lunedì 9 luglio 2018

Papa Francesco nelle pagine del romanzo "L'Amore Consapevole"




 Di un documento segreto che avrebbe sconvolto la cristianità, la Curia poteva essere stata informata già da quando il ricco collezionista italoamericano, credendo prossima la fine dei suoi giorni [in realtà visse ancora a lungo], lo aveva depositato nelle mani del notaio. È dunque possibile che una ristretta cerchia di ecclesiastici abbia sempre saputo che un reperto segreto, in grado di scuotere dalle fondamenta l’intera cristianità, fosse in grado da un momento all’altro di risorgere da un sonno di duemila anni. È altrettanto possibile che “la voce” sia giunta sin da allora alle orecchie del Papa. (…)

 Benedetto XVI aveva motivato il gesto delle dimissioni - se non unico, almeno raro, nella storia della Chiesa - con l’età avanzata e il precario stato di salute, ma la stampa di tutto il mondo aveva visto nel “gran rifiuto” l’azione delle lobby degli affari e della pedofilia che avevano preso il sopravvento in Curia. Un’associazione di laici e prelati, sorta a sostegno dell’azione riformatrice del Papa, aveva tentato inutilmente di opporsi alla deriva vaticana. […] Solo dopo la morte del collezionista, si cominciò a pensare in ambienti laici che, dietro le dimissioni di Joseph Ratzinger, poteva esserci stata anche la rivelazione del Vangelo segreto di Lazzaro.

 Il nuovo Papa prese per sé il nome del “poverello d’Assisi”, sempre predicando lo spirito evangelico e rimproverando la Chiesa di aver smarrito l’umiltà delle origini e di aver dimenticato che Gesù Cristo si accompagnava con i poveri e con i lebbrosi e condivideva la mensa con le prostitute. Già prima dell’elezione, del resto, egli non aveva mai esitato nel porre l’accento sull’ipocrisia e sull’autoreferenzialità della curia romana: “Voi che vi date gloria. Che date gloria a voi stessi, gli uni agli altri”. Un Papa, insomma, che metteva al centro dell’azione pastorale “lo stupore dell’incontro con Gesù e la meraviglia della sua persona”. Un pastore che vedeva Yeshu ha Notzrì ben radicato nella tradizione ebraica, tanto da considerarlo non solo l’uomo-Dio del cristianesimo, ma il simbolo stesso della persecuzione degli ebrei, quale appare nel dipinto di Marc Chagall La crocifissione bianca, la tela in assoluto da lui preferita, come aveva dichiarato nel lontano 2010 per il libro-intervista El Jesuita Di Francesca Ambrogetti e Sergio Rubin.

 Olio su tela 155 x 140, l’opera di Chagall si caratterizza per la figura di Cristo – coperto solo dal tallit, lo scialle ebraico che gli cinge i fianchi – che domina la scena centrale su una grande croce bianca investita di luce dall’alto, mentre in basso, ai piedi della croce, si diffonde la luce calda ma di breve raggio della Menorah. Tutt’attorno, creando l’effetto del vortice, si susseguono scene simboliche della Shoah, a cominciare dalle lamentazioni di figure veterotestamentarie che fluttuano nell’aria sopra la croce, per continuare, alla sinistra di chi guarda, con le bandiere rosse e il fuoco che divampa, simbolo dei pogrom sovietici, con le rovine di un villaggio ebraico, con un battello di profughi gesticolanti e le figure dell’ebreo errante. Dall’altro lato, fiamme rosso-arancio ricordano la Notte dei cristalli, con la distruzione delle sinagoghe da parte dei nazisti, con un uomo in uniforme che profana il tempio e un secondo uomo con un sacco sulle spalle che fugge mentre un fumo denso e biancastro si leva dal rotolo della Torah in fiamme. L’effetto cromatico aumenta il patos della tela, con il bianco abbagliante che predomina al centro, i mezzi toni grigi e nerastri dello sfondo e le macchie di colore, rosso, arancione, blu e verde che lo circondano e il corpo di Cristo disseminato di una luce gialla che ne ricorda le piaghe e i patimenti. 

 Papa Francesco, il solo forse capace di domare le fazioni in lotta e di “gestire” il messaggio di Cristo, venuto improvvisamente alla luce.  Anni  prima ne aveva dato inconsapevole testimonianza. “Noi non faremo come Giona, non andremo a Tarsis, che non ha bisogno di noi, per sfuggire a Ninive dove ci attendono i diseredati della Terra” era scritto nel Vangelo di Lazzaro. Non diversamente si era espresso allora il cardinale Jorge Mario Bergoglio in un’intervista: “Giona aveva tutto chiaro. Aveva idee chiare su Dio, idee molto chiare sul bene e sul male. Su quello che Dio fa e su quello che vuole, su quali erano i fedeli all'Alleanza e quali erano invece fuori dall'Alleanza. Aveva la ricetta per essere un buon profeta. Dio irrompe nella sua vita come un torrente. Lo invia a Ninive. Ninive è il simbolo di tutti i separati, i perduti, di tutte le periferie dell'umanità. Di tutti quelli che stanno fuori, lontano. Giona vide che il compito che gli si affidava era solo dire a tutti quegli uomini che le braccia di Dio erano ancora aperte, che la pazienza di Dio era lì e attendeva, per guarirli con il Suo perdono e nutrirli con la Sua tenerezza. Solo per questo Dio lo aveva inviato. Lo mandava a Ninive, ma lui invece scappa dalla parte opposta, verso Tarsis. Quello da cui fuggiva non era tanto Ninive, ma proprio l'amore senza misura di Dio per quegli uomini” (...) [L’Amore Consapevole pp.80-83]




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domenica 8 luglio 2018

NOTE SULLA QABBALAH: parte XI, il peccato di Adamo




SEGUE DA:

NOTE SULLA QABBALAH: parte I, la teurgia  (clicca sul titolo per leggere)


NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo per leggere)

NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)



(clicca sul titolo per leggere)



Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew



IL PECCATO DI ADAMO


In Esodo, il peccato di Adamo è nuovamente richiamato, allorché è detto (15,23-25): "Giunsero a Marah ma non poterono bere l'acqua perché era amara. Il popolo mormorò contro Mosè dicendo: 'Che berremo?'. Allora Mosè gridò al Signore e il Signore gli mostrò un legno. Mosè lo gettò nell'acqua e l'acqua divenne dolce".

 Allorché il popolo accusa Mosè è presente il demonio che viene per tenere lontano l'uomo dall'albero della vita. Egli istiga Israele a bere acqua amara, altrimenti tutti morranno, perché nel deserto non si trova altra acqua. Ma il Signore ascolta l'invocazione di Mosè e gli mostra un legno che muterà la natura della stessa acqua. Quel legno è lo stesso legno dell'albero della vita che in origine circondava le acque. Insomma, se non fosse stato per Mosè, il popolo impaziente avrebbe bevuto senza attendere la trasformazione delle acque. E fu l'impazienza – osserva Gikatila –  a causare la caduta di Adamo, il suo non aver saputo attendere che il frutto dell'albero fosse maturo, prima di cibarsene. Fu dunque l'impazienza a perdere il genere umano, precipitandolo nel regno del bene e del male, della vita e della morte. Scrive Gikatila in Cha 'aré Orah (Le Porte della Luce):

 "Il serpente primordiale...inflisse un danno alla luna (la sephirah Malkhout) per via del primo uomo, il quale...non attese che (il serpente) mangiasse la propria parte...nel qual caso l'albero sarebbe stato chiamato del bene e non del male e lui avrebbe potuto mangiarne tanto quanto ne desiderasse: ne avrebbe mangiato e avrebbe vissuto per sempre (Genesi, 3:22), secondo il segreto dell'albero della vita collegato a quello della conoscenza..." (f. 105a).

Scrive ancora Gikatila in Sod ha - Nahach (Il Segreto del Serpente):

 "... E' per questo motivo che Dio comanda al primo uomo di non toccare l'albero della conoscenza, fin quando il bene e il male fossero stati associati, sebbene l'uno fosse all'interno e l'altro all'esterno. Occorreva attendere che ne fosse staccato il prepuzio, com'è detto: tratterete i loro frutti come prepuzio (Levitico,19:23), ora è scritto: prese del suo frutto e ne mangiò (Genesi,3:6). Introdusse un idolo nel Palazzo (T.B. Ta'anit 28b) e l'impurità penetrò all'interno." (f. 276a-b). Il prepuzio è la scorza dura, assimilabile alla terra (Adamah) di cui è fatto Adamo. Solo quando la scorza fosse caduta, il frutto, ormai maturo, avrebbe potuto essere mangiato e la terra di Adamo si sarebbe mutata nell'oro dello spirito. 

 Se si guarda ora al secondo atto del mito cosmogonico, allorché il Signore nomina nuovamente l'albero della vita e si decide la sorte di Adamo ed Eva (Genesi III, 21-24), si comprende che al centro del giardino di Eden non c’è che un albero:

 "Il Signore Dio fece ad Adamo e ad Eva una tunica di pelle e li vestì, poi disse: 'Ecco Adamo è diventato come uno di noi,[1] conoscitore del bene e del male! Badiamo ora che non stenda la mano e prenda anche dell'albero della vita, per mangiare e vivere in eterno'. Quindi Dio lo cacciò via dal Gan Eden perché coltivasse la terra da cui era stato tratto. Scacciato Adamo, collocò a oriente del Gan Eden Cherubini che roteavano la spada fiammeggiante per custodire la via che portava all'albero della vita ". 

 Questi versetti starebbero proprio a dimostrare, secondo alcuni, l'esistenza di due distinti alberi. Quel che c’è di vero è invece che dell'albero della conoscenza d’ora in avanti non si parla più, perché un albero della conoscenza distinto dall'albero della vita in realtà non c'è mai stato. Dio lo ha fatto credere all'uomo per saggiarlo, per metterlo alla prova, ma nel momento in cui l'uomo si è reso colpevole di ubris, ha voluto cioè rendersi identico a Dio, anche l'illusione è scomparsa. Sin dal primo momento non c'è stato che un solo albero, come ha ben visto Tiziano nella sua tela ad olio dove l'albero, il cui frutto Eva riceve in dono dal serpente, costituisce l'asse centrale che divide la composizione, creando l'effetto che ciò che è UNO venga visto come duplice.

 Ancora una volta il Sepher Bahir c'illumina sull’intera questione (97-8 e 66-7): ci sono 32 sentieri che l'uomo deve percorrere per giungere in cima all'albero della vita, e l'albero con i suoi sentieri, è una metafora del corpo umano. Cosa è in realtà accaduto nel momento in cui l'uomo, preso da impazienza e dal desiderio di essere come Dio, ha mangiato del frutto proibito? Da quel momento egli, come si è già detto, entra nel tempo e nella condizione umana attuale, tant'è che il Signore lo riveste con una tunica di pelle ed egli non può più cibarsi, al pari di tutti gli animali, degli effluvi e dei sapori della vegetazione (Genesi, I, 29-30). Ora l'uomo è carne che desidera carne e in quanto tale non potrà più godere di immortalità. C'è ancora una possibilità, perché il germe della vita immortale è ancora dentro di lui, ma egli deve fare i conti con i cherubini armati della spada fiammeggiante per poter entrare nei sentieri e compiere l'ascesa lungo l’albero-colonna. Anche qui non sarà inutile ricorrere alle ghematrie per chiarire per chiarire meglio il concetto: Etz,                                                                                                                                                                                                                                                    


albero– come già detto – si scrive da destra a sinistra con  \ u (70+90)=160=7; Ammud, colonna con  d w m u  (70+40+6+4)=120=3. Sommando 7 con 3 si ha 10, oppure, se si preferisce, sommando 160 con 120 si ha 280, quindi per riduzione teosofica si ha ugualmente 2+8=10,  cioè le dieci sephiroth dell’albero della vita o albero delle sephiroth. L’uomo deve a questo punto iniziarsi, deve cioè percorrere il cammino all'inverso [Teshuvah] per tornare alla condizione originaria, per realizzare il Tiqqun, la restaurazione. Ma, soprattutto, non deve essere impaziente e deve accettare la morte fisica. In proposito si osserva in Zohar (I, 130b): "Al tempo in cui il Santo, benedetto egli sia, risusciterà i morti, Egli farà scendere su di loro una rugiada dal suo capo, grazie alla quale tutti si leveranno dalla terra (...) una rugiada di luce nel senso proprio del termine, composta cioè da fiamme superne, attraverso la quale Egli infonderà vita nel mondo, poiché l'albero della vita trasmette ai mondi una linfa vitale che mai non cessa".

 Del resto, l'uomo può in ogni momento tornare a compiere il peccato di Adamo, come si è visto accadere ingenuamente a Noé. Reso presuntuoso dalla conoscenza, consapevole della linfa vitale che scorre all’interno dell'albero, egli ancora una volta impaziente, avrà l’illusione di vincere la guardia dei cherubini per cibarsi dei frutti e guadagnare l’immortalità, ma ciò che otterrà, credendo di aver eluso la sorveglianza dei cherubini, sarà una ubriacatura simile a quella di Noé.

[ S E G U E ]

sergio magaldi



[1] “Noi”: in quasi tutte le versioni si sottintende “angeli”, ma c’è anche, come vedremo più avanti, chi lo attribuisce agli Elohim.

venerdì 29 giugno 2018

Dialogo tra massoni nel romanzo L'AMORE CONSAPEVOLE





Lo attende una sorpresa. Jason al bancone sorseggia un caffè. Si salutano e dal tocco inequivocabile delle dita avverte che l’investigatore gli si sta rivelando per la prima volta come massone. Evidentemente sa che anche lui fa parte della Fratellanza. Da chi ha saputo? Di sicuro da Maria Carla!  (…)    Di che hanno parlato Jason e il direttore dopo essersi riconosciuti per fratelli massoni? L’americano ha con sé una busta piena di libri e ostenta grande cordialità. Lo invita a sedersi. Che ci fa qui Jason? Non sarà lui l’angelo della morte?! C’è però la possibilità che l’americano abbia intercettato il messaggio scambiato con Azrael, e che ora si trovi lì per proteggerlo. Incerto tra gratitudine e diffidenza, il direttore se ne sta sulle sue e aspetta un segnale che non arriva. Jason parla del più e del meno.

 “Gli italiani – osserva – traendo dalla busta un libro sulla massoneria e poggiandolo sul tavolo – pensano che gli americani siano tutti massoni… anche il presidente…”.
 “Molti presidenti lo sono stati – replica il direttore – e mi risulta che i massoni negli Stati Uniti si contino a milioni…”.
 “Meno di cinque su oltre 330 milioni di abitanti… È vero che in Italia si ha timore di rivelare l’appartenenza massonica?”.
 “È vero…”.
 “Per paura? Non c’è democrazia?”.
 “Per quasi cinquant’anni c’è stata una forma particolare di democrazia: la democrazia cristiana. Nel ventennio precedente il fascismo e da sempre c’è il Vaticano…”.

 Jason ride e gli dà una pacca sulle spalle.

“Mi dicono che vi piace nascondervi… che insieme al calcio sia il vostro sport nazionale!”.
 “Uno strano paradosso… tutto italiano… c’è chi entra in Massoneria per trovare scorciatoie alla carriera e chi nasconde l’appartenenza per evitare danni…”.
 “E tu… fratello… a quale categoria appartieni?”. 
 “Non proclamo la mia appartenenza ma non la nego neppure…”.
 “Soddisfatto?”.
 “Il problema è incontrare le persone giuste…”.
 “È difficile?”.
 “Si può entrare in una loggia che si occupa di esoterismo… di storia o che si limita alla recita del rituale… ma non sai mai quello che trovi veramente...”.
 My brother! Il lavoro muratorio è un mezzo… il fine è uguale per tutti: edificare Templi alla Virtù, scavare oscure e profonde prigioni al vizio e lavorare al bene e al progresso dell’Umanità. Non ti pare?”.
 “Già… e ‘sgrossare la pietra grezza’. Il dilemma è: con quali strumenti sgrosso meglio la pietra grezza e rettifico me stesso? Con Ermete Trismegisto… Garibaldi o imparando a memoria il rituale?”.
 “Con gli strumenti muratori… non è questa o quella conoscenza che fa il massone… ma il lavoro a specchio!”.
 “Lo si ripete spesso… ma ci sono dei rischi…”.
 “Quali?”.
 “Vedere i difetti degli altri è facile… più difficile è riconoscerli in noi… La presunzione di esserne esenti ci rende spesso aggressivi e intolleranti… Il lavoro a specchio presuppone un paradosso… che lo specchio sia stato rettificato prima di guardarci dentro!”.
 “Per questo abbiamo il vetriolo… e con il vetriolo la possibilità di ritrovare la scintilla divina che è in noi”.
 “Ero certo che l’avresti detto!”.

Col vetriolo, Jason si riferiva al V.I.T.R.I.O.L. della tradizione alchemica, l’acronimo di Visita Interiora Terrae Rectificandoque Invenies Occultum Lapidem, cioè “Visita le profondità della terra e rettificando troverai la pietra nascosta”. Insomma un invito a scendere in noi stessi alla ricerca della nostra vera essenza, l’anima o, come piace dire ai massoni, la scintilla divina.

 “Ma tu… fratello… credi nel Grande Architetto dell’Universo?”.
 “Dio e l’anima immortale. Siamo certi che avergli cambiato nome: scintilla divina e Grande Architetto… sia sufficiente a parlarne in modo diverso da come  fanno i preti?”.
 “Sei ateo… fratello?”
 “Difficile dirlo… nel corso degli anni mi sono dato risposte sempre diverse…”.
 “E quella di adesso?”.
 “Negli ultimi tempi identifico sempre più il Grande Architetto con l’Essere… e la scintilla con una delle infinite forme in cui l’Essere si manifesta…”.
 “Nel pensiero massonico… ci può stare l’identificazione del Grande Architetto con l’Essere… ma la scintilla divina s’identifica con il … con la coscienza contrapposta alla caducità dell’io”.
 “La contrapposizione di io e sé è puramente di scuola e la coscienza non è altro che l’autoconsapevolezza dell’io. Quanto alla scintilla divina… confesso di avere qualche problema ad assegnarle un ruolo…”.
 “È la scintilla divina… fratello mio… che consente all’uomo di edificare un mondo altrettanto ordinato e intelligente di quello costruito dal Grande Architetto…”.
 “L’Essere non è più ordinatore di quanto non sia distruttore… e non s’identifica con nessuna delle forme che crea e distrugge. Il suo agire si caratterizza per la costante propensione allo sterminio. È un fatto che egli uccida più forme di quante ne lasci provvisoriamente vivere… la sua categoria principale è lo spreco… e la sua intelligenza ordinatrice consiste nel preordinato sciupio delle forme che lo preserva dal caos… L’Essere necessita di molta vita per conoscere se stesso… minerale vegetale animale e umana… né si preoccupa delle vittime che lascia per strada: individui viventi nella forma e per il tempo che gli sono propri… La diversità delle forme non deve trarre in inganno. L’albero sa di sé proprio come l’uomo… sa cosa gli giova e cosa lo danneggia… sa come volgersi al sole e come utilizzare la pioggia… ha consapevolezza del proprio vivere e morire… ma un privilegio è assegnato all’individuo umano… egli è simia dei… testimone e imitatore dello stesso modello di sviluppo dell’Essere per la costruzione di un mondo che diciamo razionale e lanciato verso il progresso ma che a una visione meno superficiale si rivela iniquo ingiustificato regressivo e violento… Perché questo? L’Essere ha dalla sua la giustificazione dell’eternità… ma l’uomo?…” (…) [ L’Amore Consapevole p.291 e 302-305]


domenica 24 giugno 2018

Il TAOISMO nel romanzo L'AMORE CONSAPEVOLE





 Per chi abbia voglia di approfondire il discorso sul taoismo, spesso richiamato nel romanzo L’amore consapevole, consiglio innanzi tutto la lettura del Tao Te Ching, un testo facilmente reperibile in rete, attribuito al filosofo Lao Tzu, vissuto oltre cinquecento anni prima di Cristo. Che significa Tao? Semplicemente “La Via” e per questo si applica ad ogni aspetto della realtà, così per esempio c’è il Tao del tempo, il Tao della fisica, il Tao del pensiero, ma anche il Tao dell’amicizia e il Tao dell’amore e della sessualità, di cui soprattutto si parla nel mio libro. Cos’è in realtà “La Via”? È innanzi tutto consapevolezza della dualità, come è scritto nel libro di Lao Tzu:

II
Per tutti i nati sotto questo cielo,
concepito il bello
nasce il brutto.
Fissato il bene
Prende forma il male.


La Via” si sostanzia nel “wu wei” di Lao Tzu, che non  significa “non fare, non agire” – come spesso è stato inteso –  ma piuttosto “agisci spontaneamente”. “La Via” è anche l’unico mezzo per superare la dualità, come chiarisce un altro antico testo taoista, Il Segreto del Fiore D’Oro, proprio all’inizio:

La Via è la naturalezza.
La Via non ha nome né forma;
è solo l’essenza,
solo lo spirito originale.

Come si persegue “La Via”? Risponde ancora Il Segreto del Fiore D’Oro all’inizio del III capitolo, raccomandando di “volgere interiormente la luce”:

[…] Quando la luce è rivolta verso l’interno, le energie del cielo e della terra, yin e yang si condensano. Ciò è detto “pensiero purificato”, “pura energia” o “puro pensiero” (III,1).

Nella prefazione alla Ventottesima sezione del Libro delle prescrizioni mediche, trattazione espressamente richiamata nel mio romanzo, i curatori Akira Ishihara e Howard S.Ley [Ubaldini, 1971, p.11] annotano: “Alla base del pensiero taoista c’è la convinzione che l’uomo debba vivere in armonia con la natura: alcuni pensatori ritenevano necessario venerare la donna perché è lei ad essere più vicina alle forze primordiali della natura […] Gli scritti dei taoisti – si tratti di riflessioni sul Tao (la Via suprema, il Principio Supremo), oppure di trattati sulla donna, o magari di manuali sul sesso – non mostrano di considerare il Tao del Sesso come fine a se stesso (e i testi da noi tradotti lo confermano chiaramente) ma  piuttosto come un mezzo per arricchire il corpo e illuminare lo spirito.”

sergio magaldi




sabato 16 giugno 2018

Nasce un nuovo gruppo facebook: L'AMORE CONSAPEVOLE





Da qualche giorno, il romanzo “L’Amore consapevole” di Sergio Magaldi, uscito di recente in concomitanza con l’apertura del Salone di Torino, è diventato anche un interessante Gruppo di Studio facebook per commentare e dibattere non solo i contenuti specifici del libro, ma anche allargare l’analisi a tematiche come la cristologia, la religiosità in genere, la kabbalah, la filosofia, la psicologia, la massoneria, l’alchimia, il taoismo, il tantrismo, l’eros profano ed esoterico, intesi come vie di conoscenza e realizzazione spirituale


SINOSSI DEL ROMANZO:

 La copertina del libro mostra un'architettura opprimente che sale a tagliare il cielo quasi a voler nascondere lo spazio. Chi si nasconde dietro i messaggi anonimi di amore e di morte che stravolgono la vita del protagonista? Quali vere intenzioni celano in realtà le parole di Shekinah - simbolo della presenza di Dio nel mondo - e quelle di Azrael, l'angelo della morte della tradizione abramitica?
 Un ricco collezionista italoamericano, massone e fervente cattolico, muore lasciando alla casa editrice romana da lui fondata - perché lo divulghi - un documento di duemila anni prima che egli ha custodito in segreto per quasi settant’anni e che ha a che fare con la vita di Gesù. Non si tratta del solito manoscritto probabilmente contraffatto e di rilevanza regionale, ma di un reperto in grado di modificare la visione del mondo da parte di milioni di fedeli e di cui nel tempo è stata ripetutamente comprovata l’autenticità con il metodo della spettrometria di massa e del radiocarbonio. L’originalità del documento sta soprattutto nel contenere al suo interno la fonte di scritti posteriori della tradizione ebraica che riguardano la presenza di Dio nel mondo [Shekinah] e la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna. L’argomento, grazie all’intuizione del direttore della casa editrice fondata dall’italoamericano, diventa materia per una nuova pubblicazione di grande successo. L’arrivo di una mail da parte di una sedicente Shekinah, suggerisce all’intraprendente direttore editoriale il progetto per una serie di romanzi che abbiano per tema la formula del cosiddetto amore consapevole, concepito come una sorta di sincretismo tra le concezioni occidentali e quelle orientali sull’amore. Una sintesi che gli viene in mente grazie anche alla pratica taoista del Ling-hsiou alla quale egli si sottopone sotto la guida di una graziosa ragazza cinese. Al di là del probabile scoop editoriale, il direttore, dalla militanza politica giovanile approdato infine alla Massoneria, crede veramente che il mutamento di prospettiva nella relazione amorosa, sia in grado di produrre una rivoluzione nei rapporti umani senza precedenti, ben superiore alla rivoluzione politica vagheggiata in gioventù. Chi si nasconde dietro Shekinah? La ricerca per scoprire l’identità di chi continua a inviargli messaggi d’amore, dichiarando che gli si rivelerà soltanto quando lui si sarà reso degno di lei, si fa ossessiva da parte del direttore, senza che, tra coloro che lo circondano, egli sia in grado di identificare il misterioso personaggio che si cela dietro mail e sms.



 La crisi che attanaglia l’ordine massonico cui appartiene il direttore e che lo costringe a prendere coscienza di una sorta di “tipologia del massone” non intacca la sua fiducia nel ritenere di poter contare sull’appoggio dei fratelli americani allorché egli si reca a New York per ottenere l’approvazione dell’Assemblea degli azionisti della casa editrice al progetto dell’amore consapevole. La realtà gli rivela piuttosto l’esistenza di un complotto di cui probabilmente organizzazioni parallele alla Chiesa tirano le file, per impedire la realizzazione del piano editoriale. La questione si complica allorché il direttore si vede recapitare minacciosi avvertimenti, a firma di Azrael, l’angelo della morte della tradizione abramitica, che gli intimano di non pubblicare il romanzo di Shekinah. Mentre un investigatore americano segue la pista del complotto internazionale per smascherare chi si nasconda dietro le minacce di morte di Azrael, il direttore è sfiorato dal sospetto che l’angelo della morte e la donna che gli invia i messaggi d’amore siano in realtà la stessa persona. La confusione in lui si fa totale quando, dopo vent’anni, torna a farsi viva con una mail, Virginia, la ragazzina che aveva conosciuto nella libreria del nonno e con la quale aveva intrecciato una storia d’amore da lei bruscamente interrotta. Infine, la scoperta di tutto l’intrigo da parte dell’investigatore americano - massone anche lui, come il direttore editoriale, come il defunto collezionista - getta il direttore in una nuova condizione esistenziale, dove anche il rapporto con Virginia si fa problematico.





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giovedì 14 giugno 2018

RECENSIONE E VISIONE CHIAROVEGGENTE DI ENZO DI FRENNA DEL LIBRO "L'AMORE CONSAPEVOLE"








Recensione e visione chiaroveggente del libro “L’Amore Consapevole” di Sergio Magaldi

Curiosa recensione, questa. Parlerò di contenuti letterari e di energie invisibili intorno ai manoscritti. Mi dà lo spunto il libro “L’Amore consapevole” di Sergio Magaldi (Bibliotheka Edizioni, in libreria e su Amazon), presentato a Roma il 1 giugno 2018 presso il l’istituto Sant’Orsola, a cui ho partecipato come relatore insieme allo scrittore Gioele Magaldi, presidente del Movimento Rooseevelt e Gran Maestro del Grande Oriente Democratico; la giornalista Monica Soldano, il filosofo e storico Filippo Russo e l’economista Nino Galloni.
In quella occasione ho potuto rivelare in pubblico ciò che avevo scoperto anni fa grazie alla mia chiaroveggenza. Ho infatti spiegato agli intervenuti che i libri hanno un campo energetico invisibile. Possiedono cioè un’aura eterica, astrale e psichica (quest’ultima connessa alle energie astrali e psichiche dell’autore) ed infine l’energia eterica dei libri è colorata. Inoltre è possibile osservare un libro con la vista chiaroveggente e intuire cosa contiene, quale “messaggio” emana. In alcuni casi i manoscritti possono essere connessi anche a entità invisibili benefiche o malefiche, ma questo è un argomento più complesso ed esula dalla centralità di questo articolo.
Sulla visione chiaroveggente del libro “L’Amore consapevole” ho mostrato al pubblico alcune slide e Sergio Magaldi, rimasto piacevolmente colpito, mi ha suggerito di riproporre l’argomento in un testo più articolato. Accolgo volentieri l’invito, ma prima è doveroso dare spazio all’aspetto letterario, cioè alla recensione del libro di 468 pagine che Magaldi ha scritto in cinque anni: dico subito che è un formidabile thriller psicologico, un testo ricco di sapienza antica, intrecciata anche con l’erotismo, che mette al centro la figura dell’uomo e della donna come archetipi.

DIDASCALIANella foto in alto da sinistra Sergio Magaldi autore del libro “L’Amore Consapevole”, la giornalista Monica Soldano (al centro), il giornalista e scrittore Enzo Di Frenna (a destra)

DIDASCALIADa sinistra, Sergio Magaldi, Monica Soldano, Gioele Magaldi, Enzo DI Frenna


Il Vangelo di Lazzaro e l’intrigo internazionale massonico.

Il thriller inizia con la scoperta di un antico manoscritto, il Vangelo di Lazzaro, che mostra un Gesù iniziato ai misteri alchemici e mistici. Un’altra figura centrale di questo “vangelo rivelato” è Myriam, cioè Maria Maddalena, la compagna di Gesù sul percorso iniziatico. In breve: un uomo e una donna. E poi il tema dell’amore consapevole. Da qui parte la narrazione e il simbolismo che, da millenni, ruota intorno alle due principali energie da cui scaturisce la vita: il femminile e il maschile. Dall’unione consapevole di queste due entità spirituali, specialmente nell’atto sessuale, si manifesta ogni volta l’atto sacro della creazione. Se il messaggio solare del “Vangelo di Lazzaro” (che esiste solo nella finzione letteraria) fosse diffuso su scala globale, il mondo sarebbe attraversato da una rivoluzione e diverrebbe un luogo migliore in cui vivere, e non più quella società mercantilistica, capitalistica, neoliberista, elitaria, che ha trasformato tutto in merce di consumo, compreso il sesso.
Il protagonista del libro è un direttore editoriale, che è coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale: qualcuno vuole impedirgli la pubblicazione di testi rivoluzionari attraverso la casa editrice Chiaroscuro. Dietro a una misteriosa donna, che si firma Shekinah, si sviluppa l’intero thriller. Chi pedina il direttore editoriale? Cosa vuole ottenere l’organizzazione segreta che esegue gli ordini dell’Eminentissimo? Quale ruolo ha la massoneria mondiale in questo romanzo?
Come ho detto in pubblico al Sant’Orsola, questo libro racchiude molti messaggi. Ci vorrebbero ore per parlare dei vari aspetti che affronta. Non soltanto rispetto al rapporto tra uomo e donna, il sesso e l’amore consapevole, ma anche per quanto riguarda l’egemonia della massoneria neoaristocratica e controiniziatica che vuole dominare il mondo con la finanza globale (e infatti l’Autore cita una fantomatica moneta unica mondiale, il Globus) ed il ruolo degli uomini di cultura, gli intellettuali, gli editori, che sono certamente più vicini agli ideali della massoneria progressista e democratica, che contrasta il piano imperiale delle super logge sovranazionali oligarchiche e si batte per i valori di democrazia, libertà, fratellanza e benessere di ognuno. Basti pensare che, già solo la copertina scelta per “L’Amore consapevole”, contiene simboli per i quali si potrebbe parlare a lungo. Infatti, chi è attento ai dettagli, nota subito che in copertina vi sono due enormi grattacieli, due torri, due colonne… come le colonne dei templi massonici. L’immagine raffigura un’ambientazione stilistica americana, con due edifici che  ricordano le Torri Gemelle abbattute da un discusso attentato terroristico, orchestrato in realtà da organizzazioni segrete che riconducono proprio alle superlogge massoniche neoaristocratiche. Perché questa scelta? Che relazione c’è tra le due torri e l’amore consapevole? Si potrebbe pensare che nella scelta delle due colonne l’Autore ha voluto rappresentare le due Grandi Energie che muovono il mondo: il femminile e il maschile. Oppure, oltre a questa ipotesi, si celano altri messaggi – anche e sopratutto all’interno del libro – decifrabili solo da chi ha accesso a chiavi di lettura sapienziali. Pongo ad esempio alcune domande: c’è all’interno del romanzo un messaggio tra organizzazioni massoniche? C’è un parallelismo tra le Edizioni Chiaroscuro (realtà immaginaria) e la Chiarelettere Edizioni (esistente realmente in Italia) che ha pubblicato nel 2014 il titanico libro di Gioele Magaldi (il figlio di Sergio), “Massoni, società a responsabilità illimitata: la scoperta delle Ur-Lodges“, che rivela per la prima volta l’esistenza di organizzazioni massoniche sovranazionali neoaristocratiche che vogliono dominare il mondo attraverso un imperialismo finanziario antidemocratico? C’è forse una connessione tra la collana di libri “rivoluzionari” che la Chiaroscuro Edizioni vuole pubblicare per rinnovare il mondo (fermando implicitamente i piani degli imperialisti) e la collana di libri annunciata da Gioele Magaldi nel libro “Massoni” (pubblicato da Chiarelettere Edizioni) che mira a sconvolgere, scoperchiare e fermare i piani occulti del potere mondiale? Chissà…

Dal Pranic Healing alla percezione delle energie intorno ai libri.

Prima di descrivere il campo di energia invisibile presente intorno al libro “L’Amore consapevole”, riporto qui la stessa premessa che ho fatto ai miei uditori al Sant’Orsola durante la presentazione del libro a Roma.
Nel 1993, quando ero un collaboratore del settimanale L’Europeo (Rizzoli), fui inviato a intervistare Master Choa Kok Sui, ideatore del Pranic Healing, una tecnica che consente la percezione energetica dell’aura vitale, dei chakra (vortici di energia) e di altri tipi di energie che risultano “invisibili” alla maggior parte delle persone. Quell’incontro mi cambiò la vita.
Master Choa Kok Sui
Avevo già manifestato una chiaroveggenza spontanea all’età di 20 anni, forse ereditata da mio nonno Raffaele, il padre di mia madre, che era un normale operaio dell’impianto siderurgico Italsider di Bagnoli, ma possedeva il “dono” di vedere e comunicare con gli spiriti dei defunti. L’incontro con Master Choa diede un senso alle percezioni extrasensoriali che avevo sperimentato negli anni precedenti. Mi resi conto, in fondo, che era una facoltà che possedevano anche altre persone. Quindi decisi di studiare quella formidabile tecnica e nel 2004 fui tra i fondatori a Roma dell’Accademia Italiana di Pranic Healing, e da allora (ad oggi) presieduta dalla mia amica Francesca Angrisani.
Il Pranic Healing attualmente è insegnato in oltre 150 Paesi nel mondo, lo praticano medici, ingegneri, scienziati, formatori, e decine di altre categorie. Uno dei principali allievi di Choa è Master Stephen Ko, il quale insegna il Pranic Healing e la percezione delle energie “invisibili” presso aziende di rilevanza internazionale, come la Intel, oppure presso l’agenzia spaziale NASA, e di recente anche negli eventi formativi del famoso Tony Robbins (autore tra l’altro di libri di successo). Ecco alcune foto al riguardo e – preciso – le mostro solo per fa comprendere l’autorevolezza del Pranic Healing e la fondatezza dell’esistenza di campi energetici intorno a persone e cose.

DIDASCALIAMaster Stephen Ko, uno dei principali allievi di Master Chia Kok Sui, insegna da anni il Pranic Healing e l’arte di percepire le energie praniche. Nella foto sopra è alla Intel Corporation, la multinazionale che produce tra l’altro i più diffusi processori per i computer e gli apparecchi digitali.



DIDASCALIA – Nella foto sopra Master Stephen Ko presso l’agenzia spaziale americana NASA, dove insegna il Pranic Healing (vedi foto sotto).


DIDASCALIAMaster Stephen Ko insieme al noto formatore motivazionale Tony Robbins, e nella foto più sotto a destra, Ko partecipa ai mega eventi formativi di Robbins in cui spiega il mondo delle energie praniche e insegna la Meditazione dei Cuori Gemelli ideata da Master Choa Kok Sui. 

Il test che feci fare ai miei allievi su due libri sigillati in una busta…

Nel 2001 formulai i principi della Psico Neuroenergetica (PNE), che studia la correlazione tra psiche, cervello, computer e onde elettromagnetiche, oltre all’analisi delle energie “invisibili” che emanano le nuove tecnologie digitali. Per anni ho portato avanti da solo dei test di visione pranica intorno ai computer, i cellulari, i tablet e in generale intorno a coloro che utilizzano le nuove tecnologie connesse. Avevo scoperto, ad esempio, che ero in grado di riconoscere subito i lavoratori tecnostressati durante i miei sopralluoghi in aziende per la valutazione dei rischio TecnoStress o espletare i miei corsi di formazione ai sensi del Decreto legislativo 81 del 2008. Mi bastava osservare la loro aura vitale, che risultava congestionata da energie grigio-scure mentre erano sopratutto davanti a un computer.
Nel 2015, durante un corso di PNE, proposi ai miei allievi ( già addestrati a percepire le energie eteriche) un curioso test. Mostrai due buste sigillate che contenevano due libri. Poi li invitai a percepire le energie eteriche che erano presenti intorno alle due buste, collegandosi mentalmente ai libri contenuti all’interno (secondo il principio “l’energia segue il pensiero”). Tra i partecipanti vi erano anche figure dirigenziali, come la direttrice commerciale della Sedin SPA, i due figli dell’amministratore delegato della stessa azienda, una psicologa, e alcuni formatori della sicurezza sul lavoro.


Ebbene, il gruppo di allievi comincio a sondare con le mani l’energia “invisibile” intorno alle due buste e più tardi testimoniarono che intorno al busta sigillata 1 percepivano una energia leggera, chiara, luminosa e di colore bianco. Invece intorno alla busta 2 percepivano un’energia pesante, scura, di colore nero. A quel punto dalla busta numero 1 tirai fuori il libro e lo mostrai a tutti: era la Sacra Bibbia – Edizione Cei Uleci (foto sotto a sinistra). Dalla busta numero 2 uscì invece un trattato sulle sette sataniche pubblicato dalla New Compton Editore (vedi foto sotto a destra). Domandai poi a una mia allieva particolarmente brava, Marialuigia, di “vedere” se intorno alla Sacra Bibbia l’energia luminosa era circoscritta o radiante. Si concentrò e infine rispose: «È radiante, come un piccolo sole che si espande…». «Brava, hai visto bene… », le dissi.
Intorno alla libro numero 2, cioè il trattato sui gruppi satanici scritto da autorevoli psicologi e criminologi, gli allievi avevano invece percepito energia scura, pesante, di colore prevalentemente nero (come la copertina del resto). In conclusione rimasero tutti sorpresi ed impararono che i libri emanano una energia invisibile (a molti) e visibile (a pochi). Ecco di seguito i due libri che mostrai…

Visione chiaroveggente sul libro di Sergio Magaldi.

Intorno al libro “L’Amore consapevole” ho osservato un’aura di energia multicolore. Il principale colore è il giallo, cioè una tonalità che fa pensare al sole e alla comunicazione. Questo colore è associato a molti aspetti della vita e della personalità umana, ma in questo caso specifico direi che il giallo evidenzia la natura solare del libro di Sergio Magaldi, ossia la luce calda che trasmette il suo messaggio. Inoltre il giallo è anche uno dei due colori presenti nel chakra Ajna, quello che (tra l’altro) governa il cervello, la mente, i pensieri, la creatività.
Il secondo colore prevalente è il “giallo oro”, un colore associato allo spirito, al divino, alla verità (solo per citare alcuni aspetti, poiché in realtà questo colore meriterebbe un libro). Il terzo e quarto colore che ho osservato, con sfumature più ridotte, è il verde e il rosa: entrambi sono presenti (in sfumature diverse per ogni soggetto) nel chakra del Cuore (Anahata), che oltre a governare il cuore fisico ha collegamenti con la bontà, il coraggio e l’amore.


Va considerato, comunque, che l’osservazione energetica è circoscritta al giorno in cui l’ho effettuata, poiché come accade anche per i chakra, i colori e le dimensioni del campo aurico di qualsiasi oggetto o soggetto possono variare per varie cause che entrano in gioco.
Ma in generale posso dire che  “L’Amore consapevole” sembra aver rispecchiato perfettamente – dal punto di vista energetico – i contenuti che Sergio Magaldi ha profuso nell’atto di scrivere il suo libro. E cioè…
… Luce, il Cristo, Verità e Amore.





https://enzodifrenna.info/recensione-e-visione-chiaroveggente-del-libro-lamore-consapevole-di-sergio-magaldi/


https://www.ibs.it/amore-consapevole-libro-sergio-magaldi/e/9788869343919


https://www.unilibro.it/libro/magaldi-sergio/l-amore-consapevole/9788869343919


https://www.amazon.it/Lamore-consapevole-Sergio-Magaldi/dp/886934391X


https://www.hoepli.it/libro/l-amore-consapevole/9788869343919.html
















lunedì 11 giugno 2018

NOTE SULLA QABBALAH : parte X, le due acque e il vino di Noè





SEGUE DA:




NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo per leggere)

NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)






Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew


LE DUE ACQUE E IL VINO DI NOÈ

 C'è di più: le acque benché distinte in superiori e inferiori provengono entrambe da una sola fonte. Com'è detto in Tiqqune ha-Zohar (Gli ornamenti dello splendore): "Invero le pietre di marmo puro sono le due yud, comprese nell'Alef,[1]  l'una superna e l'altra inferiore, e perciò non vi è impurità [...] né (vera e propria) distinzione tra acqua e acqua, poiché tutto è unito assieme e proviene dall'albero della vita che è la Waw posta al centro dell'Alef". E in Zohar (II, 84b) è detto che queste due Yud sono le stesse due gocce di   Tal,  rugiada  l f  che il signore rese solide come pietre preziose e con un soffio appiattì per farne le tavole della Legge. Solo allorché il Signore decide di punire l’umanità indegna e di distruggere il mondo, le due acque divengono incompatibili tra di loro. Perché l’Altissimo scelse l’acqua e non, per esempio, il fuoco per distruggere l’umanità indegna? Una risposta è contenuta nel trattato Noah dello Zohar. Il Tetragramma è il nome del Signore nella manifestazione ed è formato da quattro lettere dell’alfabeto ebraico: una Yud iniziale e una Wav, separati da una prima He e da una seconda He finale. Quando sulla terra ogni ordine fu sovvertito, le lettere maschili, Yud e Wav, si ritirarono dalla realtà manifesta e lasciarono le lettere femminili, le due He, da sole: la conseguenza fu che le acque superiori e le acque inferiori, che Adonai aveva separato nei giorni della creazione, si riunissero e distruggessero il mondo.

 Nella Qabbalah luriana, la sostanziale unicità dell'albero è sostenuta esplicitamente. Vital, il più famoso dei discepoli di Itzach Luria, in Etz Chayyim, “L'albero della vita”, assegna per entro l’unico albero delle Sephiroth, la destra all'albero della vita e la sinistra all'albero della conoscenza. Insomma, Adamo vuole mangiare il frutto proibito per rendersi immortale, ignorando che Dio ha già predisposto per lui l’immortalità, alla sola condizione che egli sappia attendere la maturazione del frutto. Lo assapora quando è ancora acerbo e ciò che ne ricava non è l’immortalità, bensì la consapevolezza del bene e del male, l’allontanamento dalla condizione edenica e l’ingresso nel tempo e nella storia. E ciò trova conferma ancora in un riferimento a Noè, il patriarca biblico che reitera il gesto di Adamo e che come Adamo ne paga le conseguenze. Queste saranno di minore entità, rispetto a quelle che il primo uomo è costretto a pagare, ma solo perché egli agisce in buona fede e non per il desiderio di rendersi immortale come Dio. In Zohar (I, 36a) è detto che nel giardino di Eden, Eva avrebbe pigiato grappoli d'uva per darli poi ad Adamo e poco dopo (I,73a) che Noé si sarebbe ubriacato di quel vino non per ripetere il peccato di Adamo ma "per investigare sul peccato che era stato del primo uomo; non quindi per aderire ad esso ma per averne conoscenza e restaurare il mondo. Ma non vi riuscì. Pigiò i grappoli per esaminare quella vite ma quando giunse a quel punto si ubriacò e si scoperse..."

  Il senso occulto dell'ubriachezza di Noè è appunto da ricercare nel tentativo di entrare nello stesso stato di coscienza di Adamo, ripristinando la condizione edenica, ma ancora una volta la bevanda dell’immortalità si rivela troppo forte per i limiti umani. Tutto il segreto di Noè si riassume in tre versetti, Genesi 9:20-22, in cui è detto che Noè, uomo di terra, piantò una vigna e che bevuto del vino si ubriacò e si scoprì all’interno della sua tenda mentre Cam, suo figlio e padre di Canaan, vide la sua nudità. Su questo episodio mi sembra assai illuminante l’interpretazione del Sepher Zohar. Qui, si comincia col discutere tra due personaggi, Rabbi Juda e Rabbi Yossi, circa l’origine di questa vigna. Rabbi Juda sostiene che la vigna facesse parte, una volta, del giardino dell’Eden e che da questo ne fosse stata scacciata, mentre Rabbi Yossi sostiene che la vigna si trovasse sulla terra prima del diluvio e che Noè l’avesse sradicata per poi ripiantarla. Ora, è abbastanza evidente che nella tesi di Rabbi Juda si parli della vigna come se si parlasse di Adamo ed Eva, altrimenti come si sarebbe potuto scacciare una vigna? Quanto alla tesi di Rabbi Yossi, se è vero che è possibile sradicare le viti di una vigna per ripiantarle, appare ben difficile poterlo fare quando sia trascorso un anno, cioè più o meno il tempo in cui Noè rimase nell’arca. Allora qui cominciamo a sospettare che si tratti di una vigna speciale. C’è di più: nel giardino di Eden, da cui la vigna proverrebbe, secondo rabbi Juda, sappiamo esserci un fiume che serve ad abbeverare il giardino (Genesi 2,10), ed è grazie a questo fiume che ogni cosa nasce. Nel significato cabbalistico dello Zohar, il giardino è la sephirah Malchuth, che significa Regno o Terra, mentre il fiume è la sephirah Yesod che significa Fondamento. Il sospetto che non di una comune vigna si tratti ci viene anche dall’osservazione che il versetto 9,20 del Genesi, in cui si dice che “Noè iniziò a piantare una vigna”, prosegua col versetto 9,21 in cui si dichiara che Noè bevve il vino. Sembrerebbe che Noè non abbia quasi da aspettare tra il piantare e il bere, ma la cosa più interessante è il commento di Rabbi Simeone del già citato passo dello Zohar:

 “In questo versetto (Genesi 9,21) si trova uno dei segreti relativi alla Saggezza. Quando Noè si propose di indagare sull’errore del primo uomo, non certo nell’intenzione di ripetere lo stesso errore, ma, al contrario, al fine di liberarne il mondo, egli non ci riuscì subito, allora schiacciò i chicchi d’uva per proseguire la sua ricerca sulla vigna. Ma, non appena raggiunto questo scopo, si ritrovò nudo e ubriaco” (Sepher-ha Zohar, 73a-b. )

 Insomma, apprendiamo che Noè piantò la vigna per indagare sull’errore di Adamo. E semmai ci siano ancora dubbi che si stia parlando di una vigna e di un vino speciali, conviene ascoltare ancora Rabbi Simeone:

 “Accadde qui come per i figli di Aronne che, noi lo sappiamo, bevvero vino sul monte Sinai. Chi offrì loro del vino in un tal luogo perché ne bevessero? Se ti passa per la mente che essi ebbero voglia di ubriacarsi di vino in un luogo simile, disingannati! Per la verità fu del vino di Noè che essi si ubriacarono”  (Ibid.)

[S E G U E]

sergio magaldi


[1] Le due Yud della Alef, come pure la Waw del centro, sono quelle che appartengono alla grafia della lettera Alef.