sabato 27 febbraio 2021

IL PUNTO SUL CAMPIONATO PRIMA DELLA 24.ma GIORNATA (N.5)

 Oggi ha inizio la 24.ma giornata della Serie A, ma si può dire che la gara tra le milanesi (da me annunciata un paio di mesi fa) per la conquista dello scudetto si sia ormai conclusa a favore dell’Inter che, dopo la vittoria nel derby e senza impegni nelle coppe europee, si avvia a vincere il suo 19.mo scudetto (compreso quello sottratto alla Juve nel 2006 per discutibile decisione federale), dopo l’ultimo vinto con Mourinho nel 2010. Non sono tanto i 4 punti di distacco del Milan ad essere decisivi, ma il fatto che i rossoneri nelle ultime uscite siano apparsi in crisi di gioco e di risultati, tant’è che a stento si qualificano per gli ottavi di Europa League dopo i due pareggi con la Stella Rossa di Belgrado.

E le altre squadre? La Juventus si gioca oggi a Verona le ultime possibilità di rientrare nella lotta scudetto, ma sono chances puramente teoriche perché, anche vincendo questa sera e nel recupero di cui non è stata ancora fissata la data, i campioni d’Italia in carica resterebbero comunque a 5 punti di distacco dall’Inter. E non solo. Dopo le sconfitte con Napoli e Porto, in cui i bianconeri hanno evidenziato mancanza di idee e carente organizzazione di gioco, fatta di possesso palla nella propria metà campo, lanci orizzontali, reiterati passaggi indietro al portiere (da uno dei quali scaturisce il primo goal del Porto), e complicate rotazioni che provocano ridicoli scontri tra gli stessi giocatori, c’è infatti poco da sperare. Del resto, anche l’ultima vittoria in Campionato contro il Crotone, si deve al solo Ronaldo, dopo circa quaranta minuti di gioco come sempre stucchevole. Non tutte le responsabilità, tuttavia, sono da attribuire al “predestinato”. La rosa della Juve, benché sopravvalutata dai media, non ha alternative paragonabili a quelle della rosa dell’Inter e la squadra soffre in questo momento le assenze di qualità, soprattutto quella di Cuadrado – il solo capace di saltare gli avversari e uno dei pochi a correre e fornire assist per gli attaccanti – oltre a quelle di Dybala e di Arthur. In più: Morata, unica punta, peraltro in prestito, è da tempo in calo di forma, forse per motivi fisici, e questa sera non ci sarà a Verona, ma va anche detto che dopo lo straordinario inizio, lo spagnolo è rientrato nel suo standard abituale, segnando poco in Campionato, così come è sempre stato e come era lecito attendersi. I centrocampisti presi a parametro zero non stanno rendendo per quello che sono pagati e persino tra i difensori ci sono problemi per i ripetuti infortuni e la mancanza di alternative. Se sei “costretto” a servire, con tutto il rispetto, Frabotta con Fagioli, non puoi competere per lo scudetto e tantomeno per la Champions. E pensare che sono stati ceduti giocatori come Romero, Cancelo, Spinazzola e Kean che stanno facendo la fortuna delle squadre in cui giocano.

Anche la Roma ha i suoi problemi, con la difesa praticamente fuori gioco per infortuni, e con l’ostinazione dell’allenatore a non voler vedere che, insieme alla Lazio, ha forse il miglior centrocampo del Campionato (Villar, Veretout e Diawara), che invece si limita a far giocare solo in Europa League, peraltro con ottimi risultati. Comunque, se la Roma domani dovesse battere il Milan (purtroppo in 7 partite con le altre sei del vertice della classifica ha ottenuto solo 3 punti), recuperare presto la difesa titolare e convincersi finalmente a schierare tutti e tre i centrocampisti anche in Serie A, forse potrebbe ancora dire la sua, se non altro per il gioco brillante che spesso mette in mostra. Troppe le condizioni, però, prima fra tutte la vittoria sul Milan: per quanto i rossoneri siano in leggero declino, Cristante e Fazio (probabili centrali di difesa con Mancini) riusciranno a fermare Ibrahimovic?

Poco da dire sulle altre: il Napoli, con molti infortuni, è già troppo attardato in classifica, la Lazio non ha alternative valide con cui sostituire i pur bravi titolari. Resta l’Atalanta, ma per la sua incostanza, difficilmente sarà in condizione di lottare per la vetta della classifica, anche se negli scontri diretti con le altre sei (Le prime quattro andranno in Champions, le restanti tre in Europa League), su sette partite giocate vanta 14 punti, preceduta solo dall’Inter che ne ha 15 ma in otto partite giocate (seguono in questa speciale classifica: la Lazio con 11 punti in otto partite, il Milan con 10 in sette partite, il Napoli e la Juve con 9 in sette partite e infine la Roma con soli 3 punti in sette partite).

La mia impressione è che tra oggi e domani il Campionato pronuncerà altri verdetti, forse definitivi e qualche squadra che ha sempre annunciato di voler lottare per lo scudetto dovrà cominciare a pensare di battersi per raggiungere almeno il quarto posto utile per partecipare alla Champions dell’anno prossimo.

 sergio magaldi


lunedì 22 febbraio 2021

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XIV (spagnola e covid-19)


 

SEGUE DA (clicca sui titoli per leggere):

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte II(astrologia e mitologia)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte III (Plutone e il mito)


GRANDI CONGIUNZIONIPLANETARIE E CORONAVIRUS, parte IV (Plutone e i Misteri Eleusini)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte V

(i doni di Plutone)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte VI (Plutone e l’inconscio)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte VII (Saturno e il mito)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte VIII (Saturno: croce, mezzaluna e falce)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE ECORONAVIRUS, parte IX (ambivalenza di Saturno)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte X  (Giove e Saturno)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XI

(Giove padre di uomini e dei)

 

GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XII

(Giove e il monoteismo)


GRANDI CONGIUNZIONI PLANETARIE E CORONAVIRUS, parte XIII

(Giove, Saturno e Plutone)

 

 Per concludere questa lunga disamina sulla relazione esistente tra grandi congiunzioni planetarie e coronavirus (è questo il quattordicesimo e ultimo post sull’argomento), non sarà inutile cercare analogie con gli eventi del passato, in particolare con la pandemia di “spagnola”[1], una delle varianti del virus dell'influenza A sottotipo H1N1[2] che colpì circa mezzo miliardo di persone e fu letale per oltre cinquanta milioni di loro, soprattutto a causa delle condizioni igienico-sanitarie in cui versavano le popolazioni, già denutrite e sofferenti per via della guerra. La pandemia, infatti, scoppiò nell’ultimo anno della I Guerra Mondiale (28 luglio 1914-11 novembre 1918), per trascinarsi poi con diverse ondate sin oltre l’autunno del 1920, anche se già dall’estate dello stesso anno la diffusione del virus si era notevolmente affievolita. Tornata la pace, anche allora si ricorse ad una sorta di lockdown e alla disinfezione generalizzata degli ambienti e pare che negli Stati Uniti farsi trovare in giro senza la mascherina comportasse un’ammenda di 100 dollari, una cifra in realtà troppo alta nel 1919 per essere vera. Comunque sia, la fine della pandemia si realizzò per effetto della cosiddetta immunità di gregge.

La congiunzione Saturno-Plutone, ancora abbastanza larga, ebbe inizio verso la fine di maggio del 1914 (la stessa che, nel segno del Capricorno, già dalla tarda estate del 2019 vide comparire la prima diffusione del Coronavirus), quando Saturno si trovava al 19° grado dei Gemelli e Plutone al 29° grado dello stesso segno zodiacale, proseguì poi in segni diversi (Saturno ancora in Gemelli, Plutone nel Cancro), per farsi poi sempre più stretta e nello stesso segno del Cancro, in concomitanza, prima dell’assassinio a Sarajevo dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e di sua moglie Sophie, del 28 giugno 1914, poi dell’inizio della I Guerra Mondiale, esattamente un mese più tardi. Dalla fine di agosto del 1915 e nel periodo in cui la guerra divampa, interessando un numero sempre crescente di nazioni, alla congiunzione Saturno-Plutone si unisce per qualche tempo anche Marte (In analogia con quanto è accaduto nel marzo del 2020, quando alla triplice congiunzione Giove-Saturno-Plutone si unisce anche Marte e la pandemia divampa). La congiunzione Saturno-Plutone si protrae sino a giugno del 1916, ma contestualmente si inaugurano altre congiunzioni dei cosiddetti pianeti lenti: prima quella tra Saturno e Nettuno che terminerà nell’agosto del 1918, poi quella tra Giove e Plutone che, iniziata sin dalla fine di giugno del 1918, durerà per circa un anno. Le due congiunzioni “presiedono” entrambe alle ultime fasi della guerra nonché all’inizio e allo sviluppo dell’epidemia di “spagnola”, di cui si comincia a parlare già dal gennaio del 1918. Infine, l’ultima congiunzione “lunga” si avrà tra Giove e Nettuno. Iniziata sin dall’agosto del 1919 si protrarrà sino a metà luglio del 1920, in rapporto con il lento e progressivo estinguersi della pandemia.

Questi i dati delle congiunzioni planetarie, relativamente alla concomitanza della I Guerra Mondiale e della pandemia di “spagnola”, con una osservazione che può valere anche oggi per il coronavirus: Saturno e Plutone congiunti, sono i messaggeri di una crisi di proporzioni planetarie (si tratti di guerra, epidemia o altro), mentre Giove, in congiunzione con i pianeti “lenti”, entra in gioco quando si tratta di diffondere gli eventi drammatici che annunciano un profondo mutamento della realtà, per poi riportare la pace sia pure in un’altra cornice.

Valga qui quanto già osservavo nei post precedenti, in riferimento a Plutone e Saturno mitologici. Quando Hades-Plutone e Crono-Saturno si incontrano, il significato è chiaro: la crisi è giunta ad un punto tale che c’è bisogno di un profondo rinnovamento e a questo scopo occorre innanzi tutto eliminare ciò che è vecchio, debole e malato. E non è tutto, perché quando le due divinità si ritrovano insieme un ulteriore messaggio è lanciato all’umanità nel caso l’avesse dimenticato: la morte non solo è parte della nostra natura sin dalla nascita, ma è anche il progetto finale di ogni essere vivente. Signore della vita e della morte, distruttore di tutto ciò che esiste, ma anche rigeneratore ciclico di ogni forma di esistenza, Hades-Plutone lascia alla falce del padre Crono-Saturno – dio del tempo – il compito della “mietitura”, ma per ottenere il miglior risultato nel più breve tempo possibile occorre anche diffondere “la raccolta” contemporaneamente su tutto il pianeta. Ed ecco Giove – padre degli uomini e degli dei secondo Omero – il diffusore per eccellenza, ma anche il benevolo. Pur nutrendo una giustificata diffidenza verso l’umanità – di cui peraltro non è il creatore – Giove finirà col mostrare, come sempre, la sua naturale benevolenza verso il genere umano, ripristinando la cosiddetta “normalità” su un’ottava diversa.

Della triplice congiunzione Giove-Saturno-Plutone, oggi resta solo la congiunzione in Acquario tra Giove e Saturno che andrà progressivamente esaurendosi tra poco più di un mese (fine marzo). Se vale l’analogia del covid-19 con la “spagnola”, dal punto di vista astrologico si può ragionevolmente supporre che la diffusione della pandemia di covid-19 dovrebbe regredire nel giro di alcuni mesi dalla fine della congiunzione planetaria, così come accadde per la “spagnola” quando, terminata l’ultima della lunga serie di congiunzioni di cui si è parlato sopra, il virus fu ufficialmente dichiarato estinto a distanza di 4-5 mesi, anche se già in precedenza si era fortemente indebolito.

In conclusione, dunque, la diffusione del coronavirus dovrebbe concludersi con la fine dell’estate o poco dopo (o addirittura poco prima), quali che ne siano le cause: vaccini, immunità di gregge o quant’altro. È tuttavia probabile che alla quadratura, già in corso, tra Urano nel segno del Toro e Saturno in Acquario si accompagni, anche dopo la fine della pandemia e sino a Marzo del 2023, una situazione difficile da vivere sotto il profilo economico e sociale.

Tutto ciò vale naturalmente per le leggi dell’astrologia, a prescindere dal fatto che si creda o no nell’antichissima arte dei Caldei.

 sergio magaldi 



[1] Fu detta “spagnola”, perché denunciata per la prima volta in Spagna che non era in guerra. Negli altri Paesi impegnati nella conflitto mondiale, i mezzi di informazione erano sottoposti alla censura di guerra e si limitarono a parlare di un’epidemia circoscritta alla Spagna. Circa la sua origine e diffusione, le versioni postume furono tante, proprio come oggi avviene per il Covid-19.

[2] Sebbene più gravi di quelli del Coronavirus, i principali sintomi della Spagnola non furono molto diversi: mal di testa, dolori muscolari, mal di schiena, spossatezza, tosse, irritazione della gola, febbre alta, diarrea, polmonite, crisi respiratoria per mancanza di ossigeno.


giovedì 18 febbraio 2021

La più efficace difesa contro il coronavirus


 

E’ il sistema immunitario trascurato dalla medicina ufficiale  che  costituisce l’unica struttura naturale in grado di prevenire le malattie, ripristinando a nostra insaputa lo stato di salute

di Alberto Zei


Un baluardo della difesa - Non è questa la sede per spiegare che cosa sia il sistema immunitario, come si componga e come funzioni, anche perché è  abbastanza noto a tutti. E’ infatti certo che questo baluardo naturale di difesa della nostra salute non dovrebbe essere trascurato né dai medici né dai politici né dai responsabili della salute pubblica, a maggior ragione in questo periodo in cui ancora nessun farmaco specifico è stato individuato contro il coronavirus. E non parliamo dei vaccini, perché i vaccini sono un'altra cosa.

C’è però un fattore importante che non può essere ignorato senza la consapevolezza di volerlo  negare per ragioni differenti da quelli della tutela della salute pubblica.

Si tratta delle sostanze che fanno più o meno parte della nostra nutrizione giornaliera ma non in modo sufficiente per alimentare le risorse del sistema immunitario, in particolare in questo momento. Sono degli ingredienti reperibili in natura, quali la vitamina C e la vitamina D, che dovrebbero essere assunti in quantità più consistenti di quelle necessarie al fabbisogno giornaliero in condizione normale di salute. Infatti, le quantità devono essere ben maggiori, quando il sistema immunitario è chiamato a produrre adeguate difese contro gli agenti patogeni, ma nulla è stato fatto in questo senso, perché gli interessi industriali, economici, farmaceutici e politici da sempre sono rivolti in tutt’altre direzioni.







Integrare ciò che manca -  D’altra parte, l’organismo generalmente non dispone di una quantità sufficiente di queste vitamine. È vero che la vitamina D si forma anche all’interno dell’organismo quando il corpo è esposto al sole e alla luce; ma in inverno l’illuminazione naturale scarseggia e le vesti ricoprono gran parte della persona. Per quanto riguarda la vitamina C – indispensabile per l’efficienza del sistema immunitario e quindi per la difesa naturale di quasi tutte le malattie – sarebbe molto più breve indicare le condizioni biologiche in cui non interviene. Ma dell’una e dell’altra vitamina, per chi è interessato alla questione sarà sufficiente acquisire qualche nozione alla luce delle ultime ricerche scientifiche sulle notevoli capacità biologiche di questi due potenti difensori dell’organismo.




Il castello di cristallo – E’ vero che se non si verifica un contagio non ci si può ammalare di coronavirus e che quindi stando chiusi in casa un contagio potrà difficilmente avvenire. Resta però il problema della vulnerabilità allorquando si è all’aperto, dove certamente nell’aria i virus sono presenti e più minacciosi proprio per chi si è sottratto completamente a questa convivenza con il virus, chiamata immunità di gregge.

Ma a parte questi casi estremi, si può dire che la popolazione nella sua generalità, alla luce dei dati che si conoscono, è colpita dal coronavirus in una percentuale approssimata intorno al 10%. Escludendo anche in questo caso gli eccessi di imprudenza di chi non si preoccupa del coronavirus, frequentando temerariamente ambienti molto inquinati senza adottare le adeguate precauzioni, si può dire che il virus si trovi ormai in modo più o meno evidente in quasi tutti gli addensamenti demografici, dalle grandi città alle campagne. Tutti quanti da circa un anno abbiamo respirato abbondantemente aria contenente coronavirus ma il 90% degli italiani non si è ammalato.


PREVENZIONE

L’operosa autonomia – L’ attuale condizione di salute della stragrande maggioranza dei cittadini è dovuta alle difese immunitarie del formidabile sistema biologico di cui tutti disponiamo anche se non sempre ce ne rendiamo conto. La medicina ufficiale nel nostro Paese ha fatto passi da gigante per il ripristino dello stato di salute anche rispetto a malattie fino a poco tempo fa considerate incurabili, ma niente viene prodotto per prevenire i mali che affliggono la popolazione, in quanto l’unica sostanziale prevenzione in Italia è quella di intervenire prima dell’aggravamento della patologia, una volta che questa si manifesti. Così, per esempio, la cura delle tipiche malattie tumorali che – precocemente scoperte, vengono trattate spesso con efficacia – è soltanto  diagnostica. Ed è anche lecito attendersi la risposta ovvia: “Ma come si potrebbe intervenire prima, se neppure attraverso i più accurati screening risulta alcunché di anomalo?”

 Non è questo il modo di fare prevenzione: prevenire significa evitare quanto più possibile  di incorrere in malattie, e non curarle dopo che queste si manifestano.

 Ciò non significa volersi assicurare l’eternità (si fa per dire…) in quanto è pur vero che alla fine vecchiaia e morte reclameranno i propri diritti. Ma la prevenzione di cui si parla potrebbe evitare diverse patologie anche in giovane età, evitando la spirale perversa della loro cronicizzazione, nonostante e talora anche a causa dei tanti farmaci somministrati.


giovedì 11 febbraio 2021

domenica 7 febbraio 2021

LA RIVINCITA DI RENZI E SALVINI

thesocialpost.it

 

 Potendo contare, almeno sulla carta, della sola maggioranza del suo partito, stimata in circa il 20%, contro tutti gli altri partiti, compresa la minoranza del suo, Matteo Renzi il 4 dicembre 2016 andava a sbattere contro la volontà  maggioritaria degli italiani che – ubbidiente come sempre ai richiami della propria fazione – bocciava il Referendum Costituzionale con il 60% dei no e il 40% dei sì e lo disarcionava dal potere, un cavallo sul quale sino a quel momento l’ex sindaco di Firenze aveva viaggiato velocissimo. Inutile era stato l’appello dei radicali a “spacchettare” il Referendum per salvaguardare alcune riforme senza accollarsi la responsabilità di una sconfitta annunciata. Ingenuità e presunzione, secondo la narrativa comune, furono alla base della sua caduta e della sua “resistibile ascesa”.

 Neanche tre anni dopo, tuttavia, Renzi è di nuovo protagonista della scena politica, prima spingendo il PD al varo del II governo Conte insieme ai Cinquestelle, poi provocando una scissione all’interno del suo partito con la formazione di Italia Viva. Si disse allora per avere quella visibilità politica che all’interno del PD non avrebbe avuto, ma più probabilmente per essere determinante nelle scelte politiche, come poi in effetti accadrà. Ingenui, questa volta, i maggiorenti del PD a non averlo capito sin dall’inizio o, più semplicemente, troppo avidi di tornare al potere, nonostante la sconfitta elettorale, e con la speranza  nemmeno tanto segreta di lucrare sull’elettorato grillino in evidente calo di consensi, almeno a giudicare dai sondaggi.

 Nemmeno un anno e mezzo dopo, e siamo ormai all'attualità, Renzi si rende conto di come sia impossibile, con quel Presidente del Consiglio e quei ministri, governare un Paese ormai sull’orlo dell’abisso per la crisi pandemica, economica, sociale e non solo. Fa delle proposte, anche se sa bene che – nonostante le tante promesse di mediazione – gli verranno respinte dall’intransigenza inerziale dei grillini e dalla viscosità curiale dei suoi ex compagni di partito. Ciò che puntualmente avviene e che offre a Renzi il destro per separarsi definitivamente dalla maggioranza che sostiene il governo. Le manovre del solito trasformismo parlamentare – che pure vanta solide radici nazionali – questa volta non riescono, o meglio, nasce una nuova formazione e un nuovo gruppo al Senato, ma i numeri non sono sufficienti e saggiamente Mattarella convoca al Quirinale  Mario Draghi per la formazione di un governo di unità nazionale. Media e opinione pubblica, a questo punto si dividono tra i sostenitori del “Renzi che mirava soltanto a liberarsi di Conte” (un pensiero più semplice delle nostre possibilità di pensiero, direbbe Immanuel Kant) e quanti lasciano intendere che Renzi sia stato la longa manus dei cosiddetti poteri forti (un pensiero più grande delle nostre capacità di verfica, direbbe ancora Kant), tant’è che, a differenza di altre volte, non è stato trovato un numero sufficiente di “responsabili” o “costruttori”per puntellare il Conte bis e/o per varare il Conte ter.   

 Sia come sia, occorre prendere atto che Matteo Renzi, nonostante il masochismo che ne ha determinato la caduta postreferendaria, continua a dettare l’agenda della politica italiana. Si ha come la sensazione che non riuscendo a cambiare questo Paese a propria immagine e somiglianza, per le molte resistenze di notabili, burocrati, mafie e corporazioni, egli abbia voluto di proposito forzare la situazione, prima con il Referendum, ora con l’astuzia della ragione. Mutatis Mutandis, c’è più di un’affinità con quanto occorso al leader della Lega. Nell’estate del 2019, mentre viaggiava su un treno in corsa, Matteo Salvini improvvisamente tirava il freno a mano. Era allora al massimo della popolarità e dei consensi (proprio come Renzi di prima del Referendum), per quale motivo lasciò un governo in cui lui e la Lega avevano, almeno formalmente, un ruolo determinante? Anche in questo caso si parlò di ingenuità e di presunzione. Allora Salvini confessò che con quei compagni di viaggio non si riusciva a combinare niente e che preferiva scendere dal treno. Oggi Renzi ha detto più o meno la stessa cosa e ha permesso l’avvento non dell’uomo della provvidenza, ma dell’italiano che, per la stima di cui gode in Europa, sembra il più titolato a spendere gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund e non solo.

 La prima reazione di Salvini è stata quella ingenua e inutile di circa un anno e mezzo fa, quando decise di scendere dal treno, chiedendo elezioni. Poi, dopo graduali tappe di avvicinamento, ha fatto quella che è stata definita “la mossa del cavallo”: incondizionato al governo Draghi anche con la partecipazione di ministri della Lega, dicendo di aver constatato nel colloquio con il Presidente incaricato numerosi punti di convergenza con lui. Le parole più belle tuttavia Salvini le ha pronunciate, affermando (unico tra i capi delegazione) che in un governo di unità nazionale non si può stare a guardare se con il tuo partito entrano a farne parte anche forze avversarie. Non lo fecero De Gasperi e Togliatti all’indomani della liberazione, salvo poi a dividersi quando ce ne furono le condizioni. L’Italia viene prima del partito ha detto ancora Salvini, dando una lezione ai tanti “distinguo” degli altri, a cominciare dal PD, all’interno del quale sono circolate voci – poi smentite ufficialmente – di “appoggio esterno” o addirittura di astensione, motivate dalla contemporanea presenza della Lega nella maggioranza di governo, per continuare con i Cinquestelle e le loro tante titubanze, forse spazzate via almeno per la maggior parte dei quadri, dalla opportuna presenza di Grillo al tavolo delle trattative, per finire con Leu e le sue pregiudiziali di pseudosinistra, e soprattutto con la Meloni che, autoescludendosi e rievocando inconsciamente per la propria fazione le vecchie formule del cosiddetto arco costituzionale, pensa in cuor suo di lucrare sull’opposizione e che invece rischia di tornare a quel 4% che aveva prima che i nuovi sondaggi le attribuissero un 17% progressivamente maturato per la delusione di parte del ceto medio nei confronti, prima di Forza Italia, poi di Salvini.

 sergio magaldi   

 

 

 

 

 

 


mercoledì 27 gennaio 2021

LE LEGGI RAZZIALI PRELUDIO ALLA SHOAH


 LE LEGGI  RAZZIALI  PRELUDIO  ALLA  SHOAH

di  Sergio Magaldi

 Com’è noto, Emanuele Filiberto ha inviato alla Comunità Ebraica Italiana una lettera aperta con la data di oggi - 27 gennaio 2021, giorno della memoria della Shoah – nella quale chiede scusa a nome della sua famiglia per le leggi razziali promulgate dal suo avo Vittorio Emanuele III. Non è un caso che il discendente di Casa Savoia abbia scelto una data tanto significativa, riconoscendo implicitamente che le leggi razziali contro gli ebrei costituiscono il primo atto della tragedia che si consumò più tardi in Europa con l’allestimento dei campi di sterminio voluti dalla Germania nazista, grazie alla complicità di altre nazioni, come l’Austria, l’Italia, la Francia di Vichy, la Polonia, l’Ungheria, la Slovacchia e altri paesi occupati dall’esercito tedesco. La richiesta di perdono di Emanuele Filiberto, per quanto apprezzabile in sé, giunge tardiva e la risposta indiretta della Comunità Ebraica Italiana mi sembra più che legittima.

Oltre al testo integrale della lettera di Emanuele Filiberto di Savoia, pubblico di seguito, la nota in risposta della Comunità Ebraica di Roma, nonché due tra i provvedimenti più significati della legislazione antiebraica varati a suo tempo dal Parlamento Italiano (composto di soli fascisti) e promulgati dal re Vittorio Emanuele III con la firma di Benito Mussolini e degli altri ministri responsabili. Il primo riguarda l’esclusione di studenti e insegnanti ebrei dalla scuola italiana, nonché dalle Università e dalle Accademie ed altri Enti, il secondo concerne la proibizione, pena l’arresto, dei matrimoni con gli ebrei e al Capo II si dilunga in un’ampia casistica su chi debba essere considerato “ebreo”, per poi precisare all’art. 10 ulteriori divieti per gli ebrei tra cui una forte limitazione dei diritti di proprietà e di libertà.

 

 LETTERA ALLA COMUNITÀ EBRAICA ITALIANA

Mi rivolgo a tutti voi, Fratelli della Comunità Ebraica italiana, per esprimervi la mia sincera amicizia e trasmettervi tutto il mio affetto nel solenne “Giorno della Memoria”.

Vi scrivo a cuore aperto una lettera certamente non facile, una lettera che può stupirvi e che forse non vi aspettavate. Eppure sappiate che per me è molto importante e necessaria, perché reputo giunto, una volta per tutte, il momento di fare i conti con la Storia e con il passato della Famiglia che oggi sono qui a rappresentare, nel nome millenario di quella Casa Reale che ha contribuito in maniera determinante all'unità d'Italia, nome che orgogliosamente porto.

Scrivo a voi, Fratelli Ebrei, nell’anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, data simbolo scelta nel 2000 dal Parlamento della Repubblica Italiana, a memoria perpetua di una tragedia che ha visto perire per mano della follia nazi-fascista 6 milioni di ebrei europei, di cui 7500 nostri fratelli italiani.

È nel ricordo di quelle sacre vittime italiane che desidero oggi chiedere ufficialmente e solennemente perdono a nome di tutta la mia Famiglia. Ho deciso di fare questo passo, per me doveroso, perché la memoria di quanto accaduto resti viva, perché il ricordo sia sempre presente.

Condanno le leggi razziali del 1938, di cui ancor oggi sento tutto il peso sulle mie spalle e con me tutta la Real Casa di Savoia e dichiaro solennemente che non ci riconosciamo in ciò che fece Re Vittorio Emanuele III: una firma sofferta, dalla quale ci dissociamo fermamente, un documento inaccettabile,un’ombra indelebile per la mia Famiglia, una ferita ancora aperta per l’Italia intera.

Condanno le leggi razziali nel ricordo del mio glorioso avo Re Carlo Alberto che il 29 marzo1848 fu tra i primi Sovrani d’Europa a dare agli italiani ebrei la piena uguaglianza di diritti.

Condanno le leggi razziali nel ricordo dei numerosi italiani ebrei che lottarono con grandissimo coraggio sui campi di battaglia dell’Ottocento e del primo Novecento da veri Patrioti.

Condanno la firma delle leggi razziali nel ricordo della visita alla nuova Sinagoga di Roma che proprio mio bisnonno Vittorio Emanuele III fece nel 1904, dopo che il 13 gennaio dello stesso anno si disse addirittura favorevole alla nascita dello stato ebraico e così si espresse: “gli ebrei, per noi, sono Italiani, in tutto e per tutto”.

Desidero che la Storia non si cancelli, che la Storia non si dimentichi e che la Storia abbia sempre la possibilità di raccontare quanto accaduto a tutti coloro che hanno fame e sete di verità. Le vittime dell’Olocausto non dovranno mai essere dimenticate e per questo motivo, ancor oggi, esse ci gridano il loro desiderio di essere giustamente ricordate.

Anche la mia Casa ha sofferto in prima persona, sebbene per motivi politici, ed è stata ferita profondamente negli affetti più cari: come potremmo dimenticare la tragica fine di mia zia Mafalda di Savoia, morta il 28 agosto 1944 nel campo di concentramento di Buchenwald dopo un’atroce agonia?

Come potrei dimenticare che anche mia zia Maria di Savoia fu deportata con il marito e con due dei loro figli in un campo di concentramento vicino a Berlino?

Ed entrambe erano figlie sempre dello stesso Vittorio Emanuele III.

Scrivo a voi fratelli Ebrei, con viva e profonda emozione nel lancinante ricordo del rastrellamento del Ghetto avvenuto il 16 ottobre 1943.

Scrivo a voi fratelli Ebrei, nell’angoscioso ricordo delle troppe vittime che la nostra amata Italia ha perso.

Scrivo a voi questa mia lettera, sinceramente sentita e voluta, che indirizzo a tutta la Comunità italiana, per riannodare quei fili malauguratamente spezzati, perché sia un primo passo verso quel dialogo che oggi desidero riprendere e seguire personalmente.

Con tutta la mia sincera fratellanza,

 Roma, 27 gennaio 2021




REGIO DECRETO LEGGE 5 settembre 1938-XVI, n. 1390

REGIO DECRETO LEGGE 5 settembre 1938-XVI, n. 1390, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista (GURI n. 209, 13 settembre 1938). Convertito in legge senza modifiche con L 99/1939.

VITTORIO EMANUELE III

PER  GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA’ DELLA NAZIONE

RE D’ITALIA E IMPERATORE D’ETIOPIA

 Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana. Udito il Consiglio dei Ministri sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze, Abbiamo decretato e decretiamo:

Art. 1

All'ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; né potranno essere ammesse all'assistentato universitario, né al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.

Art. 2

Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Art. 3

A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza nelle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.

Art. 4

I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.

Art. 5

In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.

Art. 6

Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Art. 7

Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI

VITTORIO EMANUELE

Mussolini - Bottai - Di Revel

REGIO DECRETO-LEGGE 17 novembre 1938-XVII, n. 1728

Provvedimenti per la difesa della razza italiana (GURI n. 264, 19 novembre 1938; una rettifica in GURI n. 280, 9 dicembre 1938). Convertito in legge senza modifiche con L 274/1939.

REGIO DECRETO-LEGGE 17 novembre 1938-XVII, n.1728
Provvedimenti per la difesa della razza italiana.


VITTORIO EMANUELE III

PER  GRAZIA DI DIO E PER VOLONTA’ DELLA NAZIONE

RE D’ITALIA E IMPERATORE D’ETIOPIA

Ritenuta la necessità urgente ed assoluta di provvedere;

Visto l'art. 3, n. 2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n. 100, sulla facoltà del potere esecutivo di emanare norme giuridiche;

Sentito il Consiglio dei Ministri;

Sulla proposta del DUCE, Primo Ministro Segretario di Stato, Ministro per l'interno, di concerto coi Ministri per gli affari esteri, per la grazia e giustizia, per le finanze e per le corporazioni;

Abbiamo decretato e decretiamo:

CAPO I

PROVVEDIMENTI RELATIVI AI MATRIMONI

Art. 1

Il matrimonio del cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza è proibito.

Il matrimonio celebrato in contrasto con tale divieto è nullo.

Art. 2

Fermo il divieto di cui all'art. 1, il matrimonio del cittadino italiano con persona di nazionalità straniera è subordinato al preventivo consenso del Ministro per l'interno.

I trasgressori sono puniti con l'arresto fino a tre mesi e con l'ammenda fino a lire diecimila.

Art. 3

Fermo sempre il divieto di cui all'art. 1, i dipendenti delle Amministrazioni civili e militari dello Stato, delle Organizzazioni del Partito Nazionale Fascista o da esso controllate, delle Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, degli Enti parastatali e delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali non possono contrarre matrimonio con persone di nazionalità straniera.

Salva l'applicazione, ove ne ricorrano gli estremi, delle sanzioni previste dall'art. 2, la trasgressione del predetto divieto importa la perdita dell'impiego e del grado.

Art. 4

Ai fini dell'applicazione degli articoli 2 e 3, gli italiani non regnicoli non sono considerati stranieri.

Art. 5

L'ufficiale dello stato civile, richiesto di pubblicazioni di matrimonio, è obbligato ad accertare, indipendentemente dalle dichiarazioni delle parti, la razza e lo stato di cittadinanza di entrambi i richiedenti.

Nel caso previsto dall'art. 1, non procederà né alle pubblicazioni né alla celebrazione del matrimonio.

L'ufficiale dello stato civile che trasgredisce al disposto del presente articolo è punito con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.

Art. 6

Non può produrre effetti civili e non deve, quindi, essere trascritto nei registri dello stato civile, a norma dell'art. 5 della legge 27 maggio 1929-VII, n. 847, il matrimonio celebrato in violazione dell'art. 1.

Al ministro del culto, davanti al quale sia celebrato tale matrimonio, è vietato l'adempimento di quanto è disposto dal primo comma dell'art. 8 della predetta legge.

I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire cinquecento a lire cinquemila.

Art. 7

L'ufficiale dello stato civile che ha provveduto alla trascrizione degli atti relativi a matrimoni celebrati senza l'osservanza del disposto dell'art. 2 è tenuto a farne immediata denunzia all'autorità

CAPO II

DEGLI APPARTENENTI ALLA RAZZA EBRAICA

Art. 8

Agli effetti di legge:

a) è di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se appartenga a religione diversa da quella ebraica;

b) è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di cui uno di razza ebraica e l'altro di nazionalità straniera;

c) è considerato di razza ebraica colui che è nato da madre di razza ebraica qualora sia ignoto il padre;

d) è considerato di razza ebraica colui che, pur essendo nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, appartenga alla religione ebraica, o sia, comunque, iscritto ad una comunità israelitica, ovvero abbia fatto, in qualsiasi altro modo, manifestazioni di ebraismo.

Non è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori di nazionalità italiana, di cui uno solo di razza ebraica, che, alla data del 1º ottobre 1938-XVI, apparteneva a religione diversa da quella ebraica.

Art. 9

L'appartenenza alla razza ebraica deve essere denunziata ed annotata nei registri dello stato civile e della popolazione.

Tutti gli estratti dei predetti registri ed i certificati relativi, che riguardano appartenenti alla razza ebraica, devono fare espressa menzione di detta annotazione.

Uguale menzione deve farsi negli atti relativi a concessioni o autorizzazioni della pubblica autorità.

I contravventori alle disposizioni del presente articolo sono puniti con l'ammenda fino a lire duemila.

Art. 10

I cittadini italiani di razza ebraica non possono:

a) prestare servizio militare in pace e in guerra;

b) esercitare l'ufficio di tutore o curatore di minori o di incapaci non appartenenti alla razza ebraica;

c) essere proprietari o gestori, a qualsiasi titolo, di aziende dichiarate interessanti la difesa della Nazione, ai sensi e con le norme dell'art. 1 del R. decreto-legge 18 novembre 1929-VIII, n. 2488, e di aziende di qualunque natura che impieghino cento o più persone, né avere di dette aziende la direzione né assumervi, comunque, l'ufficio di amministratore o di sindaco;

d) essere proprietari di terreni che, in complesso, abbiano un estimo superiore a lire cinquemila;

e) essere proprietari di fabbricati urbani che, in complesso, abbiano un imponibile superiore a lire ventimila. Per i fabbricati per i quali non esista l'imponibile, esso sarà stabilito sulla base degli accertamenti eseguiti ai fini dell'applicazione dell'imposta straordinaria sulla proprietà immobiliare di cui al R. decreto-legge 5 ottobre 1936-XIV, n. 1743.

Con decreto Reale, su proposta del Ministro per le finanze, di concerto coi Ministri per l'interno, per la grazia e giustizia, per le corporazioni e per gli scambi e valute, saranno emanate le norme per l'attuazione delle disposizioni di cui alle lettere c), d), e).

Art. 11

Il genitore di razza ebraica può essere privato della patria potestà sui figli che appartengano a religione diversa da quella ebraica, qualora risulti che egli impartisca ad essi una educazione non corrispondente ai loro principi religiosi o ai fini nazionali.

Art. 12

Gli appartenenti alla razza ebraica non possono avere alle proprie dipendenze, in qualità di domestici, cittadini italiani di razza ariana.

I trasgressori sono puniti con l'ammenda da lire mille a lire cinquemila.

Art. 13

Non possono avere alle proprie dipendenze persone appartenenti alla razza ebraica:

a) le Amministrazioni civili e militari dello Stato;

b) il Partito Nazionale Fascista e le organizzazioni che ne dipendono o che ne sono controllate;

c) le Amministrazioni delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e degli Enti, Istituti ed Aziende, comprese quelle di trasporti in gestione diretta, amministrate o mantenute col concorso delle Provincie, dei Comuni, delle Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza o dei loro Consorzi;

d) le Amministrazioni delle aziende municipalizzate;

e) le Amministrazioni degli Enti parastatali, comunque costituiti e denominati, delle Opere nazionali, delle Associazioni sindacali ed Enti collaterali e, in genere, di tutti gli Enti ed Istituti di diritto pubblico, anche con ordinamento autonomo, sottoposti a vigilanza o a tutela dello Stato, o al cui mantenimento lo Stato concorra con contributi di carattere continuativo;

f) le Amministrazioni delle aziende annesse o direttamente dipendenti dagli Enti di cui alla precedente lettera e) o che attingono ad essi, in modo prevalente, i mezzi necessari per il raggiungimento dei propri fini, nonché delle società, il cui capitale sia costituito, almeno per metà del suo importo, con la partecipazione dello Stato;

g) le Amministrazioni delle banche di interesse nazionale;

h) le Amministrazioni delle imprese private di assicurazione.

Art. 14

Il Ministro per l'interno, sulla documentata istanza degli interessati, può, caso per caso, dichiarare non applicabili le disposizioni dell'art. 10*, nonché dell'art. 13, lett. h):

a) ai componenti le famiglie dei caduti nelle guerre libica, mondiale, etiopica e spagnola e dei caduti per la causa fascista;

b) a coloro che si trovino in una delle seguenti condizioni:

1) mutilati, invalidi, feriti, volontari di guerra o decorati al valore nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola;

2) combattenti nelle guerre libica, mondiale, etiopica, spagnola, che abbiano conseguito almeno la croce al merito di guerra;

3) mutilati, invalidi, feriti della causa fascista;

4) iscritti al Partito Nazionale Fascista negli anni 1919-20-21-22 e nel secondo semestre del 1924;

5) legionari fiumani;

6) abbiano acquisito eccezionali benemerenze, da valutarsi a termini dell'art. 16.

Nei casi preveduti alla lett. b), il beneficio può essere esteso ai componenti la famiglia delle persone ivi elencate, anche se queste siano premorte.

Gli interessati possono richiedere l'annotazione del provvedimento del Ministro per l'interno nei registri di stato civile e di popolazione.

Il provvedimento del Ministro per l'interno non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.

Art. 15

Ai fini dell'applicazione dell'art. 14, sono considerati componenti della famiglia, oltre il coniuge, gli ascendenti e i discendenti fino al secondo grado.

Art. 16

Per la valutazione delle speciali benemerenze di cui all'articolo 14 lett. b) n. 6, è istituita, presso il Ministero dell'interno, una Commissione composta del Sottosegretario di Stato all'interno, che la presiede, di un Vice Segretario del Partito Nazionale Fascista e del Capo di Stato Maggiore della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale.

Art. 17

E' vietato agli ebrei stranieri di fissare stabile dimora nel Regno, in Libia e nei Possedimenti dell'Egeo.

CAPO III

DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

Art. 18

Per il periodo di tre mesi dalla entrata in vigore del presente decreto, è data facoltà al Ministro per l'interno, sentita l'Amministrazione interessata, di dispensare, in casi speciali, dal divieto di cui all'art. 3, gli impiegati che intendono contrarre matrimonio con persona straniera di razza ariana.

Art. 19

Ai fini dell'applicazione dell'art. 9, tutti coloro che si trovano nelle condizioni di cui all'art. 8, devono farne denunzia all'ufficio di stato civile del Comune di residenza, entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Coloro che non adempiono a tale obbligo entro il termine prescritto o forniscono dati inesatti o incompleti sono puniti con l'arresto fino ad un mese e con l'ammenda fino a lire tremila.

Art. 20

I dipendenti degli Enti indicati nell'art. 13, che appartengono alla razza ebraica, saranno dispensati dal servizio nei termini di tre mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 21

I dipendenti dello Stato in pianta stabile, dispensati dal servizio a norma dell'art. 20, sono ammessi a far valere il diritto al trattamento di quiescenza loro spettante a termini di legge.

In deroga alle vigenti disposizioni, a coloro che non hanno maturato il periodo di tempo prescritto è concesso il trattamento minimo di pensione se hanno compiuto almeno dieci anni di servizio; negli altri casi è concessa una indennità pari a tanti dodicesimi dell'ultimo stipendio quanti sono gli anni di servizio compiuti.

Art. 22

Le disposizioni di cui all'art. 21 sono estese, in quanto applicabili, agli Enti indicati alle lettere b), c), d), e), f), g), h), dell'art. 13.

Gli Enti nei cui confronti non sono applicabili le disposizioni dell'art. 21, liquideranno, ai dipendenti dispensati dal servizio, gli assegni o le indennità previsti dai propri ordinamenti o dalle norme che regolano il rapporto di impiego per i casi di dispensa o licenziamento per motivi estranei alla volontà dei dipendenti.

Art. 23

Le concessioni di cittadinanza italiana comunque fatte ad ebrei stranieri posteriormente al 1º gennaio 1919 si intendono ad ogni effetto revocate.

Art. 24

Gli ebrei stranieri e quelli nei cui confronti si applica l'art. 23, i quali abbiano iniziato il loro soggiorno nel Regno, in Libia, e nei Possedimenti dell'Egeo posteriormente al 1º gennaio 1919, debbono lasciare il territorio del Regno, della Libia e dei Possedimenti dell'Egeo entro il 12 marzo 1939-XVII.

Coloro che non avranno ottemperato a tale obbligo entro il termine suddetto saranno puniti con l'arresto fino a tre mesi o con l'ammenda fino a lire 5000 e saranno espulsi a norma dell'art. 150 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con R. decreto 18 giugno 1931-IX, n. 773.

Art. 25

La disposizione dell'art. 24 non si applica agli ebrei di nazionalità straniera i quali, anteriormente al 1º ottobre 1938-XVI:

a) abbiano compiuto il 65º anno di età;

b) abbiano contratto matrimonio con persone di cittadinanza italiana.

Ai fini dell'applicazione del presente articolo, gli interessati dovranno far pervenire documentata istanza al Ministero dell'interno entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

Art. 26

Le questioni relative all'applicazione del presente decreto saranno risolte, caso per caso, dal Ministro per l'interno, sentiti i Ministri eventualmente interessati, e previo parere di una Commissione da lui nominata.

Il provvedimento non è soggetto ad alcun gravame, sia in via amministrativa, sia in via giurisdizionale.

Art. 27

Nulla è innovato per quanto riguarda il pubblico esercizio del culto e la attività delle comunità israelitiche, secondo le leggi vigenti, salvo le modificazioni eventualmente necessarie per coordinare tali leggi con le disposizioni del presente decreto.

Art. 28

E' abrogata ogni disposizione contraria o, comunque, incompatibile con quelle del presente decreto.

Art. 29

Il Governo del Re è autorizzato ad emanare le norme necessarie per l'attuazione del presente decreto.

Il presente decreto sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge.

Il DUCE, Ministro per l'interno, proponente, è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addì 17 novembre 1938- XVII

VITTORIO EMANUELE

Mussolini - Ciano - Solmi - Di Revel - Lantini