mercoledì 27 marzo 2024

Le quattro libertà fondamentali – Per un Mondo come ‘dovrebbe essere’




Le quattro libertà sono quelle proclamate il 6 gennaio 1941 dal 32° Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt ai membri del Settantasettesimo Congresso appena costituitosi. Sono le stesse libertà che saranno fatte proprie dalla Costituzione Italiana sette anni dopo (1 gennaio 1948). Intervenendo, mentre in Europa infuria la Seconda Guerra Mondiale, il Presidente Roosevelt - dopo aver rassicurato le democrazie occidentali che gli americani impiegheranno tutte le proprie energie e tutti i propri mezzi per riconquistare e mantenere le libertà perdute - annuncia per l’immediato futuro “un mondo fondato su quattro libertà umane essenziali”: libertà di parola e di espressione, libertà religiosa, libertà dal bisogno e libertà dalla paura, intesa quest’ultima non solo come impegno a combattere la violenza all’interno di uno stato ma come il fermo proposito di ridurre gli armamenti in tutto il mondo a un tale punto da scoraggiare atti di aggressione di una nazione sulle altre.

domenica 24 marzo 2024

RILEGGERE SARTRE (P.6a: Sartre e il maggio francese)


 

Circa un anno fa, Riccardo De Benedetti su Avvenire si poneva un interrogativo a cui dava subito una risposta: “Che cosa resta di Sartre? Poco, ma decisivo”.

Sartre – osserva l’autore dell’articolo – è sempre stato in “situazione”, con ciò intendendo dire che egli ha quasi ininterrottamente inteso rappresentare il proprio tempo e quello della società e del mondo in cui viveva. È  certamente vero, almeno sino al maggio francese. E proprio per questo – continua l’autore – Sartre ha finito col pagare con la dimenticanza o addirittura con l’oblio. Vero anche questo, ma bisogna tener conto del fallimento politico della rivoluzione che avrebbe dovuto portare “l’immaginazione al potere” e che invece ha realizzato il successo di quanti speravano di sbarazzarsi una volta per tutte della lotta politica, limitandola al terrorismo più o meno compiacente e preparando, attraverso la liberazione del costume e dei consumi, l’avvento della globalizzazione, del cosiddetto capitalismo della sorveglianza e dell’era tecnologica.

A questo punto, conviene chiedersi con De Benedetti se non sia venuto il momento di rileggere Sartre, tenuto conto che, come dice, “alla sovrabbondanza della tecnica corrisponde un diminuire, sin quasi alla scomparsa, dell’uomo”.

Il “poco” che resta di Sartre è dunque una riflessione sul significato dell’esistenza in un mondo che ha finito per relegare l’essere umano ai margini della Storia. L’occasione è offerta, e direi non solo, da una nuova edizione de L’essere e il nulla proposta di recente dal Saggiatore per festeggiare gli ottanta anni dalla sua pubblicazione (1943-2023).

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Per una rilettura, il più possibile completa, di Sartre ripropongo di seguito in sette post la relazione, con opportune modifiche, a suo tempo presentata per un convegno di filosofia.

Per quanto si riferisce “all’ultimo Sartre” e alle polemiche accese dai suoi scritti più recenti, suggerisco il post: 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2019/08/le-ultime-interviste-di-sartre-lespoir.html

 

Si vedano ancora, su Sartre in generale, i video youtube seguenti:

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2022/03/zibaldone-online-n-23-280322-sartre.html

 

https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2022/04/zibaldone-online-n-24-04-04-22-sartre.html

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2022/04/zibaldone-online-n-25-11-04-22-sartre.html

 

 

RASSEGNA STAMPA sulla nuova edizione di  L’essere e il nulla, pubblicato da Il Saggiatore il 19 febbraio 2023

 

La riscossa esistenzialista

il manifesto

07 maggio 2023

 

Un'esistenza che precede l'essenza

Il Sole 24 Ore

05 marzo 2023

 

Che cosa resta di Sartre? Poco, ma decisivo

Avvenire

19 febbraio 2023

 

Una nuova veste per "L' essere e il nulla" di Jean-Paul Sartre

Critica Letteraria

18 febbraio 2023

 

Siamo condannati alla libertà.

la Repubblica

25 gennaio 2023

 

 SEGUE DA:

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/02/rileggere-sartre-p5a-sartre-nella.html

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p4a-sartre-nella.html

 

 https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p3a-sartre-nel-teatro.html


https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p2a-sarte-filosofo.html


https://zibaldone-sergio.blogspot.com/2024/01/rileggere-sartre-p-1a-sartre-narratore.html



Sartre e il Maggio francese

Come è stato giustamente osservato, né «dai rapporti di produzione assunti solo come ambito oggettivo di relazioni» né «dalla negazione della temporizzazione sembra possibile giungere alla spiegazione di un evento la cui dinamica è risultata sostanzial­mente fondata sopra la interiorizzazione del futuro»[1]

Althusserismo e strutturalismo — benché quest'ultimo si pro­ponga soltanto come una metodologia delle scienze umane — ap­paiono inadeguati come discorso complessivo a reggere il confronto con la nuova Weltanschauung che il maggio, come affermazione dialettica della lotta di classe, imprevedibile secondo una pura analisi strutturale, è in grado di offrire. In questo senso taluni han­no parlato della rivoluzione di maggio come di una rivoluzione sartriana.

Ciò che, forse, non è nelle intenzioni e nelle dichiarazioni degli studenti [2], ma se si può parlare di una filosofia» del maggio, questa — si è osservato — è la filosofia di Sartre; per spiegare l'esplosione rivoluzionaria del maggio non c'è bisogno di ricorrere a Marx o a Marcuse. Una filosofia che lo strutturalismo si era affrettato a sotterrare aveva profetizzato il maggio francese otto anni prima, e questa era la filosofia di Jean Paul Sartre [3]:

«Sartre ha descritto dap­prima nel suo libro le forme passive, anonime dove gli individui sono alienati — è cioè che egli chiama il «pratico inerte» — poi egli ha mostrato come un gruppo introduce la negazione della storia e si forgia da se stesso invece di essere forgiato, s'inventa in rottura con questa società passiva ed anonima, che un sociologo americano chiamava nelle medesime circostanze «la folla solitaria». Gli studenti che hanno fatto scoppiare la rivoluzione della primavera del '68 erano formati, se non a questa seconda filosofia sartriana, almeno a un pensiero dialettico della storia. Maggio '68, è l’insur­rezione d'una negazione «selvaggia» nella storia. L'incursione della libertà «sartriana», non della libertà dell'individuo isolato, ma la libertà creatrice dei gruppi [4].

Così, non si tratta tanto di riconoscere a Sartre il merito di moralizzatore della lotta politica rivoluzionaria, come pure osserva efficacemente Rossana Rossanda: «L'impegno politico di Sartre è una lezione di moralità politica rivoluzionaria. La sola che a un intellet­tuale, nelle condizioni di separatezza e negli anni vissuti da Sartre, fosse consentito di sperimentare e trasmettere. Ogni altra scelta sarebbe ricaduta nell'opportunismo: o quello di chi, con vari alibi, s'è venuto staccando da un rapporto diretto, per disperato che fosse, col movimento operaio, o quello di chi si sente assolto dal pensare e ripensare per avere aderito al partito comunista. Sartre insegna a non contentarsi: la sua intransigenza si esprime nel bisogno inacquietato di verificare volta a volta quale è, dove si trova il fronte di classe, e là collocarsi, insieme libero e solidale. Nel rifiutare dele­ghe o discipline, ma nel cercare uno schieramento, intendere i bisogni e i doveri. Nel rifiutare i tatticismi, ma nel cercare una unità. Nell'intendere insomma il fare politico come una rimessa in questione permanente di sé, saper ricominciare daccapo, ricostruire a ogni passo senza residui un im­pegno. Difficile separare le sue "impasses" e i suoi fallimenti da quelli di tutta la sinistra rivoluzionaria da quarant'anni a questa parte; speranze e sconfitte della rivoluzione occidentale hanno in lui, come in pochi altri, non un testimone o uno storico, ma un punto singolare di precipitazione, sono diventate una vita che tempestosamente le ha precorse e riflesse»[5].

Si tratta piuttosto quanto, senza che si possa parlare di identificazione tra ideologia sartriana e ideologia dei «gruppi», di sottolineare come il pensiero sartriano — in quanto tentativo storicamente fondato di «soggettivizzare» il marxismo — rappresenti, per entro il materialismo dialettico, l'unica alternativa al marxismo ortodosso, sia in pro­spettiva rivoluzionaria, sia per la critica del potere socialista nelle forme storicamente esistenti.

S E G U E

 

sergio magaldi



[1] Cfr. P.A. Rovatti, Sartre e il marxismo strutturalistico, in Aut Aut n.136-137, luglio-ottobre 1973.



[2] Cfr. Les animateurs parlent in La Révolte étudiante, Seuil, Parìs, 1968.

 

[3]  Cfr. Epistemon, Ces idées qui ont ébranlé la France, Fayard, Paris, 1968, p. 76.

 

[4] Le. Monde, 30 novembre 1968.

[5]R. Rossanda, Sartre e la pratica politica, in Aut Aut n. cit., p. 40

domenica 10 marzo 2024

Viaggio nella Qabbalah – Sephiroth e Campi Quantici (p.9ª)




Un viaggio nella Qabbalah non poteva che avvenire osservando innanzitutto l’Albero della Vita, a cominciare dalla riflessione sul versetto di Genesi II, 9: «Adonai Elohim fece germogliare dal terreno tutti gli alberi dall’aspetto piacevole e dal frutto buono a mangiarsi, l’Albero della vita in mezzo al giardino e l’Albero della conoscenza del bene e del male». Con questo spirito abbiamo compiuto un’ascesa virtuale (perché altra cosa è un vero e proprio cammino iniziatico) lungo l’Albero a partire da Malkuth al fine di mostrare che solo attraverso la rettificazione personale è possibile il Tiqqun Haolam, la rettificazione del mondo intero. Di Sephirah in Sephirah siamo giunti infine a Tiphereth che come “Cuore dell’Albero” ha una funzione riparatrice delle Sephiroth cosiddette emotive, i cui recipienti di luce subirono una frantumazione con la dispersione di 288 scintille di santità, divenute preda del male. È la “Rottura dei vasi” la Shevirat haKelim causata dagli eventi biblici o più probabilmente dallo Tzimtzum e dal primo raggio di luce che si diffonde appena un istante dopo lo Tzimtzum, balenando nel vuoto e cominciando a creare mondi. Luce troppo forte per essere trattenuta oltre le Sephiroth superne: Kether-Chokmah-Binah. Ed è proprio da Kether che tutto ha inizio, con i suoi 620 pilatri di luce che discendono prima in Chokmah, la cui energia si trasforma in materia e poi in Binah, la matrice che è forma dei mondi e di tutto ciò che esiste. In questa ottica, le Sephiroth dell’Albero della vita anticipano incredibilmente i cosiddetti campi quantici della fisica contemporanea perché, così come le Sephiroth, i Campi quantici si propagano nello spazio-tempo generando onde/particelle di luce e creando l'Universo di energia pulsante, in cui tutto è invisibilmente interconnesso. --------------------------------------------------------- Per vedere le precedenti puntate del 'Viaggio nella Qabbalah' vai alla Playlist:    • Lo Zibaldone  

giovedì 29 febbraio 2024

RILEGGERE SARTRE (P.5a Sartre nella revisione della critica)




 Meno di un anno fa, Riccardo De Benedetti su Avvenire si poneva un interrogativo a cui dava subito una risposta: “Che cosa resta di Sartre? Poco, ma decisivo”.

Sartre – osserva l’autore dell’articolo – è sempre stato in “situazione”, con ciò intendendo dire che egli ha quasi ininterrottamente inteso rappresentare il proprio tempo e quello della società e del mondo in cui viveva. È  certamente vero, almeno sino al maggio francese. E proprio per questo – continua l’autore – Sartre ha finito col pagare con la dimenticanza o addirittura con l’oblio. Vero anche questo, ma bisogna tener conto del fallimento politico della rivoluzione che avrebbe dovuto portare “l’immaginazione al potere” e che invece ha realizzato il successo di quanti speravano di sbarazzarsi una volta per tutte della lotta politica, limitandola al terrorismo più o meno compiacente e preparando, attraverso la liberazione del costume e dei consumi, l’avvento della globalizzazione, del cosiddetto capitalismo della sorveglianza e dell’era tecnologica.

A questo punto, conviene chiedersi con De Benedetti se non sia venuto il momento di rileggere Sartre, tenuto conto che, come dice, “alla sovrabbondanza della tecnica corrisponde un diminuire, sin quasi alla scomparsa, dell’uomo”.

Il “poco” che resta di Sartre è dunque una riflessione sul significato dell’esistenza in un mondo che ha finito per relegare l’essere umano ai margini della Storia. L’occasione è offerta, e direi non solo, da una nuova edizione de L’essere e il nulla proposta di recente dal Saggiatore per festeggiare gli ottanta anni dalla sua pubblicazione (1943-2023).

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Per una rilettura, il più possibile completa, di Sartre ripropongo di seguito in sette post la relazione, con opportune modifiche, a suo tempo presentata per un convegno di filosofia.

Per quanto si riferisce “all’ultimo Sartre” e alle polemiche accese dai suoi scritti più recenti, suggerisco il post: 


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Si vedano ancora, su Sartre in generale, i video youtube seguenti:








RASSEGNA STAMPA sulla nuova edizione di  L’essere e il nulla, pubblicato da Il Saggiatore il 19 febbraio 2023

 

La riscossa esistenzialista

il manifesto

07 maggio 2023

 

Un'esistenza che precede l'essenza

Il Sole 24 Ore

05 marzo 2023

 

Che cosa resta di Sartre? Poco, ma decisivo

Avvenire

19 febbraio 2023

 

Una nuova veste per "L' essere e il nulla" di Jean-Paul Sartre

Critica Letteraria

18 febbraio 2023

 

Siamo condannati alla libertà.

la Repubblica

25 gennaio 2023

 

 SEGUE DA:

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Sartre nella revisione della critica

Già nel '48 è in atto una revisione della critica: cominciano i cattolici, ma solo dopo che sono apparsi i primi contributi scienti­fici sull'opera di Sartre. In Le problème moral et la pensée de Sartre (Editions du Myrte, Paris, 1947), F. Jeanson ricostruisce adeguatamente il senso di L'Etre et le Néant e degli scritti che vi si riconnettono. Sartre stesso, in una breve prefazione al testo (pp. 13-14), riconosce la validità del metodo seguito dal Jeanson nell'esposizione del suo pensiero.

Un altro autore, G. Varet, in L'ontologie de Sartre, (P.U.F., Paris, 1948) scrive: «II debito che la filosola francese ha verso Sartre consiste nel fatto che L'Etre et le Néant è la prima esposizione di fenomenologia sistematica che sia stata mai fatta in Francia e la migliore introduzione alle opere dei filosofi tedeschi. Il punto di partenza della filosofìa di Sartre è lo sviluppo sistematico della riflessione cartesiana alla luce dell'idea husserliana di in­tenzionalità: il suo tentativo più valido (anche se votato allo scacco) è quello di risolvere il problema dell'Essere ricorrendo alla descrizione feno­menologica (pp. 1-3)». Il libro fornisce inoltre una accurata esposizione del maggior testo filosofìco di Sartre.

Sulla scia di questi autori, Henry Duméry nelle pagine introduttive del suo libro Foi et Interrogation, dopo aver osservato che sul piano fìlosofìco non esiste ateismo più virulento di quello sartriano, afferma che «bon gré mal gré», occorre affrontare questa filosofìa per molti aspetti sconcertante ma della quale sono innegabili il vigore, l'influenza e l'ambiguità. D'altra parte – continua Dumery –  sarebbe disonesto travestire per meglio rifiutarle le tesi sartriane, si tratta invece di accostarsi a Sartre senza partito preso, soprattutto dopo aver letto gli scritti di Jeanson, il primo dei critici ad aver valutato positivamente le opere di Sartre. In conclusione il Duméry, pur tenendo ben ferma la sua opposizione nei confronti dell'ateismo sartriano si augura di far comprendere sino in fondo – nella parte del suo libro dedicata allo studio del filosofo francese – il valore teoretico delle analisi di Sartre[1].

Con gli anni '50 si viene componendo, nella valutazione del sartrismo, quella scissione tra critica e pubblico del precedente decennio. La conoscenza di Sartre ha ormai varcato i confini nazio­nali dando vita ad una fioritura di studi sui vari aspetti della sua opera. Anche la critica marxista muta completamente d'orizzonte dopo l'avvicinamento di Sartre al P.C.F. e all'U.R.S.S [2].

Nel 1960 Sartre pubblica La Critique de la raison dialectique, frutto di una riflessione iniziata negli anni '50. I primi giudizi sono sostanzialmente favorevoli, anche se si sottolinea talora la soluzione di continuità tra quest'opera e  L'Etre et le Néant [3], oppure se ne afferma la continuità per porre l'accento sui medesimi vizi di fondo che sarebbero presenti nelle due opere.

Così è per il filosofo comunista Roger Garaudy in Perspectives de l'homme  (P.U.F., Paris 3" ed. 1961 e la nuova edizione accresciuta del 1969). La I edizione dell'opera del Garaudy è del 1959, già poteva, dunque, tener conto di “Question de méthode” che costituisce la prefazione di Critique de la raison dialectique. Sorvolando sull'evoluzione del pensiero sartriano (ciò che non necessariamente è indice di frattura tra L'Etre et le Néant e La Critique de la raison dialectique), Garaudy ribadisce nei confronti di Sartre e dell'esistenzialismo l'accusa di irrazionalismo e sostiene la contraddittorietà dell'esistenzialismo sartriano costretto a scegliere tra un atto di fede irrazionale e una integrazione con il marxismo che non potrebbe realizzarsi se non con l'abbandono delle premesse irrazionali dell'esistenzialismo stesso. Il libro contiene anche (pp. 111-114, I ed.) una lettera-risposta di Sartre: in precedenza, infatti, Garaudy gli aveva sottoposto il manoscritto pregandolo di commentarlo. In tale lettera Sartre ribadisce la piena conciliabilità tra esistenzialismo e marxismo secondo quanto aveva già sostenuto in “Question de mèthode”.

Un violento attacco alle posizioni della «Critique» è portato da Lévy-Strauss nel capitolo conclusivo di La pensée Sauvage (Paris 1962) ed è già preludio alla cosiddetta svolta degli anni Sessanta in cui si comincia a parlare di crisi del sartrismo nonostante l'attribuzione del Nobel a Sartre nel '64, premio peraltro rifiutato.[4]  .

La polemica che la « nuova » cultura francese conduce nei confronti del sartrismo incalza e l'interesse per Sartre decresce a misura che si afferma l'interesse per lo strutturalismo (Lévy-Strauss, Foucault), per la psicanalisi (Lacan) e soprattutto per il marxismo strutturalistico di Althusser. D'altra parte, proprio agli inizi degli anni Sessanta si viene sviluppando in Francia un attacco contro la filosofia da parte delle scienze umane. Ciò comporta, non solo una attenuazione d'interesse per il Sartre filosofo (il quale continua ad assegnare alla filosofia il compito di una analisi totalizzante del reale), ma anche per il Sartre marxista, dal momento che, fermo restando l'oggettivismo del marxismo orto­dosso, il materialismo storico dialettico appare sempre meno interessato al tentativo sartriano di «soggettivazione» e, per contro, sempre più sollecitato ad utilizzare epistemologia e scienze umane, privi­legiando — di contro al soggetto e alla prassi storica — il concetto di struttura. Ma. Come si vedrà, la stessa realtà francese si appresta a ridimensionare il marxismo strutturalistico con l'esplosione rivoluzionaria del maggio del '68.



[1]  Cfr. H. Duméry, Foi et Interrogation, Téqui, Paris, 1953, p. XIII. L'opera comprende una sezione (La question Sartre, pp. 73-123) che raggruppa scritti su Sartre che vanno dal '47 in poi. H. Duméry filosofo della religione e interprete di Blondel, autore fra l'altro di: Le trois tentations de l'apostolat moderne, Paris, 1948; La philosophie de l'action. Essai sur l'intellectualisme blondélieneen prefazione di M. Blondel, Paris 1948; De la méthode dans les sciences in collaborazione con G. Marcel, J. Lacroix, J. Guitton ecc..., Paris, 1949; La philosophie catholique en France in La Philosophie francaise, Paris, 1950.
Per i rapporti di Sartre con il comunismo, sino al 1970, si rimanda al citato libro di F. Fé.

[2] Per i rapporti di Sartre con il comunismo, sino al 1970, si rimanda al citato libro di F.

[3] Così S. Doubrowsky in Nouvelle Revue Française, sett.-ott.-nov. 1961.

[4]  Sulla questione relativa al rifiuto del premio Nobel da parte di Sartre si vedano di M. Contat-M. Rybalka, op. cit., le pp. 401-408. Cfr. inoltre: R. Jean, Non récupérable, ou Sartre prix Nobel, in « Cahiers du Sud », nov.-dic., 1964.

S E G U E 

sergio magaldi



venerdì 23 febbraio 2024

Viaggio nella Qabbalah – La luce di Kether e il Campo Quantico (p.8ª)




Dalla Sapienza di Chokmah saliamo infine all’apice dell’Albero della vita dove incontriamo Kether, la Sephirah “non manifesta” da cui emana tutta la manifestazione della realtà, quasi un “punto compresso” dello spazio-tempo dal quale, secondo alcune concezioni della scienza, ebbe luogo il Big Bang. Kether è la Corona alla testa dell’Albero, l’uno che è alla radice di tutti i numeri, ma al tempo stesso si trova all’estremità del Nulla (AIN), lo zero assoluto, dell’Infinito (AIN SOF) e della Luce infinita (AIN SOF OR). Kether è a sua volta tripartita, dando luogo alla Triade superiore della Qabbalah (Padre-Madre-Spirito) e determinando il concetto di Trinità divina presente nelle religioni positive (per esempio: la Trinità cristiana di Padre-Figlio e Spirito Santo, la Trimurti dell’Induismo: Brahama-Vishnu-Shiva, la Trinità buddista di Corpo-Parola e Mente etc…). Da Kether, attraverso le Sephiroth e a cominciare da Chokmah (luce-energia-materia) giungono a Malkuth (universo) 620 pilastri di luce, quasi un Campo Quantico in cui ogni energia è interconnessa con tutte le altre attraverso una fitta e invisibile rete. ---------------------------------------------------------------- Piccola bibliografia di riferimento: • Fisica quantistica per poeti - Bollati Boringhieri di Leon M. Lederman, Christopher T. Hill • Il tao della fisica - Gli Adelphi di Fritjof Capra • Biocentrismo. L'universo, la coscienza. La nuova teoria del tutto - Il Saggiatore, di Robert Lanza  • Oltre il biocentrismo. Ripensare il tempo, lo spazio e l'illusione della morte - Il Saggiatore, di Robert Lanza  • Il grande disegno biocentrico. Come la vita crea la realtà - Il Saggiatore, di Robert Lanza  ---------------------------------------------------------------- La nona puntata di “Viaggio nella Qabbalah” andrà in rete lunedì 4 Marzo alle ore 19,00. Per rivedere le puntate precedenti: Prima Puntata: https://www.youtube.com/live/_U2H3Ocm... Seconda Puntata: https://www.youtube.com/live/2scKy5NN... Terza Puntata: https://www.youtube.com/live/NR09h6YC... Quarta Puntata: https://www.youtube.com/live/NeB4L1-4... Quinta Puntata: https://www.youtube.com/live/wNwK3rtb... Sesta Puntata: https://www.youtube.com/live/XNkqyGea... Settima Puntata: https://www.youtube.com/live/zSHd4R6W...

mercoledì 7 febbraio 2024

Viaggio nella Qabbalah - "Sapienza" e Teoria del Tutto (p.7ª)




Soffermandoci ancora sulle 50 Porte di Binah e sul particolare significato che il numero 50 assume nella tradizione ebraico-cabbalistica, raggiungeremo poi Yachin – il pilastro destro dell’albero della vita – che nella lingua ebraica ha lo stesso valore numerico di Maim acqua e di Man manna. Yachin, infatti, si scrive da destra a sinistra con le lettere Yud(10)- Kaf(20) -Yud(10) -Nun(50)=90. Maim si scrive, sempre da destra a sinistra con Mem(40) -Yud(10) -Maim(40)=90. Infine, Man si scrive con una Mem(40) e una Nun(50)=90. Nel punto più alto del pilastro destro si colloca Chokmah, che nel corpo umano rappresenta l’emisfero destro del cervello e che con la sua intuizione è in grado di illuminare l’intelligenza. Tutto ha inizio con questa Sephirah che grazie alla luce di Kether, la corona o apice dell’albero della vita, è in grado di fecondare Binah, così com’è scritto in Proverbi 8, 22-23: «Il Signore mi ha creato all’inizio della sua attività, prima di ogni sua opera, fin da allora. Dall’eternità sono stata costituita, fin dal principio, dagli inizi della terra» Il ruolo di Chokmah – Sapienza – sarà infine analizzato alla luce dei testi sapienziali contenuti nella Bibbia ebraica e in quella cattolica. -------------------------------- L’ottava puntata di “Viaggio nella Qabbalah” andrà in rete lunedì 19 febbraio alle ore 19,00. Per rivedere le puntate precedenti: Prima Puntata: https://www.youtube.com/live/_U2H3Ocm... Seconda Puntata: https://www.youtube.com/live/2scKy5NN... Terza Puntata: https://www.youtube.com/live/NR09h6YC... Quarta Puntata: https://www.youtube.com/live/NeB4L1-4... Quinta Puntata: https://www.youtube.com/live/wNwK3rtb... Sesta Puntata: https://www.youtube.com/live/XNkqyGea...

sabato 27 gennaio 2024

IL GIORNO DELLA MEMORIA 27 GENNAIO 2024


 

"Dopo ogni guerra gli uomini dicono: 'Questo non accadrà mai più, è stato così terribile, bisogna evitare a qualsiasi prezzo  che si ripeta, e sempre di nuovo gli uomini devono combattere gli uni contro gli altri, questo non cambierà mai: finché sulla terra vi saranno degli uomini saranno sempre in lotta e quando ci sarà la pace cercheranno nuovi pretesti per scontrarsi"

Anne Frank, Racconti dell'alloggio segreto, trad.it., Einaudi, Torino, 1983, p.152