lunedì 11 giugno 2018

NOTE SULLA QABBALAH : parte X, le due acque e il vino di Noè





SEGUE DA:




NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo per leggere)

NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)






Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew


LE DUE ACQUE E IL VINO DI NOÈ

 C'è di più: le acque benché distinte in superiori e inferiori provengono entrambe da una sola fonte. Com'è detto in Tiqqune ha-Zohar (Gli ornamenti dello splendore): "Invero le pietre di marmo puro sono le due yud, comprese nell'Alef,[1]  l'una superna e l'altra inferiore, e perciò non vi è impurità [...] né (vera e propria) distinzione tra acqua e acqua, poiché tutto è unito assieme e proviene dall'albero della vita che è la Waw posta al centro dell'Alef". E in Zohar (II, 84b) è detto che queste due Yud sono le stesse due gocce di   Tal,  rugiada  l f  che il signore rese solide come pietre preziose e con un soffio appiattì per farne le tavole della Legge. Solo allorché il Signore decide di punire l’umanità indegna e di distruggere il mondo, le due acque divengono incompatibili tra di loro. Perché l’Altissimo scelse l’acqua e non, per esempio, il fuoco per distruggere l’umanità indegna? Una risposta è contenuta nel trattato Noah dello Zohar. Il Tetragramma è il nome del Signore nella manifestazione ed è formato da quattro lettere dell’alfabeto ebraico: una Yud iniziale e una Wav, separati da una prima He e da una seconda He finale. Quando sulla terra ogni ordine fu sovvertito, le lettere maschili, Yud e Wav, si ritirarono dalla realtà manifesta e lasciarono le lettere femminili, le due He, da sole: la conseguenza fu che le acque superiori e le acque inferiori, che Adonai aveva separato nei giorni della creazione, si riunissero e distruggessero il mondo.

 Nella Qabbalah luriana, la sostanziale unicità dell'albero è sostenuta esplicitamente. Vital, il più famoso dei discepoli di Itzach Luria, in Etz Chayyim, “L'albero della vita”, assegna per entro l’unico albero delle Sephiroth, la destra all'albero della vita e la sinistra all'albero della conoscenza. Insomma, Adamo vuole mangiare il frutto proibito per rendersi immortale, ignorando che Dio ha già predisposto per lui l’immortalità, alla sola condizione che egli sappia attendere la maturazione del frutto. Lo assapora quando è ancora acerbo e ciò che ne ricava non è l’immortalità, bensì la consapevolezza del bene e del male, l’allontanamento dalla condizione edenica e l’ingresso nel tempo e nella storia. E ciò trova conferma ancora in un riferimento a Noè, il patriarca biblico che reitera il gesto di Adamo e che come Adamo ne paga le conseguenze. Queste saranno di minore entità, rispetto a quelle che il primo uomo è costretto a pagare, ma solo perché egli agisce in buona fede e non per il desiderio di rendersi immortale come Dio. In Zohar (I, 36a) è detto che nel giardino di Eden, Eva avrebbe pigiato grappoli d'uva per darli poi ad Adamo e poco dopo (I,73a) che Noé si sarebbe ubriacato di quel vino non per ripetere il peccato di Adamo ma "per investigare sul peccato che era stato del primo uomo; non quindi per aderire ad esso ma per averne conoscenza e restaurare il mondo. Ma non vi riuscì. Pigiò i grappoli per esaminare quella vite ma quando giunse a quel punto si ubriacò e si scoperse..."

  Il senso occulto dell'ubriachezza di Noè è appunto da ricercare nel tentativo di entrare nello stesso stato di coscienza di Adamo, ripristinando la condizione edenica, ma ancora una volta la bevanda dell’immortalità si rivela troppo forte per i limiti umani. Tutto il segreto di Noè si riassume in tre versetti, Genesi 9:20-22, in cui è detto che Noè, uomo di terra, piantò una vigna e che bevuto del vino si ubriacò e si scoprì all’interno della sua tenda mentre Cam, suo figlio e padre di Canaan, vide la sua nudità. Su questo episodio mi sembra assai illuminante l’interpretazione del Sepher Zohar. Qui, si comincia col discutere tra due personaggi, Rabbi Juda e Rabbi Yossi, circa l’origine di questa vigna. Rabbi Juda sostiene che la vigna facesse parte, una volta, del giardino dell’Eden e che da questo ne fosse stata scacciata, mentre Rabbi Yossi sostiene che la vigna si trovasse sulla terra prima del diluvio e che Noè l’avesse sradicata per poi ripiantarla. Ora, è abbastanza evidente che nella tesi di Rabbi Juda si parli della vigna come se si parlasse di Adamo ed Eva, altrimenti come si sarebbe potuto scacciare una vigna? Quanto alla tesi di Rabbi Yossi, se è vero che è possibile sradicare le viti di una vigna per ripiantarle, appare ben difficile poterlo fare quando sia trascorso un anno, cioè più o meno il tempo in cui Noè rimase nell’arca. Allora qui cominciamo a sospettare che si tratti di una vigna speciale. C’è di più: nel giardino di Eden, da cui la vigna proverrebbe, secondo rabbi Juda, sappiamo esserci un fiume che serve ad abbeverare il giardino (Genesi 2,10), ed è grazie a questo fiume che ogni cosa nasce. Nel significato cabbalistico dello Zohar, il giardino è la sephirah Malchuth, che significa Regno o Terra, mentre il fiume è la sephirah Yesod che significa Fondamento. Il sospetto che non di una comune vigna si tratti ci viene anche dall’osservazione che il versetto 9,20 del Genesi, in cui si dice che “Noè iniziò a piantare una vigna”, prosegua col versetto 9,21 in cui si dichiara che Noè bevve il vino. Sembrerebbe che Noè non abbia quasi da aspettare tra il piantare e il bere, ma la cosa più interessante è il commento di Rabbi Simeone del già citato passo dello Zohar:

 “In questo versetto (Genesi 9,21) si trova uno dei segreti relativi alla Saggezza. Quando Noè si propose di indagare sull’errore del primo uomo, non certo nell’intenzione di ripetere lo stesso errore, ma, al contrario, al fine di liberarne il mondo, egli non ci riuscì subito, allora schiacciò i chicchi d’uva per proseguire la sua ricerca sulla vigna. Ma, non appena raggiunto questo scopo, si ritrovò nudo e ubriaco” (Sepher-ha Zohar, 73a-b. )

 Insomma, apprendiamo che Noè piantò la vigna per indagare sull’errore di Adamo. E semmai ci siano ancora dubbi che si stia parlando di una vigna e di un vino speciali, conviene ascoltare ancora Rabbi Simeone:

 “Accadde qui come per i figli di Aronne che, noi lo sappiamo, bevvero vino sul monte Sinai. Chi offrì loro del vino in un tal luogo perché ne bevessero? Se ti passa per la mente che essi ebbero voglia di ubriacarsi di vino in un luogo simile, disingannati! Per la verità fu del vino di Noè che essi si ubriacarono”  (Ibid.)

[S E G U E]

sergio magaldi


[1] Le due Yud della Alef, come pure la Waw del centro, sono quelle che appartengono alla grafia della lettera Alef.

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