venerdì 4 novembre 2022
L A PRIMA MISURA ECONOMICA DEL NUOVO GOVERNO...
IL GOVERNO MELONI SEMBRA INTENZIONATO A FARSI PAGARE LA MULTA DAGLI OVER 50 NON VACCINATI E SI PREPARA A INCASSARE 240 MILIONI
lunedì 31 ottobre 2022
ARRIVANO LE MULTE PER NON-VACCINATI E NON SOLO...
Sul
punto di andarsene, il Ministro della Salute fa pervenire a circa un milione di
over 50 non vaccinati (e paradossalmente anche ad un certo numero di vaccinati
con poche dosi) una comunicazione di avvio di procedimento sanzionatorio per
l’inosservanza dell’obbligo vaccinale. Si concede un “termine perentorio” di
dieci giorni per dimostrare la propria innocenza ovvero per esibire all’Azienda
sanitaria locale e alla Agenzia delle Entrate la relativa certificazione
giustificativa. In alternativa, il Ministero della Salute, per tramite della
Agenzia delle Entrate, notificherà ai colpevoli la sanzione pecuniaria di 100
euro.
Di
seguito il testo completo della comunicazione con tanto di decreto convertito
in legge che la giustifica.
Inutile
tornare sulla questione che obbligava all’assunzione di un vaccino, per giunta sperimentale, non già alcune categorie
professionali a contatto col pubblico, ma indistintamente tutti i cittadini di
oltre 50 anni. A questo punto ciò che serve sapere è se sono vere le voci,
suffragate anche da alcuni deputati della maggioranza, circa la volontà del nuovo governo di sopprimere
la multa tempestivamente e
comunque prima che l’Agenzia delle Entrate notifichi il relativo Avviso di addebito. Diversamente, le
dichiarazioni della Meloni in Parlamento, al momento di chiedere la fiducia,
risulterebbero in contraddizione con la chiara presa di distanza dalla politica
sanitaria del passato governo.
sergio
magaldi
domenica 30 ottobre 2022
GIORGIA MELONI E LE BUONE INTENZIONI...
Qualche
sera fa, a Otto e Mezzo, Lucio
Caracciolo, direttore di Limes, in
merito alle dichiarazioni programmatiche di Giorgia Meloni, faceva
un’osservazione, scontata finché si vuole ma pur sempre vera: un conto sono le
parole, un altro sono i fatti…
Come
a voler dire che il cammino del nuovo governo, almeno a parole, può anche
essere lastricato di buone intenzioni, ma che poi bisogna vedere cosa farà realmente.
È
così? Le proposte di Giorgia Meloni sono davvero “buone”? Vediamo:
1)
Riforma costituzionale e in particolare introduzione del presidenzialismo
o magari del semipresidenzialismo alla francese. Un bene per il Paese o, come
preferisce dire la Meloni, per la Nazione? Resta da vedere quali siano queste
riforme, quanto al semipresidenzialismo alla francese - basato sull’elezione a
doppio turno del Presidente della Repubblica e su un Primo Ministro da questi
nominato in base alla maggioranza parlamentare - occorre segnalare tre aspetti:
il primo denota l’altruismo (o l’ingenuità) della Meloni che non può ignorare
che l’elezione a doppio turno del Presidente (solo in apparenza simile a quella
di un sindaco) favorisce il candidato di centro escludendo, come peraltro è
sempre avvenuto in Francia e non solo, i candidati alternativi di destra e di
sinistra. Il secondo aspetto parla di una diarchia dell’esecutivo inutile quando
non è pericolosa. Inutile, se il Primo Ministro è espressione della stessa
maggioranza che ha portato all’elezione del Presidente della Repubblica (quanti
sanno che dal 16 maggio di quest’anno Presidente del Consiglio francese o Primo
Ministro è Elisabeth Borne, dello stesso partito di Macron? E non è la prima
volta di una donna in questa carica, come in Italia, anche se sono ormai passati
31 anni dall’ultima volta). Pericolosa, quando la maggioranza parlamentare sia
diversa da quella che ha portato all’elezione del Presidente. Il terzo aspetto
riguarda in particolare l’esperienza italiana. I padri costituenti vollero
evitare il pericolo dell’uomo solo al
comando per effetto di plebisciti e per questo dettero la preferenza alla
Repubblica Parlamentare.
2)
Autonomia differenziata, sempre tuttavia coniugata con elementi di
“sussidiarietà e di solidarietà”. Un riconoscimento alle esigenze della Lega,
certamente, ma che poco si concilia con il tradizionale “spirito nazionale” di Fratelli d’Italia: diversi elettori
consultati sul perché della loro appartenenza al partito hanno dato la stessa
risposta: “siamo patrioti”. Il che rende difficile e pericolosamente divisiva,
già nelle intenzioni, la sua reale applicazione.
3) Sovranità
alimentare, natalità, e merito. I
titoli aggiunti ai nomi di alcuni ministeri. Se il significato di sovranità alimentare è nella difesa del
“made in Italy”, più che di una buona intenzione, mi sembra trattarsi di un diritto-dovere del governo italiano che
però deve fare i conti con le delibere dell’Unione Europea. Come pure, se
l’incremento della natalità è un auspicio, non possiamo che prenderne atto
positivamente, ma se diventa uno strumento per elargire bonus, come nel cosiddetto “ventennio”, non mi sembra un’idea
geniale. Quanto al merito, aggiunto
alla denominazione del Ministero della Pubblica Istruzione, ne andava più che
mai chiarito il senso, onde evitare l’inutile “piagnucolio” dell’opposizione
(con l’eccezione di Renzi).
4) Reddito di
cittadinanza. Qui è guerra aperta
con il Movimento Cinquestelle che ne ha fatto uno strumento di “rinascita
elettorale”. Una buona intenzione la sua soppressione e/o riforma? Dipende, ma
se il governo tirerà troppo la corda, lo scontro sociale potrebbe farsi
incontrollato.
5) Riforma
fiscale, Flat Tax da
6) Bollette
luce e gas. Si è solo appreso che
il governo interverrà per alleggerire il carico di imprese e famiglie. Sul
come, neanche una parola. Chiaro invece il discorso che per tutte le altre
misure a vantaggio dei cittadini (o di loro corporazioni) si dovranno attendere
tempi migliori.
7) Blocco
partenza dei barconi di migranti dal Nord Africa. Più che valutare se si tratti di una buona o
cattiva idea, mi sembra di poter dire che è un’utopia.
8) Covid. Poche parole per dire che non ha condiviso la
politica del governo precedente. Sarebbe stato auspicabile l’annuncio della
soppressione delle multe per i non-vaccinati.
9) Lotta alla
criminalità organizzata. E qui
bisogna riconoscere alla Meloni molta determinazione, naturalmente però neppure
un accenno sul come renderla effettiva.
10)Legalità
e certezza della pena. Detta così
può sembrare persino una buona idea, purché non si risolva in “accanimento
giudiziario”.
11)Fascismo. La Meloni si limita a dire di non avere simpatia
per i totalitarismi e dunque anche per il fascismo. Nulla dice sul fascismo
mussoliniano ma, come ebbe ad esprimersi in altre occasioni, c’è da ritenere
che lo “consegni alla Storia”, il che poi, a prima vista, non significa molto,
almeno che non nasconda il detto adusato e inquietante che “la Storia la
scrivono i vincitori”. Insomma, nulla di troppo distante da quanto ha sostenuto
Ignazio Benito La Russa, nel discorso di insediamento come Presidente del
Senato: evolversi, senza tradire e senza ripudiare. Sincera, per contro, appare
la sua condanna delle Leggi Razziali (o “razziste” come ebbe a dire giustamente la senatrice Liliana Segre
in apertura dei lavori parlamentari).
12)Antifascismo. Il termine
le esce di bocca una sola volta per ricordare chi facendosene scudo colpiva con
la chiave inglese gli avversari! Neppure una parola sulla Resistenza. Il che, tuttavia, non deve sorprendere. Pretendere che Fratelli d’Italia sconfessi apertamente
le proprie origini mi sembra eccessivo e anche un po’ ipocrita. Il partito
viene dal Movimento Sociale Italiano (di
cui conserva nel simbolo la fiamma tricolore) fondato nel 1946 da militanti e
dirigenti della Repubblica Sociale
Italiana e nonostante la Costituzione Italiana si proclami antifascista non fu mai messo al bando,
probabilmente per ragioni di convenienza di altri partiti politici, sinistra compresa.
Detto ciò, appare oggi pretestuoso pretendere da Fratelli d’Italia condanne postume eccessive, tanto più che la maggioranza dei cittadini italiani votanti (chi non ha votato, oggi non può
recriminare e del resto la percentuale di votanti in Italia è in linea con le
percentuali di tutte le democrazie occidentali) ha dato il primato proprio agli
eredi del Movimento Sociale: a) o non conoscendone le origini b) o non
ritenendole influenti c) o manifestando nostalgia del lontano passato. Dal suo
punto di vista, dunque, Fratelli d’Italia
fa bene a lasciare nel proprio simbolo la fiamma tricolore.
Tutto ciò premesso, non mi pare si possa dire che
le intenzioni programmatiche di Giorgia Meloni siano buone in sé, prescindendo
poi dal fatto che siano realizzate o meno. In realtà, non sono né buone né
cattive, possono cioè piacere ad alcuni e dispiacere ad altri, tutto qui. Quel
che mi sembra di poter dire è che, almeno per ora, sono in linea con l’Establishment, così come lo erano quando
governavano il PD e i Cinquestelle. L’unico vero argomento in favore della
Meloni, tuttavia, mi sembra il suo essere donna, la sua determinazione, la
sincerità del suo impegno e il suo dichiarato pragmatismo. Se da ciò ne
trarranno vantaggio gli italiani e non solo l’astratto “prestigio della
Nazione”, non potremo che gioirne tutti.
sergio magaldi
mercoledì 19 ottobre 2022
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA (Parte XIII)
SEGUE DA:
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte I
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte II
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte III
ASTROLOGIA
E ASTRONOMIA Parte IV
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte V
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte VI
ASTROLOGIA E ASTRONOMIA Parte VII
ASTROLOGIA
E ASTRONOMIA Parte VIII
ASTROLOGIA
E ASTRONOMIA Parte IX
ASTROLOGIA
E ASTRONOMIA Parte X
ASTROLOGIA
E ASTRONOMIA Parte XI
ASTROLOGIA
E ASTRONOMIA Parte XII
La luna crescente indica la progressiva formazione del corpo, a
cominciare da ossa, scheletro e muscoli, sino alla nascita dell’Io e all’unità
di spirito e corpo. La falce è insieme simbolo di vita, di castrazione e di morte:
è lo strumento per mietere il grano ed è lo stesso strumento che recide i
genitali di Urano, taglia i rami secchi e la vita degli individui (piante,
animali, esseri umani), secondo un mandato in bianco ricevuto da Hades-Plutone
e in virtù di un patto che ha consentito a Kronos-Saturno di lasciare il mondo
infero dove era stato precipitato, una volta privato da Zeus del potere sugli
uomini e sugli dei.
Come si è già visto, è proprio la fusione del mito di Saturnus con quello di Kronos che consente di mettere in luce le caratteristiche spesso ambivalenti del Saturno astrologico. Padre dei tre re del mondo (Zeus, Poseidone e Hades) come lo definisce Omero, Saturno è simbolo di un potere basato sul sistema patriarcale, in cui il figlio deve lottare contro il padre per affermarsi. Regalità, mancanza di scrupoli e autoritarismo sono innanzi tutto le sue caratteristiche, alle quali fanno riscontro i complessi del “figlio rifiutato” e/o “mancante di padre”, complessi che, a sua volta, potrà vedere rispecchiati nella progenie.
Privato del potere, Saturno è imprigionato sottoterra e nella solitudine del carcere sviluppa “tortuosi pensieri” e sentimenti di astio, di malinconia e di tristezza. Non a caso, nella celebre incisione di Albrecht Dürer (1471-1528), “Melencholia”, i motivi della tradizione figurativa di Saturno sono associati a quelli classici della rappresentazione malinconica. Il volto scuro e lo sguardo triste come a fissare il vuoto, la gota appoggiata al pugno chiuso, le chiavi e la borsa, simboli di potere e prudenza, di ricchezza e avarizia, la ghirlanda che circonda la fronte, simbolo del fine intelletto del malinconico saturnino e ancora la clessidra che misura il tempo, il pipistrello animale di Saturno per eccellenza e il cane e il campanello simboli di solitudine. E ancora, come non ricordare le opere di Lucas Cranach e di tanti altri in cui Saturno e la melanconia si associano al diavolo, alla magia, alle tele di ragno, ai pipistrelli e alle civette? Neppure mancano, nell’incisione di Dürer, gli antidoti che i filosofi-maghi del Rinascimento usavano contro la melanconia saturnina: la pietra cubica che presuppone l’avvenuto sgrossamento della pietra grezza e l’illuminazione per un nuovo inizio (come nella tradizione della libera muratorìa), le erbe medicinali di cui è fatta la ghirlanda e il quadrato magico di Giove.
Liberato infine da Giove in virtù di un patto con Hades-Plutone che ne fa l’emissario che con la falce recide la vita, Saturno si trasforma nel viandante solitario che deve apprendere a costruire o ricostruire se stesso (la croce e la mezzaluna del glifo del pianeta): ciò che lo rende prudente, avaro e conservatore, costretto ad adattarsi anche ai mestieri più umili e talora invisi dalla gente, finché giunto nella terra di Giano trova accoglienza e un nascondiglio per sfuggire all’occhio vigile e sempre sospettoso dei figli. Luogo che da lui sarà detto Lazio (Dicta quoque est Latium terra latente Deo), dove Saturno da conservatore si fa rivoluzionario: mostra lo spessore delle sue conoscenze, insegnando l’agricoltura ai nativi, rivela saggezza e grandi capacità politiche, riportando la terra che lo ospita alla felice età dell’oro. Signore del Tempo, il dio trasforma il piombo in oro secondo un’antica credenza che imputa allo scorrere del tempo la trasformazione dei metalli. Saturno deve ora gestire l’eccesso di virtuosismo morale che nella psicoanalisi ne fa il simbolo del Super-Io: moralista, all’occasione egli è anche uno sfrenato libertino come mostra sapientemente la celebrazione dei Saturnali.
mercoledì 12 ottobre 2022
AGNELLI CI METTE LA FACCIA...
Dopo l’ennesima
disfatta bianconera di ieri sera contro il Maccabi (ancorché i giocatori
indossassero al Sammy Ofer Stadium di Haifa l’inguardabile maglia color gomma
americana), Andrea Agnelli ci mette la faccia… Sì, ma per dire che cosa?
Di aver licenziato Sarri, “colpevole” di aver vinto l’ultimo scudetto della Juve e subito dopo Pirlo che, oltre alla qualificazione alla Champions, aveva comunque vinto due titoli?
venerdì 7 ottobre 2022
IL VACCINO CHE NON E' UN VACCINO
Sarebbe più convincente per tutti attribuire ai termini il
loro giusto significato in modo da evitare che si continui a contestare una
cosa per un’ altra
di Alberto Zei
A
seguito della contrastata campagna promozionale delle diverse tipologie dei
vaccini, andrebbe chiarito una volta per tutte che nessuno di questi “vaccini“
rispondeva alle caratteristiche preventive basate sugli anticorpi prodotti
direttamente contro il covid. Infatti il meccanismo terapeutico provocato dalla
sostanza inoculata non crea direttamente anticorpi contro il coronavirus ma
induce una relazione nell’organismo che genera degli spike (protuberanze
puntiformi) i quali a loro volta si posizionano sul recettori cellulari
ostruendo la penetrazione del virus all’interno della cellula.
Si è
trattato dunque di un espediente che stante le condizioni di emergenza ha
comunque impedito anche se solo in
parte, conseguenze più gravi.
Ma di quale vaccino si tratta - Dopo alcuni mesi dalla somministrazione del vaccino la protezione dei recettori cellulari che impediva al coronavirus di posizionarsi sugli stessi, si affievolisce. Ciò avviene in modo progressivo ma mediamente, in 4 o 5 mesi, la protezione si riduce sensibilmente tanto che dal punto di vista statistico la percentuale di copertura assume valori poco significativi.
Sembra
infatti accertato, stante il numero degli ammalati di covid dopo la prima efficacia
del vaccino, che il sistema immunitario rimanga depresso quando i recettori
cellulari si liberano dagli spike che hanno impedito al virus di penetrare
nelle cellule. Quindi l'effetto lasciato dalle attuali tipologie dei vaccini
somministrati – in luogo di alzare le difese nel futuro contro gli antigeni
della stessa specie coronavirus – finisce al contrario col diminuire la capacità
reattiva del sistema immunitario.
In
particolare, una delle attuali varianti del covid, denominata Omicron,
si è avvalsa della sintesi con un
virus influenzale. Questa combinazione tra i due agenti patogeni ha comportato
anche una variante nelle conseguenze patologiche: la componente influenzale di
maggior contagio ha ridotto quella della virulenza tipica del covid. Il
risultato al momento è la maggiore
contagiosità e la minore gravità dell’infezione.
Prospettive
future - Questa è la situazione attuale ma la prossima variante potrebbe essere
di differenti caratteristiche. Il meccanismo che domina il cambiamento di base
sull’introduzione del RNA del virus, è una proteasi (enzima) delle cellule umane, denominata furina. Senza scendere nei dettagli di questo enzima,
va solo detto che la furina fornisce
al virus che penetra nella
cellula il servizio di renderlo adeguato alla riproduzione. Il quadro operativo
della malattia è pertanto attivato da un segmento di RNA estraneo al virus originale ma presente al suo interno, in
quanto risulta ora introdotto nella
sequenza di replicazione. Sorge allora
la domanda perché mai non si elimina questo enzima. Se si trattasse di una
proteina del virus non sarebbe un problema eliminarla in qualche modo ma,
trattandosi del segmento di una proteasi umana
introdotta nel virus, le conseguenze si rifletterebbero anche sull’intero
organismo poiché la furina ha più di 200
funzioni riguardanti le cellule umane che, pertanto, ne risulterebbero
danneggiate.
La
questione che si pone è dunque come si possa venir fuori da una problematica di
questo genere dal momento che siamo di
fronte a un problema che non ammette soluzioni. La risposta è machiavellica.
Occorre aggirare l’ ostacolo. In altri termini, se non è possibile eliminare
questa proteina, dovrebbe però essere possibile intervenire indirettamente
affinché la stessa proteina non si comporti in modo favorevole alla
riproduzione del virus.
La
furina - Per meglio
comprendere il perché la furina è così importante, è bene accennare brevemente alla sua funzione
all’interno del virus, una volta che questo penetra nella cellula. La furina,
in estrema sintesi, è un segmento proteico posto all’interno della struttura
virale del RNA, come chiuso da una sub struttura che lo contiene.
Quando
il virus penetra all’interno della
cellula, questa struttura si apre per fare uscire quanto serve allo stesso virus
per duplicarsi. Nell’ attuale mutazione Omicron in cui prevale la contagiosità,
la funzione della furina è di produrre delle sostanze intercellulari che si
prestano alla rapida replicazione virale e
che hanno la caratteristica della notevole contagiosità. Per far questo
la furina dispone di due particolari aperture, ma secondo la tipologia virale, la furina apre la
porta alle sostanze necessarie al virus di questa
specie, ossia all’Omicron.
In
caso di ulteriore mutazione del codice genetico con una specie di maggiore virulenza, la
furina dispone dell’altra
apertura che in tal caso utilizzerebbe in luogo dell’attuale. Le due porte che caratterizzano la fuoriuscita delle
sostanze deputate alle necessità di riproduzione del ceppo virale attivo, mantengono la loro
alternanza a seconda della qualità dell’ infezione, ossia della contagiosità piuttosto che della virulenza
o viceversa.
Le
ondate virali - Le successive
mutazioni del covid prevarranno a secondo dei meccanismi naturali utilizzati da
questo virus per la sopravvivenza della
specie; condizioni queste sulle quali non sembra proprio che fino adesso si
possa intervenire con successo.
Le
note di speranza nel contesto delle
ondate di pandemia che si prevedono nel prossimo futuro è quello di intervenire
sulla furina che però non può essere eliminata perché, come già detto, è
indispensabile all’organismo umano.
Da
quanto è dato sapere l’ intervento della furina virale all’ interno della
cellula potrebbe però essere bloccato, almeno in teoria. La furina che apre la via all’ uscita di
componenti essenziali per la riproduzione del virus inizialmente veniva
contrastata con la somministrazione di sostanze terapeutiche, contenenti zinco.
Solo che, con il passare del tempo, il virus ha trovato il modo di fare aprire
la furina ugualmente. Quindi lo zinco almeno in parte, è stato ormai superato
dal meccanismo di sopravvivenza del coronavirus.
Il
vaccino del prossimo futuro - Ma se il vaccino non è un vaccino di quale
vaccino si parla?
Il
peccato originale, per così dire, è proprio nel farmaco che viene utilizzato
anche con risultati positivi contro il
coronavirus: gli viene attribuito il termine di vaccino mentre si tratta di
altro preparato con diverso meccanismo terapeutico.
In
un precedente articolo si è già detto in proposito che i vaccini somministrati
non avevano le caratteristiche di contrapporsi attraverso la formazione di
anticorpi all’infiltrazione virale del coronavirus. Si trattava di generare, attraverso l’inoculazione dello pseudo vaccino, degli spike che, come il
cappello lasciato sulla sedia del teatro per mantenere il posto occupato, si
posizionavano sopra i ricettori cellulari impedendo al covid di penetrare
all’interno della cellula. Ma per quanto tempo? Da quanto è dato sapere il
tempo di copertura non andava più là di qualche mese, abbandonando l’occupazione
del recettore in modo progressivo, tanto che al quinto mese la percentuale di
efficacia si riduceva poco sopra
del 10%. La questione più
importante è forse quella relativa alle conseguenze di questa copertura che
avrebbe dovuto, alla stregua dei vaccini, contribuire alle difese immunitarie
generando anticorpi proprio contro la malattia che il vaccino dovrebbe
prevenire.
Al
contrario, per quanto riguarda il coronavirus, quando la protezione dei
recettori occupati si esaurisce, la capacità di opporsi al covid, anziché aumentare
a seguito del vaccino somministrato,
diminuisce.







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