venerdì 7 febbraio 2020

MAZAL TOV, parte V (L'astrologia nel Talmud, 2)



SEGUE DA:






 La recita dello Shemà, l’osservanza della Torah o la pratica della carità, come si racconta nel Talmud, in un altro aneddoto, possono modificare il destino sfavorevole indicato dagli astri: «Due discepoli di R.Channina uscirono a tagliar legna. Un astrologo li vide e disse: ‘Ecco due uomini che sono usciti ma che non rientreranno’. Mentre erano in cammino, incontrarono un vecchio, che disse loro: ‘fatemi la carità, chè da tre giorni non mangio’. Avevano un pezzo di pane, lo tagliarono in due parti e gliene dettero una. Quegli mangiò e pregò per loro, dicendo: ‘Possiate salvarvi oggi la vita, come oggi avete salvato la mia’. Andarono in pace e tornarono in pace. Si trovarono per caso colà alcuni che avevano udito la predizione dell’astrologo, al quale allora domandarono: ‘Non avevi detto che questi due uomini sarebbero andati ma non sarebbero tornati?’ ‘C’è qui un mentitore (alludendo a se stesso) – egli rispose – poiché le sue previsioni sono false’. Perciò andarono e investigarono sulla questione; e trovarono un serpente tagliato in due, mezzo nel carico di legna di uno, mezzo nel carico di legno dell’altro discepolo. La gente chiese loro: ‘Che vi è capitato oggi?’ Quelli riferirono l’incidente e l’astrologo esclamò: ‘Che cosa posso fare io se il Dio degli Ebrei si placa con la metà di un pezzo di pane?’ » [1]

I dotti del Talmud discutono spesso tra loro se, ad influenzare la vita degli individui, sia il pianeta del giorno o piuttosto quello dell’ora di nascita. Le preferenze vanno al pianeta dell’ora e le interpretazioni sono quelle tradizionali della mitologia greca e dell’astrologia classica. Così, chi nasce nell’ora del Sole sarà indipendente, agiato e di carattere aperto e chiaro, chi nasce nell’ora di Venere sarà di natura sensuale, chi in quella di Mercurio sarà saggio e di buona memoria e così via… [2]

E’ proprio il discorso sull’astrologia oraria che mi induce a riprendere la tesi cui ho già accennato nelle pagine iniziali di questo scritto e cioè quella del comune atteggiamento dell’ermetismo e della tradizione ebraica nei confronti dell’astrologia. Tuttavia, l’accettazione delle tecniche di interrogazione e di elezione dell’astrologia oraria, proprie dell’ermetismo, da parte di autorevoli Rabbi della comunità di Babilonia non modifica, a mio giudizio, le similitudini e le differenze esistenti tra le due concezioni [3]. Al più, induce l’ebreo ad accostarsi all’astrologia senza tema di peccato. Intanto perché, come osserva Abraham bar Hiyya [4] solo all’ebreo in stato di purità è dato emanciparsi dal fato e poi perché solo a lui è dato legittimamente interrogare le stelle per conoscere ore favorevoli e ore nefaste [5].

C’è anche chi attribuisce notevole importanza al giorno della nascita, ma qui l’influsso favorevole o sfavorevole non dipende più dai pianeti, bensì dai giorni della creazione: “Chi nasce di Domenica sarà interamente buono o interamente cattivo, perché in quel giorno furono create la luce e l’oscurità. Chi nasce di Lunedì sarà di cattivo carattere perché in quel giorno furono divise le acque [6]. Chi nasce di Martedì sarà ricco e sensuale perché in quel giorno furono create le piante. Chi nasce di Mercoledì sarà saggio e dotato di buona memoria, perché in quel giorno furono sospesi gli astri nel firmamento. Chi nasce di Giovedì sarà benefico, perché in quel giorno furono sospesi gli astri nel firmamento. Chi nasce di Venerdì sarà attivo, o secondo un’altra versione, zelante nell’adempiere i precetti (mitzvoth). Chi nasce di Shabbat morirà di Shabbat perché per causa sua fu profanato il giorno sacro” [7]. C’è infine (Shabbat, 156a) chi aggiunge che il nato di Shabbat, sarà colmo di zelo religioso (Rabbi Nachman ben Ytzchak) e che sarà chiamato uomo grande e santo (Rabbi bar Shila).

Il dibattito infinito sulla legittimità dell’astrologia, sulla possibilità che l’ebreo ha di conciliarla con la Torah, porta qualcuno a chiedersi: Dio avrebbe creato gli astri se questi rappresentassero davvero un rischio per la fede? [8]. A questa domanda, per così dire, conciliativa, si danno spesso risposte in chiave umoristica, come quella contenuta nel Midrash Rabba (Genesi X:3-4): «Questo si può comparare a un re che è entrato in una provincia ed è stato sedotto dall’entusiasmo con cui gli abitanti lo hanno accolto. Per ringraziarli, egli decise di farli divertire con la corsa dei carri. Ecco perché c’è un pianeta che percorre la sua orbita in dodici mesi ed è il Sole, un altro in dodici anni ed è Giove, un altro in trenta giorni ed è la Luna, un altro ancora in trenta anni ed è Saturno etc…» [9]. Fuori del suo contesto, la risposta del Midrash fa venire in mente Piero Pomponazzi e la sua concezione dell’astrologia come ‘gioco di Dio’ [10]


sergio magaldi

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[1] P. Shabbat, 8d in op.cit., p. 334

[2] Cfr.Shabbat, 156a

[3] «Alle prospettive dell’ermetismo si riallaccia la strutturazione delle tecniche dell’astrologia oraria, volte nella pratica delle interrogazioni, a predire l’esito delle azioni intraprese, e, in quella delle elezioni, a individuare il momento propizio per le nuove iniziative. In correlazione con queste tecniche, riemerge, come già nell’ermetismo antico, il motivo del superamento o, quanto meno, del ridimensionamento, del destino. Da una parte, infatti, l’universo materiale appare governato da una necessità che non tollera eccezioni; dall’altra, si lascia spazio a un’emancipazione dal fato, riservata alle anime che, superando una difficile iniziazione, divengono capaci di elevarsi fino all’unione con il divino. Con questa ricerca di emancipazione possono far nodo le tecniche dell’astrologia oraria, che predicendo il corso cui gli eventi sarebbero sottoposti per effetto della necessità naturale, aprono spazi a una iniziativa consapevolmente volta alla liberazione dalla fatalità».
E’ sulla base di questo assunto che le tecniche delle interrogazioni e delle elezioni sono legittimate dai dotti ebrei, che discutono le pagine del Talmud babilonese, dedicate al tema dell’immunità di Israele dall’influsso astrale. Particolare importanza rivestono, alle radici del dibattito medievale sul talmudico Ein Mazal le Israel, i responsi di rabbi Sherira (906-1006), gaon dell’Accademia babilonese di Pumbedita, e del suo successore e figlio Hayy ben Sherira (939-1038). In essi si afferma infatti formalmente che l’uomo nella sua sapienza fa cose che non sono gli astri a determinare, e che, con la sua competenza, egli può modificare quel che gli astri hanno determinato’ [Cfr., Ornella Pompeo Faracovi Scritto negli astri. L’astrologia nella cultura dell’Occidente, Marsilio, Milano, 1996, pp.176-177]

[4] Ebreo barcellonese, astrologo e studioso di Torah, vissuto nella prima metà del XII secolo, autore, tra l’altro, di una lettera sull’astrologia in risposta a quella inviatagli dal rabbi di Barcellona, Yeudah ben Barzilai, che lo rimproverava di aver consigliato un amico di rinviare il momento delle nozze in attesa di un tempo migliore (cfr. J.Halbronn,cit., p.122)

[5] O.Pompeo Faracovi, cit., p.177.

[6] E’ il secondo giorno della creazione, l’unico del quale Dio non dice che fu ‘cosa buona’ (cfr. Genesi)

[7] Shabbat, 156a in op. cit., pp.335-336

[8] J. Halbronn, op.cit., p.252

[9] ibid., p.253

[10] Cfr. Supra, parte I



mercoledì 29 gennaio 2020

TORNA IL BIPOLARISMO



 Il risultato delle elezioni in Emilia Romagna, ancorché prevedibile, muta definitivamente lo scenario della politica italiana, almeno rispetto a come si era venuto delineando negli ultimi anni. Mutamento iniziato già lo scorso agosto, quando Salvini si è chiamato fuori dal governo gialloverde.

Il direttore de “Il fatto quotidiano” osserva come da allora Salvini non ne abbia più azzeccata una, e c’è chi continua a sostenere la tesi che qualche bicchiere di troppo ha finito col portare alla luce insieme l’ingenuità e l’arroganza di Salvini e chi infine vede nel voto di domenica scorsa la conclusione della resistibile ascesa del leader della Lega.

Ritornare sui motivi che hanno spinto Salvini a lasciare il governo è forse inutile e forse no. Non fu allora una mossa sbagliata né presa sotto l’effetto di alcool, ma neppure una tattica studiata in funzione di una strategia lungimirante, come pure qualcuno ha creduto di vedere. Fu una mossa dettata dalla sua stessa sopravvivenza. Scrivevo in un post di domenica 8 settembre:

«(Salvini)1)ha tolto la fiducia al governo per l’atteggiamento negativo del presidente del Consiglio, di alcuni ministri pentastellati e del ministro dell’economia rispetto alle riforme concordate, tant’è che a un certo punto della crisi egli si è detto disposto a fare un nuovo governo con ampi rimpasti e alla condizione che cadessero i tanti “no” della componente grillina.
2)ha preso atto della impossibilità di disporre di almeno 50 miliardi per la realizzazione della flat tax e degli investimenti produttivi, nonché della somma necessaria a sterilizzare l’aumento dell’IVA […]
Costretto a scegliere tra Lega e Lega Nord, Salvini ha scelto la seconda, il nucleo fondativo, la ragion d’essere del vecchio partito padano. Se avesse scelto la prima, sarebbe ancora al governo e lotterebbe ancora spalla a spalla con i Cinquestelle per l’affermazione delle proprie riforme e senza mollare nulla, ma la sua leadership nel partito sarebbe ridotta agli sgoccioli. Poco interessa ai leghisti doc il governo di Roma se non porta all’autonomia finanziaria delle regioni del nord (soprattutto Veneto e Lombardia) e quanto alla flat tax il nucleo storico della Lega Nord la vuole ma non alle condizioni estreme illustrate da Salvini: deficit di 50 miliardi, guerra con Bruxelles con tutti i rischi per le imprese del nord che questo comporta. Meglio allora avere le mani libere fuori dal governo romano e se in seguito le prospettive dovessero peggiorare, c’è sempre la possibilità di rilanciare l’idea della secessione. Non a caso Zaia, governatore del Veneto, in una intervista di ieri si è detto completamente d’accordo con Salvini che ha staccato la spina».

In tale prospettiva, Salvini ha sempre saputo i rischi che correva, ma non ha avuto scelta, consapevole di non poter realizzare le promesse della campagna elettorale e in più di mettere a rischio la tradizionale alleanza di centrodestra, che l’ha portato a conquistare 13 regioni su 19. Altrettanto consapevole tuttavia che la spallata data al governo gialloverde avrebbe posto fine al suo capolavoro politico che non è tanto aver portato la Lega da Pontida a Lampedusa, quanto nel superamento della tradizionale alleanza con il centrodestra per l’incontro con un movimento che si è sempre detto né di destra né di sinistra e neppure di centro, ma solo finalizzato al benessere del cosiddetto popolo. Tant’è che Salvini, nonostante sia stato un catalizzatore dei voti di estrema destra, ha finito per riscuotere consensi anche a sinistra, come ha dimostrato lo studio dei flussi elettorali delle ultime elezioni europee.

Il ritorno nell’alveo del centrodestra con Meloni e Berlusconi – che le circostanze, Bruxelles, lo zoccolo duro della Lega e i tradizionali alleati hanno imposto a Salvini – rischia insomma per la Lega di far girare all’indietro la ruota della Storia, con tutte le conseguenze che ne derivano, prima fra tutte la resurrezione di un partito già dato per morto e che nel risorgere ha vampirizzato un movimento in cui la scelta di non lasciare il Parlamento ha prevalso sull’opportunità di rilanciarsi autonomamente quando era ancora in tempo. C’è di più: l’euforia del governo ritrovato, nonostante il susseguirsi di rovesci elettorali, ha permesso a quel partito, in un humus che gli è congeniale, di favorire un allevamento di sardine, nate dal connubio tra Peppone e Don Camillo (più Don Camillo che Peppone) e già pronte per essere esportate in tutta la penisola.

Torna insomma il bipolarismo, anche se i superstiti del terzo polo si affannano a negarlo e in questa prospettiva, per uno strano paradosso, le elezioni nazionali potrebbero essere più vicine, perché non è più così scontato che a vincere sarebbe il centrodestra: i voti della Lega sono quelli che un tempo aveva Forza Italia e persino il recente aumento di consensi di Fratelli d’Italia avviene a spese del partito di Berlusconi, nonostante il voto calabrese. Resta tuttavia una considerazione più razionale. L’Emilia Romagna non è l’Italia e c’è da giurare che nessuna delle componenti del governo giallorosa voglia rischiare elezioni nazionali: non il PD sempre più impegnato nell’allargare il campo dei crociati contro la Lega e che vuole eleggere un Presidente della Repubblica della propria area, non certamente i Cinquestelle che, perso per perso, vogliono almeno restare in Parlamento per altri tre anni, non Italia Viva di Renzi ancora troppo piccola, non l’intera maggioranza, attesa nei prossimi giorni dalla nomina di alti burocrati, essenziali per mantenere in vita il potere delle élite.

sergio magaldi  


  

lunedì 27 gennaio 2020

IL GIORNO DELLA MEMORIA: Hitler come Hamàn



 Com’è noto sullo sterminio degli ebrei ci sono i “negazionisti”, dei quali non vale neppure la pena di parlare, ci sono i “riduzionisti” che limitano di molto la portata della tragedia,  gli “indifferenti”, forse i più pericolosi di tutti, e ci sono infine coloro che dichiarano  che non serve la celebrazione di un solo giorno  e che dovremmo serbare memoria dell’Olocausto 365 giorni all’anno, nella mente e nella coscienza. Su questi ultimi, vale la pena di interrogarsi se dietro l’apparente antiretorica in realtà ci sia soltanto la volontà che non si parli più dei campi di sterminio.

Per ricordare, scelgo quest’anno il Midrash di Purim [Purim, sorti. La festa di Purim si celebra quest’anno tra il 9 e il 10 marzo]. La narrazione si lega ad eventi della storia ebraica che risalgono al 361 av.C. [anno ebraico 3399], quando Assuero re di Persia, ripudiata la moglie Vasti, sceglie in sposa, tra le fanciulle del regno, Estèr, senza sapere che è ebrea e nipote di Mordechai, il quale, come esponente della comunità ebraica, ha un modesto incarico a corte.  Hamàn, ministro di Assuero, si reca un giorno a trovare il re e gli dice: “C’è un popolo, disperso tra gli altri popoli in ogni provincia del tuo regno, vive separato e a modo suo. Ha leggi diverse e inoltre non osserva la tua legge. Non ti conviene lasciarlo vivere in pace. Se sei d’accordo con me, dà l’ordine scritto che sia sterminato…” [Estèr, 3, 8-9]. Il re acconsente e allora Hamàn fa tirare a sorte per sapere quale sia il mese e il giorno più adatto per lo sterminio [Estèr, 3, 7]. Mordechai, disperato, chiede aiuto a Estèr.
Hamàn come Hitler cercherà inutilmente di cancellare il popolo ebraico dalla Storia, ma non ci riuscirà per l’intervento di Ester, come narra la leggenda e/o per l’intervento divino come narra il Midrash. L’estinzione degli ebrei non riuscirà neppure a Hitler, anche se oltre sei milioni di ebrei saranno sterminati dalla barbarie nazista.

Dal Midrash di Purim:
«[Hamàn] disse a se stesso:‘Getterò le sorti per la distruzione degli ebrei’[…]. Egli cominciò col primo giorno della settimana, la Domenica[…]. Ciascun giorno della settimana ha nel Cielo il proprio angelo custode. L'angelo del primo giorno si affrettò a comparire dinanzi al Trono Celeste:‘Padrone del Mondo! Il primo giorno Tu hai creato il cielo e la terra ed hai detto:‘Se non fosse stato per il Mio patto col Mio popolo, Io non avrei creato il cielo e la terra’. Ma se il perfido Hamàn distruggerà il popolo d’Israele, chi manterrà il Tuo Patto? Tanto varrebbe che tu distrugga il cielo e la terra, se permetterai che il perfido Hamàn distrugga il Tuo popolo’. E così il primo giorno fu risparmiato.

Hamàn tentò con il secondo giorno della settimana.
L'angelo custode del secondo giorno apparve subito davanti al Trono Celeste:
 'O Signore dell'Universo! In questo secondo giorno Tu hai diviso le acque sopra il firmamento da quelle sotto il firmamento ed hai proclamato che il popolo d'Israele sarà diviso altrettanto nettamente dagli altri popoli della terra, come sta scritto nella Torah:’Io vi ho separato da tutti i popoli, perchè Mi apparteniate’. Permetteresti che il perfido Hamàn distrugga il Tuo popolo in questo giorno? Tanto varrebbe che tu lasciassi ribollire e mescolarsi le acque superiori e le inferiori, se permetterai che il perfido Hamàn distrugga il popolo ebraico'.
Anche il secondo giorno fu risparmiato.

Hamàn tentò la sua fortuna col terzo giorno della settimana.
Su nel Cielo, l'angelo del terzo giorno si presentò davanti alla Corte Celeste per perorare la sua causa: 'Amato Signore! Nel terzo giorno Tu hai creato le erbe, gli arbusti e gli alberi, e tutto ciò che germoglia dalla terra. Da tutto ciò che egli raccoglie nei campi, negli orti e nei frutteti, il popolo di Israele dà la teruma (contribuzione) ed il ma'assèr (la decima) per nutrire i poveri ed i bisognosi. Essi Ti benedicono, rendendoTi lode, prima di mangiare qualsiasi frutto degli alberi o della Terra. Essi agitano rami di palma, di mirto e di salice, assieme all'Etròg (Cedro), in direzione dei quattro punti cardinali, ed anche verso l'alto e  il basso, proclamando che il Tuo Regno e la Tua Provvidenza si estendono ovunque. Se Tu permetti che il perfido Hamàn distrugga i Tuoi figli, che ne sarà del Tuo mondo bello e verdeggiante?”.

Le sorti non caddero il terzo giorno ed Hamàn ripeté il quarto giorno i suoi tentativi.
Subito l'angelo del quarto giorno comparve dinanzi al Trono Celeste e pregò: ‘Signore dell'Universo, in questo giorno Tu ponesti nel cielo il sole fiammeggiante e l'argentea luna e le stelle che sprizzano luce. Tu proclamasti che il popolo d'Israele è la luce del mondo e che tutti i popoli della terra cammineranno nella sua luce. I Tuoi figli Ti benedicono ad ogni Novilunio e in base alle lunazioni scandiscono le loro festività e le loro sacre ricorrenze; e sanciscono gli anni bisestili in base al corso del sole. A che serviranno più il sole, la luna e le stelle, se permetterai che il perfido Amàn distrugga i Tuoi figli in questo giorno?’.
Ancora una volta Hamàn perdette e le sorti non caddero il quarto giorno.
Non restò altro ad Hamàn che tentare il quinto giorno. Ma l'angelo del quinto giorno era già davanti al Trono Celeste che perorava: ‘Padrone del Mondo, in questo giorno Tu hai creato gli uccelli del cielo e gli animali dei campi. E hai ordinato ai Tuoi figli di offrirTi in sacrificio gli animali e gli uccelli puri[…].Che ne sarà delle Tue creature se non ci sarà più un ebreo a servirti?’.

Anche il quinto giorno sfuggì alle sorti di Hamàn. Impaziente egli tentò il sesto, giorno, ma non ebbe miglior fortuna. Infatti, l'angelo del sesto giorno apparve dinanzi all’Eterno senza perdere un istante e chiese misericordia: 'Nel sesto giorno tu hai creato l'uomo a Tua immagine. E non sono i figli d’Israele quelli che Ti assomigliano di più? Tanto varrebbe che Tu distrugga tutta l'umanità, se hai da permettere che Hamàn distrugga i Tuoi amati figli'.

Hamàn non poté ottenere che le sorti cadessero il sesto giorno. Non rimaneva ormai che un giorno, il Sabato. ‘Certamente le sorti cadranno in questo giorno’, pensava Amàn, mentre le gettava per la settima volta. Ma proprio allora l'angelo del Sabato [Shabat] comparve dinanzi al Trono Celeste:‘Padrone dell'Universo! Il giorno del Sabato è il simbolo del legame che Ti unisce al Tuo popolo. I Tuoi figli, osservando il riposo sabbatico, testimoniano che Tu hai creato i cieli e la terra in sei giorni, e che il settimo ti sei riposato. Tu facesti del Sabato un giorno santo, ed i Tuoi figli lo santificano. Vorresti permettere che Amàn distrugga i Tuoi figli nel santo giorno del Sabato?’.
E così anche il Sabato fu risparmiato […]».


sergio magaldi

domenica 26 gennaio 2020

MAZAL TOV, parte IV (L'astrologia nel Talmud)









SEGUE DA:





 Dall’analisi del Pentateuco (Torah scritta) e degli altri libri dell’Antico Testamento è emerso l’atteggiamento biblico nei confronti dell’astrologia. Non condanna, come spesso si è impropriamente affermato, perché la condanna riguarda unicamente l’adorazione degli astri, ma, certo, neppure riconoscimento di un ruolo autonomo dell’astrologia.

In tale generale contesto dove – come si è visto –  si giunge addirittura ad esaltare la bellezza e la bontà di stelle e costellazioni in quanto creature divine, si delinea con sufficiente chiarezza, per chi voglia vedere, la veridicità degli astri come segni celesti. Ciò significa che le previsioni degli astri, nel bene e nel male e sino a quando non siano smentite dalla volontà di Dio, sono attendibili. E’ il caso, per esempio, della discendenza di Abramo. La natura stessa sembra confermare ciò che Abramo ha visto con ‘la sua astrologia’, ma un intervento straordinario di Dio consente di superare sia limiti naturali che previsioni astrali.

Nel Talmud, [1] il discorso è completamente diverso, perché numerosi trattati contengono l’esposizione dettagliata delle influenze astrali sulla vita degli uomini [2] e il principio stesso del Ein mazal le Israel  è talora messo in discussione. Così, per esempio, in Berachoth 64a è detto che se si conoscono i segni del destino si è in grado di prolungare la vita, sempre che il proprio comportamento non contrasti con la Torah. Del resto, nella comunità ebraica di Babilonia, all’interno della quale fu redatto il Talmud babilonese, non si dubitava che l’astrologia fosse una scienza e che agli ebrei fosse lecito consultarla. Restava solo qualche dubbio sulla questione se Israele fosse o no soggetta alle influenze astrali. [3] ‘Il destino dell’uomo è strettamente legato alla sua costellazione’ recita il trattato Meghillah, 3a e come unico rimedio si consiglia la recita dello Shemà. [4] E il trattato Moèd Katan, 28a afferma:

“Longevità, discendenza e mezzi di sussistenza non dipendono dal merito ma dai pianeti. Considerate l’esempio di Rabbah e di R.Chisdà, i quali erano ambedue uomini giusti. L’uno usava invocare la pioggia e quella discendeva, mentre la preghiera dell’altro non aveva tale risultato. R. Chisdà raggiunse l’età di novantadue anni, mentre Rabbah morì a quaranta. Nella casa del primo furono celebrati sessanta matrimoni, mentre nella casa di quest’ultimo sessanta funerali. Nella casa di R.Chisdà i cani mangiavano pane del migliore fior di farina e nessuno se ne curava, mentre nella casa di Rabbah non c’era neppure pane d’orzo per gli uomini” [5] 

Nel trattato Baba Bathra,16b si racconta che Abramo portasse sul cuore una tavola astrologica e che tutti i re d’oriente e d’occidente si recassero da lui per consultarla. La fama di Abramo astrologo è riportata anche in Nedarim I,4 ma in Nedarim 32a è detto che a colui che si astiene dalla divinazione è assegnato un posto in cielo dove neanche gli angeli possono entrare.


Il trattato talmudico che maggiormente si occupa favorevolmente di astronomia, di astrologia e di astri è Shabbat, dove la conoscenza dei cicli (solstizi ed equinozi) e dei segni zodiacali (tequfot ve-mazalot) è addirittura sollecitata in adempimento alle Scritture (75a). Chi dispone del sapere di stelle e segni zodiacali (chokmat ha kokhavim ve ha mazalot ) e non lo usa, non osserva l’opera del Signore né vede il lavoro delle sue mani, secondo il versetto di Isaia (5:12): ‘(guai a coloro) che non riguardano l’opera del Signore e non vedono il frutto delle sue mani’.

Com’è noto astri e costellazioni sono parte dell’opera di Dio, essi furono fatti nel quarto giorno della creazione. Calcolare cicli e segni zodiacali (tequfot ve-mazalot) è dunque per l’ebreo addirittura una mitzvà (precetto) secondo l’interpretazione che i dotti del Talmud danno alle parole di Mosé: ‘Vedete, io vi insegno le leggi e le norme che il Signore, mio Dio, mi ha incaricato di darvi, perché le mettiate in pratica (…) Osservatele con impegno: mostreranno la vostra saggezza e la vostra intelligenza di fronte agli altri popoli…’ [6]


Nello stesso trattato si raccontano aneddoti a sostegno della veridicità dell’astrologia: i decreti degli astri trovano la strada per realizzarsi anche nelle circostanze più difficili ed imprevedibili:

«Joseph, celebre per la maniera con cui onorava lo Shabbat, aveva per vicino un pagano ricchissimo. I Caldei (cioè gli astrologi) dissero a quest’ultimo che le sue ricchezze sarebbero passate in potere di Joseph. Allora egli vendette tutte le sue proprietà, comprò col ricavato una perla, che mise nel suo berretto. Mentre stava traversando un traghetto, il vento gli fece volar via il cappello, la perla cadde nell’acqua, e un pesce la inghiottì. Il pesce fu pescato e fu messo in vendita il Venerdì. I pescatori cercavano chi volesse acquistarlo, furono consigliati di portarlo a Joseph, lo scrupoloso osservante dello Shabbath, che era solito acquistare quel genere di pesce. Glielo portarono ed egli lo acquistò. Quando lo aprì, vi trovò dentro una perla, che vendette per una immensa somma di denaro» [7]. 


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[1] Il Talmud è una raccolta enciclopedica della tradizione ebraica, compilata durante un periodo di circa ottocento anni, dal 300 a. C. al 55 d.C., in Palestina (Talmud di Gerusalemme) e in Babilonia (Talmud di Babilonia). Il suo contenuto si può suddividere in Halakhah (‘via’ da seguire, precetti della Torah da osservare) e in Haggadah (materiale narrativo di genere vario). Dell’Halakhah fa parte la Mishnah (insegnamento dei Dottori della Legge e sorta di Torah orale, si compone di numerosi trattati) e la Ghemarà (commentario a completamento della Mishnah). Dall’Haggadah si sviluppò, in tutta la sua complessità, la letteratura rabbinica dei Midrashim o raccolta delle interpretazioni rabbiniche.

[2] J. Halbronn in op.cit., pp. 241-2, riferisce che il rabbi Jonathan Hacohen capo della comunità di Lunel verso la fine del 1100, vedeva una contraddizione del pensiero ebraico nei confronti dell’astrologia. ‘Perché – egli si chiede – nessun pensatore ebreo ha preso posizione contro l’astrologia se è vero che questa è condannata dalla Bibbia? E come è possibile trovare nel Talmud (Moèd Qatan, 28a), espressione della Legge orale, esposizioni così dettagliate sull’influenza degli astri?’

[3] Cfr. J. Halbronn, cit., p.245

[4] E’ una delle preghiere più importanti: … d j a   h w h y   w n y h l a    h w h y    l a r c y    u m c  […] ‘Shemà Israel Adonai Elohenu Adonai Echad…[…] “Ascolta… Israele… il Signore è il nostro Dio… il Signore è uno… Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze e saranno queste parole che io ti comando oggi nel tuo cuore… le ripeterai ai tuoi figli e ne parlerai con loro stando nella tua casa, camminando per la via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Le legherai per segno sul tuo braccio e saranno come frontali in mezzo agli occhi e…[…]”

[5] Il Talmud, 4.a ediz.anastatica, a cura del Dr.A. Cohen, trad. it. di A. Toaff, p.335

[6] Deuteronomio, 4:5-6


[7] Shabbat, 119a, in Il Talmud, cit., p.333. 

domenica 19 gennaio 2020

MAZAL TOV, parte III (L’astrologia nella Bibbia,2)



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SEGUE DA:




In altri libri dell’Antico Testamento si descrive la bellezza del firmamento e la sua utilità per l’uomo: “Il firmamento tutto limpido è un vero splendore e guardare il cielo è uno spettacolo affascinante. Il sole, quando spunta all’orizzonte, proclama a tutti che l’opera dell’Altissimo è stupenda. A mezzogiorno brucia la terra e niente può resistere al suo calore. Per certi lavori ci vuole il fuoco di una fornace, ma il sole sui monti scalda tre volte di più: manda vampe infuocate e acceca coi suoi raggi di fuoco. Ma il Signore, che ha creato il sole, è ancora più grande e con la sua parola dirige il corso del sole. La luna, col suo ciclo, stabilisce le stagioni ed è il punto di riferimento per calcolare il tempo. Per fissare la data delle feste si ricorre alla luna che prima cresce e poi cala. Anche il mese prende il nome dalla luna che cresce in modo meraviglioso e ha fasi diverse; essa che brilla nel firmamento, è come un segnale per tutto quello che si muove nel cielo. Le stelle, con la loro luce, fanno più bello il firmamento e con il loro splendore adornano il cielo dove il Signore abita. Esse ubbidiscono a Dio che è santo, stanno dove le ha collocate e non abbandonano il loro posto di veglia. Ammira l’arcobaleno e loda chi lo ha fatto: com’è bello nel suo splendore. Nel cielo traccia un arco di colori, l’ha teso il Signore con le sue mani.” [1]


Nel libro della Sapienza, il discorso sulla bellezza del firmamento si coniuga insieme a quello sulla struttura del creato, argomento questo che sarà ripreso anche nel libro di Giobbe. E’ la conoscenza degli astri che fa comprendere il mondo manifesto:


“Dio stesso mi ha fatto conoscere come sono veramente le cose, mi ha insegnato la struttura del mondo e il gioco dei suoi elementi, la divisione del tempo in passato, presente e futuro, le diverse posizioni del sole e l’alternarsi delle stagioni. Ho conosciuto il ciclo dell’anno e la posizione delle stelle.” [2]


Al di sopra del sole e della luna, tuttavia, c’è la sapienza che è più bella del sole e di ogni costellazione perché è luce che non conosce tenebra (Sapienza 7:28-30). Gli astri, inoltre, come ogni altro elemento della natura, non possono sostituirsi al creatore:


“Tutti quelli che non conoscono Dio, nella loro debolezza, si illudono. Vedono le cose buone ma non sanno risalire alla loro fonte; prendono in considerazione le opere, ma non sanno riconoscere l’artista che le ha fatte. Essi ritengono divinità il fuoco, il soffio vitale, l’aria leggera, le costellazioni, l’acqua impetuosa, i lumi celesti che reggono il mondo. Ma se affascinati dalla loro bellezza arrivano a considerarli dei, sappiano che il Signore di queste cose è ancora più grande: colui che le ha fatte è la sorgente stessa della bellezza.” [3]


Il Signore ha creato gli astri, il Signore li domina secondo il proprio volere ma anche secondo giustizia e per il bene dell’umanità. E’ un concetto questo che si ripete costantemente nella Bibbia e in Malachia 3:20 e nel Salmo 37:6 il sole è addirittura il simbolo visibile della giustizia divina e i suoi raggi hanno potere terapeutico. Ma la collera divina si annuncia con l’oscuramento o col cangiamento di colore degli astri, così è in Ezechiele 32:7 dopo la morte del faraone:


“Quando cesserai di vivere, coprirò il cielo, oscurerò le stelle, velerò il sole di nuvole e la luna non brillerà più. Per causa tua non renderò più luminose le luci del cielo e tufferò la tua terra nell’oscurità. Lo affermo io, il Signore.”


Così ancora, annuncia il terribile giorno dei reprobi il profeta Gioele:


“Il sole si oscurerà e la luna diventerà rossa come il sangue, prima che venga il giorno del Signore, giorno grande e terribile. Ma chi invocherà il mio Nome sarà salvo. Sul monte Sion e in Gerusalemme sopravvivranno quelli che io ho scelto.” [4]


Gli fa eco il profeta Isaia:


“Il giorno del Signore si avvicina implacabile. Giorno di paura, di ira e di furore: la terra sarà tutta un deserto, e saranno distrutti tutti i peccatori. Stelle e costellazioni smetteranno di brillare, il sole si farà oscuro fin dal mattino, e la luna non splenderà più.” [5] e poco dopo: “ il sole, la luna e le stelle si sgretoleranno in polvere. Il cielo si avvolgerà come un rotolo, le stelle cadranno come le foglie del fico e della vite.” [6]


Ma quando giunge il giorno del perdono e della misericordia, allora la luce dei luminari diviene molto più forte: “Quando il Signore curerà e fascerà la ferita del suo popolo, la luna brillerà come il sole. La luce del sole sarà come la luce di sette giorni” [7] oppure tale luce sarà sostituita da Dio stesso: “Ormai non avrai più bisogno della luce del sole durante il giorno, né di quella della luna durante la notte. Infatti io, il Signore, tuo Dio, t’illuminerò per sempre con il mio splendore. Il tuo sole e la tua luna non tramonteranno più, perché t’illuminerò per sempre, io il Signore…” [8]


Insomma, anche se a fin di bene, Dio usa gli astri a proprio piacimento. E’ il solo a poterlo fare? Sembrerebbe proprio di si, perché la natura dell’uomo è assai più debole di astri e costellazioni:


“C’è qualcosa di più luminoso del sole? Ma se anche il sole si oscura durante l’eclissi tanto più l’uomo che è solo carne e ossa può essere oscurato dal male. Dio sa anche controllare gli astri, gli uomini invece sono solo terra e cenere.” [9]


E Dio stesso chiede a Giobbe[10]: “Sei capace di incatenare le costellazioni o di sciogliere le stelle? Puoi farle apparire al tempo giusto e trascinare l’Orsa Maggiore con tutto il suo seguito? Conosci le leggi degli astri? Sei tu che li metti in relazione con le stagioni?” [11]


Pure, si conoscono due eccezioni: davanti a Giuseppe, in sogno, si prostrano i due luminari e undici stelle [12] e sempre, ‘Deo concedente’, Giosuè ferma il sole e la luna per un giorno intero:


“Quel giorno, quando il Signore diede a Israele la vittoria sugli Amorrei, Giosuè pregò il Signore e gridò alla presenza di tutti gli Israeliti: ‘Sole fermati su Gabaon! E tu, luna, sulla valle di Aialon! Il sole si fermò, la luna restò immobile, un popolo si vendicò dei suoi nemici’. Questo avvenimento è descritto nel ‘Libro del Giusto’; per quasi un giorno intero il sole restò in alto nel cielo, senza avviarsi al tramonto. Un giorno come quello non c’è mai stato né prima né dopo di allora, quando il Signore ubbidì a un essere umano e combatté a fianco d’Israele.” [13]


sergio magaldi


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[1] Siracide, 43:1-12


[2] Sapienza, 7:17-19


[3] ibid.,13:1-3


[4] Gioele, 3:4-5


[5] Isaia, 13:9-10


[6] ibid.,34:4


[7] ibid, 30:26


[8] ibid, 60:19-20


[9] Siracide, 17:31-32

[10] Giobbe che non riesce a spiegarsi la sventura che d’improvviso si è abbattuta su di lui dice, tra l’altro, a Dio (Giobbe 31:26-27):‘La vista del sole splendente o l’avanzare maestoso della luna non mi hanno tentato. Non ho mai adorato gli astri’


[11] Giobbe, 38:31-33


[12] Genesi, 37:9


[13] Giosué, 10

domenica 5 gennaio 2020

MAZAL TOV, parte II (L'astrologia nella Bibbia)



SEGUE DA: 

MAZAL TOV, parte I (L'astrologia nella Torah)



La Bibbia

Nella Torah, non c’è condanna dell’astrologia, ma solo il concetto che la scienza dei Caldei debba essere superata. Nella Bibbia, al contrario, si mette in guardia contro i consigli degli astrologi. Così è in Isaia (47:13-15):

“… hai cercato fino a stancarti il consiglio degli indovini! Si presentino ora a salvarti quelli che osservano le stelle e consultano la mappa del cielo, per dirti ogni mese quello che accadrà. Essi sono come paglia: il fuoco li brucerà! Non scamperanno alle fiamme. Non resterà un po’ di brace per cuocere il pane, o un semplice fuoco per sedersi accanto. Così diverranno i tuoi consiglieri che ti preoccupi di consultare fin dalla tua giovinezza! Ognuno se ne andrà per i fatti suoi; non resterà nessuno a salvarti.”

Naturalmente, la condanna degli astrologi si lega a quella più generale contro l’astrolatria. Si legge nel II Libro dei Re (17:16-20):

“Trascurarono tutti i comandamenti del Signore, il loro Dio. Si costruirono due immagini di vitelli in metallo fuso e un palo sacro della dea Asera. Adorarono gli astri e servirono il dio Baal. Bruciarono in sacrificio i loro figli e le loro figlie. Praticarono magie per conoscere il futuro. Si abbandonarono a pratiche contrarie alla volontà del Signore, tanto da esasperarlo. Il Signore si sdegnò molto contro gli abitanti del regno d’Israele, e perciò li scacciò lontano da sé; rimase soltanto la tribù di Giuda. Ma anche gli abitanti del regno di Giuda non osservarono i comandamenti del Signore, loro Dio; seguirono invece le consuetudini introdotte dal regno d’Israele. Perciò il Signore respinse l’intero popolo d’Israele. Per umiliarlo lo abbandonò al saccheggio di briganti. Alla fine lo scacciò lontano da sé.”


Nell’ Antico Testamento, la condanna dell’astrolatria è contenuta in molti altri passi: sempre nel II dei Re (23:3-5) allorché è detto che Manasse, re di Giuda praticò il culto degli astri e li adorò e costruì altari in loro onore persino all’interno del Tempio di Gerusalemme e nei due cortili di accesso. E ancora in Ezechiele (8:16):


“Poi il Signore mi trasportò nel cortile interno del tempio. All’entrata del santuario, tra il porticato e l’altare, c’erano circa venticinque uomini. Con le spalle al santuario e il viso rivolto a oriente si inchinavano sino a terra per adorare il sole.”


Di nuovo, esortando gli ebrei a non vivere al modo degli altri popoli, come in Geremia (10:2-3):


“… Non imitare il modo di vivere delle altre nazioni: esse sono atterrite da fenomeni insoliti che accadono in cielo, ma voi non dovete averne paura. La religione degli altri popoli non vale niente…”


E ancora, annunciando lo sterminio del Regno di Giuda, in Sofonia (1:5): “Sterminerò quelli che salgono sui tetti , per adorare le stelle…” e in Geremia (8:2): “Queste ossa non saranno più raccolte per essere sepolte, ma diverranno letame per la terra. Le lasceranno sparse al sole, alla luna, alle stelle che essi hanno amato e servito, che hanno onorato e consultato, e davanti ai quali si sono prostrati.”


Non è un caso che il rifiorire del culto degli astri, tra gli ebrei, coincida con la distruzione di Israele. Perché Israele è fuori da Ur dei Caldei, fuori dall’Egitto, fuori dalla condizione in cui vivono tutti gli altri popoli della terra e quando gli ebrei si comportano proprio come tutti gli altri, Israele non ha più ragione di essere, perché Israele nasconde nel nome la totalità delle porte della conoscenza di questo universo. Infatti, distanziando tra loro le lettere ebraiche che formano la parola  l a r c y  Israel e invertendo di posto la Alef a e la Lamed  l si ha Iesh relà  a l r   c y  che significa ‘è 231’ con chiaro riferimento alle 231 Porte della Conoscenza.
Le Porte si conoscono utilizzando le 22 lettere, di cui si compone l’alfabeto ebraico, in connessione al Galgal o ruota celeste (che nel Talmud designa la ruota dello zodiaco), com’è scritto nel Sepher Yetzirah(2:4): “22 lettere…Le collocò in circolo come un muro con 231 Porte”. Applicando una formula basata sul principio seguente: dato un certo numero di punti (n) in una circonferenza, il numero delle linee (L) che si ricavano connettendo tra loro tutti i punti è L=n (n-1) / 2. Se n sono le 22 lettere si ha: L= 22x21/2=231.
Dunque, l’alfabeto sacro agli ebrei, col quale Dio ha creato il mondo, si coniuga qui addirittura con la ruota dello zodiaco per formare le porte della conoscenza. C’è dunque un sapere legato agli astri da cui non si può prescindere e che, anzi, è condizione essenziale della conoscenza del divino.
Continuando, intanto, la disamina del testo biblico, nella Lettera di Geremia 59-66, si può cogliere la notevole differenza che intercorre tra astrologia e astrolatria, tra astri e idoli:


“Il sole, la luna e le stelle brillano e sono mandati a illuminare, essi fanno volentieri il loro servizio. Anche il lampo, quando guizza, si fa vedere perfettamente; così pure il vento: soffia per tutta la regione. Quando Dio comanda alle nubi di coprire la terra, esse ubbidiscono. Anche il fulmine, quando è mandato dall’alto a devastare montagne e foreste, fa quello che gli è comandato. Gli idoli invece non assomigliano a queste cose né per l’aspetto né per la forza. E’ chiaro dunque che non si deve pensare o dire che sono dei; infatti non sono in grado di fare giustizia o di far del bene agli uomini. Sapete che non sono dei, quindi non temeteli! Gli idoli non possono né benedire né maledire i re. Non mostrano ai popoli nessun segno in cielo: non illuminano, come fa il sole; non rischiarano la notte, come fa la luna.”


Nella Bibbia, gli astri sono dunque per l’uomo il linguaggio dei cieli, i segni della volontà di Dio. Ne potrebbe essere diversamente, considerando che furono creati da Dio nel quarto giorno e furono cosa buona (Genesi 1:14-19). E addirittura nei versetti di Daniele 12:2-3, è detto che i saggi, dopo la resurrezione, brilleranno nel cielo come stelle. “E tu –dice il Signore a Daniele, nel successivo versetto (12:4)- conserva segreto questo messaggio, non svelare il contenuto di questo libro prima del tempo della fine. Allora molti lo consulteranno e la loro conoscenza crescerà.” Di nuovo il concetto, anche se diversamente formulato, cui accennavo prima: c’è un sapere collegato agli astri che apre le porte della conoscenza.

sergio magaldi