mercoledì 12 dicembre 2018

L'AMORE CONSAPEVOLE E' IMPOSSIBILE?

Sergio Magaldi, L'amore consapevole, Bibliotheka, 2018, pp.472



L’amore consapevole è impossibile?
Quando l’amore può dirsi consapevole? Così ne parla il protagonista del romanzo: (L'Amore Consapevole, p.40)

L’unione dell’uomo e della donna è innanzi tutto atto creativo di unità cosmica… una condivisione del divino… C’è di più… rispettosi del messaggio contenuto nella Lettera sulla Santità… abbiamo cercato di andare oltre. Accostando la religiosità occidentale alle tradizioni orientali… i nostri studiosi hanno individuato un punto di vista nuovo dal quale osservare l’unione dell’uomo e della donna: l’amore consapevole! È la sfida che lanciamo per il nostro tempo. Ciò che oggi è conosciuto e praticato da pochi eletti deve diventare patrimonio del maggior numero di persone. Apprendere l’amore consapevole non significa solo assicurarsi benessere e longevità e persino un certo tipo d’immortalità… significa anche mitigare il male! E non sembri esagerato… chiunque guardi l’altro sesso da questa prospettiva porta un mattone alla costruzione di un mondo alternativo a quello in cui viviamo… dove gli uomini uccidono le donne e una sessualità malata è spesso fonte di aggressività e di sopraffazione…”

Così dell’amore consapevole si parla nei testi della tradizione (L'Amore consapevole, pp.31-33)

In verità vi dico che la congiunzione carnale dell’uomo e della donna è il mistero più santo, la ricchezza più grande, perché senza di lei il mondo non sarebbe [Vangelo di Filippo, 60; Lettera sulla Santità, cap.II]. A chi ne fa un peccato e non un’occasione di santità, sarà precluso il mondo a venire. Solo il povero di spirito vede in lei scandalo e male, badate piuttosto che a guidare il maschio verso la femmina sia l’istinto buono (yetzer ha-tov] e non il cattivo (yetzer ha-ra’), né il denaro o la bellezza che svaniscono presto, ma piuttosto il desiderio dell’anima di ritrovare l’altra parte di sé, affinché per tutti si compia la sorte felice di David e Betsabea, che a guidare la femmina verso il maschio non sia il calcolo, la rassegnazione o la volontà altrui, ma l’amore che viene dal Padre [Il segreto del matrimonio di David e Betsabea], perché l’amata si avvicini all’amato secondo la profezia di Daniele [Daniele 31,22].
 Infelice chi crede che gli organi sessuali siano una vergogna e non i Tabernacoli dell’Eterno [Sepher ha-Zohar]. Misero chi pensa che il Padre abbia creato il male nel corpo dell’uomo e della donna e organi da tenere nascosti alla vista e al tatto: sono come i vostri occhi quando si posano sulle meraviglie del mondo, come le vostre mani, sacre quando sostengono il rotolo della Torah, empie quando rubano e uccidono.  Stolto è l’uomo che non vede la Shekinah quando si unisce alla sua donna! Anche se il seme gli genera figli, la sua goccia sarà stata sparsa per niente, egli sarà più lontano dal regno dei cieli  e noi con lui! [Lettera sulla Santità, cap.II]. Ma per colui che la guarda in viso [la Shekinah], e per noi tutti, sarà come se Terra e Cielo si unissero e l’uomo e la donna saranno santi perché il Padre è Santo [Levitico, 20,26; Lettera sulla Santità, cap.I ].
 Prima ancora che si avveri la profezia di Daniele, avvicinatevi dunque alla vostra donna, sobri e ricordando che il giusto mangia a sazietà ma che il ventre dei malvagi è avido [Proverbi,13,25; Lettera sulla Santità, cap. III – IV.]. Rivolgetele sempre parole gentili e piene di passione perché in lei si accenda il desiderio, sorridete ma non siate volgari e nel congiungervi a lei rispettate la sua volontà e non usatele violenza [Lettera sulla Santità, cap. VI.]. Fate in modo che l’intenzione d’amore sia la stessa tra lei e voi e datevi pena del suo piacere prima che del vostro [Lettera sulla Santità, cap.V-VI. ]. Ricordate tutti, fratelli e sorelle e quanti siete invitati alle nozze, che la congiunzione carnale tra l’uomo e la donna, quando avviene con desiderio, amore e passione, è il segreto e la conoscenza per la costruzione del mondo e vi avvicina all’Eterno, che Egli sia benedetto, nell’opera della creazione [Lettera sulla Santità,cap.II e ss.], e benedetta sia la Torah che l’Eterno ci ha dato per governare il mondo.

Tuttavia, anche nel momento in cui si crede di averlo raggiunto nella sua massima consapevolezza, mettendo in atto tutta una serie di comportamenti, l’amore si rivela insofferente ad ogni regola, mostrando la sua forza proprio nel rendersi imprevedibile. È ciò che accade al protagonista del romanzo ma che può capitare ad ognuno.

Trascinato dall’idea-guida che l’amore, più delle armi, abbia il potere di cambiare realmente e in positivo una società, confortato dal ritrovamento di un antico ed eccezionale reperto sulla vita di Gesù Cristo e sul suo modo di intendere l’amore, il direttore di una casa editrice si lancia in una serie di pubblicazioni e di iniziative nell’ambizioso progetto di rivoluzionare le coscienze. Si troverà ben presto coinvolto un intrigo internazionale e in una vicenda personale che metteranno a rischio ogni sua precedente certezza.





https://www.amazon.it/Lamore-consapevole-Sergio-Magaldi/dp/886934391X

https://www.lafeltrinelli.it/libri/sergio-magaldi/l-amore-consapevole/9788869343919

https://www.ibs.it/amore-consapevole-libro-sergio-magaldi/e/9788869343919


Alcune recensioni:

RECENSIONE DI  MONICA SODANO   

31 Ottobre 2018
L’Amore consapevole di Sergio Magaldi potrebbe essere definito un romanzo in 4D. L’incipit è quello di un thriller: una storia enigmatica ed intrigante che prefigura un mistero da svelare. Una prima pagina da strillo, dunque, come si direbbe con un lancio di giornale, ma anche qualcosa di più. Con i suoi multiformi spunti colti come “religione millenaria”, “pergamena in pelle di cammello”, “mercante libanese”, “manoscritto in aramaico” si presenta subito come un' opera complessa ma adrenalinica. Entriamo in un vortice di colori e di mondi, tutti collegati tra loro che ci catapultano in un viaggio mentale, culturale e geografico alla ricerca della verità. Sì, ma quale? Dal pretesto per la ricerca della prova inconfutabile dell’esistenza storica di Lord Jesus Christ, ci perderemo ognuno per la sua strada in un nostro viaggio esperienziale, dove ciascun troverà cose a lui familiari o del tutto sconosciute. Una cosa è certa, il lettore una volta giunto all’ ultima pagina non sarà più lo stesso, perché, nel corso della lettura, siatene certi, apprenderete un metodo. Vivrete nel dubbio ed avrete una sorta di trasformazione, inciampando qua e là in indizi e moniti, come quello che ci ricorderà la mission massonica a pagina 13: ”come massone non avrei permesso che andasse perduta la testimonianza della verità ..” oppure, come l’altro, che ci dice che alla voglia di conoscere spesso fa da ostacolo la paura di sapere. Ambigui ed ondivaghi avremo reazioni diverse per ogni capitolo ed incontreremo figure e personaggi reali e visionari. Così, nel corso della lettura, ognuno di noi potrebbe avere il suo amarcord o déjà-vu. A me, ad esempio è capitato di pensare ad Aleksandra Kollontaj, una rivoluzionaria e diplomatica russa che negli anni ’20 si era schierata con Lenin, ma che poi entrò in collisione con lui, tanto da essere stata estromessa dalle cariche politiche ed avviata ad una carriera diplomatica. Ho pensato a lei perché nel 1923, Aleksandra scrisse un manifesto “Largo all’eros alato” in cui interrogandosi sul cambiamento sociale e politico, scoprì lAmore come motore della rivoluzione e lo indagò nelle sue diverse accezioni e dinamiche psico-sociali. Insomma, nella ricerca dell'Amore consapevole, potremmo trovare soluzioni politiche!! Una sindacalista russa degli anni 20 lo aveva capito. Aleksandra, ad esempio, aveva capito una cosa semplice: l’ amore tra i sessi e la sua ricerca era in cima agli interessi materiali delle donne e degli uomini ed al contempo così potente da dare più frutti della stessa lotta di classe, ma in tempi di difficoltà e di lotta di classe non si possono disperdere energie morali e spirituali per le gioie ed i tormenti dell’amore. Così, concluse la mia antenata russa si finisce con il consumare solo l’eros senz’ali, che è l’istinto sessuale che brucia e passa mentre l’eros alato è l’Amore, che è intessuto di svariatissime emozioni di ordine spirituale e morale ed è rinviato ad una fase di ricostruzione post-rivoluzionaria. L'Amore, dunque, è un elemento di coesione e di ri-organizzazione! Ed è così, come vi dicevo, cari amici, che, a questo punto, dopo aver deviato per riaprire il manifesto Largo all'eros alato della Kollantaj, sono tornata sull' Amore consapevole di Sergio Magaldi e rientrata ad inseguire l'intrigo del romanzo… e ad ognuno la sua ricerca. Buon viaggio e buona lettura! Grazie Sergio.

RECENSIONE DI STEFANO PICA:

9 luglio 2018




L'Amore Consapevole di Sergio Magaldi è più di un semplice romanzo, classificarlo come letteratura erotica (come taluni hanno fatto) è una valutazione estremamente riduttiva e persino banale. Ci troviamo davanti ad un saggio travestito da romanzo, o meglio ad un romanzo a tre dimensioni perché a partire dalla copertina presenta interessanti elementi strutturali. Un insieme di grattacieli, raffigurati nella copertina, dall'aspetto freddo e opprimente, sembrano voler offuscare la vista e togliere luce e respiro, ma anche invitare il lettore ad una introspezione segreta. Tale immagine troverà in alcuni passi del libro una riproduzione fedele di questa sensazione visiva. Altro elemento che sembra avvalorare l'ipotesi di un libro a tre dimensioni è l'inizio del testo che comincia dalla pagina "7" e non dalla pagina "1" come sarebbe stato per un qualsiasi altro libro... la cosa non sembra casuale, ma forse rimanda alla mistica esoterica legata al numero 7: le 7 armature, o i 7 chakra, o i 7 pianeti coinvolti nel processo alchemico? Forse è un richiamo al concetto di Risveglio? Da notare inoltre che nel testo si parla del Vangelo di Lazzaro che se vogliamo è il "Risvegliato" dal verbo incarnato di Gesù. Un'altra cosa interessante (che avvalorerebbe l'ipotesi della struttura tridimensionale del libro) sono i riferimenti bibliografici ai vangeli che parlano del Cristo storico e che terminano proprio a pag.33 cioè agli anni in cui Gesù sarebbe morto sulla croce.

Al di là degli aspetti strutturali del testo decisamente interessanti, il vero protagonista del romanzo è l'Amore che si affaccia nel "chiaroscuro" dell'esistenza di un editore in procinto di pubblicare un libro rivoluzionario e pericoloso per alcuni, che parla del Vangelo di Lazzaro e dell'Amore consapevole. Un amore consapevole che lo stesso editore insegue senza mai riuscire a raggiungerlo, trascinandosi in congiunzioni carnali di vario tipo, passando persino per la rigorosa disciplina del Dao di cui però sembra non aver bisogno. Molto intenso è di sicuro lo scambio epistolare del protagonista della storia con una sua vecchia amante di cui aveva perso le tracce, un amore perduto, ma mai dimenticato che sembra il dialogo di un uomo con la propria anima, lacerata dal ricordo. Un'anima in bilico tra la realtà e il sogno, tra la rivelazione e il silenzio, accompagnata in questa avventura dalla presenza della Shekinah e del suo opposto Azrael, angelo della morte, che si manifesteranno entrambi nella vita del protagonista con i loro moniti e le loro intenzioni. La donna ritrovata, amore di un tempo, si chiama Virginia e richiama alla mente la Vergine che domina la Luna e il Serpente. Si tratta di un libro profondo, capace di coinvolgere il lettore in approfondimenti ipertestuali che di sicuro lo sorprenderanno e lo spingeranno ad interrogarsi sul proprio modo di vivere o sognare l'Amore. Oltre ad essere un piacevole romanzo, L'Amore Consapevole contiene in se il tentativo, ben riuscito, di costringere il lettore ad una introspezione, che vale quanto una seduta psicoanalitica, su cosa sia veramente l'amore consapevole, su cosa sia il "desiderio di assoluto" - forse un veleno mortale per l'amore stesso - e sul rapporto che intercorre tra una "nota e la sua ottava superiore"... un estremo atto creativo per raggiungere l'assoluto in un abbraccio erotico.


Recensione e visione chiaroveggente del libro “L’Amore Consapevole” di Sergio Magaldi

 

di Enzo Di Frenna


14 giugno 2018:


Curiosa recensione, questa. Parlerò di contenuti letterari e di energie invisibili intorno ai manoscritti. Mi dà lo spunto il libro “L’Amore consapevole” di Sergio Magaldi [...] presentato a Roma il 1 giugno 2018 presso il l’istituto Sant’Orsola, a cui ho partecipato come relatore […] In quella occasione ho potuto rivelare in pubblico ciò che avevo scoperto anni fa [...]. Ho infatti spiegato agli intervenuti che i libri hanno un campo energetico invisibile. Possiedono cioè un’aura eterica, astrale e psichica (quest’ultima connessa alle energie astrali e psichiche dell’autore) ed infine l’energia eterica dei libri è colorata. Inoltre è possibile osservare un libro con la vista chiaroveggente e intuire cosa contiene, quale “messaggio” emana […].
Sulla visione chiaroveggente del libro “L’Amore consapevole” ho mostrato al pubblico alcune slide [...], ma prima è doveroso dare spazio all’aspetto letterario, cioè alla recensione del libro [...]: dico subito che è un formidabile thriller psicologico, un testo ricco di sapienza antica, intrecciata anche con l’erotismo, che mette al centro la figura dell’uomo e della donna come archetipi.

IL VANGELO DI LAZZARO E L’INTRIGO INTERNAZIONALE MASSONICO.

Il thriller inizia con la scoperta di un antico manoscritto, il Vangelo di Lazzaro, che mostra un Gesù iniziato ai misteri alchemici e mistici. Un’altra figura centrale di questo “vangelo rivelato” è Myriam, cioè Maria Maddalena, la compagna di Gesù sul percorso iniziatico. In breve: un uomo e una donna. E poi il tema dell’amore consapevole. Da qui parte la narrazione e il simbolismo che, da millenni, ruota intorno alle due principali energie da cui scaturisce la vita: il femminile e il maschile. Dall’unione consapevole di queste due entità spirituali, specialmente nell’atto sessuale, si manifesta ogni volta l’atto sacro della creazione. Se il messaggio solare del “Vangelo di Lazzaro” [...] fosse diffuso su scala globale, il mondo sarebbe attraversato da una rivoluzione e diverrebbe un luogo migliore in cui vivere, e non più quella società mercantilistica, capitalistica, neoliberista, elitaria, che ha trasformato tutto in merce di consumo, compreso il sesso. Il protagonista del libro è un direttore editoriale, che è coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale: qualcuno vuole impedirgli la pubblicazione di testi rivoluzionari attraverso la casa editrice Chiaroscuro. Dietro a una misteriosa donna, che si firma Shekinah, si sviluppa l’intero thriller. Chi pedina il direttore editoriale? Cosa vuole ottenere l’organizzazione segreta che esegue gli ordini dell’Eminentissimo? Quale ruolo ha la massoneria mondiale in questo romanzo?
Come ho detto in pubblico al Sant’Orsola, questo libro racchiude molti messaggi. Ci vorrebbero ore per parlare dei vari aspetti che affronta. Non soltanto rispetto al 
rapporto tra uomo e donna, il sesso e l’amore consapevole, ma anche per quanto riguarda l’egemonia della massoneria neoaristocratica e controiniziatica che vuole dominare il mondo con la finanza globale (e infatti l’Autore cita una fantomatica moneta unica mondiale, il Globus) ed il ruolo degli uomini di cultura, gli intellettuali, gli editori, che sono certamente più vicini agli ideali della massoneria progressista e democratica, che contrasta il piano imperiale delle super logge sovranazionali oligarchiche e si batte per i valori di democrazia, libertà, fratellanza e benessere di ognuno. Basti pensare che, già solo la copertina scelta per “L’Amore consapevole”, contiene simboli per i quali si potrebbe parlare a lungo. Infatti, chi è attento ai dettagli, nota subito che in copertina vi sono due enormi grattacieli, due torri, due colonne… come le colonne dei templi massonici. L’immagine raffigura un’ambientazione stilistica americana, con due edifici che  ricordano le Torri Gemelle abbattute da un discusso attentato terroristico, orchestrato in realtà da organizzazioni segrete che riconducono proprio alle superlogge massoniche neoaristocratiche. Perché questa scelta? Che relazione c’è tra le due torri e l’amore consapevole? Si potrebbe pensare che nella scelta delle due colonne l’Autore ha voluto rappresentare le due Grandi Energie che muovono il mondo: il femminile e il maschile. Oppure, oltre a questa ipotesi, si celano altri messaggi – anche e sopratutto all’interno del libro – decifrabili solo da chi ha accesso a chiavi di lettura sapienziali. Pongo ad esempio alcune domande: c’è all’interno del romanzo un messaggio tra organizzazioni massoniche? C’è un parallelismo tra le Edizioni Chiaroscuro (realtà immaginaria) e la Chiarelettere Edizioni (esistente realmente in Italia) che ha pubblicato nel 2014 il titanico libro di Gioele Magaldi (il figlio di Sergio), “Massoni, società a responsabilità illimitata: la scoperta delle Ur-Lodges“, che rivela per la prima volta l’esistenza di organizzazioni massoniche sovranazionali neoaristocratiche che vogliono dominare il mondo attraverso un imperialismo finanziario antidemocratico? C’è forse una connessione tra la collana di libri “rivoluzionari” che la Chiaroscuro Edizioni vuole pubblicare per rinnovare il mondo (fermando implicitamente i piani degli imperialisti) e la collana di libri annunciata da Gioele Magaldi nel libro “Massoni” (pubblicato da Chiarelettere Edizioni) che mira a sconvolgere, scoperchiare e fermare i piani occulti del potere mondiale? Chissà…

DAL PRANIC HEALING ALLA PERCEZIONE DELLE ENERGIE INTORNO AI LIBRI.

Prima di descrivere il campo di energia invisibile presente intorno al libro “L’Amore consapevole”, riporto qui la stessa premessa che ho fatto ai miei uditori al Sant’Orsola durante la presentazione del libro a Roma. Nel 1993, quando ero un collaboratore del settimanale L’Europeo (Rizzoli), fui inviato a intervistare Master Choa Kok Sui, ideatore del Pranic Healing, una tecnica che consente la percezione energetica dell’aura vitale, dei chakra (vortici di energia) e di altri tipi di energie che risultano “invisibili” alla maggior parte delle persone. 

VISIONE CHIAROVEGGENTE SUL LIBRO DI SERGIO MAGALDI.

Intorno al libro “L’Amore consapevole” ho osservato un’aura di energia multicolore. Il principale colore è il giallo, cioè una tonalità che fa pensare al sole e alla comunicazione. Questo colore è associato a molti aspetti della vita e della personalità umana, ma in questo caso specifico direi che il giallo evidenzia la natura solare del libro di Sergio Magaldi, ossia la luce calda che trasmette il suo messaggio. Inoltre il giallo è anche uno dei due colori presenti nel chakra Ajna, quello che (tra l’altro) governa il cervello, la mente, i pensieri, la creatività. Il secondo colore prevalente è il “giallo oro”, un colore associato allo spirito, al divino, alla verità (solo per citare alcuni aspetti, poiché in realtà questo colore meriterebbe un libro). Il terzo e quarto colore che ho osservato, con sfumature più ridotte, è il verde e il rosa: entrambi sono presenti (in sfumature diverse per ogni soggetto) nel chakra del Cuore (Anahata), che oltre a governare il cuore fisico ha collegamenti con la bontà, il coraggio e l’amore.





Va considerato, comunque, che l’osservazione energetica è circoscritta al giorno in cui l’ho effettuata, poiché come accade anche per i chakra, i colori e le dimensioni del campo aurico di qualsiasi oggetto o soggetto possono variare per varie cause che entrano in gioco, ma in generale posso dire che  “L’Amore consapevole” sembra aver rispecchiato perfettamente – dal punto di vista energetico – i contenuti che Sergio Magaldi ha profuso nell’atto di scrivere il suo libro. E cioè…
… Luce, il Cristo, Verità e Amore.


Recensione  di Melissa Stolfi

SWITCHMAGAZINE  maggio 2018



“L’amore consapevole”: chi si nasconde dietro i messaggi di amore e di morte?


Una concezione alternativa dell’amore nel nuovo romanzo di Sergio Magaldi.
Sappiamo davvero tutto sull’amore? Conosciamo fino in fondo ciò che lega indissolubilmente uomo e donna? Probabilmente no. E la miriade di opere letterarie e artistiche, che nel corso dei secoli hanno provato a spiegarne cause e ragioni, ma anche semplicemente a descrivere le sensazioni che lo caratterizzano, dimostrano la forte attrazione che nutriamo verso tale sentimento.

Nel nuovo romanzo di Sergio Magaldi “L’amore consapevole”, il terzo dopo “Thipheret sentieri di armonia” e “La tinozza di rame”, ritroviamo un’inedita e mutata concezione dell’amore che non viene presentata al lettore attraverso il racconto di una “semplice” e “scontata” storia d’amore, ma assume i caratteri di un vero e proprio thriller capace di lasciare il lettore con il fiato sospeso e in balìa di domande alle quali non può evitare di cercare risposte. Un elemento che rappresenta il tratto distintivo dello stesso autore, filosofo e sociologo che nel corso degli anni ha pubblicato traduzioni e introduzioni a diverse opere di carattere filosofico e teologico, come il trattato alchemico-cabbalistico del XVII secolo “Aesh mezareph” e quello di  René de Cléré dal titolo “Necessità matematica dell’esistenza di Dio”. Anche nel suo terzo romanzo, Sergio Magaldi non smette di indagare le forze e le credenze che animano la nostra esistenza attraverso una vicenda appassionante e dinamica, offrendo “un’alternativa alla concezione dell’amore così come è stata intesa per secoli”.

Alla sua morte un collezionista italoamericano, vicino ai gruppi massonici e fervente cattolico, lascia in eredità alla casa editrice romana da lui fondata un manoscritto autentico e inedito custodito per oltre settant’anni. Il reperto contiene una serie di informazioni che potrebbero modificare la visione del mondo di alcuni fedeli, dal momento che esso raccoglie una serie di scritti posteriori della tradizione ebraica che riguardano la presenza di Dio nel mondo, lo Shekinah, e la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna. Attraverso l’invio di misteriose mail, una sedicente Shekinah convince il direttore della casa editrice a servirsi del manoscritto per avviare un progetto editoriale costituito da una serie di romanzi dedicati al tema dell’amore consapevole“concepito come un mutamento di prospettiva della relazione amorosa, capace di produrre una rivoluzione nei rapporti umani senza precedenti”, ma anche capace di dar vita a una vera e propria unione tra le concezioni occidentali e orientali dell’amore. Il direttore accoglie il suggerimento, mosso soprattutto dalla volontà di scoprire l’identità di chi continua a inviargli mail d’amore, ma la vicenda si complica quando egli si vede recapitare mail minacciose, firmate da quello che nella tradizione semitica è l’angelo della morte, lo Azrael, che gli intimano di non pubblicare il romanzo di Shekinah. Si tratta di massoneria, di un intrigo internazionale o solo di una donna innamorata?


Una avvincente lotta tra l’amore e la morte, tra la voglia di conoscere e la paura di sapere. Il romanzo di Sergio Magaldi offre al lettore un meraviglioso intreccio, fatto di colpi di scena e di misteri, che pone  al centro della riflessione domande scomode eribadisce l’importanza di un sentimento totalizzante capace di muovere “il sole e le altre stelle”.


S.M.


























lunedì 10 dicembre 2018

Settantesimo anniversario della DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI






 Ricorre oggi, 10 dicembre 2018, il settantesimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani approvata nel corso di una sessione dell’ONU, il 10 dicembre del 1948. Ironia della storia, la Dichiarazione, voluta fortemente da Eleanor Roosevelt, fu firmata a Parigi, proprio nella città europea dove in questi giorni divampa l’insurrezione contro Macron e contro un’Europa sempre più in mano ad una ristretta oligarchia e sempre meno espressione dei popoli che ne fanno parte.
La ricorrenza, al di là della sua indubbia rilevanza storica, deve farci riflettere se e in quale misura il Preambolo e i 30 articoli di cui si compone la Dichiarazione abbiano trovato concreta attuazione nella realtà di ogni giorno.
Non basta, dovremmo anche chiederci se la genericità contenuta nell’affermazione di certi principi – più che comprensibile per l’epoca in cui furono redatti gli articoli – non sia tra le cause che, autorizzando interpretazioni talora distanti tra loro, ne abbiano causato spesso il mancato adempimento o, se magari, questa genericità sia soltanto un alibi.
Ricorderò questo giorno con un breve excursus storico tratto in gran parte da miei precedenti post sull’argomento.

La prima moderna rivendicazione di diritti umani fondata sul diritto naturale e sulla tesi contrattualistica del potere è  La Petizione dei Diritti che nel 1628 il Parlamento Inglese invia al re Carlo I. Promossa da Sir Edward Coke, la Petizione contiene  quattro principi: 1) Nessuna tassa può essere imposta dal Sovrano senza il consenso del Parlamento. 2) Nessuno può essere imprigionato senza una prova [ribadendo un principio della Magna Charta, già noto come “habeas corpus”]. 3) Nessun soldato può essere alloggiato a carico della popolazione. 4) Nessuna legge marziale ha valore in tempo di pace.

Una più ampia ed elaborata rivendicazione di diritti umani si ha nel corso della I Rivoluzione Inglese, con il Patto del Libero Popolo Inglese [An Agreement of the Free People of England], elaborato tra il 1647 e il 1649. La modernità del Patto sta innanzi tutto nel riconoscere la sovranità al Popolo prima ancora che al Parlamento. Si legge tra l’altro nelle conclusioni:

 È chiaro il motivo per cui noi vogliamo istituire un patto col popolo e dichiarare quali siano i nostri diritti naturali, piuttosto che chiedere al Parlamento di sancirli: nessun atto del Parlamento è, o può essere, immodificabile, per cui non esclude con garanzia sufficiente - per la vostra e la nostra sicurezza - la possibilità che un altro Parlamento si lasci corrompere e decida in senso contrario. Inoltre, il Parlamento deriva potere e rappresentatività da coloro che glieli trasmettono. Il popolo deve quindi specificare in che cosa consiste tale potere e tale rappresentatività, ed è appunto questo che si prefigge il nostro patto”.

Per tutto il secolo XVII procede intanto, soprattutto in Inghilterra, il dibattito sulla natura del potere, sul diritto naturale e sul contratto sociale. Si delineano quattro scuole di pensiero. Si va da Robert Filmer, che continua a sostenere l’origine divina del potere del Sovrano, a John Warr che rivendica la sovranità popolare in nome di Dio, in virtù della scintilla divina presente in ogni uomo. La tesi contrattualistica del potere è invece sostenuta da Thomas Hobbes e da John Locke ma con opposte implicazioni. Per Hobbes, lo stato di natura è caratterizzato dal principio, già evocato in età classica, che “ogni uomo è un lupo per l’altro uomo” [homo homini lupus], con il risultato che il potere si accentra nelle mani del più forte e che non esiste il diritto naturale, ma solo il diritto fondato sulla forza. Per uscire da questa condizione di guerra incessante degli uni contro gli altri, gli uomini accettano di divenire parte integrante di uno Stato che d’ora in avanti godrà di un potere illimitato. Locke, al contrario, ritiene che non necessariamente nello stato di natura gli uomini debbano combattersi fra loro, in quanto la ragione li fa consapevoli di possedere il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà. Si assoceranno, dunque, ma solo al fine di evitare l’anarchia e di creare uno Stato per la tutela di tali diritti, e il cui potere [avendo ben cura di separare il potere legislativo da quello esecutivo] potrà sempre essere rimesso in discussione allorché venga meno il fine stesso della costituita comunità politica.
L’individuazione di un primo nucleo di diritti umani inalienabili, avvenuta tra contrasti e alterne vicende, nell’Inghilterra del XVII Secolo, trovò la sua concreta formulazione, per uno dei tanti paradossi della Storia, nella Dichiarazione di Indipendenza dalla madrepatria inglese di tredici colonie americane. Se nel preambolo di The Unanimous Declaration of the Thirteen of the United States of America e in gran parte delle affermazioni che ne seguono l’obiettivo è quello di legittimare il distacco dalla Corona britannica, i primi cinque principi hanno valore universale e fondativo di ogni successivo diritto umano.
“We hold these truths to be self-evident, “Queste verità noi consideriamo di per sé evidenti…” dichiarano i rappresentanti degli stati americani riuniti in Congresso a Philadelphia il 4 Luglio del 1776:

1)   “that all men are created equal”,  “che tutti gli uomini sono stati creati uguali”
2)   “that they are endowed by their Creator with certain unalienable rights”,  “che sono stati dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili”
3)   “that among these are life, liberty and the pursuit of happiness”,  “che tra questi diritti ci sono la vita, la libertà e il perseguimento della felicità”
4)   “that to secure these rights, governments are instituted among men, deriving powers from the consent of the governed”,  “che per assicurare questi diritti, tra gli uomini sono stati istituiti governi, che traggono il loro consenso direttamente dai governati”
5)   “that whenever any form of government becomes destructive to these ends, it is the right of the people to alter or to abolish it and to institute new government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their safety and haooness”,  “che ogniqualvolta una forma di governo si fa distruttiva di questi fini, è diritto del popolo modificarla o abolirla e istituire un nuovo governo che poggi le sue fondamenta su tali principi e regoli il potere in una forma tale da sembrare la migliore per promuovere la sicurezza e la felicità del popolo”.

 La piattaforma dei diritti umani sarà completata, a undici anni di distanza dalla Dichiarazione d’Indipendenza, nella prima Costituzione degli Stati Uniti d’America [17 Settembre 1787] che è anche la prima carta costituzionale del mondo. In dieci emendamenti vengono codificati alcuni dei punti contenuti nel più volte citato Patto del Libero Popolo Inglese e cioè: il divieto di introdurre norme atte a stabilire una religione di Stato, con il relativo diritto per i cittadini di professare qualsiasi religione [sull’esempio del Pantheon degli antichi romani]; il divieto di ogni norma che limiti la libertà di parola e di stampa, il diritto di associazione e di rivolgere petizioni al governo [Primo Emendamento]. Il diritto del popolo di tenere e portare armi per la propria sicurezza [II]. E ancora, una norma che riprende e modifica il terzo punto della Petizione dei diritti che nel 1628 il Parlamento inglese rivolge al re Carlo I, in base alla quale nessun soldato, in tempo di pace, può essere acquartierato in una casa senza il consenso del proprietario né, in tempo di guerra, se non nei modi previsti dalla legge [III]. Il diritto dei cittadini a non subire perquisizioni di alcun genere [persone, case, carte, effetti], non ragionevoli o non sufficientemente motivate [IV]. E inoltre che in tempo di pace, nessuno possa essere chiamato a rispondere di un delitto se non su denuncia o accusa di un Gran Giurì, nessuno possa essere processato due volte per lo stesso delitto, né chiamato in un processo penale a testimoniare contro se stesso [V]. I restanti emendamenti riguardano la tutela legale del cittadino.
                                       
 La risoluzione circa i diritti umani, contenuta nei principi della Dichiarazione di Indipendenza Americana e nei successivi emendamenti, sbarca nel vecchio continente a due anni i distanza dall’approvazione della prima Costituzione degli Stati Uniti d’America. Dopo la presa della Bastiglia del 14 Luglio, il popolo francese in armi, attraverso i propri rappresentanti, tra il 26 e il 27 Agosto del 1789, approva la famosa Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino in 17 articoli preceduti dal seguente Preambolo:

“I rappresentanti del popolo francese, costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell'uomo sono le sole cause delle pubbliche calamità e della corruzione dei governi, hanno preso la risoluzione di esporre in una Dichiarazione solenne, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell'Uomo, affinché questa Dichiarazione, costantemente presente per tutti i Membri del corpo sociale, ricordi loro senza interruzione diritti e doveri; affinché gli atti del potere legislativo e quelli dell'esecutivo, potendo essere ad ogni istante messi a confronto con il  fine di ogni istituzione politica, siano più rispettati; e le proteste dei cittadini, fondate d’ora in avanti su semplici e incontestabili principi, si volgano sempre al mantenimento della Costituzione e alla felicità di tutti”.

Il fascismo e ancora di più il nazismo si fecero interpreti della più grande negazione dei diritti umani che la Storia abbia mai conosciuto, col massacro programmato – il nazismo – o semplicemente avallato – il fascismo – di milioni di ebrei, ma anche di zingari, omosessuali, massoni e avversari politici. Non a caso la dottrina del fascismo, elaborata da Benito Mussolini e dai teorici del regime, irride ai principi dell’Ottantanove che chiama “sacri”, “immortali”, “intangibili”, per meglio beffarli.

“[…]Il Fascismo è contro tutte le astrazioni individualistiche, a base materialistica, tipo sec. XVIII; ed è contro tutte le utopie e le innovazioni giacobine. Esso non crede possibile la “felicità” sulla terra come fu nel desiderio della letteratura economicistica del `700 […]Per agire tra gli uomini, come nella natura, bisogna entrare nel processo della realtà e impadronirsi delle forze in atto[…] Antiindividualistica, la concezione fascista è per lo Stato; ed è per l’individuo in quanto esso coincide con lo Stato…

Queste idee, a beneplacito di chi coglie diversità tra un “primo” fascismo e il  fascismo di guerra, si ritrovano già nel 1926:

[…]siamo cioè in uno Stato che controlla tutte le forze che agiscono in seno alla nazione. Controlliamo le forze politiche, controlliamo le forze morali, controlliamo le forze economiche, siamo quindi in pieno Stato corporativo e fascista… rappresentiamo un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo la antitesi netta, categorica, definitiva di tutto il mondo della democrazia, della plutocrazia, della massoneria, di tutto il mondo, per dire in una parola, degli immortali principi dell’89.” [S. E D.: 1926; vol. V, pagine 310-11].

 Al termine della II Guerra mondiale, con la caduta del nazifascismo che aveva rappresentato la più spietata negazione dei diritti umani, gli spiriti più illuminati “Considerato che il disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell'umanità, e che l'avvento di un mondo in cui gli esseri umani godano della libertà di parola e di credo e della libertà dal timore e dal bisogno è stato proclamato come la più alta aspirazione dell'uomo”[così recita il 2.o capoverso del Preambolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani] vollero che l’Assemblea dell’ONU tornasse a riaffermare con forza il diritto di ogni essere umano alla libertà, alla dignità e al lavoro.

sergio magaldi



martedì 20 novembre 2018

I LIBRI PIU’ BELLI SULL’AMORE, parte II, Werther e Jacopo Ortis





SEGUE DA 


 Se Lettera di una sconosciuta di Stefan Zweig è il romanzo dell’amore assoluto e non corrisposto di una donna, il prototipo dell’amore infelice e tragico, spesso segreto, perché uno dei due amanti – quasi sempre una donna, per motivi familiari o sociali destinata ad altri – non si trova, per così dire, sulla stessa lunghezza d’onda dell’altro, è rappresentato da I dolori del giovane Werther che Goethe pubblicò nel 1774, e dalla sua “variante” italiana, Ultime lettere di Jacopo Ortis  di Ugo Foscolo, apparso nel 1802. Entrambi i romanzi non fanno parte della classifica dei “venti libri d’amore più importanti della storia” di Tuttolibri, ma figurano in altre graduatorie dei “libri più belli sull’amore” che circolano in rete. In comune con Lettera di una sconosciuta, hanno la caratteristica di essere romanzi epistolari, dove a scrivere è per di più uno solo dei due amanti, evitando un intreccio poco probabile, vuoi per il senso che la storia narrata è destinato ad assumere, vuoi per la segretezza che deve essere mantenuta.
  I dolori del giovane Werther si iscrive a buon diritto nel clima preromantico, suscitato dal movimento cosiddetto dello Sturm und Drang (tempesta ed impeto), il cui manifesto è rappresentato  dai  Saggi intorno al carattere e all’arte dei tedeschi, redatto nel 1773 da Herder, Goethe e Moeser. Valori di riferimento sono l’esaltazione del genio individuale e della spontaneità del popolo, lo spirito libero e la vita secondo natura intesa alla maniera di Jean Jacques Rousseau (1712-1778), il chiaro di luna e la musica quasi simboli del connubio tra natura e spirito, l’amore e la poesia come nella grande stagione di William Shakespeare (1564-1616). All’idealismo dominante, tuttavia, fa riscontro l’idea della vanità e della precarietà della vita umana, quasi la nostalgia di un paradiso perduto, lo struggimento per non poter cogliere l’assoluto, l’eros e thanatos (amore e morte) come punti nodali dell’esistenza, la materia sepolcrale dell’ossianesimo, cosiddetto da Ossian, principe e antico cantore di epica presso i celti, nonché protagonista dell'opera di Macpherson, I canti di Ossian (1760-1773), dove l’esaltazione del sentimento e della natura si tinge di malinconia e si accompagna alla narrazione di imprese leggendarie e cavalleresche. Non a caso Goethe nel suo romanzo fa in modo che Werther legga a Carlotta alcuni passi dei Canti di Ossian:

«…"Non avete niente da leggere?" chiese. Werther non
aveva nulla. "Là, nel mio cassetto, riprese Carlotta, c'è
la vostra traduzione di alcuni canti di Ossian: non li ho
ancora letti, perché speravo sempre di udirli da voi, ma
da allora non è mai stato possibile".
Egli sorrise, prese il poema, e un brivido lo scosse
quando lo ebbe fra le mani, e gli occhi gli si riempirono
di lacrime quando li posò sullo scritto. Sedette, e cominciò
a leggere:"Stella della notte crepuscolare, tu risplendi
fulgida all'occidente, tu alzi dal seno della tua
nuvola la testa raggiante, e maestosamente
avanzi sulla tua collina. Che cosa guardi nella
brughiera? I venti tempestosi si sono calmati,
da lontano giunge il mormorio del torrente;
onde sussurranti si frangono contro la roccia
lontana; nei campi si diffonde il ronzio degli
insetti della sera. Che cosa guardi, bella luce?
Ma tu sorridi, e passi, e ti circondano i flutti
che bagnano la tua chioma graziosa. Addio,
raggio tranquillo. Risplendi tu, splendida luce
dell'anima ossianica!”…» [I dolori del giovane Werther, ebook Progetto Manuzio, liberliber, pp.148-149]

Come nasce la passione di Werther per Carlotta? Naturalmente si tratta di amore a prima vista, come il giovane racconta in una delle lettere al suo amico:

«16 giugno.
Perché non ti scrivo? Me lo domandi proprio tu che
sei un sapiente! Dovresti indovinare che sto bene e
che... In breve ho fatto una conoscenza che mi tocca
proprio il cuore. Ho... non so quel che ho!
Sarà difficile che io possa raccontarti ordinatamente
come ho conosciuto la più deliziosa fra le creature. Sono
soddisfatto e contento; e per conseguenza non sono un
buono storico.
Un angelo! ahi, questo ognuno lo dice della sua amata.
E quindi non so come fare a dirti come lei sia perfetta,
perché sia perfetta: in breve lei è riuscita ad avvincere
tutto il mio essere.
Una grande purezza si unisce a una grande intelligenza,
e la bontà e l'energia, la pace dell'animo e l'amore
alla vita attiva armonizzano in lei. Tutte le cose che ti
scrivo non sono che chiacchiere inutili e vane astrazioni
che non esprimono nulla di quello che lei è.» [Ibid., pp.22-23]

Ed è una condizione di felicità quella che pochi giorni più tardi Werther descrive in un’altra lettera all’amico. Una beatitudine che si appaga già solo della vicinanza alla donna amata:

«21 giugno.
Vivo giorni così felici, quali Dio ne concede ai suoi
beati: qualunque cosa possa avvenirmi ora, non potrò
dire di non aver gustato le più pure gioie della vita. Tu
conosci il mio Wahlheim; là mi sono definitivamente
stabilito: sono soltanto a una mezz'ora di distanza da
Carlotta e vi godo tutta la felicità che può essere concessa
a un uomo. Eppure non avrei pensato, scegliendo Wahlheim
come meta delle mie passeggiate, che esso sarebbe
stato così vicino al cielo. E quante volte nelle mie
lunghe escursioni ho contemplato, dal monte, o dalla
pianura che si stende al di là del fiume, la casa di caccia
che ora racchiude tutti i miei desideri!» [Ibid., pp.35-36]

Ora Werther si dice certo con l’amico di essere riamato da Carlotta e che questo lo fa sentire migliore, insomma “se altri mi ama per ciò stesso sono giustificato ad esistere”, un concetto che, d’après Sartre, ricorre spesso nella narrativa dell’esistenzialismo di quasi due secoli più tardi, ma il primo germe dell’infelicità è già all’opera: Carlotta ha un fidanzato verso cui nutre tutt’altro che indifferenza. Nella lettera del 16 luglio ricompare nuovamente e con più forza il motivo medievale della donna “angelicata” cara al “dolce stil novo” ma, quanto più la donna appare di natura angelica, tanto più infelice e tragico sarà il destino dell’amante:

«13 luglio.
No, non m'inganno: leggo nei suoi occhi neri un vero
interesse per me, per la mia sorte. Io sento, e posso lasciar
parlare il mio cuore, sento che lei... devo in queste
parole esprimere la mia celeste felicità? sento che lei mi
ama!
Mi ama! E come sono divenuto caro a me stesso! a te
posso dirlo perché hai l'animo atto a comprendermi.
Come mi sento elevato ai miei propri occhi da quando
lei mi ama!
È forse presunzione? o è coscienza dei veri sentimenti
che ci uniscono? Io non conosco nessun uomo di cui
temere l'influenza sul cuore di Carlotta. Pure quando lei
parla del suo fidanzato con tanto calore e con tanto affetto,
mi sento come un uomo al quale si sottraggano
tutti i suoi onori e le sue dignità, e a cui si porti via la
sua spada.

16 luglio.
Quale brivido mi corre nelle vene quando per caso le
mie dita toccano le sue, quando i nostri piedi s'incontrano
sotto la tavola! Mi ritiro come dal fuoco, una segreta
forza mi spinge avanti di nuovo, e tutti i miei sensi sono
presi da vertigine. E la sua innocenza, la sua anima
ignara non le lasciano comprendere come queste piccole
familiarità mi fanno male. Se, parlando, lei posa la sua
mano sulla mia, se nel calore della conversazione si avvicina
a me in modo che il suo alito divino sfiori le mie
labbra, io credo di morire, come percosso dal fulmine. E
se una volta, Guglielmo, quell'anima celeste e fiduciosa
io osassi... tu mi capisci? No, il mio cuore non è così
corrotto! Ma è debole, molto debole, e questa non è forse
corruzione?
Lei mi è sacra. Ogni desiderio tace alla sua presenza.
Non posso dire quello che succede in me quando le sono
vicino; mi pare che tutta l'anima si riversi nei miei nervi.
Carlotta sa una melodia che suona al pianoforte con
un'angelica espressione, con grande semplicità e spirito.
È la sua aria preferita, e appena suona la prima nota,
fuggono lontano da me pene, preoccupazioni, capricci.»[Ibid. pp.49-51]

 La consuetudine con Carlotta e il suo fidanzato non farà che aumentare la disperazione di Werther, sino al proposito del giovane e sfortunato amante di scomparire definitivamente:

« Avevo già trascorso una mezz'ora immerso nei tristi e
dolci pensieri della separazione e del rivedersi, quando
li sentii salire sulla terrazza. Corsi loro incontro e, con
un brivido, presi la mano di lei e la baciai. Eravamo appunto
arrivati, quando la luna si levò dalla collina coperta
di cespugli; conversammo un poco e poi giungemmo
al gabinetto oscuro. Carlotta entrò e si sedette, Alberto
si mise vicino a lei e io pure; ma la mia inquietudine
non mi permise di stare a lungo seduto; mi alzai, mi
misi davanti a Carlotta; feci qualche passo in su e in giù,
mi sedetti di nuovo: era uno stato di angoscia. Lei ci
fece osservare il bell'effetto di luna che dal fondo del
boschetto di faggi illuminava davanti a noi tutta la terrazza;
il colpo d'occhio era splendido e ci colpiva ancor
più, in quanto eravamo avvolti da una profonda oscurità.
Eravamo silenziosi e, dopo qualche tempo, lei cominciò
a dire: non posso mai passeggiare al chiaro di luna senza
pensare a tutti i miei morti, senza esser presa dal sentimento
della morte e dell'avvenire. Noi avremo una seconda
vita, proseguì con accento forte e sentito; ma,
Werther, ci potremo ritrovare, riconoscere? Che cosa
pensate, che ne dite voi?
- Carlotta - dissi, e le tesi la mano mentre gli occhi
mi si riempivano di lacrime - ci rivedremo; qui e lassù,
noi ci rivedremo. - Non potei dire altro. Guglielmo, doveva
lei farmi questa domanda mentre io avevo in cuore
l'angoscia dell'addio? [Ibid. pp.76-77]

In che il romanzo di Jacopo Ortis si differenzia da quello del giovane Werther? La formula epistolare è la stessa, con  le lettere scritte ad un caro amico (Lorenzo Alderani), quasi identico l’intreccio narrativo, perfettamente identico il finale. Anche qui c’è l’amore a prima vista e il tema della donna angelicata anche se espressi con maggiore sobrietà:

«26 Ottobre
La ho veduta, o Lorenzo, la divina fanciulla; e te ne
ringrazio. La trovai seduta miniando il proprio ritratto.
Si rizzò salutandomi come s'ella mi conoscesse, e ordinò
a un servitore che andasse a cercar di suo padre.» [Ultime Lettere di Jacopo Ortis, Grande Universale Mursia, Milano, 1965, p.24]

«Sì, Teresa, io vivrò teco; ma io non vivrò se non
quanto potrò vivere teco. Tu sei uno di que' pochi angioli
sparsi qua e là su la faccia della terra per accreditare
l'amore dell'umanità. Ma s'io ti perdessi, quale scampo
si aprirebbe a questo giovine infastidito di tutto il resto
del mondo?» [Op.cit., p.54]

 A differenza di Carlotta, tuttavia, che nutre per Werther un amore fraterno, Teresa ama Jacopo, anche se l’essere stata promessa, per gravi ragioni economiche, da suo padre a Odoardo, le impedirà ugualmente di vivere il proprio amore, pronunciando la frase che spezzerà il cuore di Jacopo: “Non posso essere vostra mai!”:

«14 Maggio, a sera
O quante volte ho ripigliato la penna, e non ho potuto
continuare: mi sento un po' calmato e torno a scriverti. –
Teresa giacea sotto il gelso – ma e che posso dirti che
non sia tutto racchiuso in queste parole? Vi amo. A queste
parole tutto ciò ch'io vedeva mi sembrava un riso
dell'universo: io mirava con occhi di riconoscenza il cielo,
e mi parea ch'egli si spalancasse per accoglierci! deh!
a che non venne la morte? e l'ho invocata. Sì; ho baciato
Teresa; i fiori e le piante esalavano in quel momento un
odore soave; le aure erano tutte armonia; i rivi risuonavano
da lontano; e tutte le cose s'abbellivano allo splendore
della Luna che era tutta piena della luce infinita
della Divinità. Gli elementi e gli esseri esultavano nella
gioja di due cuori ebbri di amore – ho baciata e ribaciata
quella mano – e Teresa mi abbracciava tutta tremante, e
trasfondea i suoi sospiri nella mia bocca, e il suo cuore
palpitava su questo petto: mirandomi co' suoi grandi occhi
languenti, mi baciava, e le sue labbra umide, socchiuse
mormoravano su le mie – ahi! che ad un tratto mi
si è staccata dal seno quasi atterrita: chiamò sua sorella
e s'alzò correndole incontro. Io me le sono prostrato, e
tendeva le braccia come per afferrar le sue vesti – ma
non ho ardito di rattenerla, né richiamarla. La sua virtù –
e non tanto la sua virtù, quanto la sua passione, mi sgomentava:
sentiva e sento rimorso di averla io primo eccitata
nel suo cuore innocente. Ed è rimorso – rimorso
di tradimento! Ahi mio cuore codardo! – Me le sono accostato
tremando. – Non posso essere vostra mai! – e
pronunciò queste parole dal cuore profondo e con una
occhiata con cui parea rimproverarsi e compiangermi.» [Ibid. pp.65-66]

 Un’altra differenza tra i due romanzi epistolari consiste nel fatto che in Jacopo Ortis c’è spazio per la politica e l’amor patrio. All’impossibilità di vivere il suo amore con Teresa, si aggiunge infatti la delusione di un veneziano per il tradimento compiuto da Napoleone con il trattato di Campoformio [17 ottobre 1797] che segnò la fine della Repubblica di Venezia.

sergio magaldi