con una sua vecchia amante di cui aveva perso le tracce, un amore perduto, ma mai dimenticato che sembra il dialogo di un uomo con la propria anima, lacerata dal ricordo. Un'anima in bilico tra la realtà e il sogno, tra la rivelazione e il silenzio, accompagnata in questa avventura dalla presenza della Shekinah e del suo opposto Azrael, angelo della morte, che si manifesteranno entrambi nella vita del protagonista con i loro moniti e le loro intenzioni. La donna ritrovata, amore di un tempo che si chiama Virginia richiama alla mente la Vergine che domina la Luna e il Serpente. Si tratta di un libro profondo che spinge il lettore ad approfondimenti ipertestuali che di sicuro lo sorprenderanno e che lo spingeranno ad interrogarsi sul proprio modo di vivere o sognare l'Amore. Oltre ad essere un piacevole romanzo,L'Amore Consapevole contiene in se il tentativo, ben riuscito, di costringere il lettore ad una introspezione, che vale quanto una seduta psicoanalitica, su cosa sia veramente l'amore consapevole, su cosa sia il "desiderio di assoluto" che può essere un veleno mortale per l'amore stesso e sul rapporto che intercorre tra una "nota e la sua ottava superiore"... un estremo atto creativo che raggiunge l'assoluto in un abbraccio erotico.

Stefano Pica

Articolo del 9 luglio 2018 da:




Recensione e visione chiaroveggente del libro “L’Amore Consapevole” di Sergio Magaldi

 

di Enzo Di Frenna



Curiosa recensione, questa. Parlerò di contenuti letterari e di energie invisibili intorno ai manoscritti. Mi dà lo spunto il libro “L’Amore consapevole” di Sergio Magaldi [...] presentato a Roma il 1 giugno 2018 presso il l’istituto Sant’Orsola, a cui ho partecipato come relatore [...]
In quella occasione 
ho potuto rivelare in pubblico ciò che avevo scoperto anni fa [...]. Ho infatti spiegato agli intervenuti che i libri hanno un campo energetico invisibile. Possiedono cioè un’aura eterica, astrale e psichica (quest’ultima connessa alle energie astrali e psichiche dell’autore) ed infine l’energia eterica dei libri è colorata. Inoltre è possibile osservare un libro con la vista chiaroveggente e intuire cosa contiene, quale “messaggio” emana. In alcuni casi i manoscritti possono essere connessi anche a entità invisibili benefiche o malefiche, ma questo è un argomento più complesso ed esula dalla centralità di questo articolo.
Sulla visione chiaroveggente del libro “L’Amore consapevole” ho mostrato al pubblico alcune slide [...],
 ma prima è doveroso dare spazio all’aspetto letterario, cioè alla recensione del libro [...]: dico subito che è un formidabile thriller psicologico, un testo ricco di sapienza antica, intrecciata anche con l’erotismo, che mette al centro la figura dell’uomo e della donna come archetipi.

IL VANGELO DI LAZZARO E L’INTRIGO INTERNAZIONALE MASSONICO.

Il thriller inizia con la scoperta di un antico manoscritto, il Vangelo di Lazzaro, che mostra un Gesù iniziato ai misteri alchemici e mistici. Un’altra figura centrale di questo “vangelo rivelato” è Myriam, cioè Maria Maddalena, la compagna di Gesù sul percorso iniziatico. In breve: un uomo e una donna. E poi il tema dell’amore consapevole. Da qui parte la narrazione e il simbolismo che, da millenni, ruota intorno alle due principali energie da cui scaturisce la vita: il femminile e il maschile. Dall’unione consapevole di queste due entità spirituali, specialmente nell’atto sessuale, si manifesta ogni volta l’atto sacro della creazione. Se il messaggio solare del “Vangelo di Lazzaro” [...] fosse diffuso su scala globale, il mondo sarebbe attraversato da una rivoluzione e diverrebbe un luogo migliore in cui vivere, e non più quella società mercantilistica, capitalistica, neoliberista, elitaria, che ha trasformato tutto in merce di consumo, compreso il sesso.
Il protagonista del libro è un direttore editoriale, che è coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale: qualcuno vuole impedirgli la pubblicazione di testi rivoluzionari attraverso la casa editrice Chiaroscuro. Dietro a una misteriosa donna, che si firma 
Shekinah, si sviluppa l’intero thriller. Chi pedina il direttore editoriale? Cosa vuole ottenere l’organizzazione segreta che esegue gli ordini dell’Eminentissimo? Quale ruolo ha la massoneria mondiale in questo romanzo?
Come ho detto in pubblico al Sant’Orsola, questo libro racchiude molti messaggi. Ci vorrebbero ore per parlare dei vari aspetti che affronta. Non soltanto rispetto al 
rapporto tra uomo e donna, il sesso e l’amore consapevole, ma anche per quanto riguarda l’egemonia della massoneria neoaristocratica e controiniziatica che vuole dominare il mondo con la finanza globale (e infatti l’Autore cita una fantomatica moneta unica mondiale, il Globus) ed il ruolo degli uomini di cultura, gli intellettuali, gli editori, che sono certamente più vicini agli ideali della massoneria progressista e democratica, che contrasta il piano imperiale delle super logge sovranazionali oligarchiche e si batte per i valori di democrazia, libertà, fratellanza e benessere di ognuno. Basti pensare che, già solo la copertina scelta per “L’Amore consapevole”, contiene simboli per i quali si potrebbe parlare a lungo. Infatti, chi è attento ai dettagli, nota subito che in copertina vi sono due enormi grattacieli, due torri, due colonne… come le colonne dei templi massonici. L’immagine raffigura un’ambientazione stilistica americana, con due edifici che  ricordano le Torri Gemelle abbattute da un discusso attentato terroristico, orchestrato in realtà da organizzazioni segrete che riconducono proprio alle superlogge massoniche neoaristocratiche. Perché questa scelta? Che relazione c’è tra le due torri e l’amore consapevole? Si potrebbe pensare che nella scelta delle due colonne l’Autore ha voluto rappresentare le due Grandi Energie che muovono il mondo: il femminile e il maschile. Oppure, oltre a questa ipotesi, si celano altri messaggi – anche e sopratutto all’interno del libro – decifrabili solo da chi ha accesso a chiavi di lettura sapienziali. Pongo ad esempio alcune domande: c’è all’interno del romanzo un messaggio tra organizzazioni massoniche? C’è un parallelismo tra le Edizioni Chiaroscuro (realtà immaginaria) e la Chiarelettere Edizioni (esistente realmente in Italia) che ha pubblicato nel 2014 il titanico libro di Gioele Magaldi (il figlio di Sergio), “Massoni, società a responsabilità illimitata: la scoperta delle Ur-Lodges“, che rivela per la prima volta l’esistenza di organizzazioni massoniche sovranazionali neoaristocratiche che vogliono dominare il mondo attraverso un imperialismo finanziario antidemocratico? C’è forse una connessione tra la collana di libri “rivoluzionari” che la Chiaroscuro Edizioni vuole pubblicare per rinnovare il mondo (fermando implicitamente i piani degli imperialisti) e la collana di libri annunciata da Gioele Magaldi nel libro “Massoni” (pubblicato da Chiarelettere Edizioni) che mira a sconvolgere, scoperchiare e fermare i piani occulti del potere mondiale? Chissà…

DAL PRANIC HEALING ALLA PERCEZIONE DELLE ENERGIE INTORNO AI LIBRI.

Prima di descrivere il campo di energia invisibile presente intorno al libro “L’Amore consapevole”, riporto qui la stessa premessa che ho fatto ai miei uditori al Sant’Orsola durante la presentazione del libro a Roma.
Nel 1993, quando ero un collaboratore del settimanale L’Europeo (Rizzoli), fui inviato a intervistare 
Master Choa Kok Sui, ideatore del Pranic Healing, una tecnica che consente la percezione energetica dell’aura vitale, dei chakra (vortici di energia) e di altri tipi di energie che risultano “invisibili” alla maggior parte delle persone. 

VISIONE CHIAROVEGGENTE SUL LIBRO DI SERGIO MAGALDI.

Intorno al libro “L’Amore consapevole” ho osservato un’aura di energia multicolore. Il principale colore è il giallo, cioè una tonalità che fa pensare al sole e alla comunicazione. Questo colore è associato a molti aspetti della vita e della personalità umana, ma in questo caso specifico direi che il giallo evidenzia la natura solare del libro di Sergio Magaldi, ossia la luce calda che trasmette il suo messaggio. Inoltre il giallo è anche uno dei due colori presenti nel chakra Ajna, quello che (tra l’altro) governa il cervello, la mente, i pensieri, la creatività.
Il secondo colore prevalente è il “giallo oro”, un colore associato allo spirito, al divino, alla verità (solo per citare alcuni aspetti, poiché in realtà questo colore meriterebbe un libro). Il terzo e quarto colore che ho osservato, con sfumature più ridotte, è il verde e il rosa: entrambi sono presenti (in sfumature diverse per ogni soggetto) nel chakra del Cuore (Anahata), che oltre a governare il cuore fisico ha collegamenti con la bontà, il coraggio e l’amore.





Va considerato, comunque, che l’osservazione energetica è circoscritta al giorno in cui l’ho effettuata, poiché come accade anche per i chakra, i colori e le dimensioni del campo aurico di qualsiasi oggetto o soggetto possono variare per varie cause che entrano in gioco.
Ma in generale posso dire che  “L’Amore consapevole” sembra aver rispecchiato perfettamente – dal punto di vista energetico – i contenuti che Sergio Magaldi ha profuso nell’atto di scrivere il suo libro. E cioè…
… Luce, il Cristo, Verità e Amore.


Articolo del  14 giugno 2018:




Recensione di Melissa Stolfi su SWITCHMAGAZINE  maggio 2018


“L’amore consapevole”: chi si nasconde dietro i messaggi di amore e di morte?


Una concezione alternativa dell’amore nel nuovo romanzo di Sergio Magaldi.
Sappiamo davvero tutto sull’amore? Conosciamo fino in fondo ciò che lega indissolubilmente uomo e donna? Probabilmente no. E la miriade di opere letterarie e artistiche, che nel corso dei secoli hanno provato a spiegarne cause e ragioni, ma anche semplicemente a descrivere le sensazioni che lo caratterizzano, dimostrano la forte attrazione che nutriamo verso tale sentimento.

Nel nuovo romanzo di Sergio Magaldi “L’amore consapevole”, il terzo dopo “Thipheret sentieri di armonia” e “La tinozza di rame”, ritroviamo un’inedita e mutata concezione dell’amore che non viene presentata al lettore attraverso il racconto di una “semplice” e “scontata” storia d’amore, ma assume i caratteri di un vero e proprio thriller capace di lasciare il lettore con il fiato sospeso e in balìa di domande alle quali non può evitare di cercare risposte. Un elemento che rappresenta il tratto distintivo dello stesso autore, filosofo e sociologo che nel corso degli anni ha pubblicato traduzioni e introduzioni a diverse opere di carattere filosofico e teologico, come il trattato alchemico-cabbalistico del XVII secolo “Aesh mezareph” e quello di  René de Cléré dal titolo “Necessità matematica dell’esistenza di Dio”. Anche nel suo terzo romanzo, Sergio Magaldi non smette di indagare le forze e le credenze che animano la nostra esistenza attraverso una vicenda appassionante e dinamica, offrendo “un’alternativa alla concezione dell’amore così come è stata intesa per secoli”.

Alla sua morte un collezionista italoamericano, vicino ai gruppi massonici e fervente cattolico, lascia in eredità alla casa editrice romana da lui fondata un manoscritto autentico e inedito custodito per oltre settant’anni. Il reperto contiene una serie di informazioni che potrebbero modificare la visione del mondo di alcuni fedeli, dal momento che esso raccoglie una serie di scritti posteriori della tradizione ebraica che riguardano la presenza di Dio nel mondo, lo Shekinah, e la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna. Attraverso l’invio di misteriose mail, una sedicente Shekinah convince il direttore della casa editrice a servirsi del manoscritto per avviare un progetto editoriale costituito da una serie di romanzi dedicati al tema dell’amore consapevoleconcepito come un mutamento di prospettiva della relazione amorosa, capace di produrre una rivoluzione nei rapporti umani senza precedenti”, ma anche capace di dar vita a una vera e propria unione tra le concezioni occidentali e orientali dell’amore. Il direttore accoglie il suggerimento, mosso soprattutto dalla volontà di scoprire l’identità di chi continua a inviargli mail d’amore, ma la vicenda si complica quando egli si vede recapitare mail minacciose, firmate da quello che nella tradizione semitica è l’angelo della morte, lo Azrael, che gli intimano di non pubblicare il romanzo di Shekinah. Si tratta di massoneria, di un intrigo internazionale o solo di una donna innamorata?

Una avvincente lotta tra l’amore e la morte, tra la voglia di conoscere e la paura di sapere. Il romanzo di Sergio Magaldi offre al lettore un meraviglioso intreccio, fatto di colpi di scena e di misteri, che pone  al centro della riflessione domande scomode eribadisce l’importanza di un sentimento totalizzante capace di muovere “il sole e le altre stelle”.

Articolo di Melissa Stolfi,maggio 2018,su:



Acquista il romanzo con sconto su:


https://www.amazon.it/Lamore-consapevole-Sergio-Magaldi/dp/886934391X

https://www.lafeltrinelli.it/libri/sergio-magaldi/l-amore-consapevole/9788869343919

https://www.hoepli.it/libro/l-amore-consapevole/9788869343919.html