giovedì 31 gennaio 2019

I SENTIERI DELL'ALBERO, Parte Terza (XXX)



SEGUE DA:



I sentieri dell’Albero della vita sono i rami che collegano tra loro i frutti sino alla sommità dell’albero e sono in tutto trentadue. I frutti altro non sono che le Sephiroth, dette anche ‘luci’ o ‘forme pure’ del molteplice. Sono 10 e rappresentano i numeri primordiali della creazione, perché per quanto si possa continuare a contare all’infinito non si troveranno che dieci numeri, anzi nove, essendo il 10 niente altro che la riproposizione dell’unità.

Si dispongono al centro, alla destra e alla sinistra dell’albero e ad ogni Sephirah  è attribuito un nome e un numero. Alla colonna centrale appartengono: 1 Kether  Corona o Altezza Superiore,  6 Tiphereth Armonia, Bellezza o Compassione,  9 Yesod  Fondamento, Generazione o Alleanza, 10 Malchuth  Regno o Esilio. Alla colonna di destra: 2 Chokmah  Sapienza o Principio, 4 Chesed Grazia o Misericordia, 7 Netzach  Eternità o Vittoria. Alla colonna di sinistra: 3 Binah  Intelligenza o Ritorno,  5 Gheburah  Potenza o Giudizio,  8 Hod Gloria o Splendore.

Esaminerò brevemente i sentieri che corrono tra le cinque Sephiroth cosiddette emotive. I sentieri partono dal basso e seguono idealmente le spire di un serpente che, ascendendo lungo l’Albero, poggia la coda su Malkuth, la decima Sephirah, il corpo su Yesod, Hod e Netzach e che con la lingua lambisce Tiphereth, la sesta Sephirah


Per leggere le lettere ebraiche occore scaricare il font Hebrew

IL TRENTESIMO SENTIERO

Il Trentesimo sentiero va da Yesod a Hod
          d w h     d w s y
La lettera del sentiero è Ain  u  
                     
Decima lettera semplice u Ain, scritta nel suo ‘riempimento’ cioè con le lettere Ain-Yud-Nun significa occhio. Anche graficamente la lettera, con i due punti in alto, rappresenta gli occhi e con le linee convergenti i nervi ottici.

In tutte le tradizioni l’occhio è simbolo di sapienza. E’ l’occhio di chi vuol vedere ciò che altri non vedono e di chi vuol salire dove altri non salgono. L’intenzione di questo desiderio ascetico è buono. Ma chi procede con egoismo e superbia finisce nel Nulla. E ‘Nulla’ è appunto il significato della lettera.

Salendo su questo sentiero, si avanza per una terra fertile e ombreggiata, tranquilla in apparenza, dove improvvisamente si aprono crateri di fuoco, cascate di acque sorgive e paludi. Si può utilizzare il fuoco per cuocere il cibo e l’acqua per lavare o dissetarsi, ma occorre fare attenzione a non affogare o bruciarsi, evitando anche il contatto con la melma che ci farebbe ammalare, costringendoci ad abbandonare di gran fretta il sentiero.

Se si usa prudenza, molto si apprende qui sopra dove gli elementi, in apparente antagonismo, si combinano nella creazione di forme che non hanno la densità di quelle che s’incontrano sul sentiero che proviene da Malkhut – dove, pure, avvicinandosi a Yesod si mutano in visioni simboliche – ma che, per il loro essere diafane, sono più facilmente plasmabili.

Si direbbe quasi che le parole e le immagini di Hod, nell’ascendere a Yesod, accentuino il loro dinamismo, trasformandosi in viventi creature. La flessibile sostanza mercuriale di Hod, nell’attingere all’inesauribile serbatoio degli archetipi di Yesod, si organizza e si struttura in sostanze eteree, animate al pari di quelle reali, ma altrettanto illusorie. E per quanto la loro fluttuante natura le assegni al sogno piuttosto che alla realtà, l’energia che vi circola è talora ben più potente di quella generata dalle forme fisiche corrispondenti. Di queste certamente più pericolose perché più subdole. Il cammino sul sentiero consiste nell’evocarle, nel riconoscerle e nel saperle padroneggiare. Ma se l’occhio si inganna e la mente si illude si viene trascinati nel vortice della follia o, se si è spinti da desiderio d’onnipotenza, si finisce col perdere tutto. E se la follia è pena a se stessa, l’Albero violato dalla ubris reclama il riequilibrio della bilancia.

sergio magaldi







martedì 29 gennaio 2019

I SENTIERI DELL'ALBERO - Parte Seconda (XXXI)






 SEGUE DA:



I sentieri dell’Albero della vita sono i rami che collegano tra loro i frutti sino alla sommità dell’albero e sono in tutto trentadue. I frutti altro non sono che le Sephiroth, dette anche ‘luci’ o ‘forme pure’ del molteplice. Sono 10 e rappresentano i numeri primordiali della creazione, perché per quanto si possa continuare a contare all’infinito non si troveranno che dieci numeri, anzi nove, essendo il 10 niente altro che la riproposizione dell’unità.

Si dispongono al centro, alla destra e alla sinistra dell’albero e ad ogni Sephirah  è attribuito un nome e un numero. Alla colonna centrale appartengono: 1 Kether  Corona o Altezza Superiore,  6 Tiphereth Armonia, Bellezza o Compassione,  9 Yesod  Fondamento, Generazione o Alleanza, 10 Malchuth  Regno o Esilio. Alla colonna di destra: 2 Chokmah  Sapienza o Principio, 4 Chesed Grazia o Misericordia, 7 Netzach  Eternità o Vittoria. Alla colonna di sinistra: 3 Binah  Intelligenza o Ritorno,  5 Gheburah  Potenza o Giudizio,  8 Hod Gloria o Splendore.

Esaminerò brevemente i sentieri che corrono tra le cinque Sephiroth cosiddette emotive. I sentieri partono dal basso e seguono idealmente le spire di un serpente che, ascendendo lungo l’Albero, poggia la coda su Malkuth, la decima Sephirah, il corpo su Yesod, Hod e Netzach e che con la lingua lambisce Tiphereth, la sesta Sephirah


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IL TRENTUNESIMO SENTIERO


Il Trentunesimo sentiero va da Malchuth a Hod
d w h     t w k l m
La lettera del sentiero è la Quf   q
Ultima delle 12 lettere semplici dell’alfabeto ebraico, la Quf  è l’unica lettera ad essere raffigurata, nella sua grafia ordinaria, con una gamba che si estende al di sotto. Bene rappresenta, dunque, l’inconscio. Il “Sepher Yetzirah” della versione Gra (Gaon Rabbi Eliahu) la colloca sul 31° sentiero dell’Albero, tra le Sephiroth Malchuth e Hod. E’ questa già una Teshuvah: chi, infatti, si immerge nelle profondità dell’inconscio è già sulla ‘Via del ritorno’.

Il rischio per chi cammina su questo sentiero è però di farsi simia dei, come ammonisce la parola Qof che significa scimmia ed è formata dal ‘riempimento’ della lettera. Il riempimento nella Qabbalah è la trascrizione delle consonanti contenute in una lettera. Ne può derivare una parola di senso. Così, la lettera Quf è trascritta, nel suo riempimento, con le consonanti: Quf-Waw-Phe che formano la parola Qof, scimmia. Il diverso suono tra la lettera (Quf) e la parola (Qof) dipende unicamente dall’uso delle vocali che, nell’alfabeto ebraico, non sono lettere.

È questo  un sentiero dal terreno infido, dove il compito che ci attende è quello di portare alla superficie le informazioni del sottosuolo. Una condizione indispensabile per continuare a ‘camminare’ sull’Albero.

Bisogna inoltre evitare che le parole e le immagini siano quelle rutilanti e patinate dei media e non piuttosto gli strumenti fondamentali della comunicazione, capaci anche di evocare conoscenze andate smarrite o sepolte. Una via pericolosa, perché la flessibilità mercuriale delle parole e delle immagini e l’intelligenza versatile di chi se ne appropria possono rivelarsi ingannevoli e, in luogo di condurre sul cammino della Sephirah Hod (Gloria), rischiano di farci precipitare tra le Qelipot, le scorze particolarmente agguerrite del sentiero. Parole e immagini, infatti, non sono solo, per così dire, la carne di cui si alimenta il pensiero e la creazione artistica. L’inganno, la superstizione e la magia nera sono qui sempre in agguato. Ma soprattutto è in agguato la superbia che ci fa usare la parola nell’illusione di poter gareggiare con Dio.


sergio magaldi


domenica 27 gennaio 2019

LA GIORNATA DELLA MEMORIA




 Oggi 27 gennaio 2019 – anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio del 1945 da parte della 60.a armata sovietica del maresciallo Ivan Konev –  è un giorno che non si può dimenticare. 

Per celebrare la Giornata della Memoria, riporto di seguito un brano dell’introduzione da me scritta per il libro “Racconti della Shoah” di F. Giannetti (pref. R. Di Segni)

 

Gli interrogativi “metafisici” del combattente Lello


Nel corso della breve intervista che Lello Perugia - il “Cesare” del  romanzo di Primo Levi - concede a Fulvio Giannetti, emergono tre interrogativi inquietanti, ai quali, umilmente, l’intervistato non pretende di dare risposta, parendo il suo intento più un invito alla riflessione che un accertamento della verità.

“Perché i nazisti volevano far scomparire gli ebrei dalla faccia della terra?”

[…] Lello osserva che questa volontà fu davvero diabolica e che, forse, l’intera questione è di natura metafisica, ciò che nelle sue intenzioni equivale ad affermare l’impossibilità della risposta, anche se egli si limita a dire che si tratta di una domanda alla quale è difficile rispondere. E infatti, sull’argomento sono stati scritti trattati che hanno dato solo spiegazioni parziali. Né potrebbe essere diversamente, le ragioni ultime dimorando pur sempre nelle profondità dell’inconscio individuale e collettivo, difficilmente accessibili all’indagine umana. Certo, la volontà del genocidio non sembra esclusiva dell’anima del nazista. Ma poi è certo che i nazisti avessero un’anima? O non è piuttosto l’anima, d’après  James Hillman, un “da farsi”, una costruzione individuale che procede per tentativi, dubbi e tra mille difficoltà? Ad ogni buon conto, la volontà del genocidio è stata sempre presente nella storia e ha centrato talora l’obiettivo, laddove si è trattato di distruggere o asservire altri popoli, per sostituirsi ad essi nel governo di territori, o quando questi popoli non seppero far valere – avrebbe detto Hegel – la necessità storica e culturale del loro stesso sussistere o, ciò che è lo stesso, quando non rientravano più nei piani della cosiddetta Ragione storica. Insomma, la storia ci mostra esempi molteplici di massacri e distruzioni di massa, ma neppure un caso assimilabile alla “soluzione finale” progettata dai nazisti contro gli ebrei[…]
Ha ragione Lello. Possiamo continuare ad esaminare la questione all’infinito, ma è difficile rispondere esaurientemente e in modo conclusivo.

“Perché Kappler chiese alla comunità ebraica di Roma proprio cinquanta chili d’oro?”

Ecco un secondo interrogativo che Lello definisce metafisico […] una questione che potrebbe essere affrontata solo in una prospettiva religiosa o magari nell’ambito della tradizione ebraico-cabbalistica. Egli non si sente in grado di dare una risposta, ma lascia intendere che dietro quel numero, Cinquanta, può nascondersi un significato preciso e magari un mistero sui quali altri e non lui sono forse in grado indagare. Egli non sa molto di ghematrie, ma ha sentito parlare dei numeri della tradizione, sa che cinquanta sono le Porte dell’intelligenza (Binah, la terza sephirah dell’Albero della vita) e che 50 è anche la cifra dell’intera manifestazione, che si ottiene dalla somma del valore numerico delle due lettere dell’alfabeto ebraico che formano Kol, Tutto (la parola si compone di una Kaf e di una Lamed cioè: 20+30=50). Cinquanta è anche il numero di Adamah, la terra di Adamo, formata dalle lettere Alef-Daleth-Mem-He: 1+4+40+5= 50. 

Lello non sa o non dice che 50 è anche la cifra di Yam, mare (Una Yud e una Mem: 10+40), simbolo dei segreti dell’inconscio, e di Mi, Chi? (Mem-Yud: 40+10=50), la possibilità stessa di effettuare domande. Non dice o non sa che, al negativo, 50 è anche la cifra di Tame, impuro (Teth-Mem-Aleph: 9+40+1=50 ) e  di Jezabel :
Aleph-Yud-Zain-Beth-Lamed:1+10+7+2+30=50, la regina malvagia, adoratrice di Baal e della dea Asera, che sterminò i profeti di Dio, ma 100 di loro furono soccorsi e nascosti in due grotte, 50 e 50, e si salvarono (I Re, 18, 13). E Gezabel finì sbranata dai cani.

“Perché ci siamo lasciati massacrare senza combattere?”

Lello considera metafisico anche questo interrogativo. Solo perché ai suoi occhi appare inconcepibile essersi lasciati massacrare in sei milioni e senza neppure opporre resistenza. Lui che, prima di essere deportato ad Auschwitz, i tedeschi li ha davvero combattuti. Lui che sembra far proprie le parole di sua madre Emma, che volentieri avrebbe destinato i 50 chili d’oro, da consegnare a Kappler in cambio di una improbabile salvezza, all’acquisto di armi per combattere. E anche laddove la ribellione gli appare inutile o impossibile, per la condizione disumana alla quale i nazisti li hanno ridotti nei campi di sterminio, non trattiene un moto spontaneo dell’anima nell’attribuire alla rivolta di Auschwitz del 6 Ottobre del ’44 – che portò alla distruzione di uno dei forni crematori – il merito di aver rallentato le esecuzioni con il gas.


sergio magaldi


martedì 22 gennaio 2019

I SENTIERI DELL'ALBERO, parte I (XXXII)






I SENTIERI DELL’ALBERO DELLA VITA – Parte I (XXXII)


I sentieri dell’Albero della vita sono i rami che collegano tra loro i frutti sino alla sommità dell’albero e sono in tutto trentadue. I frutti altro non sono che le Sephiroth, dette anche ‘luci’ o ‘forme pure’ del molteplice. Sono 10 e rappresentano i numeri primordiali della creazione perché, per quanto si possa continuare a contare all’infinito, non si troveranno che dieci numeri, anzi nove, essendo il 10 niente altro che la riproposizione dell’unità.

Si dispongono al centro, alla destra e alla sinistra dell’albero e ad ogni Sephirah  è attribuito un nome e un numero. Alla colonna centrale appartengono: 1 Kether  Corona o Altezza Superiore,  6 Tiphereth Armonia, Bellezza o Compassione,  9 Yesod  Fondamento, Generazione o Alleanza, 10 Malchuth  Regno o Esilio. Alla colonna di destra: 2 Chokmah  Sapienza o Principio, 4 Chesed Grazia o Misericordia, 7 Netzach  Eternità o Vittoria. Alla colonna di sinistra: 3 Binah  Intelligenza o Ritorno,  5 Gheburah  Potenza o Giudizio,  8 Hod Gloria o Splendore.

Esaminerò brevemente i sentieri che corrono tra le cinque Sephiroth cosiddette emotive. I sentieri partono dal basso e seguono idealmente le spire di un serpente che, ascendendo lungo l’Albero, abbia la coda su Malkuth, la decima Sephirah, e il corpo su Yesod, Hod e Netzach e che con la lingua lambisca Tiphereth, la sesta Sephirah


PER LEGGERE LE LETTERE EBRAICHE OCCORRE IL FONT HEBREW


      IL TRENTADUESIMO SENTIERO DELL’ALBERO DELLA VITA

               
Il Trentaduesimo Sentiero dell’albero della vita va da Malchuth   a  Yesod     d w s y      t w k l m
La settima lettera doppia e ultima delle 22 lettere dell’alfabeto ebraico, la Taw  t  è collocata  su questo sentiero detto anche sentiero di Saturno.

Il Signore sigillò con questa lettera la fronte di Caino a testimoniare la ‘caduta’ e insieme la possibilità della ‘risalita’. Il valore numerico della lettera è 400 che nella tradizione ebraica simboleggia tutto ciò che di bene e di male c’è nel nostro universo.

Nel Midrash noto come “Alfabeto di Rabbi Aqiva si rivela la duplice natura della lettera Taw  allorché è detto di  non leggerla come  Taw  w t  bensì come Taev  b a t  desiderio. Desiderio di ogni bene terreno ma anche desiderio dello spirito di risalire in alto.
                             
Il Sentiero di Saturno  è un sentiero di morte e  di trasformazione dove le forme appaiono e scompaiono in un divenire caotico.

Saturno protegge l'io, impedendo che i contenuti rimossi, possano filtrare. Il rischio è la più completa cristallizzazione della forma la sua sclerosi e il suo annullamento.

È su questo terreno che si accende il conflitto tra Eros e Thanatos. Come ricorda Freud la meta dell’Eros è la conservazione e il legame, di contro alla dispersione e alla dissoluzione propri delle pulsioni di morte.

Il conflitto di Eros e di Thanatos, la loro ‘dialettica degli opposti’, appartiene già alla tradizione classica e si trova spesso nei monumenti sepolcrali d’età augustea, dove Eros dormiente è ritratto con la face spenta o accesa ma  sempre rovesciata.

sergio magaldi



domenica 30 dicembre 2018

ANCORA UN NUOVO INIZIO...



Quattro anni fa, nei primi giorni dell’anno, celebravo il nuovo inizio cercando di coglierne il significato. Alle vigilia del 2019 ripropongo in sintesi quel post, anche alla luce delle mutate circostanze.  

Per tutti coloro che seguono calendari diversi da quello gregoriano [calendario ebraico, islamico, cinese, persiano e indiano], il nuovo inizio è diversamente collocato nel corso delle stagioni, senza che ne risulti sensibilmente modificato il significato, da quello che la tradizione popolare attribuisce a ogni nuovo inizio, collegandolo inevitabilmente al tempo e ad un nuovo ciclo di nascita, crescita, sviluppo, morte e rinascita della vegetazione.

In Occidente, e non solo, i festeggiamenti per il Capodanno hanno radici antichissime, costituendo un vero e proprio rito di passaggio. Una fase si chiude e un’altra se ne apre per accedere ad un nuovo ciclo che si pretende migliore del precedente e che per questo lo si accoglie facendo festa e grande frastuono: i “botti”, il gettar via vecchi oggetti, divenuti per lo più inservibili o comunque giudicati “conniventi” con l’anno appena trascorso, lo scambio di auguri, il cibarsi di alimenti che siano di auspicio alle fortune personali, di denaro e di buona sorte, l’abitudine di indossare articoli di intimo rosso a favorire l’amore e la fecondità.

Insomma, ad ogni nuovo inizio, da una parte si cerca di esorcizzare il ciclo appena concluso, con il suo retaggio di male, di dolore e di confusione, dall’altra si esorta il bene, pure presente nello stesso periodo, a venire alla luce e a vincere sull’oscurità, creando un nuovo ordine cosmico in grado di cancellare ogni negatività precedente. Illusione che l’intelligenza comprende - perché la dimensione in cui viviamo è di per sé intessuta di ordine e disordine, di bene e di male - ma che la volontà rifiuta di riconoscere per non dare alibi alla nostra accidia e alla presenza rassegnata e complice del male e del caos nell’universo fisico e morale. Qualsiasi ordine nuovo, anche in apparenza il più perfetto, non sarà mai in grado di respingere il male e il sempre  risorgente disordine. Lo sapevano bene gli antichi egizi che, nel loro Pantheon, ponevano la dea Maat [1] a ristabilire l’ordine cosmico perennemente in procinto di precipitare nel caos.











Come si vede, nel grafico che segue, alla dea Maat si attribuiscono 42 ideali, ritenuti fondamentali per combattere il male morale e ristabilire l’ordine pubblico violato.





Gli antichi romani celebravano il nuovo inizio, onorando Giano bifronte, leggendario re del Lazio di una remota età dell’oro, asceso al divino e raffigurato con un volto duplice che guarda contemporaneamente avanti e dietro di sé: una porta [ianua] chiusa, e una porta che si apre a rappresentare il nuovo inizio. La festa di Ianus, dio del passaggio e dell’iniziazione collettiva, si celebrava il primo giorno di Gennaio, insieme alla festa di Iovis o Giove Capitolino del Campidoglio, ma secondo la testimonianza di Ovidio e altri autori latini, aveva il suo coronamento nelle Agonalia Iani del 9 Gennaio, con ludi sportivi e il sacrificio di un montone, compiuto sul colle del Quirinale dal rex sacrorum, il sacerdote-magistrato nominato dal pontifex maximus.

Non è un caso dunque che Giano bifronte sia presente nel simbolismo di diverse tradizioni a rappresentare, non già l’inizio di un nuovo anno, ma la possibilità stessa di una nuova iniziazione, di un percorso nuovo da compiere individualmente e collegialmente insieme ad altri iniziati, di un passaggio da una condizione di vita ordinaria o profana, ad una esistenza in cui si sceglie di procedere in modo alternativo e diverso, per rettificare se stessi, alla luce di una nuova consapevolezza o, se si vuole, di una illuminazione che ci aiuti a comprendere il dualismo della dimensione cosmica.

Così, per esempio, nell’iniziazione massonica, ritroviamo il motivo del frastuono che accompagna i viaggi simbolici del neofita all’interno del tempio, rumore che andrà affievolendosi sino a scomparire del tutto nel momento culminante dell’esplosione della luce. Nell’iniziazione massonica, con i tratti caratteristici della zoppia e della cecità, ritroviamo anche il mito che accompagna l’eroe tragico dell’antica Grecia, riscopriamo cioè le radici della nostra civiltà.

La  zoppia è il marchio simbolico che caratterizza il passo del massone quando fa il suo ingresso nel tempio, a rappresentare un procedere diverso da quello che ha tenuto in precedenza; la cecità è la benda che copre gli occhi del candidato all’iniziazione, sino al momento in cui potrà vedere la luce che illumina lo spazio nuovo in cui deve muoversi e operare insieme agli altri che, come lui, hanno chiesto e ottenuto di essere iniziati.                 

Cosa ci riserva il nuovo inizio dell’anno 2019? Come ogni volta si comincerà con l’interrogare l’astrologo dei media e dei rotocalchi. Egli vi dirà sicuramente che questo è un anno fortunato per i nati sotto il segno del Sagittario, perché la sua interpretazione si basa sul fatto che Giove – per tutto l’anno presente nel segno del Sagittario [ne uscirà solo ai primi di dicembre del 2019] – è considerato il più benefico degli dei planetari. Egli  non terrà conto della posizione che Giove e tutti gli altri corpi celesti assumono nel vostro tema di nascita e in quello di rivoluzione annuale. Una mistificazione, dunque, la solita di ogni anno, che serve a tener viva la tradizione dei superstiziosi dell’astrologia così come quella dei suoi detrattori.

Poi sarà la volta di chiedersi quali novità politiche porterà il nuovo anno e qui le previsioni sono sicuramente più facili, perché ad illuminarci sul futuro c’è la legge di bilancio, che poi non è altro che la manovra finanziaria che in Italia si sta faticosamente approvando in queste ore, le ultime utili per evitare il cosiddetto esercizio provvisorio.
Così, per esempio, senza il prezioso strumento previsionale della legge di bilancio, forse ci saremmo ingannati, magari immaginando un anno in cui il prelievo fiscale sul reddito di tutti i cittadini [IRPEF] sarebbe finalmente diminuito, con la crescita dei consumi e degli investimenti privati, come si è promesso per tanto tempo nelle favole narrate dai governi gestiti dal centrodestra; che la indicizzazione di pensioni misere, basse e medie non sarebbe stata bloccata come con i governi di centrosinistra; che dei provvedimenti del governo non si sarebbe giovata una platea di cittadini-elettori, pari a meno della metà di quella beneficata da Renzi con i famosi 80 euro; che, infine, per la crescita dell’economia reale e dell’occupazione, la maggior parte delle risorse disponibili sarebbe stata destinata agli investimenti pubblici, finalmente gestiti da gente onesta e capace.

sergio magaldi



[1] Secondo quanto riferito nel volume  MASSONI Società a responsabilità illimitata, [G.Magaldi, Chiarelettere, Novembre 2014] Maat sarebbe il nome dato a una Ur-Lodge massonica, nata nel “tentativo ecumenico di contaminazione tra istanze massoniche neoaristocratiche e democratiche”. Fondata nel 2004 da Zbigniew Brzezinski e Ted Kennedy, la super loggia Maat vedrebbe tra i suoi affiliati l’ex presidente degli USA, Barack Obama [op.cit. pp. 44,47-48, 381,454-456,543,548,578 e 581]







giovedì 20 dicembre 2018

CHAMPIONS: ancora un sorteggio intelligente




 Anche per quest’anno i sorteggi di Champions non smettono di essere intelligenti [vedi in proposito il post di un anno fa: Sorteggi sempre più intelligenti del calcio europeo, e clicca sul titolo per leggere]. Per quanto il risultato dei gironi eliminatori abbia individuato per il passaggio agli ottavi sedici squadre complessivamente più forti rispetto agli anni passati, resta da considerare come ancora una volta gli accoppiamenti per il successivo turno, più che dalla casualità delle urne, siano stati determinati dall’intelligenza del sorteggio. Non si spiegherebbe altrimenti come le squadre che in Europa contano di più, per le vittorie, per le maggiori risorse e/o per essere guidate da allenatori di prestigio, si troveranno ad incrociare negli ottavi squadre che, almeno sulla carta, sembrano tra le più deboli. Così, il Barcellona se la vedrà con il Lione, il Real Madrid con l’Aiax, il Manchester City di Guardiola con lo Schalke. Altri tre incontri invece sono dei veri e propri spareggi, perché mettono di fronte squadre giudicate nel complesso di pari livello: Liverpool contro Bayern, Manchester United contro Paris S.Germain, Atletico Madrid contro Juventus. Infine gli ultimi due scontri, come nella tradizione dei sorteggi di Champions, sembrano pensati per dare spazio anche a club emergenti, come Tottenham-Borussia Dortmund o di minore prestigio come Roma-Porto.

Un’ultima considerazione sulle italiane. La Juventus contro L’Atletico di Madrid [nello stesso stadio dove a maggio si giocherà la finalissima tanto agognata dai bianconeri, e nel caso la Juve dovesse purtroppo soccombere, il sorteggio intelligente mostrerebbe persino di aver tenuto in serbo una beffa] è chiamata ad una prova piuttosto dura, la presenza di Ronaldo nelle sue fila non le garantisce il successo [si veda a questo proposito quanto scrivevo in un post recente, corroborato ulteriormente dalla sconfitta dei bianconeri contro gli svizzeri del Young Boys: Juve, come non vincere la Champions, e clicca sul titolo per leggere], e neppure l’automatico inserimento tra le squadre della ristrettissima élite europea, nonostante le due finali raggiunte negli ultimi quattro anni. Il contentino, per così dire, sta nell’aver dato alla Roma un avversario possibile, anche se tutti ricordiamo come finì qualche anno fa la sfida dei giallorossi contro i portoghesi.

Alla luce di quanto sopra, non si può negare - come sempre - la sapienza di un sorteggio davvero equilibrato che, mentre assicura il cammino spedito delle più accreditate, propone sfide spettacolari, incassi interessanti e l’ingresso ai quarti di un paio di squadre considerate minori.


sergio magaldi

mercoledì 12 dicembre 2018

L'AMORE CONSAPEVOLE E' IMPOSSIBILE?

Sergio Magaldi, L'amore consapevole, Bibliotheka, 2018, pp.472



L’amore consapevole è impossibile?
Quando l’amore può dirsi consapevole? Così ne parla il protagonista del romanzo: (L'Amore Consapevole, p.40)

L’unione dell’uomo e della donna è innanzi tutto atto creativo di unità cosmica… una condivisione del divino… C’è di più… rispettosi del messaggio contenuto nella Lettera sulla Santità… abbiamo cercato di andare oltre. Accostando la religiosità occidentale alle tradizioni orientali… i nostri studiosi hanno individuato un punto di vista nuovo dal quale osservare l’unione dell’uomo e della donna: l’amore consapevole! È la sfida che lanciamo per il nostro tempo. Ciò che oggi è conosciuto e praticato da pochi eletti deve diventare patrimonio del maggior numero di persone. Apprendere l’amore consapevole non significa solo assicurarsi benessere e longevità e persino un certo tipo d’immortalità… significa anche mitigare il male! E non sembri esagerato… chiunque guardi l’altro sesso da questa prospettiva porta un mattone alla costruzione di un mondo alternativo a quello in cui viviamo… dove gli uomini uccidono le donne e una sessualità malata è spesso fonte di aggressività e di sopraffazione…”

Così dell’amore consapevole si parla nei testi della tradizione (L'Amore consapevole, pp.31-33)

In verità vi dico che la congiunzione carnale dell’uomo e della donna è il mistero più santo, la ricchezza più grande, perché senza di lei il mondo non sarebbe [Vangelo di Filippo, 60; Lettera sulla Santità, cap.II]. A chi ne fa un peccato e non un’occasione di santità, sarà precluso il mondo a venire. Solo il povero di spirito vede in lei scandalo e male, badate piuttosto che a guidare il maschio verso la femmina sia l’istinto buono (yetzer ha-tov] e non il cattivo (yetzer ha-ra’), né il denaro o la bellezza che svaniscono presto, ma piuttosto il desiderio dell’anima di ritrovare l’altra parte di sé, affinché per tutti si compia la sorte felice di David e Betsabea, che a guidare la femmina verso il maschio non sia il calcolo, la rassegnazione o la volontà altrui, ma l’amore che viene dal Padre [Il segreto del matrimonio di David e Betsabea], perché l’amata si avvicini all’amato secondo la profezia di Daniele [Daniele 31,22].
 Infelice chi crede che gli organi sessuali siano una vergogna e non i Tabernacoli dell’Eterno [Sepher ha-Zohar]. Misero chi pensa che il Padre abbia creato il male nel corpo dell’uomo e della donna e organi da tenere nascosti alla vista e al tatto: sono come i vostri occhi quando si posano sulle meraviglie del mondo, come le vostre mani, sacre quando sostengono il rotolo della Torah, empie quando rubano e uccidono.  Stolto è l’uomo che non vede la Shekinah quando si unisce alla sua donna! Anche se il seme gli genera figli, la sua goccia sarà stata sparsa per niente, egli sarà più lontano dal regno dei cieli  e noi con lui! [Lettera sulla Santità, cap.II]. Ma per colui che la guarda in viso [la Shekinah], e per noi tutti, sarà come se Terra e Cielo si unissero e l’uomo e la donna saranno santi perché il Padre è Santo [Levitico, 20,26; Lettera sulla Santità, cap.I ].
 Prima ancora che si avveri la profezia di Daniele, avvicinatevi dunque alla vostra donna, sobri e ricordando che il giusto mangia a sazietà ma che il ventre dei malvagi è avido [Proverbi,13,25; Lettera sulla Santità, cap. III – IV.]. Rivolgetele sempre parole gentili e piene di passione perché in lei si accenda il desiderio, sorridete ma non siate volgari e nel congiungervi a lei rispettate la sua volontà e non usatele violenza [Lettera sulla Santità, cap. VI.]. Fate in modo che l’intenzione d’amore sia la stessa tra lei e voi e datevi pena del suo piacere prima che del vostro [Lettera sulla Santità, cap.V-VI. ]. Ricordate tutti, fratelli e sorelle e quanti siete invitati alle nozze, che la congiunzione carnale tra l’uomo e la donna, quando avviene con desiderio, amore e passione, è il segreto e la conoscenza per la costruzione del mondo e vi avvicina all’Eterno, che Egli sia benedetto, nell’opera della creazione [Lettera sulla Santità,cap.II e ss.], e benedetta sia la Torah che l’Eterno ci ha dato per governare il mondo.

Tuttavia, anche nel momento in cui si crede di averlo raggiunto nella sua massima consapevolezza, mettendo in atto tutta una serie di comportamenti, l’amore si rivela insofferente ad ogni regola, mostrando la sua forza proprio nel rendersi imprevedibile. È ciò che accade al protagonista del romanzo ma che può capitare ad ognuno.

Trascinato dall’idea-guida che l’amore, più delle armi, abbia il potere di cambiare realmente e in positivo una società, confortato dal ritrovamento di un antico ed eccezionale reperto sulla vita di Gesù Cristo e sul suo modo di intendere l’amore, il direttore di una casa editrice si lancia in una serie di pubblicazioni e di iniziative nell’ambizioso progetto di rivoluzionare le coscienze. Si troverà ben presto coinvolto un intrigo internazionale e in una vicenda personale che metteranno a rischio ogni sua precedente certezza.





https://www.amazon.it/Lamore-consapevole-Sergio-Magaldi/dp/886934391X

https://www.lafeltrinelli.it/libri/sergio-magaldi/l-amore-consapevole/9788869343919

https://www.ibs.it/amore-consapevole-libro-sergio-magaldi/e/9788869343919


Alcune recensioni:

RECENSIONE DI  MONICA SODANO   

31 Ottobre 2018
L’Amore consapevole di Sergio Magaldi potrebbe essere definito un romanzo in 4D. L’incipit è quello di un thriller: una storia enigmatica ed intrigante che prefigura un mistero da svelare. Una prima pagina da strillo, dunque, come si direbbe con un lancio di giornale, ma anche qualcosa di più. Con i suoi multiformi spunti colti come “religione millenaria”, “pergamena in pelle di cammello”, “mercante libanese”, “manoscritto in aramaico” si presenta subito come un' opera complessa ma adrenalinica. Entriamo in un vortice di colori e di mondi, tutti collegati tra loro che ci catapultano in un viaggio mentale, culturale e geografico alla ricerca della verità. Sì, ma quale? Dal pretesto per la ricerca della prova inconfutabile dell’esistenza storica di Lord Jesus Christ, ci perderemo ognuno per la sua strada in un nostro viaggio esperienziale, dove ciascun troverà cose a lui familiari o del tutto sconosciute. Una cosa è certa, il lettore una volta giunto all’ ultima pagina non sarà più lo stesso, perché, nel corso della lettura, siatene certi, apprenderete un metodo. Vivrete nel dubbio ed avrete una sorta di trasformazione, inciampando qua e là in indizi e moniti, come quello che ci ricorderà la mission massonica a pagina 13: ”come massone non avrei permesso che andasse perduta la testimonianza della verità ..” oppure, come l’altro, che ci dice che alla voglia di conoscere spesso fa da ostacolo la paura di sapere. Ambigui ed ondivaghi avremo reazioni diverse per ogni capitolo ed incontreremo figure e personaggi reali e visionari. Così, nel corso della lettura, ognuno di noi potrebbe avere il suo amarcord o déjà-vu. A me, ad esempio è capitato di pensare ad Aleksandra Kollontaj, una rivoluzionaria e diplomatica russa che negli anni ’20 si era schierata con Lenin, ma che poi entrò in collisione con lui, tanto da essere stata estromessa dalle cariche politiche ed avviata ad una carriera diplomatica. Ho pensato a lei perché nel 1923, Aleksandra scrisse un manifesto “Largo all’eros alato” in cui interrogandosi sul cambiamento sociale e politico, scoprì lAmore come motore della rivoluzione e lo indagò nelle sue diverse accezioni e dinamiche psico-sociali. Insomma, nella ricerca dell'Amore consapevole, potremmo trovare soluzioni politiche!! Una sindacalista russa degli anni 20 lo aveva capito. Aleksandra, ad esempio, aveva capito una cosa semplice: l’ amore tra i sessi e la sua ricerca era in cima agli interessi materiali delle donne e degli uomini ed al contempo così potente da dare più frutti della stessa lotta di classe, ma in tempi di difficoltà e di lotta di classe non si possono disperdere energie morali e spirituali per le gioie ed i tormenti dell’amore. Così, concluse la mia antenata russa si finisce con il consumare solo l’eros senz’ali, che è l’istinto sessuale che brucia e passa mentre l’eros alato è l’Amore, che è intessuto di svariatissime emozioni di ordine spirituale e morale ed è rinviato ad una fase di ricostruzione post-rivoluzionaria. L'Amore, dunque, è un elemento di coesione e di ri-organizzazione! Ed è così, come vi dicevo, cari amici, che, a questo punto, dopo aver deviato per riaprire il manifesto Largo all'eros alato della Kollantaj, sono tornata sull' Amore consapevole di Sergio Magaldi e rientrata ad inseguire l'intrigo del romanzo… e ad ognuno la sua ricerca. Buon viaggio e buona lettura! Grazie Sergio.

RECENSIONE DI STEFANO PICA:

9 luglio 2018




L'Amore Consapevole di Sergio Magaldi è più di un semplice romanzo, classificarlo come letteratura erotica (come taluni hanno fatto) è una valutazione estremamente riduttiva e persino banale. Ci troviamo davanti ad un saggio travestito da romanzo, o meglio ad un romanzo a tre dimensioni perché a partire dalla copertina presenta interessanti elementi strutturali. Un insieme di grattacieli, raffigurati nella copertina, dall'aspetto freddo e opprimente, sembrano voler offuscare la vista e togliere luce e respiro, ma anche invitare il lettore ad una introspezione segreta. Tale immagine troverà in alcuni passi del libro una riproduzione fedele di questa sensazione visiva. Altro elemento che sembra avvalorare l'ipotesi di un libro a tre dimensioni è l'inizio del testo che comincia dalla pagina "7" e non dalla pagina "1" come sarebbe stato per un qualsiasi altro libro... la cosa non sembra casuale, ma forse rimanda alla mistica esoterica legata al numero 7: le 7 armature, o i 7 chakra, o i 7 pianeti coinvolti nel processo alchemico? Forse è un richiamo al concetto di Risveglio? Da notare inoltre che nel testo si parla del Vangelo di Lazzaro che se vogliamo è il "Risvegliato" dal verbo incarnato di Gesù. Un'altra cosa interessante (che avvalorerebbe l'ipotesi della struttura tridimensionale del libro) sono i riferimenti bibliografici ai vangeli che parlano del Cristo storico e che terminano proprio a pag.33 cioè agli anni in cui Gesù sarebbe morto sulla croce.

Al di là degli aspetti strutturali del testo decisamente interessanti, il vero protagonista del romanzo è l'Amore che si affaccia nel "chiaroscuro" dell'esistenza di un editore in procinto di pubblicare un libro rivoluzionario e pericoloso per alcuni, che parla del Vangelo di Lazzaro e dell'Amore consapevole. Un amore consapevole che lo stesso editore insegue senza mai riuscire a raggiungerlo, trascinandosi in congiunzioni carnali di vario tipo, passando persino per la rigorosa disciplina del Dao di cui però sembra non aver bisogno. Molto intenso è di sicuro lo scambio epistolare del protagonista della storia con una sua vecchia amante di cui aveva perso le tracce, un amore perduto, ma mai dimenticato che sembra il dialogo di un uomo con la propria anima, lacerata dal ricordo. Un'anima in bilico tra la realtà e il sogno, tra la rivelazione e il silenzio, accompagnata in questa avventura dalla presenza della Shekinah e del suo opposto Azrael, angelo della morte, che si manifesteranno entrambi nella vita del protagonista con i loro moniti e le loro intenzioni. La donna ritrovata, amore di un tempo, si chiama Virginia e richiama alla mente la Vergine che domina la Luna e il Serpente. Si tratta di un libro profondo, capace di coinvolgere il lettore in approfondimenti ipertestuali che di sicuro lo sorprenderanno e lo spingeranno ad interrogarsi sul proprio modo di vivere o sognare l'Amore. Oltre ad essere un piacevole romanzo, L'Amore Consapevole contiene in se il tentativo, ben riuscito, di costringere il lettore ad una introspezione, che vale quanto una seduta psicoanalitica, su cosa sia veramente l'amore consapevole, su cosa sia il "desiderio di assoluto" - forse un veleno mortale per l'amore stesso - e sul rapporto che intercorre tra una "nota e la sua ottava superiore"... un estremo atto creativo per raggiungere l'assoluto in un abbraccio erotico.


Recensione e visione chiaroveggente del libro “L’Amore Consapevole” di Sergio Magaldi

 

di Enzo Di Frenna


14 giugno 2018:


Curiosa recensione, questa. Parlerò di contenuti letterari e di energie invisibili intorno ai manoscritti. Mi dà lo spunto il libro “L’Amore consapevole” di Sergio Magaldi [...] presentato a Roma il 1 giugno 2018 presso il l’istituto Sant’Orsola, a cui ho partecipato come relatore […] In quella occasione ho potuto rivelare in pubblico ciò che avevo scoperto anni fa [...]. Ho infatti spiegato agli intervenuti che i libri hanno un campo energetico invisibile. Possiedono cioè un’aura eterica, astrale e psichica (quest’ultima connessa alle energie astrali e psichiche dell’autore) ed infine l’energia eterica dei libri è colorata. Inoltre è possibile osservare un libro con la vista chiaroveggente e intuire cosa contiene, quale “messaggio” emana […].
Sulla visione chiaroveggente del libro “L’Amore consapevole” ho mostrato al pubblico alcune slide [...], ma prima è doveroso dare spazio all’aspetto letterario, cioè alla recensione del libro [...]: dico subito che è un formidabile thriller psicologico, un testo ricco di sapienza antica, intrecciata anche con l’erotismo, che mette al centro la figura dell’uomo e della donna come archetipi.

IL VANGELO DI LAZZARO E L’INTRIGO INTERNAZIONALE MASSONICO.

Il thriller inizia con la scoperta di un antico manoscritto, il Vangelo di Lazzaro, che mostra un Gesù iniziato ai misteri alchemici e mistici. Un’altra figura centrale di questo “vangelo rivelato” è Myriam, cioè Maria Maddalena, la compagna di Gesù sul percorso iniziatico. In breve: un uomo e una donna. E poi il tema dell’amore consapevole. Da qui parte la narrazione e il simbolismo che, da millenni, ruota intorno alle due principali energie da cui scaturisce la vita: il femminile e il maschile. Dall’unione consapevole di queste due entità spirituali, specialmente nell’atto sessuale, si manifesta ogni volta l’atto sacro della creazione. Se il messaggio solare del “Vangelo di Lazzaro” [...] fosse diffuso su scala globale, il mondo sarebbe attraversato da una rivoluzione e diverrebbe un luogo migliore in cui vivere, e non più quella società mercantilistica, capitalistica, neoliberista, elitaria, che ha trasformato tutto in merce di consumo, compreso il sesso. Il protagonista del libro è un direttore editoriale, che è coinvolto suo malgrado in un intrigo internazionale: qualcuno vuole impedirgli la pubblicazione di testi rivoluzionari attraverso la casa editrice Chiaroscuro. Dietro a una misteriosa donna, che si firma Shekinah, si sviluppa l’intero thriller. Chi pedina il direttore editoriale? Cosa vuole ottenere l’organizzazione segreta che esegue gli ordini dell’Eminentissimo? Quale ruolo ha la massoneria mondiale in questo romanzo?
Come ho detto in pubblico al Sant’Orsola, questo libro racchiude molti messaggi. Ci vorrebbero ore per parlare dei vari aspetti che affronta. Non soltanto rispetto al 
rapporto tra uomo e donna, il sesso e l’amore consapevole, ma anche per quanto riguarda l’egemonia della massoneria neoaristocratica e controiniziatica che vuole dominare il mondo con la finanza globale (e infatti l’Autore cita una fantomatica moneta unica mondiale, il Globus) ed il ruolo degli uomini di cultura, gli intellettuali, gli editori, che sono certamente più vicini agli ideali della massoneria progressista e democratica, che contrasta il piano imperiale delle super logge sovranazionali oligarchiche e si batte per i valori di democrazia, libertà, fratellanza e benessere di ognuno. Basti pensare che, già solo la copertina scelta per “L’Amore consapevole”, contiene simboli per i quali si potrebbe parlare a lungo. Infatti, chi è attento ai dettagli, nota subito che in copertina vi sono due enormi grattacieli, due torri, due colonne… come le colonne dei templi massonici. L’immagine raffigura un’ambientazione stilistica americana, con due edifici che  ricordano le Torri Gemelle abbattute da un discusso attentato terroristico, orchestrato in realtà da organizzazioni segrete che riconducono proprio alle superlogge massoniche neoaristocratiche. Perché questa scelta? Che relazione c’è tra le due torri e l’amore consapevole? Si potrebbe pensare che nella scelta delle due colonne l’Autore ha voluto rappresentare le due Grandi Energie che muovono il mondo: il femminile e il maschile. Oppure, oltre a questa ipotesi, si celano altri messaggi – anche e sopratutto all’interno del libro – decifrabili solo da chi ha accesso a chiavi di lettura sapienziali. Pongo ad esempio alcune domande: c’è all’interno del romanzo un messaggio tra organizzazioni massoniche? C’è un parallelismo tra le Edizioni Chiaroscuro (realtà immaginaria) e la Chiarelettere Edizioni (esistente realmente in Italia) che ha pubblicato nel 2014 il titanico libro di Gioele Magaldi (il figlio di Sergio), “Massoni, società a responsabilità illimitata: la scoperta delle Ur-Lodges“, che rivela per la prima volta l’esistenza di organizzazioni massoniche sovranazionali neoaristocratiche che vogliono dominare il mondo attraverso un imperialismo finanziario antidemocratico? C’è forse una connessione tra la collana di libri “rivoluzionari” che la Chiaroscuro Edizioni vuole pubblicare per rinnovare il mondo (fermando implicitamente i piani degli imperialisti) e la collana di libri annunciata da Gioele Magaldi nel libro “Massoni” (pubblicato da Chiarelettere Edizioni) che mira a sconvolgere, scoperchiare e fermare i piani occulti del potere mondiale? Chissà…

DAL PRANIC HEALING ALLA PERCEZIONE DELLE ENERGIE INTORNO AI LIBRI.

Prima di descrivere il campo di energia invisibile presente intorno al libro “L’Amore consapevole”, riporto qui la stessa premessa che ho fatto ai miei uditori al Sant’Orsola durante la presentazione del libro a Roma. Nel 1993, quando ero un collaboratore del settimanale L’Europeo (Rizzoli), fui inviato a intervistare Master Choa Kok Sui, ideatore del Pranic Healing, una tecnica che consente la percezione energetica dell’aura vitale, dei chakra (vortici di energia) e di altri tipi di energie che risultano “invisibili” alla maggior parte delle persone. 

VISIONE CHIAROVEGGENTE SUL LIBRO DI SERGIO MAGALDI.

Intorno al libro “L’Amore consapevole” ho osservato un’aura di energia multicolore. Il principale colore è il giallo, cioè una tonalità che fa pensare al sole e alla comunicazione. Questo colore è associato a molti aspetti della vita e della personalità umana, ma in questo caso specifico direi che il giallo evidenzia la natura solare del libro di Sergio Magaldi, ossia la luce calda che trasmette il suo messaggio. Inoltre il giallo è anche uno dei due colori presenti nel chakra Ajna, quello che (tra l’altro) governa il cervello, la mente, i pensieri, la creatività. Il secondo colore prevalente è il “giallo oro”, un colore associato allo spirito, al divino, alla verità (solo per citare alcuni aspetti, poiché in realtà questo colore meriterebbe un libro). Il terzo e quarto colore che ho osservato, con sfumature più ridotte, è il verde e il rosa: entrambi sono presenti (in sfumature diverse per ogni soggetto) nel chakra del Cuore (Anahata), che oltre a governare il cuore fisico ha collegamenti con la bontà, il coraggio e l’amore.





Va considerato, comunque, che l’osservazione energetica è circoscritta al giorno in cui l’ho effettuata, poiché come accade anche per i chakra, i colori e le dimensioni del campo aurico di qualsiasi oggetto o soggetto possono variare per varie cause che entrano in gioco, ma in generale posso dire che  “L’Amore consapevole” sembra aver rispecchiato perfettamente – dal punto di vista energetico – i contenuti che Sergio Magaldi ha profuso nell’atto di scrivere il suo libro. E cioè…
… Luce, il Cristo, Verità e Amore.


Recensione  di Melissa Stolfi

SWITCHMAGAZINE  maggio 2018



“L’amore consapevole”: chi si nasconde dietro i messaggi di amore e di morte?


Una concezione alternativa dell’amore nel nuovo romanzo di Sergio Magaldi.
Sappiamo davvero tutto sull’amore? Conosciamo fino in fondo ciò che lega indissolubilmente uomo e donna? Probabilmente no. E la miriade di opere letterarie e artistiche, che nel corso dei secoli hanno provato a spiegarne cause e ragioni, ma anche semplicemente a descrivere le sensazioni che lo caratterizzano, dimostrano la forte attrazione che nutriamo verso tale sentimento.

Nel nuovo romanzo di Sergio Magaldi “L’amore consapevole”, il terzo dopo “Thipheret sentieri di armonia” e “La tinozza di rame”, ritroviamo un’inedita e mutata concezione dell’amore che non viene presentata al lettore attraverso il racconto di una “semplice” e “scontata” storia d’amore, ma assume i caratteri di un vero e proprio thriller capace di lasciare il lettore con il fiato sospeso e in balìa di domande alle quali non può evitare di cercare risposte. Un elemento che rappresenta il tratto distintivo dello stesso autore, filosofo e sociologo che nel corso degli anni ha pubblicato traduzioni e introduzioni a diverse opere di carattere filosofico e teologico, come il trattato alchemico-cabbalistico del XVII secolo “Aesh mezareph” e quello di  René de Cléré dal titolo “Necessità matematica dell’esistenza di Dio”. Anche nel suo terzo romanzo, Sergio Magaldi non smette di indagare le forze e le credenze che animano la nostra esistenza attraverso una vicenda appassionante e dinamica, offrendo “un’alternativa alla concezione dell’amore così come è stata intesa per secoli”.

Alla sua morte un collezionista italoamericano, vicino ai gruppi massonici e fervente cattolico, lascia in eredità alla casa editrice romana da lui fondata un manoscritto autentico e inedito custodito per oltre settant’anni. Il reperto contiene una serie di informazioni che potrebbero modificare la visione del mondo di alcuni fedeli, dal momento che esso raccoglie una serie di scritti posteriori della tradizione ebraica che riguardano la presenza di Dio nel mondo, lo Shekinah, e la concezione dell’amore tra l’uomo e la donna. Attraverso l’invio di misteriose mail, una sedicente Shekinah convince il direttore della casa editrice a servirsi del manoscritto per avviare un progetto editoriale costituito da una serie di romanzi dedicati al tema dell’amore consapevole“concepito come un mutamento di prospettiva della relazione amorosa, capace di produrre una rivoluzione nei rapporti umani senza precedenti”, ma anche capace di dar vita a una vera e propria unione tra le concezioni occidentali e orientali dell’amore. Il direttore accoglie il suggerimento, mosso soprattutto dalla volontà di scoprire l’identità di chi continua a inviargli mail d’amore, ma la vicenda si complica quando egli si vede recapitare mail minacciose, firmate da quello che nella tradizione semitica è l’angelo della morte, lo Azrael, che gli intimano di non pubblicare il romanzo di Shekinah. Si tratta di massoneria, di un intrigo internazionale o solo di una donna innamorata?


Una avvincente lotta tra l’amore e la morte, tra la voglia di conoscere e la paura di sapere. Il romanzo di Sergio Magaldi offre al lettore un meraviglioso intreccio, fatto di colpi di scena e di misteri, che pone  al centro della riflessione domande scomode eribadisce l’importanza di un sentimento totalizzante capace di muovere “il sole e le altre stelle”.


S.M.