giovedì 13 settembre 2018

NOTE SULLA QABBALAH: parte XV, i recipienti di luce



SEGUE DA:



NOTE SULLA QABBALAH: parte I, la teurgia  (clicca sul titolo per leggere)


NOTE SULLA QABBALAH: parte IV, l’uno e le porte della conoscenza (clicca sul titolo per leggere)

NOTE SULLA QABBALAH: parte V, l’uno e l’unificato (clicca sul titolo per leggere)




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Avvertenza: per leggere le lettere ebraiche occorre il font hebrew




 Nell’evolversi degli studi di Qabbalah, le Sephiroth diventano sempre più veri e propri recipienti di luce e ogni recipiente o vaso o Kli, che è anche uno dei 72 nomi di Dio, permette le visioni dello spirito. Il valore numerico di Kli è infatti 60:  y l k   [20+30+10], come h z j m  [40+8+7+5] Machazeh, visione, e contiene la luce divina che si trasmette di Sephirah in Sephirah e in ciascuno dei quattro mondi, secondo una digressione di velato sapore gnostico: Atzilut o mondo dell’emanazione [dopo il restringimento operato con lo Tzimtzum], che si identifica con lo stesso Emanatore attraverso l’archetipo dei Partzufim, Briah o mondo della creazione dal nulla [“yesh mi Ayn”], dove trova posto il Trono di Gloria [“kissè ha-Cavod”], Yetzirah o mondo della formazione di qualcosa da qualcosa di altro che già esiste [“yesh mi-yesh”], popolato di angeli e dove è già presente il principio del male, Assiah o mondo del fare che corrisponde al nostro universo e dove il male e il bene si mescolano tra di loro e si bilanciano.

 I cosiddetti quattro mondi si possono vedere in analogia con le quattro lettere del Tetragramma, dove lo Yud rappresenta il momento emanativo, la prima He quello creativo, la Waw quello formativo e la seconda He l’atto terminale della manifestazione divina. Altrimenti detto, la luce delle tre Sephiroth superne fu troppo intensa per  essere assorbita dalle Sephiroth cosiddette emotive, determinando la rottura dei vasi [shevirah] e il permanere in basso dei loro frammenti, che sono dunque la vera ragione della presenza del male nel mondo. L’azione di tiqqun diventa così il compito e il fine autentico di ogni essere umano: riportare in alto le scintille della luce divina - quasi fossero gocce d’olio rimaste attaccate ai frammenti dei vasi - determinando infine la riparazione, la redenzione e la restaurazione dell’ordine cosmico stabilito originariamente da Dio.

 La Qabbalah di Luria spiega tecnicamente, per così dire, la presenza del male nel nostro mondo, facendola derivare dalla shevirah o “rottura dei vasi”, ma evita di entrare nel merito della teodicea, laddove teologi, filosofi, rabbini e cabbalisti hanno versato fiumi di inchiostro nel tentativo di giustificare la bontà e l’onnipotenza divina con la presenza del male nell’universo. Tante le spiegazioni: dal peccato originale alla sua necessità per la libertà dell’uomo, dalla frattura e/o dall’oblio del vero nome di Dio, alle scorze emanate dal cosiddetto “albero esterno” e sino alla rottura dei vasi, ma ciò che non è stato chiarito è perché il progetto divino del mondo si riveli ad un certo punto così difettoso da determinare eventi drammatici e imprevisti sia nei mondi superni sia nel mondo degli uomini, e soprattutto perché Dio rimanga così spesso spettatore impassibile di fronte al male e alle ingiustizie.

[S E G U E ]

sergio magaldi

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