mercoledì 6 dicembre 2023

Viaggio nella Qabbalah - I frutti dell'Albero della vita (p.3ª)




Le Sephirot sono i frutti che crescono sull’albero della vita, senza gustarne è impossibile operare la rettificazione (Tiqqun da destra a sinistra formata dalle lettere ebraiche Taw 400+Yud 10+Quf 100+Waw 6+Nun 50 = 566) di se stessi e del mondo intero (Tiqqun’olam).

Non cibarsi dei frutti dell’albero significa lasciare  che su di noi e sul mondo aleggi l’ombra della morte (Tzalmavet da destra a sinistra formata dalle lettere ebraiche Tzadé 90+Lamed 30+Mem 40+Waw 6+Taw 400 =566, lo stesso valore numerico di Tiqqun).


giovedì 30 novembre 2023

IL SOSIA DI MUSSOLINI

 Mussolini, la morte del duce, una delle pregevoli “giornate particolari” di Aldo Cazzullo, andata in onda su La 7 circa un mese fa mi ha richiamato alla mente Numero Zero, l’ultimo romanzo di Umberto Eco che risale a otto anni fa. Semplicemente perché Cazzullo cita sorridente dal teleschermo il grande scrittore a proposito della leggenda che a Piazzale Loreto non c’era il cadavere di Mussolini ma quello del suo sosia.

Numero Zero raccoglie i ricordi di un giornalista che lavora tra quotidiani di provincia, correzione di bozze, letture di manoscritti che non saranno mai pubblicati e che le case editrici non hanno voglia di leggere, tentativi falliti di scrittura in proprio. Sempre alla ricerca di una collocazione ufficiale, egli è infine avvicinato dal dottor Simei, un oscuro personaggio che, per conto terzi, gli offre per un anno ottanta milioni di lire esentasse [siamo nella Milano del 1992] per scrivere al suo posto un libro di cui poi si approprierà. Sarà il memoriale del direttore di un giornale, circa il lavoro di redazione di un quotidiano che non verrà mai alla luce e di cui saranno stampati, in pochissime copie, 12 numeri zero. Serviranno a chi paga – tale commendator Vimercate – per entrare nel salotto buono del potere. Si tratta di “un nuovo quotidiano disposto a dire la verità su tutto”. S’intitola Domani e avrà lo scopo di gettare nel panico il mondo della politica e della finanza. Non uscirà mai – ma questo per il momento deve restare segreto –  perché sarà solo lo strumento per una sorta di ricatto politico.

Per inciso: un quotidiano dall’omonimo titolo, “Domani”, sarà fondato cinque anni più tardi e chissà che ne avrebbe pensato Umberto Eco se fosse stato ancora vivo. Ma, naturalmente, il quotidiano mai nato del romanzo nulla ha a che vedere con il quotidiano della realtà in uscita il 15 settembre del 2020!

Tra i redattori del fantomatico quotidiano c’è tale Romano Braggadocio (l’inglesismo del cognome non a caso significa “spaccone”, “fanfarone”), che sembra specializzato in scoop soprattutto storici. Braggadocio rivela confidenzialmente (anche se poi finisce per parlarne col direttore di Domani e nella “data fatidica” del 25 aprile si incontrerà con qualcuno che su quei giorni del ’45 la sapeva lunga) al giornalista incaricato di scrivere il memoriale che gli sarà scippato di avere uno scoop “da far vendere centomila copie a Domani, se fosse già in vendita”. Si tratta della chiave di volta per comprendere tutti complotti della Prima Repubblica, tra i quali si annovera il golpe di Junio Valerio Borghese del ‘70 e la vicenda di Gladio. “È dinamite e riguarda Mussolini”, rivela Braggadocio al suo interlocutore, per poi continuare col racconto della “vulgata comune” sugli ultimi giorni di Benito Mussolini (pp. 103-123 di Numero Zero).

“Vulgata comune” ma per la verità assai poco diffusa, direi, visto che i libri di storia per le scuole medie e superiori vi accennano appena e l’iniziativa lodevole di Aldo Cazzullo la propone ma solo parzialmente per la TV soltanto oggi. Più generiche ancora le ricostruzioni televisive del passato. Naturalmente non mancano le monografie sull’argomento, anche con documenti d’archivio dei servizi segreti americani, ma si tratta di lavori destinati alle élite.

Ma ecco lo scoop di Braggadocio: il Mussolini  arrestato a Dongo dai partigiani Bill e Pedro (rispettivamente Urbano Lazzaro vice-commissario dei partigiani della 52a Brigata Garibaldi e il conte Pier Luigi Bellini delle Stelle, comandante della 52a Brigata Clerici, facente parte della I Divisione Garibaldi), mentre travestito da soldato dell’esercito tedesco in ritirata tenta di lasciare l’Italia, non è il vero Mussolini, così come non lo è quello ucciso a colpi di mitra in un vialetto di Giulino di Mezzegra. Non è lui ma il suo sosia. Le prove? Braggadocio dice di avere molte frecce al suo arco e in particolare: 1)La testimonianza del giornalista repubblichino Gaetano Cabella al quale Mussolini concede l’ultima intervista qualche giorno prima della cattura e quella successiva del partigiano Pedro:

«Cabella annota nelle sue memorie: “Subito osservai che Mussolini stava benissimo in salute, contrariamente alle voci che correvano. Stava infinitamente meglio dell’ultima volta che l’avevo visto… andiamo a leggere le memorie di Pedro… È  seduto a destra della porta, vicino a una grande tavola. Non sapessi che è lui, non lo riconoscerei, forse. È vecchio, emaciato, impaurito… Ti pare che un uomo possa dimagrire così in sette giorni? Dunque l’uomo che parlava con Cabella e quello che parlava con Pedro non erano la stessa persona” (pp.116-117) »

2)”… l’ipotesi del sosia è l’unica che spieghi perché lo pseudo-Mussolini abbia evitato di farsi vedere dalla famiglia a Como. Non si poteva permettere che il segreto della sostituzione si allargasse all’intera cerchia famigliare.”

A questo punto l’obiezione del suo ascoltatore. E Claretta Petacci, che lo raggiunge quando già non è più a Como, perché si sarebbe fatta ammazzare con lui, se era il sosia di Mussolini? Chi lo aveva arrestato e lo stesso colonnello Valerio (alias Walter Audisio deputato dal ’48 al ’62 e senatore dal ’63 al ’68)  che gli aveva sparato non lo avevano mai visto di persona, ma lei non poteva essersi ingannata!

Replica Braggadocio: “È la storia più patetica: lei lo raggiunge pensando di ritrovare lui, quello vero, e subito viene istruita da qualcuno, deve far finta di prendere il sosia per il vero Mussolini, per rendere ancor più credibile la storia…”

“Ma tutta la scena finale – replica il suo interlocutore – , con lei che gli si aggrappa e vuole morire con lui?”(pp.119-120)

E Braggadocio osserva che questo è solo quello che il colonnello Valerio ci ha raccontato.

3)La perizia medica sul cadavere di Mussolini dopo l’esposizione a piazzale Loreto: “…E se continui a leggere vedrai che nello stomaco non è stata rinvenuta traccia di ulcera, e però tutti sappiamo che Mussolini ne soffriva, né si parla di tracce di sifilide, eppure era voce corrente che il defunto fosse sifilitico a uno stato avanzato. Nota inoltre che Georg Zachariae, il medico tedesco che aveva curato il Duce a Salò, avrebbe poco dopo testimoniato che il suo paziente aveva la pressione bassa, anemia, fegato ingrossato, crampi allo stomaco, intestini rattrappiti e stitichezza acuta. E invece, secondo l’autopsia, tutto era a posto, fegato di volume e di aspetto regolare sia in superficie che al taglio, vie biliari sane, reni e surreni indenni, vie urinarie e genitali normali.” (p.144)

Secondo Braggadocio, Mussolini era stato salvato dal Vaticano, per tramite del cardinale Schuster, arcivescovo di Milano dal ’29 al ’54 dello secolo scorso e che l’ormai santo Giovanni Paolo II aveva proclamato “beato” il 12 maggio del ’96. Lo stesso cardinale  che pochi giorni prima della cattura aveva fatto incontrare il Duce con una delegazione del Comitato di Liberazione Nazionale, nel vano tentativo si salvargli la vita. E nel Vaticano era stato nascosto o più probabilmente fatto emigrare in Argentina come tanti criminali nazisti e fascisti.

A questo punto della narrazione entra in gioco il collegamento con le drammatiche vicende della Prima Repubblica: Gladio tenta di conquistare il potere in Italia e si serve di Junio Valerio Borghese che tra il 7 e l’8 dicembre del ’70 ha preparato il colpo di stato che riporterà al governo Mussolini, fatto tornare in gran fretta dall’Argentina o già presente in Italia. Ma quando tutto è pronto, e i congiurati hanno già occupato posizioni strategiche, il golpe è annullato e Borghese si rifugia in Spagna. Che è successo? Il vecchio Duce, che ormai ha 87 anni, è improvvisamente scomparso, questa volta definitivamente. E così conclude Braggadocio la sua narrazione:

“Mancando la figura del Duce, nessuna Gladio poteva più sperare di conquistare il potere… Gladio si unisce a tutte quelle forze occulte che tentano di destabilizzare l’Italia per rendere insopportabile l’ascesa delle sinistre e preparare le condizioni per nuove forme di repressione, fatte con tutti i crismi della legalità.” (p.181)

I fatti narrati in Numero Zero si svolgono tra il lunedì 6 aprile 1992 e l’11 giugno dello stesso anno. I giornali di domenica 7 giugno 1992 recano in cronaca la notizia dell’omicidio di Romano Braggadocio. L’ipotesi è che indagando sul circuito della prostituzione sia stato punito da qualche “magnaccia”.

In conclusione, direi che il paradosso del sosia di Mussolini serva ad Umberto Eco per siglare, sottoforma di romanzo fantastico, venato di ironia ma anche di garbata amarezza, il suo testamento politico: nessuno dei tanti misteri della Prima Repubblica è stato o sarà mai svelato, l’unica verità è che ognuno di questi misteri è costellato di cadaveri più o meno eccellenti che hanno spento un poco alla volta, per così dire, la volontà di sapere.

 sergio magaldi

 

 

 

 

 

 

 



 

martedì 21 novembre 2023

Viaggio nella Qabbalah – L'ascesa lungo l'Albero della Vita (p.2ª)



Abbiamo iniziato questo “viaggio” soffermandoci sul significato di “Qabbalah” e l’abbiamo proseguito introducendo il discorso sulle 10 Sephiroth, con particolare riferimento a Da’at che, pur non essendo una Sephirah, fa parte ugualmente dell’Albero della Vita. Per questa analisi, ci siamo serviti anche del commento dei versetti di Genesi, II, 8-9.

Riprendiamo il cammino ancora con uno sguardo in generale sull’Albero della Vita e sulle sue caratteristiche per poi assaporare uno per uno “i frutti” che dell’Albero fanno parte, a cominciare da Malchuth. 


lunedì 6 novembre 2023

Viaggio nella Qabbalah


Iniziando il viaggio nella Qabbalah  sorgono subito i primi interrogativi:  che significa Qabbalah? Quali altri significati ha questa parola se si considerano le sue ghematrie?
L'albero della vita ha dieci sephiroth, in realtà però sembra contenerne undici. Che significa? Cos'è esattamente l'undicesima che non è una sephirah?
Attraverso le 231 Porte della Conoscenza si poteva fabbricare un Golem. Com'era possibile?

venerdì 27 ottobre 2023

IL CENTRO SAPIENZIALE DELL' UNIVERSO


 

Talvolta gli inaspettati incontri che si fanno sembrano quasi pilotati da rare coincidenze; come quella  che ha portato chi scrive ad individuare un quadro fra i tanti esposti nei vari locali di una nave da crociera.

 

 

di Alberto Zei

 

 

 Il quadro qui rappresentato del pittore  Raimondo Briata si esprime attraverso la caratteristica di un’arte figurativa simbolica a cui professionalmente  egli  si dedica.  Si tratta di un quadro esposto in una nave da crociera, nel luogo più rappresentativo e conviviale in cui si concentrano i massimi simboli attrattivi degli ospiti di bordo.

 

Questo artista che in genere stilizza nelle sue opere le caratteristiche emblematiche  delle grandi strutture, da quelle interne delle gigantesche navi da crociera che solcano i sette mari,  a quelle che con pochi segni ritraggono visioni emblematiche nelle varie città del mondo, questa volta ha inteso  ritrarre con una efficace chiave semiotica la rappresentazione universale del  mondo intero in difesa della vita. Cosa questa che da un punto di vista massonico si accosta anche per i simbolismi di contorno, con la Gerusalemme Terrena. L’ autore, infatti, espone  i simboli dell‘ esistenza e gli attuali pericoli ecologici tra i quali, come si vedrà,  inserisce  metaforicamente  il significato sapienziale dell’ Universo. Alla architettura delle immagini stilizzate e apparentemente scollegate, il pittore  ha saputo esprimere in tutta coerenza con il senso dell’ opera anche la sintesi che simboleggia un importante aspetto  dello spirito  massonico.

 

Attraverso le varie figure stilizzate che  compongono il quadro l’ opera  è simbolicamente improntata sull’ inizio del “tutto” nel contesto dell’esistenza umana. Il quadro si compone di numerose figure di soggetti, di tratteggi,  di globi parzialmente accennati, del contorno delle circonferenze in configurazione spaziale,  di decorazioni tipo gran pavese in verticale del dipinto, di una grande spirale e di piccole sezioni circolari all’interno di una più grande da cui dipartono filamenti curvilinei.

 

“Picture in  picture” - In ogni espressione creativa, al di là del “tale e quale”,  è sempre contenuta l’intenzione recondita dell’autore di celare  il significato, talvolta anche inconscio, che offre però all’osservatore che intende approfondire il contenuto, una diversa chiave di lettura per il  risultato finale. Ecco che anche nel quadro così realizzato, ad una più  attenta analisi, emerge nei tratteggi, nelle figure di sub-assieme  e nelle connessioni tra di loro, l’altra faccia della stessa medaglia. E’ questa soprattutto che conferisce  al quadro con il simbolismo dell’intera creazione il valore aggiunto di una lettura supplementare a cui l’autore si riferisce.

 

In questo  quadro di Briata, la quasi  totalità  di figure allegoriche costituiscono un interessante messaggio dell’attuale pericolo ecologico che incombe sul nostro pianeta.

 

Il valore simbolico -  La raffigurazione circolare al centro del quadro, di colore biancastro con appendici filamentose esterne,  richiama l’opalescenza tipica del riferimento vitale dell’ origine umana della vita; mentre i tre punti che il pittore ha dipinto non a caso proprio all’interno del cerchio, esprimono a loro volta, il simbolismo pitagorico che conduce alla formazione della “Sacra Tetractis”, ossia del Tutto.

 

In effetti, l’Uno si identifica con la “Monade”  pitagorica, ossia con il generatore del “Tutto” il quale,  esclude per definizione che qualsiasi altro riferimento possa avere la medesima capacità creatrice. Infatti la “Diade”, che contiene il  primo plurale, non potrebbe esistere se non si componesse con l’immagine speculare della stessa Monade. La “Diade” a sua volta, unita alla Monade, forma la “Triade”: il numero considerato perfetto in quanto completo; è così via fino alla “Sacra Tetractis” che rappresenta l’ intero universo e il suo significato sapienziale costituito  dalla presenza umana. Essere uomo però, non significa invocare il libero arbitrio per sottrarsi alle leggi cosmiche ma, viceversa, esserne condizionato e nello stesso tempo custode.

 

Nella raffigurazione simbolica delle figure  dipinte nel quadro, si nota alla destra, l’emblematico segno spiralizzante del Sole che espande luce e vita sulla Terra attraverso lo spazio dove sono tratteggiati in modo incompleto altri pianeti, posti dietro il simbolo dell’esistenza umana.

 

Il valore del verde - Tutto avviene così, e così  continuerà ad avvenire  se le condizioni di contorno a quelle del nostro pianeta  saranno compatibili con il principio naturale necessario per mantenere la sopravvivenza. Questi vincoli riferiti alla maggior cura necessaria alla vegetazione della Terra sono raffigurati nel quadro da un  filare  di verdi globi con  sopra un cenno di fiore punteggiato in giallo. Il filare è posto tra la spirale generatrice del Sole e il simbolo della vita  al centro del quadro. Si tratta del restante verde sulla Terra ormai subordinato non più alla natura ma alla  tecnologia umana a cui il pittore allude con lo squadrato  supporto metallico di sostegno.

 

La semantica dell’ opera - Il riferimento semantico, a cui allude l’ autore nel contesto pittorico, è simboleggiato come un ammonimento sulla necessità di non alterare le risorse naturali che la Terra offre. In tal senso alla sinistra del dipinto  il pittore ha ritratto la raffigurazione di micidiali ingranaggi cosmici che in caso contrario, alludono per la loro dimensione, alle conseguenze drammatiche di una catastrofe senza scampo. 

 

In sintesi l’ opera così costruita al di là della sua caratteristica dei tratti, delle forme e dello stile, ha un profondo contenuto simbolico che non sembra però finalizzato  alla interpretazione di un pubblico generico, in quanto il significato dell’opera non potrà essere penetrato facilmente da chiunque in transito su una nave da crociera.

 

Forse proprio per questo il dipinto assume maggior valore  in quanto l’  autore  identificabile in un “uomo libero e di buoni costumi”, ha creato una rappresentazione dell’architettura finalizzata, come detto, alla Gerusalemme Terrena senza preoccuparsi del riconoscimento del significato semantico da parte del pubblico, ma per l’ intima sua coerenza ad una scuola universale di pensiero. 


martedì 24 ottobre 2023

Una Milonga a Portopiccolo



 Un commissario di polizia - amante del tango e della milonga, una variazione popolare più veloce e appassionata della celebre danza - risolve proprio alla vigilia della pensione il caso di due ragazze scomparse  a distanza di pochi mesi l'una dall'altra.

La narrazione si svolge per lo più in quella che Umberto Saba definisce una città di "scontrosa grazia": Trieste e i suoi dintorni. 

domenica 22 ottobre 2023

I NUMERI SACRI DELLA TRADIZIONE OCCIDENTALE (Parte II)


 

 S E G U E   DA:


I  NUMERI  SACRI  DELLA  TRADIZIONE  OCCIDENTALE  (Parte I)

 

 Sinonimo di spiritualità, la triade fu posta sin dall’antichità a fondamento del Pantheon di molte religioni. I pitagorici si limitavano a rappresentarla e onorarla con la quarta lettera maiuscola dell’alfabeto greco: il Delta. La Massoneria pone il Delta ad Oriente tra il Sole e la Luna. Il manoscritto rinvenuto dal Locke nel 1696, pubblicato solo nel 1748 e attribuito alla mano di Enrico VI d’Inghilterra [1421-1471], nel definire la Massoneria “la conoscenza della natura  e la comprensione delle forze che sono in essa”, dichiara espressamente l’esistenza di un legame tra la Massoneria e la scuola pitagorica di Crotone [530 a. C.]. Le Costituzioni di Anderson fanno esplicito riferimento a Pitagora e le Old Charges riconoscono, sulla scia della tradizione pitagorica, il primato in Massoneria dei numeri dispari sui numeri pari. È così che nella tradizione della libera muratoria il 3, il 5 e il 7 assumono una particolare rilevanza. Il 3, innanzi tutto, che rappresenta la cifra dell’apprendista e la sua età massonica e del cui simbolismo il Tempio è colmo, come testimonia già la “Spiegazione della Tavola di Tracciamento di Primo Grado” del Rituale Emulation:

 

«La copertura della Loggia di Liberi Muratori – vi si dice tra l’altro – è una volta celeste di diversi colori, alta quanto il Cielo. Noi, come Muratori, speriamo di arrivarvi con l’aiuto di una Scala, nelle Scritture chiamata Scala di Giacobbe. Essa è fatta di molti gradini o pioli, che indicano altrettante virtù morali e specialmente le tre principali: la Fede, la Speranza e la Carità. Fede nel Grande Architetto dell’Universo, Speranza nella salvezza e l’essere in spirito di Carità con tutti gli uomini. Essa sale fino al Cielo poggiando sul Volume della Legge Sacra poiché, mediante le dottrine contenute in quel Libro Sacro, ci viene insegnato a credere negli ordinamenti della Divina Provvidenza, la quale credenza fortifica la nostra Fede e ci rende capaci di salire il primo scalino. Questa Fede crea spontaneamente in noi la Speranza di diventare compartecipi delle promesse benedette lì indicate; questa Speranza ci mette in grado di salire il secondo gradino; ma il terzo ed ultimo, che è la Carità, racchiude il tutto. Il Muratore che possiede questa virtù nel suo senso più ampio può essere giustamente ritenuto colui che ha raggiunto l’apice della sua professione: figurativamente parlando, una Casa Eterea velata agli occhi mortali dal cielo stellato, qui emblematicamente indicato da sette stelle che alludono ad altrettanti Muratori regolarmente costituiti, senza il cui numero nessuna Loggia è perfetta né alcun candidato può essere legalmente iniziato nell’Ordine».

 

 Il riferimento alla sacra triade è così evidente nel tempio che per l’iniziato della Massoneria è sufficiente la semplice osservazione. È presente anche nel catechismo degli antichi rituali, così, per esempio nel Manoscritto di Wilkinson del 1727 [rinvenuto nel 1946 da un fratello della Gran Loggia Unita d’Inghilterra] si legge tra l’altro:

 

 

DOMANDA - Come sei stato ammesso nella Loggia?

A. - Con tre grandi colpi.

 

DOMANDA - Che cosa hai visto quando ti sei introdotto nella Loggia?

A. - Tre grandi luci.

 

DOMANDA. - Cosa rappresentano?

A. - Il Sole, la  Luna  e un maestro muratore.

 

DOMANDA - Perché così?

A. - Il Sole regola il giorno, la Luna  la Notte  e il Maestro Muratore la Loggia.

 

 Platone inizia il dialogo del Timeo con Socrate che rivolge al filosofo pitagorico Timeo di Locri questa domanda:

 

Uno, due, tre: e dov'è, caro Timeo, il quarto?”

 

 Socrate si riferisce qui ad un quarto ospite, ma argutamente pone implicitamente a Timeo una domanda ben diversa: come si passa dal 3 al 4? Dallo spirito alla materia? Probabilmente a Socrate non bastava sapere che il 4 era per i pitagorici il primo numero pari né che, se si passa dal punto alla linea, dalla linea al piano e si aggiunge un quarto punto si ottiene lo spazio, il quadrato, le 4 direzioni, i 4 punti cardinali, i 4 angoli della terra [Isaia 11:12], in una parola il quaternario, il mondo nel quale viviamo. Ciò che preme a Socrate e, attraverso di lui, a Platone è sapere dello spirito che dà vita alla materia, dell’anima che vivifica il corpo.

 

Giunti al quattro, tutto è compiuto: dal punto o uno siamo passati al due e abbiamo ricavato la linea, dal due al tre e ne abbiamo ricavato il piano, dal tre al quattro e abbiamo trovato lo spazio, oltre non si può andare, tanto nella prospettiva della manifestazione dall’uno che con i numeri creativi e la loro rappresentazione geometrica che di necessità avviene nello spazio. Nella somma di  1 + 2 + 3 + 4 = 10, che i pitagorici rappresentavano con la la tetractys sacra, sulla quale l’iniziato della scuola pitagorica era chiamato a giurare, sono presenti tutti i numeri e insieme la molteplicità infinita. Anzi, a guardar bene i numeri primordiali da cui tutto discende sono soltanto nove, il dieci altro non essendo che la riproposizione dell’unità su un altro piano, e del nulla [1 e 0, uno e zero], esattamente come nell’albero della vita o albero delle Sephiroth [sepher =numero]: da Kether, attraverso un processo che va da sinistra a destra passando per Binah, Hochmah [che insieme alla prima Sephirah costituiscono la triade suprema], Gheburah, Chesed, Tipheret, Hud, Netzach e Yesod e sino alla decima Sephirah, cioè Malchut, il regno o la terra.

 

S  E  G  U  E


sergio magaldi